Asta Blindarte n. 83 – 30 Maggio 2017 – Milano, Arte Moderna e Contemporanea + Design

La prossima Asta (n. 83) di Arte Moderna e Contemporanea + Design della Casa d’Aste Blindarte si terrà il prossimo 30 Maggio 2017 a Milano. La TopTen di SenzaRiserva.

Xavier Bueno, Natura morta, olio e tecnica mista su tela, 40×50, 1966 – Lotto n. 38 – da blindarte.com
Xavier Bueno, Natura morta, olio e tecnica mista su tela, 40x50, 1966
Xavier Bueno, Natura morta, olio e tecnica mista su tela, 40×50, 1966 – Lotto n. 38 – Immagine da blindarte.com – Asta Blindarte n. 83

“Un’attenzione particolare meritano le nature morte di Bueno sollevate nello spazio senza fondo, in cui gli spessori sono creati dal ritmo degli oggetti, sottratti ad una assenza metafisica” ha scritto Salvatore Quasimodo in merito alle “nature morte” (lotto n. 38) dell’artista di origini spagnole Xavier Bueno (Vera de Bidasoa, 1915).

Protagonista con il fratello Antonio, Gregorio Sciltian e Pietro Annigoni dell’esperienza fiorentina dei Pittori Moderni della Realtà, Xavier, al contrario del fratello, non abbandonerà mai la vocazione al realismo che distingue tutte le sue opere.

Negli anni ’50 quello del pittore spagnolo è un realismo marcatamente sociale, di rappresentazione e denuncia del mondo dello sfruttamento sul lavoro, della povertà, di ricordi della guerra civile spagnola; ma negli anni l’ispirazione si fa sempre più esistenziale, le figure sospese in una trepidazione che quasi più non fa campeggiare gli oggetti e le figure in un contesto quotidiano.

Opera materica, realizzata col tipico impasto di olio e sabbia, che sospende gli oggetti su un piano privo di prospettiva e che preannuncia ad un puro spazio metafisico. Stima: 4.000€/6.000€.

Antonio Corpora, Passaggio a Gibilterra, olio su tela, 128.5×194.5, 1964 – Lotto n. 54 – da blindarte.com
Antonio Corpora, Passaggio a Gibilterra, olio su tela, 128.5x194.5, 1964
Antonio Corpora, Passaggio a Gibilterra, olio su tela, 128.5×194.5, 1964 – Lotto n. 54 – Immagine da blindarte.com – Asta Blindarte n. 83

Opera di notevoli dimensioni di Antonio Corpora al lotto n. 54 “Passaggio a Gibilterra” del 1964.

Nato a Tunisi nel 1909, ben presto Corpora si trasferì in Europa: a Firenze nel 1930, poi a Milano dove frequentò i protagonisti delle prime ricerche astratte che esponevano alla Galleria del Milione e quindi a Parigi.

Tornato in Italia, nel dopoguerra è fra i propugnatori delle nuove istanze neocubiste, partecipa al Fronte Nuovo delle Arti e quindi, nel 1952, al Gruppo degli Otto di Lionello Venturi, esperienza a partire dalla quale formula il suo personalissimo linguaggio astratto maturo, caratterizzato da un paesaggismo lirico che unisce lo spunto del reale ad una sensibilità soggettiva trasfigurante.

Fino alla metà degli anni ’60 si collocano forse le opere migliori dell’artista, ancora lontane dalle geometrie e dalle campiture più definite dai ’70  in poi. È come se Corpora accettasse in pieno il linguaggio informale per farlo completamente suo, ‘guazzabuglio’ d’anima che intride la materia di emozioni coloristiche di un mondo ancora puro, del blu del mare, dei colori tenui e caldi della Tunisia. Stima: 12.000€/18.000€.

Tano Festa, Da Michelangelo, acrilico su tela in teca di legno e plexiglass, 100×80, 1978 – Lotto n. 95 – da blindarte.com
Tano Festa, Da Michelangelo, acrilico su tela in teca di legno e plexiglass, 100x80, 1978
Tano Festa, Da Michelangelo, acrilico su tela in teca di legno e plexiglass, 100×80, 1978 – Lotto n. 95 – Immagine da blindarte.com – Asta Blindarte n. 83

“L’Aurora” qui raffigurata da Tano Festa al lotto n. 95 “Da Michelangelo” è una celebre scultura di Michelangelo Buonarroti collocata nella Sagrestia Nuova della Chiesa di San Lorenzo a Firenze a destra sul sarcofaco di Lorenzo de’ Medici duca d’Urbino.

Le prime versioni dell’Aurora dell’artista della Scuola di Piazza del Popolo risalgono al 1965, quando Festa rientra dall’America e introduce fra le sue tecniche esecutive quella del ricalco a mano su proiezioni da diapositive.

Le campiture di colore (verde) servono all’artista per accentuare la dimensione plastica dell’opera mentre le riquadrature, per stessa ammissione dell’artista, derivano da influenze derivanti dall’optical art americana.

Scrive Duilio Morosini in Le ‘personali’ romane di Tano Festa e Franco Sarnari. Due giovani pittori d’avanguardia, “Paese sera”, 16 novembre 1965 in merito ad una “Aurora”:

“riproduzione d’un dettaglio d’affiche per le celebrazioni michelangiolesche (questa volta realizzato coi bianchi e neri della pittura) che Festa proietta su di uno ‘schermo’ azzurro, sovrapponendo, poi, alla tormentata figura delle tombe medicee, dei grigi regoli da disegno geometrico […] dischi, filigrane, reticoli che lo hanno colpito in occasione d’una visita ad una mostra della optical art americana”.

Ma qual’è il significato dell’opera? Perché non si tratta solo di una operazione concettuale. L’Aurora è il risveglio, la negazione della morte (quella del fratello Francesco Lo Savio), il simbolo di un gesto ripetuto e seriale ma che è sempre un miracolo, la contraddizione stessa di un mondo della comunicazione che attraverso la televisione appiattisce l’immagine, uniforma i significati. L’Aurora è la poesia stessa di vivere. Stima: 5.500€/7.500€.

Luciano Ventrone, Indifferenti, olio su tela, 60×60, 2004 – Lotto n. 111 – da blindarte.com
Luciano Ventrone, Indifferenti, olio su tela, 60x60, 2004
Luciano Ventrone, Indifferenti, olio su tela, 60×60, 2004 – Lotto n. 111 – Immagine da blindarte.com – Asta Blindarte n. 83

Considerato dal critico Federico Zeri il “Caravaggio del ventesimo secolo”, apprezzato fra gli altri da Achille Bonito Oliva e Vittorio Sgarbi, Luciano Ventrone è un pittore ‘iperrealista’ di grandissimo talento.

Nato a Roma nel 1942, frequenta il Liceo Artistico. Si iscrive poi alla Facoltà di Architettura fino al 1968 anno nel quale abbandona gli studi per dedicarsi a tempo pieno alla pittura.

Scrive Alessandro Lorenzetti nell’introduzione al catalogo della mostra tenutasi alla Albemarly Gallery nel 2010 Luciano Ventrone, Il Velo di Maya, Edizioni Paperback: “La prima associazione che questi dipinti suscitano nell’osservatore é con il pensiero del filosofo tedesco Arthur Schopenhauer. Un’evoluzione del Mito della Caverna […] il suo Velo di Maya descrive correttamente il potenziale filosofico insito nell’opera di Ventrone.

Maya – dea dell’illusione – incarna la realtà, come é percepita attraverso i sensi, che offusca con il suo velo gli occhi dell’uomo impedendo un’autentica conoscenza. Nell’estetica schopenhaueriana l’arte ha il compito di ‘esprimere’ e ‘rappresentare’ le idee platoniche. Attraverso l’arte si può temporaneamente contemplare l’essenza delle cose e questo é precisamente il processo che avviene davanti a una natura morta, un nudo o una marina di Luciano Ventrone. […]

La straordinaria padronanza del mezzo tecnico fa di Ventrone il caposcuola di una nuova tradizione figurativa. […] É un dato di fatto che ogni momento chiave della storia dell’arte é stato contrassegnato da un dichiarato ritorno alla figurazione naturalistica”.

I limoni (lotto n. 111 “Indifferenti”) e in generale le nature morte sono un soggetto ricorrente in Ventrone. Limoni, frutti sfacciatamente belli e aperti, disinibiti nella loro naturalezza, indifferenti alle scene mitologiche di un contenitore antichissimo, senza un ubi sunt da chiedere nel muto spettacolo della morte, del sesso e della rinascita della natura.  Stima: 6.000€/8.000€.

Paul Jenkins, Phenomena Earth Star Dipper, acquerello e tecnica mista su cartoncino, 79×110, 1978 – Lotto n. 152 – da blindarte.com
Paul Jenkins, Phenomena Earth Star Dipper, acquerello e tecnica mista su cartoncino, 79x110, 1978
Paul Jenkins, Phenomena Earth Star Dipper, acquerello e tecnica mista su cartoncino, 79×110, 1978 – Lotto n. 152 – Immagine da blindarte.com – Asta Blindarte n. 83

Nato a Kansas City nel 1923 Paul Jenkins è stato uno degli artisti più originali della corrente dell’espressionismo astratto americano. Nel 1948 si trasferì a New York entrando in contatto con Mark Rothko, Jackson Pollock e Barnett Newman. Dal 1953 fu in Europa, prima in Italia e poi a Parigi.

La prima personale parigina dell’artista si tenne alla Galleria Paul Facchetti. Seguirono quelle americane alla Galleria Zoe Dusanne a Seattle nel 1954 e alla Galleria Martha Jackson di New York nel 1956.

La pittura degli anni ’50 di Jenkins mostra già le caratteristiche distintive con opere realizzate versando il colore sul supporto e lasciandolo ‘fluire’ liberamente. L’artista usa olio su tela, ma soprattutto lavora con inchiostri e tempere su carta. La sua arte concettualmente si ispira alla Teoria dei Colori di Johann Wolfgang von Goethe pubblicata a Tubinga nel 1810.

Respingendo le teorie di Newton che analizzava i colori solo partendo dalla luce, il grande poeta tedesco riteneva che luce ed oscurità fossero responsabili della percezione sensibile. Irradiamento e offuscamento della luce nell’oscurità, in un elemento torbido, sono per Goethe all’origine dei colori che non sono ‘primari’: il giallo è il colore più vicino alla luce, l’azzurro il più prossimo all’oscurità. Da qui hanno origine i “Phenomena” di Jenkins.

Negli anni ’60 l’artista introduce nella realizzazione dell’opera un nuovo strumento, il coltello d’avorio attraverso la cui lama l’artista dirige il diffondersi del colore versato su supporti inclinati. Jenkins riprende la visione’filosofica’ goethiana in cui l’artista contribuisce sensibilmente alla creazione stessa e alla percezione del ‘fenomeno’. Fenomeno che è allo stesso tempo rappresentazione delle forze del reale e di quelle dell’anima espressa attraverso una interpretazione panteistica della natura di cui l’uomo è parte e allo stesso tempo l’idea platonica dell’artista quale tramite di rivelazione. Stima: 10.000€/15.000€.

Nanda Vigo, Cronotopo, alluminio e vetri stampati, 155x40x20, 1966 – Lotto n. 155 – da blindarte.com
Nanda Vigo, Cronotopo, alluminio e vetri stampati, 155x40x20, 1966
Nanda Vigo, Cronotopo, alluminio e vetri stampati, 155x40x20, 1966 – Lotto n. 155 – Immagine da blindarte.com – Asta Blindarte n. 83

Artista, designer e architetto milanese Nanda Vigo ha portato avanti dagli anni ’60 una ricerca difficilmente inquadrabile in movimenti artistici.

Sicuramente le sue opere hanno affinità con le teorie del Gruppo Zero lungamente frequentato e l’arte cinetica ma non si esauriscono in esse essendo il prodotto di un concettualismo e di un pensiero metafisico più profondo, vicino alle ricerche di Lucio Fontana e Piero Manzoni (quest’ultimo diverrà anche suo compagno).

Nel ’64 presenta alla Galleria La Salita di Roma il Manifesto cronotopico dove spiega la nascita di opere come questa al lotto n. 155 “Cronotopo”: spazi di alluminio, vetro, plastica che materializzano un “postulato cinquedimensionale introducente all’adimensione”.

Tali spazi fisici filtrando e riflettendo variamente la luce proveniente dall’ambiente circostante di fatto distorcono la percezione dell’oggetto/ambiente stesso, trasformando lo spazio definito in un contenitore indefinito, non topograficamente misurabile. Un luogo in cui tempo e spazio sono funzione cangiante l’uno dell’altra, un’apparenza imperscrutabile. Stima: 30.000€/40.000€.

Getulio Alviani, Superficie a testera vibratile 71076, alluminio, 72×72, 1971 – Lotto n. 156 – da blindarte.com
Getulio Alviani, Superficie a testura vibratile 71076, alluminio, 72x72, 1971
Getulio Alviani, Superficie a testura vibratile 71076, alluminio, 72×72, 1971 – Lotto n. 156 – Immagine da blindarte.com – Asta Blindarte n. 83

Le “Superfici a testura vibratile” (lotto n. 156) nella definizione di Carlo Belloli, sono le opere più originali e importanti di Getulio Alviani, artista, progettista, grafico, designer nativo di Udine (1939).

“Le opere possono” afferma l’artista “essere moltiplicabili, riproducibili in serie, perché sono il risultato di una precisa programmazione”. Si tratta di opere eseguite scalfendo la superficie di alluminio dapprima a mano libera e poi con la fresa elettrica secondo rapporti geometrici studiati per voluti effetti dinamici e cinetici di riflessione della luce.

L’opera in asta, pur perfettamente bidimensionale e di forma rettangolare è opera instabile: per le dimensioni delle file di lastre che sembrano variare e provocare un effetto scalare sui lati, per la complessiva distorsione e restringimento verso il basso dell’intera figura, per la scabrosità tridimensionale dell’oggetto, effetti che mutano al mutare del punto di vista.

Nel 1964 Alviani espone in sala con Enrico Castellano alla Biennale di Venezia. Nel 1965 partecipa alla celebre mostra The Responsive Eye al MoMA di New York. Nel 1968 a Documenta 4 a Kassel. Stima: 40.000€/60.000€.

Michelangelo Pistoletto, Gabbia, serigrafia su acciaio inox lucidato a specchio, 100×70, 1970, 301/450 – Lotto n. 157 – da blindarte.com
Michelangelo Pistoletto, Gabbia, serigrafia su acciaio inox lucidato a specchio, 100x70, 1970, 301/450
Michelangelo Pistoletto, Gabbia, serigrafia su acciaio inox lucidato a specchio, 100×70, 1970, 301/450 – Lotto n. 157 – Immagine da blindarte.com – Asta Blindarte n. 83

Lastre di acciaio inox lucidate a specchio sulle quali vengono applicate immagini ottenute attraverso una tecnica di riporto fotografico: l’artista ricalca la fotografia, a punta di pennello su carta velina.

Questa è la tecnica messa a punto da Michelangelo Pistoletto, artista biellese, classe 1933, nel corso del 1962 dopo gli studi di grafica pubblicitaria e un’inizio artistico caratterizzato da opere figurative ed autoritratti.

Anche per queste opere di Pistoletto, al pari di quelle di Nanda Vigo, si potrebbe parlare di ‘cronotopo’. C’è infatti il tempo, poiché l’opera si crea ad ogni specchiarsi in un eterno presente, c’è lo spazio esterno che viene rappresentato nell’opera quale “autoritratto del mondo”.

In questo modo non c’è opera ma l’opera è l’essere sempre in attesa della possibilità dell’opera. E infine c’è la miccia, la situazione che è, con terminologia montaliana, l”occasione’ che riesce a rompere le maglie della catena, l’oggetto liberatorio che squarcia il velo dei phenomena e consente di sbirciare, anzi di fare esperienza virtuale del noumeno. E che altro è questo, sembra dirci l’artista, se non l’astrazione di vedersi vivere. Stima: 8.000€/12.000€.

Giuseppe Uncini, Muri di cemento n. 124, 157×103, 2001 – Lotto n. 162 – da blindarte.com
Giuseppe Uncini, Muri di cemento n. 124, 157x103, 2001
Giuseppe Uncini, Muri di cemento n. 124, 157×103, 2001 – Lotto n. 162 – Immagine da blindarte.com – Asta Blindarte n. 83

Nato a Fabriano nel 1929 Giuseppe Uncini si forma nel fervente ambiente artistico e culturale della Roma degli anni ’50 recependo soprattutto gli stimoli provenienti dalle prime sperimentazioni informali. Già tuttavia alla fine del decennio le sue opere mostrano una tensione verso il superamento dell’involuzione e della materica sterilità informale con sculture in cemento e ferro che si richiamano a motivi geometrici ed architettonici.

La ricerca di Uncini culmina con l’adesione al Gruppo Uno nel 1962, gruppo romano composto dagli artisti Nato Frascà, Pasquale Santoro, Achille Pace, Nicola Carrino, e Gastone Biggi che, nella dichiarazione di intenti presentata alla Galleria La Medusa di Roma il 16 dicembre 1963 affermano: “[…] la nostra scelta è in stretta connessione con la reazione che ognuno di noi portava dentro di sé alle istanze tardo-romantiche contenute nell’Informale, corrente storica nella quale si erano sviluppate le nostre individualità. Ma ci muovevamo già in una lucida indagine della necessità di una stretta relazione tra superficie e segno in un rapporto di essenzialità. Aspiravamo a partecipare attivamente alla volontà e all’azione di ricostruzione dopo la ‘tabula rasa’ dell’Informale”.

C’è dunque nelle opere in cemento e ferro di Uncini (soprattutto i “Cementiarmati” della fine degli anni ’50, i “Ferrocementi” della prima metà dei ’60 e i “Muri di cemento” degli anni ’90: lotto n. 124) prima di tutto un ritorno alla concretezza del materiale e del ‘costruire’, sia come riappropriazione degli elementi base del fare artistico come nell’arte analitica sia quale fiducia nella tecnica come strumento di intervento sulla società.

Non manca però una chiave più concettuale e plurisemantica: muri di cemento ‘disossati’ che rendono ambigua la distinzione fra l’aldiqua e l’aldilà attraverso un confine ‘sbarrato’, annullamento della soggettività dell’artista, ready-made, arte quale finestra e supporto a un universo incomprensibile, ancora informale; testimonianza di struttura, simbolo d’umanità e resistenza. Stima: 60.000€/80.000€.

Mimmo Paladino, Pasto, olio, colori fluorescenti, assemblaggio e tecnica mista polimaterica su tre tele, 183×304.5×11, 1980 – Lotto n. 165 – da blindarte.com
Mimmo Paladino, Pasto, olio, colori fluorescenti, assemblaggio e tecnica mista polimaterica su tre tele, 183x304.5x11, 1980
Mimmo Paladino, Pasto, olio, colori fluorescenti, assemblaggio e tecnica mista polimaterica su tre tele, 183×304.5×11, 1980 – Lotto n. 165 – Immagine da blindarte.com – Asta Blindarte n. 83

Eseguita a New York nell’ottobre del 1980, la grande opera al lotto n. 165 “Pasto” è assai rappresentativa delle idee e del contesto storico in cui si colloca la vicenda artistica di Mimmo Paladino nell’ambito della nuova figurazione sulla scena italiana degli anni ’80.

Nel 1980, anno di esecuzione dell’opera, Paladino viene invitato da Achille Bonito Oliva nella sezione Aperto ’80 alla Biennale di Venezia. Con lui ci sono  Sandro Chia, Enzo Cucchi, Francesco Clemente e Nicola De Maria, ovvero i rappresentanti della cosiddetta Transavanguardia italiana.

Nello stesso anno l’artista pubblica il libro EN-DE-RE con Emilio Mazzoli a Modena, con la riproduzione di alcune sue opere e un testo di Achille Bonito Oliva “Il sonno del re” dove si descrive la casa del linguaggio, in cui i mobili sono suoni prodotti dal Re che non solo impartisce ordini ma produce anche fonemi incomprensibili, soprattutto di notte, che i sudditi devono interpretare. Suoni come en-de-re il cui significato, dopo moltissime possibili interpretazioni, alla fine del dibattito il giullare interpreterà con il suono stesso, il puro significante.

Qual’è il significato di questo racconto? Si tratta di una metafora dell’opera d’arte che non ha un’unica spiegazione ma molte possibili interpretazioni che spettano ai critici. Un’arte primitiva, simbolica, dove la forza comunicativa, pur disarticolata, ne rappresenta l’essenza stessa, secondo il ‘credo’ per cui l’opera d’arte pone questioni e non dà risposte; ma è puro specchio della ‘linfa vitale’ del reale.

Anche l’opera “Il Pasto” ricorda questi concetti. È tripartita in pannelli, come il suono del Re, e sembra al centro rappresentare proprio una figura umana. Magari un Re? Gli elementi che contornano la figura nei pannelli laterali contengono forme bio e zoomorfe e ne sembrano costituire il pasto. Si tratta dunque nuovamente della rappresentazione di un essere potente, primitivo, ciclopico, padrone dei segreti e delle forze della realtà, la visione personificata di un caos di energia che sta dietro alle nostre quotidiane apparenze e di cui, attraverso l’arte, partecipiamo. Stima: 100.000€/150.000€.

Asta Boetto – 3 Maggio 2017 – Milano, Arte Moderna e Contemporanea

La prossima Asta di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Boetto di Genova si terrà il giorno 3 maggio a Milano, Foro Buonaparte 48, ore 16.00. La TopTen di SenzaRiserva.

Paolo Minoli, Sequenza A-B-C-D, Indizio 2. “…Segno, circostanza, cosa astratta o concreta da cui si possa argomentare con fondamento che qualche cosa avverrà o è avvenuto…”. “…Serie di versetti che si cantano talvolta…”, acrilico su tavola silolax cm 80×80 (25×25 cad.), 1981 – Lotto n. 31 – da asteboetto.it
Paolo Minoli, Sequenza A-B-C-D, Indizio 2. "...Segno, circostanza, cosa astratta o concreta da cui si possa argomentare con fondamento che qualche cosa avverrà o è avvenuto...". "...Serie di versetti che si cantano talvolta...", acrilico su tavola silolax cm 80x80 (25x25 cad.), 1981
Paolo Minoli, Sequenza A-B-C-D, Indizio 2. “…Segno, circostanza, cosa astratta o concreta da cui si possa argomentare con fondamento che qualche cosa avverrà o è avvenuto…”. “…Serie di versetti che si cantano talvolta…”, acrilico su tavola silolax cm 80×80 (25×25 cad.), 1981 – Lotto n. 31 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Nato a Cantù in provincia di Como nel 1942 Paolo Minoli è stato un artista originale che ha saputo condurre ricerche concettuali e percettive attraverso una ‘destrutturazione’ dell’elemento cromatico in declinazioni ambientali, spaziali e temporali.

Dal 1977 al 1978 Minoli ha partecipato al gruppo “L’interrogazione sistematica” con Nato Frascà e Antonio Scaccabarozzi. Dal 1979 è stato docente del corso di “Cromatologia”all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano.

Nel 1982, l’anno successivo all’esecuzione dell’opera al lotto n. 31 “Sequenza A-B-C-D, Indizio 2 […]” è stato invitato alla XL Biennale Internazionale d’arte di Venezia, nel settore “Arti visive”.

Scrive il critico Carlo Belloli nel 1980 a proposito di Minoli: “[…] i rapporti numerici e geometrici che guidano questa pittura risolvono il colore come temporalità percettiva. Il costruire di Minoli persegue finalità dinamiche dell’interattività cromatica in superfici dipinte che aspirano al ruolo di campi visuali otticamente metastabili. Alcune ripartizioni del campo visivo in epicentri determinati da sequenze progressive di segmenti lineari o da punti colorati in decrescenza saturante rinviano alle ricerche di Bart Van Der Leck, precursore del neoplasticismo attorno al 1917. […] Le susseguenze cromatiche si dispongono in intervalli che sottostanno a serie periodiche, quasi un rinvio alle tabelle per la decomposizione di frazioni del Liber Abaci di Leonardo Pisano” (da “Paolo Minoli: colore come topogramma percettivo della relatività formale”, Arte Struktura, 1980). Stima: 4.000€/4.500€.

Dadamaino, Essere e tempo, matita copiativa su plastica, 220×120, 1998 – Lotto n. 34 – da asteboetto.it
Dadamaino, Essere e tempo, matita copiativa su plastica, 220x120, 1998
Dadamaino, Essere e tempo, matita copiativa su plastica, 220×120, 1998 – Lotto n. 34 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Le opere del ciclo “Essere e tempo” di Edoarda Emilia Maino appartengono alla fine degli anni ’70. Lettrice appassionata di Sein und Zeit di Heidegger queste opere vibranti, monocrome, fatte di segni ripetuti contrassegnano e mettono il sigillo a tutto il percorso artistico e concettuale dell’artista milanese.

Dalla prima fase iconoclasta degli anni ’50 alle prove volumetriche (condotte nell’ambito del Gruppo Azimuth), cinetiche, cromatiche unica rimane la ricerca della Dadamaino: una tensione verso le infinite possibilità della materia e dell’essere che si concretano in realizzazioni dove lo spettatore non è disorientato ma piuttosto intrappolato, quasi l’opera fosse lo specchio di una coscienza.

Scrive nel 1962 Walter Schöneneberger (in “Maino. Monochrome Malerei”): “La pittura di Dada Maino appartiene alla corrente monocroma che tende alla creazione di una nuova dinamica attraverso le vibrazioni luminose prodotte da un elemento ripetuto su un foglio di carta o di metallo. Questa corrente, nella quale rientrano per diversi aspetti artisti come Piene, Mack, Vasarely, Castellani, Manzoni, Soto, ecc. si stacca decisamente da altre ricerche attuali, solo apparentemente simili: quelle dell’arte animata e moltiplicata. Mentre in queste ultime si tende sempre più ad abolire l’opera d’arte, nell’accezione finora avuta, e si assiste a curiose e non sempre giustificabili impennate neodadaiste, nella corrente monocroma il quadro rimane quello spazio delimitato in cui si è invitati a partecipare a una finzione […]”.

L’opera al lotto n. 34 “Essere e tempo” potrebbe accompagnare un passo dell’omonima opera di Heidegger: “questo precorrere non è altro che il futuro unico e autentico del proprio esserci. Nel precorrere l’esserci è il suo futuro, e precisamente in modo da ritornare, in questo essere futuro, sul suo passato e sul suo presente. L’esserci compreso nella sua estrema possibilità d’essere, è il tempo stesso e non è nel tempo”Stima: 12.000€/14.000€.

Mario Schifano, Senza titolo, smalto su base serigrafia su tela (dittico), 150×150, 1971-1972 – Lotto n. 83 – da asteboetto.it
Mario Schifano, Senza titolo, smalto su base serigrafia su tela (dittico), 150x150, 1971-1972
Mario Schifano, Senza titolo, smalto su base serigrafia su tela (dittico), 150×150, 1971-1972 – Lotto n. 83 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Una delle bellissime opere di ispirazione futurista di Mario Schifano al lotto n. 83 “Senza titolo”.

Negli anni ’60 Schifano sperimenta il linguaggio che sarà il manifesto della pop art italiana all’interno del gruppo degli artisti della Scuola di Piazza del Popolo. L’artista romano affronta il tema del linguaggio stesso e della comunicazione, ne indaga l’artificialità e l’autoreferenzialità con ironia e intelligenza oltre che con una indubbia e istintiva facilità di espressione pittorica.

Negli stessi anni Schifano rivisita figure e periodi  della storia dell’arte con i quali sente una particolare affinità: Piero della Francesca, Malevič, Picabia, Duchamp, Giacomo Balla e il Futurismo.

Proprio a Balla si deve “il primo studio analitico delle cose in movimento” con il famoso dipinto “Dinamismo di un cane al guinzaglio” e poi nello stesso anno con l’opera “Bambina che corre sul balcone” a cui Schifano si ispirerà nel realizzare il più famoso dipinto del ciclo dedicato all’artista torinese “Alla Balla” del 1963. Come Balla Schifano ripete le sequenze dei piedi che compongono il movimento stesso compendiandole in una sintesi pittorica concettuale sia spaziale che temporale. La sua è una operazione concettuale che traduce in modo ironico i fasti futuristi nel contesto della ripetizione meccanicistica dell’immagine e dell’uomo della e nella modernità.

Scriveva Balla con Depero nel Manifesto “Ricostruzione futurista dell’Universo” del marzo 1915: “Noi futuristi, Balla e Depero, vogliamo realizzare questa fusione totale per ricostruire l’universo rallegrandolo, cioè ricreandolo integralmente. Daremo scheletro e carne all’invisibile, all’impalpabile, all’imponderabile, all’impercettibile. Troveremo degli equivalenti astratti di tutte le forme e di tutti gli elementi dell’universo, poi li combineremo insieme, secondo i capricci della nostra ispirazione, per formare dei complessi plastici che metteremo in moto”. Ma si tratta più di una decostruzione in quest’opera al lotto n. 83 di Schifano, una fuga da una forza colorata, rotante, indifferente, spersonalizzante. Stima: 20.000€/22.000€.

Giulio Paolini, Voyage autour de ma chambre,
leggio di metallo, litografia, plexiglass e matita su carta, 147x120x80, 2011 – Lotto n. 103 – da asteboetto.it
Giulio Paolini, Voyage autour de ma chambre, leggio di metallo, litografia, plexiglass e matita su carta, 147x120x80, 2011
Giulio Paolini, Voyage autour de ma chambre,
leggio di metallo, litografia, plexiglass e matita su carta, 147x120x80, 2011 – Lotto n. 103 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Giulio Paolini nasce a Genova nel 1940. Dopo un esordio di impronta informale la sua arte si orienta precocemente a partire dall’inizio degli anni ’60 verso il concettuale.

Due sono i temi sui quali fin dall’inizio si fonda il linguaggio di Paolini: da un lato l’aspetto analitico e metapittorico degli elementi costitutivi dell’opera che mettono in scena le proprie peculiarità e limiti; dall’altro il richiamo costante alla ‘classicità’ con intertestualità che mantengono aperto e vivo un dialogo fra una demistificata turris eburnea dell’opera stessa e il contemporaneo carattere aperto di un eterno discorso sull’arte.

Dagli anni ’60 le opere di Paolini accentuano un’impostazione d’indagine sullo ‘spazio’ dell’oggetto d’arte che tende ad identificarsi con l’oggetto stesso. Il ‘farsi’ e ‘disfarsi’ dell’opera viene messo in scena e quasi spiato dall’artista la cui presenza sembra osteggiata, allontanata, sorvegliata, desiderata.

E in quest’opera al lotto n. 103 “Voyage autour de ma chambre” si sente forte la presenza dell’autore, essa stessa opera: “le sue opere [di Paolini] diventano racconto, messe una dopo l’altra, raccontano la storia di lui che pensa e realizza quest’opera dopo quell’altra e prima d’un’altra ancora” (da Italo Calvino, La squadratura, in G. Paolini, Idem, Giulio Einaudi editore, Torino 1975, pp. V-XIV). Stima: 25.000€/30.000€.

Mario Merz, Bambù e conchiglia, tecnica mista e conchiglia su carta intelata, 148×207, 1982 – Lotto n. 104 – da asteboetto.it
Mario Merz, Bambù e conchiglia, tecnica mista e conchiglia su carta intelata, 148x207, 1982
Mario Merz, Bambù e conchiglia, tecnica mista e conchiglia su carta intelata, 148×207, 1982 – Lotto n. 104 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Mario Merz nasce a Milano nel 1925. Cresce a Torino dove si forma come pittore da autodidatta. Si afferma negli anni ’60 nell’ambito dell’arte povera, sostenuto dal critico Germano Celant, con opere polimateriche contraddistinte dall’uso di tubi al neon, tela, cera, vetri, ferro in assemblaggi tridimensionali.

Le opere di Merz, pur nei vari cicli, manifestano una compenetrazione fra spiritualità e materialità, forze organiche ed inorganiche, natura e tecnica colte nel momento stesso dell’intuizione della loro frattura e dicotomia.

L’artista è in qualche modo un propiziatore, un mezzo, l’invasato di una potenza che non è sua, lo sciamano di un mondo antico, di una forza tribale che viene dalla terra.

Forza che negli anni Merz esprime prima con gli igloo, poi attraverso l’uso delle sequenze numeriche di Fibonacci, per arrivare negli anni ’80 alla figure arcaiche di animali e agli animali stessi al centro di potenti figurazioni naturali (lotto n. 104 “Bambù e conchiglia”). Stima: 80.000€/90.000€.

Claudio Costa, Hermes e Cloto, tecnica mista in teca, 98x128x13, 1979 – Lotto n. 105 – da asteboetto.it
Claudio Costa, Hermes e Cloto, tecnica mista in teca, 98x128x13, 1979
Claudio Costa, Hermes e Cloto, tecnica mista in teca, 98x128x13, 1979 – Lotto n. 105 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Primitivismo e sciamanesimo sono protagonisti dell’importante opera del genovese Claudio Costa al lotto n. 105 “Hermes e Cloto”.

Artista ligure, Costa studia architettura al Politecnico di Milano. Negli anni ’70  è attivo nell’ambito della cultura materiale e dell’antropologia con iniziative di recupero della memoria collettiva e culturale presso il Museo di antropologia attiva di Monteghirfo.

Ricontestualizzazione e riappropriazione del sé che sono protagonisti anche nell’opera al lotto n. 105 del 1979, dove l’artista riunisce in chiave simbolica elementi eterogenei contaminando mito ed elementi naturali, concetto e messaggio. Da un lato Hermes psicopompo, accompagnatore dei morti nell’aldilà, musico, inventore della lira, del flauto e della fisarmonica a bocca; dall’altro lato Cloto, una delle tre Parche della mitologia greca, colei che intreccia lo stame della vita.

Vita, morte, scheletro, canto, terra, mani fanno di quest’opera la storia dell’esistenza e insieme di una esistenza. Stima: 6.000€/8.000€.

Gastone Novelli, Omaggio all’indecenza, tecnica mista su tela, 39×109, 1959 – Lotto n. 114 – da asteboetto.it
Gastone Novelli, Omaggio all’indecenza, tecnica mista su tela, 39x109, 1959
Gastone Novelli, Omaggio all’indecenza, tecnica mista su tela, 39×109, 1959 – Lotto n. 114 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Gastone Novelli nasce nel 1925 a Vienna da padre italiano. Partecipa alla Resistenza. Si laurea in Scienze Politiche a Firenze nel 1948 per poi trasferirsi in Brasile, paese in cui vivrà anche successivamente. In Brasile inizia la sua attività artistica. La prima personale è al teatro Sistina di Roma nel 1950 dove presenta opere di matrice espressionista.

Dal 1955 Novelli è a Roma dove allaccia rapporti con artisti quali Achille Perilli e Corrado Cagli. Con Achille Perilli, fonda in questi anni la rivista “L’esperienza moderna”, che uscirà fino al 1959 in 5 numeri.

Le opere di Novelli di questi anni hanno una forte impronta informale, come evidente al lotto n. 114 “Omaggio all’indecenza”. Tale tendenza è in qualche modo il prodotto di una coscienza turbata che non si rassegna al puro soggettivismo e che anzi vuole rispondere ad una esigenza memoriale di sapore Junghiano: “un’immagine nasce in un qualche luogo di una memoria comune risultato della somma di una verità caotica ed iniziale, di una necessità immediata e di un cumulo di fatti passati” (da Gastone Novelli, Analizzare il processo creativo, in “Esperienza Moderna”, n.2, agosto-settembre 1957, p.26). Stima: 25.000€/30.000€.

Agenore Fabbri, Passeggiata nei giardini pubblici, olio su tela, 80×100, 1983 – Lotto n. 116 – da asteboetto.it
Agenore Fabbri, Passeggiata nei giardini pubblici, olio su tela, 80x100, 1983
Agenore Fabbri, Passeggiata nei giardini pubblici, olio su tela, 80×100, 1983 – Lotto n. 116 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Nato nei pressi di Pistoia nel 1911 Agenore Fabbri frequentò in gioventù la cerchia di intellettuali che gravitava attorno al Caffè Giubbe Rosse di Firenze. Qui furono suoi amici Eugenio Montale ed Ottone Rosai. Nel 1935 ad Albisola frequentò Arturo Martini, Aligi Sassu e Lucio Fontana e gettò le basi per il suo esordio come scultore nei primi anni ’50.

La scultura di Fabbri fu caratterizzata da una forte drammaticità dal segno espressionista. I soggetti furono quelli della plastica popolare toscana: donne, bestie inferocite, risse.

Fra gli anni ’60 e ’70 lo stile della sua scultura alterna fasi informali ad altre dove si riaccende la figurazione espressionista. Mentre, dagli anni ’80, l’artista si dedica alla pittura, come testimonia la bellissima opera al lotto n. 116 “Passeggiata nei giardini pubblici”.

Pittura difficilmente inquadrabile in una corrente artistica, ma che anche qui sembra riprendere i temi di tutta la produzione precedente di Fabbri. Opera drammatica dove la figurazione dei bimbi è interpretata in chiave assieme idilliaca e tragica. Bimbi che passeggiano in un mondo astratto di sogni e colori, in un idillio campestre che tuttavia li frattura in una incomunicabilità esistenziale e terrena, soffocati a fronteggiarne il confine. Stima: 8.000€/9.000€.

Giovanni Frangi, Il divano blu, olio su tela, 150×200, 1988 – Lotto n. 128 – da asteboetto.it
Giovanni Frangi, Il divano blu, olio su tela, 150x200, 1988
Giovanni Frangi, Il divano blu, olio su tela, 150×200, 1988 – Lotto n. 128 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Un’opera di grandi dimensioni di Giovanni Frangi al lotto n. 128 “Il divano blu”.

Artista milanese, classe 1959, Giovanni Frangi si diploma all’Accademia di Brera nel 1982. La prima personale è del 1983 alla galleria La Bussola di Torino.

Nel 1986 espone alla Galleria Bergamini di Milano con presentazione di Achille Bonito Oliva. Le opere raffigurano finestre, poltrone, sedie e continuano in un certo senso una ricerca paesaggistica e introspettiva che l’artista aveva intrapreso già con i primi dipinti della periferia urbana milanese.

L’introspezione, come si nota già nel lotto in asta, si carica e indugia in una sensibilità coloristica che inizia a sciogliere il paesaggio stesso in una astrazione empatica dei sogni della donna sdraiata, soggetto decaduto, preludio a tutta l’attività e produzione successiva di Frangi.

Il 1989 vede l’affermazione internazionale di Frangi con una mostra alla Galerie du Banneret a Berna e poi a Barcellona. Stima: 9.000€/10.000€.

Achille Perilli, A David rende visita Malevic, olio su tela, 120×120, 1980 – Lotto n. 164 – da asteboetto.it
Achille Perilli, A David rende visita Malevic, olio su tela, 120x120, 1980
Achille Perilli, A David rende visita Malevic, olio su tela, 120×120, 1980 – Lotto n. 164 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Scrive il grande suprematista Kazimir Malevič in La Mostra del Sindacato degli artisti-pittori. Federazione di sinistra. Frazione dei giovani, “Anarchija”, n. 89, 20 giugno 1918: “nel Suprematismo troviamo la legge fondamentale della costruzione dei piani: 1. Devono essere liberi da ogni relazione reciproca, sia di colore che di forma; le composizioni di colore non sono accettabili. 2. Si costruiscono più piani, o un solo piano in stato di quiete, nel tempo e nello spazio. 3. I piani si costruiscono secondo una legge per cui nessuna catastrofe minacci la loro infinita impressione di movimento.

Ricerca della forma della pura sensibilità fu quella di artisti e poeti quali MalevičMajakovskij, Mondrian, De Stijl ma che rispetto alla rielaborazione degli astrattisti romani del dopoguerra, in particolare quelli del Gruppo Forma 1, di cui Achille Perilli fece parte, ha una differenza fondamentale: “[…] per noi la forma, per la sua appartenenza alla realtà, è considerata nel suo ambiente, quindi l’interesse plastico per lo spazio e la luce, per gli astrattisti al contrario la forma ha un valore in sé, senza porre un’ambientazione di questa, estraendola quindi da ogni problema spaziale e luministico” come scrive lo stesso Perilli nel 1947.

E il David che prende vita nella tela al lotto n. 164 “A David rende visita Malevic” è opera ambientale per eccellenza, ispirata alla realtà, originata su un fondo nero che è la premessa stessa della sensibilità percettiva dove prende vita non solo il processo ma anche la visione artistica. Stima: 22.000€/25.000€.

Renato Volpini Urbani, Combinazione, olio su tela, 70×100, 1958 – Lotto n. 179 – da asteboetto.it
Renato Volpini Urbani, Combinazione, olio su tela, 70x100, 1958
Renato Volpini Urbani, Combinazione, olio su tela, 70×100, 1958 – Lotto n. 179 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Renato Volpini Urbani nasce a Napoli nel 1934. Si diploma a Urbino presso il Magistero Artistico cittadino nel 1957.

Appena dell’anno successivo l’opera al lotto n. 179 “Combinazione” che , pur in nuce, già anticipa le opere pop del periodo più maturo (parteciperà con esse alla Biennale veneziana del 1962).

Per le opere dei primi anni ’60 il critico Roberto Sanesi parlò di “una liricità nervosa, che si manifesta per tratti, scavi, morsure, quasi segnali (forse perfino metafore) di fitti e intricati reticoli, dai quali cominciano tuttavia ad apparire personaggi (…)”: parole che calzano a pennello per l’olio su tela in asta che è rara testimonianza, per l’anno, del formarsi del linguaggio figurativo maturo, fra l’artificio e l’ironia, dell’artista napoletano fino ad allora mossosi nell’ambito dell’informale. Stima: 2.000€/2.500€.

Aldo Mondino, Pompieri, olio su masonite, 180×140 – Lotto n. 180 – da asteboetto.it
Aldo Mondino, Pompieri, olio su masonite, 180x140
Aldo Mondino, Pompieri, olio su masonite, 180×140 – Lotto n. 180 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Opera museale per dimensioni ed originalità di Aldo Mondino al lotto n. 180 “Pompieri”.

Mondino è stato artista eclettico, ironico e auto-ironico che ha giocato con il processo artistico muovendosi fra il concettuale e l’arte povera, riflettendo sempre sul ruolo dell’arte e dell’artista  in modo analogo all’altro artista concittadino Alighiero Boetti.

Le opere quadrettate sul modello degli album da colorare e dei vecchi abbecedari rappresentano uno dei cicli più originali dell’artista torinese. Negli anni ’70 Mondino organizzò anche mostre dove si richiedeva l’interazione del pubblico proprio attraverso carte di questo tipo da colorare con pennarelli.

Si tratta di un processo di riduzione delle distanze, fatto attraverso il gioco e con semplicità, una delle costanti di Mondino. L’artista accorcia il divario fra spettatore e artista, artista e opera d’arte, opera d’arte e realtà. In un tentativo di equivalenza fra istinto creativo e società. Stima: 20.000€/22.000€.

Mario Ceroli, Eleusi, legno di pino di Russia e spighe di grano, 75.5x106x11, 1979 – Lotto n. 184 – da asteboetto.it
Mario Ceroli, Eleusi, legno di pino di Russia e spighe di grano, 75.5x106x11, 1979
Mario Ceroli, Eleusi, legno di pino di Russia e spighe di grano, 75.5x106x11, 1979 – Lotto n. 184 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Mario Ceroli nasce a Castel Frentano in provincia di Chieti nel 1938. Artista, scultore, scenografo si afferma negli anni ’60 con figure ritagliate in legno, lettere, uomini ripetuti e/o ingigantiti impiegate in una ricerca dal sapore pop, vicina però all’arte povera e che conserva, soprattutto nei rapporti e nella figurazione, alcuni aspetti della tradizione classica italiana.

Alla fine degli anni ’60 si intensifica l’attività scenografica dell’artista abruzzese. Ceroli allestisce spazi e ambienti, progetta chiese e teatri. Contemporaneamente si dedica alla rievocazione di opere del passato in una declinazione pop della storia culturale tipicamente italiana. Riproduce in sagome di legno l’Uomo leonardiano, La battaglia di S.Romano di Paolo Uccello, i Bronzi di Riace, i braccianti nel Quarto Stato di Pelizza da Volpedo.

Nel 1980 espone a Roma alla Galleria Mario Diacono un nuovo ciclo di opere nella personale intitolata “La foresta analoga”. Ceroli inserisce in queste opere, su fondi di tavole, rami, tronchi, spighe di grano (una di queste opere potrebbe essere questa al lotto n. 184 “Eleusi”) e paglia. Con queste opere Ceroli instaura un rapporto meno mediato con il mezzo in una operazione concettuale e di decontestualizzazione dell’oggetto che però ricontestualizza il senso di una aspirazione al significato tipica dell’arte povera e dell’arte stessa. Stima: 10.000€/12.000€.

Lucio Fontana, Cristo, terracotta, 55×35, 1955 – Lotto n. 191 – da asteboetto.it
Lucio Fontana, Cristo, terracotta, 55x35, 1955
Lucio Fontana, Cristo, terracotta, 55×35, 1955 – Lotto n. 191 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Lucio Fontana è certamente più noto per i celebri ‘tagli’ e per essere stato il fondatore del movimento spazialista, ma fu anche un ottimo scultore e ceramista.

L’attività scultorea ebbe inizio per il giovane Lucio nell’officina del padre Luigi Fontana e dell’amico e collega molinellese Giovanni Scarabelli.

Agli anni ’30 risalgono le prime opere ceramiche di ispirazione futurista tanto che Fontana fu citato da Filippo Tommaso Marinetti nel “Manifesto Futurista della Ceramica e dell’Aeroceramica” nel 1936.

Dal 1935 al 1939 Fontana lavora come ceramista presso Giuseppe Mazzotti ad Albisola imprimendo alla terra dinamiche espressioniste che plasmano liberamente la forma e la caratterizzano attraverso effetti cromatici e luministici.

Nel 1955, anno in cui Fontana esegue l’opera al lotto n. 191 “Cristo”, l’artista ha già dato il via da diversi anni alla rivoluzione spaziale (i primi buchi risalgono al 1949). E questo Cristo ne porta testimonianza uscendo quasi da quello spazio ultraterreno scavato con le dita al centro della campitura, graffiata, di un universo immaginato. Opera bellissima in cui c’è rivelazione, tempo, oggettiva e soggettiva passione. Stima: 60.000€/90.000€.