Asta Il Ponte (n. 397) – 13 Giugno 2017 – Milano, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta di Arte Moderna e Contemporanea (n. 397) della Casa d’Aste Il Ponte di Milano si terrà in data 13 giugno 2017 nella sede di Palazzo Crivelli, via Pontaccio 12. La prima tornata è prevista per le 10.30 (dal lotto 1 al lotto 135), la seconda alle 15.30 (dal lotto 136 al lotto 274). La TopTen di SenzaRiserva.

Marcello Lo Giudice, Blu ramatuelle, pigmenti e olio su tela, 140×140, 2007 – Lotto n. 110 – da ponteonline.com
Marcello Lo Giudice, Blu ramatuelle, pigmenti e olio su tela, 140x140, 2007
Marcello Lo Giudice, Blu ramatuelle, pigmenti e olio su tela, 140×140, 2007 – Lotto n. 110 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 397

Marcello Lo Giudice nasce a Taormina nel 1957. Compie gli studi frequentando l’Accademia di Belle Arti di Venezia e laureandosi in geologia a Bologna.

Non a caso Lo Giudice è stato definito da Pierre Restany “pittore tellurico”. Gli studi di geologia e l’osservazione dei minerali al microscopio hanno infatti assai influenzato la sua pittura che solo apparentemente è informale.

L’artista siciliano si ispira a De Kooning, a Pollock e di conseguenza si esprime con movenze che ricordano quelle gestuali dell’espressionismo astratto, ma la sua è una pittura meno personale e più ‘viscerale’. Come se la potenza e la magnificenza dei suoi colori ed il fiorire in mille forme della materia fosse il prodotto della meraviglia non del pittore ma della terra stessa.

Ramatuelle (lotto n. 110 “Blu ramatuelle”) è un comune del sud della Francia nella zona Provenza-Alpi-Costa Azzurra. Situato su un fianco dei Monti Paillas, il paese domina la baia di Pampelonne e la sottostante pianura, in uno scenario coloristico magnifico, tanto da battezzare un blu con il suo nome, fra vigneti e l’orizzonte marino.

Marcello Lo Giudice è stato invitato alla Biennale di Venezia nel 2009 e nel 2011. Stima: 20.000€/30.000€.

Filippo De Pisis, Natura morta con bottiglia e carciofo, olio su cartone, 42.1×52.2, 1931 – Lotto n. 130 – da ponteonline.com
Filippo De Pisis, Natura morta con bottiglia e carciofo, olio su cartone, 42.1x52.2, 1931
Filippo De Pisis, Natura morta con bottiglia e carciofo, olio su cartone, 42.1×52.2, 1931 – Lotto n. 130 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 397

Luigi Filippo Tibertelli de Pisis è stato uno dei più grandi interpreti della pittura italiana della prima metà del ’900.

Nato a Ferrara nel 1896, qui conobbe nel 1915 i pittori metafisici: Giorgio De Chirico, Alberto Savinio e Carlo Carrà dai quali le sue prime prove furono fortemente influenzate. La prima personale dell’artista fu infatti promossa da De Chirico alla Galerie au Sacre du Printemp a Parigi nel 1926.

Fu a Roma fra il 1920 ed il 1924, poi a Parigi (1925-1939), a Londra (con due viaggi nel 1935 e 1938), a Milano (1940-43) e infine a Venezia (1943-1949).

In particolare dal periodo parigino la sua tecnica tende sempre più a farsi ‘impressionistica’, veloce, nervosa, con leggera imprimitura di colore sulla tela e una grande libertà e leggerezza di movimento ancora non così accentuata al lotto n. 130 “Natura morta con bottiglia e carciofo” più vicina al rigore metafisico del Group des Sept parigino: il gruppo composto dai fratelli De Chirico, Mario Tozzi, Renato Paresce, Massimo Campigli e Gino Severini.

Come ben scrive Daniela De Angelis in de Pisis, gli anni di Parigi 1925-1939, a cura di Giuliano Briganti, Galleria dello Scudo, Verona, 13 dicembre 1987 – 31 gennaio 1988, catalogo della mostra: “la definizione precisa degli spazi raffigurati è come annullata da un’immediatezza che tutto confonde [e che] esprime il disagio esistenziale e la solitudine del testimone contemporaneo”. Stima: 8.000€/10.000€.

Manlio Rho, Composizione, olio su tela, 75.5×51.3, anni ’40 – Lotto n. 148 – da ponteonline.com
Manlio Rho, Composizione, olio su tela, 75.5x51.3, anni ’40
Manlio Rho, Composizione, olio su tela, 75.5×51.3, anni ’40 – Lotto n. 148 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 397

Una bella “Composizione” degli anni ’40 dell’astrattista comasco Manlio Rho al lotto n. 148. Le opere di Rho sono fra le prime testimonianze, negli anni ’30 di arte astratta in Italia.

Il Gruppo degli astrattisti, che si ispira alle esperienze geometrico costruttiviste dei suprematisti russi, di Kandinskji e Malevic, vede la partecipazione degli architetti Giuseppe Terragni e Alberto Sartoris. Del gruppo fanno poi parte il pittore Mario Radice e, tra gli altri, Aldo Galli, Carla Prina e Carla Badiali.

Rho fu tra i promotori, nel 1938, del gruppo “Valori primordiali” e nel 1940 firmò il Manifesto del gruppo primordiali futuristi Sant’Elia, fondato da Filippo Tommaso Marinetti e dal filosofo Franco Ciliberti.

Tali Gruppi tentavano, nel clima di repressione fascista contro l'”arte degenerata”, di difendere le istanze moderniste sotto l’egida di intellettuali ‘di regime’, quali Marinetti, che ne dessero una formale giustificazione (futurista e/o razionalista).

La ricerca di “un tempo e uno spazio assoluti […] di un’atmosfera mitica trascendente il costume e le mode intellettuali” caratterizza gli intenti di “Valori primordiali” come scrive Ciliberti in Sul primordiale in “Valori primordiali”, a. I, vol. 1, Orientamenti sulla creazione contemporanea, febbraio 1938, p. 25. Definizione consona a spiegare la percezione d’armonia spazio-temporale comunicata dal lotto in asta. Stima: 12.000€/16.000€.

Carla Badiali, Composizione n. 14, tempera su tavola, 79.5×60, 1934-1935 – Lotto n. 157 – da ponteonline.com
Carla Badiali, Composizione n. 14, tempera su tavola, 79.5x60, 1934-1935
Carla Badiali, Composizione n. 14, tempera su tavola, 79.5×60, 1934-1935 – Lotto n. 157 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 397

Altra protagonista del Gruppo degli astrattisti comaschi, Carla Badiali, al lotto n. 157 “Composizione n. 14”.

Nata Novedrate nel 1907, la Badiali trascorre l’infanzia in Francia, a Saint-Etienne, per poi tornare a Como per completare gli studi tessili presso la scuola del Setificio. Per tutta la vita infatti lavorò nell’ambito della tessitura producendo disegni per stampe tessili.

Fu l’unica donna ad esporre alla Biennale di Venezia del 1942.

Dopo un inizio figurativo in stile novecentista all’inizio degli anni ’30, le prime prove astratte della Badiali possono essere fatte risalire al 1933. I tratti peculiari della pittura della Badiali sono riscontrabili in particolare nelle prime opere come questa in asta, dove l’artista introduce caratteristiche innovative quali l’uso della linea curva, la sfumatura, la trasparenza, la sovrapposizione; caratteristiche che saranno riprese dagli altri artisti del Gruppo solo negli anni ’50 (Rho, Radice).

Opera dalla fortissima impronta architettonica tridimensionale, dove i piani rimandano a spazi concreti, quasi l’opera fosse una sezione di un edificio vissuto, futuristico, con dinamismi plastici che si articolano attorno a strutture portanti e che contemplano la collocazione delle luci, degli arredamenti. Stima: 25.000€/35.000€.

Renato Paresce, Natura morta, olio su tela, 81×65, 1926 – Lotto n. 157 – da ponteonline.com
Renato Paresce, Natura morta, olio su tela, 81x65, 1926
Renato Paresce, Natura morta, olio su tela, 81×65, 1926 – Lotto n. 157 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 397

Renato Paresce non ha ancora avuto dal mercato il riconoscimento dovuto per essere stato uno dei Les Italiens de Paris, il gruppo di artisti che negli anni ’20 a Parigi ‘inventava’ la pittura moderna italiana.

Originario della Svizzera (nasce nel 1886 a Carouge), Paresce trascorre l’adolescenza a Firenze dove studia materie scientifiche. Successivamente si laurea in fisica a Palermo. Pratica intanto la pittura da autodidatta, formandosi anche attraverso la frequentazione dell’ambiente culturale e artistico parigino dove soggiorna a partire dal 1912.

Dopo la guerra, fra il 1925 ed il 1930 è nuovamente a Parigi. La sua pittura alterna opere paesaggistiche en plein air a nature morte d’ispirazione post-cubista caratterizzate però da un sempre più accentuato richiamo alle armonie e alle tonalità classiche dei primitivi toscani del ’400 (lotto n. 157 “Natura morta”).

Scrive Michela Parolini riguardo al periodo parigino dell’artista: “Intorno al 1925 l’artista si trasferisce a Parigi lasciando progressivamente la fisica per la pittura. In questo momento anche L’école de Paris perde la sua connotazione più vera di eclettismo autentico; si diffonde il ‘ritorno all’ordine’ caratterizzato da un’iconografia più tradizionale tendente al recupero della realtà e ciò avviene anche a livello internazionale. [L’opera di Paresce] si rifà, infatti, al Realismo di tradizione italiana, che si esprime con una resa della realtà precisa, curata nei particolari, il cui scenario tuttavia appare immobile e incantato” (da Omaggio a Renato Paresce (1886-1937) in “René Paresce. Un’Italiano a Parigi, Opere dalla collezione del Banco Popolare”, Bergamo, 10 – 30 maggio 2014, Palazzo Storico Credito Bergamasco, a cura di Michela Parolini Angelo Piazzoli, 2014, p. 12).

Per capire invece la ricerca pittorica dell’artista di origine svizzere è rivelatore quanto Paresce scrive in una lettera all’amico Camagna nel 1934: “penso che la fotografia è una meravigliosa invenzione; e siccome le donne brutte non devono mettersi in capo di far concorrenza alle belle, così la pittura non deve proporsi di far concorrenza alla fotografia […] il colore, secondo me, ha solo valore se è il colore del pittore e non della natura […] l’artista deve inventare, ed inventare vuol dire lavorar di fantasia” (da R. Paresce, Lettera a Camagna, in “R. Ferrario, Pittore di paesaggi fantastici. Le opere della collezione Factorit 1909-1936”, Torino 1999, p. 132).

Nel 1926, anno di realizzazione dell’opera in asta, Paresce partecipa con tre opere alla prima “Mostra di Novecento Italiano” presso il Palazzo della Permanente di Milano. Stima: 14.000€/16.000€.

Igor Mitoraj, Stella, scultura in bronzo, 71x83x38, e/a di 6 es., 1985 – Lotto n. 164 – da ponteonline.com
Igor Mitoraj, Stella, scultura in bronzo, 71x83x38, e/a di 6 es., 1985
Igor Mitoraj, Stella, scultura in bronzo, 71x83x38, e/a di 6 es., 1985 – Lotto n. 164 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 397

Opera elegante e sensuale “Stella” del grande scultore polacco Igor Mitoraj al lotto n. 164. Nato nel 1944, Mitoraj studia pittura a Cracovia con Tadeusz Kantor. Prosegue gli studi a Parigi dove si afferma nella scultura, scoperta durante un viaggio in Messico, a partire dal 1974.

Dal 1983 ha lavorato a Pietrasanta in Toscana dopo la scoperta dei meravigliosi marmi con i quali forgiare le sue opere. Opere che utilizzano terracotta, bronzo e appunto il marmo di Carrara.

Il riferimento immediato della scultura di Mitoraj è ai modelli plastici del mondo classico, ma guai a parlare di neoclassicismo.

Mitoraj propone una lettura post-moderna della nostra memoria artistica che non ripercorre ma invece rielabora e ricontestualizza. Se nella scultura classica si celebra l’armonia e la perfezione ideale umana, in un confine incerto fra uomini e dei che hanno stesse virtù e vizi, nelle sue opere l’artista polacco celebra, talvolta ironicamente, la frattura del mondo contemporaneo verso quel passato di cui ci fa percepire le aspirazioni, la perfezione, la bellezza potente e prepotente, ma dimidiata.

Scissure e fratture che si fanno più profonde quanto più distanti e incomunicabili sono diventati il mondo della ragione e quello dello spirito nella società contemporanea. Stima: 25.000€/35.000€.

Mario Schifano, Orizzonte, smalto e acrilico su tela, 100×200, 1987 – Lotto n. 191 – da ponteonline.com
Mario Schifano, Orizzonte, smalto e acrilico su tela, 100x200, 1987
Mario Schifano, Orizzonte, smalto e acrilico su tela, 100×200, 1987 – Lotto n. 191 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 397

Opera museale di Mario Schifano, il pittore romano protagonista della Scuola di Piazza del Popolo e della pop art italiana, al lotto n. 191 “Orizzonte”, smalto e acrilico su tela del 1987, di dimensioni importanti (1 metro x 2 metri).

Che cosa ci sia di pop in opere come questa in asta è qualcosa che si può capire solo conoscendo il percorso artistico dell’artista romano.

Dai primi anni ’60 Schifano rielabora l’arte popolare americana, prima facendo suoi quei simboli (“Esso”, “Coca-Cola”) del capitalismo e della comunicazione mass-mediale oggetto di decontestualizzazione ironica di quella cultura. Lo fa con una gestualità tutta sua, da artista sensibile e passionale, con le movenze e la forza di un action painter.

Negli anni ’70 invece sarà la volta dei “Paesaggi TV”, di quella comunicazione cioè che è non tanto il simbolo di un vissuto commerciale, ma di una realtà quotidiana personale sia la veduta di un immagine prodotta dal tubo catodico oppure un vero paesaggio.

Perché è negli anni ’80 che Schifano ci fa capire che il vero mondo perduto, l’oggetto della nostra memoria sono le cose reali, gli elementi magici e primordiali: i campi di grano, la frutta, i gigli d’acqua, le nostre case, i giocattoli, i pesci, le biciclette, un'”orizzonte” che ormai guardiamo e diamo per scontati non distinguendo più apparenza ed essenza. Stima: 10.000€/15.000€.

Pietro Consagra, Colloquio duro, scultura in bronzo su base di legno, 83.8x66x8.9, 1958 – Lotto n. 194 – da ponteonline.com
Pietro Consagra, Colloquio duro, scultura in bronzo su base di legno, 83.8x66x8.9, 1958
Pietro Consagra, Colloquio duro, scultura in bronzo su base di legno, 83.8x66x8.9, 1958 – Lotto n. 194 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 397

Nato a Mazara del Vallo nel 1920, Pietro Consagra studia all’Accademia di Belle Arti di Palermo. Nel 1944 è a Roma dove, nel 1947, partecipa al Gruppo astrattista Forma 1.

I “Colloqui” degli anni ’50 sono il vertice più alto cui è arrivata la scultura dell’artista siciliano. Dopo i primi anni in cui Consagra non ha ancora superato la visione tridimensionale dell’oggetto artistico e si cimenta in opere totemiche ispirate al verticalismo di Brancusi, è con i “Colloqui” che Consagra introduce nella sua scultura il concetto di “frontalità”. La necessità cioè di un punto di vista sulla realtà che ‘costringa’ a una comunicazione, anche conflittuale (lotto n. 194 “Colloquio duro”).

Presente alla Biennale di Venezia del 1952, 1954, 1956 e 1960 (con primo premio). Il 1958, anno di esecuzione dell’opera in asta, è l’anno della grande antologica personale a Bruxelles al Palais des Beaux-Arts.

Pur nella bidimensionalità la spazialità è la vera protagonista delle opere di Pietro Consagra: si tratta di una spazialità che si condensa tutte nelle crepe, nelle spaccature. Una spazialità che trattiene tutta la sua forza drammatica nella visione di una realtà, spingendo l’uomo ad interagire col mondo.

L’architettura fu infatti uno dei sogni ideali e dei progetti da realizzare di Consagra che non solo teorizzò “le città frontali”. Si pensi alle famose sculture-installazioni “Stella” e “La città di Tebe” simbolo della ricostruzione di Gibellina, nella valle del Belice. Stima: 25.000€/35.000€.

Irma Blank, Radical Writings, Schrifzug=Atemzug, olio su tela, 160×160, 1994 – Lotto n. 258 – da ponteonline.com
Irma Blank, Radical Writings, Schrifzug=Atemzug, olio su tela, 160x160, 1994
Irma Blank, Radical Writings, Schrifzug=Atemzug, olio su tela, 160×160, 1994 – Lotto n. 258 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 397

Nata a Celle nel 1934, di origini tedesche, Irma Blank ha creato vere e proprie esperienze visuali che riflettono il confine fra segno e scrittura.

“Il mio ambito di ricerca è la lingua, la scrittura, la parola e il verbo, metto l’accento sul fare. Cosa faccio di questa scrittura? la riduco a segno, ritorno alla Ur-form, alla forma primaria, al primo impulso, al segno prelinguistico […] Il mio riferimento è la scrittura, la lingua, la parola. La parola sofferta. La parola negata.

Se da un lato eliminare il significato convenzionale è il tema centrale della mia ricerca, dall’altro riduco, semplifico il processo esecutivo. Nelle Eigenschriften e nelle Trascrizioni mimavo il gesto scritturale, partendo dall’ieri, attraversando l’oggi e indicando il domani, il gesto scritturale è il legame tra i tempi, il filo, il filo della vita. Poi man mano riduco; il segno scritturale diventa pura estensione, tensione fra inizio e fine. Comunicazione è tensione. È lo sguardo che guida l’analisi, captare qualcosa d’imprecisabile dentro il più profondo dell’io; registrare la tensione, il viaggio virtuale fra “l’io e il tu” e il rapporto con e fra gli altri, la dinamica della comunicazione nel mondo” (da Irma Blank, Elogio del nulla di Nicola Trezzi in “Flash Art”, n. 319).

Il ciclo dei “Radical Writings” (lotto n. 258 “Radical Writings, Schrifzug=Atemzug”) si colloca nella produzione anni ’90 della Blank, opere in cui l’artista esamina le potenzialità del segno, attraverso movimenti a senso unico che partono dal centro di massa dell’artista stessa per muoversi nello spazio.

A proposito di questo ciclo ha affermato l’artista: “Ogni lavoro ha un inizio e una fine, che è il margine fisico del supporto. Scrivo sempre da sinistra a destra. Poi, quando ho due pagine, rivolgo la tela, così che il colore si fonde e si ottiene l’ombra al centro. Ogni lavoro è una pagina dell’intero libro” (da Luca Lo Pinto, “Blank Conversation,” in Irma Blank: Breath Paintings, Roma, CURA.BOOKS, 2015)

La Blank ha partecipato a Documenta 6 a Kassel nel 1977; alla Biennale di Venezia nel 2001. Stima: 40.000€/60.000€.

Alighieri Boetti, Segno – disegno, penna a sfera su cartoncino applicato su tela, 100×140 (dittico), 1983 – Lotto n. 269 – da ponteonline.com
Alighieri Boetti, Segno - disegno, penna a sfera su cartoncino applicato su tela, 100x140 (dittico), 1983
Alighieri Boetti, Segno – disegno, penna a sfera su cartoncino applicato su tela, 100×140 (dittico), 1983 – Lotto n. 269 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 397

“Ecco che mi ritrovo a parlare sempre di questo concetto del doppio, che è poi un soggetto che, come dicono i critici, percorre tutto il mio lavoro.

Il fatto è che ci ritroviamo di fronte ad una realtà naturale, è incontrovertibile che una cellula si divida in due, poi in quattro e così via, che noi abbiamo due gambe, due braccia e due occhi e così via, che lo specchio raddoppi le immagini, che l’uomo abbia fondato tutta la sua esistenza su una serie di modelli binari, compresi i computer, che il linguaggio proceda per coppie di termini contrapposti, come quelli che citavo sopra, ordine e disordine, segno e disegno etc. è evidente che questo concetto della coppia è uno degli archetipi fondamentali della nostra cultura, e l’atto di prendere un foglio e strapparlo in due creando così una coppia, in apparenza così semplice, è pur sempre un fatto abbastanza miracoloso, in definitiva. (da Alighiero e Boetti, “Dall’oggi al domani”, a cura di Sandro Lombardi, edizioni L’Obliquo, Brescia, dicembre 1988).

Il dittico in asta al lotto n. 269 “Segno – disegno” dell’artista torinese concettuale Alighiero Boetti mette appunto in scena una dualità. Le lettere come i numeri sono gli elementi di un pitagorismo latente che si dispiega in un processo evolutivo di stati che consente di descrivere il mondo ed il suo svolgersi.

L’opera è frutto di una studiata regia che presuppone strumenti che fanno parte del mondo stesso, in un ‘poverismo’ che si riappropria dello spazio e lo rivalorizza: spazio delle possibilità e della grammatica, la sintassi immaginifica dell’artista che consente una lettura attuale della realtà. Stima: 100.000€/150.000€.

 

Asta Borromeo n. 9 – 27 Maggio 2017 – Senago, Arte Moderna e Contemporanea

Prevista per il prossimo 27 maggio 2017 l’asta di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Borromeo Studio d’Arte. La due sessioni si terranno nella sede di Via Piave 3/B 20030 Senago (Milano). Seconda sessione prevista per le ore 15.00 (lotti 501-826). La TopTen di SenzaRiserva.

Carla Prina, Senza titolo, olio su cartone, 47×38, 1963 – Lotto n. 646 – da asteborromeo.arsvalue.com
Carla Prina, Senza titolo, olio su cartone, 47x38, 1963
Carla Prina, Senza titolo, olio su cartone, 47×38, 1963 – Lotto n. 646 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 9

Pittrice italiana nata a Como nel 1911, Carla Prina è stata la componente femminile del Gruppo degli astrattisti comaschi (Mario Radice, Manlio Rho, Carla Badiali, Aldo Galli).

Frequentata l’Accademia di Brera ra il 1932 ed il 1936 la Prina approfondì gli studi prima a Rodi poi a Roma dove fu sorpresa dallo scoppio della seconda guerra mondiale e costretta a tornare in famiglia. A Como conobbe l’architetto Alberto Sartoris, ispiratore e sostenitore delle istanze razionalistiche del Gruppo insieme a Giuseppe Terragni. In seguito visse in Svizzera.

Armonie nei rapporti delle forme ed una concezione di pittura molto vicina all’architettura, seppur resa nella piena bidimensionalità della superficie e della composizione, quella di Carla Prina che negli anni ’50 e ’60 si libera da un rigido geometrismo costruttivista per dar vita ad opere ispirate ad un estroso naturalismo cromatico. Forti i richiami a forme cristalline e organiche rese attraverso la scomposizione del colore caratterizzano le opere degli anni’60 (lotto n. 646 “Senza titolo”).

Di lei scrive il marito Alberto Sartoris: “alla potenza massiccia di Giuseppe Terragni, alle densità plastiche di Pietro Lingeri, al razionalismo lirico di Giovanni Vedres, all’agile e serrato tecrikismo di Cesare Cattaneo si univano le archipitture di Osvaldo Licini nelle loro ingiunzioni più categoriche, l’emozione plastica del mondo delicato e trasparente che costituisce la sostanza prima dell’intelligenza e della sensibilità di Carla Prina, le audaci intensità coloristiche di Mauro Reggiani […]” (da Alberto Sartoris, Tempo dell’Architettura Tempo dell’Arte. Cronache degli Anni Venti e Trenta, Fondazione Adriano Olivetti, 1990, p. 156). Stima: 5.000€/6.000€.

Mattia Moreni, L’incontro, olio su tela, 40×50, 1960 – Lotto n. 656 – da asteborromeo.arsvalue.com
Mattia Moreni, L’incontro, olio su tela, 40x50, 1960
Mattia Moreni, L’incontro, olio su tela, 40×50, 1960 – Lotto n. 656 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 9

Mattia Moreni fu uno dei partecipanti al Gruppo degli Otto di Lionello Venturi fra il 1952 ed il 1954.

Nel 1953 a Frascati crea le prime opere della celebre serie delle “Staccionate” in cui l’artista riporta geometrismi puramente astratti ad un ‘linguaggio’ reale di base: il recinto.

Sensibile alle spinte informali (lotto n. 656 “L’incontro”) negli anni le geometrie si perdono, ma mai viene meno in Moreni il riferimento alla realtà, letta sempre in chiave esistenziale, ironica, disillusa.

Anzi l’artista creerà veri e propri simboli/protesta verso il mondo contemporaneo e allo stesso tempo opere cariche di nostalgia per una condizione di semplicità primigenia primitiva ed istintiva fino all’erotismo: baracche, pellicce, cartelli stradali, angurie antropoidi, grandi ‘sessi’, fino al famoso dissacrante ciclo degli uomini-computer. Una realtà dove non c’è posto per le distinzioni ma tutto si amalgama e si confonde, animato da una energia cosmica metamorfica che pervade in modo tumultuoso e crudele ogni aspetto dell’esistenza dal gesto, allo sguardo, all’oggetto, al paesaggio. Stima: 8.000€/10.000€.

Valentino Vago, C. M. 85, olio su tela, 160×130 1989 – Lotto n. 678 – da asteborromeo.arsvalue.com
Valentino Vago, C. M. 85, olio su tela, 160x130 1989
Valentino Vago, C. M. 85, olio su tela, 160×130, 1989 – Lotto n. 678 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 9

Opera di dimensioni importanti dell’artista brianzolo Valentino Vago (classe 1931) al lotto n. 678 “C. M. 85” del 1989.

Potremmo definire la pittura di Vago in termini di pura ricerca spirituale. Prima di tutto per il richiamo naturalistico che nasce dal riferimento visuale più immediato: l’orizzonte. C’è sempre una linea di confine dove qualcosa può o sta per succedere nelle opere dell’artista di Barlassina, un limite che apre uno spazio reale e mentale infinito e carico di evocatività.

C’è poi una ricerca analitica e minimale che è approfondimento e studio del segno: il segno che l’artista traccia su questo orizzonte ma anche la testimonianza di una traccia certa dell’imperscrutabile. Vago sembra voler attraversare questo spazio, oppure fluttuarci sopra, o semplicemente guardare il cielo e cercare umilmente d’interpretarlo.

Opera lirica al confine fra arte minimale e analitica, non priva però di una spazialità interiore che consente all’artista di non far prescindere mai questa dal suo autore. Autore che dipinge pervaso, nella concezione platonica dell’artista, da un’ispirazione divina.

Non a caso negli anni ’80 Vago si dedica assiduamente alla decorazione di ambienti, soprattutto chiese: “ambienti fra cui, dagli anni Ottanta in poi, prevale abbastanza rapidamente la chiesa, il luogo della preghiera, che per l’artista diventa il contesto ideale in cui dare consistenza nel medesimo tempo e nel medesimo modo tanto all’aspetto spaziale-luministico quanto a quello simbolico e spirituale del lavoro” (da Valentino Vago. La bellezza dell’invisibile, a cura di Martina Corgnati, catalogo della mostra tenutasi alla Galleria San Carlo, Milano, 2011, p. 8). Stima: 11.000€/13.000€.

Gottardo Ortelli, Senza titolo, acrilici su tela, 95x130x4, 1975 – Lotto n. 683 -da asteborromeo.arsvalue.com
Gottardo Ortelli, Senza titolo, acrilici su tela, 95x130x4, 1975
Gottardo Ortelli, Senza titolo, acrilici su tela, 95x130x4, 1975
– Lotto n. 683 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 9

Gottardo Ortelli, artista di Viggiù, sta vivendo una recente riscoperta da parte del mercato. In particolare per le opere del periodo analitico.

È infatti nel triennio 1974-1976 che Ortelli dà vita al cosiddetto ciclo “Immersione totale”. Si tratta di dipinti scanditi da linee verticali in monocromia dove il tratto minimale dell’artista si caratterizza per la variabilità dello spessore sia sulla riga che nell’alternanza. Questa particolarità genera effetti cangianti a seconda del punto di vista. Inoltre, attraverso le leggere trasparenze della linea sulla tela ‘grezza’, in un reticolo di varia opacità, Ortelli introduce al concetto spaziale ed architettonico di ‘immersione’.

Opere dunque che hanno riferimenti non sono analitici, ma anche optical vicini alle coeve ricerche degli anni ’70 e che citano i concetti di reciproca ‘invasione’ del campo pittorico da parte della pittura stessa e della realtà.

Bella e importante l’opera ‘duale’ al lotto n. 683 “Senza titolo” che suggerisce quasi il coinvolgimento stereoscopico del processo immersivo in atto. Stima: 8.000€/10.000€.

Lucio Del Pezzo, La fênetre, assemblaggio e acrilici su tavola, 65x50x12, 1968 – Lotto n. 753 – da asteborromeo.arsvalue.com
Lucio Del Pezzo, La fênetre, assemblaggio e acrilici su tavola, 65x50x12, 1968
Lucio Del Pezzo, La fênetre, assemblaggio e acrilici su tavola, 65x50x12, 1968 – Lotto n. 753 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 9

Lucio Del Pezzo nasce a Napoli nel 1933. Qui fu fra i fondatori del Gruppo 58  di ispirazione surrealista e neo-dadaista con Nanni Balestrini, Guido Biasi, Giuseppe Alfano, Edoardo Sanguinetti, Mario Colucci, Bruno Di Bello, Sergio Fergola, Luigi Castellano, Mario Persico.

L’intento del Gruppo era quello di “chiudere il tormentoso rubinetto dell’inconscio e di gettare un ponte tra il presente della nostra civiltà spirituale e l’origine, dimostrando quanto questa civiltà sia ancora capace di cantare con semplicità le albe primordiali pulsanti nella memoria del suo sangue” come si legge nel Manifesto. Intenti che hanno punti di convergenza con il milanese Movimento Nucleare.

Dal 1960 Del Pezzo lascia Napoli ed è a Parigi, poi a Milano. L’esperienza parigina apre l’artista alle ricerche d’oltralpe condotte nel solco del Nouveau Réalisme di Pierre Restany.

Da queste radice prendono vita le opere più originali di Del Pezzo fra rimandi folkloristici all’oggettualità partenopea, ironia antiborghese e intertestualità culturali di matrice psicanalitica, simbolica e metafisica.

Un’arte ludica i cui risultati migliori si trovano in questi assemblaggi degli anni ’60 (lotto n. 753 “La fênetre”): quadri-sculture con mensole e oggetti su cornici monocrome dove si ritrova la decontestualizzazione pop della citazione colta tipicamente italiana resa però atto meta-pittorico in sé nel segno di una giocosa demistificazione. Stima: 10.000€/12.000€.

Mario Schifano, Senza titolo, smalto e acrilico su tela con cornice dipinta, 80×120, prima metà anni 80 – Lotto n. 762 – da asteborromeo.arsvalue.com
Mario Schifano, Senza titolo, smalto e acrilico su tela con cornice dipinta, 80x120, prima metà anni 80
Mario Schifano, Senza titolo, smalto e acrilico su tela con cornice dipinta, 80×120, prima metà anni 80 – Lotto n. 762 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 9

Bellissimo “Campo di pane” di Mario Schifano al lotto n. 762 “Senza titolo”. Sono le opere degli anni ’80 a nostro giudizio le più ‘vere’ dell’uomo Schifano.

Se negli anni ’60 l’artista si rifà alle contemporanee esperienze americane, seppur interpretate in modo assai originale, e nei ’70 si dedica ad una produzione talvolta seriale; negli ’80 Schifano crea le serie (gli acerbi, le case sole, i gigli d’acqua, gli orti botanici etc…) che lo riportano a ‘riconsiderare’ la realtà con nuova sensibilità, tanto che Achille Bonito Oliva lo definisce “transavanguardista tra virgolette”.

Da ricordare che Schifano è presente nel 1982 alla XL Biennale di Venezia curata da Gian Alberto Dell’Acqua, e che ci sarà nuovamente nelle due edizioni successive del 1984 e del 1986.

Gli ’80 saranno inoltre  gli anni delle nuove sperimentazioni sui linguaggi tecnologici, delle tele computerizzate e delle ricerche sull’infantilismo seguite alla nascita del figlio Marco nel 1985. Stima: 15.000€/17.000€.

Tano Festa, Senza titolo, dittico di acrilici su tela, 40×80, 1976 – Lotto n. 774 da asteborromeo.arsvalue.com
Tano Festa, Senza titolo, dittico di acrilici su tela, 40x80, 1976
Tano Festa, Senza titolo, dittico di acrilici su tela, 40×80, 1976 – Lotto n. 774 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 9

Originale dittico di Tano Festa, altro artista protagonista della Scuola di Piazza del Popolo e dell’arte pop italiana al lotto n. 774 “Senza titolo”.

Il soggetto non è così originale, rimanda infatti al ciclo “Da Michelangelo” cioè alle opere ispirate alla “Creazione di Adamo” di Michelangelo Buonarroti nella volta della Cappella Sistina, di cui Vasari scrive: “[Nella] creazione di Adamo, [Michelangelo…] ha figurato Dio portato da un gruppo di Angioli ignudi e di tenera età, i quali par che sostenghino non solo una figura, ma tutto il peso del mondo, apparente tale mediante la venerabilissima maiestà di quello [Dio] e la maniera del moto, nel quale con un braccio cigne alcuni putti, quasi che egli si sostenga, e con l’altro porge la mano destra a uno Adamo, figurato di bellezza, di attitudine e di dintorni di qualità che e’ par fatto di nuovo dal sommo e primo suo creatore più tosto che dal pennello e disegno d’uno uomo tale” (da Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori, Michelangnolo, 1568).

Originale invece è il mix iconografico con il quale Festa compone il suo lessico: intanto il dittico, che sembra spezzare in due l’atto della creazione, o meglio isolare le due mani nel pannello di destra, quasi in una zona irraggiungibile. Nel pannello di sinistra invece varie tonalità di cielo, tenute ferme, ancorate alla realtà da una cerniera per persiane, quasi l’artista volesse rappresentare in un unicum la terra e il cielo, la concretezza della speranza  e l’irraggiungibilità della perfezione. Stima: 8.000€/10.000€.

Jiri Kolar, Chassés du paradis, collage e tecnica mista su tavola, 40×30, 1991 – Lotto n. 798 – da asteborromeo.arsvalue.com
Jiri Kolar, Chassés du paradis, collage e tecnica mista su tavola, 40x30, 1991
Jiri Kolar, Chassés du paradis, collage e tecnica mista su tavola, 40×30, 1991 – Lotto n. 798 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 9

Il tema di Adamo torna al lotto n. 798 “Chassés du paradis” del grandissimo Jiří Kolář, il padre del collage.

Kolář riprende il tema della cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso da Masaccio che dipinge l’affresco con lo stesso soggetto durante il lavoro di decorazione della Cappella Brancacci, nel transetto della Chiesa di Santa Maria del Carmine a Firenze. L’affresco è una delle maggiori testimonianze di umanesimo rinascimentale nella resa realistica dei due personaggi.

Sotto Kolář inserisce invece un estratto di un celebre ritratto di una delle amanti di Pablo Picasso, Dora Maar, fotografa jugoslava, conosciuta nel 1936.

Si direbbe dunque essere questa un’opera concettuale dove l’artista ceco crea quasi un compendio della storia universale: dal peccato originale all’amore carnale, il tutto inserito in una cornice dove il dinamismo e la forza delle figure è accompagnata da una diagonale ‘astrale’, mentre la complessità dei significati e quasi dell’esegesi viene espressa dal bellissimo e tipico collage di ritagli di giornale dove ogni parola fa assurgere un nuovo valore semantico all’impianto visuale. Stima: 3.300€/3.500€.

Magdalo Mussio, Senza titolo, tecnica mista su tavola, 78×68, 1990 – Lotto n. 803 – da asteborromeo.arsvalue.com
Magdalo Mussio, Senza titolo, tecnica mista su tavola, 78x68, 1990
Magdalo Mussio, Senza titolo, tecnica mista su tavola, 78×68, 1990 – Lotto n. 803 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 9

Artista volterrano, classe 1925, Magdalo Mussio frequenta l’Accademia di Belle Arti a Firenze. Redattore della rivista culturale Marcatré, fu poi docente all’Accademia di Belle Arti di Macerata nelle Marche.

“Parlare di sé, del proprio scadimento, dell’articolarsi della memoria e il contrapporsi ad essa per farne un episodio di felicità; un grafema che si affianca a una voce non udibile nel tempo camuffato; un atto che dimentica subito il proprio fare e la felicità ritorna a essere un nero episodio della memoria di sé… Si parla di ‘scrittura’ e anche di ‘antiscrittura’, del crinale sul quale si opera. Altri ne debbono parlare. Mi sembrano cose lontane. Non saprei…” (dal Catalogo della mostra Segno e poesia, Centro d’arte Bellora, Milano, 1986).

Poesia visiva sicuramente questa di Mussio al lotto n. 803 “Senza titolo”: carte geografiche della coscienza e dell’anima dell’artista che colloca parole significative in uno spazio ‘sindonico’; sul cuore, la testa, i piedi; e poi ci traccia dei segni come frustate, forature come stigmate, connessioni che si sbiadiscono, più o meno, nella memoria. Stima: 4.800€/5.200€.

Gianni Emilio Simonetti, Metafora insegue tagliola dentro la trappola, tecnica mista su tela, 101×101, 1968 – Lotto n. 805 – da asteborromeo.arsvalue.com
Gianni Emilio Simonetti, Metafora insegue tagliola dentro la trappola, tecnica mista su tela, 101x101, 1968
Gianni Emilio Simonetti, Metafora insegue tagliola dentro la trappola, tecnica mista su tela, 101×101, 1968 – Lotto n. 805 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 9

Altro artista che sta vivendo un buon momento di mercato è Gianni Emilio Simonetti. Esponente del situazionismo italiano e del movimento Fluxus Simonetti mette in scena nelle sue opere un ‘teatro dell’assurdo’ fatto di intelligenza, bisticci di linguaggio e sinestesie che catturano lo spettatore nella performance dell’autoreferenzialità dell’arte.

Scrittore e saggista, artista ironico anche sul concetto stesso di arte concettuale, si definisce “artista-teorico-rivoluzionario” e, nella nota biografica di un suo libro scrive: “Gianni-Emilio Simonetti, nato a Roma, vive sul Lago Maggiore. Filosofo, già esponente di rilievo del pensiero ‘situazionista’, si occupa anche di disagio psichico, di arte contemporanea e di cultura della cucina.

Tra i fondatori della rivista La gola è senz’altro uno dei maggiori esperti italiani di cultura gastronomica. Per le nostre edizioni è autore di L’agonia e i suoi sarti. 1968-1998: le ragioni dell’assalto e quelle della resa (1998), La domesticazione sociale (2001) e La vivandiera di Montélimar. Il secolo delle rivolte logiche e la nascita della cucina moderna nelle memorie di una petroleuse (2004)” (da Gianni-Emilio Simonetti, La sostanza del desiderio. Cibo, piaceri e cerimonie, DeriveApprodi, 2005).

Bella l’opera al lotto n. 805 “Metafora insegue tagliola dentro la trappola”, del 1968, che ben esemplifica, già dal titolo, la complessità e l’acutezza beffarda dell’artista romano. Stima: 8.000€/10.000€.