Asta Wannenes Group n. 222 – 25 Maggio 2017 – Milano, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 222 di Arte Moderna e Contemporanea della Casa D’Aste Wannenes Group di Milano si terrà in data 25 maggio 2017 alle ore 19.00 presso Open Care, Sala Carroponte, in Via G. Piranesi 10. La TopTen di SenzaRiserva.

Bruno Munari, Curva di Peano, acrilico su tela, 100×100, 1975 – Lotto n. 23 – da wannenesgroup.com
Bruno Munari, Curva di Peano, acrilico su tela, 100x100, 1975
Bruno Munari, Curva di Peano, acrilico su tela, 100×100, 1975 – Lotto n. 23 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Scoperta dal matematico Giuseppe Peano nel 1890, la “Curva di Peano” (lotto n. 23) è una curva che ha la particolarissima proprietà di poter riempire e coprire tutti i punti di un quadrato attraverso apposite trasformazioni. Ciò nonostante una curva sia un forma geometrica monodimensionale mentre un quadrato è una forma bidimensionale.

Il ciclo di opere delle “Curve di Peano”, nel percorso artistico di Bruno Munari, si colloca negli anni 1970-1974, anche se l’artista realizzerà tali opere anche negli anni seguenti.

Sull’assunto scientifico della perfezione geometrica rappresentata da queste forme Munari dispiega una proposta cromatica “assolutamente superflua” come la definisce. Consapevole che l’arte è gioco percettivo, l’artista milanese lavora sul concetto estetico disvelando come anche il logos possa essere fantasia e inganno.

Il colore soprattutto è l’elemento straniante di queste opere, come colore è l’energia determinante del nostro status umano di necessità. Scrive lo stesso Munari nel cartoncino di presentazione ad una mostra tenutasi nel 1974: “il famoso matematico Giuseppe Peano per dimostrare visivamente che possono esistere linee curve senza tangenti, ideò una curva simile al filo che forma una maglia, ma così fitta da riempire completamente tutta l’ area di un quadrato. Il risultato fu un quadrato tutto nero. Nella delimitazione di confine tra le zone di colore di questa mia composizione, è visibile la linea famosa.

La mia proposta, assolutamente superflua alla speculazione matematica, ma curiosa sotto l’ aspetto estetico, sta nel porre determinati colori nelle zone delimitate dalla linea. Di fronte a questa proposta l’ osservatore è spinto ad immaginare quale potrà essere il colore della superficie quadrata quando la curva rimpicciolendosi e moltiplicandosi l’ avrà riempita quasi tutta. Non è necessario pensarci continuamente, basta una volta ogni tanto.” Stima: 14.000€/16.000€.

Dadamaino, Oggetto Ottico-Dinamico, legno dipinto e placchette metalliche, diagonale cm 56, 1961 – Lotto n. 27 – da wannenesgroup.com
Dadamaino, Oggetto Ottico-Dinamico, legno dipinto e placchette metalliche, diagonale cm 56, 1961
Dadamaino, Oggetto Ottico-Dinamico, legno dipinto e placchette metalliche, diagonale, cm 56, 1961 – Lotto n. 27 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Edoarda Emilia Maino nasce a Milano nel 1930. Iscritta a Medicina, coltiva la pittura da autodidatta. Frequenta al contempo il Bar Giamaica dove viene a contatto con artisti ed intellettuali (fra gli altri Enrico Baj, Roberto Crippa, Lucio Fontana e Piero Manzoni).

Del 1958 è la prima personale alla Galleria dei Bossi di Milano. Alla opere di gusto informale seguono i primi “Volumi” monocromi con squarci ovoidali che manifestano l’acquisizione di una matura spazialità già in nuce coloristicamente nelle opere bidimensionali. Cominciano le collaborazioni con Piero Manzoni e i gruppi d’avanguardia delle nuove ricerche visuali: il Gruppo N, il Gruppo T, il G.R.A.V.

L'”Oggetto ottico-dinamico” al lotto n. 27 è un’opera assai rara per l’anno di esecuzione, il 1961. Si tratta infatti delle opere cinetiche che l’artista presenterà nel 1964 alla mostra parigina Nouvelle Tendance. Si tratta di opere costituite da piastrine in alluminio tese su fili di nylon o incollate a una tavola nera con dimensioni diverse (spesso reciprocamente multiple), variabilità di forma e rapporti geometrici (spesso secondo l’equazione X2+Y22) che generano effetti di dinamica ottica che rendono l’oggetto percettivamente instabile.

Osservando infatti il lotto in asta si ha la sensazione che quattro circolarità a diversi livelli di profondità si creino mutevolmente su una superficie liquida. Stima: 15.000€/25.000€.

Marino Marini, Impressionabilità, tempera su carta, 67.8×68.5, 1960 – Lotto n. 101 – da wannenesgroup.com
Marino Marini, Impressionabilità, tempera su carta, 67.8x68.5, 1960
Marino Marini, Impressionabilità, tempera su carta, 67.8×68.5, 1960 – Lotto n. 101 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

A soli 28 anni un giovanissimo Marino Marini, nel 1929, è voluto da Arturo Martini ad occupare la cattedra di scultura presso la scuola d’arte di Villa Reale a Monza.

Prestissimo l’artista ottiene importanti riconoscimenti: alla II Quadriennale nel 1935 vince il primo premio per la scultura e nel 1937 quello all’Exposition international des arts di Parigi che ne sancisce la fama internazionale.

Cavalli, cavalieri, nudi, giocolieri, pugili rappresentano uomini eroici, padroni della realtà, capaci di un controllo non solo razionale ma anche empatico su di essa.

È nel dopoguerra però che la scultura di Marini risente dell’inquietudine del post evento bellico. Pulsioni informali fanno presa sulle opere scultoree (e pittoriche) dell’artista. In particolare i gruppi equestri e/o uomo-cavaliere vengono caratterizzati da dinamicità e pose drammatiche, innaturali, con forme contratte e spezzate dal dolore, quasi disarticolate.

Ed è forse in pittura che questo motivo assume la maggiore semplificazione formale, o meglio quasi informale. Le opere del ciclo “Impressionabilità” (lotto n. 101) infatti, non sono altro che la presentazione più astratta del cavaliere (sulla sinistra) e del cavallo (sulla destra): imbizzarrito, indomabile, spaventato, impressionato. Stima: 50.000€/70.000€.

Remo Bianco, Impronta, tecnica mista su tela applicata su tavola, 100×75, 1960 – Lotto n. 104 – da wannenesgroup.com
Remo Bianco, Impronta, tecnica mista su tela applicata su tavola, 100x75, 1960
Remo Bianco, Impronta, tecnica mista su tela applicata su tavola, 100×75, 1960 – Lotto n. 104 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Remo Bianco, artista nato a Milano nel 1922, è stato lungo tutto il corso della sua carriera uno sperimentatore sia dal punto di vista concettuale che nell’uso dei materiali.

Negli anni ’50 Bianco si muove ancora nel solco dell’informale, risentendo delle esperienze dell’ambiente milanese fra post-cubismo, surrealismo, Movimento Nucleare e Movimento Spaziale. Le prime sperimentazioni sulle cosiddette “Impronte” (lotto n. 104) e sui 3D realizzati in vetro possono tuttavia essere fatte risalire alla fine degli anni ’40 e all’inizio dei ’50.

Bianco realizza le “Impronte” attraverso tracce lasciate da oggetti semplici su gesso oppure su cartapesta e gomma (successivamente). In questo modo conduce una ricerca di ‘riappropriazione’ dell’impianto formale e immaginativo che supera le sterili inquietudini di stampo informale e apre alle ricerche avanguardistiche degli anni ’60 e ’70.

L’evocatività del reale viene riorganizzati in campi geometrici, serializzata nella infinita diversità, aperta alla tridimensionalità del reale, impreziosita dagli ori e dagli argenti dei materiali. Stima: 7.000€/9.000€.

Mimmo Rotella, Sempre bella (Marilyn), decollage e tecnica mista su tela, 121×85, 1978 – Lotto n. 108 – da wannenesgroup.com
Mimmo Rotella, Sempre bella (Marilyn), decollage e tecnica mista su tela, 121x85, 1978
Mimmo Rotella, Sempre bella (Marilyn), decollage e tecnica mista su tela, 121×85, 1978 – Lotto n. 108 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Nell’intervista riportata nel Catalogo della Mostra presso Lattuada Studio, Milano, settembre – dicembre 2007 “Omaggio a Mimmo Rotella” – Testo critico e intervista di Francesca Alfano Miglietti (FAM), racconta Mimmo Rotella in merito ai suoi celebri decollage in asta con un bellissimo esemplare “Sempre bella (Marilyn)” al lotto n. 108: “Nel 1952 ero reduce da una crisi artistica, pensavo che tutto era stato fatto nell’arte […] Poi verso il 1953-54 mi fermavo a guardare estasiato, entusiasta, quei manifesti sui muri che io vedevo a Piazza del Popolo dove a quel tempo avevo uno studio. Così cominciai a strappare i primi manifesti.

Mi piacevano perché erano pieni di dinamica, di colore, di forza, con queste lacerazioni […] Così, la notte, era più forte di me: scendevo in strada e laceravo quei manifesti, li collezionavo. Mi ricordo che li mettevo sotto il letto, nel mio studio. Una sera di quegli anni venne a trovarmi il famoso critico e filologo dell’arte Emilio Villa […] Mi disse che stavo per iniziare un nuovo linguaggio pittorico/artistico, perché avevo inventato un nuovo spazio, che non era più lo spazio del collage cubista, ma invenzione nello spazio […]

I primi manifesti lacerati dai muri erano piuttosto astratti o espressionisti. Poi verso il 1959-60 ho cominciato a tirar fuori l’immagine. Era il momento della pop-art in America e io sentivo il bisogno di far vedere queste immagini. L’immagine che mi attirava di più era quella cinematografica perché, essendo a Roma, c’era Cinecittà ed erano in preparazione molti film. Poi venivano i film americani, c’era Marilyn Monroe… […] Stima: 8.000€/12.000€.

Piero Dorazio, Giallino, olio su tela, 190×210, 1977 – Lotto n. 119 – da wannenesgroup.com
Piero Dorazio, Giallino, olio su tela, 190x210, 1977
Piero Dorazio, Giallino, olio su tela, 190×210, 1977 – Lotto n. 119 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Opera di notevoli dimensioni ed altissima qualità di Piero Dorazio al lotto n. 119 “Giallino”.

Pioniere dell’arte astratta del dopoguerra Dorazio è stato uno dei fondatori del Gruppo Forma 1 a Roma nel 1947. Fra gli altri c’erano Achille Perilli, Giulio Turcato, Pietro Consagra, Carla Accardi. Ciascuno di essi però condurrà ricerche assai originali nei decenni successivi anche se tutte legate alle tematiche dell’indagine dello spazio, delle geometrie, del colore e della percezione.

Proprio di Dorazio sarà l’interesse per il colore. Fin dai primi anni ’50 infatti l’artista si interessa alle opere di Giacomo Balla di cui studia la caratteristica ricerca della luce attraverso la sovrapposizione e la scomposizione dei colori e al contempo segue le ricerche coeve dello svizzero Max Bill sulla percezione del colore.

Dorazio negli anni ’60 si avvicinò per risultati formali alle prove iniziali della pop art nell’azzeramento del linguaggio ottenuto attraverso la ‘quasi monocromia’. Tuttavia l’artista romano non rinunciò mai a rivendicare il lirismo del proprio linguaggio astratto e l’individualità dell’artista.

Dorazio non fu artista pop né mai si depersonalizzò nelle prove collettive dell’arte cinetica e programmata. La sua personalità colorista è rimasta unica. Stima: 90.000€/110.000€.

Giulio Turcato, Superficie lunare, 48×68, 1969 circa – Lotto n. 129 – da wannenesgroup.com
Giulio Turcato, Superficie lunare, 48x68, 1969 circa
Giulio Turcato, Superficie lunare, 48×68, 1969 circa – Lotto n. 129 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Un’altro dei rappresentanti e fondatori di Forma 1 con Piero Dorazio fu Giulio Turcato.

É nel corso degli anni ’50 che l’astrattismo dell’artista mantovano si fa originale. Presente alla Biennale Veneziana nel 1952 (con il Gruppo degli Otto di Lionello Venturi), nel 1954 e nel 1956, nel 1958 gli viene dedicata una sala personale e vince il Premio Nazionale.

Nel 1964 Turcato produce la prima opera del ciclo delle “Superfici lunari” (lotto n. 129): strisce di gommapiuma riciclate da materassi che rappresentano la scabrosità della superficie lunare. La serie mostra l’interesse di Turcato per la materia e la pittura spaziale intesa come luogo dell’azione esteriore ed interiore. Un’esemplare verrà acquistato dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma nel 1964.

“Un cinismo filosofico governa l’opera di Turcato, l’indifferenza per il tema e per l’immagine. Tutto è occasione di pittura, perché tutto è sottoposto alla legge del tempo e dello spazio. La forma è consustanziale alla superficie del quadro ma non ne è mai schiacciata. Essa aderisce e nello stesso tempo si sottrae ad una fissione definitiva. Accenna alla sosta e contemporaneamente si dispone come sintomo di movimento. E la sua apparizione non ha un verso per essere guardata; perché non esiste dritto o rovescio. L’apparizione non rispetta la convenzione dello sguardo ma si insinua tra i due versanti della tela” (da Achille Bonito Oliva, La pittura come azione interiore, catalogo mostra, Galleria Sprovieri Roma, 1980). Stima: 7.000€/9.000€.

Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190×290, 1984 – Lotto n. 154 – da wannenesgroup.com
Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190x290, 1984
Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190×290, 1984 – Lotto n. 154 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Hermann Nitsch è un artista austriaco esponente del cosiddetto Azionismo Viennese. Gli artisti del Gruppo utilizzano il corpo e le azioni corporee come mezzi espressivi che invadono non solo la tela ma anche lo spazio circostante caratterizzando il processo artistico in senso ‘performativo’.

L’artista usa questo tipo di azioni a fini catartici disvelando in maniera ‘traumatica’ tematiche fatte oggetto di tabù nella società contemporanea: erotismo e religione, violenza contro gli animali e aspetti sociali e morali dell’essere parte di un sistema naturale basato sull’efferatezza sono ‘mostrati’ criticamente per il solo fatto di essere l’oggetto stesso, non mediato, dell’operazione artistica.

Intervistato da Beatrice Zamponi nel 2012 per la Repubblica (05 Giugno 2012) Nitsch afferma: “è solo passando attraverso i più bassi istinti dell’uomo che può avvenire la catarsi. Quando squartiamo un animale, sentiamo le sue viscere calde, beviamo il suo sangue, ritorniamo in contatto con qualcosa di primitivo che ci appartiene. È in questi momenti che esce fuori la nostra natura, che non è né buona né cattiva, è semplicemente il nostro istinto. Può essere anche violento, ma la violenza fa parte del mondo ed è meglio esorcizzarla in un rito collettivo che reprimerla. Viviamo in una forma di depressione latente, siamo anestetizzati. Le mie Azioni sono un modo per avvicinare la vita alla morte ed è da questa esperienza che usciamo più forti. Ecco perché la gente che partecipa mi ringrazia”. Stima: 28.000€/38.000€.

Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190×290, 1984 – Lotto n. 169 – da wannenesgroup.com
Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190x290, 1984
Piero Gilardi, Campo di granoturco, poliuretano espanso entro teca di plexiglass, 101x201x24, 2001 – Lotto n. 169 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Bellissima e grande opera di Piero Gilardi, “Campo di granoturco” in poliuretano espanso al lotto n. 169.

Gilardi è un artista torinese (classe 1942) ormai arrivato alla piena consacrazione con la grande mostra Nature Forever che il MAXXI Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo gli dedica quest’anno dal 13 aprile 2017 al 15 ottobre 2017.

I “Tappeti Natura” rappresentano uno dei cicli più importanti di Gilardi la cui attività nel dopoguerra si è articolata fra performance e arte ambientale. Il primo ciclo, importantissimo, risale agli anni 1965-1968 ma in seguito, e soprattutto ultimamente, l’artista ne ha prodotti moltissimi dalle piccole alle grandi dimensioni.

Quella di Gilardi è un’operazione sia concettuale che estetica in senso aristotelico: arte come riproduzione esatta della natura, artificio, ma non solo; si tratta di una palingenesi straniante: la natura rinasce dai materiali della sua distruzione, una sorpresa che l’uomo è, sperabilmente, capace di fare. Stima: 8.000€/12.000€.

Giuseppe Penone, Struttura del tempo, terracotta e liana arrotolata, 90x105x80, 1992 – Lotto n. 172 – da wannenesgroup.com
Giuseppe Penone, Struttura del tempo, terracotta e liana arrotolata, 90x105x80, 1992
Giuseppe Penone, Struttura del tempo, terracotta e liana arrotolata, 90x105x80, 1992 – Lotto n. 172 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Giuseppe Penone nasce nel cuneese nel 1947. Esponente di punta del movimento arte povera con Giovanni Anselmo e Michelangelo Pistoletto negli anni ’60, tiene la prima personale nel 1968 al Deposito d’Arte Presente con opere che utilizzano materiali non convenzionali quali piombo, rame, pece, corde e legno anche in combinazione con azioni causate da elementi naturali: per esempio pioggia e sole.

Dagli anni ’70 Penone ha approfondito una ricerca al confine fra land art, e quindi intervento naturale, e body art, intervento sul corpo. Penone in particolare indaga il rapporto esistente fra individualità ed esteriorità sia visivamente che concettualmente nei termini di disvelamento di una reciproca interazione di questi elementi che non è solo istantanea ma conduce ad una evoluzione creativa nello spazio-tempo concepita in senso memoriale e sensoriale.

“Struttura del tempo”, al lotto n. 172, è allo stesso tempo il genitivo soggettivo di ciò che la natura sa costruire per strati, ma anche, oggettivamente quanto noi sappiamo percepire di questa verità nell’artificialità del nostro essere homines fabresStima: 90.000€/110.000€.

Asta Martini Studio d’Arte n. 35 – 21/22 Marzo 2017 – Brescia, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 35 della Casa d’Aste Martini Studio d’Arte di Brescia si terrà nei giorni 21 e 22 marzo 2017, ore 18.00, in due sessioni (lotti 1-105 e lotti 106-195). La topten di SenzaRiserva.

Tino Vaglieri, Tubazioni, olio su tela, 50x70, 1957
Tino Vaglieri, Tubazioni, olio su tela, 50×70, 1957 – Lotto n. 46 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 35

Tino Vaglieri nasce a Trieste nel 1929. Frequenta l’Accademia di Brera dove viene a contatto con i protagonisti del cosiddetto realismo esistenziale (Giuseppe Banchieri, Floriano Bodini, Mino Ceretti, Giuseppe Guerreschi, Bepi Romagnoni).

La pittura degli anni ’50 di Vaglieri è caratterizzata da un espressionismo di matrice figurativa che fa uso di terre, biacche e neri tipicamente lombardi. È solo nel 1956 dopo un viaggio in Sicilia che l’artista aggiunge i colori squillanti che si ritrovano al lotto n. 46 “Tubazioni”.

Sembra che l’artista abbia ‘imparato’ dalla natura stessa, che il suo gesto si sia fatto più arcaico e primordiale. Sembra che, allo stesso tempo, la tela si veni di una forza crappresentativa del vitalismo della rinascita del dopoguerra.

Sul finire del decennio inoltre maggiore si fa la libertà espressiva di Vaglieri che all’inizio degli anni ’60 approda pienamente all’informale. Un informale sempre però lirico e poetico con richiami evidenti all’esistenza e alla condizione umana.

Nel 1960 Vaglieri espone alla Biennale di Venezia con sala personale, così come alla Biennale del 1964. Artista da rivalutare. Stima: 8.000€/10.000€.

Renzo Vespignani, La giornata dell’ala tricolore, olio su tela, 192x133.5, 1972/1975
Renzo Vespignani, La giornata dell’ala tricolore, olio su tela, 192×133.5, 1972/1975 – Lotto n. 47 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 35

Opera imponente quella al lotto n. 47 “La giornata dell’ala tricolore” del romano Renzo Vespignani.

Vespignani fu uno dei protagonisti della Scuola di Portonaccio, un gruppo di artisti che nel dopoguerra ha come riferimento la vecchia scuola romana di Scipione e Mafai. Il Gruppo riconosce in questi artisti una tradizione capace di intervenire sulla realtà oltre la contemporanea disputa fra astrattisti e realisti.

Il tentativo del gruppo era quello di una immersione in una realtà da vivere e da risolvere, da interpretare sul piano simbolico e lirico, lontano dalla tabula rasa dell’informale.

Dal 1969 in particolare Vespignani lavora a grandi cicli pittorici di critica verso la società del benessere e dei consumi. Bellissimi questi suoi bimbi al lotto 47: disperati come anime dannate in mezzo ai soldati con le maschere anti-gas sotto una pioggia trionfalistica di tricolori. Stima: 15.000€/20.000€.

Tano Festa, Senza titolo, tecnica mista su tela, 110x60, 1974
Tano Festa, Senza titolo, tecnica mista su tela, 110×60, 1974 – Lotto n. 79 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 35

Un’opera di estrema sintesi di uno dei protagonisti della Scuola di Piazza del Popolo, Tano Festa, al lotto n. 79 “Senza titolo”.

Un’opera dove la vena popolare di Festa si esprime soprattutto nell’elaborazione della forma pittorica, che sembra quasi giustapporre gli stilemi tipici dell’artista in una sorta di collage, e nella semplificazione coloristica carica di contrasti accesi.

Opera poetica dove la nuvola stessa, uno degli elementi ‘grafici’ consueti in Festa, si fa cornice, punto di osservazione che sovrappone i piani dell’immagine e ribalta il punto di vista su un cielo che invece si riduce a skyline angolato, quasi dolorosa percezione di una realtà.

I primi “cieli” di Festa risalgono al 1963. Vengono rielaborati in chiave pop durante il suo soggiorno newyorkese del 1965. A New York l’artista realizza opere quali “Cielo newyorkese”, “Cielo meccanico”, “La grande nuvola” dove inserisce su quella prima intuizione poetica regoli e pallini. “A New York in quel momento era talmente tutto pop che anche il cielo finiva per essere visto a palline, a strisce, a quadrettini […]”. Stima: 8.000€/10.000€.

Gianni Bertini, Composizione astratto geometrica, olio su tavola, 80x124.5, 1950
Gianni Bertini, Composizione astratto geometrica, olio su tavola, 80×124.5, 1950 – Lotto n. 110 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 35

Gianni Bertini, pisano, classe 1922, esordisce come pittore dopo una laurea in matematica pura nel 1946 in una galleria cittadina con opere figurative di impronta post-cubista. Da subito però sente la necessità di aprirsi alle coeve sperimentazioni astratte soprattutto fiorentine (l’astrattismo classico) e romane (con il Gruppo Forma 1).

Nel 1950 si unisce al Gruppo concretista (M.A.C. Movimento Arte Concreta) dopo una esposizione alla Libreria Salto e si trasferisce a Milano.

Bertini, che negli anni ’60 sarà il protagonista della Mec-Art italiana insieme a Mimmo Rotella, realizza in questo periodo opere dal sapore grafico dove approfondisce gli aspetti della percezione relativi all’accostamento di oggetti contrastani. Punti, quadretti, linee, forme positive e negative assumono le più varie disposizioni nel tentativo di creare un ritmo emozionale che sarà comunque alla base dei processi creativi dell’artista nelle opere più tarde.

Opera storicamente importante e molto bella questa al lotto n. 110 “Composizione astratto geometrica”. Stima: 10.000€/12.000€.

Joel Stein, Senza titolo, acrilico su tela, 100x100, 1974
Joel Stein, Senza titolo, acrilico su tela, 100×100, 1974 – Lotto n. 120 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 35

Nato a Saint-Martin Boulogne (Francia) nel 1926, Joël Stein è stato uno dei fondatori del G.R.A.V. Groupe de Recherche d’Art Visuel francese all’inizio degli anni ’60.

Retinature, figure di interferenza e poi la polarizzazione cromatica sono gli strumenti attraverso i quali Stein si inserisce a pieno titolo nella ricerca cinetica di attivazione percettiva dello spettatore.

Molto bella, equilibrata e cromaticamente riuscitissima questa composizione labirintica e ricorsiva al lotto n. 120 “Senza titolo”, per di più di dimensioni non modeste.

I piani anellari unitamente all’inversione cromatica creano infatti una tensione perfettamente trattenuta. L’attivazione retinica del colore inoltre dà vita a un movimento propulsivo che conferisce profondità spaziale all’opera, contemporaneamente riportata alla bidimensionalità dalla struttura rotatoria e angolata in pura acromia. Stima: 15.000€/20.000€.

Lucia di Luciano, Immagini in successione crescente, Morgan’s paint su masonite, 75x75, 1964
Lucia Di Luciano, Immagini in successione crescente, Morgan’s paint su masonite, 75×75, 1964 – Lotto n. 138 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 35

Nata a Siracusa nel 1933 Lucia Di Luciano si forma all’Accademia di Belle Arti di Roma. Nel 1963 con Lia Drei, Francesco Guerrieri e Giovanni Pizzo dà vita al Gruppo 63.

I lavori del gruppo si fondano sulle teorie della Gestalt attraverso le quali gli artisti cercano di dimostrare come i processi operazionali costituiscano la forma stessa.

Elementi geometrici disegnati a china e campiti in nero Morgan’s paint (una idropittura acrilica lavabile usata nell’edilizia) si stagliano su fondi bianchi in rapporti aurici e strutture combinatorie che annullano la separazione percettiva fra foreground e background.

L’artigianalità e la strutturazione ritmica dei segni al contempo organizzano lo spazio in griglie che suggeriscono una pluri-dimensionalità percettiva che avvicina queste opere alle coeve sperimentazioni cinetiche.

Opera storica questa al lotto n. 138 “Immagini in successione crescente”, del 1964, lo stesso anno in cui la Di Luciano partecipa alla fondazione del Gruppo Operativo r, gruppo “impegnato in un serio lavoro di analisi sulla struttura linguistica del messaggio visuale” come ebbe a scrivere Italo Tomassoni nel 1971. Stima: 14.000€/16.000€.

Emanuela Fiorelli, Genesi 13, scultura in plexiglass e filo elastico, 50x50x25, 2010
Emanuela Fiorelli, Genesi 13, scultura in plexiglass e filo elastico, 50x50x25, 2010 – Lotto n. 140 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 35

Emanuela Fiorelli è una giovane e promettente artista diplomatasi all’Accademia delle Belle Arti di Roma nel 1993.

Fra i riconoscimenti importanti: ha vinto il “Premio Giovani Pittura 2004” presso l’Accademia Nazionale di San Luca di Roma. Nel 2008 è stata premiata con una mostra personale alla Biennale d’Arte di Karlsruhe (Francoforte).

Evidente nelle opere della Fiorelli la ricerca dei volumi attraverso linee e trasparenze che si articolano in strutture seriali e a loro modo organiche spesso fatte di filo di cotone o filo elastico (lotto n. 140 “Genesi 13”).

Scrive Giulia Cillani nella Presentazione del Catalogo della Mostra di Emanuela Fiorelli e Paolo Radi, “Nella soglia del visibile Trasparenza e Traslucenza” (2016): “[…] I fili e le ombre che si intersecano nella ricerca di Fiorelli ci permettono di vedere come una forma mentis possa essere convertita in un volume tridimensionale, un ‘disegno’ nello spazio che è anche un tentativo di disegnare lo spazio stesso”.

Si può dire che quello della Fiorelli sia dunque un percorso mentale e critico, una razionalizzazione matematica che sfida lo spazio-tempo, una costruzione che prova a venirne a capo e che si cristallizza in una tensione.  Stima: 5.000€/6.000€.

Lucio Fontana, Concetto spaziale, strappi e graffiti su carta assorbente bianca, 45x58, 1964/1965
Lucio Fontana, Concetto spaziale, strappi e graffiti su carta assorbente bianca, 45×58, 1964/1965 – Lotto n. 147 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 35

Un bello studio spaziale di Lucio Fontana su carta assorbente bianca al lotto n. 147 “Concetto spaziale”.

Le opere senza colore sono probabilmente le più rappresentative dell’invenzione del grande artista di Rosario (Argentina) che inizia a tagliare e bucare la tela nel 1949.

Rientranze, rilievi, affioramenti annullano il confine fra pittura e scultura, entrando in rapporto con la luce reale e insieme con l’oltre del piano.

La circonferenza che l’artista traccia è allo stesso tempo il concetto e la rappresentazione universale, la summa di un mondo che buchiamo con le nostre mani, che fendiamo attraverso l’energia impressa agli utensili. E nondimeno l’opera è una generazione, un brulicare di forme archetipiche in cui lo spettatore può leggere ogni cosa: i fiori di un prato, le stelle nel cielo, un branco di pesci che salta sulla superficie del mare. Stima: 50.000€/60.000€.

Franco Bemporad, 1.120 punti, olio su tela, 40x40, 1975
Franco Bemporad, 1.120 punti, olio su tela, 40×40, 1975 – Lotto n. 149 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 35

È l’apparente annullamento della personalità dell’artista protagonista nella tela al lotto n. 149 “1120 punti” del fiorentino Franco Bemporad.

Partecipe nel 1957 del Movimento Nucleare e firmatario del manifesto “Contro lo stile” Bemporad introduce alla fine degli anni ’50 un alfabeto segnico che contamina istanze non solo programmate e percettive ma anche sensoriali.

Le sue superfici in rilievo fatte di textures di punti vengono stese dall’artista spremendo il colore direttamente dal tubetto. Il resto lo fanno la ripetizione del segno e il contrasto cromatico che generano pattern tattili e vibrazioni di luce.

Strutture sinestetiche potrebbero essere definite queste opere di Bemporad. Scrive Franco Russoli, nella presentazione della mostra presso la Galleria del Milione nel 1960: “questi suoi quadri non ci propongono un piacevole gioco formale ma quasi il simbolo figurale di una continua trasformazione dell’inerte in vivo”. Stima: 4.000€/5.000€.

Carlo Alfano, Frammento di un autoritratto anonimo n. 48, acrilico su tela, 50x70, 1973
Carlo Alfano, Frammento di un autoritratto anonimo n. 48, acrilico su tela, 50×70, 1973 – Lotto n. 160 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 35

“Adopero un modo convenzionale di scrivere il tempo mediante una linea numerica progressiva orizzontale, secondo una linearità che va da 1 a 2.

Queste serie lineari sono interrotte, secondo la struttura generale del senso che voglio dare al quadro, da brevi frasi, da vuoti e da silenzi. Il senso di ogni frammento – come del grande frammento che è il quadro – non è quello di comunicare una serie di concetti compiuti o di una linearità del tempo; mi interessa cogliere del tempo le sue circolarità, i suoi arresti, le sue velocità.

Tra le unità dei secondi (il segno che ho scelto per indicare il tempo) mi interessa il lento affacciarsi della parola, le tensioni delle sue regole, i conflitti e le esclusioni dei suoi movimenti soggettivi, prima che la parola raggiunga quella pienezza che riempirà il silenzio”.

Così descrive Carlo Alfano stesso (Napoli, 1932) il ciclo degli “autoritratti anonimi” (lotto n. 160 “Frammento di un autoritratto anonimo n. 48”), iniziato nel 1969 e continuato lungo tutto il suo percorso artistico. Opera non solo concettuale, ma anzi intessuta di un realismo intelligente, memore della storia del nostro Novecento: c’è la percezione dell’inscindibile essenza dello spazio-tempo, il calcolo infinitesimale, la soggettività con cui guardiamo il mondo e l’instabilità dell’hic et nunc. C’è il nostro essere un torrente in piena con sussulti improvvisi, un inquieto flusso di coscienza. Stima: 15.000€/20.000€.

Giulio Paolini, Senza titolo, carta fotografica su carta nera, 50x50, 1971
Giulio Paolini, Senza titolo, carta fotografica su carta nera, 50×50, 1971 – Lotto n. 163 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 35

Un ricettacolo di possibilità è l’opera al lotto n. 163 “Senza titolo” del genovese Giulio Paolini.

Artista concettuale Paolini fin dagli esordi nel 1960 (la prima personale è alla Galleria La Salita di Roma nel 1964) pone al centro della sua ricerca una meta-riflessione sull’artista stesso e la rappresentazione artistica.

La fotografia in particolare, che l’artista introduce a partire dal 1965, gli consente di indagare la relazione fra autore/realtà/opera.

Paolini concepisce l’arte come espressione di se stessa; sente di appartenere a un io collettivo, di essere un tutt’uno con la storia dell’arte e l’indagine che essa mette in atto.

Et quid amabo nisi quod ænigma est è la frase migliore che si possa enunciare per questa opera. Citazione da De Chirico cara a Paolini che la ha utilizzata in altre sue opere.

Qualsiasi realtà può nascere dalla carta fotografica non impressionata, pura potenza dell’artista che sta per rappresentare la realtà. E infine l’opera si fa opera nell’espressione dei suoi mezzi. Stima: 20.000€/25.000€.

Paolo Cotani, Omaggio a Giacometti, dittico, tecnica mista su tela, 60x120, 1975-1976
Paolo Cotani, Omaggio a Giacometti, dittico, tecnica mista su tela, 60×120, 1975-1976 – Lotto n. 166 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 35

Paolo Cotani nasce a Roma nel 1940. Negli anni ’70 è fra i protagonisti della Pittura Pittura (l’arte analitica italiana) con le opere del ciclo delle bende elastiche (lotto n. 166 “Omaggio a Giacometti”).

L’artista dipinge le bende e poi le avvolge intorno ad un supporto quadrangolare, privo di tela.

L’intenzione è quella di azzerare qualsiasi previa concezione del fare arte o meglio rifondarla partendo da ciò che ne costituisce la premessa, il supporto e l’esecuzione. Pittura non come scenario performativo o campo d’espressione ma coincidenza di intenzione, atto e materia.

La sintesi si fa quando si fa l’opera che accade nella più completa naturalità prendendo vita dal suo farsi.

Nel ciclo degli “Omaggi a Giacometti” inoltre l’artista sembra affrontare, specialmente nel dittico, il tema dell’inaccessibilità dei significati, dell’incomunicabilità che c’è nell’assenza esistenziale di ogni possibilità di relazione. Stima: 15.000€/20.000€.

Gottardo Ortelli, Trame, acrilico su tela, 95x95, 1973
Gottardo Ortelli, Trame, acrilico su tela, 95×95, 1973 – Lotto n. 181 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 35

Gottardo Ortelli nasce a Viggiù nel 1938. Frequenta l’Accademia di Brera a Milano diventando poi assistente di Domenico Cantatore e dedicandosi all’insegnamento in varie cattedre di pittura (Foggia, Firenze, Brera).

Spazio e colore sono le due costanti della ricerca di Ortelli che nei primi anni ’70 è la più originale, prettamente di natura analitica. Linee interrotte, parallele, puntinate, di diverso spessore caratterizzano i cicli di questi anni, di cui fa parte l’opera al lotto n. 181 “Trame”.

Otticamente sembra quasi un grattage alla Deluigi l’opera in asta. La bidimensionalità è superata dalla variazione del tratto sul fondo nero, dalla simbologia centrale a croce che pare aprire a dimensioni altre e ad altri piani, dai lembi delle trame non regolari ma quasi ondeggianti. Stima: 7.000€/8.000€.