Asta Farsettiarte n. 180 – 26 e 27 Maggio 2017 – Prato, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 180 della Casa d’Aste Farsettiarte di Prato si terrà in tre sessioni nei giorni 26 e 27 Maggio: Sessione I – lotti 1-317, 26 Maggio, ore 15.30; Sessione II – lotti 318-575, 27 Maggio, ore 11.00; Sessione III – lotti 601-702, 27 Maggio, ore 16.00.

Luigi Veronesi, Senza titolo, tecnica mista su carta, 31.2×41, 1937 – Lotto n. 264 – da farsettiarte.it
Luigi Veronesi, Senza titolo, tecnica mista su carta, 31.2x41, 1937
Luigi Veronesi, Senza titolo, tecnica mista su carta, 31.2×41, 1937 – Lotto n. 264 – Immagine da farsettiarte.it – Asta Farsettiarte n. 180

Una tecnica mista su carta del 1937 di Luigi Veronesi “Senza titolo” come questa al lotto n. 264, di tale qualità, non è opera che si vede passare spesso in asta.

Nato a Milano nel 1908 la formazione pittorica di Veronesi fu perlopiù da autodidatta. Dopo un inizio figurativo, nel 1930 fu folgorato dalla ‘scoperta’ delle opere di Klee, Schlemmer, Kandinskij e gli altri artisti del Bauhaus esposti nel padiglione Germania alla Biennale di Venezia.

Gli anni ’30 dunque segnano il nascere del linguaggio geometrico astratto di Veronesi, una delle prime testimonianze astratte in Italia insieme a quelle di Mauro Reggiani e dei comaschi Manlio Rho e Mario Radice.

Uno spirito ‘illuministico’, una rinnovata fiducia nella scienza e nella collaborazione fra arte e tecnica, l’apertura alla molteplicità delle arti applicate e un approfondimento delle tematiche percettive animano le opere di Veronesi.

Veronesi che non accoglierà mai le teorie mistiche e spiritualiste propugnate da Carlo Belli all’interno del gruppo degli astrattisti milanesi, rimanendo sempre fedele ad una ispirazione che non trascende le forme naturali: “gli stimoli mi vengono tutti dal pensiero, dal cervello; però, siccome io studio molto la natura in tutte le sue manifestazioni, anche le meno appariscenti, e ricerco specialmente la geometria in essa, probabilmente mi arrivano degli stimoli anche da queste osservazioni” (da L. Marucci, Vivere la geometria. Incontro con Luigi Veronesi, in “Luigi Veronesi. Razionalismo lirico 1927-1997”, p. 33). Stima: 2.500€/3.500€.

Antonio Bueno, Omaggio alla Scuola di Fontainebleau, olio su tela, 89×119.5, 1961 – Lotto n. 310 – da farsettiarte.it
Antonio Bueno, Omaggio alla Scuola di Fontainebleau, olio su tela, 89x119.5, 1961
Antonio Bueno, Omaggio alla Scuola di Fontainebleau, olio su tela, 89×119.5, 1961 – Lotto n. 310 – Immagine da farsettiarte.it – Asta Farsettiarte n. 180

Antonio Bueno è stato un’artista italiano di origini spagnole (ottenne la cittadinanza italiana nel 1970).

Nato a Berlino, nel 1940 si trasferì in Italia con il fratello Xavier. Entrambi parteciparono al Gruppo dei Pittori Moderni della Realtà con Gregorio Sciltian e Pietro Annigoni.

Il Gruppo avrà vita breve anche per l’inquietudine di Antonio che fu uno sperimentatore aperto alle avanguardie e desideroso di crearsi uno stile personale.

A cavallo degli anni ’50 e ’60 il linguaggio di Bueno subisce profonde trasformazioni, passando da un decennio di sperimentazioni metafisiche dove la figura umana ha poco spazio (la fanno da padrone pipe, gusci d’uovo, pennelli) ad un altro in cui l’artista tocca l’arte monocromatica, la poesia visiva, l’arte multimediale, la pop art.

Le precocissime figure in asta nell'”Omaggio alla Scuola di Fontainebleau” al lotto n. 310 sono un interessantissimo e bellissimo esempio di quei personaggi neotenici che caratterizzeranno l’originale figurazione di Antonio.

L’opera compie una perfetta sintesi delle tensioni presenti nella personalità dell’artista di origini spagnole: quelle verso una pittura colta, allegorica, decorativa nel manierismo, rinascimentale nella perfezione formale, insieme erotica e investita di sacralità. Al lotto n. 310 c’è tutto questo, in una estremizzazione ‘astratta’ di quelle figure perfette di donna rappresentate, per esempio, nel celebre dipinto “Gabrielle d’Estrées e sua sorella” opera di ignoto della Scuola di Fontainebleau del 1595 circa dove nel tocco del capezzolo dell’amante dell’imperatore da parte della sorella si prefigura la nascita dell’erede al trono, il figlio di Enrico IV. Stima: 12.000€/20.000€.

Claudio Cintoli, Radice Fessura – Peso Morto n. 75, 1969-1970 – Lotto n. 492 – da farsettiarte.it
Claudio Cintoli, Radice Fessura - Peso Morto n. 75, 1969-1970
Claudio Cintoli, Radice Fessura – Peso Morto n. 75, 1969-1970 – Lotto n. 492 – Immagine da farsettiarte.it – Asta Farsettiarte n. 180

Breve è stata l’esistenza di Claudio Cintoli, artista nato ad Imola nel 1935 e morto a Roma nel 1978. Le prime personali risalgono al 1958 al Palazzo Comunale di Recanati e poi alla Galleria La Medusa di Roma.

Le opere giovanili, fino alla prima metà degli anni ’60 mostrano dapprima una figuratività emotiva ed espressiva vicina ad autori quali Ennio Morlotti e Antonio Corpora, che presto però si apre all’informale europeo con echi da Kline ad Hartung.

L’opera al lotto n. 492 “Radice Fessura – Peso Morto n. 75” anticipa invece le ricerche successive dell’artista romagnolo. Queste saranno caratterizzate da una duplicità che mostra da un lato una tensione verso l’azzeramento dell’arte pop (in quest’opera riscontrabile nel framing e nella monocromia) dall’altro in un bisogno di riflessione esistenziale sull’essere al mondo e sulla sofferenza.

L’artista recupera infatti all’interno dell’inquadratura percettiva un elemento magmatico e naturale, legato anche al mondo contadino, che gli consente simbolicamente di toccare tematiche allo stesso tempo concrete e metafisiche: la vita, la morte, la nascita, la caduta.

Opera che preannuncia le originali sperimentazioni e performance di Cintoli sulla body art. Si pensi a “Crisalide”, azione presentata nel 1972 a Palazzo Taverna di Roma, performance estrema così descritta dall’artista: “sarò chiuso in un sacco sospeso a un muro, muovendomi dentro in modo che il sacco assuma posizioni sempre diverse; poi lo forerò pian piano per uscirne, come in una rinascita”. La radice che rinasce dalla fessura. Stima: 25.000€/35.000€.

Antonio Sanfilippo, Senza titolo, tempera su tela, 81×54, 1958 – Lotto n. 541 – da farsettiarte.it
Antonio Sanfilippo, Senza titolo, tempera su tela, 81x54, 1958
Antonio Sanfilippo, Senza titolo, tempera su tela, 81×54, 1958 – Lotto n. 541 – Immagine da farsettiarte.it – Asta Farsettiarte n. 180

Nato nel 1923 a Partanna in provincia di Trapani, Antonio Sanfilippo frequenta l’Accademia di Belle Arti di Firenze e quella di Palermo. Nel primo dopoguerra sposa le istanze di rinnovamento neocubista ma ben presto aderisce, nel 1947 a Roma, al Gruppo Forma 1 nel desiderio di un’arte attenta al formalismo ma anche impegnata nel reale.

È alla Biennale di Venezia nel 1948, nel 1954, nel 1964 e nel 1966 con sala personale.

L’opera di Sanfilippo percorre il solco dell’informale segnico. Alla fine degli anni ’60 stretta si fa la sua conoscenza con Michel Tapié che lo coinvolge nel suo movimento dell’art autre portandolo fino ad esporre accanto a Pollock, Kline, de Kooning e i giapponesi del Gruppo Gutai ad Osaka.

Scrive Sanfilippo qualche anno prima di dipingere l’opera al lotto n. 541 “Senza titolo”, nel 1955: “l’espressione per mezzo dei semplici segni posti sulla tela con immediatezza riporta la pittura agli inizi e dà ad essa un grande possibilità di sviluppo. Il segno è l’elemento essenziale dell’espressione, il primo grado della forma, l’articolazione del linguaggio. Alla base di questa ricerca vi è la volontà di scoprire una primordialità innata, necessaria.

In un quadro l’immagine viene determinata da un complesso di articolazioni di segni legati o sovrapposti in raggruppamenti che creano spazio ed emozione. Una rappresentazione concentrata ed essenziale. Occorre però che il segno sia suggestivo in sé stesso e abbia una capacità evocatrice. Si dovrà dimenticare ogni altro luogo comune attraverso questo segno povero che non ha né storia né tradizione” (da Fabrizio D’Amico, Antonio Sanfilippo 1923-1980, Milano 2001 pp. 169). Stima: 30.000€/40.000€.

Mario Schifano, Il cacciatore, smalto e sabbia su tela, 250×200, 1985-1986 – Lotto n. 552 – da farsettiarte.it
Mario Schifano, Il cacciatore, smalto e sabbia su tela, 250x200, 1985-1986
Mario Schifano, Il cacciatore, smalto e sabbia su tela, 250×200, 1985-1986 – Lotto n. 552 – Immagine da farsettiarte.it – Asta Farsettiarte n. 180

Opera monumentale di Mario Schifano, “Il cacciatore” al lotto n. 552.

L’arco ebbe un ruolo assai importante nelle più antiche civiltà indoeuropee. La sua etimologia viene variamente riferita al sanscrito “filo”, al greco bios, all’albero cosmico dei miti nordici. Si tratta dunque di un simbolo primigenio di forza.

Non a caso il soggetto popola il nostro immaginario culturale fin dai racconti omerici: Ulisse per mezzo di esso riconquista la propria patria e uccide i Proci dopo un lungo peregrinare assurgendo attraverso di esso alla rinascita di una nuova vita.

Si tratta di un soggetto che calza perfettamente nella pittura degli anni ’80 dell’artista romano: gli acerbi, i soli, i pesci, i campi di pane, i gigli d’acqua, le case sole, i dinosauri che altro non sono se non la riappropriazione di una sensibilità ed una purezza espressiva che nasce con Mario Schifano e che l’artista riscopre in questo decennio dopo la stanchezza artistica e i problemi depressivi degli anni ’70. Schifano ritrova la realtà, l’amore per le cose, oltre lo schermo delle apparenze e l’artificiosità delle leggi mass-mediali della società contemporanea. Schifano in questi cicli riscopre, attraverso il mito, la forza della semplicità. Stima: 30.000€/40.000€.

Vincenzo Agnetti, Assioma – Territorialità, bakelite incisa e dipinta, vernice nitro bianca, metro incollato, 70×70, 1972 – Lotto n. 567 – da farsettiarte.it
Vincenzo Agnetti, Assioma - Territorialità, bakelite incisa e dipinta, vernice nitro bianca, metro incollato, 70x70, 1972
Vincenzo Agnetti, Assioma – Territorialità, bakelite incisa e dipinta, vernice nitro bianca, metro incollato, 70×70, 1972 – Lotto n. 567 – Immagine da farsettiarte.it – Asta Farsettiarte n. 180

Vincenzo Agnetti nasce a Milano nel 1926. Frequenta l’Accademia di Brera e partecipa con Piero Manzoni, Enrico Castellani e in seguito Agostino Bonalumi alla redazione della rivista d’avanguardia Azimuth di cui è il vero teorico e animatore: arte concettuale e una smisurata fiducia nella possibilità d’intervento dell’arte nella società e sulla realtà è alla base del lavoro di questi artisti.

La prima personale è nel 1967 (Principia) presso il Palazzo dei Diamanti di Ferrara.

Nel 1971 Agnetti espone alla Galleria Blu di Milano una serie di feltri e bacheliti. Il titolo della mostra è Ridondanza: paesaggi e ritratti Analisi: assiomi… Gli “Assiomi” (lotto n. 567) sono lastre di bachelite incise e trattate con colori ad acqua o nitro in cui l’artista propone proposizioni assiomatiche.

Si tratta spesso di contraddizioni, ossimori, paradossi, tautologie in cui Agnetti raffredda e analizza con rigore la “ridondanza” del paesaggismo coscienziale espresso nei “feltri”. “Territorialità” non è altro che una linea geometrica, una perentorietà vocale ridicola e crudele nell’espressione che demistifica il processo edulcorante della rappresentazione paesaggistica soggettiva basata su una emotività. Stima: 55.000€/75.000€.

Gino De Dominicis, Opera ubiqua, tempera e foglia oro su tavola, 84×70, 1993 – Lotto n. 572 – da farsettiarte.it
Gino De Dominicis, Opera ubiqua, tempera e foglia oro su tavola, 84x70, 1993
Gino De Dominicis, Opera ubiqua, tempera e foglia oro su tavola, 84×70, 1993 – Lotto n. 572 – Immagine da farsettiarte.it – Asta Farsettiarte n. 180

Artista non assimilabile a correnti artistiche Gino De Dominicis è stato sicuramente un intellettuale che ha saputo, attraverso le sue opere e le sue performance, condurre una ricerca critica di matrice esistenziale di altissimo spessore filosofico.

Dagli esordi con il Gruppo Laboratorio ’70, formato da Gianfranco Notargiacomo, Paolo Matteucci e Marcello Grottesi l’artista si è espresso fino alla fine degli anni ’70 soprattutto con installazioni ed azioni performative nell’intento di esprimere un senso critico ed una riflessione esistenziale che uscisse fuori dalle gallerie d’arte.

Una profonda cesura nel sistema filosofico dell’artista di Ancona è riscontrabile all’inizio degli anni ’70. Al nichilismo degli anni ’60 il cui testo di riferimento, di suo pugno, è la “Lettera sull’immortalità del corpo”, De Dominicis fa succedere una visione dell’universo quale ente immobile e senza tempo, fase che l’artista inaugura con l’opera “Seconda soluzione d’immortalità (L’Universo è Immobile)” presentata alla Biennale di Venezia del 1972.

L'”Opera ubiqua” (lotto n. 572) è l’opera che può essere proiettata, il profilo che fa ombra, la pigolante bocca vivente di una presumibile e contemporanea esistenza in mondi paralleli; nata dal magma dell’esistenza, partecipe della foglia d’oro della sacralità, dualità di luce e ombra, insieme concavità e convessità, visibile e invisibile.

“Io, nell’arte, ho realizzato disegni, dipinti, ‘sculture’ (opere tridimensionali), opere invisibili, opere ubique, architetture, e in qualche occasione ‘ossimori fisici’ e opere ‘omeopatiche'” (da Frasi di Gino de Dominicis 1969-1996 raccolte da Cecilia Torrealta, p.142). Stima: 140.000€/220.000€.

Massimo Campigli, Donne al sole (L’attesa), olio su tela, 88.7×68.5, 1931 – Lotto n. 655 – da farsettiarte.it
Massimo Campigli, Donne al sole (L'attesa), olio su tela, 88.7x68.5, 1931
Massimo Campigli, Donne al sole (L’attesa), olio su tela, 88.7×68.5, 1931 – Lotto n. 655 – Immagine da farsettiarte.it – Asta Farsettiarte n. 180

Nato a Berlino nel 1895 Massimo Campigli trascorre l’infanzia e la prima adolescenza a Firenze con la nonna materna e la zia, poi scoperta essere sua madre. Nel 1909 è a Milano dove lavora per il Corriere della Sera e frequenta gli ambienti ed intellettuali futuristi.

Arruolato dopo le vicende belliche è nuovamente corrispondente per il Corriere da Parigi. Intanto coltiva anche la pittura.

Nel 1925 è presente nei saloni parigini: al Salon des Indèpendants, al Salon des Tuileries, al Salon d’Automne. Nel 1926 a Milano espone alla “Prima Mostra del Novecento”.

E il linguaggio di Campigli si confà, almeno in apparenza, allo spirito del movimento di Margherita Sarfatti con la celebrazione patriottica dei fasti e della purezza dell’italianità. Donne ideali, madri, dipinte come ad affresco, etrusche (nel 1928 Campigli visita il Museo di Villa Giulia a Roma e le Terme di Diocleziono rimanendo affascinato dalla ritrattistica dei bassorilievi), antiche, tornite e forti come statue, dritte, con le braccia alzate a riparare non solo il sole ma qualunque male. Eppure anche donne dal volto in ombra, inconoscibili, come quelle della sua storia familiare al lotto n. 655 “Donne al sole (L’attesa)”. Stima: 90.000€/130.000€.

Atanasio Soldati, Natura morta, olio su tela, 64.1×85.1, 1944 – Lotto n. 678 – da farsettiarte.it
Atanasio Soldati, Natura morta, olio su tela, 64.1x85.1, 1944
Atanasio Soldati, Natura morta, olio su tela, 64.1×85.1, 1944 – Lotto n. 678 – Immagine da farsettiarte.it – Asta Farsettiarte n. 180

Atanasio Soldati è stato uno dei principali esponenti della ricerca astratta italiana nella Milano degli anni ’30.

Il lotto n. 678 in asta, oltre ad essere un olio su tela di notevole bellezza e qualità pittorica, documenta anche un periodo dell’attività dell’artista poco noto, poiché appartenente al triennio 1943-1945 quando l’artista partecipò alla Resistenza e fu eletto presidente del Comitato di Liberazione Nazionale dell’Accademia di Brera.

Soldati nel dopoguerra condurrà invece una ricerca esclusivamente astratta in modo particolare dopo il nascere del M.A.C. Movimento Arte Concreta di cui l’artista parmense fu uno dei promotori nel 1948.

“L’opera di Atanasio Soldati risente di queste fondamentali matrici delle avanguardie che egli compendia in modo singolare ai fini della definizione di un personale mondo poetico, nel quale le immagini astratte si combinano naturalmente con le suggestive atmosfere metafisiche” (da M. Ursino, Nel centenario della nascita una retrospettiva di Atanasio Soldati a Parma, in “Riforma amministrativa”, gennaio-febbraio 1997, p. 18).

E ancora: “[…] la folta mitologia dechirichiana è sciolta da ogni riferimento troppo complesso e riproposta in termini francamente psicologici, svuotati da qualunque senso simbolico e da qualsiasi enigma” (da M. Meneguzzo, Atanasio Soldati, Milano 1983, p. 5). Stima: 55.000€/75.000€.

Ottone Rosai, Carabinieri, olio su tela, 79×50, 1927 – Lotto n. 682 – da farsettiarte.it
Ottone Rosai, Carabinieri, olio su tela, 79x50, 1927
Ottone Rosai, Carabinieri, olio su tela, 79×50, 1927 – Lotto n. 682 – Immagine da farsettiarte.it – Asta Farsettiarte n. 180

Un Ottone Rosai storico al lotto n. 682 “Carabinieri”, del 1927. Sregolato e saltuario frequentatore dell’Accademia di Belle Arti fiorentina Rosai fu amico di intellettuali e artisti quali Giovanni Papini e Ardengo Soffici.

Dopo un primo periodo futurista e cubista è negli anni ’20 e ’30 che l’artista acquisisce quella personalità e quel rigore formale che renderanno la sua opera unica.

Ci sono i volumi e i colori di Cézanne nella pittura di Rosai, c’è il rigore di Masaccio, ma c’è soprattutto lui, Rosai, col suo tormento di uomo inquieto, segnato dal suicidio del padre in Arno nel 1922, dall’omosessualità, dalle speranze anticlericali del primo Mussolini, dall’idea di un mondo bieco, fatto da persone incapaci di comunicare, condannate a un mutismo esistenziale che l’artista traduce nel loro porsi di schiena anche quando iperbolicamente giganteggiano in qualità di protettori per le vie strette di una città fantasma. Opera magnifica. Stima: 40.000€/55.000€.

Asta Meeting Art n. 818 – 7 e 8 Gennaio 2017 – Vercelli, Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea – Sessioni II-III

La II e III sessione dell’Asta di Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea n. 818 della Casa d’Aste Meeting Art di Vercelli si terranno nel fine settimana del 07/08 Gennaio 2016 alle ore 14.30. La top ten di SenzaRiserva.

Vincenzo Balsamo, Senza titolo, olio su tela, 70x100, 1982
Vincenzo Balsamo, Senza titolo, olio su tela, 70×100, 1982 – Lotto n. 147 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Vincenzo Balsamo nasce a Brindisi nel 1935. Compie studi da autodidatta sotto la guida del maestro e decoratore Pietro Acquaviva di cui Vincenzo frequenta la bottega artigiana da adolescente.

La prima personale è del 1957 a Brindisi. Due anni dopo Balsamo è a Roma dove entra in contatto con i protagonisti della Scuola Romana.

Fino all’inizio degli anni ’70 la pittura di Balsamo è di stretta impronta figurativa. In seguito invece l’artista intraprende un percorso evolutivo che lo conduce da un primo linguaggio di derivazione cubista ad opere astratte in cui Balsamo dispiega la sua originalità.

L’informale materico caratterizza il primo quinquennio degli anni ’70 per poi cedere il passo ai cicli delle “Nebulose” e successivamente delle “Evocazioni”. In queste opere Balsamo cerca un connubio fra segno e colore che dà vita, nelle “Evocazioni”, ad atmosfere surreali popolate da presenze e non-presenze, da energie che cercano una definizione senza trovarla.

Gli anni ’80 (lotto n. 147 “Senza titolo”) rappresentano la maturità artistica per il pittore brindisino. Tratto e colore raggiungono un equilibrio che se da un lato ricorda soluzioni di scomposizione e ricomposizione cubista dall’altro mette in luce una pura e istintiva liricità. Stima: 2.000€/3.000€.

Angelo Cagnone, I colori del ricordo, olio, tecnica mista e collage su tela, 116x89, 2003
Angelo Cagnone, I colori del ricordo, olio, tecnica mista e collage su tela, 116×89, 2003 – Lotto n. 186 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Nato in provincia di Savona nel 1941 Angelo Cagnone può essere definito un artista concettuale che utilizza nelle sue opere mezzi espressivi di matrice sia figurale che astratta.

L’opera in asta al lotto n. 186 “I colori del ricordo” è rappresentativa di un importante ciclo pittorico dell’artista che appunto ruota intorno al tema della memoria e che fu consacrato in una significativa mostra presso la Casa del Mantegna a Mantova nel 2008.

Fin dal ciclo dei “Profili” degli anni ’70 Cagnone evidenzia una predilezione per la stratificazione del segno e della materia (anche attraverso il collage). Tale predilezione fa da diretto contrappunto ad una ricerca di ‘significato’ che indaga la realtà attraverso una elaborazione coscienziale e memoriale.

Cagnone porta direttamente sulla tela gli stati di coscienza legati alla percezione dell’essere uomo. Lo fa spesso invertendo ma mai omettendo alcuno dei due piani della realtà: il reale stesso e l’interpretazione soggettiva. Stima: 2.000€/3.000€.

Gastone Biggi, Night and light, polimaterico su tela, 100x100, 1990
Gastone Biggi, Night and light, polimaterico su tela, 100×100, 1990 – Lotto n. 196 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Gastone Biggi (Roma, 1925) è stato il fondatore nel 1962 del Gruppo Uno. Il gruppo era composto da Giuseppe Uncini, Nicola Carrino, Achille Pace, Nato Frascà e Pasquale Santoro. Biggi redige, con Nato Frascà le due dichiarazioni d’intenti.

Nel catalogo di presentazione della prima del Gruppo alla Galleria La Medusa di Roma nel 1963 si legge: “[…] Aspiravamo a partecipare attivamente alla volontà e all’azione di ricostruzione dopo la ‘tabula rasa’ dell’Informale. Questa la base comune che ci siamo riconosciuti. Rifiuto dell’isolamento individualistico e solipsista e coscienza dei valori sociali che venivano affermandosi. […] Per il Gruppo Uno il rapporto tra arte e società è determinante, proprio in quanto la società non può fare a meno dell’arte. L’indagine estetica su superficie-forma-percezione ha un forte valore didattico in quanto aumenta i livelli conoscitivi e l’attitudine critica della coscienza del fruitore. L’arte deve realizzarsi nell’incontro con la scienza e la tecnologia”.

La ricostruzione di Biggi avviene attraverso il ‘punto’, elemento grafico che l’artista utilizza programmaticamente e analiticamente in una pittura che è summa di astrazione e figurazione. Di fatto Biggi mette in atto un tentativo di superamento di questa dicotomia nel realismo astratto (definizione già teorizzata da Biggi nel 1949). Attraverso il punto, elemento costitutivo della realtà, Biggi arriva ad una sintesi che restituisce ricchezza di rappresentazione, magia e sogno, come nel bellissimo “Night and light” lotto n. 196Stima: 8.000€/9.000€.

Gianfranco Pardi, Architettura, acrilici, cavi e alluminio su tela, 50x50x5, 1976
Gianfranco Pardi, Architettura, acrilici, cavi e alluminio su tela, 50x50x5, 1976 – Lotto n. 210 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Disegno, pittura e scultura dialogano nelle opere degli anni ’70 di Gianfranco Pardi, milanese, classe 1933.

Già dagli anni ’60 la ricerca di Pardi è volta al superamento delle incertezze dell’informale attraverso un costruttivismo che integra forme, geometria e spazio.

L’opera al lotto n. 210 appartiene al primo ciclo delle “Architetture”. Si tratta di opere con cavi d’acciaio e tiranti che interagiscono con lo spazio monocromo della tela e che rimandano sì alle utopie del suprematismo russo e del neoplasticismo olandese. Le “Architetture” però evidenziano anche un approccio più didattico, legato con semplicità e forza al reale.

Scrive Pardi: “Quando lavoro attorno a un problema specifico che chiamo ‘architettura’, so di non parlare della architettura e so che il mio lavoro non agisce nel senso di produrre una sorta di astratta architettura. Eppure tutto il mio lavoro, da tempo, si istituisce espressamente attorno al senso di questo problema”. Stima: 6.000€/7.000€.

Giuseppe Uncini, Spazi di ferro, scultura in ferro e cemento, 64.5x87x73, base in legno e cemento, 1991
Giuseppe Uncini, Spazi di ferro, scultura in ferro e cemento, 64.5x87x73, base in legno e cemento, 1991 – Lotto n. 218 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Un altro dei componenti dello storico Gruppo Uno, Giuseppe Uncini (Fabriano, 1929) al lotto n. 218 “Spazi di ferro”.

Difficile dare una definizione di questo artista che dalla fine degli anni ’60 ha adottato la ‘materia’ come sua forma di espressione primaria. Arte concettuale, architettura, minimalismo, arte analitica sono tutte definizioni valide. Ma comunque e sicuramente la riflessione di Uncini si è sempre sviluppata intorno al ‘costruire’ e al ruolo che appartiene all’uomo, come faber, nella società e nel mondo.

Negli anni ’80 la ricerca di Uncini verte intorno al ciclo delle “Dimore”, opere in cui lo sguardo dell’artista sembra sempre più spostarsi dalla materia all’uomo.

Nel 1990 Uncini partecipa alla rassegna “L’Altra Scultura” a Madrid, Barcellona e Darmstadt con il ciclo “Spazi di ferro” qui rappresentato dal bellissimo lotto in asta. Stima: 55.000€/65.000€.

Arturo Ciacelli, Notti elettriche, tecnica mista su cartone, 71x93, 1930
Arturo Ciacelli, Notti elettriche, tecnica mista su cartone, 71×93, 1930 – Lotto n. 234 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Originario di Arnara, nel Lazio, Arturo Ciacelli nasce nel 1883. Fu pioniere dell’arte ‘moderna’ in Svezia dove si era trasferito nel 1910 al seguito della moglie Elsa Ström, pittrice, conosciuta ai corsi liberi dell’Accademia di Belle Arti a Roma. In Svezia animò la scena culturale con la sua celebre Galleria Nya konstgalleriet.

A Parigi negli anni ’10 frequentò Delaunay, Léger, Braque, Chagall e mise a punto quel linguaggio astratto ben radicato nel reale che lui stesso definí realismo sintetico.

Dal 1928 al 1933 (l’opera in asta al lotto n. 234 “Notti elettriche” è stata eseguita nel 1930) Ciacelli soggiornò a Parigi e questo fu sicuramente il suo periodo più fecondo, ricco di importanti esposizioni: “Esposizione futurista” (1929), “Arte italiana” al Cercle des Artistes Français (1929); Salon des Tuileries (1931-1933), personali nella “galleria 23”, “Studio 28” ed “Epoque nouvelle” (1930-1932).

Ciacelli studiò a Roma con Boccioni e Severini. Fu un ottimo rappresentante del secondo futurismo e dell’aeropittura. Il suo stile mostra evidente l’influenza delle scoperte della scomposizione cubista che utilizzò nel tentativo di rappresentare la simultaneità e dinamicità del reale. Stima: 4.000€/5.000€.

Piero Gilardi, Amarene e limoni, poliuretano espanso, 50x50, 1995
Piero Gilardi, Amarene e limoni, poliuretano espanso, 50×50, 1995 – Lotto n. 251 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Un poliuretano espanso del 1995, di ottima qualità estetica, di Piero Gilardi al lotto n. 251 “Amarene e limoni”.

I primi ‘tappeti-natura’ dell’artista torinese risalgono al 1965 e portano subito Gilardi alla ribalta del mercato dell’arte internazionale.

L’artista riproduce oggetti naturali: il greto di un fiume, il sottobosco, frutti e sterpaglie. Ma non si tratta di un processo di mimesis fine a se stesso. Attraverso la ‘tecnologia’ dei materiali Gilardi mette in evidenza le contraddizioni fra natura e modernità che più gli stanno a cuore.

L’artificiosità della verosimiglianza, la rottura della continuità naturale attraverso la decontestualizzazione tagliata e venduta ‘al metro’, e certamente anche una dimensione di sogno e recupero di una innocenza perduta che tenga però conto dei progressi industriali e tecnologici, sono tutte tematiche delle sue opere.

Non solo dunque arte povera ma una continua sfida concettuale e d’intervento sul reale nonché partecipativa che Gilardi ha vissuto, in particolare negli anni ’70, attraverso la militanza politica ed azioni d’arte spontanea e installativa in tutto il mondo. Stima: 6.000€/7.000€.

Xavier Bueno, Bambina, olio su tela, 24x18, 1965
Xavier Bueno, Bambina, olio su tela, 24×18, 1965 – Lotto n. 302 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Una dolcissima “Bambina” dell’artista spagnolo naturalizzato italiano Xavier Bueno al lotto n. 302.

Nato a Vera de Bidasoa in Spagna nel 1915 e fratello maggiore del pittore Antonio Bueno si trasferì a Firenze con quest’ultimo nel 1940. Insieme vissero l’esperienza dei Pittori Moderni della Realtà con Gregorio Sciltian e Pietro Annigoni. La prima mostra ufficiale del Gruppo fu a Milano, alla galleria de “L’Illustrazione Italiana”, nel novembre del 1947.

Nell’opuscolo della mostra si legge: “[…] Noi rinneghiamo tutta la pittura contemporanea dal postimpressionismo a oggi, considerandola l’espressione dell’epoca del falso progresso e il riflesso della pericolosa minaccia che incombe sull’umanità. Noi riaffermiamo invece quei valori spirituali e più precisamente morali senza i quali fare opera di pittura diventa il più sterile degli esercizi. Noi vogliamo una pittura morale nella sua più intima essenza, nel suo stile stesso, una pittura che in uno dei momenti più cupi della storia umana sia impregnata di quella fede nell’uomo e nei suoi destini, che fece la grandezza dell’arte nei tempi passati […]”.

Il Gruppo si scioglierà presto ma si tratta comunque di enunciati che rappresentano tutta la storia artistica di Xavier. L’evoluzione stilistica dell’artista, assai diversa da quella del fratello che si interesserà alle sperimentazioni d’avanguardia, pur in un originalissimo crescente espressionismo, non verrà mai meno infatti alla ricerca di umanità, alla critica sociale, all’introspezione di esseri umani, bambini innocenti vittime della povertà e della guerra. Stima: 6.000€/7.000€.

Salvo, San Nicola Arcella, olio su tavola, 50x40, 2004/2005
Salvo, San Nicola Arcella, olio su tavola, 50×40, 2004/2005 – Lotto n. 304 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Salvo Mangione è stato un artista siciliano, nato nel 1947 in provincia di Enna ma che ha vissuto e lavorato a Torino fino alla morte avvenuta nel 2015.

Le prime prove di Salvo nella Torino degli anni ’70 si svolgono nel contesto dell’arte povera e concettuale. Celebri sono i suoi “Autoritratti” su collage di giornali, le “Lapidi”, i “Tricolori” dove Salvo sviluppa una indagine intorno al ruolo dell’artista inteso come forza demiurgica e modificatrice della realtà.

Importante anche, per l’artista, la rilettura e l’intertestualità nelle proprie opere con la storia dell’arte e gli artisti del passato (bellissimi i suoi d’après), atteggiamento che lo allontanerà dall’arte povera stessa.

Dalla metà degli anni ’70 e poi negli ’80 Salvo torna alla pittura, in particolare a quella di paesaggio (lotto n. 304 “San Nicola Arcella”).

Scrive l’artista al frammento 189 dello scritto teorico Della pittura. Imitazione di Wittgenstein uscito nel 1980: “Evoluzione della storia dell’arte come disfacimento progressivo della forma, come progressiva cecità, oppure come continuo accrescimento del vedere?”.

Sì perché i paesaggi di Salvo questo sono. Continuano il dialogo con la storia dell’arte attraverso un procedimento di sintesi e semplificazione che ha digerito tutti gli stili. Attraverso questa riduzione Salvo crea una nuova grammatica fatta di alberi, nuvole, tetti, cespugli in cui l’artista raggiunge una leggerezza metafisica che lui stesso ha definito, nel titolo di una sua mostra, “estasi ordinaria”. Stima: 9.000€/10.000€.

Mario Tozzi, Nudo di donna con anfora, olio su tela, 73x44, 1926
Mario Tozzi, Nudo di donna con anfora, olio su tela, 73×44, 1926 – Lotto n. 319 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Proprio nel 1926, anno di esecuzione dell’opera al lotto n. 319 “Nudo di donna con anfora”, Mario Tozzi fu tra i fondatori del Groupe des Sept a Parigi, dove si era trasferito nel 1920, con Massimo Campigli, Filippo De Pisis, Renato Paresce, Giorgio De Chirico, Alberto Savinio e Gino Severini.

Come scrive E. Carli in “Tozzi”, Torino, 1976, pp. 20-22 fino alla fine degli anni ’30 “[…] i quadri di Tozzi si caratterizzano quasi sempre per la presenza di indicazioni prospettiche dedotte dalla realtà come fughe di porticati e di pavimentazioni, porte o altri oggetti fortemente scortati, ombre portate e simili: indicazioni che, nonostante la loro matematica esattezza, come si è detto, non intendono riflettere una spazialità reale, ma poeticamente fittizia, immaginaria […]”.

In quest’opera di Tozzi del 1926 sono già accennate anche se non evidenti le caratteristiche di tutta la pittura di Tozzi degli anni ’30. In queste opere Tozzi, al pari di Campigli e Paresce, unirà l’impronta metafisica del realismo magico ad una monumentalità della posa e della composizione ‘studiata’ e quasi statuaria tipica del Novecento italiano della Sarfatti. Stima: 14.000€/16.000€.