Asta Poleschi n. 20 – 9/10 Maggio 2017 – Milano, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 20 della Galleria Poleschi Casa d’Aste di Milano si terrà in due sessioni nei giorni 9 (lotti 1-148) e 10 maggio (lotti 149-310), ore 18 presso la “La Posteria”, Via Sacchi 5, Milano. La TopTen di SenzaRiserva.

Enzo Cacciola, 716, multigum su tela, 75.5×85.5, 2008 – Lotto n. 12 – da poleschicasadaste.com
Enzo Cacciola, 716, multigum su tela, 75.5x85.5, 2008
Enzo Cacciola, 716, multigum su tela, 75.5×85.5, 2008 – Lotto n. 12 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Nato ad Arenzano in provincia di Genova nel 1945 Enzo Cacciola è uno dei protagonisti dell’arte analitica italiana degli anni ’70.

Dalle “Superfici integrative” dei primi anni ’70 ai successivi “Cementi” e “Asbesti” della fne del decennio fino ai “Multigum” (Lotto n. 12 “716” del 2008) prodotti dal 2000 la ricerca di Cacciola riallaccia un percorso di coerenza che l’artista ha sviluppato nel tempo alla ricerca di un nuovo significato e di un rinnovamento del linguaggio artistico.

Se le superfici, i rapporti spaziali e i dati linguistici primari quali la materia e il mezzo sono le prime lettere dell’alfabeto di Cacciola dalla prima mostra genovese alla Galleria La Bertesca fino alla celebre rassegna Analytische Malerei curata da Klaus Honnef e Catherine Millet a Düsseldorf nel 1975; le opere degli anni 2000 risentono di un lungo periodo di sperimentazione e riflessione concettuale di Cacciola che passa dal viaggio, alla figurazione, alla performance attraverso un filo attraverso il quale l’artista tenta di ricucire i ruoli e i significati dell’essere ‘artista’ e del fare arte.

I “Multigum” sono una ‘riunione’, un ritorno a un senso della materia e dei materiali che ricompongono quasi sessualmente un unicum spezzato, lo sgretolamento e l’insignificanza della semplice materia in sé. Stima: 5.500€/8.500€.

Gianni Dova, Composizione nucleare, olio emulsionato su carta applicato su cartone, 66×95, 1951 – Lotto n. 30 – da poleschicasadaste.com
Gianni Dova, Composizione nucleare, olio emulsionato su carta applicato su cartone, 66x95, 1951
Gianni Dova, Composizione nucleare, olio emulsionato su carta applicato su cartone, 66×95, 1951 – Lotto n. 30 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Nato a Roma nel 1925, Gianni Dova trascorre l’adolescenza a Milano frequentando il Liceo Artistico di Brera. Qui conosce gli artisti che ruotano attorno alla rivista Corrente sostenendone le istanze libertarie ed antifasciste.

Nel 1946 firma il Manifesto Oltre Guernica dove si sostengono le istanze di un’arte impegnata nel reale e che non può rinunciare alla figurazione.

Ma in pochi anni, con l’adesione allo spazialismo e all’arte nucleare nel 1951, la pittura di Dova subisce un radicale cambiamento. In occasione infatti della IX Triennale di Milano, da una discussione del 26 novembre fra alcuni artisti presenti, nasce il Quarto Manifesto dello Spazialismo “Manifesto dell’Arte Spaziale” che ribadisce una chiara volontà di agire nello spazio e di ‘provocare’ lo spazio stesso con l’azione (Firmatari: Anton Giulio Ambrosini, Giancarlo Carozzi, Roberto Crippa, Mario Deluigi, Gianni Dova, Lucio Fontana, Virgilio Guidi, Beniamino Joppolo, Milena Milani, Berto Morucchio, Cesare Peverelli, Vinicio Vianello).

Al contempo leggiamo nel Manifesto della Pittura Nucleare redatto da Enrico Baj e Sergio Dangelo nel 1950, al quale movimento poco tempo dopo Dova aderirà: “[Questi artisti] vogliono reinventare la pittura disintegrandone le forme tradizionali. Nuove forme dell’uomo possono essere trovate nell’universo dell’atomo e nelle sue cariche elettriche. Non siamo in possesso della verità che può essere trovata solo nell’atomo”.

Azioni nello spazio, graffi, indagine nella e sulle reazioni della materia ben evidenti al lotto n. 30 “Composizione nucleare”. Stima: 5.000€/7.000€.

Ibrahim Kodra, Istanbul, olio e tecnica mista su tela, 50×70, 1986 – Lotto n. 45 – da poleschicasadaste.com
Ibrahim Kodra, Istanbul, olio e tecnica mista su tela, 50x70, 1986
Ibrahim Kodra, Istanbul, olio e tecnica mista su tela, 50×70, 1986 – Lotto n. 45 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Originario di Ishëm in Albania, dove nasce nel 1918, Ibrahim Kodra, grazie ad una borsa di studio, si trasferisce a Milano nel 1938. A Milano frequenta l’Accademia di Brera e studia con Carrà, Carpi e Achille Funi.

Da un inizio dunque per forza novecentista, Kodra si muove nel primo dopoguerra nel solco del neo-cubismo creando i tipici ed originalissimi “idoli” e le rappresentazioni di una umanità oppressa dai poteri forti ed autoritari.

Alla fine degli anni ’50 e poi nei ’60 la pittura di Kodra si fa più informale ma non perde mai il richiamo alla realtà e alla purezza e limpidezza dei colori, veneziani, bizantini, magici come le tessere musive del mondo orientale tanto amato.

Amore che esplode negli anni ’80 in una vena più narrativa, riscontrabile al lotto n. 45 “Istanbul”, in uno dei tipici paesaggi sognanti del decennio. Stima: 4.000€/6.000€.

Omar Galliani, Mantra A Volte le stelle, tecnica mista su tavola, 180×180, 1999 – Lotto n. 55 – da poleschicasadaste.com
Omar Galliani, Mantra A Volte le stelle, tecnica mista su tavola, 180x180, 1999
Omar Galliani, Mantra A Volte le stelle, tecnica mista su tavola, 180×180, 1999 – Lotto n. 55 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Opera dalle misure imponenti, 180×180, “Mantra A volte le stelle” di Omar Galliani al lotto n. 55.

Si tratta di un dittico del 1999 dove l’artista svolge una ricerca concettuale sul concetto di dualità, espressa attraverso molteplici letture: da un lato la natura del dittico che esprime la possibilità stessa dell’azione artistica quale potenza e atto; dall’altro l’androginia della figura, che sembra onnicomprendere il significato universale del messaggio.

C’è un richiamo inoltre alla spiritualità nell’uso sacrale dell’oro nella parte sinistra del dittico e nella figura ‘angelicata’. È il realismo magico, il magico primario che contraddistingue le opere dell’artista emiliano che intesse con sapienza richiami a filosofie e spiritualità orientali, mantra e sutra, al dispiegarsi della composizione condotta con una grandissima abilità nel disegno.

Gli ‘angeli’ sono un tema caro e importante per Galliani. Nel 1996 la Galleria d’Arte Moderna di Bologna espone sette grandi disegni sul tema all’interno della mostra del ciclo degli “Itinerari”. Stima: 20.000€/25.000€.

Achille Perilli, Plus que nature, olio su tela, 81×100, 1969 – Lotto n. 70 – da poleschicasadaste.com
Achille Perilli, Plus que nature, olio su tela, 81x100, 1969
Achille Perilli, Plus que nature, olio su tela, 81×100, 1969 – Lotto n. 70 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Bellissima opera di uno dei protagonisti dell’astrattismo italiano del secondo dopoguerra, Achille Perilli, al lotto n. 70.

Scrive Perilli proprio l’anno di esecuzione di quest’opera, in Indagine sulla prospettiva, “Grammatica”, n. 3, Roma, luglio 1969: “la prospettiva è la forma più repressiva della fantasia che una classe dominante possa immaginare. Ma la fantasia ha strade e uscite sotterranee ben altrimenti operanti e nessuna struttura regolatrice la potrà contenere.

Però permane la prospettiva come concezione, come griglia di lettura, come segnale. Ed è su questa categoria artificiale, che grosso modo possiamo chiamare prospettiva, che si svolge la mia analisi, cercando di inglobare elementi ritenuti certi dall’ottica e falsificati attraverso una serie di interferenze di altri valori ( colore, tono, segno, struttura) agenti al livello di una verifica parziale e dissociati da una analisi globale.

L’ambiguità del messaggio in tal modo viene aumentata con l’acquisizione di una serie di momenti successivi di lettura, incapaci di dare un ordine ai valori ottici. Ed è in questo alternarsi, che esiste per me la capacità di non essere definito secondo uno schema di lettura abituale”.

È la definizione stessa dell’irrazionale geometrico, di quell’interferenza fra ragione e fantasia che è il frutto maturo dell’arte di un grande artista e che Perilli realizza appunto proprio sul finire degli anni ’60. Stima: 40.000€/50.000€.

Lotto n. 78: 40 uomini timbro di profilo, tecnica mista su cartoncino, 70×100, 1963 – Lotto n. 78 – da poleschicasadaste.com
Lotto n. 78: 40 uomini timbro di profilo, tecnica mista su cartoncino, 70x100, 1963
Lotto n. 78: 40 uomini timbro di profilo, tecnica mista su cartoncino, 70×100, 1963 – Lotto n. 78 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Teatralizzare l’arte, mettere in scena l’uomo è stato quello che Renato Mambor, artista romano e uomo di teatro, ha saputo fare al meglio dagli anni ’50 fino al 2014, anno in cui è venuto a mancare.

Protagonista dell’arte pop e della Scuola di Piazza del Popolo con Mario Schifano, Tano Festa e Franco Angeli, Mambor ha sicuramente il taglio più ‘intellettuale’ del Gruppo. L’artista propone un’arte anonima che riflette sulla percezione e le modalità di fruizione dell’immagine nella società dei consumi e della comunicazione. Ma quella di Mambor è soprattutto arte ‘ironica’, constatazione di un ribaltamento che, pur innominato, produce una denuncia.

Che siano cartelli stradali, sagome e silhouette, ricalchi fotografici, tele dipinte con rulli da tappezzeria e timbri, Mambor mette in scena l’uomo com’è diventato; e farlo senza commenti, mettendolo in piazza, ne svela lo svuotamento e la banalità, ne scopre la superficialità.

“Io dico che l’arte serve a pulire lo sguardo. I sensi sono offuscati dalle abitudini e tutto ciò che si fa e si pensa diventa immagine, stereotipo, filtro davanti agli occhi. L’arte insinua un cuneo in questo meccanismo spersonalizzante e ha il potere di ribaltarlo, in definitiva è un piccolo sforzo per muovere il pensiero” (Renato Mambor). Stima: 9.000€/12.000€.

Tano Festa, Senza titolo, acrilico su tela, 60×80, 1985 – Lotto n. 157 – da poleschicasadaste.com
Tano Festa, Senza titolo, acrilico su tela, 60x80, 1985
Tano Festa, Senza titolo, acrilico su tela, 60×80, 1985 – Lotto n. 157 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Una natura morta accattivante di Tano Festa al lotto n. 157 “Senza titolo”.

Artista immenso, della Scuola di Piazza del Popolo, Festa è ancora avvicinabile, per un acquirente, a cifre ridicole in queste opere anni ’80 in cui, invece, riteniamo che la semplicità comunicativa, unita all’esemplificazione concettuale dell’idea pop,  rappresenti al meglio e forse con più poesia e meno intellettualismo il messaggio dell’invenzione di Festa.

La natura morta stessa, il concetto stesso di natura morta, si fa immagine, quasi si fosse fra le quinte di una rappresentazione o in una sala cinematografica. Si rappresenta la rappresentazione e anche il suo concetto: la metafisica dell’oggetto che lascia intravedere al di là di se stesso, che fa intuire la grandezza dell’universo che ci ha generato. Stima: 4.000€/5.000€.

Vittorio Corona, Venti di guerra, tecnica mista su carta, 42×58, 1935 – Lotto n. 180 – da poleschicasadaste.com
Vittorio Corona, Venti di guerra, tecnica mista su carta, 42x58, 1935
Vittorio Corona, Venti di guerra, tecnica mista su carta, 42×58, 1935 – Lotto n. 180 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Artista nato a Palermo nel 1901, Vittorio Corona frequenta nella città siciliana l’Accademia di Belle Arti e l’ambiente culturale del primo futurismo capeggiato da Pippo Rizzo.

Nel 1925 lavora a Palermo presso l’Ufficio tecnico di Arredamento Navi della Vittoria Aeronautica Ducrot, azienda di produzione di idrovolanti per la Regia Marina (dipingerà spesso, anche per questo, navi come soggetti, si veda il lotto n. 180 “Venti di guerra”). Nel 1926 intanto è già alla XV Biennale di Venezia e in seguito inizia le esposizioni con il gruppo futurista. Con Giovanni Varvaro e Pippo Rizzo costituisce il cosiddetto “triangolo siciliano d’avanguardia”.

Temperamento impetuoso volto per istinto a tutti gli azzardi e a tutte le scoperte, Vittorio Corona si è aspramente dibattuto in queste maree, sempre con un impeto ed una foga tutt’altro che trascurabile, talora buttandosi a capofitto nei più complessi problemi pittorici, tal altra abbandonandosi interamente alla propria vena chiara ed aperta. Abbiamo visto così in lui una lotta, mai sedata, tra l’azzardo tentato con la fede di un neofita e il sentimento di una realtà da esprimersi chiaramente con il minimo impiego di mezzi e con la più semplice applicazione di essi (da Renato Guttuso, “Scritti”, Bompiani, Milano 2013). Stima: 8.000€/10.000€.

Angelo Cagnone, Di profilo, tecnica mista su tela, 100×100, 1970 – Lotto n. 198 – da poleschicasadaste.com
Angelo Cagnone, Di profilo, tecnica mista su tela, 100x100, 1970
Angelo Cagnone, Di profilo, tecnica mista su tela, 100×100, 1970 – Lotto n. 198 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Artista ligure, d’impronta concettuale, Angelo Cagnone emerge negli anni ’60 con la prima personale presso la Galleria del Naviglio del 1965 e successivamente alla Galleria del Cavallino di Venezia.

Il linguaggio di Cagnone si è evoluto moltissimo dalle opere degli anni ’60 e ’70 ad oggi (si veda la retrospettiva “Bagaglio a mano” dedicata all’artista nel 2008 presso la Casa del Mantegna a Mantova) mantenendosi però sempre fedele al tema degli stati di coscienza e del ricordo.

Mentre nelle opere degli anni ’70, si veda a tal proposito il lotto n. 198 “Di profilo”, l’artista mantiene un approccio più figurale ed intellettuale, nelle opere più recenti Cagnone utilizza il collage in modo più espressivo ed emozionale giustapponendo colori e sensazioni.

Opera comunque rappresentativa di tutta la ricerca di Cagnone sulla coscienza vista come patch e interrelata stratificazione di momenti nel tempo. Stima: 4.000€/6.000€.

Gianni Dessì, Senza titolo, olio su tela, 111.5×91, 2008 – Lotto n. 211 – da poleschicasadaste.com
Gianni Dessì, Senza titolo, olio su tela, 111.5x91, 2008
Gianni Dessì, Senza titolo, olio su tela, 111.5×91, 2008 – Lotto n. 211 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Gianni Dessì, romano, si diploma in scenografia all’Accademia di Belle Arti con Toti Scialoja. Negli anni ’80 è uno dei membri del Gruppo della Nuova Scuola Romana, negli spazi dell’ex Pastificio Cerere, con Bruno Ceccobelli, Nunzio Di Stefano, Giuseppe Gallo, Piero Pizzi Cannella, Marco Tirelli.

È alla Biennale di Venezia nel 1984, nel 1986 e nel 1993. Nel 2006 il Museo di Arte Contemporanea di Roma gli dedica una personale con opere di un ciclo inaugurato dall’artista a partire dal 2003 dove Dessì approfondisce il dialogo sempre coltivato fra pittura e scultura, bidimensionalità e profondità.

L’artista usa impasti materici attraverso i quali fossilizza, cementa simboli primordiali, ellissi, fessure, cerchi, occhi (lotto n. 211 “Senza titolo”) che in qualche modo risvegliano in maniera subliminale, anche ‘aggredendo’ lo spettatore, pulsioni ataviche e stranianti. Come se l’opera ci osservasse, come se l’opera sapesse tutto di noi. Stima: 10.000€/12.000€.

Enrico Baj, Uomo contro due animali n. 9, tecnica mista su tela, 95×118, 1955 – Lotto n. 232 – da poleschicasadaste.com
Enrico Baj, Uomo contro due animali n. 9, tecnica mista su tela, 95x118, 1955
Enrico Baj, Uomo contro due animali n. 9, tecnica mista su tela, 95×118, 1955 – Lotto n. 232 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Enrico Baj rappresenta lo stato primitivo, magmatico, molecolare, bestiale dell’esistenza. Siamo nel 1955 (lotto n. 232 “Uomo contro due animali n. 9”) e la pittura di Baj si muove fra i due comunicanti opposti del cielo e della terra.

È proprio nel 1955 che Baj, uno dei fondatori del Movimento Nucleare insieme a Sergio Dangelo, comincia quella ricerca antropomorfa sulle origini del cosmo e dell’esistenza che lo porterà ad indagare non solo le condizioni primigenie dell’umanità ma anche quelle ultraterrestri della materia vivente.

Come scrisse Andrè Breton in un testo su Baj del 1965: “[Baj] che, nel 1955, cominciò a declinare la sua identità solo con un rumore di bubboli Trillalì-Trillalà, poi tentò di rendersi gradito come Piccolo animale da camera prima di essere spinto a rivelarci la sua origine (Questo personaggio viene dagli spazi interplanetari) e a definirsi come Ultracorpo (1958)”.

Baj usa il collage e l’assemblage di materiali eterogenei per rappresentare l’uomo, gli animali, il potere. Opere che diventeranno il suo contributo originale: un’arte iconica, potente e ironica; fortissima per espressività in questa monumentale opera in asta. Stima: 55.000€/60.000€.

Antonio Corpora, Il mare dei Sargassi, acrilico su tela, 81×100, 1991 – Lotto n. 240 – da poleschicasadaste.com
Antonio Corpora, Il mare dei Sargassi, acrilico su tela, 81x100, 1991
Antonio Corpora, Il mare dei Sargassi, acrilico su tela, 81×100, 1991 – Lotto n. 240 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Opera un po’ tarda ma comunque molto bella di un artista ancora troppo sottovalutato al lotto n. 240 “Il mare dei sargassi” di Antonio Corpora.

Artista che ha vinto prestigiosi premi, fra gli altri il primo premio alla Quadriennale di Roma nel 1955, il Premio Parigi nel 1951, il primo premio alla Biennale di Roma nel ’68 e che ha partecipato a numerose Biennali di Venezia.

Alla fine degli anni ’40 fu tra i protagonisti del “Fronte Nuovo delle Arti” e una delle anime del dibattito romano fra arte astratta e figurativa. Fu poi uno dei componenti del Gruppo degli Otto di Lionello Venturi: un gruppo di artisti che riuscirono originalmente a coniugare, ciascuno a suo modo, le due anime della diatriba.

Realtà e sensazione astratta sono un unicum nella pittura di Corpora, in particolare nelle opere degli ultimi anni, quando l’artista si sente più vicino alle cose, e il suo sguardo le trasfigura, come vegliandole attento in lontananza: uno sguardo dai bellissimi colori e riflessi. Stima: 9.000€/14.000€.

Asta Meeting Art n. 826 – Sabato 6 e Domenica 7 Maggio – Vercelli, Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea – Sessioni I-II

Le prime due sessioni dell’Asta n. 826 di Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Meeting Art di Vercelli si terranno nei fine settimana del 6/7 maggio 2017 alle ore 14.30. La TopTen di SenzaRiserva.

Luigi Mainolfi, Geografia, polveri e acrilico su carta applicata su tavola, 52×52, 2002 – Lotto n. 26 – da meetingart.it
Luigi Mainolfi, Geografia, polveri e acrilico su carta applicata su tavola, 52x52, 2002
Luigi Mainolfi, Geografia, polveri e acrilico su carta applicata su tavola, 52×52, 2002 – Lotto n. 26 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Luigi Mainolfi nasce a Rotondi in provincia di Avellino nel 1948. Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Napoli. Già dal 1973 è a Torino dove esordisce con opere scultoree realizzate con calchi in gesso e cera il cui soggetto è principalmente l’immagine stessa dell’artista. Mainolfi realizza queste opere in chiave performativa lasciandole degradare da agenti esterni o sottoponendole a cadute e frantumazioni.

Dagli anni ’80 Mainolfi approfondisce ed elabora l’aspetto superficiale della tridimensionalità delle sculture soprattutto attraverso terracotte policrome ove traccia mitografie che intrecciano racconto e segno con particolare attenzione allo sviluppo di forme organiche.

Tendenza che si accentua negli anni ’90 nella serie dei “Paesaggi” (lotto n. 26 “Geografia”), serie che approda ad una pura bidimensionalità. Tempo e spazio vengono racchiusi, contenuti in rilievi dorati su fondi neri. L’artista racconta una storia archetipica ammantandola di una simbologia mitica che impreziosisce tracce che vogliono nascondere allo stesso tempo artificialità e  autorialità. L’opera d’arte si fa da sé, in natura; ed è la più magnifica delle performanceStima: 4.000€/5.000€.

Mario Nuti, Composizione, olio e tecnica mista su carta, 70×50, 1950 – Lotto n. 27 – da meetingart.it
Mario Nuti, Composizione, olio e tecnica mista su carta, 70x50, 1950
Mario Nuti, Composizione, olio e tecnica mista su carta, 70×50, 1950 – Lotto n. 27 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Mario Nuti è stato uno dei padri dell’astrattismo classico fiorentino con Vinicio Berti, Bruno Brunetti, Alvaro Monnini e Gualtiero Nativi. Con questi ne firmerà nella primavera del 1950 il Manifesto, redatto dal filosofo Ermanno Migliorini.

Già nel giugno del 1949 Nuti aveva partecipato alla rassegna “Terza Mostra Internazionale Arte Oggi”, alla Strozzina di Palazzo Strozzi, alla quale furono presenti i più importanti astrattisti italiani e non solo.

Uno dei curatori, Giusta Nicco Fasola, scrive nella prefazione al catalogo: “ragione di questa mostra […] è di mettere il pubblico fiorentino a contatto con una delle direttive più notevoli dell’arte moderna come si presenta in Italia […] in questi ultimi anni assistiamo a un più compatto schieramento delle tendenze d’avanguardia verso un’arte controllata, severa che afferma il predominio consapevole dell’uomo sulla natura, interna ed esterna. Anche l’uomo è natura, ma l’astrattismo pone l’accento appunto sopra la facoltà ch’egli ha di negare la natura come tale e di dare vita alla realtà che gli è propria. […] l’astrattismo artistico contemporaneo ama dirsi concreto e funzionale, parla della sua attività come costruttrice di oggetti. […] Questo è il principio per riconquistare l’idea che l’arte produce qualcosa, come sempre ha fatto, che può anche servire”.

Sono le premesse per le dichiarazioni del Manifesto che invita gli artisti a “prendere coscienza della loro posizione nella società, a domandarsi per chi essi lavorano, quale uomo sia quello che le loro opere esprimono”. Opera militante questa al lotto n. 27 “Composizione”. Stima: 3.000€/4.000€.

Alberto Sughi, Al caffè, olio su tela, 45.7×77.7, 1984-1985 – Lotto n. 42 – da meetingart.it
Alberto Sughi, Al caffè, olio su tela, 45.7x77.7, 1984-1985
Alberto Sughi, Al caffè, olio su tela, 45.7×77.7, 1984-1985 – Lotto n. 42 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Artista cesenate, Alberto Sughi è pittore un po’ dimenticato dal mercato ma di grande spessore, che meriterebbe una rivalutazione. Una ‘occasione’ in attesa di una ripresa della pittura ‘figurativa’ vista l’attuale ‘moda’ e interesse precipuo verso l’arte aniconica.

Autodidatta, frequenta l’ambiente torinese. La prima personale è a Roma presso la Galleria del Pincio nel 1956. Numerose poi le sue presenze alla Biennale Veneziana ed alla Quadriennale romana.

Uomo impegnato nelle file del partito comunista  la pittura di Sughi è stata definita con l’etichetta di realismo esistenziale. “Io ho sempre pensato che l’arte mi dovesse restituire quello che non arrivavo a capire, a vedere. E quando una cosa mi stava davanti, pensavo ci fosse un mistero dietro. Per questo ho sempre immaginato che dietro all’apparente, con un lavoro di memoria, con un lavoro di scavo, si possa arrivare alla verità dell’immagine. Per questo ho sempre privilegiato il ricordare, il prendere dalla memoria i segni della mia pittura e non dal vero. Perché il vero era troppo intrigante e non ti lasciava vedere cosa si nascondeva dietro quella forma” (da Claudia Rocchi, L’ultima Intervista, Corriere della Sera, Domenica 1 Aprile 2012).

Impegno di analisi della realtà dunque e di riflessione sull’essere uomo; una visione del mondo che si fa più disillusa e disincantato anche nella sua pittura negli anni ’80 e ’90 con la caduta del comunismo e la fine di quegli ideali. Lotto n. 42 “Al caffè”. Stima: 9.000€/10.000€.

Roberto Crippa, Spirali, olio su tela, 70×100, 1951 – Lotto n. 60 – da meetingart.it
Roberto Crippa, Spirali, olio su tela, 70x100, 1951
Roberto Crippa, Spirali, olio su tela, 70×100, 1951 – Lotto n. 60 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Bellissime “Spirali” di Roberto Crippa al lotto n. 60. Laureatosi a Brera nell’anno accademico 1947/1948 l’ascesa dell’artista di Monza è folgorante, tanto che nel 1951 già espone a New York presso Alexander Jolas, uno dei più importanti galleristi a livello internazionale che vanta sedi in diverse capitali europee.

Il lotto in asta rappresenta al meglio quel momento storico e artistico a cavallo del secolo di cui Crippa fu uno dei protagonisti. Da un lato infatti c’è nell’ideazione della spirale la forte valenza di rottura propulsiva dell’action painting, del ‘ritorno’ di istanze di matrice futurista e dei concetti spaziali e concettuali propugnati dal coevo affermarsi dello spazialismo. Dall’altro la passione e l’entusiasmo per la scienza e la tecnologia evidente in quest’opera nel fondo variopinto rappresentativo di un assemblaggio meccanico che tiene stretto il confine fra terra e cielo, razionalità e tumulto, uomo di carne e ossa e l’immaginazione.

Spirale del tipo cosiddetto centrifugo, dove cioè la linea della spirale fuoriesce idealmente dalla cornice dell’opera: la massima espressione dell’adesione Crippa allo spazialismo. Stima: 27.000€/30.000€.

Ideo Pantaleoni, Composizione, tempera alla caseina su tela, 65×46, 1954 – Lotto n. 90 – da meetingart.it
Ideo Pantaleoni, Composizione, tempera alla caseina su tela, 65x46, 1954
Ideo Pantaleoni, Composizione, tempera alla caseina su tela, 65×46, 1954 – Lotto n. 90 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Finalmente un po’ di soddisfazioni da parte del mercato per le opere di Ideo Pantaleoni nelle aste dell’ultimo anno. Partecipa al M.A.C. Movimento Arte Concreta a Milano negli anni ’50 con Munari, Dorfles, Soldati, Gianni Monnet.

Dal 1948 intanto l’artista soggiorna a Parigi, alternando viaggi fra la capitale francese e la città meneghina. Partecipa alla Biennale di Venezia del 1948, alla Triennale del 1954 ed alla Quadriennale di Roma del 1965.

Pantaleoni è un protagonista dell’arte astratta italiana, non solo per le cromie e la perfetta modularità delle composizioni ma anche per la precocità delle sua conversione aniconica che avviene nel biennio 1946/1947 quando l’artista, in pochi mesi, passa da una produzione di stampo novecentista ispirata ai valori plastici ad una pura naturale e istintiva espressione astratta.

Come scrive Marco Meneguzzi nell’introduzione “Astrazione A/R” in “Ideo Pantaleoni. Un percorso verso l’astrazione”, catalogo della mostra tenutasi dal 3 al 28 novembre 2015 presso Cortina Arte, Milano: “[…] l’astrattismo di Pantaleoni eè il frutto di una intuizione personale, dello spirito dei tempi, e del gusto della sperimentazione innestati in uno spirito irruente e libero. Tra Parigi e Milano trova i suoi modelli e soprattutto a Milano sviluppa quella sua eleganza formale […] in stretto contatto con gli artisti del Movimento Arte Concreta, di cui entra a far parte prestissimo e di cui assorbe – contribuendo per suo – i moduli stilistici, da Atanasio Soldati prima, da Gianni Monnet – a nostro avviso – immediatamente dopo, come si vede nelle sue ‘composizioni’ attorno al 1955, di chiara matrice modulare e ‘tipografica’ […]”. Si veda a tal proposito l’opera al lotto n. 90 “Composizione”. Stima: 5.000€/6.000€.

Massimo Kaufmann, Senza titolo, olio su tela, 150×100, 2006 – Lotto n. 95 – da meetingart.it
Massimo Kaufmann, Senza titolo, olio su tela, 150x100, 2006
Massimo Kaufmann, Senza titolo, olio su tela, 150×100, 2006 – Lotto n. 95 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Opera bellissima a nostro giudizio quella di Massimo Kaufmann al lotto n. 95 “Senza titolo” del 2006. Milanese, classe 1963, Kaufmann si distingue nella nuova ‘Scena Emergente’ di giovani artisti presentatisi al Museo Pecci di Prato nel 1990.

Fin da subito espone nelle più importanti gallerie italiane ed internazionali e suo opere vengono acquistate da rinomati musei (in Italia dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e dal MaMBo di Bologna solo per citare i più importanti).

Il puntinismo di Massimo Kaufmann è un mezzo attraverso il quale l’artista dispiega una visione del mondo non puramente decorativa ma interpretativa della realtà. Per mezzo dell’uso di colori complementari, attraverso il loro addensarsi e/o rarefarsi, Kaufmann racconta la storia di una sensazione, un battito interiore; pone il contrappunto di un evolversi nel tempo.

Come ha ottimamente scritto Achille Bonito Oliva nell’introduzione al Catalogo della Mostra The Golden Age tenutasi presso la Galleria PIOMONTI Arte Contemporanea nel 2013: “Nato per vedere, chiamato a guardare” […] l’artista K. vive l’avventura di uno sguardo nomade che non si stanca mai di vedere, ma anzi arriva al punto di cacciare ogni parola che non sia quella silenziosa e lampante dell’immagine. Questa diventa il luogo e il veicolo di tutti i linguaggi, il punto di scambio con ogni altra voce. Massimo Kaufmann procede nella ricerca con l’acume che gli proviene dalla pratica intensa dell’avventura creativa.

L’artista K. nasce per questo scopo, si muove sotto la spinta di una repulsione irresistibile che non gli permette di rallentare con la vista o di chiudere gli occhi, semmai di utilizzare anche il sonno per rovesciare le palpebre sulla “vista interiore”.

Squarci, sguardi e disvelamenti protagonisti dell’opera al lotto n. 95. Stima: 8.000€/9.000€.

Claudio Olivieri, Argos, olio su tela, 160×120, 1985 – Lotto n. 98 – da meetingart.it
Claudio Olivieri, Argos, olio su tela, 160x120, 1985
Claudio Olivieri, Argos, olio su tela, 160×120, 1985 – Lotto n. 98 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Claudio Olivieri nasce a Roma nel 1934. La sua ricerca si inserisce dagli anni ’70 nell’ambito della pittura analitica. La prima personale risale al 1960 al Salone Annunciata di Milano. È stato alla Biennale di Venezia nel 1966, nel 1980, 1986 e 1990.

La ‘pittura pittura’ di Olivieri si contraddistingue nell’ambito della corrente analitica per non ridursi solo all’osservazione di un fenomeno, alla sua scomposizione; questo forse per la natura stessa del principale oggetto di analisi di Olivieri: il colore.

Entità inafferrabile se non nella nostra percezione della luce, il colore in Olivieri si fa fantasma, evoca uno spazio di riflessione che talvolta t’inghiotte, altre ti trasporta in una corrente ascensionale che non ti lascia mai indifferente.

Artista sempre coerente, destinato a una rivalutazione visto il divario economico rispetto ai suoi compagni di viaggio. Opera di grandi dimensioni, di qualità. Ottimo investimento alla base. Stima: 10.000€/12.000€.

Hans Hartung, T1976-E14, acrilico su tela, 65×81, 1976 – Lotto n. 100 – da meetingart.it
Hans Hartung, T1976-E14, acrilico su tela, 65x81, 1976
Hans Hartung, T1976-E14, acrilico su tela, 65×81, 1976 – Lotto n. 100 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Un’arte di espressione totale la pittura di Hans Hartung, artista nato a Lipsia nel 1904 e morto ad Antibes nel 1989. Allievo degli opposti Kokoschka e  Kandinskij, Hartung ha rappresentato la sintesi perfetta di divergenti spinte astratte: da un lato l’informale schiavo delle pulsioni soggettive, dall’altro il costruttivismo geometrico di buon grado prigioniero delle leggi dell’armonia.

“Sempre, sempre ho cercato una legge, la regola d’oro, alchimista del ritmo, dei movimenti, dei colori. Trasmutazione di un disordine apparente il cui solo scopo era di organizzare un movimento perfetto, per creare l’ordine nel disordine, creare l’ordine dal disordine.

In questo, avevo il sentimento di partecipare alle forze che sostengono la natura. Volevo tradurre con delle forme, delle immagini, le leggi della materia che potevano sembrare disordinate, arbitrarie, ma che nondimeno si organizzano in una volontà che, in fin dei conti, le armonizza e mantiene l’ordine. In un periodo della mia vita ho fatto alcuni dipinti molto caotici a prima vista, disordinati, complicati, come se il pennello corresse da sinistra a destra per caso senza obbedire a nessuna regola. Ma l’insieme, tuttavia, dona un’impressione d’unità, di armonia” (traduzione da Hans Hartung, Autoportrait, récit recueilli par Monique Lefebvre, Grasset, Paris, p. 74, estratto dall’introduzione di Paolo Repetto al catalogo della mostra “Hans Hartung Opere scelte 1947 – 1988” tenutasi nel 2012 presso le Gallerie Frediano Farsetti, la Galleria Repetto e la Galleria Tega)

Passo illuminante se ci si sofferma ad osservare il lotto n. 100 “T1976-E14”. Stima: 60.000€/70.000€.

Antonio Corpora, Paesaggio, olio su tela, 55×46, 1948 – Lotto n. 144 – da meetingart.it
Antonio Corpora, Paesaggio, olio su tela, 55x46, 1948
Antonio Corpora, Paesaggio, olio su tela, 55×46, 1948 – Lotto n. 144 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Una bella opera al confine fra figurazione ed astrazione di una dei padri dell’arte astratta italiana del dopoguerra, Antonio Corpora, al lotto n. 144 “Paesaggio”. Oppositore dell’arte dei valori classici propugnata da Novecento Italiano, dal 1945 Corpora sostiene le istanze di rinnovamento del linguaggio pittorico sulla scia delle spinte neo-cubiste d’oltralpe.

Nel 1947 è fra i fondatori del “Fronte Nuovo delle Arti” ma solo con l’adesione al Gruppo degli Otto nel 1952 le opere di Corpora approderanno ad una pura scomposizione astratta di forme e colori.

La struttura compositiva invece tiene ancora in questa opera al lotto n. 144. Opera lirica che preannuncia tutta l’individualità dell’astrattismo dell’artista romano che fa del colore lo strumento d’espressione di una emotività interpretativa latente che nella sua produzione successiva continuerà a dare vita a spazi della memoria, atmosfere che definiscono la sua arte in termini di ‘rielaborazione’ ed intuizione più che di invenzione.

Proprio del 1948 la prima partecipazione di Corpora alla Biennale di Venezia. Stima: 8.000€/9.000€.

Bruno Ceccobelli, Sorpresa, tecnica mista su tavola e cartone, 58.5x48x4.5, 2008 – Lotto n. 179 – da meetingart.it
Bruno Ceccobelli, Sorpresa, tecnica mista su tavola e cartone, 58.5x48x4.5, 2008
Bruno Ceccobelli, Sorpresa, tecnica mista su tavola e cartone, 58.5x48x4.5, 2008 – Lotto n. 179 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Bruno Ceccobelli nasce a Montecastello di Vibio in provincia di Perugia nel 1952. Si diploma con Toti Scialoja all’Accademia di Belle Arti di Roma. Filosofie orientali e Zen, insieme alla teosofia, la cabala e l’alchimia hanno un forte impatto sulla sua formazione artistica.

Nella seconda metà degli anni ’70 è uno dei protagonisti della cosiddetta Nuova Scuola Romana negli spazi dell’ex Pastificio Cerere, nel quartiere di San Lorenzo, con Gianni Dessì, Giuseppe Gallo, Nunzio, Piero Pizzi Cannella e Marco Tirelli.

Si tratta di artisti il cui problema non è più il dilemma fra figurazione o non figurazione, ma quello di dare nuovo significato all’arte affinché essa sia nuovamente strumento d’azione su una realtà allo stesso tempo reale e spirituale.

Al 1984 ed al 1986 risalgono le partecipazioni di Ceccobelli alla Biennale di Venezia, al 1996 quella alla Quadriennale di Roma; fatto che sottolinea come questo promettentissimo artista sia forse stato al contempo il più promettente ma anche il più penalizzato, ingiustamente, dal mercato.

Ceccobelli è colto, povero ma non minimale, troppo poco astratto per le mode; ma la sua arte è poetica, per gli iniziati, per chi cerca un senso non banale e immediato. Confidiamo in una riscoperta, in una “Sorpresa” al lotto n. 179Stima: 2.000€/3.000€.

Mino Maccari, Figura, olio su cartone, 54×39.5, 1949 – Lotto n. 180 – da meetingart.it
Mino Maccari, Figura, olio su cartone, 54x39.5, 1949
Mino Maccari, Figura, olio su cartone, 54×39.5, 1949 – Lotto n. 180 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Scrittore, pittore, incisore, intellettuale a 360 gradi Mino Maccari nasce a Siena nel 1898. Si laurea in giurisprudenza nel 1920 ed inizia ad esercitare il praticantato in uno studio legale. Nel frattempo frequenta l’ambiente culturale senese e si dedica da autodidatta alla pittura.

Partecipa alla stesura della rivista “Il Selvaggio”, di ispirazione fascista ed antiborghese, in particolare con incisioni. Nel 1926 ne diverrà direttore, carica che ricoprirà fino al giugno 1943. Durante la sua direzione, Maccari, deluso dall’esperienza del governo di Mussolini, orienterà la rivista verso l’arte e la satira politica.

Alla fine degli anni ’40 (nel 1949 dipinge l’opera al lotto n. 180 “Figura”) Maccari partecipa attivamente alla vita culturale del paese appena uscito dalla guerra. Nel 1947 tiene una personale alla celeberrima Galleria del Babuino a Roma. Nel 1948 partecipa alla Quadriennale di Roma e nello stesso anno è presente alla Biennale di Venezia con sala personale e presentazione di Roberto Longhi. Contestualmente vince il premio internazionale per l’incisione.

Opera doppia: altro dipinto con “giocatori di carte” al retro. Buon periodo per questo artista, che anche in vecchiaia ha prodotto tantissimo, e buon investimento. Non comunissime da trovare le opere anni ’40.  Stima: 5.000€/6.000€.

Ennio Calabria, Studio per “si allontanano”, acrilici su tela, 100×70, 1998 – Lotto n. 194 – da meetingart.it
Ennio Calabria, Studio per “si allontanano”, acrilici su tela, 100x70, 1998
Ennio Calabria, Studio per “si allontanano”, acrilici su tela, 100×70, 1998 – Lotto n. 194 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Ennio Calabria (nato a Tripoli nel 1937) è stato un artista e illustratore italiano figurativo. Negli anni ’60 fece parte del Gruppo romano “Il pro e il contro” con Renzo Vespignani, Ugo Attardi, Fernando Farulli, Piero Guccione e Alberto Gianquinto. Il Gruppo fu attivo fra gli anni 1961 e 1964 e fu sostenuto dai critici Antonio Del Guercio, Dario Micacchi e Duilio Morosini.

Si trattava di artisti che rifiutavano la pop art, qualsiasi ‘ismo’ artistico e l’informale per un ritorno alla figurazione e alla ‘pittura’, ma che si caratterizzavano soprattutto per la volontà di instaurare un dialogo con il tessuto sociale uscendo dal soggettivismo e dalla turris eburnea di un’arte popolare solo nell’etichetta.

Negli anni ’90 l’artista dà vita ad un ciclo di opere dove protagonista è la trasfigurazione dei soggetti (si veda il lotto n. 194 “Studio per ‘si allontanano'”) immortalati in una rappresentazione carica di pathos che stravolge l’espressione coloristica e del tratto in forme quasi scultoree. In ballo c’è la presa di coscienza dell’artista di un rapporto necessariamente metamorfico dell’uomo di fronte alle regole ed alle idiosincrasie della società contemporanea, in una continua ridefinizione dei ruoli e dell’identità. Stima: 12.000€/15.000€.