Asta Pananti n. 122 (sessione III) – 8 Aprile 2016 – Firenze, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 122, sessione III, di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Pananti di Firenze si terrà il giorno 8 aprile 2017 alle ore 16.00. La topten di SenzaRiserva.

Pietro Annigoni, La tentazione di sant’Antonio, olio su tela, 106×80 – Lotto n. 251 – da pananti.com
Pietro Annigoni, La tentazione di sant’Antonio, olio su tela, 106x80
Pietro Annigoni, La tentazione di sant’Antonio, olio su tela, 106×80 – Lotto n. 251 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Nato a Milano nel 1910 ma fiorentino d’adozione, Pietro Annigoni fu nel 1947 protagonista con Gregorio Sciltian e i fratelli Xavier e Antonio Bueno dell’esperienza dei “Pittori Moderni della Realtà”.

La loro prima si tenne a Milano, alla galleria “L’Illustrazione Italiana”, nel novembre del 1947. Si legge nel Manifesto: “[…] Noi riaffermiamo invece quei valori spirituali e più precisamente morali senza i quali fare opera di pittura diventa il più sterile degli esercizi. Noi vogliamo una pittura morale nella sua più intima essenza, nel suo stile stesso, una pittura che in uno dei momenti più cupi della storia umana sia impregnata di quella fede nell’uomo e nei suoi destini, che fece la grandezza dell’arte nei tempi passati”.

Dal 1949 Annigoni espone con successo all’estero fino ad eseguire nel 1955 un “Ritratto della Regina Elisabetta II” il cui successo gli procura committenze da parte dell’elite dell’epoca (fra gli altri anche John Fitzgerald Kennedy e Papa Giovanni XXIII).

L’artista esegue intanto  importanti cicli pittorici  a tema sacro improntati ad una ispirata spiritualità ed eseguiti con l’antica tecnica dell’affresco a Castagno d’Andrea, Montecassino, Pistoia e, poi fra il 1980 e il 1988, presso la Basilica di Sant’Antonio a Padova. Sono gli anni nei quali Annigoni trova probabilmente l’ispirazione per dipingere la bellissima opera al lotto n. 251 “La tentazione di sant’Antonio”. Stima: 9.000€/13.000€.

Antonio Bueno, Figura in penombra, olio su faesite, 40×30 – Lotto n. 275 – da pananti.com
Antonio Bueno, Figura in penombra, olio su faesite, 40x30
Antonio Bueno, Figura in penombra, olio su faesite, 40×30 – Lotto n. 275 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Antonio Bueno è un altro degli artisti che furono animatori del Gruppo dei Pittori Moderni della Realtà. Nato nel 1918 a Berlino sarà in Italia già nel 1941 con le prime mostre a Milano e a Firenze insieme al fratello Xavier.

La pittura dei primi anni è improntata ad un realismo che ha come soggetti il ritratto, le nature morte ma che è anche venato di una impronta metafisica che risente del modello che i due fratelli allora identificavano nel Pictor Optimus Giorgio De Chirico.

L’uovo, le pipe, il righello sono i soggetti rappresentativi di un impulso neometafisico e sperimentale che allontanerà Antonio dal Gruppo (che si scioglierà quasi subito) e dal fratello e che troverà la sua massima espressione fra gli anni 1952 e 1959 (con la consacrazione nella Biennale veneziana del 1956).

Gli anni ’60 sono contraddistinti dalle sperimentazioni. Antonio fonda con altri artisti il Gruppo ’70 promuovendo contaminazioni tra pittori, musicisti e poeti d’avanguardia e introducendo tecniche quali il collage, i monocromi, la poesia visiva.

Dal 1969 alla morte (nel 1984) Antonio inaugura la stagione della “neoretroguardia”. Abbandona il Gruppo ’70 e torna a una figurazione con accenti neometafisici, in cui riprende in particolare il ritratto coniando una stilizzazione delle forme che lo ha reso unico.

Antonio umanizza e insieme idealizza i soggetti. Allo stesso tempo li elitarizza con rimandi colti e intertestualità. Sono soggetti a volte pieni di ironia, altri di raffinatezza, a tratti di imperscrutabilità che fanno delle sue opere un artificio fantastico. Come al lotto n. 275 “Figura in penombra”. Stima: 5.000€/7.000€.

Mario Tozzi, Testina, olio su tela, 35×27.5, 1967 – Lotto n. 291 – da pananti.com
Mario Tozzi, Testina, olio su tela, 35x27.5, 1967
Mario Tozzi, Testina, olio su tela, 35×27.5, 1967 – Lotto n. 291 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Mario Tozzi, artista di Fossombrone, fu uno dei protagonisti del Groupe des Sept (Gruppo dei Sette) negli anni ’20 a Parigi con Massimo Campigli, Giorgio de Chirico, Filippo de Pisis, Renato Paresce, Alberto Savinio e Gino Severini. La sua prima pittura è caratterizzata dai valori plastici del movimento Novecento e si distingue per una ricerca di equilibrio e armonia neo-quattrocentesca.

Tornato a Roma nel 1936 l’artista si dedica all’affresco. È alla Biennale di Venezia nel 1938 e nel 1942 e poi, nonostante una lunga malattia, ancora nel 1948, nel 1952 e nel 1954.

Dal 1958 il linguaggio pittorico di Tozzi si orienta verso un geometrismo che ha per soggetti soprattutto volti, architetture e corpi femminili (lotto n. 291 “Testina”). Tali soggetti assurgono ad una stilizzazione del tratto che idealizza le figure in simboli di grazia e bellezza.

Un linguaggio scultoreo, fatto spesso con una tecnica antica, su una superficie che sembra quasi scalfita come un geroglifico, un bassorilievo che non parla del presente ma del passato e del futuro. Stima: 12.000€/15.000€.

Fillide Levasti, Natura morta con fondo a fiori, olio su tela, 42×60, 1914 – Lotto n. 292 – da pananti.com
Fillide Levasti, Natura morta con fondo a fiori, olio su tela, 42x60, 1914
Fillide Levasti, Natura morta con fondo a fiori, olio su tela, 42×60, 1914 – Lotto n. 292 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Fillide Giorgi Levasti nasce a Firenze nel 1883. Studia all’Accademia di Belle Arti di Firenze ed è allieva di Giovanni Fattori. L’artista Giovanni Costetti frequenta la casa della pittrice a Poggibonsi e le trasmette la ricerca di spiritualità e di nuovi modi espressivi che il Costetti andava sperimentando nella ritrattistica di quegli anni.

Già la prima pittura della Levasti evidenzia infatti una tensione verso il superamento della ‘macchia’ tesa ad indagare nuove modalità d’uso di cromie di stampo post-impressionista e secessionista.

Proprio nel 1914, anno di esecuzione dell’opera al lotto n. 292 “Natura morta con fondo a fiori”, l’artista partecipò alla II Esposizione della Secessione Romana con due nature morte ancora non identificate. Nello stesso anno sposò Arrigo Levasti, studente di filosofia modenese venuto a Firenze. I due andarono a vivere in viale Milton, nello stesso edificio di Costetti e della scultrice Evelyn Scarampi.

Gusto viennese e reinterpretazione cézanniana si alternano in questo e in coevi dipinti che uniscono alla plasticità scultorea della resa degli oggetti l’intensità esaltata delle cromie del fondo, quasi astratto, che rende la composizione di intonazione ‘metafisica’. Stima: 10.000€/15.000€.

Giorgio De Chirico, Ettore e Andromaca, matita su cartone, 31×25, 1968 – Lotto n. 294 – da pananti.com
Giorgio De Chirico, Ettore e Andromaca, matita su cartone, 31x25, 1968
Giorgio De Chirico, Ettore e Andromaca, matita su cartone, 31×25, 1968 – Lotto n. 294 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Giorgio e Chirico nasce in Grecia nel 1888 e si forma al Politecnico di Atene, poi all’Accademia di Belle Arti di Firenze e successivamente a Monaco.

A Firenze nel 1911 dipinge le sue prime tele metafisiche, mentre i primi manichini sono attribuibili al biennio 1912/1913 (del 1917 è la prima versione di un celebre “Ettore e Andromaca” qui in un disegno preparatorio al lotto n. 294).

Un destino incombente aleggia sulla scena, una sensazione di inevitabile destino che argina ogni sentimento e introspezione emotiva dei due personaggi (burattini addirittura privati di faccia in questa versione). Ettore e Andromaca stanno per andare incontro a ciò che deve essere: la morte per Ettore, che verrà ucciso da Achille, la perdita di tutti i cari e la fine della discendenza di Priamo per Andromaca.

Come ha ben detto Maurizio Calvesi De Chirico riteneva che “il non-senso fosse il fondamento stesso della realtà, dell’esistenza” (M. Calvesi, “La Metafisica continua”, in catalogo della mostra di Palermo 2008, p. 25). E questo comunicano i due personaggi dell’opera, in primo piano, dando le spalle ad un paesaggio estraneo che sembra quasi ammassarsi su di loro, un paesaggio imperturbabile che reca tracce di quell’ubi sunt che fa la nostra storia umana, da cui Ettore e Andromaca provano disperatamente ad uscire consapevoli di non poterlo fare. Stima: 35.000€/45.000€.

Jiri Kolar, Baudelaire, Les Fleurs du mal, collage e assemblaggio, 26.5×42,1972 – Lotto n. 319 – da pananti.com
Jiri Kolar, Baudelaire, Les Fleurs du mal, collage e assemblaggio, 26.5x42,1972
Jiri Kolar, Baudelaire, Les Fleurs du mal, collage e assemblaggio, 26.5×42,1972 – Lotto n. 319 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Così Cesare Lombroso descrive Charles Baudelaire in “L’uomo di genio” (1888, p. 61): “ebbe passioni morbose in amore: per donne laide, bruttissime, negre, nane, gigantesse […]” e ancora descrivendone una riproduzione fotografica del volto “mostra […] tutto il tipo del megalomeno, nel portamento provocante, nello sguardo di sfida, nella contentezza assurda di se stesso […]”.

Ogni opera di Kolar, artista cecoslovacco, poeta, scrittore, maestro del collage è stata un atto di sfida e ribellione alle regole costituite non solo per le vicende politiche e le ‘persecuzioni’ che subì quale intellettuale dopo la repressione della “Primavera di Praga” nel 1968 e il conseguente esilio Parigino ma per l’atteggiamento dadaista e anti-convenzionale che l’artista ha sempre tenuto disarticolando e demistificando i linguaggi visuali e non della società contemporanea.

“Penso alla negra smarrita e tisica scalpicciante nel fango, in atto di cercare, col suo occhio sconvolto, gli alberi di cocco assenti della superba Africa dietro il muro immenso della nebbia; penso a chiunque ha perduto quel che non si ritrova mai più, a coloro che si saziano di lagrime succhiando il Dolore come una buona lupa, ai magri orfanelli appassentisi come fiori! Così, nella foresta ove il mio spirito si rifugia, un vecchio Ricordo suona a perdifiato il suo corno. E penso ai marinai dimenticati su di un’isola, ai prigionieri, ai vinti… e a molti altri ancora!” (da Charles Baudelaire, Les Fleurs du mal, Il Cigno). Stima: 1.500€/2.500€.

Armando Tanzini, Africa, tecnica mista (pelli e pelle a stampo) su tavola, 122×122 – Lotto n. 322 – da pananti.com
Armando Tanzini, Africa, tecnica mista (pelli e pelle a stampo) su tavola, 122x122
Armando Tanzini, Africa, tecnica mista (pelli e pelle a stampo) su tavola, 122×122 – Lotto n. 322 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Armando Tanzini nasce a Livorno nel 1943. Studia al liceo artistico di Firenze e poi all’Accademia di Belle Arti di Roma.

Ha vissuto in Kenya per moltissimi anni. Nel paese africano ha sviluppato un’arte originale influenzata dalla cultura tribale, esposta nel padiglione Kenya alla Biennale di Venezia del 2003 e recentemente nel 2013 e nel 2015.

Certo si tratta di artista più noto per la cronaca vip e non (è un ricco costruttore di compound lussuosi in Kenya e amico di politici e personaggi famosi), ma forse un po’ troppo ingiustamente denigrato.

Arte forse un po’ banale talvolta la sua ma viva in modo particolare quando l’artista si cimenta con gli assemblaggi e i materiali di recupero che danno vita, e si nota, ad oggetti d’arte che recano impresso il grande amore di Tanzini per l’Africa, la sua terra d’adozione. Stima: 3.000€/5.000€.

Achille Perilli, Senza titolo, tecnica mista su carta, 50×73, 1969 – Lotto n. 349 – da pananti.com
Achille Perilli, Senza titolo, tecnica mista su carta, 50x73, 1969
Achille Perilli, Senza titolo, tecnica mista su carta, 50×73, 1969 – Lotto n. 349 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Una bella carta di Achille Perilli del 1969 al lotto n. 349 “Senza titolo”.

L’artista romano nato nel 1927 è una delle icone della storia e uno dei responsabili dell’affermazione dell’astrattismo in Italia nella seconda metà del ’900.

Fu fra i fondatori nel 1947 del Gruppo Forma 1 con Carla Accardi, Mino Guerrini, Pietro Consagra, Piero Dorazio, Ugo Attardi, Antonio Sanfilippo e Giulio Turcato. Il Gruppo prediligeva ricerche stilistiche e formali rispetto alla sponda opposta della pittura sociale, capeggiata da Guttuso, e sosteneva una concezione dell’arte basata sulla forma basilare.

Forma che fu caratterizzata in Perilli negli anni ’50 da una predilezione per le figure e i campi di colore mentre nei ’60 da una accentuazione ‘tachista’ dell’elaborazione del tratto che alterna le prime movenze informali a tentativi sintetici, narrativi e concettuali che rappresentano una sorta di oggettivazione della soggettività dell’artista come qui al lotto in asta. Stima: 5.000€/7.000€.

Marco Tirelli, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 125×70, 1989 – Lotto n. 360 – da pananti.com
Marco Tirelli, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 125x70, 1989
Marco Tirelli, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 125×70, 1989 – Lotto n. 360 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Insieme a Bruno Ceccobelli, Gianni Dessì, Giuseppe Gallo, Nunzio Di Stefano e Piero Pizzi Pizzi Cannella Marco Tirelli fu fra gli animatori della Nuova Scuola Romana, la terza protagonista dell’arte italiana dopo l’Arte povera e la Transavanguardia.

Non si trattò tanto di una scuola quanto di un insieme di amici con un percorso comune che si trovarono a lavorare assieme negli spazi dell’ex Pastificio Cerere a Roma, animati dal desiderio di un rinnovamento della pittura attraverso una rifondazione quasi analitica ma allo stesso tempo carica di volontà ideologiche, concettuali, nonché talvolta finalistiche e teleologiche.

Un’arte dell’indefinibilità quella di Marco Tirelli dove in gioco ci sono spazio e movimento, luce e ombra, figura e non figura, bidimensionalità e tridimensionalità, realtà e riproduzione della stessa in ‘non luoghi’ dove la suggestione la fa da padrone. Stima: 8.000€/10.000€.

Emilio Scanavino, Dall’alto, olio su tela, 60×60, 1975 – Lotto n. 373 – da pananti.com
Emilio Scanavino, Dall’alto, olio su tela, 60x60, 1975
Emilio Scanavino, Dall’alto, olio su tela, 60×60, 1975 – Lotto n. 373 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

A nostro giudizio l’opera più bella di questa asta al lotto n. 373 “Dall’alto” l’olio su tela del genovese Emilio Scanavino.

Artista informale, concettuale, espressionista astratto, pittore ‘tachista’, calligrafo del segno: tante potrebbe essere le etichette per Emilio Scanavino, ma nessuna di esse riuscirebbe a chiudere in una sintesi i molteplici aspetti dell’originalissimo linguaggio espressivo ideato dall’artista ligure che, negli anni ’70, raggiunge senza dubbio la piena maturità.

Una cosa è certa: Scanavino dipinge sempre la realtà, ha una visione del mondo, direi esistenzialista, che traspare da ogni sua opera.

In quest’opera c’è una forma di vita, quasi una zampa di animale, insanguinata, scarnificata, fatta di fasci di muscoli; c’è il movimento e l’inevitabile costretto destino di chi segna un passaggio, il battito di chi trascorre per il mondo, di chi si fa domande attraversando un universo insensato. Stima: 17.000€/25.000€.

Asta Meeting Art n. 818 – 7 e 8 Gennaio 2017 – Vercelli, Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea – Sessioni II-III

La II e III sessione dell’Asta di Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea n. 818 della Casa d’Aste Meeting Art di Vercelli si terranno nel fine settimana del 07/08 Gennaio 2016 alle ore 14.30. La top ten di SenzaRiserva.

Vincenzo Balsamo, Senza titolo, olio su tela, 70x100, 1982
Vincenzo Balsamo, Senza titolo, olio su tela, 70×100, 1982 – Lotto n. 147 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Vincenzo Balsamo nasce a Brindisi nel 1935. Compie studi da autodidatta sotto la guida del maestro e decoratore Pietro Acquaviva di cui Vincenzo frequenta la bottega artigiana da adolescente.

La prima personale è del 1957 a Brindisi. Due anni dopo Balsamo è a Roma dove entra in contatto con i protagonisti della Scuola Romana.

Fino all’inizio degli anni ’70 la pittura di Balsamo è di stretta impronta figurativa. In seguito invece l’artista intraprende un percorso evolutivo che lo conduce da un primo linguaggio di derivazione cubista ad opere astratte in cui Balsamo dispiega la sua originalità.

L’informale materico caratterizza il primo quinquennio degli anni ’70 per poi cedere il passo ai cicli delle “Nebulose” e successivamente delle “Evocazioni”. In queste opere Balsamo cerca un connubio fra segno e colore che dà vita, nelle “Evocazioni”, ad atmosfere surreali popolate da presenze e non-presenze, da energie che cercano una definizione senza trovarla.

Gli anni ’80 (lotto n. 147 “Senza titolo”) rappresentano la maturità artistica per il pittore brindisino. Tratto e colore raggiungono un equilibrio che se da un lato ricorda soluzioni di scomposizione e ricomposizione cubista dall’altro mette in luce una pura e istintiva liricità. Stima: 2.000€/3.000€.

Angelo Cagnone, I colori del ricordo, olio, tecnica mista e collage su tela, 116x89, 2003
Angelo Cagnone, I colori del ricordo, olio, tecnica mista e collage su tela, 116×89, 2003 – Lotto n. 186 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Nato in provincia di Savona nel 1941 Angelo Cagnone può essere definito un artista concettuale che utilizza nelle sue opere mezzi espressivi di matrice sia figurale che astratta.

L’opera in asta al lotto n. 186 “I colori del ricordo” è rappresentativa di un importante ciclo pittorico dell’artista che appunto ruota intorno al tema della memoria e che fu consacrato in una significativa mostra presso la Casa del Mantegna a Mantova nel 2008.

Fin dal ciclo dei “Profili” degli anni ’70 Cagnone evidenzia una predilezione per la stratificazione del segno e della materia (anche attraverso il collage). Tale predilezione fa da diretto contrappunto ad una ricerca di ‘significato’ che indaga la realtà attraverso una elaborazione coscienziale e memoriale.

Cagnone porta direttamente sulla tela gli stati di coscienza legati alla percezione dell’essere uomo. Lo fa spesso invertendo ma mai omettendo alcuno dei due piani della realtà: il reale stesso e l’interpretazione soggettiva. Stima: 2.000€/3.000€.

Gastone Biggi, Night and light, polimaterico su tela, 100x100, 1990
Gastone Biggi, Night and light, polimaterico su tela, 100×100, 1990 – Lotto n. 196 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Gastone Biggi (Roma, 1925) è stato il fondatore nel 1962 del Gruppo Uno. Il gruppo era composto da Giuseppe Uncini, Nicola Carrino, Achille Pace, Nato Frascà e Pasquale Santoro. Biggi redige, con Nato Frascà le due dichiarazioni d’intenti.

Nel catalogo di presentazione della prima del Gruppo alla Galleria La Medusa di Roma nel 1963 si legge: “[…] Aspiravamo a partecipare attivamente alla volontà e all’azione di ricostruzione dopo la ‘tabula rasa’ dell’Informale. Questa la base comune che ci siamo riconosciuti. Rifiuto dell’isolamento individualistico e solipsista e coscienza dei valori sociali che venivano affermandosi. […] Per il Gruppo Uno il rapporto tra arte e società è determinante, proprio in quanto la società non può fare a meno dell’arte. L’indagine estetica su superficie-forma-percezione ha un forte valore didattico in quanto aumenta i livelli conoscitivi e l’attitudine critica della coscienza del fruitore. L’arte deve realizzarsi nell’incontro con la scienza e la tecnologia”.

La ricostruzione di Biggi avviene attraverso il ‘punto’, elemento grafico che l’artista utilizza programmaticamente e analiticamente in una pittura che è summa di astrazione e figurazione. Di fatto Biggi mette in atto un tentativo di superamento di questa dicotomia nel realismo astratto (definizione già teorizzata da Biggi nel 1949). Attraverso il punto, elemento costitutivo della realtà, Biggi arriva ad una sintesi che restituisce ricchezza di rappresentazione, magia e sogno, come nel bellissimo “Night and light” lotto n. 196Stima: 8.000€/9.000€.

Gianfranco Pardi, Architettura, acrilici, cavi e alluminio su tela, 50x50x5, 1976
Gianfranco Pardi, Architettura, acrilici, cavi e alluminio su tela, 50x50x5, 1976 – Lotto n. 210 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Disegno, pittura e scultura dialogano nelle opere degli anni ’70 di Gianfranco Pardi, milanese, classe 1933.

Già dagli anni ’60 la ricerca di Pardi è volta al superamento delle incertezze dell’informale attraverso un costruttivismo che integra forme, geometria e spazio.

L’opera al lotto n. 210 appartiene al primo ciclo delle “Architetture”. Si tratta di opere con cavi d’acciaio e tiranti che interagiscono con lo spazio monocromo della tela e che rimandano sì alle utopie del suprematismo russo e del neoplasticismo olandese. Le “Architetture” però evidenziano anche un approccio più didattico, legato con semplicità e forza al reale.

Scrive Pardi: “Quando lavoro attorno a un problema specifico che chiamo ‘architettura’, so di non parlare della architettura e so che il mio lavoro non agisce nel senso di produrre una sorta di astratta architettura. Eppure tutto il mio lavoro, da tempo, si istituisce espressamente attorno al senso di questo problema”. Stima: 6.000€/7.000€.

Giuseppe Uncini, Spazi di ferro, scultura in ferro e cemento, 64.5x87x73, base in legno e cemento, 1991
Giuseppe Uncini, Spazi di ferro, scultura in ferro e cemento, 64.5x87x73, base in legno e cemento, 1991 – Lotto n. 218 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Un altro dei componenti dello storico Gruppo Uno, Giuseppe Uncini (Fabriano, 1929) al lotto n. 218 “Spazi di ferro”.

Difficile dare una definizione di questo artista che dalla fine degli anni ’60 ha adottato la ‘materia’ come sua forma di espressione primaria. Arte concettuale, architettura, minimalismo, arte analitica sono tutte definizioni valide. Ma comunque e sicuramente la riflessione di Uncini si è sempre sviluppata intorno al ‘costruire’ e al ruolo che appartiene all’uomo, come faber, nella società e nel mondo.

Negli anni ’80 la ricerca di Uncini verte intorno al ciclo delle “Dimore”, opere in cui lo sguardo dell’artista sembra sempre più spostarsi dalla materia all’uomo.

Nel 1990 Uncini partecipa alla rassegna “L’Altra Scultura” a Madrid, Barcellona e Darmstadt con il ciclo “Spazi di ferro” qui rappresentato dal bellissimo lotto in asta. Stima: 55.000€/65.000€.

Arturo Ciacelli, Notti elettriche, tecnica mista su cartone, 71x93, 1930
Arturo Ciacelli, Notti elettriche, tecnica mista su cartone, 71×93, 1930 – Lotto n. 234 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Originario di Arnara, nel Lazio, Arturo Ciacelli nasce nel 1883. Fu pioniere dell’arte ‘moderna’ in Svezia dove si era trasferito nel 1910 al seguito della moglie Elsa Ström, pittrice, conosciuta ai corsi liberi dell’Accademia di Belle Arti a Roma. In Svezia animò la scena culturale con la sua celebre Galleria Nya konstgalleriet.

A Parigi negli anni ’10 frequentò Delaunay, Léger, Braque, Chagall e mise a punto quel linguaggio astratto ben radicato nel reale che lui stesso definí realismo sintetico.

Dal 1928 al 1933 (l’opera in asta al lotto n. 234 “Notti elettriche” è stata eseguita nel 1930) Ciacelli soggiornò a Parigi e questo fu sicuramente il suo periodo più fecondo, ricco di importanti esposizioni: “Esposizione futurista” (1929), “Arte italiana” al Cercle des Artistes Français (1929); Salon des Tuileries (1931-1933), personali nella “galleria 23”, “Studio 28” ed “Epoque nouvelle” (1930-1932).

Ciacelli studiò a Roma con Boccioni e Severini. Fu un ottimo rappresentante del secondo futurismo e dell’aeropittura. Il suo stile mostra evidente l’influenza delle scoperte della scomposizione cubista che utilizzò nel tentativo di rappresentare la simultaneità e dinamicità del reale. Stima: 4.000€/5.000€.

Piero Gilardi, Amarene e limoni, poliuretano espanso, 50x50, 1995
Piero Gilardi, Amarene e limoni, poliuretano espanso, 50×50, 1995 – Lotto n. 251 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Un poliuretano espanso del 1995, di ottima qualità estetica, di Piero Gilardi al lotto n. 251 “Amarene e limoni”.

I primi ‘tappeti-natura’ dell’artista torinese risalgono al 1965 e portano subito Gilardi alla ribalta del mercato dell’arte internazionale.

L’artista riproduce oggetti naturali: il greto di un fiume, il sottobosco, frutti e sterpaglie. Ma non si tratta di un processo di mimesis fine a se stesso. Attraverso la ‘tecnologia’ dei materiali Gilardi mette in evidenza le contraddizioni fra natura e modernità che più gli stanno a cuore.

L’artificiosità della verosimiglianza, la rottura della continuità naturale attraverso la decontestualizzazione tagliata e venduta ‘al metro’, e certamente anche una dimensione di sogno e recupero di una innocenza perduta che tenga però conto dei progressi industriali e tecnologici, sono tutte tematiche delle sue opere.

Non solo dunque arte povera ma una continua sfida concettuale e d’intervento sul reale nonché partecipativa che Gilardi ha vissuto, in particolare negli anni ’70, attraverso la militanza politica ed azioni d’arte spontanea e installativa in tutto il mondo. Stima: 6.000€/7.000€.

Xavier Bueno, Bambina, olio su tela, 24x18, 1965
Xavier Bueno, Bambina, olio su tela, 24×18, 1965 – Lotto n. 302 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Una dolcissima “Bambina” dell’artista spagnolo naturalizzato italiano Xavier Bueno al lotto n. 302.

Nato a Vera de Bidasoa in Spagna nel 1915 e fratello maggiore del pittore Antonio Bueno si trasferì a Firenze con quest’ultimo nel 1940. Insieme vissero l’esperienza dei Pittori Moderni della Realtà con Gregorio Sciltian e Pietro Annigoni. La prima mostra ufficiale del Gruppo fu a Milano, alla galleria de “L’Illustrazione Italiana”, nel novembre del 1947.

Nell’opuscolo della mostra si legge: “[…] Noi rinneghiamo tutta la pittura contemporanea dal postimpressionismo a oggi, considerandola l’espressione dell’epoca del falso progresso e il riflesso della pericolosa minaccia che incombe sull’umanità. Noi riaffermiamo invece quei valori spirituali e più precisamente morali senza i quali fare opera di pittura diventa il più sterile degli esercizi. Noi vogliamo una pittura morale nella sua più intima essenza, nel suo stile stesso, una pittura che in uno dei momenti più cupi della storia umana sia impregnata di quella fede nell’uomo e nei suoi destini, che fece la grandezza dell’arte nei tempi passati […]”.

Il Gruppo si scioglierà presto ma si tratta comunque di enunciati che rappresentano tutta la storia artistica di Xavier. L’evoluzione stilistica dell’artista, assai diversa da quella del fratello che si interesserà alle sperimentazioni d’avanguardia, pur in un originalissimo crescente espressionismo, non verrà mai meno infatti alla ricerca di umanità, alla critica sociale, all’introspezione di esseri umani, bambini innocenti vittime della povertà e della guerra. Stima: 6.000€/7.000€.

Salvo, San Nicola Arcella, olio su tavola, 50x40, 2004/2005
Salvo, San Nicola Arcella, olio su tavola, 50×40, 2004/2005 – Lotto n. 304 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Salvo Mangione è stato un artista siciliano, nato nel 1947 in provincia di Enna ma che ha vissuto e lavorato a Torino fino alla morte avvenuta nel 2015.

Le prime prove di Salvo nella Torino degli anni ’70 si svolgono nel contesto dell’arte povera e concettuale. Celebri sono i suoi “Autoritratti” su collage di giornali, le “Lapidi”, i “Tricolori” dove Salvo sviluppa una indagine intorno al ruolo dell’artista inteso come forza demiurgica e modificatrice della realtà.

Importante anche, per l’artista, la rilettura e l’intertestualità nelle proprie opere con la storia dell’arte e gli artisti del passato (bellissimi i suoi d’après), atteggiamento che lo allontanerà dall’arte povera stessa.

Dalla metà degli anni ’70 e poi negli ’80 Salvo torna alla pittura, in particolare a quella di paesaggio (lotto n. 304 “San Nicola Arcella”).

Scrive l’artista al frammento 189 dello scritto teorico Della pittura. Imitazione di Wittgenstein uscito nel 1980: “Evoluzione della storia dell’arte come disfacimento progressivo della forma, come progressiva cecità, oppure come continuo accrescimento del vedere?”.

Sì perché i paesaggi di Salvo questo sono. Continuano il dialogo con la storia dell’arte attraverso un procedimento di sintesi e semplificazione che ha digerito tutti gli stili. Attraverso questa riduzione Salvo crea una nuova grammatica fatta di alberi, nuvole, tetti, cespugli in cui l’artista raggiunge una leggerezza metafisica che lui stesso ha definito, nel titolo di una sua mostra, “estasi ordinaria”. Stima: 9.000€/10.000€.

Mario Tozzi, Nudo di donna con anfora, olio su tela, 73x44, 1926
Mario Tozzi, Nudo di donna con anfora, olio su tela, 73×44, 1926 – Lotto n. 319 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Proprio nel 1926, anno di esecuzione dell’opera al lotto n. 319 “Nudo di donna con anfora”, Mario Tozzi fu tra i fondatori del Groupe des Sept a Parigi, dove si era trasferito nel 1920, con Massimo Campigli, Filippo De Pisis, Renato Paresce, Giorgio De Chirico, Alberto Savinio e Gino Severini.

Come scrive E. Carli in “Tozzi”, Torino, 1976, pp. 20-22 fino alla fine degli anni ’30 “[…] i quadri di Tozzi si caratterizzano quasi sempre per la presenza di indicazioni prospettiche dedotte dalla realtà come fughe di porticati e di pavimentazioni, porte o altri oggetti fortemente scortati, ombre portate e simili: indicazioni che, nonostante la loro matematica esattezza, come si è detto, non intendono riflettere una spazialità reale, ma poeticamente fittizia, immaginaria […]”.

In quest’opera di Tozzi del 1926 sono già accennate anche se non evidenti le caratteristiche di tutta la pittura di Tozzi degli anni ’30. In queste opere Tozzi, al pari di Campigli e Paresce, unirà l’impronta metafisica del realismo magico ad una monumentalità della posa e della composizione ‘studiata’ e quasi statuaria tipica del Novecento italiano della Sarfatti. Stima: 14.000€/16.000€.