Asta Fabiani n. 60 – 4 Giugno 2017 – Montecatini Terme, Dipinti, Disegni, Scultura e Grafica di Artisti dell’800, del ’900, Moderni e Contemporanei

L’Asta n. 60 Dipinti, Disegni, Scultura e Grafica di Artisti dell’800, del ‘900, Moderni e Contemporanei della Casa d’Aste Fabiani Arte di Montecatini Terme avrà luogo Domenica 4 giugno 2017 alle ore 15.30 in sessione unica. La TopTen di SenzaRiserva.

Paolo Masi, Senza titolo, interventi su plexiglass, 100×100, 2003 – Lotto n. 24 – da fabianiarte.com
Paolo Masi, Senza titolo, interventi su plexiglass, 100x100, 2003
Paolo Masi, Senza titolo, interventi su plexiglass, 100×100, 2003 – Lotto n. 24 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 60

Fiorentino (classe 1933) Paolo Masi ha partecipato negli anni ’60 al Gruppo di Ricerca Estetica Centro F/Uno, attivo fra il 1967 ed il 1970, con Maurizio Nannucci, Lanfranco Baldi e Auro Lecci. Il Gruppo si caratterizza per influenze teoriche di tipo programmato e allo stesso tempo sviluppa dinamiche di azione collettiva artistica indirizzate ad interventi nello spazio architettonico.

Masi è da sempre uno sperimentatore attento alla realtà: lo interessano soprattutto gli spazi percettivi aldilà dello svolgersi del segno e della ritmica del colore che pur hanno gran parte nella sua ‘pittura’.

L’artista ha usato cartoni da imballaggio, polaroid, plexiglass, tele tessute e cucite, non disdegnando tensioni concettuali provenienti dall’arte povera. Ma la realtà e la distorsione di essa è ciò che interessa all’artista vedere oltre lo studiato e razionalizzato gesto informale al lotto n. 24 “Senza titolo”.

La trasparenza del materiale (il plexiglass) assolve proprio a questo compito: rendere consapevole lo spettatore che dietro le pulsioni caotiche della vita, dietro le impressioni continuamente cangianti e che forzano le maglie della nostra razionalizzazione, c’è un mondo ‘vero’ dove dobbiamo mettere le mani e che possiamo doverosamente ma solo parzialmente conoscere. Stima: 2.000€/3.000€.

Venturino Venturi, Senza titolo, olio su cartoncino applicato su tela, 100×70, 1972
– Lotto n. 29 – da fabianiarte.com
Venturino Venturi, Senza titolo, olio su cartoncino applicato su tela, 100x70, 1972
Venturino Venturi, Senza titolo, olio su cartoncino applicato su tela, 100×70, 1972
– Lotto n. 29 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 60

Venturino Venturi nasce a Loro Ciuffenna nel 1918. Il padre, scalpellino di idee socialiste, è presto costretto a spostare la famiglia prima in Francia e poi in Lussemburgo dove Venturino frequenta scuole tecniche.

Appassionato di arte Venturino nel 1936 è nuovamente a Firenze dove studia prima all’Istituto d’Arte di Libero Andreotti e poi con Bruno Innocenti all’Accademia di Belle Arti.

“Sfida tra la libertà e il limite” ha definito il grande poeta Mario Luzi l’arte di Venturi. Perché Venturino nella scultura e nella pittura non ha partecipato a correnti (rifiutò l’invito di Fontana di aderire allo spazialismo alla fine degli anni ’40), ma meglio ha espresso tutto se stesso nella passione di vivere il reale. Astrazione e figurazione per Venturino sono aspetti inscindibili della nostra vita che non può astenersi dal ritrarre volti, modellare e toccare corpi, tracciare simboli, talvolta ermetici, rappresentare fiabe e miti.

Arte poetica e trascendentale, quasi iniziatica quando propende per la sponda astratta tracciando superfici, griglie, solidi: il ‘limite’. Come al lotto n. 29 “Senza titolo” realizzata ad olio ma come se l’artista stesse usando gli strumenti e le tecniche a lui familiari: l’incisione, la punta secca. Arte comunque lontanissima da qualsiasi altra esperienza artistica astratta italiana del dopoguerra. Stima: 2.800€/4.000€.

Piero Dorazio, La luce, olio su tela, 40×60, 1989 – Lotto n. 66 – da fabianiarte.com
Piero Dorazio, La luce, olio su tela, 40x60, 1989
Piero Dorazio, La luce, olio su tela, 40×60, 1989 – Lotto n. 66 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 60

Titolo esemplificativo di tutta la ricerca artistica di Piero Dorazio al lotto n. 66 “La luce” realizzato nel 1989.

L’estetica di Dorazio viene infatti solitamente ridotta a solo esercizio percettivo sul colore ottenuto attraverso trasparenze, ripetizioni, ritmi in grado di generare anche “luce” intesa non in senso naturalistico ma come “energia radiante”, riflesso di uno stato d’animo dell’artista.

Se è vero questo, lo è anche il fatto che fin dall’esperienza di Forma 1 fino alla fine degli anni ’40, Dorazio è stato un sostenitore di una sinergia delle arti in grado di dar vita ad un’esperienza immersiva e sinestetica.

A tal proposito è da ricordare che fra il luglio del 1966 e l’ottobre del 1969 Dorazio e Giuseppe Ungaretti lavorarono alla pubblicazione di un libretto con 20 poesie autografe del poeta di Alessandria d’Egitto e 13 litografie originali dell’artista romano, intitolato appunto “La luce”: “Già m’è nelle ossa scesa / l’autunnale secchezza, / ma, protratta dalle ombre, sopravviene infinito / un demente fulgore: la tortura segreta del crepuscolo / inabissato” (Poesia n. 14 “Giorno per giorno”). Stima: 12.000€/16.000€.

Claudio Verna, Studio, acrilico su tela, 50×50, 1968 – Lotto n. 67 – da fabianiarte.com
Claudio Verna, Studio, acrilico su tela, 50x50, 1968
Claudio Verna, Studio, acrilico su tela, 50×50, 1968 – Lotto n. 67 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 60

Nato a Guardiagrele in provincia di Chieti nel 1937, Claudio Verna intraprende studi di sociologia a Firenze negli anni ’50 dove entra in contatto con gli artisti del’Astrattismo Classico (Vinicio Berti, Gualtiero Nativi, Mario Nuti, Alvaro Monnini). Qui espone nella prima personale alla Galleria Numero nel 1960 con opere di ispirazione informale.

Dalla fine degli anni ’60 la ricerca di Verna si orienta però sempre più verso la pittura analitica e l’arte programmata: “Avvicinarsi alla pittura, oggi, significa innanzitutto liberarla dei suoi attributi ‘tradizionali’ che sono i significati simbolici, autobiografici, letterari e metaforici. Significa reinventarla, oggettivarla, allontanarla da sé, servirsene per proporre allo spettatore/fruitore una traccia per una ricerca comune, e non per offrirgli una verità che l’autore non può avere perché non esiste” e ancora

“[…] parlare di pittura significa anche precisare che questo mezzo (mezzo e non categoria dello spirito) non ha alcuna posizione privilegiata o riduttiva nei confronti di qualsiasi altro materiale. Non si può parlare di pittu­ra in astratto, ma solo in riferimento ad un particolare tipo di lavoro. I nessi logici e mentali hanno un senso, e il ragionamento una validità se spinti fino all’estremo, nel rispetto della logica interna; così, nel mio caso, riten­go che non ci sia mezzo più duttile della pittura per portare avanti un di­scorso in cui hanno tanta importanza la luce e il colore” (da Claudio Verna, Quale pittura?, “Flash Art”, n.38, Milano, 1973)

Rapporti geometrici, contrasti coloristici, tocchi di luce sono i mezzi attraverso i quali Verna instaura un dibattito nel campo d’azione del ‘quadro’ che diventa un mezzo di analisi degli elementi costitutivi del reale e della percezione. Bella opera datata 1968 di questo importante artista (alla Biennale di Venezia nel 1970, nel 1978 e nel 1980). Stima: 6.500€/9.000€.

Mario Nuti, Senza titolo, olio su tela, 100×70, 1961 – Lotto n. 78 – da fabianiarte.com
Mario Nuti, Senza titolo, olio su tela, 100x70, 1961
Mario Nuti, Senza titolo, olio su tela, 100×70, 1961 – Lotto n. 78 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 60

Il fiorentino Mario Nuti fu uno degli aderenti al Manifesto dell’Astrattismo Classico redatto dal filosofo Ermanno Migliorini con Vinicio Berti, Alvaro Monnini, Bruno Saetti e Gualtiero Nativi (1950).

Alle forme costruttiviste e alle cromie accese degli anni ’50 l’artista fa succedere nei ’60 una ricerca più materica ed espressiva legata alla gestualità informale.

La stessa caratteristica appartiene alla produzione ceramica di Nuti che negli anni ’60 prima lavora nella bottega “La Cava” presso Lastra a Signa, in provincia di Firenze, poi mette sù un laboratorio privato, dalla vita breve, con Bruno Saetti.

Opere lacerate, violentate, che sembrano voler instaurare un dialogo con una materia refrattaria e ribelle la cui presentazione assurge quasi a una lotta sintomo di un disagio. Come se l’artista denunciasse la fiducia ormai persa nelle “magnifiche sorti e progressive”, in quel sogno di razionalismo umanitario e sociale sognato con gli altri firmatari del Manifesto. Stima: 4.500€/6.500€.

Giulio Turcato, Orme, acrilico su tela, 50×70, 1970 c.a. – Lotto n. 82 – da fabianiarte.com
Giulio Turcato, Orme, acrilico su tela, 50x70, 1970 c.a.
Giulio Turcato, Orme, acrilico su tela, 50×70, 1970 c.a. – Lotto n. 82 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 60

” […] ‘Le laboriose mani di Ulisse si scorticarono allora sulle punte delle rocce, lasciando brandelli di epidermide’. La visione di Omero al quinto libro odisseico viene spontanea in mente quando il pittore Turcato narra per noi qualche simbolico episodio del suo incessante periplo […] in molte opere a cavallo fra la fine degli anni Sessanta e Settanta […] i segni sgocciolati che si stringono, si allargano, si intersecano non rappresentano un evento che esplichi la tensione, il nervosismo dell’epidermide pittorica, ne vengono viceversa quasi riassorbiti. L’uso del dripping, come nella Gommapiuma argento […] e nelle opere dal titolo Itinerari, si manifesta quale groviglio inesplicabile di un segno che si dispiega senza interruzione, talvolta si ammatassa […] e tal’altra si espande trasformandosi in Orme” (lotto n. 82 “Orme”).

Questa la bellissima introduzione di Andrea Alibrandi, Turcato e la pelle della pittura nel Catalogo della Mostra tenutasi alla Galleria “Il Ponte” di Firenze fra il 12 aprile e il 21 giugno 2003.

Giulio Turcato (Mantova, 1912) è stato uno dei protagonisti dell’arte astratta italiana. Uno dei componenti del celebre Gruppo degli Otto di Lionello Venturi: artisti (Afro Basaldella, Renato Birolli, Antonio Corpora, Mattia Moreni, Ennio Morlotti, Giuseppe Santomaso, Emilio Vedova) che per il valore stesso della parola libertà non avrebbero mai potuto ridurre l’arte in una definizione astratta o figurativa.

Arte soggettiva, arte totale è stata l’esperienza di ciascuno di loro che ha raccontato con la pittura se stesso e il mondo. Stima: 9.000€/13.000€.

Antonio Corpora, Il mare cinese, olio e smalto su tela, 65×81, 1972 – Lotto n. 83 – da fabianiarte.com
Antonio Corpora, Il mare cinese, olio e smalto su tela, 65x81, 1972
Antonio Corpora, Il mare cinese, olio e smalto su tela, 65×81, 1972 – Lotto n. 83 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 60

Antonio Corpora è stato un altro degli appartenenti, insieme a Giulio Turcato, al Gruppo degli Otto attivo fra il 1952 ed il 1954, sostenitore della cosiddetta poetica dell'”astratto-concreto” nella definizione di Lionello Venturi.

“I quadri recenti di Corpora non hanno un riferimento spaziale tanto evidente ma in essi c’è lo stesso ingorgarsi, per sprofondare o per risplendere, del colore-luce, la stessa attitudine a risolvere il mondo nel colore o, meglio, a inventare il mondo attraverso il colore. Non vi è figurazione anzi, per dirla con Carlo Argan ‘immagine paesistica’, poiché non vi esistono i simboli per trasmetterla, gli oggetti riconoscibili, ma pure il sentimento che questi oggetti ispirano è lì presente e ben riconoscibile, reso incandescente dal calore di una fantasia amorosa che non dà requie alla natura, che ne distilla la più segreta essenza” (da Cesare Vivaldi, Il colore della luce in “Corpora”, Officina Edizioni, Roma, 1971).

Al lotto n. 83 “Il mare cinese” c’è appunto questo: un richiamo se non simbolico quantomeno metaforico ad una realtà naturalistica fatta dei colori, della luce, delle impressioni dell’artista di fronte al mondo. Stima: 8.000€/12.000€.

Alvaro Monnini, Senza titolo, tecnica mista su tela, 70×50, 1961 – Lotto n. 95 – da fabianiarte.com
Alvaro Monnini, Senza titolo, tecnica mista su tela, 70x50, 1961
Alvaro Monnini, Senza titolo, tecnica mista su tela, 70×50, 1961 – Lotto n. 95 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 60

C’era anche Alvaro Monnini ad animare l’esperienza fiorentina dell’astrattismo classico. Nato a Firenze nel 1922 qui il giovane Alvaro frequenta l’Accademia di Belle Arti.

L’artista partecipa attivamente alla vita del Gruppo ma, dopo lo scioglimento, circa dalla metà degli anni ’50 inaugura “una maggiore libertà espressiva e di racconto, che permetteva di affrontare problemi anche introspettivi ed emotivi”.

Presenta le nuove opere al pubblico nel giugno del 1955 ad una collettiva tenutasi a La Strozzina, dove espone con Vinicio Berti, Bruno Brunetti, Mario Nigro, Mario Nuti e Fernando De Szyszlo.

L’artista impiega anche nuove tecniche quali gli smalti e la rasiera, prove che preludono allo sperimentalismo della fine degli anni ’60 e degli anni ’70 quando Monnini utilizza tecniche di action painting, dripping, spruzzo a bocca e maschere per la realizzazione di soggetti iconografici futuristici: opere in bilico fra spazi archetipici e industriali, tutte comunque recanti il segno di una forte personalità espressiva; qui al lotto n. 95 “Senza titolo”, ancora prettamente informale. Stima: 3.000€/4.500€.

Carlo Nangeroni, Senza titolo, olio su tela, 60×60, 1974 – Lotto n. 182 – da fabianiarte.com
Carlo Nangeroni, Senza titolo, olio su tela, 60x60, 1974
Carlo Nangeroni, Senza titolo, olio su tela, 60×60, 1974 – Lotto n. 182 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 60

Originario di New York (1922) Carlo Nangeroni segue i corsi serali dell’Accademia di Brera con Mauro Reggiani. Dal 1946 è nuovamente a New York dove entra in contatto con i protagonisti dell’action painting come Willem de Kooning e Franz Kline. Per tutti gli anni ’50 la pittura di Nangeroni è riferibile alle esperienze dell’espressionismo astratto.

Nel 1958 Nangeroni è nuovamente a Milano ed è negli anni ’60 che codifica un linguaggio geometrico proprio, derivato proprio da quelle esperienze informali che adesso abbandona. Il tipico elemento che richiama quelle esperienze nelle nuove opere sono i tracciati semi-circolari derivanti dal gesto curvo della pennellata e presente qui al lotto n. 182: “Senza titolo”.

Nangeroni cerca dunque una razionalizzazione ed un rinnovamento del linguaggio che, specialmente all’inizio degli anni ’70, si fa minimal: nei colori in particolare che tendono alla monocromia e alla scala di grigi, ma anche nella semplicità e ripetizione degli elementi di sapore analitico.

Nel 1972 l’artista è invitato alla Biennale di Venezia per la grafica. Nel 1973 alla X Quadriennale di Roma. Stima: 5.000€/8.000€.

Pippo Oriani, Spaziale – Rivelazione dello spazio, materico e olio su tela, 40×50, 1931 – Lotto n. 204 – da fabianiarte.com
Pippo Oriani, Spaziale - Rivelazione dello spazio, materico e olio su tela, 40x50, 1931
Pippo Oriani, Spaziale – Rivelazione dello spazio, materico e olio su tela, 40×50, 1931 – Lotto n. 204 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 60

Un giovanissimo Giuseppe Oriani dipinge l’opera al lotto n. 204 “Spaziale – Rivelazione dello Spazio”. Nato a Torino nel 1909 Oriani studia architettura e già nel 1928 aderisce al movimento futurista di Enrico Prampolini.

Particolarmente rara quest’opera in asta poiché testimonianza di un momento precoce e pieno di energia dell’artista le cui opere relative all’aeropittura risalgono tutte appunto al 1931.

Opera di difficile interpretazione ma quasi visione cosmica di uno spazio visto dalla navicella: “nelle velocità aeree invece mancano questa continuità e quella cornice panoramica. L’areoplano che plana si tuffa s’impenna ecc., crea un’ideale osservatorio ipersensibile appeso dovunque nell’infinito, dinamizzato inoltre dalla coscienza stessa del moto, che muta il valore e il ritmo dei minuti e dei secondi di visione-sensazione. Il tempo e lo spazio vengono polverizzati dalla fulminea constatazione che la terra corre velocissima sotto l’aeroplano immobile. Nella virata si chiudono le pieghe della visione-ventaglio (toni verdi + toni marroni + toni celesti diafani dell’atmosfera) per lanciarsi verticali contro la verticale formata dall’apparecchio e dalla terra” (dal Manifesto dell’Aeropittura del 1931). Stima: 9.500€/15.000€.

Asta Meeting Art n. 826 – Sabato 13 e Domenica 14 Maggio 2017 – Vercelli, Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea – Sessioni III-IV

La terza e la quarta sessione dell’asta di Arte Moderna e Contemporanea n. 826 della Casa d’Aste Meeting Art di Vercelli si terranno nei fine settimana del 13/14 maggio 2017 alle ore 14.30. La TopTen di SenzaRiserva.

Plinio Mesciulam, Ritratto, polimaterico (olio e tecnica mista) su tela, 60x50x1.5, 1962 – Lotto n. 215 – da meetingart.it
Plinio Mesciulam, Ritratto, polimaterico (olio e tecnica mista) su tela, 60x50x1.5, 1962
Plinio Mesciulam, Ritratto, polimaterico (olio e tecnica mista) su tela, 60x50x1.5, 1962 – Lotto n. 215 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Pittore, scultore, performer genovese dalla lunga carriera Plinio Mesciulam (classe 1926) è un bravo artista un po’ troppo penalizzato dal mercato.

Nel 1948 ha partecipato alla Quadriennale Romana. Negli stessi anni ha esposto presso la Galleria Numero di Firenze con Emilio Scanavino, Giannetto Fieschi e Rocco Borella suscitando l’attenzione della critica.

Fra il 1952 ed il 1954 aderisce e partecipa alle attività del M.A.C. Movimento Arte Concreta sviluppando una ricerca sui rapporti di forma, colore e spazio architettonico.

Ben presto Mesciulam entra in crisi rispetto all’avanguardia e il successivo ciclo pittorico che va fino circa al 1962, anno di realizzazione dell’opera al lotto n. 215 “Ritratto”, segna l’emergere di opere dal carattere mistico-drammatico, spontaneo, con riferimenti sacrali, ottenute con materiali eterogenei. Spesso l’artista utilizza vinavil e segatura come in coeve tendenze dell’Art Brut (definizione di Jean Dubuffet) e le sue composizioni di questo periodo sono cariche di un simbolismo surreale che trascende il puro informale. Probabilmente le opere migliori dell’artista.

“Quei lavori creati dalla solitudine e da impulsi creativi puri ed autentici – dove le preoccupazioni della concorrenza, l’acclamazione e la promozione sociale non interferiscono – sono, proprio a causa di questo, più preziosi delle produzioni dei professionisti” (da Jean Dubuffet, Place à l’incivisme). Stima: 1.500€/2.000€.

Alvaro Monnini, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100×70, 1961 – Lotto n. 223 – da meetingart.it
Alvaro Monnini, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100x70, 1961
Alvaro Monnini, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100×70, 1961 – Lotto n. 223 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Alvaro Monnini firma il Manifesto dell’Astrattismo Classico fiorentino insieme a Vinicio Berti, Gualtiero Nativi, Bruno Brunetti e Mario Nuti nel 1950.

Ma l’opera in asta al lotto n. 223 “Senza titolo” è lontana da questa esperienza di intransigente ricerca costruttiva e pura di azione nella realtà.

Monnini infatti, negli anni ’60, trasferitosi a Milano, si avvicina alla pittura informale. L’artista introduce nelle opere una gestualità lirica ed un organicismo delle forme che subisce l’influenza delle coeve ricerche nella città meneghina: l’informale stesso, l’espressionismo astratto, le istanze del Movimento Nucleare fino allo Spazialismo.

L’opera si muove infatti su due piani: quasi una cesura, una cucitura, un taglio emerge a destra su uno spazio informe e nebuloso, uno spazio di coscienza, carico di soggettività ma anche esperienza dell’essere nel mondo e del guardare in maniera sofferta e sognante l’aldilà. Stima: 2.000€/3.000€.

Mario Nigro, Senza titolo, smalti su carta, 99.5×70.5, anni 70 – Lotto n. 266 – da meetingart.it
Mario Nigro, Senza titolo, smalti su carta, 99.5x70.5, anni 70
Mario Nigro, Senza titolo, smalti su carta, 99.5×70.5, anni 70 – Lotto n. 266 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Opera attribuita agli anni ’70 di Mario Nigro, ma che noi collocheremmo piuttosto negli anni ’50, al lotto n. 266 “Senza titolo”.

Scienziato di professione (chimico e farmacista) Mario Nigro non poté che far suoi all’inizio degli anni ’50 quei principi razionalistici che a Milano si affermarono col M.A.C. Movimento Arte Concreta.

Al pari di Fausto Melotti, di cui Nigro sembra in un certo qual modo ripetere il percorso artistico, Mario Nigro fu anche un dotato musicista e strumentista.

La passione per gli spazi strutturati e regolati ma allo stesso tempo capaci di libertà d’espressione sono il leitmotif di tutta la sua carriera. Pur nell’ambito dell’arte oggettiva e costruttivista, cui contribuirà in particolare dagli anni ’60 in poi con i suoi “Ritmi” e “Costruzioni verticali” fino alle ricerche minimal degli ultimi anni, Mario Nigro non abbandonerà mai la volontà di espressione della soggettività dell’artista.

L’opera al lotto n. 266, oltre ad essere uno spazio strutturato, è un concerto dell’anima, un bagliore alla fine di un tunnel, una materia magmatica che prende vita e che è dotata anche di una struttura particellare e geometrica. Una rappresentazione dell’esistenza. Stima: 9.000€/10.000€.

Antonio Corpora, In margine al tempo, olio su tela, 146×97, 1958 – Lotto n. 273 – da meetingart.it
Antonio Corpora, In margine al tempo, olio su tela, 146x97, 1958
Antonio Corpora, In margine al tempo, olio su tela, 146×97, 1958 – Lotto n. 273 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Opera di grandi dimensioni, di altissima qualità, degli anni giusti (1958) e pluri-esposta il lotto n. 273 “In margine al tempo” di Antonio Corpora.

Il 1958 è l’anno della storica prima personale americana di Corpora presso la Galleria “Kleemann” di New York, con presentazione di Lionello Venturi, esposizione che gli valse un incredibile successo di critica. Questa in asta fu una delle opere in mostra.

Nelle opere di questi anni Corpora abbandona ogni geometrismo e dialoga direttamente con l’informale europeo. L’artista applica il colore in velature, con stesure sovrapposte, evocando bagliori ed elaborando ripensamenti; descrivendo uno stato di coscienza da cui si intuisce il desiderio di partorire nuovamente o comunque di  far affiorare un messaggio.

“[La pittura di Corpora] diviene uno specchio profondo, senza alcun centro preciso, nel quale lo sguardo si addentra interminabilmente, scoprendo sempre nuovi rimbalzi e rinvii da uno strato all’altro di un colore che evoca magiche atmosfere psicologiche” (da Augusta Monferrini, Corpora. Arte italiana del XX secolo in collezioni americane, pp. 156 – 157). Stima: 27.000€/30.000€.

Salvatore Emblema, Senza titolo, terre colorate su tela detessuta, 1975 – Lotto n. 277 – da meetingart.it
Salvatore Emblema, Senza titolo, terre colorate su tela detessuta, 1975
Salvatore Emblema, Senza titolo, terre colorate su tela detessuta, 1975 – Lotto n. 277 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

“Parrebbe, a volte, che le tele detessute di Emblema siano nate per respirare l’aria che le ha viste nascere. Allora, dietro quei fili rarefatti, sembra quasi di sentir spirare, non solo la luce, quella luce di cui lo stesso artista rivendica di essere un figlio naturale, ma anche il vento che dalle falde del Vesuvio soffia a volte con ritmo gioioso e spavaldo.

Le tele di Emblema, eternamente mobili, mai statiche, si trasformano allora di nuovo. Diventano il fantasma di ciò che forse, in un altro tempo remoto, erano state: degli strani strumenti musicali, all’interno dei quali i fili servono per modulare, spezzare e trasformare variamente in canto, il suono altrimenti omogeneo del vento. E la tela stessa, allora, torna ad appartenere completamente alla natura, a quella natura da cui fn dall’origine è nata, e per la quale è vissuta”. (da Alessandro Riva, Salvatore Emblema, “Gesto, Movimento e Ritualità”, introduzione al Catalogo della Mostra tenutasi a Brescia presso Marzia Spatafora MS Spazio Culturale “Salvatore Emblema. Luce Colore Movimento, 12 dicembre 2015 – 30 gennaio 2016).

Nato a Terzigno nel 1929 Salvatore Emblema è uno dei grandi artisti del secondo dopoguerra proveniente dalla città partenopea. La sua pittura nasce da quella terra: per i colori, i materiali e il modus operandi stesso dell’artista che ha saputo coniugare con originalità le idee avanguardiste che l’artista scopre in quegli anni oltreoceano nella pittura di Mark Rothko, che gli insegnerà la qualità fisica e coloristica dello spazio, e le esperienze milanesi di Fontana, che invece gli schiude le possibilità immaginative della tela. La ‘detessitura’ di Emblema è il frutto felice di questo incontro. Opera del 1975 al lotto n. 277 “Senza titolo”. Stima: 4.000€/5.000€.

Alfonso Fratteggiani Bianchi, Blu rosso blu, pigmento su pietra serena, trittico, 54×90, 2005 – Lotto n. 283 – da meetingart.it
Alfonso Fratteggiani Bianchi, Blu rosso blu, pigmento su pietra serena, trittico, 54x90, 2005
Alfonso Fratteggiani Bianchi, Blu rosso blu, pigmento su pietra serena, trittico, 54×90, 2005 – Lotto n. 283 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Artista umbro, Alfonso Fratteggiani Bianchi è noto soprattutto per i suoi monocromi, stesi manualmente col pigmento puro sulla pietra serena.

Se si guarda alla storia dell’arte del ’900 da Malevič, a Bernett Newman fino a Mark Rothko e Yves Klein i dipinti monocromi non rappresentano certo un percorso originale.

Fratteggiani Bianchi è riuscito peró a darne una rielaborazione di spessore in modo semplice, attraverso una tecnica in cui l’impiego stesso del pigmento puro, senza leganti, nella confezione del colore e la naturale porosità della superficie della pietra conferiscono all’opera una ‘innocenza’ di sapore analitico che non è però assimilabile a pur pittura analitica.

Nello stendere il colore con le dita infatti l’artista lascia l’impronta della sua azione sulla campitura monocroma. Questo processo causa effetti luministici e cangianti sulla superficie del dipinto a seconda dell’inclinazione e la forza con cui è stata stesa la materia. Così Fratteggiani Bianchi riesce in una perfetta rappresentazione del ‘momento’ artistico. Bello e ritmato questo trittico dai colori complementari. Stima: 18.000€/20.000€.

Yasuo Sumi, Senza titolo, inchiostri su carta, 76×68, 2005 – Lotto n. 284 – da meetingart.it
Yasuo Sumi, Senza titolo, inchiostri su carta, 76x68, 2005
Yasuo Sumi, Senza titolo, inchiostri su carta, 76×68, 2005 – Lotto n. 284 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Yasuo Sumi si è spento solo un anno fa nel 2016, all’età di 91 anni. Certamente è stato lungo tutta la sua carriera artistica uno dei rappresentanti principali del movimento Gutai, l’action painting giapponese, fondato nel 1954 a Osaka da Shozo Shimamoto e Jiro Yoshihara.

L’espressione della vitalità dell’artista attraverso gestualità, corporeità, linee e colori sono i cardini dell’arte Gutai di Yasuo Sumi, uno dei precursori dell’happening e delle performances.

Il soroban (abaco o pallottoliere giapponese) e la bangasa (un caratteristico ombrellino giapponese) sono stati i principali strumenti della sua azione ‘pittorica’. Con essi Sumi sparge l’inchiostro giapponese sulla carta in strutture libere ma ritmate dando vita a composizioni cariche di forza e dinamismo come questa opera al lotto n. 284 “Senza titolo”, che pur tarda, è riuscitissima: “la riconciliazione dello spirito umano e della materia che, rivelata, si metterà a parlare e perfino a gridare” (dal Manifesto dell’Arte Gutai, 1956). Stima: 14.000€/16.000€.

Ennio Chiggio, Struttura visiva-Anelli alternati margini mobili, dischi di cartone dipinto acrilico, perni di acciaio, base in legno, 104x48x6, 1964-1968 – Lotto n. 297 – da meetingart.it
Ennio Chiggio, Struttura visiva-Anelli alternati margini mobili, dischi di cartone dipinto acrilico, perni di acciaio, base in legno, 104x48x6, 1964-1968
Ennio Chiggio, Struttura visiva-Anelli alternati margini mobili, dischi di cartone dipinto acrilico, perni di acciaio, base in legno, 104x48x6, 1964-1968 – Lotto n. 297 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

“Curve, pattern e tassellature sulle alternanze del bianco/nero. La figura si determina per necessità, talvolta anche per caso, emergendo prepotentemente dal fondo di cui fa parte. È una singolarizzazione di punti determinanti, un movimento per cui alcuni segni emergono e altri sprofondano.

Le figure e lo sfondo giacciono su layers che si alternano insicuri dello spazio occupato dall’immagine che fluttua in tal modo sul viewer ingannandoci o non fornendoci alcuna stabilità percettiva.

Le figure sono quindi apocalittiche, gli sfondi sono da sempre considerati il telaio dell’ambiente, un ambito ove far scorrere la cinematica della vita. Molti ribaltamenti sono in agguato e quando meno ce l’aspettiamo il tutto percettivo si può rovesciare” (da Ennio Ludovico Chiggio, “Alternanze instabili 1959-2014”, Catalogo della Mostra tenutasi dal 10 maggio al 5 luglio presso 10 A.M.ART Milano).

Nessuno meglio di Chiggio stesso, uno dei protagonisti e dei ‘teorici’ del Gruppo N di Padova, poteva spiegare meglio la genesi e la ragione d’essere di opere come questa al lotto n. 297 “Struttura visiva – Anelli alternati a margini mobili”, vera e propria testimonianza delle ricerche pionieristiche del Gruppo nell’ambito delle sperimentazioni d’arte cinetica e programmata degli anni ’60 e ’70. Stima: 21.000€/24.000€.

Mario Tozzi, Natura morta con conchiglia, olio su tela, 40×50, 1952 – Lotto n. 359 – da meetingart.it
Mario Tozzi, Natura morta con conchiglia, olio su tela, 40x50, 1952
Mario Tozzi, Natura morta con conchiglia, olio su tela, 40×50, 1952 – Lotto n. 359 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Nato in provincia di Pesaro e Urbino nel 1895 Mario Tozzi si forma all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Qui conosce Giorgio Morandi, della cui ispirazione metafisica l’opera in asta porta un sentore, e Osvaldo Licini.

Dal 1926 è a Parigi dove negli anni ’30 fa parte del cosiddetto Gruppo de Les Italiens de Paris con Massimo Campigli, Giorgio de Chirico, Filippo de Pisis, Renato Paresce, Alberto Savinio e Gino Severini.

Nel 1936 è di nuovo in Italia a Roma. Nonostante i problemi di salute, è più volte alla Biennale di Venezia: nel 1938, nel 1942 e poi ancora nel 1948, 1952, 1954.

Bellissima opera del 1952 al lotto n. 359 “Natura morta con conchiglia”, opera che unisce la grande sapienza figurativa plastica e novecentista dell’artista di Fossombrone a richiami neo-cubisti di moda in quegli anni e a stesure di forme e impiego di geometrie vicine alle ricerche astratte. Il tutto dipinto con estrema eleganza, con un rigore formale e una luce generata dall’accostamento delle tonalità calde capace di creare e catturare un momento d’attesa e di rivelazione. Stima: 18.000€/20.000€.

Antonio Nunziante, L’atelier dei sogni, olio su tela, 120×100, 2006 – Lotto n. 396 – da meetingart.it
Antonio Nunziante, L’atelier dei sogni, olio su tela, 120x100, 2006
Antonio Nunziante, L’atelier dei sogni, olio su tela, 120×100, 2006 – Lotto n. 396 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Importante opera di Antonio Nunziante, pittore napoletano neo-metafisico, al lotto n. 396 “L’atelier dei sogni”.

Artista dotato di una grande perizia tecnica, Nunziante segue i corsi dell’Accademia libera del nudo e si specializza in tecniche di restauro a Firenze.

È vero che le opere di Nunziante ripropongono un’invenzione datata ormai più di un secolo, e che l’artista non si è molto rinnovato dagli esordi negli anni ’80 ad oggi. Ma vero è allo stesso modo che Nunziante è capace di esprimere opere di notevole poesia, formalmente perfette, ricche di citazioni colte: da Bocklin, da Dalì o da De Chirico, e che riesce a ‘riattualizzarle’ nella nostra vita di tutti i giorni, nella familiarità dei nostri sogni.

Bellissima luce in quest’opera. Opera semplice, non affollata dall’accumulazione di oggetti simbolici come nell’ultimo Nunziante. Un faro, una nave, il cavallo a dondolo, i sogni dell’arte e la semplicità dei colori: l’aspirazione a un mondo metafisico che non passa mai di moda dentro gli uomini. Stima: 15.800€/17.600€.