Asta Babuino – 13 Giugno 2017 – Roma, Arte Moderna e Contemporanea

La prossima Asta di Arte Moderna e Contemporanea (Dipinti, Sculture, Disegni e Grafiche) della Casa d’Aste Babuino di Roma si terrà in data 13 giugno 2017 alle ore 15.30 (lotti 1-255). La TopTen di SenzaRiserva.

Salvatore Emblema, Senza titolo, terra colorata su tela di juta, 90×110, 1968 – Lotto n. 74 – da astebabuino.it
Salvatore Emblema, Senza titolo, terra colorata su tela di juta, 90x110, 1968
Salvatore Emblema, Senza titolo, terra colorata su tela di juta, 90×110, 1968 – Lotto n. 74 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Nato a Terzigno in provincia di Napoli nel 1929 Salvatore Emblema frequenta il Liceo Artistico e l’Accademia di Belle Arti.

Emblema utilizza colori naturali della terra, le pietre e le foglie trovate alle falde del Vesuvio per realizzare le sue opere. Costretto anche da ristrettezze economiche, l’artista impiega la tela di juta, che più si confà inoltre alla visione di una pittura come rapporto sensuale, panico con la realtà.

È il 1958 quando Emblema realizza la sua prima “detessitura”. È sempre il 1958 quando Lucio Fontana esegue il primo taglio su una tela. Ma se per Fontana quel gesto è come una recisione dal reale, una proiezione nell’aldilà, per Emblema l”apertura’ del supporto è solo un modo per osservare più da vicino il mondo.

Perciò l’artista napoletano non abbandonerà mai una pittura più tradizionale che anche quando non detessuta porta il segno di un gesto puro (lotto n. 74 “Senza titolo”). Gesto memore delle esperienze dell’action painting americano, conosciuto da Emblema a New York dal 1955, e dell’esperienza suggestivamente spaziale di Rothko che affronta la terza dimensione attraverso la giustapposizione frontale e violenta del colore. Stima: 8.000€/10.000€.

Tano Festa, Sparta, acrilico, coriandoli e scotch su tela, 200×151, 1982 – Lotto n. 84 – da astebabuino.it
Tano Festa, Sparta, acrilico, coriandoli e scotch su tela, 200x151, 1982
Tano Festa, Sparta, acrilico, coriandoli e scotch su tela, 200×151, 1982 – Lotto n. 84 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Opera museale per qualità e dimensioni (200×151), della serie dei “coriandoli”, di Tano Festa al lotto n. 84 “Sparta”.

Noto per essere uno degli iniziatori della Scuola romana di Piazza del Popolo con Mario Schifano e Franco Angeli, Festa è stato forse l’artista più concettuale del gruppo e probabilmente anche il più originale.

Tano Festa negli anni ’60 trasforma l’arte pop americana in arte popolare attraverso una riflessione sull’immagine che rielabora il nostro patrimonio culturale (celebre a questo proposito la serie “Da Michelangelo”): “quello che noi facevamo era popolare, non pop. Gli americani erano pop artist perché raffiguravano oggetti di consumo veri e propri come simboli artistici da cui trarre l’ispirazione. Noi italiani siamo stati popular perché siamo riusciti, viceversa, a consumare l’arte stessa con le citazioni e le estrapolazioni, come quelle fatte da me sui frammenti michelangioleschi del Giudizio Universale”.

Gli anni ’80 però sono un periodo ancora da riscoprire dell’artista romano, decennio in cui Festa esprime forse nel modo migliore una tensione lirica che riesce a formalizzare e imprigionare non ricorrendo a simboli né ad alcuna mediazione ma rappresentando l’essenza stessa della poesia.

Perché nei “coriandoli” l’artista coglie ed eterna un attimo. Non si tratta più di guardare le nubi, di ritagliare cieli da una finestra: opere in cui si sente l’attesa o al massimo l’estatica quiete ma mai si fotografa un’esplosione. Come avviene invece qui, a “Sparta”, lotto n. 84, in un gesto colorato, verso il cielo, in un’ora che è per sempre. Stima: 15.000€/20.000€.

Franco Angeli, Ricordo d’infanzia, tecnica mista su carta intelata, 70×100, 1959 – Lotto n. 85 – da astebabuino.it
Franco Angeli, Ricordo d’infanzia, tecnica mista su carta intelata, 70x100, 1959
Franco Angeli, Ricordo d’infanzia, tecnica mista su carta intelata, 70×100, 1959 – Lotto n. 85 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Franco Angeli, altro rappresentante della Scuola di Piazza del Popolo, compie sul piano semantico la stessa operazione meta-culturale di Tano Festa. Lo fa però decontestualizzando, invece che ‘icone’ della nostra storia culturale come Festa, simboli che appartengono alla storia sociale e politica dell’Italia del dopoguerra.

Nato nel 1935 a Roma da genitori socialisti, Angeli è costretto ad una infanzia vissuta da sovversivo. Perde prestissimo i genitori; è testimone negli anni di guerra della tragica esperienza del bombardamento di San Lorenzo.

S’interessa all’arte da audodidatta a partire dal 1955. Frequenta il Bar Rosati. Conosce Mario Schifano e Tano Festa e con loro espone alla Galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis e alla Galleria La Salita.

“I miei primi quadri sono la testimonianza del contatto quotidiano con la strada. Vidi i ruderi, le lapidi, simboli antichi e moderni come l’aquila, la Svastica, la Falce e Martello, obelischi, statue, lupe romane, sprigionare l’energia sufficiente per affrontare l’avventura pittorica”.

Crea ‘simboli di simboli’ Angeli e così facendo li reinterpreta attraverso il gesto pittorico, con accostamenti tematici, soluzioni formali e tecniche che sempre si accompagnano ad un segno doloroso di storia personale (lotto n. 85 “Ricordo d’infanzia”). Stima: 6.000€/8.000€.

Roberto Crippa, Senza titolo, sughero, collage e tecnica mista su tavola, 60×77, anni ’70 – Lotto n. 112 – da astebabuino.it
Roberto Crippa, Senza titolo, sughero, collage e tecnica mista su tavola, 60x77, anni ’70
Roberto Crippa, Senza titolo, sughero, collage e tecnica mista su tavola, 60×77, anni ’70 – Lotto n. 112 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

I “sugheri” (lotto n. 112) di Roberta Crippa rappresentano l’ultima stagione artistica dell’artista di Monza che muore a Bresso il 19 marzo del 1972 in un incidente di volo acrobatico, disciplina che Crippa praticava da professionista.

Si tratta di landscape che l’artista realizza con sugheri, carte veline plastificate, colori e che ben rappresentano tutto il suo percorso artistico fino dall’adesione allo spazialismo di Lucio Fontana nel 1951.

La ricerca spaziale di Crippa infatti non arriverà mai al concettuale, al massimo al simbolico, al metaforico. La pittura dell’artista di Monza riguarda sempre la materia, la realtà, ciò che l’uomo Crippa vede e ama. C’è il volo nelle sue opere ma non si tratta di ‘volo pindarico’, piuttosto di visioni di un futurismo della velocità; c’è la soggettivazione ‘egoica’ della percezione oggettivata; il desiderio di volontà di esperienza, azione, presenza dell’uomo nel mondo. Stima: 2.000€/2.500€.

Antonio Corpora, Senza titolo, olio su tela, 50×70, 1957 – Lotto n. 116 – da astebabuino.it
Antonio Corpora, Senza titolo, olio su tela, 50x70, 1957
Antonio Corpora, Senza titolo, olio su tela, 50×70, 1957 – Lotto n. 116 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Nato a Tunisi da genitori italiani nel 1909 Antonio Corpora frequenta l’Ecole des Beaux Arts di Tunisi. Nel 1930 è a Firenze dove continua gli studi con Felice Carena. Insoddisfatto di questi insegnamenti e desideroso di aprirsi alla cultura europea nel 1931 è a Parigi. Già fra il 1934 ed il 1937 realizza opere astratte e frequenta gli ambienti ‘astrattisti’ milanesi della Galleria del Milione (Fontana, Reggiani, Soldati).

Dal 1945 Corpora è stabilmente a Roma dove promuove il gruppo neo-cubista. Nel 1948 alla Biennale di Venezia vince il ‘Premio dei Giovani’ come uno dei rappresentanti del Fronte Nuovo delle Arti. Nel 1952 è di nuovo alla Biennale veneziana con 10 opere, come per ciascuno degli artisti partecipanti al Gruppo degli Otto di Lionello Venturi, artisti che cercano una conciliazione fra arte astratta e realismo.

Luminismo e colorismo sono i cardini della pittura di Corpora della seconda metà degli anni ’50. “Nel mio astrattismo, mai ligio alle regole, da tempo è intervenuta la luce intesa come dimensione spaziale” afferma Corpora nel celebre Questionario pubblicato in T. Sauvage, Pittura italiana del dopoguerra, Milano 1957, pp. 317 – 318. E ancora: “la luce non è mai sovrapposizione, ma un volume, un corpo vibrante, e le masse scure hanno una dimensione e un peso eguale alle masse chiare”.

Come se l’artista guardasse la realtà in movimento da dietro uno schermo forato e ne cogliesse in ogni opera un istante diverso, più o meno sfocato ma sempre soggetto ad un momento di emotività (lotto n. 116 “Senza titolo”). Stima: 7.000€/9.000€.

Nikos Kessanlis, Sun, tecnica mista su cartone, 49.5×79.5, 1956 – Lotto n. 130 – da astebabuino.it
Nikos Kessanlis, Sun, tecnica mista su cartone, 49.5x79.5, 1956
Nikos Kessanlis, Sun, tecnica mista su cartone, 49.5×79.5, 1956 – Lotto n. 130 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Nikos Kessanlis nasce a Salonicco nel 1930. Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Atene.

Dal 1955 al 1959 è in Italia dove è uno dei rappresentanti dell’arte informale e dell’espressionismo astratto. Kessanlis si trasferisce in Italia nel 1955 per seguire un corso sulla pittura murale ed il restauro all’Istituto Centrale del Restauro di Roma.

A Roma nel 1957 Kessanlis tiene una personale alla Galleria L’Obelisco con opere materiche dalla forte impronta gestuale, di cui questa al lotto n. 130 “Sun” potrebbe benissimo aver fatto parte.

Nelle opere del periodo italiano l’artista greco non sembra estraneo alle coeve ricerche degli astrattisti romani del Gruppo degli Otto con soggetti che non trascendono mai del tutto il dato reale, plasmato e rielaborato con una potenza ed un dinamismo espressionista che rompe, con la vivacità dei colori della penisola ellenica, il più cupo e ‘problematico’ informale italiano del dopoguerra.

In seguito, a Parigi, fece parte del gruppo dei Nouveaux Realistes di Pierre Restany; nella seconda metà degli anni ’60 fu uno dei fondatori della Mec-Art. Alla Biennale di Venezia nel 1988. Stima: 2.500€/3.000€.

Michele Cascella, Paesaggio, olio su tela, 40×60, 1982-1984 – Lotto n. 182 – da astebabuino.it
Michele Cascella, Paesaggio, olio su tela, 40x60, 1982-1984
Michele Cascella, Paesaggio, olio su tela, 40×60, 1982-1984 – Lotto n. 182 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Esponente del paesaggismo crepuscolare italiano, Michele Cascella nasce ad Ortona nel 1892. Impara a dipingere da autodidatta, in famiglia, dove il padre Basilio ed i fratelli sono anch’essi pittori.

Fra il 1928 ed il 1942 partecipa costantemente alla Biennale Veneziana, dove nel 1948 gli viene dedicata sala personale.

Un percorso opposto a quello di ogni estetica futurista (futuristi che Cascella aveva conosciuto nel 1910 a Milano) ed ogni trionfalismo; un rifiuto esistenziale a continuare una tradizione culturale non sentita come propria potrebbe essere definita la parabola artistica di Michele Cascella. Gli artisti come i poeti crepuscolari rifiutano la modernità, si crogiolano nella malinconia, amano “le piccole cose di pessimo gusto”, la tranquillità, le semplici cose quotidiane.

La pittura di Cascella è questo: uno spleen dai toni dimessi, fra campagna, vedute e paesaggio (lotto n. 182 “Paesaggio”), che reca in sé i toni lirici del post-impressionismo e del divisionismo conosciuti a Parigi fin dal 1909. Il ritratto di un mondo perduto e fatato che ancora non ha dismesso la propria ‘modernità’. Stima: 2.800€/3.200€.

Felice Carena, Natura morta, olio su tela, 60.5×60.5, 1919 – Lotto n. 186 – da astebabuino.it
Felice Carena, Natura morta, olio su tela, 60.5x60.5, 1919
Felice Carena, Natura morta, olio su tela, 60.5×60.5, 1919 – Lotto n. 186 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Torinese, classe 1879, Felice Carena studia all’Accademia Albertina dove è allievo di Giacomo Grosso. Dal 1906 è a Roma dove partecipa alla vita artistica della capitale. Nel 1909 e nel 1912 è già alla Biennale di Venezia, presenza con la quale chiude il primo ciclo di opere di ispirazione simbolista.

Intanto l’artista guarda con interesse alle esperienze della Secessione ispirandosi in particolare alla pittura di Matisse e Cézanne.

Nelle opere di questi anni, come questa al lotto n. 186 “Natura morta”, forte è particolarmente l’influenza di Cézanne nella ricerca fauve e nel costruttivismo dei volumi realizzati con un vibrante e riuscitissimo plasticismo che preannuncia quel ‘realismo’ poetico che caratterizzerà la stagione di poco successiva.

Nel corso degli anni il segno di Carena si farà sempre più compendiario, i colori pastosi e materici ed il segno maggiormente espressionista, in particolare nell’ultimo ventennio della sua esistenza trascorso nell’amata Venezia a partire dal dopoguerra.

Dal 1924 al 1945 Felice Carena fu docente all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Stima: 5.000€/7.000€.

Fabrizio Clerici, Isola dei morti, tempera su carta intelata, 64×88 – Lotto n. 195 – da astebabuino.it
Fabrizio Clerici, Isola dei morti, tempera su carta intelata, 64x88
Fabrizio Clerici, Isola dei morti, tempera su carta intelata, 64×88 – Lotto n. 195 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Pittore e scenografo, Fabrizio Clerici nasce a Milano nel 1913. Compie gli studi a Roma dove si laurea alla Scuola Superiore di Architettura nel 1937.

Inquietudini surreali e un clima prettamente metafisico (da ricordare che Clerici fu amico di Giorgio De Chirico) abitano le opere dell’artista milanese. Opere che rappresentano spessissimo paesaggi onirici collocati in una spazialità e in un tempo indefiniti.

Poiché la memoria culturale, storica, personale, intrisa di riferimenti ed intertestualità, anima la pittura e l’arte di Fabrizio Clerici.

È verso la fine della sua lunghissima carriera artistica, esattamente fra il 1974 ed il 1985, che Clerici realizza diverse e numerose versioni dell'”Isola dei Morti” di Arnold Böcklin. La prima, bellissima, è del 1974 “Latitudine Böcklin” e rappresenta due isole: una in lontananza, come qui al lotto n. 195 “Isola dei morti” ed una replica più vicina, in medio piano, fluttuante in aria a mezza altezza, dopo aver lasciato un grosso cratere nella terra da cui si è distaccata.

L’artista rielabora dunque in queste opere il significato dell’originale accentuandone il sapore metafisico e amplificando quella sensazione che Böcklin stesso descrisse come “un’immagine onirica: essa deve produrre un tale silenzio che il bussare alla porta dovrebbe fare paura”. Stima: 3.000€/4.000€.

Fausto Pirandello, Nudo di dolente, olio su cartone, 51×72.5, 1948 – Lotto n. 201 – da astebabuino.it
Fausto Pirandello, Nudo di dolente, olio su cartone, 51x72.5, 1948
Fausto Pirandello, Nudo di dolente, olio su cartone, 51×72.5, 1948 – Lotto n. 201 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Nato a roma nel 1899 Fausto Pirandello fu il terzogenito di Luigi Pirandello. Negli anni ’20 è allievo di Felice Carena e frequenta lo scultore Arturo Martini presso Anticoli Corrado nella Valle dell’Aniene, all’epoca cittadina dalla fervente vita artistica e culturale.

Nel 1926 Pirandello partecipa alla sua prima Biennale di Venezia. Negli anni ’30 a Roma è nel gruppo della cosiddetta Scuola romana di Via Cavour con Giuseppe Capogrossi, Emanuele Cavalli e Roberto Melli, artisti di indirizzo espressionista (lotto n. 201: “Nudo di dolente”), all’interno del quale la pittura di Pirandello percorre la corrente dei ‘tonalisti’.

Nel dopoguerra l’artista partecipa al dibattito fra astrattisti e realisti. Pirandello cerca una conciliazione: “è molto sintetico e nello stesso tempo abbandonato alla natura, è astratto e concreto, e soprattutto grandioso” chiosa il critico d’arte Lionello Venturi nel 1954. Stima: 10.000€/15.000€.

Asta Fabiani n. 60 – 4 Giugno 2017 – Montecatini Terme, Dipinti, Disegni, Scultura e Grafica di Artisti dell’800, del ’900, Moderni e Contemporanei

L’Asta n. 60 Dipinti, Disegni, Scultura e Grafica di Artisti dell’800, del ‘900, Moderni e Contemporanei della Casa d’Aste Fabiani Arte di Montecatini Terme avrà luogo Domenica 4 giugno 2017 alle ore 15.30 in sessione unica. La TopTen di SenzaRiserva.

Paolo Masi, Senza titolo, interventi su plexiglass, 100×100, 2003 – Lotto n. 24 – da fabianiarte.com
Paolo Masi, Senza titolo, interventi su plexiglass, 100x100, 2003
Paolo Masi, Senza titolo, interventi su plexiglass, 100×100, 2003 – Lotto n. 24 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 60

Fiorentino (classe 1933) Paolo Masi ha partecipato negli anni ’60 al Gruppo di Ricerca Estetica Centro F/Uno, attivo fra il 1967 ed il 1970, con Maurizio Nannucci, Lanfranco Baldi e Auro Lecci. Il Gruppo si caratterizza per influenze teoriche di tipo programmato e allo stesso tempo sviluppa dinamiche di azione collettiva artistica indirizzate ad interventi nello spazio architettonico.

Masi è da sempre uno sperimentatore attento alla realtà: lo interessano soprattutto gli spazi percettivi aldilà dello svolgersi del segno e della ritmica del colore che pur hanno gran parte nella sua ‘pittura’.

L’artista ha usato cartoni da imballaggio, polaroid, plexiglass, tele tessute e cucite, non disdegnando tensioni concettuali provenienti dall’arte povera. Ma la realtà e la distorsione di essa è ciò che interessa all’artista vedere oltre lo studiato e razionalizzato gesto informale al lotto n. 24 “Senza titolo”.

La trasparenza del materiale (il plexiglass) assolve proprio a questo compito: rendere consapevole lo spettatore che dietro le pulsioni caotiche della vita, dietro le impressioni continuamente cangianti e che forzano le maglie della nostra razionalizzazione, c’è un mondo ‘vero’ dove dobbiamo mettere le mani e che possiamo doverosamente ma solo parzialmente conoscere. Stima: 2.000€/3.000€.

Venturino Venturi, Senza titolo, olio su cartoncino applicato su tela, 100×70, 1972
– Lotto n. 29 – da fabianiarte.com
Venturino Venturi, Senza titolo, olio su cartoncino applicato su tela, 100x70, 1972
Venturino Venturi, Senza titolo, olio su cartoncino applicato su tela, 100×70, 1972
– Lotto n. 29 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 60

Venturino Venturi nasce a Loro Ciuffenna nel 1918. Il padre, scalpellino di idee socialiste, è presto costretto a spostare la famiglia prima in Francia e poi in Lussemburgo dove Venturino frequenta scuole tecniche.

Appassionato di arte Venturino nel 1936 è nuovamente a Firenze dove studia prima all’Istituto d’Arte di Libero Andreotti e poi con Bruno Innocenti all’Accademia di Belle Arti.

“Sfida tra la libertà e il limite” ha definito il grande poeta Mario Luzi l’arte di Venturi. Perché Venturino nella scultura e nella pittura non ha partecipato a correnti (rifiutò l’invito di Fontana di aderire allo spazialismo alla fine degli anni ’40), ma meglio ha espresso tutto se stesso nella passione di vivere il reale. Astrazione e figurazione per Venturino sono aspetti inscindibili della nostra vita che non può astenersi dal ritrarre volti, modellare e toccare corpi, tracciare simboli, talvolta ermetici, rappresentare fiabe e miti.

Arte poetica e trascendentale, quasi iniziatica quando propende per la sponda astratta tracciando superfici, griglie, solidi: il ‘limite’. Come al lotto n. 29 “Senza titolo” realizzata ad olio ma come se l’artista stesse usando gli strumenti e le tecniche a lui familiari: l’incisione, la punta secca. Arte comunque lontanissima da qualsiasi altra esperienza artistica astratta italiana del dopoguerra. Stima: 2.800€/4.000€.

Piero Dorazio, La luce, olio su tela, 40×60, 1989 – Lotto n. 66 – da fabianiarte.com
Piero Dorazio, La luce, olio su tela, 40x60, 1989
Piero Dorazio, La luce, olio su tela, 40×60, 1989 – Lotto n. 66 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 60

Titolo esemplificativo di tutta la ricerca artistica di Piero Dorazio al lotto n. 66 “La luce” realizzato nel 1989.

L’estetica di Dorazio viene infatti solitamente ridotta a solo esercizio percettivo sul colore ottenuto attraverso trasparenze, ripetizioni, ritmi in grado di generare anche “luce” intesa non in senso naturalistico ma come “energia radiante”, riflesso di uno stato d’animo dell’artista.

Se è vero questo, lo è anche il fatto che fin dall’esperienza di Forma 1 fino alla fine degli anni ’40, Dorazio è stato un sostenitore di una sinergia delle arti in grado di dar vita ad un’esperienza immersiva e sinestetica.

A tal proposito è da ricordare che fra il luglio del 1966 e l’ottobre del 1969 Dorazio e Giuseppe Ungaretti lavorarono alla pubblicazione di un libretto con 20 poesie autografe del poeta di Alessandria d’Egitto e 13 litografie originali dell’artista romano, intitolato appunto “La luce”: “Già m’è nelle ossa scesa / l’autunnale secchezza, / ma, protratta dalle ombre, sopravviene infinito / un demente fulgore: la tortura segreta del crepuscolo / inabissato” (Poesia n. 14 “Giorno per giorno”). Stima: 12.000€/16.000€.

Claudio Verna, Studio, acrilico su tela, 50×50, 1968 – Lotto n. 67 – da fabianiarte.com
Claudio Verna, Studio, acrilico su tela, 50x50, 1968
Claudio Verna, Studio, acrilico su tela, 50×50, 1968 – Lotto n. 67 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 60

Nato a Guardiagrele in provincia di Chieti nel 1937, Claudio Verna intraprende studi di sociologia a Firenze negli anni ’50 dove entra in contatto con gli artisti del’Astrattismo Classico (Vinicio Berti, Gualtiero Nativi, Mario Nuti, Alvaro Monnini). Qui espone nella prima personale alla Galleria Numero nel 1960 con opere di ispirazione informale.

Dalla fine degli anni ’60 la ricerca di Verna si orienta però sempre più verso la pittura analitica e l’arte programmata: “Avvicinarsi alla pittura, oggi, significa innanzitutto liberarla dei suoi attributi ‘tradizionali’ che sono i significati simbolici, autobiografici, letterari e metaforici. Significa reinventarla, oggettivarla, allontanarla da sé, servirsene per proporre allo spettatore/fruitore una traccia per una ricerca comune, e non per offrirgli una verità che l’autore non può avere perché non esiste” e ancora

“[…] parlare di pittura significa anche precisare che questo mezzo (mezzo e non categoria dello spirito) non ha alcuna posizione privilegiata o riduttiva nei confronti di qualsiasi altro materiale. Non si può parlare di pittu­ra in astratto, ma solo in riferimento ad un particolare tipo di lavoro. I nessi logici e mentali hanno un senso, e il ragionamento una validità se spinti fino all’estremo, nel rispetto della logica interna; così, nel mio caso, riten­go che non ci sia mezzo più duttile della pittura per portare avanti un di­scorso in cui hanno tanta importanza la luce e il colore” (da Claudio Verna, Quale pittura?, “Flash Art”, n.38, Milano, 1973)

Rapporti geometrici, contrasti coloristici, tocchi di luce sono i mezzi attraverso i quali Verna instaura un dibattito nel campo d’azione del ‘quadro’ che diventa un mezzo di analisi degli elementi costitutivi del reale e della percezione. Bella opera datata 1968 di questo importante artista (alla Biennale di Venezia nel 1970, nel 1978 e nel 1980). Stima: 6.500€/9.000€.

Mario Nuti, Senza titolo, olio su tela, 100×70, 1961 – Lotto n. 78 – da fabianiarte.com
Mario Nuti, Senza titolo, olio su tela, 100x70, 1961
Mario Nuti, Senza titolo, olio su tela, 100×70, 1961 – Lotto n. 78 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 60

Il fiorentino Mario Nuti fu uno degli aderenti al Manifesto dell’Astrattismo Classico redatto dal filosofo Ermanno Migliorini con Vinicio Berti, Alvaro Monnini, Bruno Saetti e Gualtiero Nativi (1950).

Alle forme costruttiviste e alle cromie accese degli anni ’50 l’artista fa succedere nei ’60 una ricerca più materica ed espressiva legata alla gestualità informale.

La stessa caratteristica appartiene alla produzione ceramica di Nuti che negli anni ’60 prima lavora nella bottega “La Cava” presso Lastra a Signa, in provincia di Firenze, poi mette sù un laboratorio privato, dalla vita breve, con Bruno Saetti.

Opere lacerate, violentate, che sembrano voler instaurare un dialogo con una materia refrattaria e ribelle la cui presentazione assurge quasi a una lotta sintomo di un disagio. Come se l’artista denunciasse la fiducia ormai persa nelle “magnifiche sorti e progressive”, in quel sogno di razionalismo umanitario e sociale sognato con gli altri firmatari del Manifesto. Stima: 4.500€/6.500€.

Giulio Turcato, Orme, acrilico su tela, 50×70, 1970 c.a. – Lotto n. 82 – da fabianiarte.com
Giulio Turcato, Orme, acrilico su tela, 50x70, 1970 c.a.
Giulio Turcato, Orme, acrilico su tela, 50×70, 1970 c.a. – Lotto n. 82 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 60

” […] ‘Le laboriose mani di Ulisse si scorticarono allora sulle punte delle rocce, lasciando brandelli di epidermide’. La visione di Omero al quinto libro odisseico viene spontanea in mente quando il pittore Turcato narra per noi qualche simbolico episodio del suo incessante periplo […] in molte opere a cavallo fra la fine degli anni Sessanta e Settanta […] i segni sgocciolati che si stringono, si allargano, si intersecano non rappresentano un evento che esplichi la tensione, il nervosismo dell’epidermide pittorica, ne vengono viceversa quasi riassorbiti. L’uso del dripping, come nella Gommapiuma argento […] e nelle opere dal titolo Itinerari, si manifesta quale groviglio inesplicabile di un segno che si dispiega senza interruzione, talvolta si ammatassa […] e tal’altra si espande trasformandosi in Orme” (lotto n. 82 “Orme”).

Questa la bellissima introduzione di Andrea Alibrandi, Turcato e la pelle della pittura nel Catalogo della Mostra tenutasi alla Galleria “Il Ponte” di Firenze fra il 12 aprile e il 21 giugno 2003.

Giulio Turcato (Mantova, 1912) è stato uno dei protagonisti dell’arte astratta italiana. Uno dei componenti del celebre Gruppo degli Otto di Lionello Venturi: artisti (Afro Basaldella, Renato Birolli, Antonio Corpora, Mattia Moreni, Ennio Morlotti, Giuseppe Santomaso, Emilio Vedova) che per il valore stesso della parola libertà non avrebbero mai potuto ridurre l’arte in una definizione astratta o figurativa.

Arte soggettiva, arte totale è stata l’esperienza di ciascuno di loro che ha raccontato con la pittura se stesso e il mondo. Stima: 9.000€/13.000€.

Antonio Corpora, Il mare cinese, olio e smalto su tela, 65×81, 1972 – Lotto n. 83 – da fabianiarte.com
Antonio Corpora, Il mare cinese, olio e smalto su tela, 65x81, 1972
Antonio Corpora, Il mare cinese, olio e smalto su tela, 65×81, 1972 – Lotto n. 83 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 60

Antonio Corpora è stato un altro degli appartenenti, insieme a Giulio Turcato, al Gruppo degli Otto attivo fra il 1952 ed il 1954, sostenitore della cosiddetta poetica dell'”astratto-concreto” nella definizione di Lionello Venturi.

“I quadri recenti di Corpora non hanno un riferimento spaziale tanto evidente ma in essi c’è lo stesso ingorgarsi, per sprofondare o per risplendere, del colore-luce, la stessa attitudine a risolvere il mondo nel colore o, meglio, a inventare il mondo attraverso il colore. Non vi è figurazione anzi, per dirla con Carlo Argan ‘immagine paesistica’, poiché non vi esistono i simboli per trasmetterla, gli oggetti riconoscibili, ma pure il sentimento che questi oggetti ispirano è lì presente e ben riconoscibile, reso incandescente dal calore di una fantasia amorosa che non dà requie alla natura, che ne distilla la più segreta essenza” (da Cesare Vivaldi, Il colore della luce in “Corpora”, Officina Edizioni, Roma, 1971).

Al lotto n. 83 “Il mare cinese” c’è appunto questo: un richiamo se non simbolico quantomeno metaforico ad una realtà naturalistica fatta dei colori, della luce, delle impressioni dell’artista di fronte al mondo. Stima: 8.000€/12.000€.

Alvaro Monnini, Senza titolo, tecnica mista su tela, 70×50, 1961 – Lotto n. 95 – da fabianiarte.com
Alvaro Monnini, Senza titolo, tecnica mista su tela, 70x50, 1961
Alvaro Monnini, Senza titolo, tecnica mista su tela, 70×50, 1961 – Lotto n. 95 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 60

C’era anche Alvaro Monnini ad animare l’esperienza fiorentina dell’astrattismo classico. Nato a Firenze nel 1922 qui il giovane Alvaro frequenta l’Accademia di Belle Arti.

L’artista partecipa attivamente alla vita del Gruppo ma, dopo lo scioglimento, circa dalla metà degli anni ’50 inaugura “una maggiore libertà espressiva e di racconto, che permetteva di affrontare problemi anche introspettivi ed emotivi”.

Presenta le nuove opere al pubblico nel giugno del 1955 ad una collettiva tenutasi a La Strozzina, dove espone con Vinicio Berti, Bruno Brunetti, Mario Nigro, Mario Nuti e Fernando De Szyszlo.

L’artista impiega anche nuove tecniche quali gli smalti e la rasiera, prove che preludono allo sperimentalismo della fine degli anni ’60 e degli anni ’70 quando Monnini utilizza tecniche di action painting, dripping, spruzzo a bocca e maschere per la realizzazione di soggetti iconografici futuristici: opere in bilico fra spazi archetipici e industriali, tutte comunque recanti il segno di una forte personalità espressiva; qui al lotto n. 95 “Senza titolo”, ancora prettamente informale. Stima: 3.000€/4.500€.

Carlo Nangeroni, Senza titolo, olio su tela, 60×60, 1974 – Lotto n. 182 – da fabianiarte.com
Carlo Nangeroni, Senza titolo, olio su tela, 60x60, 1974
Carlo Nangeroni, Senza titolo, olio su tela, 60×60, 1974 – Lotto n. 182 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 60

Originario di New York (1922) Carlo Nangeroni segue i corsi serali dell’Accademia di Brera con Mauro Reggiani. Dal 1946 è nuovamente a New York dove entra in contatto con i protagonisti dell’action painting come Willem de Kooning e Franz Kline. Per tutti gli anni ’50 la pittura di Nangeroni è riferibile alle esperienze dell’espressionismo astratto.

Nel 1958 Nangeroni è nuovamente a Milano ed è negli anni ’60 che codifica un linguaggio geometrico proprio, derivato proprio da quelle esperienze informali che adesso abbandona. Il tipico elemento che richiama quelle esperienze nelle nuove opere sono i tracciati semi-circolari derivanti dal gesto curvo della pennellata e presente qui al lotto n. 182: “Senza titolo”.

Nangeroni cerca dunque una razionalizzazione ed un rinnovamento del linguaggio che, specialmente all’inizio degli anni ’70, si fa minimal: nei colori in particolare che tendono alla monocromia e alla scala di grigi, ma anche nella semplicità e ripetizione degli elementi di sapore analitico.

Nel 1972 l’artista è invitato alla Biennale di Venezia per la grafica. Nel 1973 alla X Quadriennale di Roma. Stima: 5.000€/8.000€.

Pippo Oriani, Spaziale – Rivelazione dello spazio, materico e olio su tela, 40×50, 1931 – Lotto n. 204 – da fabianiarte.com
Pippo Oriani, Spaziale - Rivelazione dello spazio, materico e olio su tela, 40x50, 1931
Pippo Oriani, Spaziale – Rivelazione dello spazio, materico e olio su tela, 40×50, 1931 – Lotto n. 204 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 60

Un giovanissimo Giuseppe Oriani dipinge l’opera al lotto n. 204 “Spaziale – Rivelazione dello Spazio”. Nato a Torino nel 1909 Oriani studia architettura e già nel 1928 aderisce al movimento futurista di Enrico Prampolini.

Particolarmente rara quest’opera in asta poiché testimonianza di un momento precoce e pieno di energia dell’artista le cui opere relative all’aeropittura risalgono tutte appunto al 1931.

Opera di difficile interpretazione ma quasi visione cosmica di uno spazio visto dalla navicella: “nelle velocità aeree invece mancano questa continuità e quella cornice panoramica. L’areoplano che plana si tuffa s’impenna ecc., crea un’ideale osservatorio ipersensibile appeso dovunque nell’infinito, dinamizzato inoltre dalla coscienza stessa del moto, che muta il valore e il ritmo dei minuti e dei secondi di visione-sensazione. Il tempo e lo spazio vengono polverizzati dalla fulminea constatazione che la terra corre velocissima sotto l’aeroplano immobile. Nella virata si chiudono le pieghe della visione-ventaglio (toni verdi + toni marroni + toni celesti diafani dell’atmosfera) per lanciarsi verticali contro la verticale formata dall’apparecchio e dalla terra” (dal Manifesto dell’Aeropittura del 1931). Stima: 9.500€/15.000€.