Asta Meeting Art n. 829 – 17/18 e 21/22 Giugno – Vercelli, Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea – Sessioni I-IV

Le sessioni I-IV dell’asta di Arte Moderna e Contemporanea n. 829 della Casa d’Aste Meeting Art di Vercelli si terranno nel fine settimana del 17/18 giugno 2017 alle ore 14.30 (sessioni I-II, lotti 1-200) e nei giorni 21/22 giugno, ore 16.00 (sessioni III-IV, lotti 201-300). La TopTen di SenzaRiserva.

Filippo Scroppo, Opera M.A.C., olio su tela, 73×50, 1953 – Lotto n. 13 – da meetingart.it
Filippo Scroppo, Opera M.A.C., olio su tela, 73x50, 1953
Filippo Scroppo, Opera M.A.C., olio su tela, 73×50, 1953 – Lotto n. 13 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Filippo Scroppo nasce a Riesi, in provincia di Caltanissetta, nel 1910 da genitori valdesi. Si laurea in Lettere a Torino. Profondamente religioso si iscrive in seguito alla Facoltà valdese di Teologia a Roma.

Nel dopoguerra partecipa alla vita culturale e artistica torinese. Collabora a “L’Unità” come critico d’arte. Nel 1948 è assistente di Felice Casorati alla cattedra di Pittura dell’Accademia Albertina di Torino dove insegnerà fino al 1980.

Ancora nel 1948 Scroppo fonda con Francesco Menzio, Albino Galvano, Italo Cremona, Mino Rosso e Felice Casorati la sezione torinese dell’Art Club, di cui diviene segretario.

Nel 1948, 1950, 1952 e nel 1962 sarà presente alla Biennale di Venezia. La pittura di Scroppo negli anni ’50 è puramente astratta, contrassegnata dall’adesione alle idee concretiste del M.A.C. torinese capeggiato da Scroppo stesso e da Albino Galvano. Del Gruppo fanno parte anche Annibale Biglione e Adriano Parisot. In seguito si aggregheranno Carol Rama e Paola Levi-Montalcini.

Fra il 15 e il 29 dicembre 1950 Galvano e Scroppo espongono alla Libreria Salto di Milano con presentazione di Gianni Monnet. Nelle parole di Galvano, teorico poi del Movimento M.A.C. e critico d’arte: “[Scroppo] ha dato lo spettacolo inconsueto di un non-conformismo che ha permesso alle sue convinzioni marxiste di non impedirgli l’esperienza astratta, attraverso le due articolazioni, prima dell”egometrico’ e poi di forme più aperte e libere” anticipando in queste ultime parole quel “concretismo della linea curva” assai lodato in Scroppo da Gillo Dorfles e presente al lotto n. 13 “Opera M.A.C.”. Stima: 2.000€/3.000€.

Albino Galvano, Senza titolo, olio su tela, 60×40, anni ’50 – Lotto n. 14 – da meetingart.it
Albino Galvano, Senza titolo, olio su tela, 60x40, anni ’50
Albino Galvano, Senza titolo, olio su tela, 60×40, anni ’50 – Lotto n. 14 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Albino Galvano a Torino fu allievo di Felice Casorati, alla ricerca, come ebbe a scrivere, del “segreto di una sintesi in cui il dato naturale risultava assorbito e trasfigurato”.

Studioso di spiritualismo, antropologia e interessato ai temi religiosi Galvano si laureò in tali argomenti alla Facoltà di Magistero dell’Università di Torino.

Già negli anni ’30 la pittura di Galvano (che partecipa alla Biennale di Venezia nel 1930, nel 1936 e nel 1948 e alle Quadriennali di Roma del 1931 e del 1935), ancora figurativa, mostra una sintetismo fauve e un repertorio di soggetti “pesci, molluschi, conchiglie, vecchi libri accartocciati, crocefissi e acquasantiere barocchi, nudi tortili come molluschi e paesaggi incerti tra quegli andamenti sinuosi e un modesto cézannismo che era nell’aria” (in A.G., a cura di Albino Galvano, Torino, 1979, p. 98), di ispirazione anti-novecentista che preludono alla netta separazione fra elemento iconografico e idea morale di pittura.

Con l’adesione al M.A.C Movimento Arte Concreta e la formazione del Gruppo torinese da lui capeggiato (Scroppo, Parisot, Carol Rama, Paola Levi-Montalcini), gli ‘oggetti’ nella pittura di Galvano divengono sagome e pretesti per una libertà fantastica che, pur fine a se stessa, si nutre delle suggestioni proprie della vastissima cultura antropologica e religiosa dell’artista: quasi feticci, simboli dal sapore iniziatico e cabalistico.

Nel biennio 1953 e 1954 inoltre, anni a cui forse può essere attribuita l’opera al lotto n. 14 “Senza titolo”, Galvano introduce nelle proprie opere richiami e citazioni spazialiste, qui riscontrabili nella mezzaluna nella parte in alto a sinistra del dipinto. Stima: 3.000€/4.000€.

Antonio Corpora, Follia di elementi, olio su tela, 130×162, 1972 – Lotto n. 73 – da meetingart.it
Antonio Corpora, Follia di elementi, olio su tela, 130x162, 1972
Antonio Corpora, Follia di elementi, olio su tela, 130×162, 1972 – Lotto n. 73 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Antonio Corpora, “Follia di elementi” al lotto n. 73 è una grande opera dell’artista di origini tunisine (1909-2004).

Protagonista dell’astrattismo e sostenitore del rinnovamento della pittura italiana nel primo dopoguerra Corpora promuove a Roma il Gruppo anti-novecentista dei neo-cubisti con, fra gli altri, Renato Guttuso, Sante Monachesi e Giulio Turcato.

La sua esperienza pittorica passerà poi per il Fronte Nuovo delle Arti e il Gruppo degli Otto di Lionello Venturi a descrivere una parabola fra astrattismo e realismo che lo porterà alla definizione negli anni ’50 di un informale sui generis fatto di accensioni luministiche e spaziali, quasi organiche.

Dagli anni ’60 invece, in particolare dalla seconda metà, la pittura di Corpora torna alla bidimensionalità definendosi in campiture più nette di colore il cui accennato concretismo geometrico però non concede mai alla riduzione di un piglio libertario che si articola fra i due poli dell’istinto autoriale e di una spontanea predilezione per l’auto-espressione del colore e della materia. Stima: 27.000€/30.000€.

Carla Accardi, Senza titolo, tempera alla caseina su tela, 72.5×54, 1971 – Lotto n. 93 – da meetingart.it
Carla Accardi, Senza titolo, tempera alla caseina su tela, 72.5x54, 1971
Carla Accardi, Senza titolo, tempera alla caseina su tela, 72.5×54, 1971 – Lotto n. 93 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Bella opera della trapanese Carla Accardi al lotto n. 93 “Senza titolo”. Ed negli anni ’50 che si definisce la personalità pittorica della Accardi, formatasi all’Accademia di Belle Arti di Palermo e protagonista femminile dell’avanguardia astratta romana del dopoguerra all’interno del Gruppo Forma 1.

Al 1954 risalgono le prime opere puramente astratte dell’artista, che definisce un linguaggio personale segnico che Germano Celant ha messo in relazione con il femminismo della Accardi.

Secondo Celant le prime opere segniche in bianco e nero della Accardi esprimono “una presenza che tende a staccarsi e dichiarare la sua individualità” nella ricerca di una “identità e differenza” che si accende attraverso i contrasti e la tensione generata dalla ripetizione, dalle curve, dalle diagonali, in un articolarsi quasi ‘generativo’ del tratto. Tipiche degli anni ’70 le opere optical, quale questa al lotto n. 93 “Senza titolo”, realizzate attraverso colori complementari dal contrasto acceso che accentuano la discordanza di una duplicità consustanziale alle realizzazioni dell’artista trapanese.

Da ricordare che la Accardi partecipò al movimento femminista culminato negli anni ’70 nella fondazione di Rivolta Femminile con  Carla Lonzi ed Elvira Banotti. Stima: 32.000€/36.000€.

Pippo Oriani, Cafè Oriani, tecnica mista e collage su cartone, 59×45, 1934 – Lotto n. 120 – da meetingart.it
Pippo Oriani, Cafè Oriani, tecnica mista e collage su cartone, 59x45, 1934
Pippo Oriani, Cafè Oriani, tecnica mista e collage su cartone, 59×45, 1934 – Lotto n. 120 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Pittore, scenografo e architetto Pippo (Giuseppe) Oriani nasce a Torino nel 1909. Dopo gli studi di architettura aderisce nel 1928 al gruppo futurista torinese incoraggiato da Enrico Prampolini. Fu su invito dell’amico Fillia a prendere contatto con le avanguardie europee che Oriani si trasferì a Parigi fra il 1930 ed il 1935.

In questi anni partecipa più volte alla Biennale di Venezia nel 1930, 1932, 1934, 1936 e nel 1938.

Gli anni parigini vedono l’artista impegnato su più fronti, ed anche la sua produzione artistica risente di varie influenze: da una lato le nature morte cubiste con strumenti musicali alla Severini (lotto n. 120 “Cafè”) e arlecchini picassiani, dall’altra nel 1931 l’adesione all’aeropittura nel filone idealista cosmico caldeggiato da Fillia e Prampolini. Oriani lavora poi anche al cinema realizzando sempre nel 1931 con gli scrittori Tina Cordero e Guido Martina il lungometraggio futurista Vitesse (Velocità).

Si tratta insomma di un’opera datata, degli anni migliori dell’artista torinese. Stima: 8.000€/9.000€.

Luca Alinari, Senza titolo, olio, tecnica mista e resina su tela, 80×80, 2013 – Lotto n. 154 – da meetingart.it
Luca Alinari, Senza titolo, olio, tecnica mista e resina su tela, 80x80, 2013
Luca Alinari, Senza titolo, olio, tecnica mista e resina su tela, 80×80, 2013 – Lotto n. 154 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Opera recente del fiorentino Luca Alinari (classe 1943) al lotto n. 154 “Senza titolo”. Artista autodidatta Alinari studia letteratura e filosofia.

La prima personale è del 1972 alla Galleria Michaud di Firenze con presentazione di Enrico Crispolti e opere dal sapore pop che rappresentano interni abitativi. Nel tempo gli elementi figurativi che Alinari decontestualizza tendono a popolare paesaggi fantastici e a farsi racconto; sviluppo artistico che si fa evidente nella mostra del 1984 presso i Magazzini del Sale a Siena.

Renato Barilli lo invita alla Biennale di Venezia nel 1982 e poi alla rassegna ‘Anniottanta’ a Rimini nel 1985.
Nel 1986 Alinari partecipa nella sezione ‘Emergenze nella ricerca artistica dal 1950 al 1980’ alla XI Quadriennale di Roma.

Onirismo, memoria, ricordi di fanciullezza, cromie accese e materia sono le caratteristiche della pittura di Luca Alinari. Il divertimento è un aspetto che si coglie guardando un suo quadro: divertimento a cesellare, punteggiare, stendere gli strati di colore, a rifinire le sfumature delle case, le singole parti di un aereoplano: proprio come farebbe un bambino. Al contempo c’è in Alinari l’ironia dell’uomo adulto verso la stessa, conclamata precisione nel ricordare, nel ripercorrere quasi con feticismo la propria infanzia.

Il risultato alla fine, fra i colori sgargianti, è una bellissima malinconia, quale questa al lotto n. 154. Stima: 4.000€/5.000€.

Omar Galliani, In Mantra In Petalo, matita + tempera su tavola, 50x50x7 – Lotto n. 156 – da meetingart.it
Omar Galliani, In Mantra In Petalo, matita + tempera su tavola, 50x50x7
Omar Galliani, In Mantra In Petalo, matita + tempera su tavola, 50x50x7 – Lotto n. 156 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

È forse l’abbandono estatico del non-sguardo, presente al lotto n. 156 “In Mantra In Petalo”, il soggetto più riuscito di Omar Galliani, artista emiliano di Montecchio Emilia, esponente alla fine del secolo scorso dei movimenti dell’Anacronismo e del Magico Primario.

Ritualità e armonie orientali sono consustanziali alla pittura di Galliani. Il Mantra nelle religioni indiane rappresenta il “veicolo o strumento del pensiero o del pensare” ovvero è una espressione sacra che consente di entrare in contatto con la propria spiritualità e con il mondo divino e di elevare l’adepto ad un grado superiore di purezza morale.

I Chakra, ovvero centri di energia, corrispondono a zone del corpo e sono contrassegnati dai petali del fiore di loto su cui sono riportati i singoli grafemi del Mantra.

Galliani contamina dunque la realtà e la mimesi della realtà che è l’arte con elementi di spiritualità compiendo una operazione di ri-significazione del nostro essere al mondo e insieme di nobilitazione del mezzo artistico che diviene strumento di celebrazione e riflessione del e sul presente. Stima: 4.000€/5.000€.

Giosetta Fioroni, La sorella, matita e smalto alluminio su carta, 100×70, 1969 – Lotto n. 168 – da meetingart.it
Giosetta Fioroni, La sorella, matita e smalto alluminio su carta, 100x70, 1969
Giosetta Fioroni, La sorella, matita e smalto alluminio su carta, 100×70, 1969 – Lotto n. 168 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Giosetta Fioroni è stata l’unica figura femminile a partecipare negli anni ’60 alla Scuola romana di Piazza del Popolo con Mario Schifano, Tano Festa e Franco Angeli. Uscita dall’Accademia di Belle Arti di Roma di Toti Scialoja, nel 1955 è già alla Quadriennale di Roma e nel 1956 alla Biennale di Venezia con dipinti astratti, “un’antipittura esistenziale” come la definisce Emilio Vedova.

Dopo un’esperienza parigina nel 1963 la trovi al Caffè Rosati con gli altri artisti romani che saranno l’anima del pop italiano.

I “quadri d’argento” nascono in questo contesto, nel ritrarre la malinconia di volti popolari e sconosciuti, condannati all’anonimità da una nuova cultura televisiva e massmediale che va più veloce delle reali condizioni economiche e sociali di un’Italia ancora rurale. Con queste opere la Fioroni approda alla Biennale veneziana del 1964 (la Biennale della Pop Art), invitata da Maurizio Calvesi.

La Fioroni usa immagini tratte da rotocalchi e pubblicità, le proietta sulla tela e poi ne delinea i contorni con smalto argentato.

“Warhol fa uno uso specialistico, tecnico e al tempo stesso critico della fotografia […]; mentre la Fioroni vede la fotografia con l’occhio sensibile del pittore, e soffermandosi sugli spazi vuoti che le sue contro-immagini mentali lasciano dietro di sé, sembra volerli riempire con una sfumatura di sentimento” (daV. Rubiu, Fioroni, Ceroli, Tacchi, “Marcatré”, 19-22, aprile 1966, p. 315.). Stima: 18.000€/20.000€.

Valerio Berruti, Apollo, affresco su tela di juta, 90×60, 2007 – Lotto n. 170 – da meetingart.it
Valerio Berruti, Apollo, affresco su tela di juta, 90x60, 2007
Valerio Berruti, Apollo, affresco su tela di juta, 90×60, 2007 – Lotto n. 170 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Giovane artista nato ad Alba nel 1977 Valerio Berruti si diploma al DAMS di Torino. Nel 2009 è l’artista più giovane scelto per il Padiglione Italia alla Biennale di Venezia.

Pittore, scultore, artista multimediale Berruti affronta da sempre il tema dell’infanzia, quel paradiso perduto della memoria recentemente esposto  nella mostra Paradise Lost. L’ombra, l’innocenza, il sole nero alla Galleria MarcoRossi Artecontemporanea a Milano nel 2016.

Forte nell’arte di Berruti è sicuramente la tradizione dell’arte povera torinese: un’arte sintetica e metaforica, quasi ‘concettuale’ che elimina ogni dettaglio per ridursi al perimetro, all’essenza, all’origine anche nella scelta dei materiali: il cemento, la juta, l’affresco.

Berruti attraverso i bambini affronta la condizione umana di cui rappresenta le mille sfaccettature di senso e sentimento. Al lotto n. 170 “Apollo” c’è un bimbo seduto su un sole di speranza; un bimbo che inizia a dipingere il suo mondo, che lo fa dorato, con le mani, come un grande sole. Stima: 10.000€/12.000€.

Luca Pignatelli, Angelo, olio su telone di copertura di vagone ferroviario, 170x146x4, 2013 – Lotto n. 199 – da meetingart.it
Luca Pignatelli, Angelo, olio su telone di copertura di vagone ferroviario, 170x146x4, 2013
Luca Pignatelli, Angelo, olio su telone di copertura di vagone ferroviario, 170x146x4, 2013 – Lotto n. 199 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Bellissima ed evocativa l’opera di Luca Pignatelli “Angelo” al lotto n. 199. Nato a Milano nel 1962 Pignatelli studia alla Facoltà di Architettura, influenzato dalle ricerche sul tempo e la memoria di Aldo Rossi.

La pittura di Pignatelli interseca contemporaneità e classicità, approfondisce il concetto di presenza e passaggio attraverso uno stile evocativo che impiega materiali di riuso quali i teloni di copertura dei vagoni ferroviari come nel grande lotto in asta.

Pignatelli riporta in vita i momenti, gli istanti di percezione di realtà del passato che vanno dallo sfrecciare di un treno, alla vista dello skyline di New York, alla prospettiva di una statua greca, fino all’episodio mitologico. E nella precisione non di cogliere il concetto ma l’attimo l’artista milanese cattura il simbolo, imprigionandolo, e riportando con esso in vita una particolare istanza che è perfetta come un ‘modello’ di idea.

Ogni opera di Pignatelli rappresenta in questo senso un’eternità: un’eternità resa umana e che la puoi chiamare col nome, con un identificativo quali sono le lettere seriali sui copertoni dei treni; un’eternità che puoi acchiappare con le corde appese alle tele che circostanziano l’opera alla nostra realtà. Stima: 27.000€/30.000€.

Vinicio Berti, Antagonista, idropittura e tempera vinilica su tela, 50×70, 1973-1974 – Lotto n. 225 – da meetingart.it
Vinicio Berti, Antagonista, idropittura e tempera vinilica su tela, 50x70, 1973-1974
Vinicio Berti, Antagonista, idropittura e tempera vinilica su tela, 50×70, 1973-1974 – Lotto n. 225 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Vinicio Berti è purtroppo ancora artista molto sottostimato dal mercato dell’arte. Proprio lui che fu insieme a Gualtiero Nativi, Bruno Brunetti, Mario Nuti e Alvaro Monnini il teorico e fondatore di uno dei movimenti d’avanguardia più importanti del nostro dopoguerra: l’Astrattismo Classico fiorentino.

Berti stesso traccia la sua biografia artistica nel catalogo “Vinicio Berti – Dipinti e Disegni dal 1941-1981”, Limonaia di Villa Vittoria – Palazzo dei Congressi – 16 Maggio/16 Giugno 1984 a cura di  Alessandro Lazzeri:

“[…] All’inizio sono opere classificabili in ambito di generale rinnovamento astratto-concretista europea, poi, dalla seconda metà del 1947, Berti riesce, con quadri come ‘composizione verticale’ e ‘simbolo’, a dare l’iniziale impostazione di una pittura già fuori dal limite pioneristico del primo astrattismo, del suprematismo, del costruttivismo come del concretismo. Pittura di NUOVA CLASSICITÀ che, per nuova dimensione contenutistica e formale, si trova in opposizione decisa alla vecchia classicità ancora componente di fondo malgrado a volte mascherature avanguardistiche, di tanta arte contemporanea figurativa o non figurativa […].

Dal 1950 ad oggi Berti è stato conseguente a questa linea senza mai cedere a tentazioni informali, neo-dadaiste, pop o altro, e ha proseguito nell’ampliamento delle possibilità espressive dell’astrazione classica; così con la serie ‘espansione dell’astrattismo classico’ (1951-1955), ‘cittadelle ostili’ (1955-1956), ‘brecce nel tempo’ (1956-1958), ‘avventuroso astrale’ (1959-1965), a quelle della sua recente produzione ‘cittadelle di resistenza’, ‘partenza zero’, ‘geometria volumetrica’, ‘realtà antagonista’ [lotto n. 225 “Antagonista”], ‘dal  basso in alto’, dove ancora l’atto costruttivo espressionista permane e dimostra come l’iniziale germe dell’astrazione classica, espresso col ‘simbolo’ del 1947, si sta sviluppando conseguentemente al  continuo divenire della realtà nuova”. Stima: 2.000€/3.000€.

Asta Poleschi n. 20 – 9/10 Maggio 2017 – Milano, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 20 della Galleria Poleschi Casa d’Aste di Milano si terrà in due sessioni nei giorni 9 (lotti 1-148) e 10 maggio (lotti 149-310), ore 18 presso la “La Posteria”, Via Sacchi 5, Milano. La TopTen di SenzaRiserva.

Enzo Cacciola, 716, multigum su tela, 75.5×85.5, 2008 – Lotto n. 12 – da poleschicasadaste.com
Enzo Cacciola, 716, multigum su tela, 75.5x85.5, 2008
Enzo Cacciola, 716, multigum su tela, 75.5×85.5, 2008 – Lotto n. 12 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Nato ad Arenzano in provincia di Genova nel 1945 Enzo Cacciola è uno dei protagonisti dell’arte analitica italiana degli anni ’70.

Dalle “Superfici integrative” dei primi anni ’70 ai successivi “Cementi” e “Asbesti” della fne del decennio fino ai “Multigum” (Lotto n. 12 “716” del 2008) prodotti dal 2000 la ricerca di Cacciola riallaccia un percorso di coerenza che l’artista ha sviluppato nel tempo alla ricerca di un nuovo significato e di un rinnovamento del linguaggio artistico.

Se le superfici, i rapporti spaziali e i dati linguistici primari quali la materia e il mezzo sono le prime lettere dell’alfabeto di Cacciola dalla prima mostra genovese alla Galleria La Bertesca fino alla celebre rassegna Analytische Malerei curata da Klaus Honnef e Catherine Millet a Düsseldorf nel 1975; le opere degli anni 2000 risentono di un lungo periodo di sperimentazione e riflessione concettuale di Cacciola che passa dal viaggio, alla figurazione, alla performance attraverso un filo attraverso il quale l’artista tenta di ricucire i ruoli e i significati dell’essere ‘artista’ e del fare arte.

I “Multigum” sono una ‘riunione’, un ritorno a un senso della materia e dei materiali che ricompongono quasi sessualmente un unicum spezzato, lo sgretolamento e l’insignificanza della semplice materia in sé. Stima: 5.500€/8.500€.

Gianni Dova, Composizione nucleare, olio emulsionato su carta applicato su cartone, 66×95, 1951 – Lotto n. 30 – da poleschicasadaste.com
Gianni Dova, Composizione nucleare, olio emulsionato su carta applicato su cartone, 66x95, 1951
Gianni Dova, Composizione nucleare, olio emulsionato su carta applicato su cartone, 66×95, 1951 – Lotto n. 30 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Nato a Roma nel 1925, Gianni Dova trascorre l’adolescenza a Milano frequentando il Liceo Artistico di Brera. Qui conosce gli artisti che ruotano attorno alla rivista Corrente sostenendone le istanze libertarie ed antifasciste.

Nel 1946 firma il Manifesto Oltre Guernica dove si sostengono le istanze di un’arte impegnata nel reale e che non può rinunciare alla figurazione.

Ma in pochi anni, con l’adesione allo spazialismo e all’arte nucleare nel 1951, la pittura di Dova subisce un radicale cambiamento. In occasione infatti della IX Triennale di Milano, da una discussione del 26 novembre fra alcuni artisti presenti, nasce il Quarto Manifesto dello Spazialismo “Manifesto dell’Arte Spaziale” che ribadisce una chiara volontà di agire nello spazio e di ‘provocare’ lo spazio stesso con l’azione (Firmatari: Anton Giulio Ambrosini, Giancarlo Carozzi, Roberto Crippa, Mario Deluigi, Gianni Dova, Lucio Fontana, Virgilio Guidi, Beniamino Joppolo, Milena Milani, Berto Morucchio, Cesare Peverelli, Vinicio Vianello).

Al contempo leggiamo nel Manifesto della Pittura Nucleare redatto da Enrico Baj e Sergio Dangelo nel 1950, al quale movimento poco tempo dopo Dova aderirà: “[Questi artisti] vogliono reinventare la pittura disintegrandone le forme tradizionali. Nuove forme dell’uomo possono essere trovate nell’universo dell’atomo e nelle sue cariche elettriche. Non siamo in possesso della verità che può essere trovata solo nell’atomo”.

Azioni nello spazio, graffi, indagine nella e sulle reazioni della materia ben evidenti al lotto n. 30 “Composizione nucleare”. Stima: 5.000€/7.000€.

Ibrahim Kodra, Istanbul, olio e tecnica mista su tela, 50×70, 1986 – Lotto n. 45 – da poleschicasadaste.com
Ibrahim Kodra, Istanbul, olio e tecnica mista su tela, 50x70, 1986
Ibrahim Kodra, Istanbul, olio e tecnica mista su tela, 50×70, 1986 – Lotto n. 45 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Originario di Ishëm in Albania, dove nasce nel 1918, Ibrahim Kodra, grazie ad una borsa di studio, si trasferisce a Milano nel 1938. A Milano frequenta l’Accademia di Brera e studia con Carrà, Carpi e Achille Funi.

Da un inizio dunque per forza novecentista, Kodra si muove nel primo dopoguerra nel solco del neo-cubismo creando i tipici ed originalissimi “idoli” e le rappresentazioni di una umanità oppressa dai poteri forti ed autoritari.

Alla fine degli anni ’50 e poi nei ’60 la pittura di Kodra si fa più informale ma non perde mai il richiamo alla realtà e alla purezza e limpidezza dei colori, veneziani, bizantini, magici come le tessere musive del mondo orientale tanto amato.

Amore che esplode negli anni ’80 in una vena più narrativa, riscontrabile al lotto n. 45 “Istanbul”, in uno dei tipici paesaggi sognanti del decennio. Stima: 4.000€/6.000€.

Omar Galliani, Mantra A Volte le stelle, tecnica mista su tavola, 180×180, 1999 – Lotto n. 55 – da poleschicasadaste.com
Omar Galliani, Mantra A Volte le stelle, tecnica mista su tavola, 180x180, 1999
Omar Galliani, Mantra A Volte le stelle, tecnica mista su tavola, 180×180, 1999 – Lotto n. 55 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Opera dalle misure imponenti, 180×180, “Mantra A volte le stelle” di Omar Galliani al lotto n. 55.

Si tratta di un dittico del 1999 dove l’artista svolge una ricerca concettuale sul concetto di dualità, espressa attraverso molteplici letture: da un lato la natura del dittico che esprime la possibilità stessa dell’azione artistica quale potenza e atto; dall’altro l’androginia della figura, che sembra onnicomprendere il significato universale del messaggio.

C’è un richiamo inoltre alla spiritualità nell’uso sacrale dell’oro nella parte sinistra del dittico e nella figura ‘angelicata’. È il realismo magico, il magico primario che contraddistingue le opere dell’artista emiliano che intesse con sapienza richiami a filosofie e spiritualità orientali, mantra e sutra, al dispiegarsi della composizione condotta con una grandissima abilità nel disegno.

Gli ‘angeli’ sono un tema caro e importante per Galliani. Nel 1996 la Galleria d’Arte Moderna di Bologna espone sette grandi disegni sul tema all’interno della mostra del ciclo degli “Itinerari”. Stima: 20.000€/25.000€.

Achille Perilli, Plus que nature, olio su tela, 81×100, 1969 – Lotto n. 70 – da poleschicasadaste.com
Achille Perilli, Plus que nature, olio su tela, 81x100, 1969
Achille Perilli, Plus que nature, olio su tela, 81×100, 1969 – Lotto n. 70 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Bellissima opera di uno dei protagonisti dell’astrattismo italiano del secondo dopoguerra, Achille Perilli, al lotto n. 70.

Scrive Perilli proprio l’anno di esecuzione di quest’opera, in Indagine sulla prospettiva, “Grammatica”, n. 3, Roma, luglio 1969: “la prospettiva è la forma più repressiva della fantasia che una classe dominante possa immaginare. Ma la fantasia ha strade e uscite sotterranee ben altrimenti operanti e nessuna struttura regolatrice la potrà contenere.

Però permane la prospettiva come concezione, come griglia di lettura, come segnale. Ed è su questa categoria artificiale, che grosso modo possiamo chiamare prospettiva, che si svolge la mia analisi, cercando di inglobare elementi ritenuti certi dall’ottica e falsificati attraverso una serie di interferenze di altri valori ( colore, tono, segno, struttura) agenti al livello di una verifica parziale e dissociati da una analisi globale.

L’ambiguità del messaggio in tal modo viene aumentata con l’acquisizione di una serie di momenti successivi di lettura, incapaci di dare un ordine ai valori ottici. Ed è in questo alternarsi, che esiste per me la capacità di non essere definito secondo uno schema di lettura abituale”.

È la definizione stessa dell’irrazionale geometrico, di quell’interferenza fra ragione e fantasia che è il frutto maturo dell’arte di un grande artista e che Perilli realizza appunto proprio sul finire degli anni ’60. Stima: 40.000€/50.000€.

Lotto n. 78: 40 uomini timbro di profilo, tecnica mista su cartoncino, 70×100, 1963 – Lotto n. 78 – da poleschicasadaste.com
Lotto n. 78: 40 uomini timbro di profilo, tecnica mista su cartoncino, 70x100, 1963
Lotto n. 78: 40 uomini timbro di profilo, tecnica mista su cartoncino, 70×100, 1963 – Lotto n. 78 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Teatralizzare l’arte, mettere in scena l’uomo è stato quello che Renato Mambor, artista romano e uomo di teatro, ha saputo fare al meglio dagli anni ’50 fino al 2014, anno in cui è venuto a mancare.

Protagonista dell’arte pop e della Scuola di Piazza del Popolo con Mario Schifano, Tano Festa e Franco Angeli, Mambor ha sicuramente il taglio più ‘intellettuale’ del Gruppo. L’artista propone un’arte anonima che riflette sulla percezione e le modalità di fruizione dell’immagine nella società dei consumi e della comunicazione. Ma quella di Mambor è soprattutto arte ‘ironica’, constatazione di un ribaltamento che, pur innominato, produce una denuncia.

Che siano cartelli stradali, sagome e silhouette, ricalchi fotografici, tele dipinte con rulli da tappezzeria e timbri, Mambor mette in scena l’uomo com’è diventato; e farlo senza commenti, mettendolo in piazza, ne svela lo svuotamento e la banalità, ne scopre la superficialità.

“Io dico che l’arte serve a pulire lo sguardo. I sensi sono offuscati dalle abitudini e tutto ciò che si fa e si pensa diventa immagine, stereotipo, filtro davanti agli occhi. L’arte insinua un cuneo in questo meccanismo spersonalizzante e ha il potere di ribaltarlo, in definitiva è un piccolo sforzo per muovere il pensiero” (Renato Mambor). Stima: 9.000€/12.000€.

Tano Festa, Senza titolo, acrilico su tela, 60×80, 1985 – Lotto n. 157 – da poleschicasadaste.com
Tano Festa, Senza titolo, acrilico su tela, 60x80, 1985
Tano Festa, Senza titolo, acrilico su tela, 60×80, 1985 – Lotto n. 157 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Una natura morta accattivante di Tano Festa al lotto n. 157 “Senza titolo”.

Artista immenso, della Scuola di Piazza del Popolo, Festa è ancora avvicinabile, per un acquirente, a cifre ridicole in queste opere anni ’80 in cui, invece, riteniamo che la semplicità comunicativa, unita all’esemplificazione concettuale dell’idea pop,  rappresenti al meglio e forse con più poesia e meno intellettualismo il messaggio dell’invenzione di Festa.

La natura morta stessa, il concetto stesso di natura morta, si fa immagine, quasi si fosse fra le quinte di una rappresentazione o in una sala cinematografica. Si rappresenta la rappresentazione e anche il suo concetto: la metafisica dell’oggetto che lascia intravedere al di là di se stesso, che fa intuire la grandezza dell’universo che ci ha generato. Stima: 4.000€/5.000€.

Vittorio Corona, Venti di guerra, tecnica mista su carta, 42×58, 1935 – Lotto n. 180 – da poleschicasadaste.com
Vittorio Corona, Venti di guerra, tecnica mista su carta, 42x58, 1935
Vittorio Corona, Venti di guerra, tecnica mista su carta, 42×58, 1935 – Lotto n. 180 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Artista nato a Palermo nel 1901, Vittorio Corona frequenta nella città siciliana l’Accademia di Belle Arti e l’ambiente culturale del primo futurismo capeggiato da Pippo Rizzo.

Nel 1925 lavora a Palermo presso l’Ufficio tecnico di Arredamento Navi della Vittoria Aeronautica Ducrot, azienda di produzione di idrovolanti per la Regia Marina (dipingerà spesso, anche per questo, navi come soggetti, si veda il lotto n. 180 “Venti di guerra”). Nel 1926 intanto è già alla XV Biennale di Venezia e in seguito inizia le esposizioni con il gruppo futurista. Con Giovanni Varvaro e Pippo Rizzo costituisce il cosiddetto “triangolo siciliano d’avanguardia”.

Temperamento impetuoso volto per istinto a tutti gli azzardi e a tutte le scoperte, Vittorio Corona si è aspramente dibattuto in queste maree, sempre con un impeto ed una foga tutt’altro che trascurabile, talora buttandosi a capofitto nei più complessi problemi pittorici, tal altra abbandonandosi interamente alla propria vena chiara ed aperta. Abbiamo visto così in lui una lotta, mai sedata, tra l’azzardo tentato con la fede di un neofita e il sentimento di una realtà da esprimersi chiaramente con il minimo impiego di mezzi e con la più semplice applicazione di essi (da Renato Guttuso, “Scritti”, Bompiani, Milano 2013). Stima: 8.000€/10.000€.

Angelo Cagnone, Di profilo, tecnica mista su tela, 100×100, 1970 – Lotto n. 198 – da poleschicasadaste.com
Angelo Cagnone, Di profilo, tecnica mista su tela, 100x100, 1970
Angelo Cagnone, Di profilo, tecnica mista su tela, 100×100, 1970 – Lotto n. 198 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Artista ligure, d’impronta concettuale, Angelo Cagnone emerge negli anni ’60 con la prima personale presso la Galleria del Naviglio del 1965 e successivamente alla Galleria del Cavallino di Venezia.

Il linguaggio di Cagnone si è evoluto moltissimo dalle opere degli anni ’60 e ’70 ad oggi (si veda la retrospettiva “Bagaglio a mano” dedicata all’artista nel 2008 presso la Casa del Mantegna a Mantova) mantenendosi però sempre fedele al tema degli stati di coscienza e del ricordo.

Mentre nelle opere degli anni ’70, si veda a tal proposito il lotto n. 198 “Di profilo”, l’artista mantiene un approccio più figurale ed intellettuale, nelle opere più recenti Cagnone utilizza il collage in modo più espressivo ed emozionale giustapponendo colori e sensazioni.

Opera comunque rappresentativa di tutta la ricerca di Cagnone sulla coscienza vista come patch e interrelata stratificazione di momenti nel tempo. Stima: 4.000€/6.000€.

Gianni Dessì, Senza titolo, olio su tela, 111.5×91, 2008 – Lotto n. 211 – da poleschicasadaste.com
Gianni Dessì, Senza titolo, olio su tela, 111.5x91, 2008
Gianni Dessì, Senza titolo, olio su tela, 111.5×91, 2008 – Lotto n. 211 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Gianni Dessì, romano, si diploma in scenografia all’Accademia di Belle Arti con Toti Scialoja. Negli anni ’80 è uno dei membri del Gruppo della Nuova Scuola Romana, negli spazi dell’ex Pastificio Cerere, con Bruno Ceccobelli, Nunzio Di Stefano, Giuseppe Gallo, Piero Pizzi Cannella, Marco Tirelli.

È alla Biennale di Venezia nel 1984, nel 1986 e nel 1993. Nel 2006 il Museo di Arte Contemporanea di Roma gli dedica una personale con opere di un ciclo inaugurato dall’artista a partire dal 2003 dove Dessì approfondisce il dialogo sempre coltivato fra pittura e scultura, bidimensionalità e profondità.

L’artista usa impasti materici attraverso i quali fossilizza, cementa simboli primordiali, ellissi, fessure, cerchi, occhi (lotto n. 211 “Senza titolo”) che in qualche modo risvegliano in maniera subliminale, anche ‘aggredendo’ lo spettatore, pulsioni ataviche e stranianti. Come se l’opera ci osservasse, come se l’opera sapesse tutto di noi. Stima: 10.000€/12.000€.

Enrico Baj, Uomo contro due animali n. 9, tecnica mista su tela, 95×118, 1955 – Lotto n. 232 – da poleschicasadaste.com
Enrico Baj, Uomo contro due animali n. 9, tecnica mista su tela, 95x118, 1955
Enrico Baj, Uomo contro due animali n. 9, tecnica mista su tela, 95×118, 1955 – Lotto n. 232 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Enrico Baj rappresenta lo stato primitivo, magmatico, molecolare, bestiale dell’esistenza. Siamo nel 1955 (lotto n. 232 “Uomo contro due animali n. 9”) e la pittura di Baj si muove fra i due comunicanti opposti del cielo e della terra.

È proprio nel 1955 che Baj, uno dei fondatori del Movimento Nucleare insieme a Sergio Dangelo, comincia quella ricerca antropomorfa sulle origini del cosmo e dell’esistenza che lo porterà ad indagare non solo le condizioni primigenie dell’umanità ma anche quelle ultraterrestri della materia vivente.

Come scrisse Andrè Breton in un testo su Baj del 1965: “[Baj] che, nel 1955, cominciò a declinare la sua identità solo con un rumore di bubboli Trillalì-Trillalà, poi tentò di rendersi gradito come Piccolo animale da camera prima di essere spinto a rivelarci la sua origine (Questo personaggio viene dagli spazi interplanetari) e a definirsi come Ultracorpo (1958)”.

Baj usa il collage e l’assemblage di materiali eterogenei per rappresentare l’uomo, gli animali, il potere. Opere che diventeranno il suo contributo originale: un’arte iconica, potente e ironica; fortissima per espressività in questa monumentale opera in asta. Stima: 55.000€/60.000€.

Antonio Corpora, Il mare dei Sargassi, acrilico su tela, 81×100, 1991 – Lotto n. 240 – da poleschicasadaste.com
Antonio Corpora, Il mare dei Sargassi, acrilico su tela, 81x100, 1991
Antonio Corpora, Il mare dei Sargassi, acrilico su tela, 81×100, 1991 – Lotto n. 240 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Opera un po’ tarda ma comunque molto bella di un artista ancora troppo sottovalutato al lotto n. 240 “Il mare dei sargassi” di Antonio Corpora.

Artista che ha vinto prestigiosi premi, fra gli altri il primo premio alla Quadriennale di Roma nel 1955, il Premio Parigi nel 1951, il primo premio alla Biennale di Roma nel ’68 e che ha partecipato a numerose Biennali di Venezia.

Alla fine degli anni ’40 fu tra i protagonisti del “Fronte Nuovo delle Arti” e una delle anime del dibattito romano fra arte astratta e figurativa. Fu poi uno dei componenti del Gruppo degli Otto di Lionello Venturi: un gruppo di artisti che riuscirono originalmente a coniugare, ciascuno a suo modo, le due anime della diatriba.

Realtà e sensazione astratta sono un unicum nella pittura di Corpora, in particolare nelle opere degli ultimi anni, quando l’artista si sente più vicino alle cose, e il suo sguardo le trasfigura, come vegliandole attento in lontananza: uno sguardo dai bellissimi colori e riflessi. Stima: 9.000€/14.000€.