Asta Pananti n. 123 – 27 Maggio 2017 – Firenze, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 123 di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Pananti di Firenze si terrà il giorno 27 maggio 2017 alle ore 16.00. La TopTen di SenzaRiserva.

Xavier Bueno, Ragazzo di periferia, olio su tela, 70×50, 1957 – Lotto n. 84 – da pananti.com
Xavier Bueno, Ragazzo di periferia, olio su tela, 70x50, 1957
Xavier Bueno, Ragazzo di periferia, olio su tela, 70×50, 1957 – Lotto n. 84 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 123

La pittura cupa e materica del pittore spagnolo Xavier Bueno è protagonista al lotto n. 84 “Ragazzo di periferia”, del 1957. Nato a Vera de Badisoa nel 1915 Xavier frequenta l’Accademia di Belle Arti a Ginevra dove già mostra il suo interesse per il reale preferendo alle avanguardie di moda una pittura ispirata al classicismo di Goya e Velasquez. Del 1937 è la prima personale a Ginevra. Nel 1940 si trasferisce col fratello Antonio a Firenze, che rimarrà sua patria di elezione fino alla morte.

Nel dopoguerra l’artista amplifica l’interesse per le tematiche sociali. Con il fratello Antonio, Gregorio Sciltian e Pietro Annigoni fonda il Gruppo dei Pittori Moderni della Realtà.

Scrivono nel Manifesto (un opuscolo distribuito alla prima mostra del Gruppo tenutasi a Milano, presso la Galleria de ‘L’Illustrazione Italiana’, nel novembre del 1947): “Noi rinneghiamo tutta la pittura contemporanea dal postimpressionismo a oggi, considerandola l’espressione dell’epoca del falso progresso e il riflesso della pericolosa minaccia che incombe sull’umanità.

Noi riaffermiamo invece quei valori spirituali e più precisamente morali senza i quali fare opera di pittura diventa il più sterile degli esercizi. Noi vogliamo una pittura morale nella sua più intima essenza, nel suo stile stesso, una pittura che in uno dei momenti più cupi della storia umana sia impregnata di quella fede nell’uomo e nei suoi destini, che fece la grandezza dell’arte nei tempi passati

Noi ricreiamo l’arte dell’illusione della realtà, eterno e antichissimo seme delle arti figurative.

Noi non ci prestiamo ad alcun ritorno, noi continuiamo semplicemente a svolgere la missione della vera pittura. Immagine di un sentimento universale, noi vogliamo una pittura capita da molti e non da pochi “raffinati”. […]

Di fronte a un nuovo accademismo o passatismo, fatti di avanzi di formule cubiste e di sensualità impressionista standardizzata, noi abbiamo esposto una pittura che, incurante di mode e di teorie estetiche, cerca di esprimere i nostri sentimenti attraverso quel linguaggio che ognuno di noi, a seconda del proprio temperamento, ha ritrovato guardando direttamente la realtà”.

E il linguaggio di Xavier, pur dopo lo scioglimento del Gruppo nel 1949 e l’evoluzione stilistica degli anni a venire, non tradirà mai questi concetti. Stima: 15.000€/20.000€.

Giuseppe Migneco, Operai in fabbrica, olio su tela, 90×70, 1953 – Lotto n. 97 – da pananti.com
Giuseppe Migneco, Operai in fabbrica, olio su tela, 90x70, 1953
Giuseppe Migneco, Operai in fabbrica, olio su tela, 90×70, 1953 – Lotto n. 97 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 123

Nato a Messina nel 1903 Giuseppe Migneco compie gli studi di Medicina a Milano dove si trasferisce dal 1931. Intanto coltiva la passione per la pittura e frequenta artisti quali Aligi Sassu, Raffaele De Grada, Renato Birolli.

Nel 1937 è fra i fondatori del movimento artistico e culturale che ruota attorno alla rivista Corrente. La rivista porta avanti un acceso dibattito critico sulla cultura, non solo artistica, e sulle avanguardie nazionali ed internazionali.

Dopo la guerra Migneco è a pieno titolo fra gli esponenti di punta del realismo sociale, con una pittura figurativa di grande plasticismo, dai colori accesi e dai forti chiaroscuri.

L’artista siciliano fu definito “intagliatore di legno che scolpisce col pennello” per la linearità e la potenza del tratto con cui eseguiva le figure: contadini, pescatori, operai, sportivi. Bellissime le pieghe della giacca dell’operaio in primo piano al lotto n. 97 “Operai in fabbrica”, intento ad accendersi una sigaretta. Stima: 10.000€/15.000€.

Massimo Campigli, Bozzetto, tecnica mista su cartone, 64×140, 1938 – Lotto n. 106 – da pananti.com
Massimo Campigli, Bozzetto, tecnica mista su cartone, 64x140, 1938
Massimo Campigli, Bozzetto, tecnica mista su cartone, 64×140, 1938 – Lotto n. 106 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 123

Di origine berlinese, Massimo Campigli vive dapprima a Firenze con la nonna materna e la madre, poi dal 1907 a Milano. Arruolato, fu prigioniero in Germania nel 1916 e successivamente deportato in Ungheria. Riuscito a fuggire, si rifugiò in Russia. Rientrato in Italia alla fine della guerra lavora come giornalista presso il Corriere della Sera che lo sposta come inviato a Parigi dal 1919.

Nel 1926 a Milano Campigli espone alla Prima mostra di Novecento Italiano nel clima del ritorno all’ordine post-bellico. Il movimento si caratterizza per il recupero di quei valori classici di armonia ed equilibrio per i quali fu anche definito “neoclassicismo semplificato”. A Parigi l’artista fa parte del Groupe des sept con Giorgio De Chirico, Filippo De Pisis, Renato Paresce, Alberto Savinio, Mario Tozzi e Gino Severini.

Nel 1928 Campigli visita il Museo etrusco di Villa Giulia a Roma rimanendo affascinato da quelle forme e quelle stilizzazioni della figura che l’artista farà sue in seguito riuscendo a ‘codificare’ un linguaggio espressivo originale ed essenziale fin quasi al simbolismo figurativo.

Fra il 1937 ed il 1940 gli fu commissionato un affresco di trecento metri quadri nell’atrio di Palazzo Liviano a Padova che raffigurasse ‘l’archeologia’. Scrive l’artista nel 1940: “ho preferito trattare l’archeologia come fonte di conoscenze storiche, artistiche e di pensiero politico. Il mio affresco rappresenta infatti una idealizzazione del sottosuolo d’Italia, materiato di cose antiche, opere d’arte monumenti e anche di combattenti accatastati. Gli archeologi scavano trovano oggetti e libri, nell’affresco del Liviano io rinuncio ad ogni partito preso formale polemico e ciò perché mi rendo conto della funzione sociale della pittura monumentale”.

Al lotto n. 106 un “Bozzetto” preparatorio di questo bellissimo affresco. Il bozzetto rappresenta una delle scene del registro superiore dell’atrio:  una schiera di uomini in abiti contemporanei che osserva in alto il lavoro di tre operai che erigono una colonna istoriata (mancante la parte in alto).  Stima: 60.000€/70.000€.

Giorgio De Chirico, Battaglia equestre, olio su tela, 64×46.5 – Lotto n. 109 – da pananti.com
Giorgio De Chirico, Battaglia equestre, olio su tela, 64x46.5
Giorgio De Chirico, Battaglia equestre, olio su tela, 64×46.5 – Lotto n. 109 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 123

Una bella scena di “Battaglia equestre” del grandissimo Giorgio De Chirico, padre della pittura metafisica, al lotto n. 109.

Il periodo dei capolavori metafisici dell’artista di Volos, città greca dove nacque, si può far risalire al decennio 1909-1919, con un ‘perfezionamento’ in senso surreale, architettonico e magico, dovute alle influenze parigine e a quelle dell’amico Carlo Carrà, che lo estende fino al 1925.

Tuttavia De Chirico non verrà mai meno ai “valori plastici” eredità di una formazione ed un talento per il quale eccelleva nel disegno. I “cavalli” in particolare rappresentano un soggetto assai ripetuto e che lega indissolubilmente l’artista alla pittura antica. Renoir, Gericault, Rubens, Velasquez sono gli artisti da cui De Chirico riprende e rielabora nell’eseguire questo tipo di opere dagli anni ’30 in poi.

“Nella pittura antica i due elementi della materia pittorica [la materia fisica e la materia metafisica] si sono completati e si sono sviluppati nel corso dei secoli, per arrivare alla perfezione ottenuta da Rubens, da Tiziano, da Velázquez ed altri maestri” scrive nell’articolo Discorso sulla materia pittorica pubblicato sul “Corriere Padano” del 5 maggio 1942.

Basti confrontare un’opera quale il “Bozzetto de’ La Battaglia di Anghiari” del 1603 di Rubens (Museo del Louvre, Parigi), copia eseguita a matita su carta del celebre dipinto di Leonardo da Vinci, per capire di cosa stiamo parlando. Stima: 150.000€/200.000€.

Carlo Maria Mariani, Quadro mutilato, olio su tela, 43×32.5, 2003 – Lotto n. 112 – da pananti.com
Carlo Maria Mariani, Quadro mutilato, olio su tela, 43x32.5, 2003
Carlo Maria Mariani, Quadro mutilato, olio su tela, 43×32.5, 2003 – Lotto n. 112 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 123

Carlo Maria Mariani si forma all’Accademia di Belle Arti di Roma. Risiede a New York dal 1993. Esordisce con le prime opere nel 1973 con creazioni figurative formalmente perfette che rimandano ai canoni classici.

Mariani è stato collocato nell’ambito della pittura colta e dell’anacronismo da alcuni critici alla fine degli anni ’70 ed all’inizio degli ’80 (anni in cui si cominciarono ad avvertire i primi segni di stanchezza nelle avanguardie).

La pittura di Mariani infatti rimanda a quella rinascimentale e barocca, al neoclassicismo, al manierismo. Si tratta però anche di pittura concettuale che l’artista sviluppa a partire da una folgorazione, come racconta, nel momento in cui si riconosce anche “storico dell’arte”.

Mariani combina immagini classiche e soggetti tratti da epoche diverse, da Picasso, Magritte, Calder, Brancusi, Beyus ideando scenari surreali e metafisici che riflettono, con un retrogusto ironico, sulla vita e sull’arte stessa.

L’artista, oltre a importanti e numerosissime mostre nazionali ed internazionali è stato alla Biennale di Venezia nel 1982, nel 1984 e nel 1990. Stima: 13.000€/15.000€.

Piero Gilardi, Oro e pietre, poliuretano espanso su tavola, 100×100, 1998 – Lotto n. 161 bis – da pananti.com
Piero Gilardi, Oro e pietre, poliuretano espanso su tavola, 100x100, 1998
Piero Gilardi, Oro e pietre, poliuretano espanso su tavola, 100×100, 1998 – Lotto n. 161 bis – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 123

Un bel “tappeto natura” di Piero Gilardi in poliuretano espanso al lotto n. 161 bis “Oro e pietre”. Bello perché minimale, seppur di grandi dimensioni, ben bilanciato nella composizione e non sovraccarico come in altre prove.

Portare l’arte nella realtà e allo stesso tempo portare la realtà nell’arte è il concetto che potrebbe riassumere la ricerca dell’artista torinese, formatosi alla scuola provocatoria degli amici Aldo Mondino e Michelangelo Pistoletto. Se il primo lo fa con i cioccolatini e l’altro con le superfici specchianti e quindi l’ambiente e la figura umana, Gilardi ci riesce oggettivando la mimesi stessa, staccandola dalla pareti, usando la tridimensionalità e rimuovendo quel filtro autoriale che distingue il prodotto dal produttore.

La corporeità e l’esperienza sensoriale sono protagoniste delle opere di Piero Gilardi, vere e proprie esperienze di riflessione, ambienti didattici di educazione al rispetto, isole per respirare, attraverso la tecnologia e l’arte, la nostra vera natura. Stima: 7.000€/8.000€.

Piero Pizzi Cannella, Piccolo vaso a becco d’uccello, olio su tela, 80×40, 1994-1995 – Lotto n. 180 – da pananti.com
Piero Pizzi Cannella, Piccolo vaso a becco d’uccello, olio su tela, 80x40, 1994-1995
Piero Pizzi Cannella, Piccolo vaso a becco d’uccello, olio su tela, 80×40, 1994-1995 – Lotto n. 180 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 123

Piero Pizzi Cannella è un artista concettuale romano formatosi inizialmente nell’ambito della cultura anacronista e poi animatore della Nuova Scuola Romana detta anche Scuola di San Lorenzo con Bruno Ceccobelli, Nunzio Di Stefano, Giuseppe Gallo e Gianni Dessì (1984).

La pittura di Pizzi Cannella ruota attorno ad oggetti simbolici ed evocativi: anfore, indumenti, mobili che l’artista usa come strumenti rituali che rimandano all’uomo ed al suo essere nel mondo, terreno ed ultraterreno.

Il grande assente dalle opere di Pizzi Cannella è l’uomo, di cui appunto si descrive l’essere perennemente altrove, l’essere stato, la speranza di un ritorno.

Al lotto n. 180 “Piccolo vaso a becco d’uccello” un’opera dal sapore “magico primario” ma più intellettualistica e simbolica; quasi un omaggio al mondo egizio, con un vaso che assomiglia a un sarcofago e la stilizzazione sacrale di un grande re uccello.

Un’arte di sapore ‘archeologico’, tant’è che nel 2001 il Museo Archeologico di Aosta ha esposto una selezione di sue opere su carta: Carte 1980-2001. Stima: 14.000€/15.000€.

Luciano Ventrone, È avventato dice la prudenza, olio su tela, 70×60, 2006 – Lotto n. 180 – da pananti.com
Luciano Ventrone, È avventato dice la prudenza, olio su tela, 70x60, 2006
Luciano Ventrone, È avventato dice la prudenza, olio su tela, 70×60, 2006 – Lotto n. 180 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 123

Luciano Ventrone è un pittore iperrealista romano. Nato nel 1942, frequenta la Facoltà di Architettura fino al 1968 quando decide di dedicarsi interamente all’arte.

Vittorio Sgarbi (Il Giornale, 15 marzo 2010) ha definito Ventrone “il pittore dell’iperbole”, questo perché l’artista romano non solo riproduce la realtà ma la amplifica come succede per esempio con le altissime risoluzioni degli schermi televisivi di ultima generazione che in qualche modo sorprendono l’occhio attraverso la loro dichiarata ‘artificiosità’.

Solo che in questo caso a restituire un vero più vero del vero, il vero che vorremmo, non è la tecnologia ma l’artista Ventrone padrone assoluto dei rapporti, delle armonie di colore, degli effetti di luce. E la sua realtà è più o meno sfacciata a seconda del piano cinematografico, del taglio che l’artista sceglie di dare alla scena. In questo caso un taglio pudico nella nudità, limpido e puro come un limone (lotto n. 180 “È avventato dice la prudenza”). Stima: 18.000€/25.000€.

Emilio Scanavino, Dall’alto, olio su tela, 60×60, 1975 – Lotto n. 200 – da pananti.com
Emilio Scanavino, Dall’alto, olio su tela, 60x60, 1975
Emilio Scanavino, Dall’alto, olio su tela, 60×60, 1975 – Lotto n. 200 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 123

La raffinatezza del ligure Emilio Scanavino contrassegna l’opera al lotto n. 200 “Dall’alto”. Scanavino è stato uno dei pochi grandissimi artisti del dopoguerra italiano, capace in modo assai precoce di superare la sterilità dell’informale attraverso l’elaborazione di un linguaggio personale e critico.

Critico perché si potrebbe affermare che i segni, geometrici o tachisti, calligrafici o figurali che l’artista utilizza durante tutta la sua storia artistica sono una specie di ‘bisturi’ per incidere, di ‘pinza’ per afferrare quella matassa di energia e sofferenza che è alla base di una visione nichilista ed esistenziale della parabola umana.

Scanavino compie, attraverso il segno (nodi, grovigli, geometrie) tentativi di razionalizzazione del reale più o meno riusciti, che non sono si badi bene opere più o meno riuscite, ma testimonianze di una soggettività inquieta e problematica che guarda la realtà oltre il fenomeno: talvolta intuita, altre sfuggita, raramente, ed è il caso dell’opera in asta, catturata. Stima: 15.000€/18.000€.

Mario Schifano, Senza titolo, smalto e acrilico su tela, 200×150 – Lotto n. 180 – da pananti.com
Mario Schifano, Senza titolo, smalto e acrilico su tela, 200x150
Mario Schifano, Senza titolo, smalto e acrilico su tela, 200×150 – Lotto n. 180 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 123

Opera bellissima di Mario Schifano, il fuoriclasse della nostra scuola pop italiana sono i gigli d’acqua al lotto n. 180 “Senza titolo”. Opera di grandissime dimensioni (200×150) che vanta come pedigree il certificato di autenticità della sola Fondazione Schifano ma che reca su di sé i tratti forti, i colori accesi, la matericità di uno Schifano ispirato.

Sicuramente il grande pittore della Scuola di Piazza del Popolo dipinge l’opera nel corso degli anni ’80, anni in cui Schifano ritrova un nuovo fervore creativo e forse la vena più istintiva e caratteriale della sua storia artistica.

Non a caso gli anni ’80 sono contraddistinti dalla cosiddetta “fine delle avanguardie” nel segno di un “ritorno alla pittura”,che nel caso di Schifano però non è scelta pensata e impegnata ma necessità personale di un uomo che la realtà l’aveva incarcerata in una visione ma che adesso finalmente se ne riappropria aldilà della razionalizzazione comunicativa.

Se negli anni ’70 Schifano dipinge i paesaggi anemici e le vedute interrotte è perché l’artista si limita, magari ironicamente e/o in maniera sofferta, a riprodurre pittoricamente la cultura pop passata dal mezzo televisivo. Negli anni ’80 invece Schifano ridipinge la realtà o dipinge la realtà sul supporto fotografico, obliterando le stampe televisive, le tele emulsionate. Fa questo, e si vede, con una grandissima gioia espressiva. Opera che tutti vorrebbero nella propria collezione. Stima: 30.000€/50.000€.

Asta Meeting Art n. 826 – Sabato 13 e Domenica 14 Maggio 2017 – Vercelli, Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea – Sessioni III-IV

La terza e la quarta sessione dell’asta di Arte Moderna e Contemporanea n. 826 della Casa d’Aste Meeting Art di Vercelli si terranno nei fine settimana del 13/14 maggio 2017 alle ore 14.30. La TopTen di SenzaRiserva.

Plinio Mesciulam, Ritratto, polimaterico (olio e tecnica mista) su tela, 60x50x1.5, 1962 – Lotto n. 215 – da meetingart.it
Plinio Mesciulam, Ritratto, polimaterico (olio e tecnica mista) su tela, 60x50x1.5, 1962
Plinio Mesciulam, Ritratto, polimaterico (olio e tecnica mista) su tela, 60x50x1.5, 1962 – Lotto n. 215 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Pittore, scultore, performer genovese dalla lunga carriera Plinio Mesciulam (classe 1926) è un bravo artista un po’ troppo penalizzato dal mercato.

Nel 1948 ha partecipato alla Quadriennale Romana. Negli stessi anni ha esposto presso la Galleria Numero di Firenze con Emilio Scanavino, Giannetto Fieschi e Rocco Borella suscitando l’attenzione della critica.

Fra il 1952 ed il 1954 aderisce e partecipa alle attività del M.A.C. Movimento Arte Concreta sviluppando una ricerca sui rapporti di forma, colore e spazio architettonico.

Ben presto Mesciulam entra in crisi rispetto all’avanguardia e il successivo ciclo pittorico che va fino circa al 1962, anno di realizzazione dell’opera al lotto n. 215 “Ritratto”, segna l’emergere di opere dal carattere mistico-drammatico, spontaneo, con riferimenti sacrali, ottenute con materiali eterogenei. Spesso l’artista utilizza vinavil e segatura come in coeve tendenze dell’Art Brut (definizione di Jean Dubuffet) e le sue composizioni di questo periodo sono cariche di un simbolismo surreale che trascende il puro informale. Probabilmente le opere migliori dell’artista.

“Quei lavori creati dalla solitudine e da impulsi creativi puri ed autentici – dove le preoccupazioni della concorrenza, l’acclamazione e la promozione sociale non interferiscono – sono, proprio a causa di questo, più preziosi delle produzioni dei professionisti” (da Jean Dubuffet, Place à l’incivisme). Stima: 1.500€/2.000€.

Alvaro Monnini, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100×70, 1961 – Lotto n. 223 – da meetingart.it
Alvaro Monnini, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100x70, 1961
Alvaro Monnini, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100×70, 1961 – Lotto n. 223 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Alvaro Monnini firma il Manifesto dell’Astrattismo Classico fiorentino insieme a Vinicio Berti, Gualtiero Nativi, Bruno Brunetti e Mario Nuti nel 1950.

Ma l’opera in asta al lotto n. 223 “Senza titolo” è lontana da questa esperienza di intransigente ricerca costruttiva e pura di azione nella realtà.

Monnini infatti, negli anni ’60, trasferitosi a Milano, si avvicina alla pittura informale. L’artista introduce nelle opere una gestualità lirica ed un organicismo delle forme che subisce l’influenza delle coeve ricerche nella città meneghina: l’informale stesso, l’espressionismo astratto, le istanze del Movimento Nucleare fino allo Spazialismo.

L’opera si muove infatti su due piani: quasi una cesura, una cucitura, un taglio emerge a destra su uno spazio informe e nebuloso, uno spazio di coscienza, carico di soggettività ma anche esperienza dell’essere nel mondo e del guardare in maniera sofferta e sognante l’aldilà. Stima: 2.000€/3.000€.

Mario Nigro, Senza titolo, smalti su carta, 99.5×70.5, anni 70 – Lotto n. 266 – da meetingart.it
Mario Nigro, Senza titolo, smalti su carta, 99.5x70.5, anni 70
Mario Nigro, Senza titolo, smalti su carta, 99.5×70.5, anni 70 – Lotto n. 266 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Opera attribuita agli anni ’70 di Mario Nigro, ma che noi collocheremmo piuttosto negli anni ’50, al lotto n. 266 “Senza titolo”.

Scienziato di professione (chimico e farmacista) Mario Nigro non poté che far suoi all’inizio degli anni ’50 quei principi razionalistici che a Milano si affermarono col M.A.C. Movimento Arte Concreta.

Al pari di Fausto Melotti, di cui Nigro sembra in un certo qual modo ripetere il percorso artistico, Mario Nigro fu anche un dotato musicista e strumentista.

La passione per gli spazi strutturati e regolati ma allo stesso tempo capaci di libertà d’espressione sono il leitmotif di tutta la sua carriera. Pur nell’ambito dell’arte oggettiva e costruttivista, cui contribuirà in particolare dagli anni ’60 in poi con i suoi “Ritmi” e “Costruzioni verticali” fino alle ricerche minimal degli ultimi anni, Mario Nigro non abbandonerà mai la volontà di espressione della soggettività dell’artista.

L’opera al lotto n. 266, oltre ad essere uno spazio strutturato, è un concerto dell’anima, un bagliore alla fine di un tunnel, una materia magmatica che prende vita e che è dotata anche di una struttura particellare e geometrica. Una rappresentazione dell’esistenza. Stima: 9.000€/10.000€.

Antonio Corpora, In margine al tempo, olio su tela, 146×97, 1958 – Lotto n. 273 – da meetingart.it
Antonio Corpora, In margine al tempo, olio su tela, 146x97, 1958
Antonio Corpora, In margine al tempo, olio su tela, 146×97, 1958 – Lotto n. 273 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Opera di grandi dimensioni, di altissima qualità, degli anni giusti (1958) e pluri-esposta il lotto n. 273 “In margine al tempo” di Antonio Corpora.

Il 1958 è l’anno della storica prima personale americana di Corpora presso la Galleria “Kleemann” di New York, con presentazione di Lionello Venturi, esposizione che gli valse un incredibile successo di critica. Questa in asta fu una delle opere in mostra.

Nelle opere di questi anni Corpora abbandona ogni geometrismo e dialoga direttamente con l’informale europeo. L’artista applica il colore in velature, con stesure sovrapposte, evocando bagliori ed elaborando ripensamenti; descrivendo uno stato di coscienza da cui si intuisce il desiderio di partorire nuovamente o comunque di  far affiorare un messaggio.

“[La pittura di Corpora] diviene uno specchio profondo, senza alcun centro preciso, nel quale lo sguardo si addentra interminabilmente, scoprendo sempre nuovi rimbalzi e rinvii da uno strato all’altro di un colore che evoca magiche atmosfere psicologiche” (da Augusta Monferrini, Corpora. Arte italiana del XX secolo in collezioni americane, pp. 156 – 157). Stima: 27.000€/30.000€.

Salvatore Emblema, Senza titolo, terre colorate su tela detessuta, 1975 – Lotto n. 277 – da meetingart.it
Salvatore Emblema, Senza titolo, terre colorate su tela detessuta, 1975
Salvatore Emblema, Senza titolo, terre colorate su tela detessuta, 1975 – Lotto n. 277 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

“Parrebbe, a volte, che le tele detessute di Emblema siano nate per respirare l’aria che le ha viste nascere. Allora, dietro quei fili rarefatti, sembra quasi di sentir spirare, non solo la luce, quella luce di cui lo stesso artista rivendica di essere un figlio naturale, ma anche il vento che dalle falde del Vesuvio soffia a volte con ritmo gioioso e spavaldo.

Le tele di Emblema, eternamente mobili, mai statiche, si trasformano allora di nuovo. Diventano il fantasma di ciò che forse, in un altro tempo remoto, erano state: degli strani strumenti musicali, all’interno dei quali i fili servono per modulare, spezzare e trasformare variamente in canto, il suono altrimenti omogeneo del vento. E la tela stessa, allora, torna ad appartenere completamente alla natura, a quella natura da cui fn dall’origine è nata, e per la quale è vissuta”. (da Alessandro Riva, Salvatore Emblema, “Gesto, Movimento e Ritualità”, introduzione al Catalogo della Mostra tenutasi a Brescia presso Marzia Spatafora MS Spazio Culturale “Salvatore Emblema. Luce Colore Movimento, 12 dicembre 2015 – 30 gennaio 2016).

Nato a Terzigno nel 1929 Salvatore Emblema è uno dei grandi artisti del secondo dopoguerra proveniente dalla città partenopea. La sua pittura nasce da quella terra: per i colori, i materiali e il modus operandi stesso dell’artista che ha saputo coniugare con originalità le idee avanguardiste che l’artista scopre in quegli anni oltreoceano nella pittura di Mark Rothko, che gli insegnerà la qualità fisica e coloristica dello spazio, e le esperienze milanesi di Fontana, che invece gli schiude le possibilità immaginative della tela. La ‘detessitura’ di Emblema è il frutto felice di questo incontro. Opera del 1975 al lotto n. 277 “Senza titolo”. Stima: 4.000€/5.000€.

Alfonso Fratteggiani Bianchi, Blu rosso blu, pigmento su pietra serena, trittico, 54×90, 2005 – Lotto n. 283 – da meetingart.it
Alfonso Fratteggiani Bianchi, Blu rosso blu, pigmento su pietra serena, trittico, 54x90, 2005
Alfonso Fratteggiani Bianchi, Blu rosso blu, pigmento su pietra serena, trittico, 54×90, 2005 – Lotto n. 283 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Artista umbro, Alfonso Fratteggiani Bianchi è noto soprattutto per i suoi monocromi, stesi manualmente col pigmento puro sulla pietra serena.

Se si guarda alla storia dell’arte del ’900 da Malevič, a Bernett Newman fino a Mark Rothko e Yves Klein i dipinti monocromi non rappresentano certo un percorso originale.

Fratteggiani Bianchi è riuscito peró a darne una rielaborazione di spessore in modo semplice, attraverso una tecnica in cui l’impiego stesso del pigmento puro, senza leganti, nella confezione del colore e la naturale porosità della superficie della pietra conferiscono all’opera una ‘innocenza’ di sapore analitico che non è però assimilabile a pur pittura analitica.

Nello stendere il colore con le dita infatti l’artista lascia l’impronta della sua azione sulla campitura monocroma. Questo processo causa effetti luministici e cangianti sulla superficie del dipinto a seconda dell’inclinazione e la forza con cui è stata stesa la materia. Così Fratteggiani Bianchi riesce in una perfetta rappresentazione del ‘momento’ artistico. Bello e ritmato questo trittico dai colori complementari. Stima: 18.000€/20.000€.

Yasuo Sumi, Senza titolo, inchiostri su carta, 76×68, 2005 – Lotto n. 284 – da meetingart.it
Yasuo Sumi, Senza titolo, inchiostri su carta, 76x68, 2005
Yasuo Sumi, Senza titolo, inchiostri su carta, 76×68, 2005 – Lotto n. 284 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Yasuo Sumi si è spento solo un anno fa nel 2016, all’età di 91 anni. Certamente è stato lungo tutta la sua carriera artistica uno dei rappresentanti principali del movimento Gutai, l’action painting giapponese, fondato nel 1954 a Osaka da Shozo Shimamoto e Jiro Yoshihara.

L’espressione della vitalità dell’artista attraverso gestualità, corporeità, linee e colori sono i cardini dell’arte Gutai di Yasuo Sumi, uno dei precursori dell’happening e delle performances.

Il soroban (abaco o pallottoliere giapponese) e la bangasa (un caratteristico ombrellino giapponese) sono stati i principali strumenti della sua azione ‘pittorica’. Con essi Sumi sparge l’inchiostro giapponese sulla carta in strutture libere ma ritmate dando vita a composizioni cariche di forza e dinamismo come questa opera al lotto n. 284 “Senza titolo”, che pur tarda, è riuscitissima: “la riconciliazione dello spirito umano e della materia che, rivelata, si metterà a parlare e perfino a gridare” (dal Manifesto dell’Arte Gutai, 1956). Stima: 14.000€/16.000€.

Ennio Chiggio, Struttura visiva-Anelli alternati margini mobili, dischi di cartone dipinto acrilico, perni di acciaio, base in legno, 104x48x6, 1964-1968 – Lotto n. 297 – da meetingart.it
Ennio Chiggio, Struttura visiva-Anelli alternati margini mobili, dischi di cartone dipinto acrilico, perni di acciaio, base in legno, 104x48x6, 1964-1968
Ennio Chiggio, Struttura visiva-Anelli alternati margini mobili, dischi di cartone dipinto acrilico, perni di acciaio, base in legno, 104x48x6, 1964-1968 – Lotto n. 297 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

“Curve, pattern e tassellature sulle alternanze del bianco/nero. La figura si determina per necessità, talvolta anche per caso, emergendo prepotentemente dal fondo di cui fa parte. È una singolarizzazione di punti determinanti, un movimento per cui alcuni segni emergono e altri sprofondano.

Le figure e lo sfondo giacciono su layers che si alternano insicuri dello spazio occupato dall’immagine che fluttua in tal modo sul viewer ingannandoci o non fornendoci alcuna stabilità percettiva.

Le figure sono quindi apocalittiche, gli sfondi sono da sempre considerati il telaio dell’ambiente, un ambito ove far scorrere la cinematica della vita. Molti ribaltamenti sono in agguato e quando meno ce l’aspettiamo il tutto percettivo si può rovesciare” (da Ennio Ludovico Chiggio, “Alternanze instabili 1959-2014”, Catalogo della Mostra tenutasi dal 10 maggio al 5 luglio presso 10 A.M.ART Milano).

Nessuno meglio di Chiggio stesso, uno dei protagonisti e dei ‘teorici’ del Gruppo N di Padova, poteva spiegare meglio la genesi e la ragione d’essere di opere come questa al lotto n. 297 “Struttura visiva – Anelli alternati a margini mobili”, vera e propria testimonianza delle ricerche pionieristiche del Gruppo nell’ambito delle sperimentazioni d’arte cinetica e programmata degli anni ’60 e ’70. Stima: 21.000€/24.000€.

Mario Tozzi, Natura morta con conchiglia, olio su tela, 40×50, 1952 – Lotto n. 359 – da meetingart.it
Mario Tozzi, Natura morta con conchiglia, olio su tela, 40x50, 1952
Mario Tozzi, Natura morta con conchiglia, olio su tela, 40×50, 1952 – Lotto n. 359 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Nato in provincia di Pesaro e Urbino nel 1895 Mario Tozzi si forma all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Qui conosce Giorgio Morandi, della cui ispirazione metafisica l’opera in asta porta un sentore, e Osvaldo Licini.

Dal 1926 è a Parigi dove negli anni ’30 fa parte del cosiddetto Gruppo de Les Italiens de Paris con Massimo Campigli, Giorgio de Chirico, Filippo de Pisis, Renato Paresce, Alberto Savinio e Gino Severini.

Nel 1936 è di nuovo in Italia a Roma. Nonostante i problemi di salute, è più volte alla Biennale di Venezia: nel 1938, nel 1942 e poi ancora nel 1948, 1952, 1954.

Bellissima opera del 1952 al lotto n. 359 “Natura morta con conchiglia”, opera che unisce la grande sapienza figurativa plastica e novecentista dell’artista di Fossombrone a richiami neo-cubisti di moda in quegli anni e a stesure di forme e impiego di geometrie vicine alle ricerche astratte. Il tutto dipinto con estrema eleganza, con un rigore formale e una luce generata dall’accostamento delle tonalità calde capace di creare e catturare un momento d’attesa e di rivelazione. Stima: 18.000€/20.000€.

Antonio Nunziante, L’atelier dei sogni, olio su tela, 120×100, 2006 – Lotto n. 396 – da meetingart.it
Antonio Nunziante, L’atelier dei sogni, olio su tela, 120x100, 2006
Antonio Nunziante, L’atelier dei sogni, olio su tela, 120×100, 2006 – Lotto n. 396 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Importante opera di Antonio Nunziante, pittore napoletano neo-metafisico, al lotto n. 396 “L’atelier dei sogni”.

Artista dotato di una grande perizia tecnica, Nunziante segue i corsi dell’Accademia libera del nudo e si specializza in tecniche di restauro a Firenze.

È vero che le opere di Nunziante ripropongono un’invenzione datata ormai più di un secolo, e che l’artista non si è molto rinnovato dagli esordi negli anni ’80 ad oggi. Ma vero è allo stesso modo che Nunziante è capace di esprimere opere di notevole poesia, formalmente perfette, ricche di citazioni colte: da Bocklin, da Dalì o da De Chirico, e che riesce a ‘riattualizzarle’ nella nostra vita di tutti i giorni, nella familiarità dei nostri sogni.

Bellissima luce in quest’opera. Opera semplice, non affollata dall’accumulazione di oggetti simbolici come nell’ultimo Nunziante. Un faro, una nave, il cavallo a dondolo, i sogni dell’arte e la semplicità dei colori: l’aspirazione a un mondo metafisico che non passa mai di moda dentro gli uomini. Stima: 15.800€/17.600€.