Asta Babuino – 13 Giugno 2017 – Roma, Arte Moderna e Contemporanea

La prossima Asta di Arte Moderna e Contemporanea (Dipinti, Sculture, Disegni e Grafiche) della Casa d’Aste Babuino di Roma si terrà in data 13 giugno 2017 alle ore 15.30 (lotti 1-255). La TopTen di SenzaRiserva.

Salvatore Emblema, Senza titolo, terra colorata su tela di juta, 90×110, 1968 – Lotto n. 74 – da astebabuino.it
Salvatore Emblema, Senza titolo, terra colorata su tela di juta, 90x110, 1968
Salvatore Emblema, Senza titolo, terra colorata su tela di juta, 90×110, 1968 – Lotto n. 74 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Nato a Terzigno in provincia di Napoli nel 1929 Salvatore Emblema frequenta il Liceo Artistico e l’Accademia di Belle Arti.

Emblema utilizza colori naturali della terra, le pietre e le foglie trovate alle falde del Vesuvio per realizzare le sue opere. Costretto anche da ristrettezze economiche, l’artista impiega la tela di juta, che più si confà inoltre alla visione di una pittura come rapporto sensuale, panico con la realtà.

È il 1958 quando Emblema realizza la sua prima “detessitura”. È sempre il 1958 quando Lucio Fontana esegue il primo taglio su una tela. Ma se per Fontana quel gesto è come una recisione dal reale, una proiezione nell’aldilà, per Emblema l”apertura’ del supporto è solo un modo per osservare più da vicino il mondo.

Perciò l’artista napoletano non abbandonerà mai una pittura più tradizionale che anche quando non detessuta porta il segno di un gesto puro (lotto n. 74 “Senza titolo”). Gesto memore delle esperienze dell’action painting americano, conosciuto da Emblema a New York dal 1955, e dell’esperienza suggestivamente spaziale di Rothko che affronta la terza dimensione attraverso la giustapposizione frontale e violenta del colore. Stima: 8.000€/10.000€.

Tano Festa, Sparta, acrilico, coriandoli e scotch su tela, 200×151, 1982 – Lotto n. 84 – da astebabuino.it
Tano Festa, Sparta, acrilico, coriandoli e scotch su tela, 200x151, 1982
Tano Festa, Sparta, acrilico, coriandoli e scotch su tela, 200×151, 1982 – Lotto n. 84 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Opera museale per qualità e dimensioni (200×151), della serie dei “coriandoli”, di Tano Festa al lotto n. 84 “Sparta”.

Noto per essere uno degli iniziatori della Scuola romana di Piazza del Popolo con Mario Schifano e Franco Angeli, Festa è stato forse l’artista più concettuale del gruppo e probabilmente anche il più originale.

Tano Festa negli anni ’60 trasforma l’arte pop americana in arte popolare attraverso una riflessione sull’immagine che rielabora il nostro patrimonio culturale (celebre a questo proposito la serie “Da Michelangelo”): “quello che noi facevamo era popolare, non pop. Gli americani erano pop artist perché raffiguravano oggetti di consumo veri e propri come simboli artistici da cui trarre l’ispirazione. Noi italiani siamo stati popular perché siamo riusciti, viceversa, a consumare l’arte stessa con le citazioni e le estrapolazioni, come quelle fatte da me sui frammenti michelangioleschi del Giudizio Universale”.

Gli anni ’80 però sono un periodo ancora da riscoprire dell’artista romano, decennio in cui Festa esprime forse nel modo migliore una tensione lirica che riesce a formalizzare e imprigionare non ricorrendo a simboli né ad alcuna mediazione ma rappresentando l’essenza stessa della poesia.

Perché nei “coriandoli” l’artista coglie ed eterna un attimo. Non si tratta più di guardare le nubi, di ritagliare cieli da una finestra: opere in cui si sente l’attesa o al massimo l’estatica quiete ma mai si fotografa un’esplosione. Come avviene invece qui, a “Sparta”, lotto n. 84, in un gesto colorato, verso il cielo, in un’ora che è per sempre. Stima: 15.000€/20.000€.

Franco Angeli, Ricordo d’infanzia, tecnica mista su carta intelata, 70×100, 1959 – Lotto n. 85 – da astebabuino.it
Franco Angeli, Ricordo d’infanzia, tecnica mista su carta intelata, 70x100, 1959
Franco Angeli, Ricordo d’infanzia, tecnica mista su carta intelata, 70×100, 1959 – Lotto n. 85 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Franco Angeli, altro rappresentante della Scuola di Piazza del Popolo, compie sul piano semantico la stessa operazione meta-culturale di Tano Festa. Lo fa però decontestualizzando, invece che ‘icone’ della nostra storia culturale come Festa, simboli che appartengono alla storia sociale e politica dell’Italia del dopoguerra.

Nato nel 1935 a Roma da genitori socialisti, Angeli è costretto ad una infanzia vissuta da sovversivo. Perde prestissimo i genitori; è testimone negli anni di guerra della tragica esperienza del bombardamento di San Lorenzo.

S’interessa all’arte da audodidatta a partire dal 1955. Frequenta il Bar Rosati. Conosce Mario Schifano e Tano Festa e con loro espone alla Galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis e alla Galleria La Salita.

“I miei primi quadri sono la testimonianza del contatto quotidiano con la strada. Vidi i ruderi, le lapidi, simboli antichi e moderni come l’aquila, la Svastica, la Falce e Martello, obelischi, statue, lupe romane, sprigionare l’energia sufficiente per affrontare l’avventura pittorica”.

Crea ‘simboli di simboli’ Angeli e così facendo li reinterpreta attraverso il gesto pittorico, con accostamenti tematici, soluzioni formali e tecniche che sempre si accompagnano ad un segno doloroso di storia personale (lotto n. 85 “Ricordo d’infanzia”). Stima: 6.000€/8.000€.

Roberto Crippa, Senza titolo, sughero, collage e tecnica mista su tavola, 60×77, anni ’70 – Lotto n. 112 – da astebabuino.it
Roberto Crippa, Senza titolo, sughero, collage e tecnica mista su tavola, 60x77, anni ’70
Roberto Crippa, Senza titolo, sughero, collage e tecnica mista su tavola, 60×77, anni ’70 – Lotto n. 112 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

I “sugheri” (lotto n. 112) di Roberta Crippa rappresentano l’ultima stagione artistica dell’artista di Monza che muore a Bresso il 19 marzo del 1972 in un incidente di volo acrobatico, disciplina che Crippa praticava da professionista.

Si tratta di landscape che l’artista realizza con sugheri, carte veline plastificate, colori e che ben rappresentano tutto il suo percorso artistico fino dall’adesione allo spazialismo di Lucio Fontana nel 1951.

La ricerca spaziale di Crippa infatti non arriverà mai al concettuale, al massimo al simbolico, al metaforico. La pittura dell’artista di Monza riguarda sempre la materia, la realtà, ciò che l’uomo Crippa vede e ama. C’è il volo nelle sue opere ma non si tratta di ‘volo pindarico’, piuttosto di visioni di un futurismo della velocità; c’è la soggettivazione ‘egoica’ della percezione oggettivata; il desiderio di volontà di esperienza, azione, presenza dell’uomo nel mondo. Stima: 2.000€/2.500€.

Antonio Corpora, Senza titolo, olio su tela, 50×70, 1957 – Lotto n. 116 – da astebabuino.it
Antonio Corpora, Senza titolo, olio su tela, 50x70, 1957
Antonio Corpora, Senza titolo, olio su tela, 50×70, 1957 – Lotto n. 116 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Nato a Tunisi da genitori italiani nel 1909 Antonio Corpora frequenta l’Ecole des Beaux Arts di Tunisi. Nel 1930 è a Firenze dove continua gli studi con Felice Carena. Insoddisfatto di questi insegnamenti e desideroso di aprirsi alla cultura europea nel 1931 è a Parigi. Già fra il 1934 ed il 1937 realizza opere astratte e frequenta gli ambienti ‘astrattisti’ milanesi della Galleria del Milione (Fontana, Reggiani, Soldati).

Dal 1945 Corpora è stabilmente a Roma dove promuove il gruppo neo-cubista. Nel 1948 alla Biennale di Venezia vince il ‘Premio dei Giovani’ come uno dei rappresentanti del Fronte Nuovo delle Arti. Nel 1952 è di nuovo alla Biennale veneziana con 10 opere, come per ciascuno degli artisti partecipanti al Gruppo degli Otto di Lionello Venturi, artisti che cercano una conciliazione fra arte astratta e realismo.

Luminismo e colorismo sono i cardini della pittura di Corpora della seconda metà degli anni ’50. “Nel mio astrattismo, mai ligio alle regole, da tempo è intervenuta la luce intesa come dimensione spaziale” afferma Corpora nel celebre Questionario pubblicato in T. Sauvage, Pittura italiana del dopoguerra, Milano 1957, pp. 317 – 318. E ancora: “la luce non è mai sovrapposizione, ma un volume, un corpo vibrante, e le masse scure hanno una dimensione e un peso eguale alle masse chiare”.

Come se l’artista guardasse la realtà in movimento da dietro uno schermo forato e ne cogliesse in ogni opera un istante diverso, più o meno sfocato ma sempre soggetto ad un momento di emotività (lotto n. 116 “Senza titolo”). Stima: 7.000€/9.000€.

Nikos Kessanlis, Sun, tecnica mista su cartone, 49.5×79.5, 1956 – Lotto n. 130 – da astebabuino.it
Nikos Kessanlis, Sun, tecnica mista su cartone, 49.5x79.5, 1956
Nikos Kessanlis, Sun, tecnica mista su cartone, 49.5×79.5, 1956 – Lotto n. 130 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Nikos Kessanlis nasce a Salonicco nel 1930. Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Atene.

Dal 1955 al 1959 è in Italia dove è uno dei rappresentanti dell’arte informale e dell’espressionismo astratto. Kessanlis si trasferisce in Italia nel 1955 per seguire un corso sulla pittura murale ed il restauro all’Istituto Centrale del Restauro di Roma.

A Roma nel 1957 Kessanlis tiene una personale alla Galleria L’Obelisco con opere materiche dalla forte impronta gestuale, di cui questa al lotto n. 130 “Sun” potrebbe benissimo aver fatto parte.

Nelle opere del periodo italiano l’artista greco non sembra estraneo alle coeve ricerche degli astrattisti romani del Gruppo degli Otto con soggetti che non trascendono mai del tutto il dato reale, plasmato e rielaborato con una potenza ed un dinamismo espressionista che rompe, con la vivacità dei colori della penisola ellenica, il più cupo e ‘problematico’ informale italiano del dopoguerra.

In seguito, a Parigi, fece parte del gruppo dei Nouveaux Realistes di Pierre Restany; nella seconda metà degli anni ’60 fu uno dei fondatori della Mec-Art. Alla Biennale di Venezia nel 1988. Stima: 2.500€/3.000€.

Michele Cascella, Paesaggio, olio su tela, 40×60, 1982-1984 – Lotto n. 182 – da astebabuino.it
Michele Cascella, Paesaggio, olio su tela, 40x60, 1982-1984
Michele Cascella, Paesaggio, olio su tela, 40×60, 1982-1984 – Lotto n. 182 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Esponente del paesaggismo crepuscolare italiano, Michele Cascella nasce ad Ortona nel 1892. Impara a dipingere da autodidatta, in famiglia, dove il padre Basilio ed i fratelli sono anch’essi pittori.

Fra il 1928 ed il 1942 partecipa costantemente alla Biennale Veneziana, dove nel 1948 gli viene dedicata sala personale.

Un percorso opposto a quello di ogni estetica futurista (futuristi che Cascella aveva conosciuto nel 1910 a Milano) ed ogni trionfalismo; un rifiuto esistenziale a continuare una tradizione culturale non sentita come propria potrebbe essere definita la parabola artistica di Michele Cascella. Gli artisti come i poeti crepuscolari rifiutano la modernità, si crogiolano nella malinconia, amano “le piccole cose di pessimo gusto”, la tranquillità, le semplici cose quotidiane.

La pittura di Cascella è questo: uno spleen dai toni dimessi, fra campagna, vedute e paesaggio (lotto n. 182 “Paesaggio”), che reca in sé i toni lirici del post-impressionismo e del divisionismo conosciuti a Parigi fin dal 1909. Il ritratto di un mondo perduto e fatato che ancora non ha dismesso la propria ‘modernità’. Stima: 2.800€/3.200€.

Felice Carena, Natura morta, olio su tela, 60.5×60.5, 1919 – Lotto n. 186 – da astebabuino.it
Felice Carena, Natura morta, olio su tela, 60.5x60.5, 1919
Felice Carena, Natura morta, olio su tela, 60.5×60.5, 1919 – Lotto n. 186 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Torinese, classe 1879, Felice Carena studia all’Accademia Albertina dove è allievo di Giacomo Grosso. Dal 1906 è a Roma dove partecipa alla vita artistica della capitale. Nel 1909 e nel 1912 è già alla Biennale di Venezia, presenza con la quale chiude il primo ciclo di opere di ispirazione simbolista.

Intanto l’artista guarda con interesse alle esperienze della Secessione ispirandosi in particolare alla pittura di Matisse e Cézanne.

Nelle opere di questi anni, come questa al lotto n. 186 “Natura morta”, forte è particolarmente l’influenza di Cézanne nella ricerca fauve e nel costruttivismo dei volumi realizzati con un vibrante e riuscitissimo plasticismo che preannuncia quel ‘realismo’ poetico che caratterizzerà la stagione di poco successiva.

Nel corso degli anni il segno di Carena si farà sempre più compendiario, i colori pastosi e materici ed il segno maggiormente espressionista, in particolare nell’ultimo ventennio della sua esistenza trascorso nell’amata Venezia a partire dal dopoguerra.

Dal 1924 al 1945 Felice Carena fu docente all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Stima: 5.000€/7.000€.

Fabrizio Clerici, Isola dei morti, tempera su carta intelata, 64×88 – Lotto n. 195 – da astebabuino.it
Fabrizio Clerici, Isola dei morti, tempera su carta intelata, 64x88
Fabrizio Clerici, Isola dei morti, tempera su carta intelata, 64×88 – Lotto n. 195 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Pittore e scenografo, Fabrizio Clerici nasce a Milano nel 1913. Compie gli studi a Roma dove si laurea alla Scuola Superiore di Architettura nel 1937.

Inquietudini surreali e un clima prettamente metafisico (da ricordare che Clerici fu amico di Giorgio De Chirico) abitano le opere dell’artista milanese. Opere che rappresentano spessissimo paesaggi onirici collocati in una spazialità e in un tempo indefiniti.

Poiché la memoria culturale, storica, personale, intrisa di riferimenti ed intertestualità, anima la pittura e l’arte di Fabrizio Clerici.

È verso la fine della sua lunghissima carriera artistica, esattamente fra il 1974 ed il 1985, che Clerici realizza diverse e numerose versioni dell'”Isola dei Morti” di Arnold Böcklin. La prima, bellissima, è del 1974 “Latitudine Böcklin” e rappresenta due isole: una in lontananza, come qui al lotto n. 195 “Isola dei morti” ed una replica più vicina, in medio piano, fluttuante in aria a mezza altezza, dopo aver lasciato un grosso cratere nella terra da cui si è distaccata.

L’artista rielabora dunque in queste opere il significato dell’originale accentuandone il sapore metafisico e amplificando quella sensazione che Böcklin stesso descrisse come “un’immagine onirica: essa deve produrre un tale silenzio che il bussare alla porta dovrebbe fare paura”. Stima: 3.000€/4.000€.

Fausto Pirandello, Nudo di dolente, olio su cartone, 51×72.5, 1948 – Lotto n. 201 – da astebabuino.it
Fausto Pirandello, Nudo di dolente, olio su cartone, 51x72.5, 1948
Fausto Pirandello, Nudo di dolente, olio su cartone, 51×72.5, 1948 – Lotto n. 201 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Nato a roma nel 1899 Fausto Pirandello fu il terzogenito di Luigi Pirandello. Negli anni ’20 è allievo di Felice Carena e frequenta lo scultore Arturo Martini presso Anticoli Corrado nella Valle dell’Aniene, all’epoca cittadina dalla fervente vita artistica e culturale.

Nel 1926 Pirandello partecipa alla sua prima Biennale di Venezia. Negli anni ’30 a Roma è nel gruppo della cosiddetta Scuola romana di Via Cavour con Giuseppe Capogrossi, Emanuele Cavalli e Roberto Melli, artisti di indirizzo espressionista (lotto n. 201: “Nudo di dolente”), all’interno del quale la pittura di Pirandello percorre la corrente dei ‘tonalisti’.

Nel dopoguerra l’artista partecipa al dibattito fra astrattisti e realisti. Pirandello cerca una conciliazione: “è molto sintetico e nello stesso tempo abbandonato alla natura, è astratto e concreto, e soprattutto grandioso” chiosa il critico d’arte Lionello Venturi nel 1954. Stima: 10.000€/15.000€.

Asta Il Ponte (n. 397) – 13 Giugno 2017 – Milano, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta di Arte Moderna e Contemporanea (n. 397) della Casa d’Aste Il Ponte di Milano si terrà in data 13 giugno 2017 nella sede di Palazzo Crivelli, via Pontaccio 12. La prima tornata è prevista per le 10.30 (dal lotto 1 al lotto 135), la seconda alle 15.30 (dal lotto 136 al lotto 274). La TopTen di SenzaRiserva.

Marcello Lo Giudice, Blu ramatuelle, pigmenti e olio su tela, 140×140, 2007 – Lotto n. 110 – da ponteonline.com
Marcello Lo Giudice, Blu ramatuelle, pigmenti e olio su tela, 140x140, 2007
Marcello Lo Giudice, Blu ramatuelle, pigmenti e olio su tela, 140×140, 2007 – Lotto n. 110 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 397

Marcello Lo Giudice nasce a Taormina nel 1957. Compie gli studi frequentando l’Accademia di Belle Arti di Venezia e laureandosi in geologia a Bologna.

Non a caso Lo Giudice è stato definito da Pierre Restany “pittore tellurico”. Gli studi di geologia e l’osservazione dei minerali al microscopio hanno infatti assai influenzato la sua pittura che solo apparentemente è informale.

L’artista siciliano si ispira a De Kooning, a Pollock e di conseguenza si esprime con movenze che ricordano quelle gestuali dell’espressionismo astratto, ma la sua è una pittura meno personale e più ‘viscerale’. Come se la potenza e la magnificenza dei suoi colori ed il fiorire in mille forme della materia fosse il prodotto della meraviglia non del pittore ma della terra stessa.

Ramatuelle (lotto n. 110 “Blu ramatuelle”) è un comune del sud della Francia nella zona Provenza-Alpi-Costa Azzurra. Situato su un fianco dei Monti Paillas, il paese domina la baia di Pampelonne e la sottostante pianura, in uno scenario coloristico magnifico, tanto da battezzare un blu con il suo nome, fra vigneti e l’orizzonte marino.

Marcello Lo Giudice è stato invitato alla Biennale di Venezia nel 2009 e nel 2011. Stima: 20.000€/30.000€.

Filippo De Pisis, Natura morta con bottiglia e carciofo, olio su cartone, 42.1×52.2, 1931 – Lotto n. 130 – da ponteonline.com
Filippo De Pisis, Natura morta con bottiglia e carciofo, olio su cartone, 42.1x52.2, 1931
Filippo De Pisis, Natura morta con bottiglia e carciofo, olio su cartone, 42.1×52.2, 1931 – Lotto n. 130 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 397

Luigi Filippo Tibertelli de Pisis è stato uno dei più grandi interpreti della pittura italiana della prima metà del ’900.

Nato a Ferrara nel 1896, qui conobbe nel 1915 i pittori metafisici: Giorgio De Chirico, Alberto Savinio e Carlo Carrà dai quali le sue prime prove furono fortemente influenzate. La prima personale dell’artista fu infatti promossa da De Chirico alla Galerie au Sacre du Printemp a Parigi nel 1926.

Fu a Roma fra il 1920 ed il 1924, poi a Parigi (1925-1939), a Londra (con due viaggi nel 1935 e 1938), a Milano (1940-43) e infine a Venezia (1943-1949).

In particolare dal periodo parigino la sua tecnica tende sempre più a farsi ‘impressionistica’, veloce, nervosa, con leggera imprimitura di colore sulla tela e una grande libertà e leggerezza di movimento ancora non così accentuata al lotto n. 130 “Natura morta con bottiglia e carciofo” più vicina al rigore metafisico del Group des Sept parigino: il gruppo composto dai fratelli De Chirico, Mario Tozzi, Renato Paresce, Massimo Campigli e Gino Severini.

Come ben scrive Daniela De Angelis in de Pisis, gli anni di Parigi 1925-1939, a cura di Giuliano Briganti, Galleria dello Scudo, Verona, 13 dicembre 1987 – 31 gennaio 1988, catalogo della mostra: “la definizione precisa degli spazi raffigurati è come annullata da un’immediatezza che tutto confonde [e che] esprime il disagio esistenziale e la solitudine del testimone contemporaneo”. Stima: 8.000€/10.000€.

Manlio Rho, Composizione, olio su tela, 75.5×51.3, anni ’40 – Lotto n. 148 – da ponteonline.com
Manlio Rho, Composizione, olio su tela, 75.5x51.3, anni ’40
Manlio Rho, Composizione, olio su tela, 75.5×51.3, anni ’40 – Lotto n. 148 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 397

Una bella “Composizione” degli anni ’40 dell’astrattista comasco Manlio Rho al lotto n. 148. Le opere di Rho sono fra le prime testimonianze, negli anni ’30 di arte astratta in Italia.

Il Gruppo degli astrattisti, che si ispira alle esperienze geometrico costruttiviste dei suprematisti russi, di Kandinskji e Malevic, vede la partecipazione degli architetti Giuseppe Terragni e Alberto Sartoris. Del gruppo fanno poi parte il pittore Mario Radice e, tra gli altri, Aldo Galli, Carla Prina e Carla Badiali.

Rho fu tra i promotori, nel 1938, del gruppo “Valori primordiali” e nel 1940 firmò il Manifesto del gruppo primordiali futuristi Sant’Elia, fondato da Filippo Tommaso Marinetti e dal filosofo Franco Ciliberti.

Tali Gruppi tentavano, nel clima di repressione fascista contro l'”arte degenerata”, di difendere le istanze moderniste sotto l’egida di intellettuali ‘di regime’, quali Marinetti, che ne dessero una formale giustificazione (futurista e/o razionalista).

La ricerca di “un tempo e uno spazio assoluti […] di un’atmosfera mitica trascendente il costume e le mode intellettuali” caratterizza gli intenti di “Valori primordiali” come scrive Ciliberti in Sul primordiale in “Valori primordiali”, a. I, vol. 1, Orientamenti sulla creazione contemporanea, febbraio 1938, p. 25. Definizione consona a spiegare la percezione d’armonia spazio-temporale comunicata dal lotto in asta. Stima: 12.000€/16.000€.

Carla Badiali, Composizione n. 14, tempera su tavola, 79.5×60, 1934-1935 – Lotto n. 157 – da ponteonline.com
Carla Badiali, Composizione n. 14, tempera su tavola, 79.5x60, 1934-1935
Carla Badiali, Composizione n. 14, tempera su tavola, 79.5×60, 1934-1935 – Lotto n. 157 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 397

Altra protagonista del Gruppo degli astrattisti comaschi, Carla Badiali, al lotto n. 157 “Composizione n. 14”.

Nata Novedrate nel 1907, la Badiali trascorre l’infanzia in Francia, a Saint-Etienne, per poi tornare a Como per completare gli studi tessili presso la scuola del Setificio. Per tutta la vita infatti lavorò nell’ambito della tessitura producendo disegni per stampe tessili.

Fu l’unica donna ad esporre alla Biennale di Venezia del 1942.

Dopo un inizio figurativo in stile novecentista all’inizio degli anni ’30, le prime prove astratte della Badiali possono essere fatte risalire al 1933. I tratti peculiari della pittura della Badiali sono riscontrabili in particolare nelle prime opere come questa in asta, dove l’artista introduce caratteristiche innovative quali l’uso della linea curva, la sfumatura, la trasparenza, la sovrapposizione; caratteristiche che saranno riprese dagli altri artisti del Gruppo solo negli anni ’50 (Rho, Radice).

Opera dalla fortissima impronta architettonica tridimensionale, dove i piani rimandano a spazi concreti, quasi l’opera fosse una sezione di un edificio vissuto, futuristico, con dinamismi plastici che si articolano attorno a strutture portanti e che contemplano la collocazione delle luci, degli arredamenti. Stima: 25.000€/35.000€.

Renato Paresce, Natura morta, olio su tela, 81×65, 1926 – Lotto n. 157 – da ponteonline.com
Renato Paresce, Natura morta, olio su tela, 81x65, 1926
Renato Paresce, Natura morta, olio su tela, 81×65, 1926 – Lotto n. 157 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 397

Renato Paresce non ha ancora avuto dal mercato il riconoscimento dovuto per essere stato uno dei Les Italiens de Paris, il gruppo di artisti che negli anni ’20 a Parigi ‘inventava’ la pittura moderna italiana.

Originario della Svizzera (nasce nel 1886 a Carouge), Paresce trascorre l’adolescenza a Firenze dove studia materie scientifiche. Successivamente si laurea in fisica a Palermo. Pratica intanto la pittura da autodidatta, formandosi anche attraverso la frequentazione dell’ambiente culturale e artistico parigino dove soggiorna a partire dal 1912.

Dopo la guerra, fra il 1925 ed il 1930 è nuovamente a Parigi. La sua pittura alterna opere paesaggistiche en plein air a nature morte d’ispirazione post-cubista caratterizzate però da un sempre più accentuato richiamo alle armonie e alle tonalità classiche dei primitivi toscani del ’400 (lotto n. 157 “Natura morta”).

Scrive Michela Parolini riguardo al periodo parigino dell’artista: “Intorno al 1925 l’artista si trasferisce a Parigi lasciando progressivamente la fisica per la pittura. In questo momento anche L’école de Paris perde la sua connotazione più vera di eclettismo autentico; si diffonde il ‘ritorno all’ordine’ caratterizzato da un’iconografia più tradizionale tendente al recupero della realtà e ciò avviene anche a livello internazionale. [L’opera di Paresce] si rifà, infatti, al Realismo di tradizione italiana, che si esprime con una resa della realtà precisa, curata nei particolari, il cui scenario tuttavia appare immobile e incantato” (da Omaggio a Renato Paresce (1886-1937) in “René Paresce. Un’Italiano a Parigi, Opere dalla collezione del Banco Popolare”, Bergamo, 10 – 30 maggio 2014, Palazzo Storico Credito Bergamasco, a cura di Michela Parolini Angelo Piazzoli, 2014, p. 12).

Per capire invece la ricerca pittorica dell’artista di origine svizzere è rivelatore quanto Paresce scrive in una lettera all’amico Camagna nel 1934: “penso che la fotografia è una meravigliosa invenzione; e siccome le donne brutte non devono mettersi in capo di far concorrenza alle belle, così la pittura non deve proporsi di far concorrenza alla fotografia […] il colore, secondo me, ha solo valore se è il colore del pittore e non della natura […] l’artista deve inventare, ed inventare vuol dire lavorar di fantasia” (da R. Paresce, Lettera a Camagna, in “R. Ferrario, Pittore di paesaggi fantastici. Le opere della collezione Factorit 1909-1936”, Torino 1999, p. 132).

Nel 1926, anno di realizzazione dell’opera in asta, Paresce partecipa con tre opere alla prima “Mostra di Novecento Italiano” presso il Palazzo della Permanente di Milano. Stima: 14.000€/16.000€.

Igor Mitoraj, Stella, scultura in bronzo, 71x83x38, e/a di 6 es., 1985 – Lotto n. 164 – da ponteonline.com
Igor Mitoraj, Stella, scultura in bronzo, 71x83x38, e/a di 6 es., 1985
Igor Mitoraj, Stella, scultura in bronzo, 71x83x38, e/a di 6 es., 1985 – Lotto n. 164 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 397

Opera elegante e sensuale “Stella” del grande scultore polacco Igor Mitoraj al lotto n. 164. Nato nel 1944, Mitoraj studia pittura a Cracovia con Tadeusz Kantor. Prosegue gli studi a Parigi dove si afferma nella scultura, scoperta durante un viaggio in Messico, a partire dal 1974.

Dal 1983 ha lavorato a Pietrasanta in Toscana dopo la scoperta dei meravigliosi marmi con i quali forgiare le sue opere. Opere che utilizzano terracotta, bronzo e appunto il marmo di Carrara.

Il riferimento immediato della scultura di Mitoraj è ai modelli plastici del mondo classico, ma guai a parlare di neoclassicismo.

Mitoraj propone una lettura post-moderna della nostra memoria artistica che non ripercorre ma invece rielabora e ricontestualizza. Se nella scultura classica si celebra l’armonia e la perfezione ideale umana, in un confine incerto fra uomini e dei che hanno stesse virtù e vizi, nelle sue opere l’artista polacco celebra, talvolta ironicamente, la frattura del mondo contemporaneo verso quel passato di cui ci fa percepire le aspirazioni, la perfezione, la bellezza potente e prepotente, ma dimidiata.

Scissure e fratture che si fanno più profonde quanto più distanti e incomunicabili sono diventati il mondo della ragione e quello dello spirito nella società contemporanea. Stima: 25.000€/35.000€.

Mario Schifano, Orizzonte, smalto e acrilico su tela, 100×200, 1987 – Lotto n. 191 – da ponteonline.com
Mario Schifano, Orizzonte, smalto e acrilico su tela, 100x200, 1987
Mario Schifano, Orizzonte, smalto e acrilico su tela, 100×200, 1987 – Lotto n. 191 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 397

Opera museale di Mario Schifano, il pittore romano protagonista della Scuola di Piazza del Popolo e della pop art italiana, al lotto n. 191 “Orizzonte”, smalto e acrilico su tela del 1987, di dimensioni importanti (1 metro x 2 metri).

Che cosa ci sia di pop in opere come questa in asta è qualcosa che si può capire solo conoscendo il percorso artistico dell’artista romano.

Dai primi anni ’60 Schifano rielabora l’arte popolare americana, prima facendo suoi quei simboli (“Esso”, “Coca-Cola”) del capitalismo e della comunicazione mass-mediale oggetto di decontestualizzazione ironica di quella cultura. Lo fa con una gestualità tutta sua, da artista sensibile e passionale, con le movenze e la forza di un action painter.

Negli anni ’70 invece sarà la volta dei “Paesaggi TV”, di quella comunicazione cioè che è non tanto il simbolo di un vissuto commerciale, ma di una realtà quotidiana personale sia la veduta di un immagine prodotta dal tubo catodico oppure un vero paesaggio.

Perché è negli anni ’80 che Schifano ci fa capire che il vero mondo perduto, l’oggetto della nostra memoria sono le cose reali, gli elementi magici e primordiali: i campi di grano, la frutta, i gigli d’acqua, le nostre case, i giocattoli, i pesci, le biciclette, un'”orizzonte” che ormai guardiamo e diamo per scontati non distinguendo più apparenza ed essenza. Stima: 10.000€/15.000€.

Pietro Consagra, Colloquio duro, scultura in bronzo su base di legno, 83.8x66x8.9, 1958 – Lotto n. 194 – da ponteonline.com
Pietro Consagra, Colloquio duro, scultura in bronzo su base di legno, 83.8x66x8.9, 1958
Pietro Consagra, Colloquio duro, scultura in bronzo su base di legno, 83.8x66x8.9, 1958 – Lotto n. 194 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 397

Nato a Mazara del Vallo nel 1920, Pietro Consagra studia all’Accademia di Belle Arti di Palermo. Nel 1944 è a Roma dove, nel 1947, partecipa al Gruppo astrattista Forma 1.

I “Colloqui” degli anni ’50 sono il vertice più alto cui è arrivata la scultura dell’artista siciliano. Dopo i primi anni in cui Consagra non ha ancora superato la visione tridimensionale dell’oggetto artistico e si cimenta in opere totemiche ispirate al verticalismo di Brancusi, è con i “Colloqui” che Consagra introduce nella sua scultura il concetto di “frontalità”. La necessità cioè di un punto di vista sulla realtà che ‘costringa’ a una comunicazione, anche conflittuale (lotto n. 194 “Colloquio duro”).

Presente alla Biennale di Venezia del 1952, 1954, 1956 e 1960 (con primo premio). Il 1958, anno di esecuzione dell’opera in asta, è l’anno della grande antologica personale a Bruxelles al Palais des Beaux-Arts.

Pur nella bidimensionalità la spazialità è la vera protagonista delle opere di Pietro Consagra: si tratta di una spazialità che si condensa tutte nelle crepe, nelle spaccature. Una spazialità che trattiene tutta la sua forza drammatica nella visione di una realtà, spingendo l’uomo ad interagire col mondo.

L’architettura fu infatti uno dei sogni ideali e dei progetti da realizzare di Consagra che non solo teorizzò “le città frontali”. Si pensi alle famose sculture-installazioni “Stella” e “La città di Tebe” simbolo della ricostruzione di Gibellina, nella valle del Belice. Stima: 25.000€/35.000€.

Irma Blank, Radical Writings, Schrifzug=Atemzug, olio su tela, 160×160, 1994 – Lotto n. 258 – da ponteonline.com
Irma Blank, Radical Writings, Schrifzug=Atemzug, olio su tela, 160x160, 1994
Irma Blank, Radical Writings, Schrifzug=Atemzug, olio su tela, 160×160, 1994 – Lotto n. 258 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 397

Nata a Celle nel 1934, di origini tedesche, Irma Blank ha creato vere e proprie esperienze visuali che riflettono il confine fra segno e scrittura.

“Il mio ambito di ricerca è la lingua, la scrittura, la parola e il verbo, metto l’accento sul fare. Cosa faccio di questa scrittura? la riduco a segno, ritorno alla Ur-form, alla forma primaria, al primo impulso, al segno prelinguistico […] Il mio riferimento è la scrittura, la lingua, la parola. La parola sofferta. La parola negata.

Se da un lato eliminare il significato convenzionale è il tema centrale della mia ricerca, dall’altro riduco, semplifico il processo esecutivo. Nelle Eigenschriften e nelle Trascrizioni mimavo il gesto scritturale, partendo dall’ieri, attraversando l’oggi e indicando il domani, il gesto scritturale è il legame tra i tempi, il filo, il filo della vita. Poi man mano riduco; il segno scritturale diventa pura estensione, tensione fra inizio e fine. Comunicazione è tensione. È lo sguardo che guida l’analisi, captare qualcosa d’imprecisabile dentro il più profondo dell’io; registrare la tensione, il viaggio virtuale fra “l’io e il tu” e il rapporto con e fra gli altri, la dinamica della comunicazione nel mondo” (da Irma Blank, Elogio del nulla di Nicola Trezzi in “Flash Art”, n. 319).

Il ciclo dei “Radical Writings” (lotto n. 258 “Radical Writings, Schrifzug=Atemzug”) si colloca nella produzione anni ’90 della Blank, opere in cui l’artista esamina le potenzialità del segno, attraverso movimenti a senso unico che partono dal centro di massa dell’artista stessa per muoversi nello spazio.

A proposito di questo ciclo ha affermato l’artista: “Ogni lavoro ha un inizio e una fine, che è il margine fisico del supporto. Scrivo sempre da sinistra a destra. Poi, quando ho due pagine, rivolgo la tela, così che il colore si fonde e si ottiene l’ombra al centro. Ogni lavoro è una pagina dell’intero libro” (da Luca Lo Pinto, “Blank Conversation,” in Irma Blank: Breath Paintings, Roma, CURA.BOOKS, 2015)

La Blank ha partecipato a Documenta 6 a Kassel nel 1977; alla Biennale di Venezia nel 2001. Stima: 40.000€/60.000€.

Alighieri Boetti, Segno – disegno, penna a sfera su cartoncino applicato su tela, 100×140 (dittico), 1983 – Lotto n. 269 – da ponteonline.com
Alighieri Boetti, Segno - disegno, penna a sfera su cartoncino applicato su tela, 100x140 (dittico), 1983
Alighieri Boetti, Segno – disegno, penna a sfera su cartoncino applicato su tela, 100×140 (dittico), 1983 – Lotto n. 269 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 397

“Ecco che mi ritrovo a parlare sempre di questo concetto del doppio, che è poi un soggetto che, come dicono i critici, percorre tutto il mio lavoro.

Il fatto è che ci ritroviamo di fronte ad una realtà naturale, è incontrovertibile che una cellula si divida in due, poi in quattro e così via, che noi abbiamo due gambe, due braccia e due occhi e così via, che lo specchio raddoppi le immagini, che l’uomo abbia fondato tutta la sua esistenza su una serie di modelli binari, compresi i computer, che il linguaggio proceda per coppie di termini contrapposti, come quelli che citavo sopra, ordine e disordine, segno e disegno etc. è evidente che questo concetto della coppia è uno degli archetipi fondamentali della nostra cultura, e l’atto di prendere un foglio e strapparlo in due creando così una coppia, in apparenza così semplice, è pur sempre un fatto abbastanza miracoloso, in definitiva. (da Alighiero e Boetti, “Dall’oggi al domani”, a cura di Sandro Lombardi, edizioni L’Obliquo, Brescia, dicembre 1988).

Il dittico in asta al lotto n. 269 “Segno – disegno” dell’artista torinese concettuale Alighiero Boetti mette appunto in scena una dualità. Le lettere come i numeri sono gli elementi di un pitagorismo latente che si dispiega in un processo evolutivo di stati che consente di descrivere il mondo ed il suo svolgersi.

L’opera è frutto di una studiata regia che presuppone strumenti che fanno parte del mondo stesso, in un ‘poverismo’ che si riappropria dello spazio e lo rivalorizza: spazio delle possibilità e della grammatica, la sintassi immaginifica dell’artista che consente una lettura attuale della realtà. Stima: 100.000€/150.000€.