Asta Meeting Art n. 829 – 17/18 e 21/22 Giugno – Vercelli, Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea – Sessioni I-IV

Le sessioni I-IV dell’asta di Arte Moderna e Contemporanea n. 829 della Casa d’Aste Meeting Art di Vercelli si terranno nel fine settimana del 17/18 giugno 2017 alle ore 14.30 (sessioni I-II, lotti 1-200) e nei giorni 21/22 giugno, ore 16.00 (sessioni III-IV, lotti 201-300). La TopTen di SenzaRiserva.

Filippo Scroppo, Opera M.A.C., olio su tela, 73×50, 1953 – Lotto n. 13 – da meetingart.it
Filippo Scroppo, Opera M.A.C., olio su tela, 73x50, 1953
Filippo Scroppo, Opera M.A.C., olio su tela, 73×50, 1953 – Lotto n. 13 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Filippo Scroppo nasce a Riesi, in provincia di Caltanissetta, nel 1910 da genitori valdesi. Si laurea in Lettere a Torino. Profondamente religioso si iscrive in seguito alla Facoltà valdese di Teologia a Roma.

Nel dopoguerra partecipa alla vita culturale e artistica torinese. Collabora a “L’Unità” come critico d’arte. Nel 1948 è assistente di Felice Casorati alla cattedra di Pittura dell’Accademia Albertina di Torino dove insegnerà fino al 1980.

Ancora nel 1948 Scroppo fonda con Francesco Menzio, Albino Galvano, Italo Cremona, Mino Rosso e Felice Casorati la sezione torinese dell’Art Club, di cui diviene segretario.

Nel 1948, 1950, 1952 e nel 1962 sarà presente alla Biennale di Venezia. La pittura di Scroppo negli anni ’50 è puramente astratta, contrassegnata dall’adesione alle idee concretiste del M.A.C. torinese capeggiato da Scroppo stesso e da Albino Galvano. Del Gruppo fanno parte anche Annibale Biglione e Adriano Parisot. In seguito si aggregheranno Carol Rama e Paola Levi-Montalcini.

Fra il 15 e il 29 dicembre 1950 Galvano e Scroppo espongono alla Libreria Salto di Milano con presentazione di Gianni Monnet. Nelle parole di Galvano, teorico poi del Movimento M.A.C. e critico d’arte: “[Scroppo] ha dato lo spettacolo inconsueto di un non-conformismo che ha permesso alle sue convinzioni marxiste di non impedirgli l’esperienza astratta, attraverso le due articolazioni, prima dell”egometrico’ e poi di forme più aperte e libere” anticipando in queste ultime parole quel “concretismo della linea curva” assai lodato in Scroppo da Gillo Dorfles e presente al lotto n. 13 “Opera M.A.C.”. Stima: 2.000€/3.000€.

Albino Galvano, Senza titolo, olio su tela, 60×40, anni ’50 – Lotto n. 14 – da meetingart.it
Albino Galvano, Senza titolo, olio su tela, 60x40, anni ’50
Albino Galvano, Senza titolo, olio su tela, 60×40, anni ’50 – Lotto n. 14 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Albino Galvano a Torino fu allievo di Felice Casorati, alla ricerca, come ebbe a scrivere, del “segreto di una sintesi in cui il dato naturale risultava assorbito e trasfigurato”.

Studioso di spiritualismo, antropologia e interessato ai temi religiosi Galvano si laureò in tali argomenti alla Facoltà di Magistero dell’Università di Torino.

Già negli anni ’30 la pittura di Galvano (che partecipa alla Biennale di Venezia nel 1930, nel 1936 e nel 1948 e alle Quadriennali di Roma del 1931 e del 1935), ancora figurativa, mostra una sintetismo fauve e un repertorio di soggetti “pesci, molluschi, conchiglie, vecchi libri accartocciati, crocefissi e acquasantiere barocchi, nudi tortili come molluschi e paesaggi incerti tra quegli andamenti sinuosi e un modesto cézannismo che era nell’aria” (in A.G., a cura di Albino Galvano, Torino, 1979, p. 98), di ispirazione anti-novecentista che preludono alla netta separazione fra elemento iconografico e idea morale di pittura.

Con l’adesione al M.A.C Movimento Arte Concreta e la formazione del Gruppo torinese da lui capeggiato (Scroppo, Parisot, Carol Rama, Paola Levi-Montalcini), gli ‘oggetti’ nella pittura di Galvano divengono sagome e pretesti per una libertà fantastica che, pur fine a se stessa, si nutre delle suggestioni proprie della vastissima cultura antropologica e religiosa dell’artista: quasi feticci, simboli dal sapore iniziatico e cabalistico.

Nel biennio 1953 e 1954 inoltre, anni a cui forse può essere attribuita l’opera al lotto n. 14 “Senza titolo”, Galvano introduce nelle proprie opere richiami e citazioni spazialiste, qui riscontrabili nella mezzaluna nella parte in alto a sinistra del dipinto. Stima: 3.000€/4.000€.

Antonio Corpora, Follia di elementi, olio su tela, 130×162, 1972 – Lotto n. 73 – da meetingart.it
Antonio Corpora, Follia di elementi, olio su tela, 130x162, 1972
Antonio Corpora, Follia di elementi, olio su tela, 130×162, 1972 – Lotto n. 73 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Antonio Corpora, “Follia di elementi” al lotto n. 73 è una grande opera dell’artista di origini tunisine (1909-2004).

Protagonista dell’astrattismo e sostenitore del rinnovamento della pittura italiana nel primo dopoguerra Corpora promuove a Roma il Gruppo anti-novecentista dei neo-cubisti con, fra gli altri, Renato Guttuso, Sante Monachesi e Giulio Turcato.

La sua esperienza pittorica passerà poi per il Fronte Nuovo delle Arti e il Gruppo degli Otto di Lionello Venturi a descrivere una parabola fra astrattismo e realismo che lo porterà alla definizione negli anni ’50 di un informale sui generis fatto di accensioni luministiche e spaziali, quasi organiche.

Dagli anni ’60 invece, in particolare dalla seconda metà, la pittura di Corpora torna alla bidimensionalità definendosi in campiture più nette di colore il cui accennato concretismo geometrico però non concede mai alla riduzione di un piglio libertario che si articola fra i due poli dell’istinto autoriale e di una spontanea predilezione per l’auto-espressione del colore e della materia. Stima: 27.000€/30.000€.

Carla Accardi, Senza titolo, tempera alla caseina su tela, 72.5×54, 1971 – Lotto n. 93 – da meetingart.it
Carla Accardi, Senza titolo, tempera alla caseina su tela, 72.5x54, 1971
Carla Accardi, Senza titolo, tempera alla caseina su tela, 72.5×54, 1971 – Lotto n. 93 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Bella opera della trapanese Carla Accardi al lotto n. 93 “Senza titolo”. Ed negli anni ’50 che si definisce la personalità pittorica della Accardi, formatasi all’Accademia di Belle Arti di Palermo e protagonista femminile dell’avanguardia astratta romana del dopoguerra all’interno del Gruppo Forma 1.

Al 1954 risalgono le prime opere puramente astratte dell’artista, che definisce un linguaggio personale segnico che Germano Celant ha messo in relazione con il femminismo della Accardi.

Secondo Celant le prime opere segniche in bianco e nero della Accardi esprimono “una presenza che tende a staccarsi e dichiarare la sua individualità” nella ricerca di una “identità e differenza” che si accende attraverso i contrasti e la tensione generata dalla ripetizione, dalle curve, dalle diagonali, in un articolarsi quasi ‘generativo’ del tratto. Tipiche degli anni ’70 le opere optical, quale questa al lotto n. 93 “Senza titolo”, realizzate attraverso colori complementari dal contrasto acceso che accentuano la discordanza di una duplicità consustanziale alle realizzazioni dell’artista trapanese.

Da ricordare che la Accardi partecipò al movimento femminista culminato negli anni ’70 nella fondazione di Rivolta Femminile con  Carla Lonzi ed Elvira Banotti. Stima: 32.000€/36.000€.

Pippo Oriani, Cafè Oriani, tecnica mista e collage su cartone, 59×45, 1934 – Lotto n. 120 – da meetingart.it
Pippo Oriani, Cafè Oriani, tecnica mista e collage su cartone, 59x45, 1934
Pippo Oriani, Cafè Oriani, tecnica mista e collage su cartone, 59×45, 1934 – Lotto n. 120 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Pittore, scenografo e architetto Pippo (Giuseppe) Oriani nasce a Torino nel 1909. Dopo gli studi di architettura aderisce nel 1928 al gruppo futurista torinese incoraggiato da Enrico Prampolini. Fu su invito dell’amico Fillia a prendere contatto con le avanguardie europee che Oriani si trasferì a Parigi fra il 1930 ed il 1935.

In questi anni partecipa più volte alla Biennale di Venezia nel 1930, 1932, 1934, 1936 e nel 1938.

Gli anni parigini vedono l’artista impegnato su più fronti, ed anche la sua produzione artistica risente di varie influenze: da una lato le nature morte cubiste con strumenti musicali alla Severini (lotto n. 120 “Cafè”) e arlecchini picassiani, dall’altra nel 1931 l’adesione all’aeropittura nel filone idealista cosmico caldeggiato da Fillia e Prampolini. Oriani lavora poi anche al cinema realizzando sempre nel 1931 con gli scrittori Tina Cordero e Guido Martina il lungometraggio futurista Vitesse (Velocità).

Si tratta insomma di un’opera datata, degli anni migliori dell’artista torinese. Stima: 8.000€/9.000€.

Luca Alinari, Senza titolo, olio, tecnica mista e resina su tela, 80×80, 2013 – Lotto n. 154 – da meetingart.it
Luca Alinari, Senza titolo, olio, tecnica mista e resina su tela, 80x80, 2013
Luca Alinari, Senza titolo, olio, tecnica mista e resina su tela, 80×80, 2013 – Lotto n. 154 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Opera recente del fiorentino Luca Alinari (classe 1943) al lotto n. 154 “Senza titolo”. Artista autodidatta Alinari studia letteratura e filosofia.

La prima personale è del 1972 alla Galleria Michaud di Firenze con presentazione di Enrico Crispolti e opere dal sapore pop che rappresentano interni abitativi. Nel tempo gli elementi figurativi che Alinari decontestualizza tendono a popolare paesaggi fantastici e a farsi racconto; sviluppo artistico che si fa evidente nella mostra del 1984 presso i Magazzini del Sale a Siena.

Renato Barilli lo invita alla Biennale di Venezia nel 1982 e poi alla rassegna ‘Anniottanta’ a Rimini nel 1985.
Nel 1986 Alinari partecipa nella sezione ‘Emergenze nella ricerca artistica dal 1950 al 1980’ alla XI Quadriennale di Roma.

Onirismo, memoria, ricordi di fanciullezza, cromie accese e materia sono le caratteristiche della pittura di Luca Alinari. Il divertimento è un aspetto che si coglie guardando un suo quadro: divertimento a cesellare, punteggiare, stendere gli strati di colore, a rifinire le sfumature delle case, le singole parti di un aereoplano: proprio come farebbe un bambino. Al contempo c’è in Alinari l’ironia dell’uomo adulto verso la stessa, conclamata precisione nel ricordare, nel ripercorrere quasi con feticismo la propria infanzia.

Il risultato alla fine, fra i colori sgargianti, è una bellissima malinconia, quale questa al lotto n. 154. Stima: 4.000€/5.000€.

Omar Galliani, In Mantra In Petalo, matita + tempera su tavola, 50x50x7 – Lotto n. 156 – da meetingart.it
Omar Galliani, In Mantra In Petalo, matita + tempera su tavola, 50x50x7
Omar Galliani, In Mantra In Petalo, matita + tempera su tavola, 50x50x7 – Lotto n. 156 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

È forse l’abbandono estatico del non-sguardo, presente al lotto n. 156 “In Mantra In Petalo”, il soggetto più riuscito di Omar Galliani, artista emiliano di Montecchio Emilia, esponente alla fine del secolo scorso dei movimenti dell’Anacronismo e del Magico Primario.

Ritualità e armonie orientali sono consustanziali alla pittura di Galliani. Il Mantra nelle religioni indiane rappresenta il “veicolo o strumento del pensiero o del pensare” ovvero è una espressione sacra che consente di entrare in contatto con la propria spiritualità e con il mondo divino e di elevare l’adepto ad un grado superiore di purezza morale.

I Chakra, ovvero centri di energia, corrispondono a zone del corpo e sono contrassegnati dai petali del fiore di loto su cui sono riportati i singoli grafemi del Mantra.

Galliani contamina dunque la realtà e la mimesi della realtà che è l’arte con elementi di spiritualità compiendo una operazione di ri-significazione del nostro essere al mondo e insieme di nobilitazione del mezzo artistico che diviene strumento di celebrazione e riflessione del e sul presente. Stima: 4.000€/5.000€.

Giosetta Fioroni, La sorella, matita e smalto alluminio su carta, 100×70, 1969 – Lotto n. 168 – da meetingart.it
Giosetta Fioroni, La sorella, matita e smalto alluminio su carta, 100x70, 1969
Giosetta Fioroni, La sorella, matita e smalto alluminio su carta, 100×70, 1969 – Lotto n. 168 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Giosetta Fioroni è stata l’unica figura femminile a partecipare negli anni ’60 alla Scuola romana di Piazza del Popolo con Mario Schifano, Tano Festa e Franco Angeli. Uscita dall’Accademia di Belle Arti di Roma di Toti Scialoja, nel 1955 è già alla Quadriennale di Roma e nel 1956 alla Biennale di Venezia con dipinti astratti, “un’antipittura esistenziale” come la definisce Emilio Vedova.

Dopo un’esperienza parigina nel 1963 la trovi al Caffè Rosati con gli altri artisti romani che saranno l’anima del pop italiano.

I “quadri d’argento” nascono in questo contesto, nel ritrarre la malinconia di volti popolari e sconosciuti, condannati all’anonimità da una nuova cultura televisiva e massmediale che va più veloce delle reali condizioni economiche e sociali di un’Italia ancora rurale. Con queste opere la Fioroni approda alla Biennale veneziana del 1964 (la Biennale della Pop Art), invitata da Maurizio Calvesi.

La Fioroni usa immagini tratte da rotocalchi e pubblicità, le proietta sulla tela e poi ne delinea i contorni con smalto argentato.

“Warhol fa uno uso specialistico, tecnico e al tempo stesso critico della fotografia […]; mentre la Fioroni vede la fotografia con l’occhio sensibile del pittore, e soffermandosi sugli spazi vuoti che le sue contro-immagini mentali lasciano dietro di sé, sembra volerli riempire con una sfumatura di sentimento” (daV. Rubiu, Fioroni, Ceroli, Tacchi, “Marcatré”, 19-22, aprile 1966, p. 315.). Stima: 18.000€/20.000€.

Valerio Berruti, Apollo, affresco su tela di juta, 90×60, 2007 – Lotto n. 170 – da meetingart.it
Valerio Berruti, Apollo, affresco su tela di juta, 90x60, 2007
Valerio Berruti, Apollo, affresco su tela di juta, 90×60, 2007 – Lotto n. 170 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Giovane artista nato ad Alba nel 1977 Valerio Berruti si diploma al DAMS di Torino. Nel 2009 è l’artista più giovane scelto per il Padiglione Italia alla Biennale di Venezia.

Pittore, scultore, artista multimediale Berruti affronta da sempre il tema dell’infanzia, quel paradiso perduto della memoria recentemente esposto  nella mostra Paradise Lost. L’ombra, l’innocenza, il sole nero alla Galleria MarcoRossi Artecontemporanea a Milano nel 2016.

Forte nell’arte di Berruti è sicuramente la tradizione dell’arte povera torinese: un’arte sintetica e metaforica, quasi ‘concettuale’ che elimina ogni dettaglio per ridursi al perimetro, all’essenza, all’origine anche nella scelta dei materiali: il cemento, la juta, l’affresco.

Berruti attraverso i bambini affronta la condizione umana di cui rappresenta le mille sfaccettature di senso e sentimento. Al lotto n. 170 “Apollo” c’è un bimbo seduto su un sole di speranza; un bimbo che inizia a dipingere il suo mondo, che lo fa dorato, con le mani, come un grande sole. Stima: 10.000€/12.000€.

Luca Pignatelli, Angelo, olio su telone di copertura di vagone ferroviario, 170x146x4, 2013 – Lotto n. 199 – da meetingart.it
Luca Pignatelli, Angelo, olio su telone di copertura di vagone ferroviario, 170x146x4, 2013
Luca Pignatelli, Angelo, olio su telone di copertura di vagone ferroviario, 170x146x4, 2013 – Lotto n. 199 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Bellissima ed evocativa l’opera di Luca Pignatelli “Angelo” al lotto n. 199. Nato a Milano nel 1962 Pignatelli studia alla Facoltà di Architettura, influenzato dalle ricerche sul tempo e la memoria di Aldo Rossi.

La pittura di Pignatelli interseca contemporaneità e classicità, approfondisce il concetto di presenza e passaggio attraverso uno stile evocativo che impiega materiali di riuso quali i teloni di copertura dei vagoni ferroviari come nel grande lotto in asta.

Pignatelli riporta in vita i momenti, gli istanti di percezione di realtà del passato che vanno dallo sfrecciare di un treno, alla vista dello skyline di New York, alla prospettiva di una statua greca, fino all’episodio mitologico. E nella precisione non di cogliere il concetto ma l’attimo l’artista milanese cattura il simbolo, imprigionandolo, e riportando con esso in vita una particolare istanza che è perfetta come un ‘modello’ di idea.

Ogni opera di Pignatelli rappresenta in questo senso un’eternità: un’eternità resa umana e che la puoi chiamare col nome, con un identificativo quali sono le lettere seriali sui copertoni dei treni; un’eternità che puoi acchiappare con le corde appese alle tele che circostanziano l’opera alla nostra realtà. Stima: 27.000€/30.000€.

Vinicio Berti, Antagonista, idropittura e tempera vinilica su tela, 50×70, 1973-1974 – Lotto n. 225 – da meetingart.it
Vinicio Berti, Antagonista, idropittura e tempera vinilica su tela, 50x70, 1973-1974
Vinicio Berti, Antagonista, idropittura e tempera vinilica su tela, 50×70, 1973-1974 – Lotto n. 225 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Vinicio Berti è purtroppo ancora artista molto sottostimato dal mercato dell’arte. Proprio lui che fu insieme a Gualtiero Nativi, Bruno Brunetti, Mario Nuti e Alvaro Monnini il teorico e fondatore di uno dei movimenti d’avanguardia più importanti del nostro dopoguerra: l’Astrattismo Classico fiorentino.

Berti stesso traccia la sua biografia artistica nel catalogo “Vinicio Berti – Dipinti e Disegni dal 1941-1981”, Limonaia di Villa Vittoria – Palazzo dei Congressi – 16 Maggio/16 Giugno 1984 a cura di  Alessandro Lazzeri:

“[…] All’inizio sono opere classificabili in ambito di generale rinnovamento astratto-concretista europea, poi, dalla seconda metà del 1947, Berti riesce, con quadri come ‘composizione verticale’ e ‘simbolo’, a dare l’iniziale impostazione di una pittura già fuori dal limite pioneristico del primo astrattismo, del suprematismo, del costruttivismo come del concretismo. Pittura di NUOVA CLASSICITÀ che, per nuova dimensione contenutistica e formale, si trova in opposizione decisa alla vecchia classicità ancora componente di fondo malgrado a volte mascherature avanguardistiche, di tanta arte contemporanea figurativa o non figurativa […].

Dal 1950 ad oggi Berti è stato conseguente a questa linea senza mai cedere a tentazioni informali, neo-dadaiste, pop o altro, e ha proseguito nell’ampliamento delle possibilità espressive dell’astrazione classica; così con la serie ‘espansione dell’astrattismo classico’ (1951-1955), ‘cittadelle ostili’ (1955-1956), ‘brecce nel tempo’ (1956-1958), ‘avventuroso astrale’ (1959-1965), a quelle della sua recente produzione ‘cittadelle di resistenza’, ‘partenza zero’, ‘geometria volumetrica’, ‘realtà antagonista’ [lotto n. 225 “Antagonista”], ‘dal  basso in alto’, dove ancora l’atto costruttivo espressionista permane e dimostra come l’iniziale germe dell’astrazione classica, espresso col ‘simbolo’ del 1947, si sta sviluppando conseguentemente al  continuo divenire della realtà nuova”. Stima: 2.000€/3.000€.

Asta Fabiani n. 60 – 4 Giugno 2017 – Montecatini Terme, Dipinti, Disegni, Scultura e Grafica di Artisti dell’800, del ’900, Moderni e Contemporanei

L’Asta n. 60 Dipinti, Disegni, Scultura e Grafica di Artisti dell’800, del ‘900, Moderni e Contemporanei della Casa d’Aste Fabiani Arte di Montecatini Terme avrà luogo Domenica 4 giugno 2017 alle ore 15.30 in sessione unica. La TopTen di SenzaRiserva.

Paolo Masi, Senza titolo, interventi su plexiglass, 100×100, 2003 – Lotto n. 24 – da fabianiarte.com
Paolo Masi, Senza titolo, interventi su plexiglass, 100x100, 2003
Paolo Masi, Senza titolo, interventi su plexiglass, 100×100, 2003 – Lotto n. 24 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 60

Fiorentino (classe 1933) Paolo Masi ha partecipato negli anni ’60 al Gruppo di Ricerca Estetica Centro F/Uno, attivo fra il 1967 ed il 1970, con Maurizio Nannucci, Lanfranco Baldi e Auro Lecci. Il Gruppo si caratterizza per influenze teoriche di tipo programmato e allo stesso tempo sviluppa dinamiche di azione collettiva artistica indirizzate ad interventi nello spazio architettonico.

Masi è da sempre uno sperimentatore attento alla realtà: lo interessano soprattutto gli spazi percettivi aldilà dello svolgersi del segno e della ritmica del colore che pur hanno gran parte nella sua ‘pittura’.

L’artista ha usato cartoni da imballaggio, polaroid, plexiglass, tele tessute e cucite, non disdegnando tensioni concettuali provenienti dall’arte povera. Ma la realtà e la distorsione di essa è ciò che interessa all’artista vedere oltre lo studiato e razionalizzato gesto informale al lotto n. 24 “Senza titolo”.

La trasparenza del materiale (il plexiglass) assolve proprio a questo compito: rendere consapevole lo spettatore che dietro le pulsioni caotiche della vita, dietro le impressioni continuamente cangianti e che forzano le maglie della nostra razionalizzazione, c’è un mondo ‘vero’ dove dobbiamo mettere le mani e che possiamo doverosamente ma solo parzialmente conoscere. Stima: 2.000€/3.000€.

Venturino Venturi, Senza titolo, olio su cartoncino applicato su tela, 100×70, 1972
– Lotto n. 29 – da fabianiarte.com
Venturino Venturi, Senza titolo, olio su cartoncino applicato su tela, 100x70, 1972
Venturino Venturi, Senza titolo, olio su cartoncino applicato su tela, 100×70, 1972
– Lotto n. 29 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 60

Venturino Venturi nasce a Loro Ciuffenna nel 1918. Il padre, scalpellino di idee socialiste, è presto costretto a spostare la famiglia prima in Francia e poi in Lussemburgo dove Venturino frequenta scuole tecniche.

Appassionato di arte Venturino nel 1936 è nuovamente a Firenze dove studia prima all’Istituto d’Arte di Libero Andreotti e poi con Bruno Innocenti all’Accademia di Belle Arti.

“Sfida tra la libertà e il limite” ha definito il grande poeta Mario Luzi l’arte di Venturi. Perché Venturino nella scultura e nella pittura non ha partecipato a correnti (rifiutò l’invito di Fontana di aderire allo spazialismo alla fine degli anni ’40), ma meglio ha espresso tutto se stesso nella passione di vivere il reale. Astrazione e figurazione per Venturino sono aspetti inscindibili della nostra vita che non può astenersi dal ritrarre volti, modellare e toccare corpi, tracciare simboli, talvolta ermetici, rappresentare fiabe e miti.

Arte poetica e trascendentale, quasi iniziatica quando propende per la sponda astratta tracciando superfici, griglie, solidi: il ‘limite’. Come al lotto n. 29 “Senza titolo” realizzata ad olio ma come se l’artista stesse usando gli strumenti e le tecniche a lui familiari: l’incisione, la punta secca. Arte comunque lontanissima da qualsiasi altra esperienza artistica astratta italiana del dopoguerra. Stima: 2.800€/4.000€.

Piero Dorazio, La luce, olio su tela, 40×60, 1989 – Lotto n. 66 – da fabianiarte.com
Piero Dorazio, La luce, olio su tela, 40x60, 1989
Piero Dorazio, La luce, olio su tela, 40×60, 1989 – Lotto n. 66 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 60

Titolo esemplificativo di tutta la ricerca artistica di Piero Dorazio al lotto n. 66 “La luce” realizzato nel 1989.

L’estetica di Dorazio viene infatti solitamente ridotta a solo esercizio percettivo sul colore ottenuto attraverso trasparenze, ripetizioni, ritmi in grado di generare anche “luce” intesa non in senso naturalistico ma come “energia radiante”, riflesso di uno stato d’animo dell’artista.

Se è vero questo, lo è anche il fatto che fin dall’esperienza di Forma 1 fino alla fine degli anni ’40, Dorazio è stato un sostenitore di una sinergia delle arti in grado di dar vita ad un’esperienza immersiva e sinestetica.

A tal proposito è da ricordare che fra il luglio del 1966 e l’ottobre del 1969 Dorazio e Giuseppe Ungaretti lavorarono alla pubblicazione di un libretto con 20 poesie autografe del poeta di Alessandria d’Egitto e 13 litografie originali dell’artista romano, intitolato appunto “La luce”: “Già m’è nelle ossa scesa / l’autunnale secchezza, / ma, protratta dalle ombre, sopravviene infinito / un demente fulgore: la tortura segreta del crepuscolo / inabissato” (Poesia n. 14 “Giorno per giorno”). Stima: 12.000€/16.000€.

Claudio Verna, Studio, acrilico su tela, 50×50, 1968 – Lotto n. 67 – da fabianiarte.com
Claudio Verna, Studio, acrilico su tela, 50x50, 1968
Claudio Verna, Studio, acrilico su tela, 50×50, 1968 – Lotto n. 67 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 60

Nato a Guardiagrele in provincia di Chieti nel 1937, Claudio Verna intraprende studi di sociologia a Firenze negli anni ’50 dove entra in contatto con gli artisti del’Astrattismo Classico (Vinicio Berti, Gualtiero Nativi, Mario Nuti, Alvaro Monnini). Qui espone nella prima personale alla Galleria Numero nel 1960 con opere di ispirazione informale.

Dalla fine degli anni ’60 la ricerca di Verna si orienta però sempre più verso la pittura analitica e l’arte programmata: “Avvicinarsi alla pittura, oggi, significa innanzitutto liberarla dei suoi attributi ‘tradizionali’ che sono i significati simbolici, autobiografici, letterari e metaforici. Significa reinventarla, oggettivarla, allontanarla da sé, servirsene per proporre allo spettatore/fruitore una traccia per una ricerca comune, e non per offrirgli una verità che l’autore non può avere perché non esiste” e ancora

“[…] parlare di pittura significa anche precisare che questo mezzo (mezzo e non categoria dello spirito) non ha alcuna posizione privilegiata o riduttiva nei confronti di qualsiasi altro materiale. Non si può parlare di pittu­ra in astratto, ma solo in riferimento ad un particolare tipo di lavoro. I nessi logici e mentali hanno un senso, e il ragionamento una validità se spinti fino all’estremo, nel rispetto della logica interna; così, nel mio caso, riten­go che non ci sia mezzo più duttile della pittura per portare avanti un di­scorso in cui hanno tanta importanza la luce e il colore” (da Claudio Verna, Quale pittura?, “Flash Art”, n.38, Milano, 1973)

Rapporti geometrici, contrasti coloristici, tocchi di luce sono i mezzi attraverso i quali Verna instaura un dibattito nel campo d’azione del ‘quadro’ che diventa un mezzo di analisi degli elementi costitutivi del reale e della percezione. Bella opera datata 1968 di questo importante artista (alla Biennale di Venezia nel 1970, nel 1978 e nel 1980). Stima: 6.500€/9.000€.

Mario Nuti, Senza titolo, olio su tela, 100×70, 1961 – Lotto n. 78 – da fabianiarte.com
Mario Nuti, Senza titolo, olio su tela, 100x70, 1961
Mario Nuti, Senza titolo, olio su tela, 100×70, 1961 – Lotto n. 78 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 60

Il fiorentino Mario Nuti fu uno degli aderenti al Manifesto dell’Astrattismo Classico redatto dal filosofo Ermanno Migliorini con Vinicio Berti, Alvaro Monnini, Bruno Saetti e Gualtiero Nativi (1950).

Alle forme costruttiviste e alle cromie accese degli anni ’50 l’artista fa succedere nei ’60 una ricerca più materica ed espressiva legata alla gestualità informale.

La stessa caratteristica appartiene alla produzione ceramica di Nuti che negli anni ’60 prima lavora nella bottega “La Cava” presso Lastra a Signa, in provincia di Firenze, poi mette sù un laboratorio privato, dalla vita breve, con Bruno Saetti.

Opere lacerate, violentate, che sembrano voler instaurare un dialogo con una materia refrattaria e ribelle la cui presentazione assurge quasi a una lotta sintomo di un disagio. Come se l’artista denunciasse la fiducia ormai persa nelle “magnifiche sorti e progressive”, in quel sogno di razionalismo umanitario e sociale sognato con gli altri firmatari del Manifesto. Stima: 4.500€/6.500€.

Giulio Turcato, Orme, acrilico su tela, 50×70, 1970 c.a. – Lotto n. 82 – da fabianiarte.com
Giulio Turcato, Orme, acrilico su tela, 50x70, 1970 c.a.
Giulio Turcato, Orme, acrilico su tela, 50×70, 1970 c.a. – Lotto n. 82 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 60

” […] ‘Le laboriose mani di Ulisse si scorticarono allora sulle punte delle rocce, lasciando brandelli di epidermide’. La visione di Omero al quinto libro odisseico viene spontanea in mente quando il pittore Turcato narra per noi qualche simbolico episodio del suo incessante periplo […] in molte opere a cavallo fra la fine degli anni Sessanta e Settanta […] i segni sgocciolati che si stringono, si allargano, si intersecano non rappresentano un evento che esplichi la tensione, il nervosismo dell’epidermide pittorica, ne vengono viceversa quasi riassorbiti. L’uso del dripping, come nella Gommapiuma argento […] e nelle opere dal titolo Itinerari, si manifesta quale groviglio inesplicabile di un segno che si dispiega senza interruzione, talvolta si ammatassa […] e tal’altra si espande trasformandosi in Orme” (lotto n. 82 “Orme”).

Questa la bellissima introduzione di Andrea Alibrandi, Turcato e la pelle della pittura nel Catalogo della Mostra tenutasi alla Galleria “Il Ponte” di Firenze fra il 12 aprile e il 21 giugno 2003.

Giulio Turcato (Mantova, 1912) è stato uno dei protagonisti dell’arte astratta italiana. Uno dei componenti del celebre Gruppo degli Otto di Lionello Venturi: artisti (Afro Basaldella, Renato Birolli, Antonio Corpora, Mattia Moreni, Ennio Morlotti, Giuseppe Santomaso, Emilio Vedova) che per il valore stesso della parola libertà non avrebbero mai potuto ridurre l’arte in una definizione astratta o figurativa.

Arte soggettiva, arte totale è stata l’esperienza di ciascuno di loro che ha raccontato con la pittura se stesso e il mondo. Stima: 9.000€/13.000€.

Antonio Corpora, Il mare cinese, olio e smalto su tela, 65×81, 1972 – Lotto n. 83 – da fabianiarte.com
Antonio Corpora, Il mare cinese, olio e smalto su tela, 65x81, 1972
Antonio Corpora, Il mare cinese, olio e smalto su tela, 65×81, 1972 – Lotto n. 83 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 60

Antonio Corpora è stato un altro degli appartenenti, insieme a Giulio Turcato, al Gruppo degli Otto attivo fra il 1952 ed il 1954, sostenitore della cosiddetta poetica dell'”astratto-concreto” nella definizione di Lionello Venturi.

“I quadri recenti di Corpora non hanno un riferimento spaziale tanto evidente ma in essi c’è lo stesso ingorgarsi, per sprofondare o per risplendere, del colore-luce, la stessa attitudine a risolvere il mondo nel colore o, meglio, a inventare il mondo attraverso il colore. Non vi è figurazione anzi, per dirla con Carlo Argan ‘immagine paesistica’, poiché non vi esistono i simboli per trasmetterla, gli oggetti riconoscibili, ma pure il sentimento che questi oggetti ispirano è lì presente e ben riconoscibile, reso incandescente dal calore di una fantasia amorosa che non dà requie alla natura, che ne distilla la più segreta essenza” (da Cesare Vivaldi, Il colore della luce in “Corpora”, Officina Edizioni, Roma, 1971).

Al lotto n. 83 “Il mare cinese” c’è appunto questo: un richiamo se non simbolico quantomeno metaforico ad una realtà naturalistica fatta dei colori, della luce, delle impressioni dell’artista di fronte al mondo. Stima: 8.000€/12.000€.

Alvaro Monnini, Senza titolo, tecnica mista su tela, 70×50, 1961 – Lotto n. 95 – da fabianiarte.com
Alvaro Monnini, Senza titolo, tecnica mista su tela, 70x50, 1961
Alvaro Monnini, Senza titolo, tecnica mista su tela, 70×50, 1961 – Lotto n. 95 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 60

C’era anche Alvaro Monnini ad animare l’esperienza fiorentina dell’astrattismo classico. Nato a Firenze nel 1922 qui il giovane Alvaro frequenta l’Accademia di Belle Arti.

L’artista partecipa attivamente alla vita del Gruppo ma, dopo lo scioglimento, circa dalla metà degli anni ’50 inaugura “una maggiore libertà espressiva e di racconto, che permetteva di affrontare problemi anche introspettivi ed emotivi”.

Presenta le nuove opere al pubblico nel giugno del 1955 ad una collettiva tenutasi a La Strozzina, dove espone con Vinicio Berti, Bruno Brunetti, Mario Nigro, Mario Nuti e Fernando De Szyszlo.

L’artista impiega anche nuove tecniche quali gli smalti e la rasiera, prove che preludono allo sperimentalismo della fine degli anni ’60 e degli anni ’70 quando Monnini utilizza tecniche di action painting, dripping, spruzzo a bocca e maschere per la realizzazione di soggetti iconografici futuristici: opere in bilico fra spazi archetipici e industriali, tutte comunque recanti il segno di una forte personalità espressiva; qui al lotto n. 95 “Senza titolo”, ancora prettamente informale. Stima: 3.000€/4.500€.

Carlo Nangeroni, Senza titolo, olio su tela, 60×60, 1974 – Lotto n. 182 – da fabianiarte.com
Carlo Nangeroni, Senza titolo, olio su tela, 60x60, 1974
Carlo Nangeroni, Senza titolo, olio su tela, 60×60, 1974 – Lotto n. 182 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 60

Originario di New York (1922) Carlo Nangeroni segue i corsi serali dell’Accademia di Brera con Mauro Reggiani. Dal 1946 è nuovamente a New York dove entra in contatto con i protagonisti dell’action painting come Willem de Kooning e Franz Kline. Per tutti gli anni ’50 la pittura di Nangeroni è riferibile alle esperienze dell’espressionismo astratto.

Nel 1958 Nangeroni è nuovamente a Milano ed è negli anni ’60 che codifica un linguaggio geometrico proprio, derivato proprio da quelle esperienze informali che adesso abbandona. Il tipico elemento che richiama quelle esperienze nelle nuove opere sono i tracciati semi-circolari derivanti dal gesto curvo della pennellata e presente qui al lotto n. 182: “Senza titolo”.

Nangeroni cerca dunque una razionalizzazione ed un rinnovamento del linguaggio che, specialmente all’inizio degli anni ’70, si fa minimal: nei colori in particolare che tendono alla monocromia e alla scala di grigi, ma anche nella semplicità e ripetizione degli elementi di sapore analitico.

Nel 1972 l’artista è invitato alla Biennale di Venezia per la grafica. Nel 1973 alla X Quadriennale di Roma. Stima: 5.000€/8.000€.

Pippo Oriani, Spaziale – Rivelazione dello spazio, materico e olio su tela, 40×50, 1931 – Lotto n. 204 – da fabianiarte.com
Pippo Oriani, Spaziale - Rivelazione dello spazio, materico e olio su tela, 40x50, 1931
Pippo Oriani, Spaziale – Rivelazione dello spazio, materico e olio su tela, 40×50, 1931 – Lotto n. 204 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 60

Un giovanissimo Giuseppe Oriani dipinge l’opera al lotto n. 204 “Spaziale – Rivelazione dello Spazio”. Nato a Torino nel 1909 Oriani studia architettura e già nel 1928 aderisce al movimento futurista di Enrico Prampolini.

Particolarmente rara quest’opera in asta poiché testimonianza di un momento precoce e pieno di energia dell’artista le cui opere relative all’aeropittura risalgono tutte appunto al 1931.

Opera di difficile interpretazione ma quasi visione cosmica di uno spazio visto dalla navicella: “nelle velocità aeree invece mancano questa continuità e quella cornice panoramica. L’areoplano che plana si tuffa s’impenna ecc., crea un’ideale osservatorio ipersensibile appeso dovunque nell’infinito, dinamizzato inoltre dalla coscienza stessa del moto, che muta il valore e il ritmo dei minuti e dei secondi di visione-sensazione. Il tempo e lo spazio vengono polverizzati dalla fulminea constatazione che la terra corre velocissima sotto l’aeroplano immobile. Nella virata si chiudono le pieghe della visione-ventaglio (toni verdi + toni marroni + toni celesti diafani dell’atmosfera) per lanciarsi verticali contro la verticale formata dall’apparecchio e dalla terra” (dal Manifesto dell’Aeropittura del 1931). Stima: 9.500€/15.000€.