Asta Meeting Art n. 829 – Sabato 24 e Domenica 25 Giugno 2017 – Vercelli, Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea – Sessioni V-VI

Le sessioni V e VI dell’Asta di Arte Moderna e Contemporanea n. 829 della Casa d’Aste Meeting Art di Vercelli si terranno nei fine settimana del 24/25 giugno 2017 alle ore 14.30. La TopTen di SenzaRiserva.

Filippo Scroppo, Opera M.A.C., olio su tela, 70×50, anni ’50 – Lotto n. 319 – da meetingart.it
Filippo Scroppo, Opera M.A.C., olio su tela, 70x50, anni ’50
Filippo Scroppo, Opera M.A.C., olio su tela, 70×50, anni ’50 – Lotto n. 319 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Nato a Riesi nel 1910 da genitori valdesi, Filippo Scroppo si trasferisce a Torino nel 1934. La sua vita sarà a lungo combattuta fra le due sponde della vocazione artistica e di quella pastorale che non fu estranea all’ispirazione geometrica, astratta ed aniconica della sua pittura. Scroppo fu anche fervente comunista tanto da partecipare come giornalista e critico d’arte a “L’Unità” negli anni ’40.

Nel 1948 Scroppo aderisce al M.A.C. Movimento Arte Concreta nel gruppo torinese (Galvano, Parisot, Biglione). La sua pittura è caratterizzata da incastri di superfici prive di modulazione e ombreggiature, dai colori netti su forme spesso curvilinee che, pur completamente astratte, richiamano sempre ad un certo ‘naturalismo’.

La varietà stessa e la libertà del costruttivismo di Scroppo, oltre ad essere una rappresentazione precisa della riacquistata fiducia nel patto fra arte e tecnologia, comune ai concretisti, conferiscono alle opere dell’artista un che di utopico al confine fra ‘azione’ e aspirazione religiosa.

Per certi versi, la purezza e la personalizzazione del segno avvicinano Scroppo all’esperienza dei protagonisti dell’astrattismo classico fiorentino, per altri invece veicolano una fantasia e ricchezza di significati irriducibile ad una interpretazione esclusivamente deontologica e che invece sembrano costituire una pura rappresentazione della gioia e della riconoscenza verso il creato.

Opera collocabile nel primo quinquennio degli anni ’50 questa al lotto n. 319 “Opera M.A.C.”. Filippo Scroppo muore nel 1993 a Torre Pellice, in provincia di Torino, dove per moltissimi anni ha promosso e curato le edizioni della Mostra d’Arte Contemporanea. Stima: 2.000€/3.000€.

Albino Galvano, Composizione, olio e collage su cartone, 49.5×27.5, 1951 – Lotto n. 321 – da meetingart.it
Albino Galvano, Composizione, olio e collage su cartone, 49.5x27.5, 1951
Albino Galvano, Composizione, olio e collage su cartone, 49.5×27.5, 1951 – Lotto n. 321 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Allievo di Felice Casorati (nel contesto della cosiddetta “scuola di Via Mazzini”) nella Torino della fine degli anni ’20 e dell’inizio dei ’30, le prime prove di Albino Galvano riflettono la lezione post-impressionista del maestro nella figurazione dall’uso sapiente delle luci e del colore nonché nell’abile resa del chiaroscuro.

Fra gli anni 1940 e 1947 Galvano dà inizio a quel processo di semplificazione delle forme attento ad una resa di essenzialità ‘metafisica’ e ad una introspezione psicologica che non potrà che risolversi in una piena adesione alla pittura astratta nel 1948.

Con Annibale Biglione, Adriano Parisot, Filippo Scroppo, Carol Rama e Paola Levi-Montalcini in quell’anno Galvano costituisce la sezione torinese del M.A.C. Movimento Arte Concreta.

Ma l’astrattismo e il concretismo delle forme in Galvano sono solo un pretesto per la creazione di simboli ‘anarchici’ dove l’oggetto religioso convive con lo strumento divinatorio e la cabala, il sacro con il profano (lotto n. 321 “Composizione”).

E quando Galvano scrive di Artaud (Galvano fu importante critico letterario e d’arte) sembra in qualche modo parlare di se stesso: “La ricerca disperata di attingere alla moelle delle cose, in una parola lo sforzo di attingere l’essere, esplorandolo tanto nella dimensione vitale quanto in quella ‘dei princìpi’, ha trasceso in lui, in ogni momento, l’impegno puramente letterario (dalla prefazione a “Eliogabalo o l’anarchico incoronato”, Antonin Artaud, Adelphi 2007, p. XIII). Stima: 2.000€/3.000€.

Walter Valentini, Viaggio VIII, tecnica mista e applicazioni su tavola e tela, 92x92x7, 1995 – Lotto n. 334 – da meetingart.it
Walter Valentini, Viaggio VIII, tecnica mista e applicazioni su tavola e tela, 92x92x7, 1995
Walter Valentini, Viaggio VIII, tecnica mista e applicazioni su tavola e tela, 92x92x7, 1995 – Lotto n. 334 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Protagonista dell’arte grafica contemporanea internazionale Walter Valentini nasce a Pergola nella provincia di Pesaro e Urbino nel 1928. Frequenta l’Istituto di Belle Arti delle Marche dove approfondisce le tecniche calcografiche, l’incisione, la litografia e al contempo rimane affascinato e studia la cultura umanistico-rinascimentale, in particolare i trattati sulla proporzione e l’armonia aurea.

Dopo aver lavorato come grafico pubblicitario, anche presso l’Agenzia pubblicitaria dell’ENI, nel 1974 tiene la sua prima personale alla Galleria Vinciana di Milano intraprendendo la carriera artistica.

Traiettorie cosmiche sono le opere di Valentini come questa in asta al lotto n. 334 “Viaggio VIII”, di buone dimensioni; percorsi verso una perfezione formale che rappresenta una esperienza mistica, non intuita, ma frutto di un lavoro di studio e precisione.  “La sua poesia di linee e superfici / è una dichiarazione di fatti. / Potrebbero essere equazioni / fra accadimenti stellari / in cui persino il caso / indossa un abito da cerimonia. Crede nel definito, / ispirando un’orchestra” ha scritto l’amico Hans Richter a proposito di Valentini.

Valentini unisce in modo personalissimo l’invenzione di Fontana della ricerca di uno spazio ‘oltre’ all’esperienza tecnologica, alla volontà del ‘fare’ e alla forza di Crippa, l’eleganza formale di Veronesi allo scavo interiore ed esistenziale di Scanavino, la rivolta e il capovolgimento ‘dada’ alla “divina proporzione” di Luca Pacioli. Stima: 11.500€/12.900€.

Roberto Crippa, Senza titolo, tecnica mista, sughero e collage su tavola, 81×65, anni ’60/70 – Lotto n. 358 – da meetingart.it
Roberto Crippa, Senza titolo, tecnica mista, sughero e collage su tavola, 81x65, anni ’60/70
Roberto Crippa, Senza titolo, tecnica mista, sughero e collage su tavola, 81×65, anni ’60/70 – Lotto n. 358 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Un bel sughero del monzese Roberto Crippa al lotto n. 358 “Senza titolo”, opera collocabile nel secondo quinquennio degli anni ’60.

Dalle “Spirali” dei primi anni ’50, con l’adesione allo spazialismo, al recupero della pittura ‘terrestre’ e di paesaggio alla fine dei ’60 con gli assai sottostimati landscapes in sughero, il percorso artistico di Crippa è stato coerente lungo una linea evolutiva che mette in luce una personalità forte e volitiva, interessata a fare dell’arte e della vita un’unicum inscindibile di desiderio di ricerca ed espressione.

Crippa vede nella pittura e nella scultura, come nella vita, la necessità di un’unione fra cielo e terra, materiale ed immateriale; di una identificazione fra simbolo e realtà. Le ”spirali’ di Crippa non sono solo i voli pindarici della mente ma anche le evoluzioni del suo essere pilota acrobatico. I “Totem” degli anni ’50 e ’60 sono lo sviluppo concreto e simbolico di quel gesto riportato alla materia, in un mondo ‘sciamanico’ incerto fra cielo e terra ma pronto a cavalcare l’onda tecnologica post-nucleare.

E suoi paesaggi sono la rappresentazione di un mondo fragile e ricettivo, di sughero; panorami terreni ed extra-terreni, popolati da parole di giornali, forme zoomorfe, accadimenti, esplosioni; sogni di un universo molle, lunare, da conquistare e da ricostruire. Stima: 4.000€/5.000€.

Paolo Scirpa, Ludoscopio cubico multispaziale n. 70, tubi fluorescenti verdi e rosa, vetri, legno e acciaio, 37.5x28x28, 1985 – Lotto n. 391 – da meetingart.it
Paolo Scirpa, Ludoscopio cubico multispaziale n. 70, tubi fluorescenti verdi e rosa, vetri, legno e acciaio, 37.5x28x28, 1985
Paolo Scirpa, Ludoscopio cubico multispaziale n. 70, tubi fluorescenti verdi e rosa, vetri, legno e acciaio, 37.5x28x28, 1985 – Lotto n. 391 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Nato a Siracusa nel 1934 Paolo Scirpa compie studi d’arte a Palermo e Catania. Negli anni ’60 frequenta le avanguardie europee prima a Salisburgo e poi a Parigi. Nel 1965 è alla Quadriennale d’Arte di Roma mentre nel 1968 a Milano collabora con Luciano Fabro all’Accademia di Belle Arti di Brera.

Al 1972 risale la prima produzione dei “Ludoscopi”, lotto n. 70 “Ludoscopio cubico multispaziale n. 70”, assemblaggi-sculture di specchi e luci al neon che danno vita attraverso giochi combinatori a profondità illusorie.

Marco Menguzzo, nell’introduzione al Catalogo della mostra “Paolo Scirpa. La luce nel pozzo”, 11 dicembre 2015 – 7 febbraio 2016, Arena Studio d’Arte, propone un interessante parallelismo fra queste opere di Scirpa e la parabola laica de “La luna nel pozzo”: “il tema dell”illusione’ è centrale in entrambi i casi.

Tuttavia, ‘essere illusi’ su un’azione volontaria – catturare la luna nel pozzo – comporta un senso di frustrazione, di impotenza e un ridimensionamento della propria autostima, mentre ‘essere illusi’ dai propri sensi, cioè fisiologicamente, produce un senso di meraviglia che è sostanzialmente positivo, pur nascendo da un errore di base, da un cortocircuito nella percezione della realtà fisica.

Questa ‘frustrazione positiva’ innesca infatti un meccanismo di consapevolezza elementare che è ben lontano dal senso di consapevolezza della propria inadeguatezza nel giudicare e nell’illusione percettiva non c’è colpa, nell’illusione volitiva invece sì.” Stima: 25.000€/28.000€.

Toni Costa, Dinamica visuale, PVC verde montato su tavola in romboidale, 57×57 (lato 40), 1966 – Lotto n. 398 – da meetingart.it
Toni Costa, Dinamica visuale, PVC verde montato su tavola in romboidale, 57x57 (lato 40), 1966
Toni Costa, Dinamica visuale, PVC verde montato su tavola in romboidale, 57×57 (lato 40), 1966 – Lotto n. 398 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Tra i fondatori del Gruppo N (con lui Alberto Biasi, Manfredo Massironi, Edoardo Landi e Ennio Chiggio) di Padova nel 1959 Toni Costa è stato uno dei capostipiti “disegnatori sperimentali” che hanno cercato di fondare una nuova arte attraverso lo studio scientifico delle dinamiche percettive e l’impiego di soluzioni interdisciplinari che fanno uso di materiali (in questo caso le listarelle in pvc) e soluzioni ‘installative’ inedite.

Il cinetismo delle sue “Dinamiche visuali” (lotto n. 398) è sicuramente il suo contributo maggiore a questa ricerca. Luce, spazio e tempo sono gli attori che entrano in gioco di fronte a queste opere poiché essi creano quel movimento e quella ‘variabilità percettiva’, quell’instabilità che è essa stessa uno dei ‘motivi’ dell’azione del Gruppo. L’inclinazione delle listarelle, il colore, l’incidenza della luce, la posizione ritagliano attimi d’esperienza, creando un’opera continua: una fenomenologia d’opera.

Il 1966 è un anno particolarmente importante nell’attività dell’artista padovano con la partecipazione alla mostra “Aspetti dell’arte italiana contemporanea” allestita alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Stima: 32.000€/36.000€.

Ugo Celada, Natura morta, olio su tavola, 60×39 – Lotto n. 438 – da meetingart.it
Ugo Celada, Natura morta, olio su tavola, 60x39
Ugo Celada, Natura morta, olio su tavola, 60×39 – Lotto n. 438 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Ugo Celada da Virgilio possiede una capacità incredibile di cogliere il momento. Infatti nonostante l’enorme abilità tecnica e di mimesi realistica, l’artista cattura il pathos della scena, come in questa “Natura morta” al lotto n. 438.

Realismo magico e nuova oggettività, insieme a un sapore metafisico danno vita a composizione perfette la cui ieraticità però suggerisce e sottende un’inquietudine.

Nato in provincia di Mantova a Cerese di Virgilio nel 1895, Celada frequenta in seguito l’Accademia di Brera. Nel dopoguerra partecipa alle Biennali veneziane del 1920, 1924 e 1926 e al Movimento novecentista che rinnegherà presto per la collusione e la celebrazione del Regime, rimanendo sempre fedele alla sua arte intimista fatta di ritratti, animali e oggetti, imperscrutabile e magica.

Artista da riscoprire, che non ha avuto il meritato successo di mercato. Da ricordare la bellissima mostra al Palazzo Reale di Milano del 2005. Stima: 2.000€/3.000€.

Francesco Menzio, Natura morta con testa, olio su tavola, 73×90, 1937 – Lotto n. 478 – da meetingart.it
Francesco Menzio, Natura morta con testa, olio su tavola, 73x90, 1937
Francesco Menzio, Natura morta con testa, olio su tavola, 73×90, 1937 – Lotto n. 478 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Nato a Tempio Pausania in Sardegna nel 1899 Francesco Menzio è a Torino nel 1912 dove compie gli studi ginnasiali entrando poi nell’orbita del salotto di Felice Casorati.

Nel 1926 Menzio è alla Biennale di Venezia e partecipa alla prima Mostra di Novecento Italiano.

Nel 1927 l’artista è a Parigi interessato a superare il provincialismo casoratiano attraverso una pittura di respiro europeo, anti-retorica e lirica che tenga conto delle scoperte cromatiche di impressionisti e post-impressionisti.

Negli anni ’30 la pittura di Menzio si caratterizza per “interiorizzazioni psicologiche del quotidiano e soffusi lirismi”, come ha ben scritto A. R. Masiero, in “F. M.: autoritratto”, 1999, p. 104, che si articolano su pochi temi: nature morte (lotto n. 478 “Natura morta con testa”), interni con figure e paesaggi in cui l’artista sardo mostra una varietà di stili che ne rivelano il carattere eclettico: dalla pennellata soffice e morbida al plasticismo espressionista, da una figurazione sintetica al realismo delle figure senza mai perdere la ricerca poetica e lirica. Stima: 6.000€/7.000€.

Orfeo Tamburi, Parigi, olio su tela, 54.5×65, 1952 – Lotto n. 488 – da meetingart.it
Orfeo Tamburi, Parigi, olio su tela, 54.5x65, 1952
Orfeo Tamburi, Parigi, olio su tela, 54.5×65, 1952 – Lotto n. 488 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Bella e datata opera di Orfeo Tamburi al lotto n. 488 “Parigi”. Nato a Jesi nel 1910 Tamburi frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma dove ha per amici Ennio Flaiano e Vincenzo Cardarelli.

Nel 1936 è a Parigi dove entra in contatto con l’elite artistica e culturale della capitale francese e viene influenzato dalla pittura di Cèzanne. Tornato in Italia è di nuovo a Parigi nel dopoguerra dove resta fino al 1952.

Moltissime le sue partecipazioni alla Biennale di Venezia ed alla Quadriennale di Roma e numerosissime le mostre in gallerie in tutta europa con quei paesaggi romani e parigini che sono la sua produzione migliore: composizione che l’artista realizza con eleganza e grazia, nonché con una immediatezza e sensibilità che emerge in quest’opera in asta con la stessa limpidezza delle vedute di Maurice Utrillo. Stima: 9.000€/10.000€.

Luigi Ontani, Bambi, Bimbi, Bambole, tecnica mista su carta in romboidale, 70×70 (lato 50) – Lotto n. 498 – da meetingart.it
Luigi Ontani, Bambi, Bimbi, Bambole, tecnica mista su carta in romboidale, 70x70 (lato 50)
Luigi Ontani, Bambi, Bimbi, Bambole, tecnica mista su carta in romboidale, 70×70 (lato 50) – Lotto n. 498 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

I bisticci linguistici e visuali dell’artista bolognese (Vergato, 1943) Luigi Ontani sono di scena all’opera lotto n. 498 “Bambi, bimbi, bambole”.

Istrione ironico e dissacratore, Ontani è artista eclettico non estraneo all’utilizzo di materiali e tecniche disparate: il ritocco fotografico, il disegno, la performance, l’acquerello, la scultura in legno, in ceramica, in vetro di Murano.

Ontani unisce una vera passione per la ritualità ed il misticismo all’analisi dei processi della rappresentazione e soprattutto dell’auto-rappresentazione tendendo ad elaborare significati che sconfinano nel e talvolta usano il fiabesco.

I giochi di parole sono uno dei temi ricorrenti in Ontani: parole che consentono la messa in scena di significati imprevisti e polisemici oppure rivelatrici di motivi nascosti e di ‘non-sensi’. E l’acquerello, nella sua ‘liquidità’ effimera, non può che essere di supporto ad una ricerca quasi calviniana di leggerezza, di godimento carnale dell’esercizio di una raffinata intelligenza. Stima: 18.000€/20.000€.

Asta Pananti n. 123 – 27 Maggio 2017 – Firenze, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 123 di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Pananti di Firenze si terrà il giorno 27 maggio 2017 alle ore 16.00. La TopTen di SenzaRiserva.

Xavier Bueno, Ragazzo di periferia, olio su tela, 70×50, 1957 – Lotto n. 84 – da pananti.com
Xavier Bueno, Ragazzo di periferia, olio su tela, 70x50, 1957
Xavier Bueno, Ragazzo di periferia, olio su tela, 70×50, 1957 – Lotto n. 84 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 123

La pittura cupa e materica del pittore spagnolo Xavier Bueno è protagonista al lotto n. 84 “Ragazzo di periferia”, del 1957. Nato a Vera de Badisoa nel 1915 Xavier frequenta l’Accademia di Belle Arti a Ginevra dove già mostra il suo interesse per il reale preferendo alle avanguardie di moda una pittura ispirata al classicismo di Goya e Velasquez. Del 1937 è la prima personale a Ginevra. Nel 1940 si trasferisce col fratello Antonio a Firenze, che rimarrà sua patria di elezione fino alla morte.

Nel dopoguerra l’artista amplifica l’interesse per le tematiche sociali. Con il fratello Antonio, Gregorio Sciltian e Pietro Annigoni fonda il Gruppo dei Pittori Moderni della Realtà.

Scrivono nel Manifesto (un opuscolo distribuito alla prima mostra del Gruppo tenutasi a Milano, presso la Galleria de ‘L’Illustrazione Italiana’, nel novembre del 1947): “Noi rinneghiamo tutta la pittura contemporanea dal postimpressionismo a oggi, considerandola l’espressione dell’epoca del falso progresso e il riflesso della pericolosa minaccia che incombe sull’umanità.

Noi riaffermiamo invece quei valori spirituali e più precisamente morali senza i quali fare opera di pittura diventa il più sterile degli esercizi. Noi vogliamo una pittura morale nella sua più intima essenza, nel suo stile stesso, una pittura che in uno dei momenti più cupi della storia umana sia impregnata di quella fede nell’uomo e nei suoi destini, che fece la grandezza dell’arte nei tempi passati

Noi ricreiamo l’arte dell’illusione della realtà, eterno e antichissimo seme delle arti figurative.

Noi non ci prestiamo ad alcun ritorno, noi continuiamo semplicemente a svolgere la missione della vera pittura. Immagine di un sentimento universale, noi vogliamo una pittura capita da molti e non da pochi “raffinati”. […]

Di fronte a un nuovo accademismo o passatismo, fatti di avanzi di formule cubiste e di sensualità impressionista standardizzata, noi abbiamo esposto una pittura che, incurante di mode e di teorie estetiche, cerca di esprimere i nostri sentimenti attraverso quel linguaggio che ognuno di noi, a seconda del proprio temperamento, ha ritrovato guardando direttamente la realtà”.

E il linguaggio di Xavier, pur dopo lo scioglimento del Gruppo nel 1949 e l’evoluzione stilistica degli anni a venire, non tradirà mai questi concetti. Stima: 15.000€/20.000€.

Giuseppe Migneco, Operai in fabbrica, olio su tela, 90×70, 1953 – Lotto n. 97 – da pananti.com
Giuseppe Migneco, Operai in fabbrica, olio su tela, 90x70, 1953
Giuseppe Migneco, Operai in fabbrica, olio su tela, 90×70, 1953 – Lotto n. 97 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 123

Nato a Messina nel 1903 Giuseppe Migneco compie gli studi di Medicina a Milano dove si trasferisce dal 1931. Intanto coltiva la passione per la pittura e frequenta artisti quali Aligi Sassu, Raffaele De Grada, Renato Birolli.

Nel 1937 è fra i fondatori del movimento artistico e culturale che ruota attorno alla rivista Corrente. La rivista porta avanti un acceso dibattito critico sulla cultura, non solo artistica, e sulle avanguardie nazionali ed internazionali.

Dopo la guerra Migneco è a pieno titolo fra gli esponenti di punta del realismo sociale, con una pittura figurativa di grande plasticismo, dai colori accesi e dai forti chiaroscuri.

L’artista siciliano fu definito “intagliatore di legno che scolpisce col pennello” per la linearità e la potenza del tratto con cui eseguiva le figure: contadini, pescatori, operai, sportivi. Bellissime le pieghe della giacca dell’operaio in primo piano al lotto n. 97 “Operai in fabbrica”, intento ad accendersi una sigaretta. Stima: 10.000€/15.000€.

Massimo Campigli, Bozzetto, tecnica mista su cartone, 64×140, 1938 – Lotto n. 106 – da pananti.com
Massimo Campigli, Bozzetto, tecnica mista su cartone, 64x140, 1938
Massimo Campigli, Bozzetto, tecnica mista su cartone, 64×140, 1938 – Lotto n. 106 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 123

Di origine berlinese, Massimo Campigli vive dapprima a Firenze con la nonna materna e la madre, poi dal 1907 a Milano. Arruolato, fu prigioniero in Germania nel 1916 e successivamente deportato in Ungheria. Riuscito a fuggire, si rifugiò in Russia. Rientrato in Italia alla fine della guerra lavora come giornalista presso il Corriere della Sera che lo sposta come inviato a Parigi dal 1919.

Nel 1926 a Milano Campigli espone alla Prima mostra di Novecento Italiano nel clima del ritorno all’ordine post-bellico. Il movimento si caratterizza per il recupero di quei valori classici di armonia ed equilibrio per i quali fu anche definito “neoclassicismo semplificato”. A Parigi l’artista fa parte del Groupe des sept con Giorgio De Chirico, Filippo De Pisis, Renato Paresce, Alberto Savinio, Mario Tozzi e Gino Severini.

Nel 1928 Campigli visita il Museo etrusco di Villa Giulia a Roma rimanendo affascinato da quelle forme e quelle stilizzazioni della figura che l’artista farà sue in seguito riuscendo a ‘codificare’ un linguaggio espressivo originale ed essenziale fin quasi al simbolismo figurativo.

Fra il 1937 ed il 1940 gli fu commissionato un affresco di trecento metri quadri nell’atrio di Palazzo Liviano a Padova che raffigurasse ‘l’archeologia’. Scrive l’artista nel 1940: “ho preferito trattare l’archeologia come fonte di conoscenze storiche, artistiche e di pensiero politico. Il mio affresco rappresenta infatti una idealizzazione del sottosuolo d’Italia, materiato di cose antiche, opere d’arte monumenti e anche di combattenti accatastati. Gli archeologi scavano trovano oggetti e libri, nell’affresco del Liviano io rinuncio ad ogni partito preso formale polemico e ciò perché mi rendo conto della funzione sociale della pittura monumentale”.

Al lotto n. 106 un “Bozzetto” preparatorio di questo bellissimo affresco. Il bozzetto rappresenta una delle scene del registro superiore dell’atrio:  una schiera di uomini in abiti contemporanei che osserva in alto il lavoro di tre operai che erigono una colonna istoriata (mancante la parte in alto).  Stima: 60.000€/70.000€.

Giorgio De Chirico, Battaglia equestre, olio su tela, 64×46.5 – Lotto n. 109 – da pananti.com
Giorgio De Chirico, Battaglia equestre, olio su tela, 64x46.5
Giorgio De Chirico, Battaglia equestre, olio su tela, 64×46.5 – Lotto n. 109 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 123

Una bella scena di “Battaglia equestre” del grandissimo Giorgio De Chirico, padre della pittura metafisica, al lotto n. 109.

Il periodo dei capolavori metafisici dell’artista di Volos, città greca dove nacque, si può far risalire al decennio 1909-1919, con un ‘perfezionamento’ in senso surreale, architettonico e magico, dovute alle influenze parigine e a quelle dell’amico Carlo Carrà, che lo estende fino al 1925.

Tuttavia De Chirico non verrà mai meno ai “valori plastici” eredità di una formazione ed un talento per il quale eccelleva nel disegno. I “cavalli” in particolare rappresentano un soggetto assai ripetuto e che lega indissolubilmente l’artista alla pittura antica. Renoir, Gericault, Rubens, Velasquez sono gli artisti da cui De Chirico riprende e rielabora nell’eseguire questo tipo di opere dagli anni ’30 in poi.

“Nella pittura antica i due elementi della materia pittorica [la materia fisica e la materia metafisica] si sono completati e si sono sviluppati nel corso dei secoli, per arrivare alla perfezione ottenuta da Rubens, da Tiziano, da Velázquez ed altri maestri” scrive nell’articolo Discorso sulla materia pittorica pubblicato sul “Corriere Padano” del 5 maggio 1942.

Basti confrontare un’opera quale il “Bozzetto de’ La Battaglia di Anghiari” del 1603 di Rubens (Museo del Louvre, Parigi), copia eseguita a matita su carta del celebre dipinto di Leonardo da Vinci, per capire di cosa stiamo parlando. Stima: 150.000€/200.000€.

Carlo Maria Mariani, Quadro mutilato, olio su tela, 43×32.5, 2003 – Lotto n. 112 – da pananti.com
Carlo Maria Mariani, Quadro mutilato, olio su tela, 43x32.5, 2003
Carlo Maria Mariani, Quadro mutilato, olio su tela, 43×32.5, 2003 – Lotto n. 112 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 123

Carlo Maria Mariani si forma all’Accademia di Belle Arti di Roma. Risiede a New York dal 1993. Esordisce con le prime opere nel 1973 con creazioni figurative formalmente perfette che rimandano ai canoni classici.

Mariani è stato collocato nell’ambito della pittura colta e dell’anacronismo da alcuni critici alla fine degli anni ’70 ed all’inizio degli ’80 (anni in cui si cominciarono ad avvertire i primi segni di stanchezza nelle avanguardie).

La pittura di Mariani infatti rimanda a quella rinascimentale e barocca, al neoclassicismo, al manierismo. Si tratta però anche di pittura concettuale che l’artista sviluppa a partire da una folgorazione, come racconta, nel momento in cui si riconosce anche “storico dell’arte”.

Mariani combina immagini classiche e soggetti tratti da epoche diverse, da Picasso, Magritte, Calder, Brancusi, Beyus ideando scenari surreali e metafisici che riflettono, con un retrogusto ironico, sulla vita e sull’arte stessa.

L’artista, oltre a importanti e numerosissime mostre nazionali ed internazionali è stato alla Biennale di Venezia nel 1982, nel 1984 e nel 1990. Stima: 13.000€/15.000€.

Piero Gilardi, Oro e pietre, poliuretano espanso su tavola, 100×100, 1998 – Lotto n. 161 bis – da pananti.com
Piero Gilardi, Oro e pietre, poliuretano espanso su tavola, 100x100, 1998
Piero Gilardi, Oro e pietre, poliuretano espanso su tavola, 100×100, 1998 – Lotto n. 161 bis – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 123

Un bel “tappeto natura” di Piero Gilardi in poliuretano espanso al lotto n. 161 bis “Oro e pietre”. Bello perché minimale, seppur di grandi dimensioni, ben bilanciato nella composizione e non sovraccarico come in altre prove.

Portare l’arte nella realtà e allo stesso tempo portare la realtà nell’arte è il concetto che potrebbe riassumere la ricerca dell’artista torinese, formatosi alla scuola provocatoria degli amici Aldo Mondino e Michelangelo Pistoletto. Se il primo lo fa con i cioccolatini e l’altro con le superfici specchianti e quindi l’ambiente e la figura umana, Gilardi ci riesce oggettivando la mimesi stessa, staccandola dalla pareti, usando la tridimensionalità e rimuovendo quel filtro autoriale che distingue il prodotto dal produttore.

La corporeità e l’esperienza sensoriale sono protagoniste delle opere di Piero Gilardi, vere e proprie esperienze di riflessione, ambienti didattici di educazione al rispetto, isole per respirare, attraverso la tecnologia e l’arte, la nostra vera natura. Stima: 7.000€/8.000€.

Piero Pizzi Cannella, Piccolo vaso a becco d’uccello, olio su tela, 80×40, 1994-1995 – Lotto n. 180 – da pananti.com
Piero Pizzi Cannella, Piccolo vaso a becco d’uccello, olio su tela, 80x40, 1994-1995
Piero Pizzi Cannella, Piccolo vaso a becco d’uccello, olio su tela, 80×40, 1994-1995 – Lotto n. 180 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 123

Piero Pizzi Cannella è un artista concettuale romano formatosi inizialmente nell’ambito della cultura anacronista e poi animatore della Nuova Scuola Romana detta anche Scuola di San Lorenzo con Bruno Ceccobelli, Nunzio Di Stefano, Giuseppe Gallo e Gianni Dessì (1984).

La pittura di Pizzi Cannella ruota attorno ad oggetti simbolici ed evocativi: anfore, indumenti, mobili che l’artista usa come strumenti rituali che rimandano all’uomo ed al suo essere nel mondo, terreno ed ultraterreno.

Il grande assente dalle opere di Pizzi Cannella è l’uomo, di cui appunto si descrive l’essere perennemente altrove, l’essere stato, la speranza di un ritorno.

Al lotto n. 180 “Piccolo vaso a becco d’uccello” un’opera dal sapore “magico primario” ma più intellettualistica e simbolica; quasi un omaggio al mondo egizio, con un vaso che assomiglia a un sarcofago e la stilizzazione sacrale di un grande re uccello.

Un’arte di sapore ‘archeologico’, tant’è che nel 2001 il Museo Archeologico di Aosta ha esposto una selezione di sue opere su carta: Carte 1980-2001. Stima: 14.000€/15.000€.

Luciano Ventrone, È avventato dice la prudenza, olio su tela, 70×60, 2006 – Lotto n. 180 – da pananti.com
Luciano Ventrone, È avventato dice la prudenza, olio su tela, 70x60, 2006
Luciano Ventrone, È avventato dice la prudenza, olio su tela, 70×60, 2006 – Lotto n. 180 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 123

Luciano Ventrone è un pittore iperrealista romano. Nato nel 1942, frequenta la Facoltà di Architettura fino al 1968 quando decide di dedicarsi interamente all’arte.

Vittorio Sgarbi (Il Giornale, 15 marzo 2010) ha definito Ventrone “il pittore dell’iperbole”, questo perché l’artista romano non solo riproduce la realtà ma la amplifica come succede per esempio con le altissime risoluzioni degli schermi televisivi di ultima generazione che in qualche modo sorprendono l’occhio attraverso la loro dichiarata ‘artificiosità’.

Solo che in questo caso a restituire un vero più vero del vero, il vero che vorremmo, non è la tecnologia ma l’artista Ventrone padrone assoluto dei rapporti, delle armonie di colore, degli effetti di luce. E la sua realtà è più o meno sfacciata a seconda del piano cinematografico, del taglio che l’artista sceglie di dare alla scena. In questo caso un taglio pudico nella nudità, limpido e puro come un limone (lotto n. 180 “È avventato dice la prudenza”). Stima: 18.000€/25.000€.

Emilio Scanavino, Dall’alto, olio su tela, 60×60, 1975 – Lotto n. 200 – da pananti.com
Emilio Scanavino, Dall’alto, olio su tela, 60x60, 1975
Emilio Scanavino, Dall’alto, olio su tela, 60×60, 1975 – Lotto n. 200 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 123

La raffinatezza del ligure Emilio Scanavino contrassegna l’opera al lotto n. 200 “Dall’alto”. Scanavino è stato uno dei pochi grandissimi artisti del dopoguerra italiano, capace in modo assai precoce di superare la sterilità dell’informale attraverso l’elaborazione di un linguaggio personale e critico.

Critico perché si potrebbe affermare che i segni, geometrici o tachisti, calligrafici o figurali che l’artista utilizza durante tutta la sua storia artistica sono una specie di ‘bisturi’ per incidere, di ‘pinza’ per afferrare quella matassa di energia e sofferenza che è alla base di una visione nichilista ed esistenziale della parabola umana.

Scanavino compie, attraverso il segno (nodi, grovigli, geometrie) tentativi di razionalizzazione del reale più o meno riusciti, che non sono si badi bene opere più o meno riuscite, ma testimonianze di una soggettività inquieta e problematica che guarda la realtà oltre il fenomeno: talvolta intuita, altre sfuggita, raramente, ed è il caso dell’opera in asta, catturata. Stima: 15.000€/18.000€.

Mario Schifano, Senza titolo, smalto e acrilico su tela, 200×150 – Lotto n. 180 – da pananti.com
Mario Schifano, Senza titolo, smalto e acrilico su tela, 200x150
Mario Schifano, Senza titolo, smalto e acrilico su tela, 200×150 – Lotto n. 180 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 123

Opera bellissima di Mario Schifano, il fuoriclasse della nostra scuola pop italiana sono i gigli d’acqua al lotto n. 180 “Senza titolo”. Opera di grandissime dimensioni (200×150) che vanta come pedigree il certificato di autenticità della sola Fondazione Schifano ma che reca su di sé i tratti forti, i colori accesi, la matericità di uno Schifano ispirato.

Sicuramente il grande pittore della Scuola di Piazza del Popolo dipinge l’opera nel corso degli anni ’80, anni in cui Schifano ritrova un nuovo fervore creativo e forse la vena più istintiva e caratteriale della sua storia artistica.

Non a caso gli anni ’80 sono contraddistinti dalla cosiddetta “fine delle avanguardie” nel segno di un “ritorno alla pittura”,che nel caso di Schifano però non è scelta pensata e impegnata ma necessità personale di un uomo che la realtà l’aveva incarcerata in una visione ma che adesso finalmente se ne riappropria aldilà della razionalizzazione comunicativa.

Se negli anni ’70 Schifano dipinge i paesaggi anemici e le vedute interrotte è perché l’artista si limita, magari ironicamente e/o in maniera sofferta, a riprodurre pittoricamente la cultura pop passata dal mezzo televisivo. Negli anni ’80 invece Schifano ridipinge la realtà o dipinge la realtà sul supporto fotografico, obliterando le stampe televisive, le tele emulsionate. Fa questo, e si vede, con una grandissima gioia espressiva. Opera che tutti vorrebbero nella propria collezione. Stima: 30.000€/50.000€.