Asta Poleschi n. 20 – 9/10 Maggio 2017 – Milano, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 20 della Galleria Poleschi Casa d’Aste di Milano si terrà in due sessioni nei giorni 9 (lotti 1-148) e 10 maggio (lotti 149-310), ore 18 presso la “La Posteria”, Via Sacchi 5, Milano. La TopTen di SenzaRiserva.

Enzo Cacciola, 716, multigum su tela, 75.5×85.5, 2008 – Lotto n. 12 – da poleschicasadaste.com
Enzo Cacciola, 716, multigum su tela, 75.5x85.5, 2008
Enzo Cacciola, 716, multigum su tela, 75.5×85.5, 2008 – Lotto n. 12 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Nato ad Arenzano in provincia di Genova nel 1945 Enzo Cacciola è uno dei protagonisti dell’arte analitica italiana degli anni ’70.

Dalle “Superfici integrative” dei primi anni ’70 ai successivi “Cementi” e “Asbesti” della fne del decennio fino ai “Multigum” (Lotto n. 12 “716” del 2008) prodotti dal 2000 la ricerca di Cacciola riallaccia un percorso di coerenza che l’artista ha sviluppato nel tempo alla ricerca di un nuovo significato e di un rinnovamento del linguaggio artistico.

Se le superfici, i rapporti spaziali e i dati linguistici primari quali la materia e il mezzo sono le prime lettere dell’alfabeto di Cacciola dalla prima mostra genovese alla Galleria La Bertesca fino alla celebre rassegna Analytische Malerei curata da Klaus Honnef e Catherine Millet a Düsseldorf nel 1975; le opere degli anni 2000 risentono di un lungo periodo di sperimentazione e riflessione concettuale di Cacciola che passa dal viaggio, alla figurazione, alla performance attraverso un filo attraverso il quale l’artista tenta di ricucire i ruoli e i significati dell’essere ‘artista’ e del fare arte.

I “Multigum” sono una ‘riunione’, un ritorno a un senso della materia e dei materiali che ricompongono quasi sessualmente un unicum spezzato, lo sgretolamento e l’insignificanza della semplice materia in sé. Stima: 5.500€/8.500€.

Gianni Dova, Composizione nucleare, olio emulsionato su carta applicato su cartone, 66×95, 1951 – Lotto n. 30 – da poleschicasadaste.com
Gianni Dova, Composizione nucleare, olio emulsionato su carta applicato su cartone, 66x95, 1951
Gianni Dova, Composizione nucleare, olio emulsionato su carta applicato su cartone, 66×95, 1951 – Lotto n. 30 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Nato a Roma nel 1925, Gianni Dova trascorre l’adolescenza a Milano frequentando il Liceo Artistico di Brera. Qui conosce gli artisti che ruotano attorno alla rivista Corrente sostenendone le istanze libertarie ed antifasciste.

Nel 1946 firma il Manifesto Oltre Guernica dove si sostengono le istanze di un’arte impegnata nel reale e che non può rinunciare alla figurazione.

Ma in pochi anni, con l’adesione allo spazialismo e all’arte nucleare nel 1951, la pittura di Dova subisce un radicale cambiamento. In occasione infatti della IX Triennale di Milano, da una discussione del 26 novembre fra alcuni artisti presenti, nasce il Quarto Manifesto dello Spazialismo “Manifesto dell’Arte Spaziale” che ribadisce una chiara volontà di agire nello spazio e di ‘provocare’ lo spazio stesso con l’azione (Firmatari: Anton Giulio Ambrosini, Giancarlo Carozzi, Roberto Crippa, Mario Deluigi, Gianni Dova, Lucio Fontana, Virgilio Guidi, Beniamino Joppolo, Milena Milani, Berto Morucchio, Cesare Peverelli, Vinicio Vianello).

Al contempo leggiamo nel Manifesto della Pittura Nucleare redatto da Enrico Baj e Sergio Dangelo nel 1950, al quale movimento poco tempo dopo Dova aderirà: “[Questi artisti] vogliono reinventare la pittura disintegrandone le forme tradizionali. Nuove forme dell’uomo possono essere trovate nell’universo dell’atomo e nelle sue cariche elettriche. Non siamo in possesso della verità che può essere trovata solo nell’atomo”.

Azioni nello spazio, graffi, indagine nella e sulle reazioni della materia ben evidenti al lotto n. 30 “Composizione nucleare”. Stima: 5.000€/7.000€.

Ibrahim Kodra, Istanbul, olio e tecnica mista su tela, 50×70, 1986 – Lotto n. 45 – da poleschicasadaste.com
Ibrahim Kodra, Istanbul, olio e tecnica mista su tela, 50x70, 1986
Ibrahim Kodra, Istanbul, olio e tecnica mista su tela, 50×70, 1986 – Lotto n. 45 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Originario di Ishëm in Albania, dove nasce nel 1918, Ibrahim Kodra, grazie ad una borsa di studio, si trasferisce a Milano nel 1938. A Milano frequenta l’Accademia di Brera e studia con Carrà, Carpi e Achille Funi.

Da un inizio dunque per forza novecentista, Kodra si muove nel primo dopoguerra nel solco del neo-cubismo creando i tipici ed originalissimi “idoli” e le rappresentazioni di una umanità oppressa dai poteri forti ed autoritari.

Alla fine degli anni ’50 e poi nei ’60 la pittura di Kodra si fa più informale ma non perde mai il richiamo alla realtà e alla purezza e limpidezza dei colori, veneziani, bizantini, magici come le tessere musive del mondo orientale tanto amato.

Amore che esplode negli anni ’80 in una vena più narrativa, riscontrabile al lotto n. 45 “Istanbul”, in uno dei tipici paesaggi sognanti del decennio. Stima: 4.000€/6.000€.

Omar Galliani, Mantra A Volte le stelle, tecnica mista su tavola, 180×180, 1999 – Lotto n. 55 – da poleschicasadaste.com
Omar Galliani, Mantra A Volte le stelle, tecnica mista su tavola, 180x180, 1999
Omar Galliani, Mantra A Volte le stelle, tecnica mista su tavola, 180×180, 1999 – Lotto n. 55 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Opera dalle misure imponenti, 180×180, “Mantra A volte le stelle” di Omar Galliani al lotto n. 55.

Si tratta di un dittico del 1999 dove l’artista svolge una ricerca concettuale sul concetto di dualità, espressa attraverso molteplici letture: da un lato la natura del dittico che esprime la possibilità stessa dell’azione artistica quale potenza e atto; dall’altro l’androginia della figura, che sembra onnicomprendere il significato universale del messaggio.

C’è un richiamo inoltre alla spiritualità nell’uso sacrale dell’oro nella parte sinistra del dittico e nella figura ‘angelicata’. È il realismo magico, il magico primario che contraddistingue le opere dell’artista emiliano che intesse con sapienza richiami a filosofie e spiritualità orientali, mantra e sutra, al dispiegarsi della composizione condotta con una grandissima abilità nel disegno.

Gli ‘angeli’ sono un tema caro e importante per Galliani. Nel 1996 la Galleria d’Arte Moderna di Bologna espone sette grandi disegni sul tema all’interno della mostra del ciclo degli “Itinerari”. Stima: 20.000€/25.000€.

Achille Perilli, Plus que nature, olio su tela, 81×100, 1969 – Lotto n. 70 – da poleschicasadaste.com
Achille Perilli, Plus que nature, olio su tela, 81x100, 1969
Achille Perilli, Plus que nature, olio su tela, 81×100, 1969 – Lotto n. 70 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Bellissima opera di uno dei protagonisti dell’astrattismo italiano del secondo dopoguerra, Achille Perilli, al lotto n. 70.

Scrive Perilli proprio l’anno di esecuzione di quest’opera, in Indagine sulla prospettiva, “Grammatica”, n. 3, Roma, luglio 1969: “la prospettiva è la forma più repressiva della fantasia che una classe dominante possa immaginare. Ma la fantasia ha strade e uscite sotterranee ben altrimenti operanti e nessuna struttura regolatrice la potrà contenere.

Però permane la prospettiva come concezione, come griglia di lettura, come segnale. Ed è su questa categoria artificiale, che grosso modo possiamo chiamare prospettiva, che si svolge la mia analisi, cercando di inglobare elementi ritenuti certi dall’ottica e falsificati attraverso una serie di interferenze di altri valori ( colore, tono, segno, struttura) agenti al livello di una verifica parziale e dissociati da una analisi globale.

L’ambiguità del messaggio in tal modo viene aumentata con l’acquisizione di una serie di momenti successivi di lettura, incapaci di dare un ordine ai valori ottici. Ed è in questo alternarsi, che esiste per me la capacità di non essere definito secondo uno schema di lettura abituale”.

È la definizione stessa dell’irrazionale geometrico, di quell’interferenza fra ragione e fantasia che è il frutto maturo dell’arte di un grande artista e che Perilli realizza appunto proprio sul finire degli anni ’60. Stima: 40.000€/50.000€.

Lotto n. 78: 40 uomini timbro di profilo, tecnica mista su cartoncino, 70×100, 1963 – Lotto n. 78 – da poleschicasadaste.com
Lotto n. 78: 40 uomini timbro di profilo, tecnica mista su cartoncino, 70x100, 1963
Lotto n. 78: 40 uomini timbro di profilo, tecnica mista su cartoncino, 70×100, 1963 – Lotto n. 78 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Teatralizzare l’arte, mettere in scena l’uomo è stato quello che Renato Mambor, artista romano e uomo di teatro, ha saputo fare al meglio dagli anni ’50 fino al 2014, anno in cui è venuto a mancare.

Protagonista dell’arte pop e della Scuola di Piazza del Popolo con Mario Schifano, Tano Festa e Franco Angeli, Mambor ha sicuramente il taglio più ‘intellettuale’ del Gruppo. L’artista propone un’arte anonima che riflette sulla percezione e le modalità di fruizione dell’immagine nella società dei consumi e della comunicazione. Ma quella di Mambor è soprattutto arte ‘ironica’, constatazione di un ribaltamento che, pur innominato, produce una denuncia.

Che siano cartelli stradali, sagome e silhouette, ricalchi fotografici, tele dipinte con rulli da tappezzeria e timbri, Mambor mette in scena l’uomo com’è diventato; e farlo senza commenti, mettendolo in piazza, ne svela lo svuotamento e la banalità, ne scopre la superficialità.

“Io dico che l’arte serve a pulire lo sguardo. I sensi sono offuscati dalle abitudini e tutto ciò che si fa e si pensa diventa immagine, stereotipo, filtro davanti agli occhi. L’arte insinua un cuneo in questo meccanismo spersonalizzante e ha il potere di ribaltarlo, in definitiva è un piccolo sforzo per muovere il pensiero” (Renato Mambor). Stima: 9.000€/12.000€.

Tano Festa, Senza titolo, acrilico su tela, 60×80, 1985 – Lotto n. 157 – da poleschicasadaste.com
Tano Festa, Senza titolo, acrilico su tela, 60x80, 1985
Tano Festa, Senza titolo, acrilico su tela, 60×80, 1985 – Lotto n. 157 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Una natura morta accattivante di Tano Festa al lotto n. 157 “Senza titolo”.

Artista immenso, della Scuola di Piazza del Popolo, Festa è ancora avvicinabile, per un acquirente, a cifre ridicole in queste opere anni ’80 in cui, invece, riteniamo che la semplicità comunicativa, unita all’esemplificazione concettuale dell’idea pop,  rappresenti al meglio e forse con più poesia e meno intellettualismo il messaggio dell’invenzione di Festa.

La natura morta stessa, il concetto stesso di natura morta, si fa immagine, quasi si fosse fra le quinte di una rappresentazione o in una sala cinematografica. Si rappresenta la rappresentazione e anche il suo concetto: la metafisica dell’oggetto che lascia intravedere al di là di se stesso, che fa intuire la grandezza dell’universo che ci ha generato. Stima: 4.000€/5.000€.

Vittorio Corona, Venti di guerra, tecnica mista su carta, 42×58, 1935 – Lotto n. 180 – da poleschicasadaste.com
Vittorio Corona, Venti di guerra, tecnica mista su carta, 42x58, 1935
Vittorio Corona, Venti di guerra, tecnica mista su carta, 42×58, 1935 – Lotto n. 180 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Artista nato a Palermo nel 1901, Vittorio Corona frequenta nella città siciliana l’Accademia di Belle Arti e l’ambiente culturale del primo futurismo capeggiato da Pippo Rizzo.

Nel 1925 lavora a Palermo presso l’Ufficio tecnico di Arredamento Navi della Vittoria Aeronautica Ducrot, azienda di produzione di idrovolanti per la Regia Marina (dipingerà spesso, anche per questo, navi come soggetti, si veda il lotto n. 180 “Venti di guerra”). Nel 1926 intanto è già alla XV Biennale di Venezia e in seguito inizia le esposizioni con il gruppo futurista. Con Giovanni Varvaro e Pippo Rizzo costituisce il cosiddetto “triangolo siciliano d’avanguardia”.

Temperamento impetuoso volto per istinto a tutti gli azzardi e a tutte le scoperte, Vittorio Corona si è aspramente dibattuto in queste maree, sempre con un impeto ed una foga tutt’altro che trascurabile, talora buttandosi a capofitto nei più complessi problemi pittorici, tal altra abbandonandosi interamente alla propria vena chiara ed aperta. Abbiamo visto così in lui una lotta, mai sedata, tra l’azzardo tentato con la fede di un neofita e il sentimento di una realtà da esprimersi chiaramente con il minimo impiego di mezzi e con la più semplice applicazione di essi (da Renato Guttuso, “Scritti”, Bompiani, Milano 2013). Stima: 8.000€/10.000€.

Angelo Cagnone, Di profilo, tecnica mista su tela, 100×100, 1970 – Lotto n. 198 – da poleschicasadaste.com
Angelo Cagnone, Di profilo, tecnica mista su tela, 100x100, 1970
Angelo Cagnone, Di profilo, tecnica mista su tela, 100×100, 1970 – Lotto n. 198 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Artista ligure, d’impronta concettuale, Angelo Cagnone emerge negli anni ’60 con la prima personale presso la Galleria del Naviglio del 1965 e successivamente alla Galleria del Cavallino di Venezia.

Il linguaggio di Cagnone si è evoluto moltissimo dalle opere degli anni ’60 e ’70 ad oggi (si veda la retrospettiva “Bagaglio a mano” dedicata all’artista nel 2008 presso la Casa del Mantegna a Mantova) mantenendosi però sempre fedele al tema degli stati di coscienza e del ricordo.

Mentre nelle opere degli anni ’70, si veda a tal proposito il lotto n. 198 “Di profilo”, l’artista mantiene un approccio più figurale ed intellettuale, nelle opere più recenti Cagnone utilizza il collage in modo più espressivo ed emozionale giustapponendo colori e sensazioni.

Opera comunque rappresentativa di tutta la ricerca di Cagnone sulla coscienza vista come patch e interrelata stratificazione di momenti nel tempo. Stima: 4.000€/6.000€.

Gianni Dessì, Senza titolo, olio su tela, 111.5×91, 2008 – Lotto n. 211 – da poleschicasadaste.com
Gianni Dessì, Senza titolo, olio su tela, 111.5x91, 2008
Gianni Dessì, Senza titolo, olio su tela, 111.5×91, 2008 – Lotto n. 211 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Gianni Dessì, romano, si diploma in scenografia all’Accademia di Belle Arti con Toti Scialoja. Negli anni ’80 è uno dei membri del Gruppo della Nuova Scuola Romana, negli spazi dell’ex Pastificio Cerere, con Bruno Ceccobelli, Nunzio Di Stefano, Giuseppe Gallo, Piero Pizzi Cannella, Marco Tirelli.

È alla Biennale di Venezia nel 1984, nel 1986 e nel 1993. Nel 2006 il Museo di Arte Contemporanea di Roma gli dedica una personale con opere di un ciclo inaugurato dall’artista a partire dal 2003 dove Dessì approfondisce il dialogo sempre coltivato fra pittura e scultura, bidimensionalità e profondità.

L’artista usa impasti materici attraverso i quali fossilizza, cementa simboli primordiali, ellissi, fessure, cerchi, occhi (lotto n. 211 “Senza titolo”) che in qualche modo risvegliano in maniera subliminale, anche ‘aggredendo’ lo spettatore, pulsioni ataviche e stranianti. Come se l’opera ci osservasse, come se l’opera sapesse tutto di noi. Stima: 10.000€/12.000€.

Enrico Baj, Uomo contro due animali n. 9, tecnica mista su tela, 95×118, 1955 – Lotto n. 232 – da poleschicasadaste.com
Enrico Baj, Uomo contro due animali n. 9, tecnica mista su tela, 95x118, 1955
Enrico Baj, Uomo contro due animali n. 9, tecnica mista su tela, 95×118, 1955 – Lotto n. 232 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Enrico Baj rappresenta lo stato primitivo, magmatico, molecolare, bestiale dell’esistenza. Siamo nel 1955 (lotto n. 232 “Uomo contro due animali n. 9”) e la pittura di Baj si muove fra i due comunicanti opposti del cielo e della terra.

È proprio nel 1955 che Baj, uno dei fondatori del Movimento Nucleare insieme a Sergio Dangelo, comincia quella ricerca antropomorfa sulle origini del cosmo e dell’esistenza che lo porterà ad indagare non solo le condizioni primigenie dell’umanità ma anche quelle ultraterrestri della materia vivente.

Come scrisse Andrè Breton in un testo su Baj del 1965: “[Baj] che, nel 1955, cominciò a declinare la sua identità solo con un rumore di bubboli Trillalì-Trillalà, poi tentò di rendersi gradito come Piccolo animale da camera prima di essere spinto a rivelarci la sua origine (Questo personaggio viene dagli spazi interplanetari) e a definirsi come Ultracorpo (1958)”.

Baj usa il collage e l’assemblage di materiali eterogenei per rappresentare l’uomo, gli animali, il potere. Opere che diventeranno il suo contributo originale: un’arte iconica, potente e ironica; fortissima per espressività in questa monumentale opera in asta. Stima: 55.000€/60.000€.

Antonio Corpora, Il mare dei Sargassi, acrilico su tela, 81×100, 1991 – Lotto n. 240 – da poleschicasadaste.com
Antonio Corpora, Il mare dei Sargassi, acrilico su tela, 81x100, 1991
Antonio Corpora, Il mare dei Sargassi, acrilico su tela, 81×100, 1991 – Lotto n. 240 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Opera un po’ tarda ma comunque molto bella di un artista ancora troppo sottovalutato al lotto n. 240 “Il mare dei sargassi” di Antonio Corpora.

Artista che ha vinto prestigiosi premi, fra gli altri il primo premio alla Quadriennale di Roma nel 1955, il Premio Parigi nel 1951, il primo premio alla Biennale di Roma nel ’68 e che ha partecipato a numerose Biennali di Venezia.

Alla fine degli anni ’40 fu tra i protagonisti del “Fronte Nuovo delle Arti” e una delle anime del dibattito romano fra arte astratta e figurativa. Fu poi uno dei componenti del Gruppo degli Otto di Lionello Venturi: un gruppo di artisti che riuscirono originalmente a coniugare, ciascuno a suo modo, le due anime della diatriba.

Realtà e sensazione astratta sono un unicum nella pittura di Corpora, in particolare nelle opere degli ultimi anni, quando l’artista si sente più vicino alle cose, e il suo sguardo le trasfigura, come vegliandole attento in lontananza: uno sguardo dai bellissimi colori e riflessi. Stima: 9.000€/14.000€.

Asta Pandolfini n. 194 – 5 Dicembre 2016 – Milano, Arte Moderna e Contemporanea

Si terrà il 5 dicembre 2016 presso il Centro Svizzero di Via Palestro 2 a Milano l’Asta di Arte Moderna e Contemporanea (n. 194) della Casa d’Aste Pandolfini di Firenze. Segnaliamo alcuni lotti interessanti.

Luciano Ventrone, Cesto di tarocchi, olio su tela, 80x100
Luciano Ventrone, Cesto di tarocchi, olio su tela, 80×100 – Lotto n. 5 – Immagine da pandolfini.it – Asta Pandolfini n. 194

Luciano Ventrone è un artista romano, classe 1942, dall’incredibile talento mimetico. La sua è una pittura che si può definire iperrealista. Cresciuto in Danimarca per problemi familiare, compie gli studi di Architettura a Roma. L’incontro con Federico Zeri lo porta sulla ribalta del panorama artistico.

Ventrone dipinge la realtà non così come ci appare, poiché l’apparenza è mutabile, ma com’è o meglio come dovrebbe essere. Allo stesso tempo però la sua non è una rappresentazione ‘taumaturgica’. L’artista ritrae, anzi marca ogni imperfezione; traccia l’idea platonica stessa dell’imperfetto.

Per questo la pittura di Ventrone è anche un esercizio metafisico, per questo le sue opere appaiono così lontane e melanconiche. Perfette ed imperfette le nature morte di Ventrone (lotto n. 5 “Cesto di tarocchi”) lo sono costantemente. Stima: 6.000€/10.000€.

Italo Ferro, Aeropittura, olio su tela, 55.5x38
Italo Ferro, Aeropittura, olio su tela, 55.5×38 – Lotto n. 13 – Immagine da pandolfini.it – Asta Pandolfini n. 194

Italo Ferro (1880-1934) è un artista spesso riferito all’aeropittura ma di cui non si hanno molte evidenze biografiche. Le date di nascita e morte corrispondono in realtà a quelle del pittore Carlo Cesare Ferro Milone, pittore accademico torinese.

Non risulta dunque abbia mai aderito al futurismo, né firmò il Manifesto dell’Aeropittura del 1929 pubblicato sulla “Gazzetta del popolo” nell’articolo dal titolo “Prospettive di volo” e stilato da Marinetti, Balla, Fortunato Depero, Tato, Prampolini, Benedetta Cappa, Gerardo Dottori, Fillia e Somenzi.

Nonostante questo le sue opere, e questa molto bella al lotto n. 13 “Aeropittura”, sembrano la resa visiva delle parole del Manifesto. “[…] La terra corre velocissima sotto l’aeroplano immobile. Nella virata si chiudono le pieghe della visione-ventaglio (toni verdi + toni marroni + toni celesti diafani dell’atmosfera) per lanciarsi verticali contro la verticale formata dall’apparecchio e dalla terra […]”. Stima: 5.000€/8.000€.

Lotto n. 32: Alberto Magnelli, Mystère Vert, olio su tela, 55x46, 1952
Lotto n. 32:
Alberto Magnelli, Mystère Vert, olio su tela, 55×46, 1952 – Lotto n. 32 – Immagine da pandolfini.it – Asta Pandolfini n. 194

Alberto Magnelli, nato a Firenze nel 1888, è stato uno degli antesignani della pittura astratta italiana. Le sue prime opere completamente astratte risalgono infatti al 1915 (nel 1914 è a Parigi con Aldo Palazzeschi e Umberto Boccioni; qui incontra fra gli altri Max Jacob, Apollinaire, Matisse, Picasso).

Nel 1949 espone alla collettiva “Le origini dell’arte astratta” presso la Galleria Maeght di Parigi. Nel 1950 l’artista ha una retrospettiva personale alla XXV Biennale veneziana, con presentazione di Léon Degand. Nel 1954 espone al Palazzo delle Belle Arti di Bruxelles e nel 1955 vince il gran Prix de la Critique.

Gli anni ’50 sono quelli della maturità per Magnelli. Il linguaggio acquista consistenza e chiarezza d’impianto. Scrive Degand nel catalogo della Biennale: “il colore determina la forma. La forma determina il colore” (lotto n. 32 “Mystère Vert”). Il critico pone l’accento dunque sull’affinità fra Magnelli e le coeve ricerche del gruppo romano di Forma 1 (Dorazio, Perilli, Guerrini), che vedrà in lui un punto di riferimento. Stima: 12.000€/18.000€.

Giosetta Fioroni, Ragazza TV, smalto e acrilico su tela, 70x50, 1974
Giosetta Fioroni, Ragazza TV, smalto e acrilico su tela, 70×50, 1974 – Lotto n. 48 – Immagine da pandolfini.it – Asta Pandolfini n. 194

Artista romana, Giosetta Fioroni frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma dove è allieva di Toti Scialoja. Espone alla Biennale del 1964 con il gruppo degli artisti della Scuola di Piazza del Popolo (Schifano, Festa, Angeli), anno che segna la svolta figurativa rispetto alle composizioni frammentarie degli anni ’50 (fatte di simboli, oggetti, cuori, lettere, numeri).

In questi anni compaiono le prime “Ragazze TV” (lotto n. 48 “Ragazza TV”), frutto della riflessione sulla narrazione, sui fotogrammi e le sequenze fotografiche.

Queste figure, assai vicine al riporto fotografico, tecnica che la Fioroni ha utilizzato spessissimo, sono la testimonianza di un altro dei temi cari alla Fioroni: la memoria.

Decontestualizzate come da immagini televisive, ritratte in negativo prima dal bianco, poi dall’argento e infine con l’introduzione del colore, ci parlano di gesti e situazioni incomprensibili, di ‘materiali mentali’ che forgiano, muti, la nostra identità. Stima: 7.000€/9.000€.

Luigi Mainolfi, Città d'or, tecnica mista applicata su tavola, 144x144.5, 1989
Luigi Mainolfi, Città d’or, tecnica mista applicata su tavola, 144×144.5, 1989 – Lotto n. 52 – Immagine da pandolfini.it – Asta Pandolfini n. 194

Luigi Mainolfi, artista originario dell’avellinese, classe 1948, si forma nella Torino degli anni ’70 nutrendosi delle esperienze coeve dell’arte povera.

Non mancano inoltre in Mainolfi le istanze concettuali e analitiche della “nuova pittura”. Scultura, performance, materia, suono, tutto contribuisce in Mainolfi all’obiettivo di un’arte totale dove l’artista sia artefice, divinatore che ‘maneggi’ gli elementi.

Mainolfi lavora negli anni ’80 con la terracotta, la pietra lavica, il gesso, la fusione in bronzo in un processo di creazione alchemica che sembra sublimare il terreno e il celeste, il conscio nell’inconscio.

Scrive il critico Giorgio Celli dell’artista di Rotondi: “Mainolfi intraprende con la materia un rapporto di proiezione e di empatia: la lavora con la perizia chirurgica di un artigiano provetto e con la grazia dell’artista con la mano leggera. Le sue terrecotte, le sue carte bruciate, sono delle cose che sembrano uscite dall’Athanor, il forno alchemico, dove tutto veniva lambito, incenerito e, come per ‘I’araba fenice’, rigenerato dalle lingue mutevoli del fuoco. Spesso, queste opere ignee, che Mainolfi sembra aver portato con sé dagli inferi, si addolciscono di titoli lunari, di referenze astronomiche, sono le mappe di città remote, peripli di archeologie indecifrabili, rovine della mente, solo alluse nel mondo. Parole adattissime a descrivere il lotto n. 52 “Città d’or” Stima: 10.000€/15.000€.

Enzo Cucchi, Muro grano, encausto su cemento, intarsi in ferro e dischi in ferro, 5 pannelli, 275x450, 1987
Enzo Cucchi, Muro grano, encausto su cemento, intarsi in ferro e dischi in ferro, 5 pannelli, 275×450, 1987 – Lotto n. 53 – Immagine da pandolfini.it – Asta Pandolfini n. 194

Enzo Cucchi è forse il protagonista storico della cosiddetta Transavanguardia, movimento teorizzato e promosso dal critico Achille Bonito Oliva negli anni ’80, consacrato alla Biennale veneziana del 1980.

Ha esposto, in personali e con gli altri appartenenti al gruppo (Sandro Chia, Francesco Clemente, Mimmo Paladino) nei principali Musei del mondo (al Guggenheim Museum e allo Stedelijk Museum di Amsterdam nel 1982, alla Tate Gallery di Londra nel 1983, solo per citarne alcuni). Numerose sue sculture sono presenti in modo permanente in spazi pubblici (la fontana nel giardino del Museo Pecci a Prato, per un esempio nostrano).

Le opere di Cucchi sono difficilmente definibili. Vivono di una intertestualità e di connessioni che hanno a che vedere con più livelli dell’esperenziale e della coscienza. Di sicuro sono una rappresentazione forte dell’emotività profonda dell’artista, che esprime concetti e intuizioni poeticamente. Cucchi lo fa usando qualsiasi materiale, in qualsiasi collocazione spaziale, in una sintesi e sinestesia di frammenti (culturali, di cronaca, emotivi) che è appunto una scintilla di poesia.

“Muro grano”, imponente encausto su cemento al lotto n. 53, è un’opera che fa sognare e riflettere. In un bisticcio evocativo delle opposte tensioni e desideri della nostra realtà. Stima: 60.000€/100.000€.

Emilio Scanavino, Figura, olio su tela tamburata, 100x100, 1978
Emilio Scanavino, Figura, olio su tela tamburata, 100×100, 1978 – Lotto n. 55 – Immagine da pandolfini.it – Asta Pandolfini n. 194

Una “Figura” zoomorfa, olio su tela tamburata, di buone dimensioni, di Emilio Scanavino al lotto n. 55.

L’opera è stata dipinta da Scanavino nel 1978, dunque nell’ultimo decennio di creazione artistica dell’artista ligure (muore nel 1986). Proprio per questo c’è in quest’opera, in modo esemplare, tutto il linguaggio che l’artista è venuto elaborando dagli anni ’50 in poi.

Un fondo rosso che è il colore tipico di questi anni, a rimarcare la tragicità dell’esistenza, nata nel sangue e contrassegnata da esso. Una figurazione astratta che rappresenta in qualche modo la bestialità e la lotta dell’esistenza nelle due figure zoomorfe che sembrano proditoriamente sfidarsi o baciarsi, oppure lo scontro di due armi primitive. I grovigli che sono il segno di Scanavino, leganti e armature, con cui combattere, ma anche bende per non vedere e contenere l’orrore. Stima: 15.000€/25.000€.

Mario Tozzi, La Carmen, affresco, 153x125, 1935
Mario Tozzi, La Carmen, affresco, 153×125, 1935 – Lotto n. 69 – Immagine da pandolfini.it – Asta Pandolfini n. 194

Affresco bellissimo dell’artista di Fossombrone, Mario Tozzi, uno dei componenti del cosiddetto Groupe des Sept (conosciuti ome Les Italiens de Paris) assieme a de Chirico, Savinio, Campigli, de Pisis, Paresce  e Severini.

Sono le opere che rendono Tozzi artista famosissimo nella Parigi dell’epoca, dove viene addirittura insignito della Legion d’onore.

Sono le opere monumentali dell’adesione dell’artista a Novecento italiano nel 1926. Opere classicheggianti nei temi, nella tecnica, nella composizione prospettica e nella resa statuaria delle figure, nonché nel colorismo e luminismo plastico e nell’eleganza delle forme. Opera qui, al lotto n. 69 “La Carmen”, che già prelude a quella sintesi metafisica che avverrà nella pittura di Tozzi nel dopoguerra. Stima: 60.000€/80.000€.

Ottone Rosai, Piazza del Carmine, olio su tela, 49.5x60, 1940
Ottone Rosai, Piazza del Carmine, olio su tela, 49.5×60, 1940 – Lotto n. 78 – Immagine da pandolfini.it – Asta Pandolfini n. 194

Ottone Rosai nasce a Firenze nel 1895. Di temperamento ribelle, studia da autodidatta. Negli anni ’10 si avvicina al futurismo collaborando con la rivista “Lacerba”. Durante la guerra aderisce ai “fasci futuristi” di Marinetti.

Il linguaggio pittorico di Rosai è un coacervo originalissimo di personalità e influenze. Nelle sue opere ci sono echi di Carrà, di Morandi, di Cèzanne. C’è la classicità del quattrocento toscano.

I suoi paesaggi (lotto n. 78 “Piazza del Carmine”) sono lo specchio di una visione del mondo tragica, ritratti di un mondo dove l’incomunicabilità e l’irragionevolezza la fanno da padroni. Dove i muri sono stretti e invalicabili, i portoni sono chiusi, le nuvole scure e dense, le case hanno feritoie per finestre. Paesaggi dove si evoca ma non c’è traccia d’uomo. Stima: 7.000€/9.000€.

Omar Galliani, Fiori Santi Insetti, matita su tavola, 50x50
Omar Galliani, Fiori Santi Insetti, matita su tavola, 50×50 – Lotto n. 122 – Immagine da pandolfini.it – Asta Pandolfini n. 194

Insegnante all’Accademia di Belle Arti di Carrara, Omar Galliani è artista originario di Montecchio Emilia dove è nato nel 1954.

Rappresentante di punta dell’anacronismo e del magico primario negli anni ’80, Galliani è andato nel tempo elaborando i principi di quei movimenti in un linguaggio personale che unisce realtà, umanità e simbologia in maniera poetica ed evocativa.

Sono come organizzate per strati le opere di Galliani, strati al cui centro c’è però quasi sempre l’uomo con la sua interiorità che non è entità autonoma ma trascorre dall’insetto, al fiore, dall’idea al simbolo al grifone. L’uomo come soggetto attivo d’introspezione ma anche come entità ‘extra-terrestre’, essere cosciente di un universo bellissimo e inspiegabile con la ragione. Stima bassa per l’opera al lotto n. 122 “Fiori santi insetti”, opera di un bravissimo disegnatore. Stima: 2.000€/3.000€.