Asta Pandolfini n. 194 – 5 Dicembre 2016 – Milano, Arte Moderna e Contemporanea

Si terrà il 5 dicembre 2016 presso il Centro Svizzero di Via Palestro 2 a Milano l’Asta di Arte Moderna e Contemporanea (n. 194) della Casa d’Aste Pandolfini di Firenze. Segnaliamo alcuni lotti interessanti.

Luciano Ventrone, Cesto di tarocchi, olio su tela, 80x100
Luciano Ventrone, Cesto di tarocchi, olio su tela, 80×100 – Lotto n. 5 – Immagine da pandolfini.it – Asta Pandolfini n. 194

Luciano Ventrone è un artista romano, classe 1942, dall’incredibile talento mimetico. La sua è una pittura che si può definire iperrealista. Cresciuto in Danimarca per problemi familiare, compie gli studi di Architettura a Roma. L’incontro con Federico Zeri lo porta sulla ribalta del panorama artistico.

Ventrone dipinge la realtà non così come ci appare, poiché l’apparenza è mutabile, ma com’è o meglio come dovrebbe essere. Allo stesso tempo però la sua non è una rappresentazione ‘taumaturgica’. L’artista ritrae, anzi marca ogni imperfezione; traccia l’idea platonica stessa dell’imperfetto.

Per questo la pittura di Ventrone è anche un esercizio metafisico, per questo le sue opere appaiono così lontane e melanconiche. Perfette ed imperfette le nature morte di Ventrone (lotto n. 5 “Cesto di tarocchi”) lo sono costantemente. Stima: 6.000€/10.000€.

Italo Ferro, Aeropittura, olio su tela, 55.5x38
Italo Ferro, Aeropittura, olio su tela, 55.5×38 – Lotto n. 13 – Immagine da pandolfini.it – Asta Pandolfini n. 194

Italo Ferro (1880-1934) è un artista spesso riferito all’aeropittura ma di cui non si hanno molte evidenze biografiche. Le date di nascita e morte corrispondono in realtà a quelle del pittore Carlo Cesare Ferro Milone, pittore accademico torinese.

Non risulta dunque abbia mai aderito al futurismo, né firmò il Manifesto dell’Aeropittura del 1929 pubblicato sulla “Gazzetta del popolo” nell’articolo dal titolo “Prospettive di volo” e stilato da Marinetti, Balla, Fortunato Depero, Tato, Prampolini, Benedetta Cappa, Gerardo Dottori, Fillia e Somenzi.

Nonostante questo le sue opere, e questa molto bella al lotto n. 13 “Aeropittura”, sembrano la resa visiva delle parole del Manifesto. “[…] La terra corre velocissima sotto l’aeroplano immobile. Nella virata si chiudono le pieghe della visione-ventaglio (toni verdi + toni marroni + toni celesti diafani dell’atmosfera) per lanciarsi verticali contro la verticale formata dall’apparecchio e dalla terra […]”. Stima: 5.000€/8.000€.

Lotto n. 32: Alberto Magnelli, Mystère Vert, olio su tela, 55x46, 1952
Lotto n. 32:
Alberto Magnelli, Mystère Vert, olio su tela, 55×46, 1952 – Lotto n. 32 – Immagine da pandolfini.it – Asta Pandolfini n. 194

Alberto Magnelli, nato a Firenze nel 1888, è stato uno degli antesignani della pittura astratta italiana. Le sue prime opere completamente astratte risalgono infatti al 1915 (nel 1914 è a Parigi con Aldo Palazzeschi e Umberto Boccioni; qui incontra fra gli altri Max Jacob, Apollinaire, Matisse, Picasso).

Nel 1949 espone alla collettiva “Le origini dell’arte astratta” presso la Galleria Maeght di Parigi. Nel 1950 l’artista ha una retrospettiva personale alla XXV Biennale veneziana, con presentazione di Léon Degand. Nel 1954 espone al Palazzo delle Belle Arti di Bruxelles e nel 1955 vince il gran Prix de la Critique.

Gli anni ’50 sono quelli della maturità per Magnelli. Il linguaggio acquista consistenza e chiarezza d’impianto. Scrive Degand nel catalogo della Biennale: “il colore determina la forma. La forma determina il colore” (lotto n. 32 “Mystère Vert”). Il critico pone l’accento dunque sull’affinità fra Magnelli e le coeve ricerche del gruppo romano di Forma 1 (Dorazio, Perilli, Guerrini), che vedrà in lui un punto di riferimento. Stima: 12.000€/18.000€.

Giosetta Fioroni, Ragazza TV, smalto e acrilico su tela, 70x50, 1974
Giosetta Fioroni, Ragazza TV, smalto e acrilico su tela, 70×50, 1974 – Lotto n. 48 – Immagine da pandolfini.it – Asta Pandolfini n. 194

Artista romana, Giosetta Fioroni frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma dove è allieva di Toti Scialoja. Espone alla Biennale del 1964 con il gruppo degli artisti della Scuola di Piazza del Popolo (Schifano, Festa, Angeli), anno che segna la svolta figurativa rispetto alle composizioni frammentarie degli anni ’50 (fatte di simboli, oggetti, cuori, lettere, numeri).

In questi anni compaiono le prime “Ragazze TV” (lotto n. 48 “Ragazza TV”), frutto della riflessione sulla narrazione, sui fotogrammi e le sequenze fotografiche.

Queste figure, assai vicine al riporto fotografico, tecnica che la Fioroni ha utilizzato spessissimo, sono la testimonianza di un altro dei temi cari alla Fioroni: la memoria.

Decontestualizzate come da immagini televisive, ritratte in negativo prima dal bianco, poi dall’argento e infine con l’introduzione del colore, ci parlano di gesti e situazioni incomprensibili, di ‘materiali mentali’ che forgiano, muti, la nostra identità. Stima: 7.000€/9.000€.

Luigi Mainolfi, Città d'or, tecnica mista applicata su tavola, 144x144.5, 1989
Luigi Mainolfi, Città d’or, tecnica mista applicata su tavola, 144×144.5, 1989 – Lotto n. 52 – Immagine da pandolfini.it – Asta Pandolfini n. 194

Luigi Mainolfi, artista originario dell’avellinese, classe 1948, si forma nella Torino degli anni ’70 nutrendosi delle esperienze coeve dell’arte povera.

Non mancano inoltre in Mainolfi le istanze concettuali e analitiche della “nuova pittura”. Scultura, performance, materia, suono, tutto contribuisce in Mainolfi all’obiettivo di un’arte totale dove l’artista sia artefice, divinatore che ‘maneggi’ gli elementi.

Mainolfi lavora negli anni ’80 con la terracotta, la pietra lavica, il gesso, la fusione in bronzo in un processo di creazione alchemica che sembra sublimare il terreno e il celeste, il conscio nell’inconscio.

Scrive il critico Giorgio Celli dell’artista di Rotondi: “Mainolfi intraprende con la materia un rapporto di proiezione e di empatia: la lavora con la perizia chirurgica di un artigiano provetto e con la grazia dell’artista con la mano leggera. Le sue terrecotte, le sue carte bruciate, sono delle cose che sembrano uscite dall’Athanor, il forno alchemico, dove tutto veniva lambito, incenerito e, come per ‘I’araba fenice’, rigenerato dalle lingue mutevoli del fuoco. Spesso, queste opere ignee, che Mainolfi sembra aver portato con sé dagli inferi, si addolciscono di titoli lunari, di referenze astronomiche, sono le mappe di città remote, peripli di archeologie indecifrabili, rovine della mente, solo alluse nel mondo. Parole adattissime a descrivere il lotto n. 52 “Città d’or” Stima: 10.000€/15.000€.

Enzo Cucchi, Muro grano, encausto su cemento, intarsi in ferro e dischi in ferro, 5 pannelli, 275x450, 1987
Enzo Cucchi, Muro grano, encausto su cemento, intarsi in ferro e dischi in ferro, 5 pannelli, 275×450, 1987 – Lotto n. 53 – Immagine da pandolfini.it – Asta Pandolfini n. 194

Enzo Cucchi è forse il protagonista storico della cosiddetta Transavanguardia, movimento teorizzato e promosso dal critico Achille Bonito Oliva negli anni ’80, consacrato alla Biennale veneziana del 1980.

Ha esposto, in personali e con gli altri appartenenti al gruppo (Sandro Chia, Francesco Clemente, Mimmo Paladino) nei principali Musei del mondo (al Guggenheim Museum e allo Stedelijk Museum di Amsterdam nel 1982, alla Tate Gallery di Londra nel 1983, solo per citarne alcuni). Numerose sue sculture sono presenti in modo permanente in spazi pubblici (la fontana nel giardino del Museo Pecci a Prato, per un esempio nostrano).

Le opere di Cucchi sono difficilmente definibili. Vivono di una intertestualità e di connessioni che hanno a che vedere con più livelli dell’esperenziale e della coscienza. Di sicuro sono una rappresentazione forte dell’emotività profonda dell’artista, che esprime concetti e intuizioni poeticamente. Cucchi lo fa usando qualsiasi materiale, in qualsiasi collocazione spaziale, in una sintesi e sinestesia di frammenti (culturali, di cronaca, emotivi) che è appunto una scintilla di poesia.

“Muro grano”, imponente encausto su cemento al lotto n. 53, è un’opera che fa sognare e riflettere. In un bisticcio evocativo delle opposte tensioni e desideri della nostra realtà. Stima: 60.000€/100.000€.

Emilio Scanavino, Figura, olio su tela tamburata, 100x100, 1978
Emilio Scanavino, Figura, olio su tela tamburata, 100×100, 1978 – Lotto n. 55 – Immagine da pandolfini.it – Asta Pandolfini n. 194

Una “Figura” zoomorfa, olio su tela tamburata, di buone dimensioni, di Emilio Scanavino al lotto n. 55.

L’opera è stata dipinta da Scanavino nel 1978, dunque nell’ultimo decennio di creazione artistica dell’artista ligure (muore nel 1986). Proprio per questo c’è in quest’opera, in modo esemplare, tutto il linguaggio che l’artista è venuto elaborando dagli anni ’50 in poi.

Un fondo rosso che è il colore tipico di questi anni, a rimarcare la tragicità dell’esistenza, nata nel sangue e contrassegnata da esso. Una figurazione astratta che rappresenta in qualche modo la bestialità e la lotta dell’esistenza nelle due figure zoomorfe che sembrano proditoriamente sfidarsi o baciarsi, oppure lo scontro di due armi primitive. I grovigli che sono il segno di Scanavino, leganti e armature, con cui combattere, ma anche bende per non vedere e contenere l’orrore. Stima: 15.000€/25.000€.

Mario Tozzi, La Carmen, affresco, 153x125, 1935
Mario Tozzi, La Carmen, affresco, 153×125, 1935 – Lotto n. 69 – Immagine da pandolfini.it – Asta Pandolfini n. 194

Affresco bellissimo dell’artista di Fossombrone, Mario Tozzi, uno dei componenti del cosiddetto Groupe des Sept (conosciuti ome Les Italiens de Paris) assieme a de Chirico, Savinio, Campigli, de Pisis, Paresce  e Severini.

Sono le opere che rendono Tozzi artista famosissimo nella Parigi dell’epoca, dove viene addirittura insignito della Legion d’onore.

Sono le opere monumentali dell’adesione dell’artista a Novecento italiano nel 1926. Opere classicheggianti nei temi, nella tecnica, nella composizione prospettica e nella resa statuaria delle figure, nonché nel colorismo e luminismo plastico e nell’eleganza delle forme. Opera qui, al lotto n. 69 “La Carmen”, che già prelude a quella sintesi metafisica che avverrà nella pittura di Tozzi nel dopoguerra. Stima: 60.000€/80.000€.

Ottone Rosai, Piazza del Carmine, olio su tela, 49.5x60, 1940
Ottone Rosai, Piazza del Carmine, olio su tela, 49.5×60, 1940 – Lotto n. 78 – Immagine da pandolfini.it – Asta Pandolfini n. 194

Ottone Rosai nasce a Firenze nel 1895. Di temperamento ribelle, studia da autodidatta. Negli anni ’10 si avvicina al futurismo collaborando con la rivista “Lacerba”. Durante la guerra aderisce ai “fasci futuristi” di Marinetti.

Il linguaggio pittorico di Rosai è un coacervo originalissimo di personalità e influenze. Nelle sue opere ci sono echi di Carrà, di Morandi, di Cèzanne. C’è la classicità del quattrocento toscano.

I suoi paesaggi (lotto n. 78 “Piazza del Carmine”) sono lo specchio di una visione del mondo tragica, ritratti di un mondo dove l’incomunicabilità e l’irragionevolezza la fanno da padroni. Dove i muri sono stretti e invalicabili, i portoni sono chiusi, le nuvole scure e dense, le case hanno feritoie per finestre. Paesaggi dove si evoca ma non c’è traccia d’uomo. Stima: 7.000€/9.000€.

Omar Galliani, Fiori Santi Insetti, matita su tavola, 50x50
Omar Galliani, Fiori Santi Insetti, matita su tavola, 50×50 – Lotto n. 122 – Immagine da pandolfini.it – Asta Pandolfini n. 194

Insegnante all’Accademia di Belle Arti di Carrara, Omar Galliani è artista originario di Montecchio Emilia dove è nato nel 1954.

Rappresentante di punta dell’anacronismo e del magico primario negli anni ’80, Galliani è andato nel tempo elaborando i principi di quei movimenti in un linguaggio personale che unisce realtà, umanità e simbologia in maniera poetica ed evocativa.

Sono come organizzate per strati le opere di Galliani, strati al cui centro c’è però quasi sempre l’uomo con la sua interiorità che non è entità autonoma ma trascorre dall’insetto, al fiore, dall’idea al simbolo al grifone. L’uomo come soggetto attivo d’introspezione ma anche come entità ‘extra-terrestre’, essere cosciente di un universo bellissimo e inspiegabile con la ragione. Stima bassa per l’opera al lotto n. 122 “Fiori santi insetti”, opera di un bravissimo disegnatore. Stima: 2.000€/3.000€.

Asta Boetto n. 152 – 25 Ottobre 2016 – Milano, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 152 della Casa d’Aste Boetto di Milano si terrà il giorno 25 ottobre, ore 16.00. Approfondiamo alcuni lotti d’interesse.

Grazia Varisco, Extrapagina tecnica mista su carta, 16x16, 1988
Grazia Varisco, Extrapagina, tecnica mista su carta, 16×16, 1988 – Lotto n. 39 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Una piccola opera di Grazia Varisco al lotto n. 39 “Extrapagina”.

Co-fondatrice del Gruppo T di Milano con Gianni Colombo, Giovanni Anceschi, Davide Boriani e Gabriele Devecchi nel 1959. Titolare della Cattedra di “Teoria della percezione” all’Accademia di Belle Arti di Brera dal 1981 al 2007.

La ricerca della Varisco dunque s’inquadra nell’ambito dell’arte cinetica milanese. Una ricerca sulla, oltre e prima della visione. Le opere dell’artista infatti provocano nello spettatore una reazione, cercano di scuoterlo con un punto di vista inatteso, scomponendo la percezione ma forzando a ricostruire.

Particolarmente pertinente, per questa opera, citare un ricordo dei tempi di guerra dell’infanzia della Varisco, tratto dalla Monografia edita da Maredarte nel 2001 (Grazia Varisco: 1958/2000): “nei miei primissimi ricordi i giochi si interrompono bruscamente per il fischio della sirena dell’allarme, le corse in rifugio […] e poi, negli anni di sfollamento, i disegni a matita nera e, un Natale, la scatola di matite colorate. Tornata a Milano nel ’45, per anni, vicino a casa si pratica un sentiero-scorciatoia fra le macerie di una casa bombardata; negli occhi l’immagine desolata/allegra a patchwork di pezzi di pareti a piastrelle e carte da parati colorate, di tracciati di scale divelte sconnesse. Negli stessi anni, fra elementari e medie, la parola d’ordine ‘Ricostruire’ impegna i bambini nei disegni scolastici […]”. Stima: 1.800€/2.000€.

Rodolfo Aricò, Assonometria, olio su tela, 50x60, 1967
Rodolfo Aricò, Assonometria, olio su tela, 50×60, 1967 – Lotto n. 46 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Nel 1968 Rodolfo Aricò ha una sala personale alla XXXIV Biennale di Venezia. Qui presenta per la prima volta i suo ‘quadri oggetto’: opere che abbandonano la bidimensionalità della tela per aprirsi allo spazio.

Già dal 1966 la ricerca di Aricò si orienta verso la definizione di spazi architettonici e geometrie sulla tela con il preciso intento di provocare nello spettatore una incertezza percettiva.

Il paradigma è tipico della pittura analitica: far riflettere sui principi stessi del ‘fare arte’, sulle componenti fondamentali che la costituiscono, per elaborarle ancora, per portare l’arte a nuova vita.

“Gli archetipi sono il paesaggio del nostro passato, ma anche della nostra cultura, se non trasfusi in linfa vitale, restano solo edificazioni di ignobili cacofonie. Se l’arte non corre sull’autostrada della continuità, ma ripercorre sentieri circolari, non per questo il ritrovare nuovi sguardi al passato deve voler risignificare una pedissequa ricitazione […]. L’azzeramento di Malevich e quarant’anni dopo quello di Newman, non hanno fatto altro che affermare la continuità dell’arte e della vita”. Così scrive Aricò nel 1983. Stima: 6.000€/6.700€.

Aligi Sassu, Cavalli Verdi, olio su tela, 70x50, 1951
Aligi Sassu, Cavalli Verdi, olio su tela, 70×50, 1951 – Lotto n. 77 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

I colori antinaturalistici e l’interesse per il dinamismo e la plasticità delle forme del maestro milanese, di origini sarde, Aligi Sassu al lotto n. 77 “Cavalli verdi”.

Sassu si forma nella Milano del primo dopoguerra dove, giovanissimo, negli anni ’20 si appassiona al futurismo di Marinetti e al culto della modernità.

Negli anni ’30 la sua pittura oscilla fra un primitivismo carico di energia e una rappresentazione realistica della società contemporanea.

È durante l’esperienza parigina del 1934 e poi del 1935 e 1936 che fanno per la prima volta apparizione i cavalli. Influenzata da Delacroix, dai soggetti storico mitologici, dalle scene di battaglie, l’attenzione di Sassu si rivolge verso la rappresentazione della sofferenza umana con uno sguardo animale, più universale. Sguardo che s’incupisce e s’accende nel tratto e nel colore assieme agli eventi storici, agli anni della guerra, ai fatti bui della cronaca del ’900. Stima: 6.000€/6.700€.

Tano Festa, Armadio, tecnica mista su carta, 50x70, 1963
Tano Festa, Armadio, tecnica mista su carta, 50×70, 1963 – Lotto n. 99 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Un'”Armadio” degli anni giusti dell’artista di Piazza del Popolo Tano Festa al lotto n. 99.

Si tratta di una tecnica mista su carta di ottima provenienza (Galleria Schwarz di Milano).

Sono gli ‘oggetti trovati’ tipici della pop art ma che Festa carica di un significato personale ed emozionale del tutto originale che sconfina in un sentire esistenziale.

Scrive l’artista nel 1966 in una lettera ad Arturo Schwarz: “Caro Arturo, dagli inizi del 1962 fino agli ultimi mesi del 1963 io ho costruito porte, finestre, persiane, armadi, specchi, pianoforti […]. Da tempo guardavo gli oggetti di mobilio domestico che, essendo i più privati, sono quelli con i quali siamo più a contatto, verso i quali sveliamo gli atti e i gesti più intimi e segreti della nostra esistenza.

All’inizio questo interesse era di carattere prevalentemente formale, ma più tardi cominciai a stabilire un rapporto di natura psicologica ed emozionale. In quei mesi a causa dell’asma soffrivo d’insonnia e avendo paura del buio; mi limitavo ad accostare le persiane anziché chiuderle completamente, perché filtrasse dalla finestra la luce delle lampade della strada. In quei momenti tutti gli oggetti della stanza assumevano un valore insolito a quello normale e quotidiano.

Pensai di ricostruire degli oggetti che fossero mutilati delle loro funzioni, oggetti che nella loro fisicità esprimessero una sottile inquietudine di fronte alla loro troppo facile e certa presenza, un senso di ambiguità e d’impotenza di fronte alloro essere fisico, inorganico, ottuso, e ancora un senso di mistero e d’impenetrabilità nelle loro fredde e scure geometrie”. Stima: 3.500€/3.900€.

Arturo Vermi, Piattaforma, acrilico e foglia oro su tela, 80x60, 1973
Arturo Vermi, Piattaforma, acrilico e foglia oro su tela, 80×60, 1973 – Lotto n. 103 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Arturo Vermi nasce a Bergamo nel 1928. Si forma da autodidatta nella Milano del dopoguerra, fra Brera e lo storico Caffè Giamaica.

Nel 1961 fonda il Gruppo del Cenobio con Ferrari, Sordini, Verga e La Pietra. Sono gli anni in cui dà vita alle serie dei “Diari”, degli “Inserti”, delle “Presenze”.

Indagine insieme analitica e concettuale quella di Vermi che negli anni ’70 conduce alle “Piattaforme” (lotto n. 103 in foglia oro su nero grafite). Si tratta di un’espressione immediata e minimale che ha molto a che fare con la spazialità. La “piattaforma” è allo stesso tempo dolmen e icona, approdo e conquista della luna, ‘taglio’ e recupero di una luminosità sacra.

Sono opere a cui l’artista attribuiva una missione: salvare l’arte stessa, salvarne la lingua. Stima: 5.000€/5.600€.

Carla Accardi, Senza titolo, acrilico su tela, 45x56, 1970
Carla Accardi, Senza titolo, acrilico su tela, 45×56, 1970 – Lotto n. 107 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Trapanese, classe 1924, Carla Accardi studia all’Accademia di Belle Arti di Palermo dove si diploma nel 1947.

Partecipa alla formazione del Gruppo Forma 1 nel 1947 a Roma con Attardi, Dorazio, Guerrini, Perilli e Turcato. È dunque fra le protagoniste dell’astrattismo italiano dell’epoca.

In questo contesto sviluppa una ricerca personale che negli anni ’50 si caratterizza per il minimalismo del colore (bianco e nero) ed il particolare segno calligrafico che la porta ad indagare il rapporto fra foreground e background.

Negli anni ’60 aderisce al gruppo Continuità patrocinato da Giulio Carlo Argan, in netta contrapposizione agli orientamenti informali, per un astrattismo all’insegna di una “estetica del continuo” nel rispetto del rigore formale della composizione.

In questi anni l’artista introduce nuovamente il colore, che acquista una accesa fluorescenza, e si dedica ad una ricerca vicina all’optical art con richiami alla cultura metropolitana. Un bell’esempio di questa produzione al lotto n. 107 “Senza titolo”. Stima: 15.000€/16.500€.

Agostino Ferrari, Lettera Racconto, acrilico su tela, 100x80, 1980
Agostino Ferrari, Lettera Racconto, acrilico su tela, 100×80, 1980 – Lotto n. 120 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Agostino Ferrari è un altro dei componenti del Gruppo del Cenobio fondato nel 1961 a Milano.

Tutta l’attività di Ferrari nasce da qui, da una ricerca minimale del segno che prende le mosse proprio dal ‘grado zero’ della pittura promosso dal Cenobio.

Dopo una parentesi con derive optical negli anni ’70 l’artista torna al segno negli ’80 (qui con il lotto n. 120 “Lettera Racconto”).

Si tratta di opere che accentuano l’aspetto concettuale e che sovente spezzano la linearità scritturale con interventi dal sapore spaziale. In questo lotto in asta, dove l’impianto metaforico, ordinato, razionale ed esistenziale nella sua bidimensionalità viene attraversato da un taglio che lo frammenta e lo interrompe in un sussulto lirico. Stima: 6.000€/6.700€.

Ottone Rosai, Egidio, olio su tela, 75x65, 1932
Ottone Rosai, Egidio, olio su tela, 75×65, 1932 – Lotto n. 124bis – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Un’opera bellissima del 1932 del “fascista di sinistra”, omosessuale, “teppista” Ottone Rosai al lotto n. 124bis “Egidio”.

“Egidio” è un ritratto intenso che rientra nella poetica dell’artista divisa fra “primitivismo” toscano e metafisica esistenziale alla Morandi, alla Carrà.

La solitudine è la protagonista di ogni opera di Rosai, perché outsider Rosai lo fu sempre nel corso della sua esistenza.

Ma come ebbe a scrivere Palazzeschi: “Rosai è azzurro. Nessuno, secondo me, è riuscito a portare l’ azzurro fin dove è riuscito a portarlo lui. I quadri di questo pittore mi fanno pensare alle visioni paradisiache del Beato Angelico, e come quello, che dipingendo più e più volte il diavolo sicurissimo di averlo fatto terribile gli avesse dato la faccia di un angelo, le figure umili e oscure fra le vecchie case di via Toscanella o delle altre viuzze e piazzette d’ oltrarno […] sono colme e riboccanti di luce e di gioia”. Stima: 15.000€/16.500€.

Emilio Isgrò, Sedici Neri, libro e tecnica mista in box di legno e plexiglass, 49x63, 1985
Emilio Isgrò, Sedici Neri, libro e tecnica mista in box di legno e plexiglass, 49×63, 1985 – Lotto n. 135 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Le cancellature di Emilio Isgrò protagoniste al lotto n. 135 “Sedici Neri”.

Pioniere della poesia visiva e dell’arte concettuale negli anni ’60, l’artista e scrittore di Barcellona Pozzo di Gotto rappresenta un unicum nella cultura pittorica del secondo dopoguerra per l’originalità stessa del linguaggio messo a punto.

Al lotto n. 135 un’opera / libro degli anni ’80 rappresentativa del percorso dell’artista nella poesia visiva, ma anche artefatto che ricorda da vicino le ricerche spaziali di Fontana.

Un libro bucato che conduce allo spessore metaforico e reale dell’oggetto libro, buchi in un immaginario che non è fatto solo di parole ma di sogni e impossibilità di dire, tagli che aprono a un’altra dimensione tutt’altro che fisica. Stima: 19.000€/21.000€.

Alighieri Boetti, Senza titolo, smalto dorato e spray su carta, 99.5x70.5, 1981 circa
Alighieri Boetti, Senza titolo, smalto dorato e spray su carta, 99.5×70.5, 1981 circa – Lotto n. 153 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Chiaro omaggio alla celebre tela “Io sono infantile” di Mario Schifano del 1965 al lotto n. 153 “Senza titolo” del torinese Alighiero Boetti.

Artista concettuale, spesso associato all’arte povera per l’uso dei materiali più disparati, Boetti porta avanti negli anni una ricerca meta-pittorica che riflette sul ruolo dell’artista e sul significato del fare ‘arte’.

Per Boetti l’arte è un gioco combinatorio, è il disporsi degli oggetti e la constatazione del visibile nel mondo.

Tutti noi, sembra dirci l’artista, siamo in grado di generare arte. Basta giocare con la realtà, avere la sensibilità dorata di un bambino e i suoi occhi innocenti per apprezzare la bellezza stessa di ciò che ci circonda. Stima: 18.000€/20.000€.

Mario Schifano, Acerbi, smalto e acrilico su carta applicata su tela, 140x190, 1983
Mario Schifano, Acerbi, smalto e acrilico su carta applicata su tela, 140×190, 1983 – Lotto n. 182 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Ed eccola l’infantilità adulta di Mario Schifano nel grande “Acerbo” al lotto n. 182.

Mario Schifano è sicuramente la punta di diamante della Scuola di Piazza del Popolo e della pop art italiana.

Dagli “schermi” dei primi anni ’60 ai “paesaggi anemici”, per proseguire con le tele emulsionate nei ’70, e le serie dei “campi di pane”, “gigli d’acqua”, “case sole”, dinosauri, cuori, oasi e stelle, montagne e vulcani negli ’80 c’è sicuramente in Schifano, oltre ad un interesse per le immagini prodotte dai mezzi di comunicazione di massa, un amore smodato e crescente per la realtà, per la natura e l’immaginario collettivo e personale che le ruota attorno.

Questi “acerbi” rappresentano un paradiso perduto, sono la pura innocenza resa consapevole dello sguardo di un bambino. Sono anche una protesta, una evidente citazione di ciò che sta sotto, del subliminale, di quello che l’appiattimento culturale ha dimenticato. Stima: 25.000€/27.500€.

Emilio Scanavino, Tramatura, olio su tela tamburata, 80x80, 1976
Emilio Scanavino, Tramatura, olio su tela tamburata, 80×80, 1976 – Lotto n. 186 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

“Tramatura” del genovese Emilio Scanavino al lotto n. 186.

Opera densa che porta il caratteristico segno dell’artista: quei graffi, quelle cuciture che si sono formalizzate ed irrigidite nel corso degli anni ’60 dalle prime atmosfere di sapore espressionista e spazialista.

Quelle di Scanavino non sono opere informali, anzi, si potrebbe dire che le forme abnormi, mostruosamente zoomorfe e antropomorfe che talvolta le animano vengono sovente irretite da queste strutture a nodi. Si tratta di una sorta di fasce muscolari che sembrano rappresentare insieme la tragicità dell’esistenza e una umana artificiosa forma di resistenza.

Resistenza che in questa opera si fa carcere, muro impenetrabile ma anche collante di una bipartizione cromatica fra oscurità, assenza di colore universale e pulsante rossa presenza. Stima: 20.000€/22.500€.

Piero Dorazio, Dal bleu, olio su tela, 70x90, 1985
Piero Dorazio, Dal bleu, olio su tela, 70×90, 1985 – Lotto n. 190 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Protagonista dell’arte astratta italiana a Roma nei primi anni ’50 Piero Dorazio è stato l’anima della famosa Libreria “Age d’or” in Via del Babuino e poi del Gruppo Forma 1 (fondato nel 1947).

Una vita dedicata alla percezione e al colore quella di Dorazio che dalla metà degli anni ’60 arricchisce la gamma cromatica discostandosi dalle ricerche ‘monocrome’ del decennio precedente (celebri i ‘reticoli’).

L’opera al lotto n. 190 “Dal Bleu” ricorda proprio nella linearità e nel sovrapporsi dei tratti quella produzione. Ma qui non è la luce a presagire l’apparizione. È il colore stesso che scatena la vibrazione, e l’occhio cerca quei gialli, quei verdi che rendono impaziente l’attesa. Stima: 35.000€/38.500€.

Hsiao Chin, Penetrazione, acrilico su tela, 70x91, 1971-1972
Hsiao Chin, Penetrazione, acrilico su tela, 70×91, 1971-1972 – Lotto n. 195 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Hsiao-Chin è artista cinese di fama internazionale nato a Shanghai nel 1935.

Vive nella Milano di fine anni ’50, frequentando il bar Giamaica con compagni come Lucio Fontana e Piero Manzoni.

Hsiao-Chin è uno dei pochi artisti contemporanei che ha saputo unire oriente e occidente alla ricerca di un’armonia universale che tenesse conto del razionalismo geometrico e dell’istintività gestuale, del rigore dell’età adulta e della semplicità empatica del bambino.

Le opere di Hsiao-Chin rappresentano una conciliazione fra forme convesse e concave, bianco e nero, astratto e concreto. Sono Ying e Yang. Quanto compiuta, quanto non violenta e armonica è la “penetrazione” al lotto n. 195Stima: 22.000€/24.500€.

Taaffe Philip, Cascade, olio e pigmenti su carta, 63x51, 2002
Philip Taaffe, Cascade, olio e pigmenti su carta, 63×51, 2002 – Lotto n. 207 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Artista americano, classe 1955, Philip Taaffe è pittore originale, non facilmente inquadrabile in una corrente artistica.

Sperimentatore di tecniche di composizione dell’immagine prendendo in prestito i più disparati motivi iconografici da culture le più varie la sua produzione è stata accostata alla optical art, al movimento americano degli anni ’70 Pattern and Decoration e all’Appropriation Art.

Caratteristica comune di tutta la sua produzione è sicuramente la propensione ad una ricerca di sintesi di forze visuali che nella loro iconicità, come qui al lotto n. 207, assumono una caratterizzazione liturgica e sacrale. Stima: 15.000€/16.500€.

Jorrit Tornquist, Senza titolo, acrilico su tela, 50x50, 1971
Jorrit Tornquist, Senza titolo, acrilico su tela, 50×50, 1971 – Lotto n. 210 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Austriaco, nato a Graz nel 1938, Jorrit Tornquist vive dal 1964 in Italia dove il suo lavoro si orienta verso lo studio del colore e della percezione con un campo di applicazione nell’ambito anche dell’architettura e dello spazio / luce abitabile.

Ricerca difficilmente inquadrabile in un gruppo artistico quella dell’austriaco ma che ha raggiunto risultati interessanti soprattutto nel processo di smaterializzazione dell’oggetto artistico compiuto attraverso l’indagine sulla luce.

Opere che sembrano evocare un mimetismo nel reale che sicuramente ha il suo miglior sviluppo in ambito architettonico. In molti aspetti opere avvicinabili ai principi del G.R.A.V. (Groupe de Recherche d’Art Visuel) francese. Stima: 4.000€/4.500€.