Asta Pandolfini n. 194 – 5 Dicembre 2016 – Milano, Arte Moderna e Contemporanea

Si terrà il 5 dicembre 2016 presso il Centro Svizzero di Via Palestro 2 a Milano l’Asta di Arte Moderna e Contemporanea (n. 194) della Casa d’Aste Pandolfini di Firenze. Segnaliamo alcuni lotti interessanti.

Luciano Ventrone, Cesto di tarocchi, olio su tela, 80x100
Luciano Ventrone, Cesto di tarocchi, olio su tela, 80×100 – Lotto n. 5 – Immagine da pandolfini.it – Asta Pandolfini n. 194

Luciano Ventrone è un artista romano, classe 1942, dall’incredibile talento mimetico. La sua è una pittura che si può definire iperrealista. Cresciuto in Danimarca per problemi familiare, compie gli studi di Architettura a Roma. L’incontro con Federico Zeri lo porta sulla ribalta del panorama artistico.

Ventrone dipinge la realtà non così come ci appare, poiché l’apparenza è mutabile, ma com’è o meglio come dovrebbe essere. Allo stesso tempo però la sua non è una rappresentazione ‘taumaturgica’. L’artista ritrae, anzi marca ogni imperfezione; traccia l’idea platonica stessa dell’imperfetto.

Per questo la pittura di Ventrone è anche un esercizio metafisico, per questo le sue opere appaiono così lontane e melanconiche. Perfette ed imperfette le nature morte di Ventrone (lotto n. 5 “Cesto di tarocchi”) lo sono costantemente. Stima: 6.000€/10.000€.

Italo Ferro, Aeropittura, olio su tela, 55.5x38
Italo Ferro, Aeropittura, olio su tela, 55.5×38 – Lotto n. 13 – Immagine da pandolfini.it – Asta Pandolfini n. 194

Italo Ferro (1880-1934) è un artista spesso riferito all’aeropittura ma di cui non si hanno molte evidenze biografiche. Le date di nascita e morte corrispondono in realtà a quelle del pittore Carlo Cesare Ferro Milone, pittore accademico torinese.

Non risulta dunque abbia mai aderito al futurismo, né firmò il Manifesto dell’Aeropittura del 1929 pubblicato sulla “Gazzetta del popolo” nell’articolo dal titolo “Prospettive di volo” e stilato da Marinetti, Balla, Fortunato Depero, Tato, Prampolini, Benedetta Cappa, Gerardo Dottori, Fillia e Somenzi.

Nonostante questo le sue opere, e questa molto bella al lotto n. 13 “Aeropittura”, sembrano la resa visiva delle parole del Manifesto. “[…] La terra corre velocissima sotto l’aeroplano immobile. Nella virata si chiudono le pieghe della visione-ventaglio (toni verdi + toni marroni + toni celesti diafani dell’atmosfera) per lanciarsi verticali contro la verticale formata dall’apparecchio e dalla terra […]”. Stima: 5.000€/8.000€.

Lotto n. 32: Alberto Magnelli, Mystère Vert, olio su tela, 55x46, 1952
Lotto n. 32:
Alberto Magnelli, Mystère Vert, olio su tela, 55×46, 1952 – Lotto n. 32 – Immagine da pandolfini.it – Asta Pandolfini n. 194

Alberto Magnelli, nato a Firenze nel 1888, è stato uno degli antesignani della pittura astratta italiana. Le sue prime opere completamente astratte risalgono infatti al 1915 (nel 1914 è a Parigi con Aldo Palazzeschi e Umberto Boccioni; qui incontra fra gli altri Max Jacob, Apollinaire, Matisse, Picasso).

Nel 1949 espone alla collettiva “Le origini dell’arte astratta” presso la Galleria Maeght di Parigi. Nel 1950 l’artista ha una retrospettiva personale alla XXV Biennale veneziana, con presentazione di Léon Degand. Nel 1954 espone al Palazzo delle Belle Arti di Bruxelles e nel 1955 vince il gran Prix de la Critique.

Gli anni ’50 sono quelli della maturità per Magnelli. Il linguaggio acquista consistenza e chiarezza d’impianto. Scrive Degand nel catalogo della Biennale: “il colore determina la forma. La forma determina il colore” (lotto n. 32 “Mystère Vert”). Il critico pone l’accento dunque sull’affinità fra Magnelli e le coeve ricerche del gruppo romano di Forma 1 (Dorazio, Perilli, Guerrini), che vedrà in lui un punto di riferimento. Stima: 12.000€/18.000€.

Giosetta Fioroni, Ragazza TV, smalto e acrilico su tela, 70x50, 1974
Giosetta Fioroni, Ragazza TV, smalto e acrilico su tela, 70×50, 1974 – Lotto n. 48 – Immagine da pandolfini.it – Asta Pandolfini n. 194

Artista romana, Giosetta Fioroni frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma dove è allieva di Toti Scialoja. Espone alla Biennale del 1964 con il gruppo degli artisti della Scuola di Piazza del Popolo (Schifano, Festa, Angeli), anno che segna la svolta figurativa rispetto alle composizioni frammentarie degli anni ’50 (fatte di simboli, oggetti, cuori, lettere, numeri).

In questi anni compaiono le prime “Ragazze TV” (lotto n. 48 “Ragazza TV”), frutto della riflessione sulla narrazione, sui fotogrammi e le sequenze fotografiche.

Queste figure, assai vicine al riporto fotografico, tecnica che la Fioroni ha utilizzato spessissimo, sono la testimonianza di un altro dei temi cari alla Fioroni: la memoria.

Decontestualizzate come da immagini televisive, ritratte in negativo prima dal bianco, poi dall’argento e infine con l’introduzione del colore, ci parlano di gesti e situazioni incomprensibili, di ‘materiali mentali’ che forgiano, muti, la nostra identità. Stima: 7.000€/9.000€.

Luigi Mainolfi, Città d'or, tecnica mista applicata su tavola, 144x144.5, 1989
Luigi Mainolfi, Città d’or, tecnica mista applicata su tavola, 144×144.5, 1989 – Lotto n. 52 – Immagine da pandolfini.it – Asta Pandolfini n. 194

Luigi Mainolfi, artista originario dell’avellinese, classe 1948, si forma nella Torino degli anni ’70 nutrendosi delle esperienze coeve dell’arte povera.

Non mancano inoltre in Mainolfi le istanze concettuali e analitiche della “nuova pittura”. Scultura, performance, materia, suono, tutto contribuisce in Mainolfi all’obiettivo di un’arte totale dove l’artista sia artefice, divinatore che ‘maneggi’ gli elementi.

Mainolfi lavora negli anni ’80 con la terracotta, la pietra lavica, il gesso, la fusione in bronzo in un processo di creazione alchemica che sembra sublimare il terreno e il celeste, il conscio nell’inconscio.

Scrive il critico Giorgio Celli dell’artista di Rotondi: “Mainolfi intraprende con la materia un rapporto di proiezione e di empatia: la lavora con la perizia chirurgica di un artigiano provetto e con la grazia dell’artista con la mano leggera. Le sue terrecotte, le sue carte bruciate, sono delle cose che sembrano uscite dall’Athanor, il forno alchemico, dove tutto veniva lambito, incenerito e, come per ‘I’araba fenice’, rigenerato dalle lingue mutevoli del fuoco. Spesso, queste opere ignee, che Mainolfi sembra aver portato con sé dagli inferi, si addolciscono di titoli lunari, di referenze astronomiche, sono le mappe di città remote, peripli di archeologie indecifrabili, rovine della mente, solo alluse nel mondo. Parole adattissime a descrivere il lotto n. 52 “Città d’or” Stima: 10.000€/15.000€.

Enzo Cucchi, Muro grano, encausto su cemento, intarsi in ferro e dischi in ferro, 5 pannelli, 275x450, 1987
Enzo Cucchi, Muro grano, encausto su cemento, intarsi in ferro e dischi in ferro, 5 pannelli, 275×450, 1987 – Lotto n. 53 – Immagine da pandolfini.it – Asta Pandolfini n. 194

Enzo Cucchi è forse il protagonista storico della cosiddetta Transavanguardia, movimento teorizzato e promosso dal critico Achille Bonito Oliva negli anni ’80, consacrato alla Biennale veneziana del 1980.

Ha esposto, in personali e con gli altri appartenenti al gruppo (Sandro Chia, Francesco Clemente, Mimmo Paladino) nei principali Musei del mondo (al Guggenheim Museum e allo Stedelijk Museum di Amsterdam nel 1982, alla Tate Gallery di Londra nel 1983, solo per citarne alcuni). Numerose sue sculture sono presenti in modo permanente in spazi pubblici (la fontana nel giardino del Museo Pecci a Prato, per un esempio nostrano).

Le opere di Cucchi sono difficilmente definibili. Vivono di una intertestualità e di connessioni che hanno a che vedere con più livelli dell’esperenziale e della coscienza. Di sicuro sono una rappresentazione forte dell’emotività profonda dell’artista, che esprime concetti e intuizioni poeticamente. Cucchi lo fa usando qualsiasi materiale, in qualsiasi collocazione spaziale, in una sintesi e sinestesia di frammenti (culturali, di cronaca, emotivi) che è appunto una scintilla di poesia.

“Muro grano”, imponente encausto su cemento al lotto n. 53, è un’opera che fa sognare e riflettere. In un bisticcio evocativo delle opposte tensioni e desideri della nostra realtà. Stima: 60.000€/100.000€.

Emilio Scanavino, Figura, olio su tela tamburata, 100x100, 1978
Emilio Scanavino, Figura, olio su tela tamburata, 100×100, 1978 – Lotto n. 55 – Immagine da pandolfini.it – Asta Pandolfini n. 194

Una “Figura” zoomorfa, olio su tela tamburata, di buone dimensioni, di Emilio Scanavino al lotto n. 55.

L’opera è stata dipinta da Scanavino nel 1978, dunque nell’ultimo decennio di creazione artistica dell’artista ligure (muore nel 1986). Proprio per questo c’è in quest’opera, in modo esemplare, tutto il linguaggio che l’artista è venuto elaborando dagli anni ’50 in poi.

Un fondo rosso che è il colore tipico di questi anni, a rimarcare la tragicità dell’esistenza, nata nel sangue e contrassegnata da esso. Una figurazione astratta che rappresenta in qualche modo la bestialità e la lotta dell’esistenza nelle due figure zoomorfe che sembrano proditoriamente sfidarsi o baciarsi, oppure lo scontro di due armi primitive. I grovigli che sono il segno di Scanavino, leganti e armature, con cui combattere, ma anche bende per non vedere e contenere l’orrore. Stima: 15.000€/25.000€.

Mario Tozzi, La Carmen, affresco, 153x125, 1935
Mario Tozzi, La Carmen, affresco, 153×125, 1935 – Lotto n. 69 – Immagine da pandolfini.it – Asta Pandolfini n. 194

Affresco bellissimo dell’artista di Fossombrone, Mario Tozzi, uno dei componenti del cosiddetto Groupe des Sept (conosciuti ome Les Italiens de Paris) assieme a de Chirico, Savinio, Campigli, de Pisis, Paresce  e Severini.

Sono le opere che rendono Tozzi artista famosissimo nella Parigi dell’epoca, dove viene addirittura insignito della Legion d’onore.

Sono le opere monumentali dell’adesione dell’artista a Novecento italiano nel 1926. Opere classicheggianti nei temi, nella tecnica, nella composizione prospettica e nella resa statuaria delle figure, nonché nel colorismo e luminismo plastico e nell’eleganza delle forme. Opera qui, al lotto n. 69 “La Carmen”, che già prelude a quella sintesi metafisica che avverrà nella pittura di Tozzi nel dopoguerra. Stima: 60.000€/80.000€.

Ottone Rosai, Piazza del Carmine, olio su tela, 49.5x60, 1940
Ottone Rosai, Piazza del Carmine, olio su tela, 49.5×60, 1940 – Lotto n. 78 – Immagine da pandolfini.it – Asta Pandolfini n. 194

Ottone Rosai nasce a Firenze nel 1895. Di temperamento ribelle, studia da autodidatta. Negli anni ’10 si avvicina al futurismo collaborando con la rivista “Lacerba”. Durante la guerra aderisce ai “fasci futuristi” di Marinetti.

Il linguaggio pittorico di Rosai è un coacervo originalissimo di personalità e influenze. Nelle sue opere ci sono echi di Carrà, di Morandi, di Cèzanne. C’è la classicità del quattrocento toscano.

I suoi paesaggi (lotto n. 78 “Piazza del Carmine”) sono lo specchio di una visione del mondo tragica, ritratti di un mondo dove l’incomunicabilità e l’irragionevolezza la fanno da padroni. Dove i muri sono stretti e invalicabili, i portoni sono chiusi, le nuvole scure e dense, le case hanno feritoie per finestre. Paesaggi dove si evoca ma non c’è traccia d’uomo. Stima: 7.000€/9.000€.

Omar Galliani, Fiori Santi Insetti, matita su tavola, 50x50
Omar Galliani, Fiori Santi Insetti, matita su tavola, 50×50 – Lotto n. 122 – Immagine da pandolfini.it – Asta Pandolfini n. 194

Insegnante all’Accademia di Belle Arti di Carrara, Omar Galliani è artista originario di Montecchio Emilia dove è nato nel 1954.

Rappresentante di punta dell’anacronismo e del magico primario negli anni ’80, Galliani è andato nel tempo elaborando i principi di quei movimenti in un linguaggio personale che unisce realtà, umanità e simbologia in maniera poetica ed evocativa.

Sono come organizzate per strati le opere di Galliani, strati al cui centro c’è però quasi sempre l’uomo con la sua interiorità che non è entità autonoma ma trascorre dall’insetto, al fiore, dall’idea al simbolo al grifone. L’uomo come soggetto attivo d’introspezione ma anche come entità ‘extra-terrestre’, essere cosciente di un universo bellissimo e inspiegabile con la ragione. Stima bassa per l’opera al lotto n. 122 “Fiori santi insetti”, opera di un bravissimo disegnatore. Stima: 2.000€/3.000€.

Asta Meeting Art n. 816 – 03 e 04 Dicembre – Vercelli, Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea – Sessioni V-VI

Le quinta e la sesta sessione dell’Asta di Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea n. 816 della Casa d’Aste Meeting Art di Vercelli si terranno nel fine settimana del 03/04 dicembre 2016 alle ore 14.30. Approfondiamo alcuni lotti d’interesse.

Valentino Vago, M.C.97, olio su tela, 150x200, 1981
Valentino Vago, M.C.97, olio su tela, 150×200, 1981 – Lotto n. 369 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 816

Valentino Vago è nato a Barlassina, in provincia di Milano, nel 1931. Giovanissimo, appena uscito dall’Accademia di Brera, partecipa alla Quadriennale di Roma.

Le sue prime opere sono assimilabili a quelle dell’informale lombardo, realizzate sulla scia delle soluzioni e delle atmosfere di Morlotti. Ben presto però, già a partire dal biennio 1962-1963, si avverte nella pittura di Vago un’esigenza contemplativa che cerca di catturare una strutturazione e di dare una forma ad un momento estatico dello spazio colore.

C’è un lirismo nelle opere dell’artista brianzolo che nasce dalla composizione stessa, organizzata per orizzonti su cui la luce preme o sta in bilico. Spazi concettuali o meglio immaginativi dove, a partire dagli anni ’70 fanno l’apparizione elementi lineari, fessure, quasi incipit di un racconto (lotto n. 369 “M.C.97”).

Interpretati dalla critica quali segnali di un approfondimento analitico, consueto in quegli anni, i dipinti di Vago sono di più un approfondimento sulle relazioni dello spazio, reale e mentale. Il tutto nel solco di un minimalismo non riduzionista e fine a se stesso ma di ricerca di una purezza e di uno stato di comprensione interiore che fanno di un semplice artefatto un’opera d’arte. Stima: 14.000€/15.000€.

Mario De Luigi, Grattage rosso, olio su tela,75x75, 1970
Mario Deluigi, Grattage rosso, olio su tela,75×75, 1970 – Lotto n. 384 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 816

Mario Deluigi è stato un’artista trevigiano che ha partecipato a ben otto Biennali di Venezia (1930, 1932, 1948, 1950, 1952, 1954, 1962 e 1968 con sala personale) e due Quadriennali di Roma (1959 e 1972).

È stato considerato da molti critici il precursore dello spazialismo di Fontana proprio per i i suoi grattage (lotto n. 384 “Grattage rosso”), in asta con un esemplare molto bello del 1971.

A partire dal 1953 infatti Deluigi  utilizza lamette, bisturi, taglierini o semplicemente la spatola e il dorso del pennello per scalfire la materia della superficie pittorica. L’impressione è quella di vere e proprie scintille che addensano uno spazio rarefacendo il ‘vuoto’ monocromo della tela. Come per Fontana, oltre a risultare in un effetto ottico-cinetico, queste opere di Deluigi indagano soprattutto uno spazio mentale riflettendo sul confine fra luce e ombra, vuoto e pieno, immaginazione e realtà, sacro e profano.

Scrive Deluigi nel 1959: “Non lasciarti fuorviare dalla luce, abbi timore e lavora a costruire l’ ombra perché noi siamo solo ombre: la luce è Dio”. Stima: 36.000€/40.000€.

Bice Lazzari, Senza titolo, acrilici su tela, 57x65, 1978
Bice Lazzari, Senza titolo, acrilici su tela, 57×65, 1978 – Lotto n. 386 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 816

Artista veneziana, Bice Lazzari ha 78 anni quando dipinge l’opera al lotto n. 386 “Senza titolo”.

Dopo aver frequentato l’Accademia di Belle Arti di Venezia, la Lazzari esordisce come artista figurativa, anche se non disdegna un approccio astratto-geometrico nella sperimentazione delle arti applicate.

Nel dopoguerra invece passerà all’informale con una ricerca di soluzioni orientate ad una modulazione di linee e colori vicina a quella di Kandinskij.

Dal 1964 l’artista abbandona la materia pittorica e il colore spostandosi verso un linguaggio minimale che si espleta in pure composizioni analitiche (lotto n. 386). Con esse, create utilizzando solo grafite e linee geometriche, la Lazzari tenta il raggiungimento di una armonia ed un equilibrio formale ed estetico; spesso con successo. Stima: 8.000€/9.000€.

Hans Hartung, T1961-70, acrilico su tela, 65x105, 1961
Hans Hartung, T1961-70, acrilico su tela, 65×105, 1961 – Lotto n. 400 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 816

Ricevette il Gran Premio della Biennale di Venezia nel 1960, un anno prima di dipingere l’opera al lotto n. 400 “T1961-70” Hans Hartung, uno dei protagonisti dell’arte astratta e dell’informale europeo del dopoguerra.

Tedesco naturalizzato francese, a seguito delle vicende belliche (si arruolò nella Legione Straniera) subì l’amputazione di una gamba. Questi fatti influirono moltissimo sulla pittura e sulla visione del mondo tragica dell’uomo Hartung.

Artista segnico per eccellenza Hartung riconosceva valore in sé al tratto, non solo per il soggettivismo espressionista del gesto generativo come per Mathieu e Kline, ma proprio per la bellezza intrinseca delle linee. Hartung non è vero artista informale: i suoi dipinti sono tratto e cerchio, maschio e femmina, guerra e pace, primordiale forza, poesia e bestialità. Bestialità a volte bella da vedere solo per la connaturata perfetta sezione aurea. Stima: 180.000€/200.000€.

Corrado Cagli, Strumenti musicali, olio su carta intelata, 36.5x52, 1947
Corrado Cagli, Strumenti musicali, olio su carta intelata, 36.5×52, 1947 – Lotto n. 439 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 816

Nato ad Ancona nel 1910, Corrado Cagli si trasferisce a Roma all’età di cinque anni. Nella capitale compirà gli studi classici ed esordirà in pittura con una personale alla Galleria d’Arte di Roma nel 1932.

A Roma Cagli è la figura di riferimento per un gruppo di artisti (fra cui Afro, Guttuso e Basaldella) che si raccolgono attorno alla Galleria di Dario Sabatello. Partecipa all’attività di varie riviste sostenendo che è necessario “farsi i muscoli per un’arte ciclica e polifonica” e incoraggiando alla “collaborazione delle arti”.

Di origini ebraiche sarà costretto nel 1938 prima a rifugiarsi a Parigi e poi a New York. Fra il 1947 ed il 1948 torna a Roma e si dedica completamente ad una pittura che tocca varie tipologie espressive, dal neocubismo (un bellissimo esempio al lotto n. 439 “Strumenti musicali”), all’informale, alla neometafisica. Stima: 6.000€/7.000€.

Francesco Tabusso, Omaggio Chagall, olio su tela, 80x120
Francesco Tabusso, Omaggio a Chagall, olio su tela, 80×120 – Lotto n. 458 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 816

Artista milanese di Sesto San Giovanni, Francesco Tabusso si forma alla scuola torinese di via Mazzini di Felice Casorati. A soli 24 anni, nel 1954, partecipa alla XXVII Biennale di Venezia (sarà presente ancora nel 1956, nel 1958 e nel 1966 con sala personale).

Nel 1976, nella mostra “Hommage a Grünewald”, a Colmar, in Francia, Tabusso espone una retrospettiva su un ciclo di opere in cui l’artista ha dialogato con artisti del passato. Tali opere risalgono a tutto il decennio precedente. Si tratta di cicli pittorici dedicati a a Rembrandt, Goya, Caravaggio e tanti altri.

“[…] ciò che più c’intriga dell’artista”, scrive Giovanni Cordero nel catalogo della mostra “Francesco Tabusso, cinquant’anni di pittura”, tenutasi nell’ex Carcere minorile del Complesso monumentale di S. Michele a Ripa nel 2002,  “è lo stile affabulatorio, la forza del racconto, la capacità di far cantare le Muse che diedero la voce ad Arpino, Pavese, Fenoglio: una melodia cadenzata da pause e silenzi dove, in sottofondo puoi udire l’eco del cammino della nostra civiltà, ritmata con il respiro delle stagioni, con l’età della storia […]”.

Considerato “pittore fiabesco” per antonomasia, la vena lirica e triste di Tabusso sposa perfettamente il simbolismo poetico chagalliano della donna in volo (lotto n. 458 “Omaggio a Chagall”). Stima: 8.000€/9.000€.

Enrico Baj, Personaggi, acrilici, applicazioni e passamanerie su tela, 92x100, 1988
Enrico Baj, Personaggi, acrilici, applicazioni e passamanerie su tela, 92×100, 1988 – Lotto n. 465 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 816

Lo spirito dissacrante, l’umanità bestiale, la sperimentazione dadaista (anche nei materiali) del grande artista nucleare Enrico Baj animano l’opera al lotto n. 465 “Personaggi”.

L’artista milanese fu fondatore del Movimento nucleare con Sergio Dangelo nel 1952 e fu firmatario del manifesto “Contro lo stile” con i nucleari e Manzoni,  Restany e i fratelli Pomodoro.

Per Baj infatti l’arte è gioco e impegno ma non deve mai dimenticare l’umanità, rappresentata nell’era post-atomica, resa grottesca, demistificata.

Negli anni ’80, quando dipinge l’opera in asta, l’artista milanese si avvicina al mondo del teatro. Collabora infatti alla scenografia di rappresentazioni di opere di Alfred Jarry, Rabelais e Lamtreament. Spesso fra i suoi personaggi fanno l’apparizione figure della commedia dell’arte e tratte da quelle opere. Celebri le marionette e i dipinti ispirati ad Ubu, il protagonista di “Ubu re”, commedia del drammaturgo francese Alfred JarryStima: 45.000€/50.000€.

Omar Galliani, Mantra, grafite e foglia oro su 2 tavole cm 125x63 cadauna, 125x126, 2000
Omar Galliani, Mantra, grafite e foglia oro su 2 tavole cm 125×63 cadauna, 125×126, 2000 – Lotto n. 471 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 816

“Quando alla fine degli anni ’90 realizzai i primi grandi Mantra, guardavo e pensavo all’Oriente e all’Occidente, mettendo in evidenza gli aspetti contrapposti delle due culture: immagine aniconica (fondo oro) ed immagine iconica (figura)” così risponde l’artista di Montecchio Emilia Omar Galliani a Chiara Serri in un’intervista rilasciata a Espoarte.net.

Il ciclo dei “Mantra” di Galliani (lotto n. 471 “Mantra”), esponente di punta dell’anacronismo e del magico primario negli anni ’80, ha una forte impronta concettuale e analitica. L’artista mira a rappresentare valori universali e lo fa attraverso l’uso di stratificazioni culturali, con l’impiego dei materiali, di simboli religiosi e profani, della immagini della quotidianità. È un arte totale, dove si evoca, si invita e stimola lo spettatore a condividere un’intuizione. Stima: 12.000€/14.000€.

Mirko Basaldella, Senza titolo, tecnica mista su tavola, 122x122, 1964
Mirko Basaldella, Senza titolo, tecnica mista su tavola, 122×122, 1964 – Lotto n. 480 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 816

Considerato uno dei più significativi scultori italiani del XX secolo, Mirko Basaldella nasce a Udine nel 1910. Studia a Monza con Arturo Martini. Nel 1934 è a Roma col fratello Afro e qui tiene la sua prima personale nel 1934 alla Galleria della Cometa. Già nel 1935 è invitato alla Biennale di Venezia.

La scultura e pittura di Basaldella è caratterizzata fin dall’inizio da un espressionismo nutrito di un arcaismo primordiale assai personale. L’artista non abbandonerà mai questo stile dirompente che anzi acquisterà negli anni una particolare eleganza formale.

Dal biennio 1946-1947 è anch’egli influenzato dalla corrente post-cubista che però Basaldella declina in un particolare linguaggio neometafisico alla ricerca di un “fantasma mitico favoloso” di matrice anti-naturalistica. Vicina al dinamismo delle sue migliori sculture l’opera al lotto n. 480 “Senza titolo”. Lo spazio si confonde nella plasticità delle forme dove due figure sembrano ‘avvinghiarsi’ in un bacio. Stima: 9.000€/10.000€.

Bruno Ceccobelli, Luce nera, tecnica mista e collage su cartone ondulato applicato su tavola, 201x200 1985
Bruno Ceccobelli, Luce nera, tecnica mista e collage su cartone ondulato applicato su tavola, 201×200 1985 – Lotto n. 481 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 816

Un’opera della metà degli anni ’80 di Bruno Ceccobelli (Todi, 1952) al lotto n. 481 “Luce nera”.

Sono probabilmente gli anni in cui l’artista si è imposto maggiormente all’attenzione della critica. Frequentata l’Accademia di Belle Arti di Roma con Toti Scialoja infatti espone a Roma, in Austria, a Parigi, per approdare nel 1984 alla Biennale di Venezia.

È proprio in questi anni che Ceccobelli partecipa alle attività della cosiddetta Nuova Scuola Romana o Scuola di San Lorenzo nella cornice dell’ex Pastificio Cerere (con Tirelli, Pizzi Cannella, Nunzio, Dessì, Gallo). Come ebbe ad affermare il critico Achille Bonito Oliva artisti “tutti portatori di poetiche individuali e tutte affluenti in una comune mentalità estetica e visione morale dell’arte”.

L’arte di Bruno Ceccobelli ha una forte connotazione spirituale che attinge ad una simbologia multiculturale alla quale combina una azione ed una riflessione sugli oggetti ready made, sui materiali tradizionali e la manualità. Stima: 12.000€/15.000€.