Asta Capitolium Art – 4 Maggio 2017 – Brescia, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 215 di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Capitolium Art di Brescia si terrà il giorno 4 maggio, ore 20.00 in sessione unica (lotti 1-85). La TopTen di SenzaRiserva.

Bice Lazzari, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 70×100, 1978 – Lotto n. 11 – da capitoliumart.it
Bice Lazzari, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 70x100, 1978
Bice Lazzari, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 70×100, 1978 – Lotto n. 11 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Un percorso artistico caratterizzato dalla rarefazione quello di Bice Lazzari, artista formatasi all’Accademia di Belle Arti di Venezia, nata nella città lagunare nel 1900.

Dopo un primo periodo figurativo di stampo paesaggistico e chiarista, una evoluzione nella pittura della Lazzeri si riscontra contemporaneamente al trasferimento a Roma nel 1935. Qui l’artista realizza decorazioni per interni e collabora con architetti acuendo un interesse per le tematiche spaziali. Dopo gli anni ’50 invece la sua ricerca si colloca in ambito materico informale con un gusto minimale ai limiti del concettuale che si accentua negli anni (si veda il lotto n. 11 “Senza titolo” del 1978).

Scrive la Lazzari nel 1957: “Quando dipingo un quadro penso sempre segretamente alla parete su cui in quel momento potrei dipingere, allo spazio, all’architettura a cui quel quadro dovrebbe esser destinato. Il che vuol dire forse che io non credo alla pittura purista, alla pittura che vive da sé, autonoma nel suo astratto isolamento. Questa è o dovrebbe essere, a mio avviso, l’unica possibile umanità della pittura contemporanea. Ma quando il quadro è portato a compimento (quando credo che non ci sia altro da aggiungere) allora mi prende il sospetto che esso voglia proprio vivere per sé stesso. E allora qui è la divinità o l’angoscia della pittura contemporanea?”

Artista di un astrattismo precocissimo (alcune prime opere astratte risalgono al biennio 1925/1926) la figura della Lazzari è certamente da riscoprire da parte del mercato. La sua pittura è originale, lirica, astratta e aperta alla modernità ma mai fredda e distaccata dal reale. Di sé amava dire “io sono astratta con qualche ricordo”. Stima: 7.000€/9.000€.

Emilio Vedova, Senza titolo, Collage, 55×85, 1969 – Lotto n. 21 – da capitoliumart.it
Emilio Vedova, Senza titolo, Collage, 55x85, 1969
Emilio Vedova, Senza titolo, Collage, 55×85, 1969 – Lotto n. 21 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Il 1969 è un anno importantissimo per l’impegno civile e culturale che Emilio Vedova, artista veneziano fra i massimi rappresentanti dell’arte astratta italiana, dimostra nei fermenti della società giovanile italiana.

In quegli anni Vedova partecipa alle iniziative dei movimenti studenteschi tenendo anche ‘controcorsi’ all’Accademia di Belle Arti di Venezia.

Nel 1968 intanto, presso Palazzo dei Diamanti di Ferrara, gli è stata dedicata una grande antologica che sancisce la piena maturità dell’artista. D’altra parte è proprio negli anni ’60 che Vedova dà vita ai cicli più celebri.

Nel 1959 infatti aveva creato le prime opere del ciclo “Scontro di situazioni” con tele assemblate a forma di “L” dipinte per un ambiente realizzato da Carlo Scarpa a Palazzo Grassi a Venezia nell’ambito della mostra “Vitalità nell’Arte”. Tali opere lo condussero poi fra il 1961 e il 1965 alla realizzazione dei “Plurimi”: dipinti-sculture in metallo e legno che si collocano nello spazio e partecipano della realtà.

L’opera al lotto n. 21 “Senza titolo” porta testimonianza di questa partecipazione e dell’impegno sociale di Vedova che realizza un collage di ritagli di giornale che rimandano alla guerra del Vietnam, allora in corso. I ritagli sono utilizzati nel contesto del dispiegarsi di una potenza espressiva di natura astratta. Essa, compiendo una estrema sintesi, riesce ad ‘amalgamare’ lo sguardo critico e l’emotività dell’artista, attraverso l’obliquità della composizione e il dripping alle immagini, alla crudezza fotografica della realtà stessa. Stima: 10.000€/14.000€.

Roberto Gaetano Crippa, Spirali, olio su tela, 55×65, 1952 – Lotto n. 24 – da capitoliumart.it
Roberto Gaetano Crippa, Spirali, olio su tela, 55x65, 1952
Roberto Gaetano Crippa, Spirali, olio su tela, 55×65, 1952 – Lotto n. 24 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Artista immenso Roberto Crippa, per il quale è certa prima o poi una rivalutazione da parte del mercato, in particolare per le opere a cavallo degli anni ’50 come questa al lotto n. 24 “Spirali” del 1952.

Crippa, nato a Monza nel 1921, è presente giovanissimo alla Biennale di Venezia ed alla Triennale di Milano nel 1948. In questi anni vive l’ambiente culturale che ruota attorno a Brera, in cui si forma, e al Bar Giamaica dove frequenta Enrico Baj, Gianni Dova, Cesare Peverelli, Aldo Bergolli e il maestro Lucio Fontana.

Le “Spirali” sono l’invenzione di Crippa che rappresenta al meglio l’adesione nel 1950 dell’artista allo spazialismo. Crippa ne firma tre manifesti: “Proposta di un regolamento del Movimento Spaziale” (1950), “Manifesto dell’Arte Spaziale” (1951), “Manifesto del Movimento Spaziale per la televisione” (1952).

“Le nostre espressioni artistiche moltiplicano all’infinito, in infinite dimensioni, le linee d’orizzonte; esse ricercano un estetica per cui il quadro non è più quadro, la scultura non è più scultura, la pagina scritta esce dalla sua forma tipografica.
Noi spazialisti ci sentiamo gli artisti di oggi, poiché le conquiste della tecnica sono ormai a servizio dell’arte che noi professiamo” (Dal “Manifesto del Movimento Spaziale per la televisione”).

Proprio nel 1952 l’artista monzese partecipa con Peverelli, Dova, Beniamino Joppolo, Mario Deluigi e Fontana  alla prima collettiva di artisti spaziali presso la Galleria del Naviglio. Stima: 10.000€/14.000€.

Emilio Scanavino, Tramatura, olio su tela tamburata, 55×50, 1973 – Lotto n. 29 – da capitoliumart.it
Emilio Scanavino, Tramatura, olio su tela tamburata, 55x50, 1973
Emilio Scanavino, Tramatura, olio su tela tamburata, 55×50, 1973 – Lotto n. 29 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Una “Tramatura” del 1973 di Emilio Scanavino al lotto n. 29. Le opere dalla seconda metà degli anni ’60 segnano la maturità del linguaggio pittorico dell’artista ligure sancita prima dalla personale alla XXXIII Biennale Veneziana e poi, due anni dopo, dal ‘rifugio’ nel buon ritiro dell’abitazione di Calice Ligure.

C’è, nelle opere di questo periodo, una maggiore razionalità nella composizione e nell’applicazione del segno rispetto ai cicli degli anni ’50. In questi ultimi, su una base prettamente informale, facevano apparizione ricordi, fantasmi, evanescenze liquide tese a rappresentare, intuire una drammaticità dell’esistenza avvertita ma non espressa.

Di nuovo invece alla fine degli anni ’60 riaffiora la figura, la forma ha il sopravvento e con essa l’artificio segnico e formale. E questo sono le sue trame geometriche: una presa di coscienza, “la geometria è un illusorio controllo della vita” ha scritto Scanavino, uno stringersi a trattenere il caos, il fiume in piena della follia e dell’esistenza.

In particolare i primi anni ’70 vedono l’affermazione internazionale di Scanavino. Fra il 1973 e il 1974 l’artista presenta una antologica alla Kunsthalle di Darmstadt, al Palazzo Grassi di Venezia e al Palazzo Reale di Milano. Stima: 14.000€/18.000€.

Mario Nigro, 11A4, olio su tavola, 60×60, 1977 – Lotto n. 30 – da capitoliumart.it
Mario Nigro, 11A4, olio su tavola, 60x60, 1977
Mario Nigro, 11A4, olio su tavola, 60×60, 1977 – Lotto n. 30 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Mario Nigro nasce a Pistoia nel 1919. Dopo una formazione scientifica (ottiene una doppia laurea in Farmacia e Chimica) si interessa alla pittura da autodidatta.

Nel 1948 a Milano stringe rapporti con il M.A.C. Movimento Arte Concreta che propugna una pure arte astratta che non sia solo un processo di astrazione di forme naturali.

Le opere degli anni ’50 di Nigro sono caratterizzate da griglie geometriche attraverso le quali l’artista si inserisce in una ricerca di riformulazione del linguaggio pittorico attraverso elementi primari strutturali quali la linea, una riappropriazione dello ‘spazio’ nell’accezione delle coeve ricerche spaziali, e una accensione cromatica di base che risponde ad una liricità tipica dell’artista pistoiese (celebri le opere del ciclo “Spazio totale”).

Negli anni ’60 invece nella pittura di Nigro hanno il sopravvento linee oblique e contrasti cromatici (probabilmente a quest’epoca risale l’opera al lotto n. 30 “11A4”) che sono in linea con le ricerche optical di quegli anni e che sconfineranno nel minimal.

In particolare l’opera al lotto n. 30 appartiene al ciclo delle cosiddette “strutture fisse con licenza cromatica”. Scrive Tommaso Trini in “Mario Nigro” (Data # 10, 1973): “tema costruttivo su cui Nigro elabora i suoi quadri dal 67 entro la più vasta esperienza psicologica del ‘tempo totale’ […] il secondo volet ideologico della sua opera. ‘Due segni si rincorrono tra loro’ sulla superficie bianca della tela, ticchettano con intervalli regolari, rotti solo dall’alternarsi delle dominanti cromatiche […] e l’autonomia del colore altro supporto non ha che la progressione di queste ‘aste’, in questa applicata manifestazione grafica del ‘tempo che passa’”. Stima: 6.000€/8.000€.

Edo MurtiĆ, Senza titolo, olio su tela, 80×100, 1955 – Lotto n. 35 – da capitoliumart.it
Edo Murtic, Senza titolo, olio su tela, 80x100, 1955
Edo Murtić, Senza titolo, olio su tela, 80×100, 1955 – Lotto n. 35 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Edo Murtić è stato probabilmente il più importante artista croato della seconda metà del XX secolo.

La sua pittura nel dopoguerra si inserisce nell’ambito dell’espressionismo astratto e dell’astrazione lirica, entrambe conosciute di prima mano per i suoi viaggi a New York alla fine degli anni ’40 e poi a Parigi.

Rinomato soprattutto per i dipinti ad olio fu però artista eclettico. Ha infatti prodotto nell’ambito del design grafico, del mosaico, della ceramica, delle scenografie teatrali, del murales.

Al lotto n. 35 “Senza titolo” del 1955 si percepisce immediatamente la trasfigurazione della sua pittura dalla figurazione all’astrazione. Passaggio che si realizza attraverso una potente vena espressiva dal tratto deciso e dai colori violenti. Pittura astratta che l’artista continuerà fino agli anni ’70. Stima: 8.000€/10.000€.

Arturo Vermi, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100×80, 1975 – Lotto n. 50 – da capitoliumart.it
Arturo Vermi, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100x80, 1975
Arturo Vermi, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100×80, 1975 – Lotto n. 50 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Opera di Arturo Vermi, fondatore nel 1962 a Milano con Ettore Sordini e Angelo Verga del Gruppo del Cenobio nella Brera milanese, al lotto n. 50 “Senza titolo” del 1975.

A metà degli anni 60, l’artista, influenzato anche dalle ricerche e dalla frequentazione di Lucio Fontana, inizia una esplorazione dei concetti spaziali.

Al 1969 risalgono i cosiddetti “Inserti” di cui l’artista individua l’oggetto nel “costruire degli spazi con un’isola, un rettangolo in uno spazio più grande, molto più grande, con delle tracce o dei segni che cercano un approdo”.

Sono le prime avvisaglie di quella svolta che arriverà nel 1975, definito l’anno Lilit della sua vita privata e d’artista, in cui Vermi fa uscire il primo numero della rivista “Azzurro” e stila il programmatico “Manifesto del Disimpegno”.

Manifesto in cui proclama a gran voce il desiderio di assoluta semplificazione e libertà dell’atto artistico dagli impegni “con il padre, la madre, i figli, la patria, il dogma, gli ideali, la parola data, ecc., ecc.” per realizzare “soltanto ciò che ci fa felici!”. Stima: 8.000€/10.000€.

Getulio Alviani, Centro virtuale, alluminio, 42×48 – Lotto n. 53 – da capitoliumart.it
Getulio Alviani, Centro virtuale, alluminio, 42x48
Getulio Alviani, Centro virtuale, alluminio, 42×48 – Lotto n. 53 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Gillo Dorfles, dalla cui collezione proviene l’opera al lotto n. 53 di Getulio Alviani “Centro virtuale” collocava queste opere dell’artista di Udine (classe 1939) nell’ambito del principio della “ambiguità gestaltica”.

Si tratta di opere che danno “la possibilità cioè di una  ‘duplice lettura’, d’un pattern visuale” che “costituisce una delle classiche ricerche della psicologia della Gestalt, e svela quella che è una nostra cotidiana modalità percettiva” (da Gillo Dorfles, “Ultime tendenze nell’arte d’oggi: dall’informale al neo-oggettuale”, Feltrinelli, 2001, pag. 87).

É alla fine degli anni ’50 che Alviani dà vita alle cosiddette “Superfici a testura vibratile”, composizioni in acciaio il cui rigore geometrico è per così dire alleggerito e infranto attraverso le scalanature generate dalla fresa elettrica.

Queste, diversamente orientate, provocano un effetto di vibrazione della luce che è tanto imprevedibile quanto programmato e che è la perfetta espressione delle diverse istanze di rinnovamento del linguaggio pittorico dal dopoguerra in poi. Stima: 25.000€/30.000€.

Paolo Scheggi, Intersuperfice curva dal rosso + bianco, acrilico su tele sovrapposte, 50x50x6, 1966 – Lotto n. 54 – da capitoliumart.it
Paolo Scheggi, Intersuperfice curva dal rosso + bianco, acrilico su tele sovrapposte, 50x50x6, 1966
Paolo Scheggi, Intersuperfice curva dal rosso + bianco, acrilico su tele sovrapposte, 50x50x6, 1966 – Lotto n. 54 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Opera bellissima e importante di un giovanissimo Paolo Scheggi (classe 1940), artista fiorentino protagonista con Lucio Fontana dell’arte spaziale, al lotto n. 54 “Intersuperfice curva dal rosso + bianco”.

Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Firenze, Paolo Scheggi è presentato da Fontana stesso alla mostra tenutasi alla Galleria Il Cancello di Bologna nel 1962.

Proprio nel 1966, anno di esecuzione dell’opera, l’artista partecipa alla XXIII Biennale di Venezia con quattro intersuperfici curve dal bianco, dal giallo, dal rosso e dal blu e al XXI Salon de Réalités Nouvelles al Musée d’Art Moderne di Parigi.

Le tele sovrapposte di Scheggi introducono la ricerca spaziale e finanche architettonica nel panorama della rielaborazione dei linguaggio artistico dopo l’informale. É una ricerca che Scheggi conduce con Vincenzo Agnetti, Fontana, Dadamaino, Castellani nel solco delle istanze del Gruppo Zero e che unisce il concettualismo e lo spazialismo all’adesione tecnologica e le ricerche minimali e optical.

Artista dimenticato dalla storia e dal mercato fino a qualche anno fa che ha avuto una vera e propria esplosione. Purtroppo morto giovanissimo a Roma nel 1971. Stima: 140.000€/180.000€.

Ennio Chiggio, Interferenza lineare 19, tecnica mista su tavola, 50x50x10, 1972 – Lotto n. 55 – da capitoliumart.it
Ennio Chiggio, Interferenza lineare 19, tecnica mista su tavola, 50x50x10, 1972
Ennio Chiggio, Interferenza lineare 19, tecnica mista su tavola, 50x50x10, 1972 – Lotto n. 55 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Ennio Chiggio nasce a Napoli nel 1938. Nel 1959 si unisce al Gruppo N di Padova con Alberto Biasi, Manfredo Massironi, Edoardo Landi e Toni Costa.

Nell’ambito delle ricerche oggettiviste, percettive e di indagine della fenomenologia dell’atto artistico, Chiggio mette a punto nel corso degli anni ’60 opere/oggetto costruite attraverso la piegatura e la ripetizione di strisce di cartoncini neri (lotto n. 55 “Interferenza lineare” del 1972).

Attraverso la destrutturazione del campo monocromo informale, ottenuta dalla variazione della riflessione della luce dovuta all’inclinazione degli stessi cartoncini dunque Chiggio riesce a rendere ‘vibratile’ la solidità percettiva dell’opera classica nonché l’aleatorietà di quella informale. Opera tipica e rappresentativa dell’arte cinetica; buono l’anno di esecuzione. Stima: 15.000€/20.000€.

Hans Jörg Glattfelder, Senza titolo, plastica, 50x50x10, 1971 – Lotto n. 58 – da capitoliumart.it
Hans Jörg Glattfelder, Senza titolo, plastica, 50x50x10, 1971
Hans Jörg Glattfelder, Senza titolo, plastica, 50x50x10, 1971 – Lotto n. 58 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Nato a Zurigo nel 1939 Hans Jörg Glattfelder studia legge e storia dell’arte, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma per stabilirsi poi nel 1963 a Firenze. Qui con il poeta Claudio Popovic pubblica la rivista “Comunicazione”. Nel 1979 si trasferisce a Milano dove approfondisce le tematiche relative allo spazio e alla geometria.

Negli anni ’60 la ricerca di Glattfelder è orientata inizialmente ad opere che risentono della lezione del geometrismo dei concretisti di Zurigo.

In seguito, a Firenze fino alla fine del decennio e nei primi anni ’70 l’artista teorizza la possibilità di una produzione ‘anonima’ dell’opera d’arte fatta attraverso mezzi e materiali industriali. Un esempio ne è l’opera in plastica in asta al lotto n. 58 “Senza titolo”.

Le opere di Glattfelder sono il risultato della visione ‘meta-razionalista’ dell’artista che oltre ad indagare il rapporto fra arte e scienza cerca di analizzare il processo stesso dell’espressione artistica in quanto ideazione razionale. Le opere di Gattfelder sono in questo senso spesso modulari e componibili con chiari riferimenti all’arte analitica con sconfinamenti nell’arte cinetica. Stima: 10.000€/14.000€.

Michelangelo Pistoletto, Autoritratto allo specchio, fotografia a colori, 21×18, 1976 – Lotto n. 77 – da capitoliumart.it
Michelangelo Pistoletto, Autoritratto allo specchio, fotografia a colori, 21x18, 1976
Michelangelo Pistoletto, Autoritratto allo specchio, fotografia a colori, 21×18, 1976 – Lotto n. 77 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

L’uso degli specchi in Michelangelo Pistoletto (Biella, 1933) rappresenta il desiderio dell’artista verso l’apertura del quadro in tre diverse dimensioni: lo spazio, il tempo e la coscienza.

L’opera al lotto n. 77 “Autoritratto allo specchio” ne è rivelatrice. L’artista si fotografa mentre sta sviluppando un suo ritratto nell’acido fotografico da cui viene riflesso il suo volto. La punta delle pinzette si illumina nella parte immersa nel liquido dando vita ad un effetto quasi magico di generazione.

C’è dunque nell’opera il concetto del divenire che però non è processo lineare ma ricordo e continua riscoperta. C’è la presa di coscienza di se stessi anzi di un se stesso che si guarda continuamente in faccia. C’è lo spazio in cui gli altri uomini vivono, uomini che hanno una percezione della tua trasformazione, del tuo temporaneo e mutevole essere nel tempo.

D’altra parte alla metà degli anni  ’70 forte è la ricerca di Pistoletto sul concetto di tempo. Fra il 1975 e il 1976 l’artista realizza un’opera dal titolo “Le Stanze”, articolata in dodici mostre consecutive,  della durata di un anno, negli spazi della Galleria Stein di Torino. Opera che fa parte del cosiddetto ciclo “continenti di tempo”. Stima: 15.000€/20.000€.

Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su tela, 110×110, 2016 – Lotto n. 81 – da capitoliumart.it
Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su tela, 110x110, 2016
Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su tela, 110×110, 2016 – Lotto n. 81 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Luca Pignatelli è un artista della memoria. Nato nel 1962 a Milano, studia architettura al Politecnico di Torino. Le sue prime opere risentono della formazione da architetto ma già si contraddistinguono per la visone drammatica di un mondo poetico e minacciato.

Nel 1991 tiene la prima personale londinese al Leighton House Museum. Del 1996 è la svolta nella sua pittura che trova la congenialità della sua espressione. Sulle pareti della Galleria Poggiali e Forconi di Firenze fanno la loro apparizione treni e aerei da guerra dipinti su teloni ferroviari (lotto n. 81 “Treno”).

“Nel 1994, per dipingere un treno, invece di usare la normale tela di un quadro, ha preferito riutilizzare un pezzo di telone di canapa. Di quelli – con impressi lettere e numeri di serie a caratteri cubitali in bianco che col tempo diventavano grigi – coi quali, prima degli anni Sessanta, venivano coperti i vagoni-merci che sfrecciavano sulle rotaie. L’artista subiva il fascino di quelle vecchie scritte, da cui traeva nuove suggestioni per il suo lavoro. I suoi vasi dipinti riprendono i soggetti di anfore etrusche, greche e romane: dei dell’Olimpo, scene agresti, personaggi dell’antichità (Ercole e il leone), tori, cavalli, aurighi alla guida di cocchi in gare ippiche, nelle ludi circensi dell’antica Roma o nelle feste elleniche. Tema costante, la guerra: carri da combattimento, eserciti. Da queste immagini antiche – ‘dalla corrosiva bellezza’, come le definisce l’artista -, si passa a quelle contemporanee. La guerra moderna si esprime coi bombardieri: gli aerei hanno sostituto i guerrieri con arco, frecce, spade e mazze. Il racconto per immagini continua. Ma in penombra. Ecco un’altra caratteristica della pittura dell’artista milanese: la penombra, appunto. Pignatelli ama il bianco e nero, le tinte smorzate, il colore corroso dal tempo che perde la lucentezza. Nasce, così, una sorta di pittura “in sordina”. E il colore? Quasi un ricordo” (da Sebastiano Grasso, “Sulle anfore? I cacciabombardieri”Corriere della Sera del 20 gennaio 2008). Stima: 10.000€/14.000€.

Asta Blindarte n. 81 – 29 Novembre 2016 – Milano, Arte Moderna e Contemporanea + Design

L’asta di Arte Moderna e Contemporanea + Design n. 81 della Casa d’Aste Blindarte si terrà il prossimo 29 Novembre 2016 a Milano. Segnaliamo alcuni lotti d’interesse.

Nunzio, Senza titolo, piombo e pastello su cartone montato su telaio, 72x51.5, 2003
Nunzio, Senza titolo, piombo e pastello su cartone montato su telaio, 72×51.5, 2003 – Lotto n. 82 – Immagine da blindarte.com – Asta Blindarte n. 81

Nunzio Di Stefano nasce a Cagnano Amiterno in Abruzzo nel 1954. Studia scenografia all’Accademia di Belle Arti di Roma con Toti Scialoja. Negli anni ’80 trasferisce il proprio studio nell’ex pastificio Cerere, nel quartiere romano di San Lorenzo.

Qui, insieme ad altri cinque artisti (Domenico Bianchi, Bruno Ceccobelli, Gianni Dessì, Giuseppe Gallo e Piero Pizzi Cannella) darà vita alla Scuola di San Lorenzo che sarà polo nevralgico della cultura cittadina in quegli anni.

Prese le distanze dal citazionismo dalla Transavanguardia, questi artisti cercano un linguaggio nuovo che ri-attinga alla manualità e al fare pittura e che si riconcili con il mercato e  l’oggetto artistico stesso ormai vittima di una afasia di certe radicalizzazioni concettuali.

L’artigianato intimo di Nunzio, unico scultore del gruppo, è evidente in queste opere dove l’artista utilizza vari materiali (nello stile dell’Arte povera) che pone analiticamente in un rapporto primordiale e generativo che invita lo spettatore ad una osservazione quasi comprensiva, partecipativa dell’atto creativo. Stima: 5.000€/7.000€.

Claudio Parmigiani, Senza titolo, pastello e tempera su tela, 130x100, 1992
Claudio Parmiggiani, Senza titolo, pastello e tempera su tela, 130×100, 1992 – Lotto n. 87 – Immagine da blindarte.com – Asta Blindarte n. 81

Claudio Parmiggiani è un artista emiliano nato a Luzzara nel 1943. Diplomatosi all’Accademia di Belle Arti di Modena, frequenta lo studio di Giorgio Morandi a Bologna.

Questa frequentazione lascerà un segno indelebile sulla sua produzione artistica che si muove fra l’arte concettuale e l’arte povera, il minimalismo e la metafisica.

Scrive nella Rubrica online  “Lo Spazio e il Tempo” l’artista ricordando Giorgio Morandi: “la sua casa mi ricordava moltissimo quella di mia zia Onorina a Suzzara. Finestre chiuse per tenere fuori il caldo e il mondo, solo il tic-tac del pendolo. Tutto era immobile. Nel suo studio si poteva comprendere il significato metafisico della polvere” (da “Ricordo di Giorgio Morandi”, ifioridelmale.it).

Parmiggiani usa infatti la polvere, il fuoco, il fumo, ma anche gesso, riporto fotografico, il calco nelle sue opere. Elementi eterei, provvisori, frantumati, riassemblati che fanno riflettere sul tema dell’assenza, della caducità, sui segnali che lasciamo, che travisiamo o che il tempo e il ricordo travisano, sull’inganno non di ogni immagine, ma di ogni segno. Stima: 14.000€/18.000€.

Mario Schifano, Acerbo, smalto e acrilico su fogli di carta applicati su tela, 160x190, 1983
Mario Schifano, Acerbo, smalto e acrilico su fogli di carta applicati su tela, 160×190, 1983 – Lotto n. 95 – Immagine da blindarte.com – Asta Blindarte n. 81

Un “Acerbo” di notevoli dimensioni di Mario Schifano al lotto n. 95.

Schifano, nato a Homs, in Libia nel 1934 è sicuramente l’artista italiano del dopoguerra più meritevole del riconoscimento internazionale che sta riscontrando negli ultimi anni.

L’artista della Scuola di Piazza del Popolo è stato un interprete del postmodernismo italiano come nessun altro. Il suo estro pop si espresso in maniera eclettica dalla pittura, alla regia cinematografica, alla musica psichedelica sempre interpretando la società consumistica con intelligenza e personalità attraverso anche le nuove tecnologie.

La sua pittura è informale, figurativa, espressionista, astratta, nucleare, pop, lirica sempre. Gi “acerbi” (lotto n. 95 “Acerbo”) sono uno dei cicli della fine degli anni ’70 che trova posto accanto ai “paesaggi anemici”, ai “campi di pane”, agli “orti botanici”, alle “biciclette”. Cicli che rappresentano un bisogno di autenticità, un guardare oltre la tecnologia, che comunque mai l’artista romano abbandonerà, e i prodotti industriali; un tornare a un contatto puro con la materia e la natura, verso la poesia. Stima: 40.000€/60.000€.

Paolo Scheggi, Intersuperficie curva nera, acrilico nero su tre tele sovrapposte, 70x140x7, 1967
Paolo Scheggi, Intersuperficie curva nera, acrilico nero su tre tele sovrapposte, 70x140x7, 1967 – Lotto n. 97 – Immagine da blindarte.com – Asta Blindarte n. 81

Nasce a Settignano, presso Firenze, nel 1940 Paolo Scheggi. Frequentata l’Accademia di Belle Arti di Firenze, insofferente al provincialismo fiorentino, nel 1960 si trasferisce a Londra per studiare Visual Design.

Nel 1961 si trasferisce a Milano ed entra in contatto con i cosiddetti “artisti oggettuali” (la definizione è di Gillo Dorfles): Alviani, Bonalumi, Fontana, che tentano il superamento del binomio arte figurativa ed arte astratta. A Bologna, alla Galleria Il Cancello, tiene una personale presentata dallo stesso Fontana. Muore a Roma nel 1971 per una malattia cardiaca.

L’arte di Scheggi non può essere definita semplicemente pittura: la sua è un esigenza totale di configurare uno spazio così da integrare archiettura, moda, design ma anche esperienza. Un arte fatta per la fruizione con un bisogno di rigore formale che sfocia nell’etico.

“[…] Creare un’intersuperficie che raccolga oltre allo Spazio/Tempo anche il senso totale dell’architettura per un ‘nuovo uomo’ […], progettare diventa imperativo assoluto” (Paolo Scheggi).

Le intersuperfici curve o a zone riflesse sono quelle che Scheggi presenta alla XXXIII Biennale di Venezia del 1966. Questa nera  Stima: 600.000€/800.000€.

Carla Accardi, Senza titolo, tempera alla caseina su carta, 36x31, 1948
Carla Accardi, Senza titolo, tempera alla caseina su carta, 36×31, 1948 – Lotto n. 98 – Immagine da blindarte.com – Asta Blindarte n. 81

Carla Accardi, trapanese, fu fondatrice del Gruppo Forma 1 nel 1947 a Roma con Attardi, Dorazio, Consagra, Guerrini, Sanfilippo, Perilli e Turcato.

Il suo linguaggio pittorico fino al biennio 1952-1954 è di matrice cubista e astratto concreta prima di svilupparsi in senso segnico.

Al lotto n. 98 “Senza titolo” una tempera dal sapore Kandiskijano molto bella nei colori, nell’equilibrio della composizione e nell’energia fantastica che sprigiona l’insieme in tensione dei tratti.

La prima personale della Accardi sarà solo nel 1950 alla Galleria Numero di Firenze, seguita da un’altra alla Galleria Salto di Milano rinomata per le mostre del M.A.C. Movimento Arte ConcretaStima: 9.000€/12.000€.

Alfredo Chigine, Serchio, olio su tela, 72.5x92, 1959
Alfredo Chigine, Serchio, olio su tela, 72.5×92, 1959 – Lotto n. 104 – Immagine da blindarte.com – Asta Blindarte n. 81

Gli inizi del milanese Alfredo Chigine, classe 1914, sono da scultore negli anni ’40. Ha infatti studiato scultura con Giacomo Manzù all’Accademia di Brera. Le prime prove pittoriche testimoniano una figurazione ‘forte’ che presto, verso la fine del decennio, lascerà il posto a opere informali precocissime per il panorama italiano.

Michel Tapié lo invita nel 1958 al festival di Osaka. È invitato con sala personale alla Biennale di Venezia nel 1960, presentato da F. Russoli. È presente alla Quadriennale romana proprio nel 1959, anno in cui dipinge l’opera al lotto n. 104 “Serchio”.

La pittura di Chigine, pur definita informale, si articola per masse cromatiche e forme sapientemente disposte. Grande rilievo ha infatti la struttura che mantiene però una traccia fortissima di una origine gestuale. C’è nelle opere dell’artista milanese una commistione di piani, come se da un fondo informe, prendesse vita un caos che tenda ad una organizzazione. Una creazione riportata là dove tutto ha avuto origine. Stima: 18.000€/22.000€.

Hsiao Chin, L’orizzonte di Samantha, tecnica mista su tela, 84x138x13, 1969
Hsiao Chin, L’orizzonte di Samantha, tecnica mista su tela, 84x138x13, 1969 – Lotto n. 111 – Immagine da blindarte.com – Asta Blindarte n. 81

“L’orizzonte di Samantha” dell’artista cinese Hsiao Chin al lotto n. 111 è un’opera bellissima. Opera dedicata alla figlia Samantha nata a New York nel 1967.

L’opera è un perfetto equilibrio di forme e colori, vuoto e pieno, superficie pittorica e ambiente. Gli elementi sono veri e propri pesi che si fanno il contrappunto. I toni tenui dei colori ad acqua conferiscono all’opera una spontaneità e facilità di lettura che ispirano chiarezza e tranquillità, secondo i principi di quella filosofia taoista fortemente sentita dall’artista in quegli anni.

Da ricordare che Hsiao Chin, a Milano dalla fine degli anni ’50, fonda a Milano nel 1961 con l’artista Antonio Calderara il Gruppo Punto. Il gruppo si proponeva un superamento dell’ossessione dell’informale verso la materia in favore della riecerca di una vita spirituale superiore che contrapponesse all’angoscia esistenziale la consapevolezza dei propri limiti. Stima: 50.000€/70.000€.

Toshimitsu Imai, Rouge, olio e materia su tela, 60x70, 1962
Toshimitsu Imai, Rouge, olio e materia su tela, 60×70, 1962 – Lotto n. 112 – Immagine da blindarte.com – Asta Blindarte n. 81

Toshimitsu Imai nasce a Kyoto nel 1928. Si trasferisce a Parigi nel 1952. Qui sarà il ponte fra la pittura d’avanguardia giapponese e i movimenti informali europei: su tutti forte fu il suo influsso su Georges Mathieu.

In Europa lavora con il gallerista Leo Castelli ed espone alla Galerie Stadler di Parigi. Nel 1960 è alla Biennale di Venezia. Nel 1962, anno in cui esegue l’opera al lotto n. 112 “Rouge”, l’artista vince un premio alla Mostra di arte giapponese contemporanea di Tokyo. In conseguenza di ciò il Museo d’Arte moderna di Tokyo acquista un buon numero di suoi dipinti.

Quella di Imai è un’arte materica di matrice gestuale che mira ad una libera espressione dell’inconscio. Oltre ad un innato e calibratissimo senso del colore e del contrasto tipico di Imai è lo svilupparsi della materia in forma di ‘tela di ragno’, come se tutta l’energia tenuta a freno dalla coscienza esplodesse a raggera dalla tensione degli stessi contrasti. Stima: 60.000€/80.000€.

Sergio Fermariello, Senza titolo, olio su tela, 180x190, 2010
Sergio Fermariello, Senza titolo, olio su tela, 180×190, 2010 – Lotto n. 187 – Immagine da blindarte.com – Asta Blindarte n. 81

I guerrieri dell’artista napoletano Sergio Fermariello in una tela di grande formato al lotto n. 187, “Senza titolo”.

Classe 1961, Fermariello studia Scienze naturali a Napoli decidendo poi dall’età di venti anni di dedicarsi alla pittura. Nel 1993 è invitato da Achille Bonito Oliva ad esporre alla XLV Biennale di Venezia.

Il ciclo dei guerrieri è un’espressione originale di natura segnica dell’artista napoletano. Fermariello verga simboli che richiamano ad una storia antichissima, che alludono dal punto di vista iconografico alle pitture rupestri, oppure alla storia recente della scrittura / disegno infantile o al graffito delle città moderne.

Ci sono tutte queste citazioni, ma non si tratta semplicemente di questo. Nell’ossessiva ripetizione di un simbolo umano (l’uomo con scudo e lancia) e allo stesso tempo primitivo, Fermariello ci ricorda in modo subliminale di non dimenticare chi siamo e da dove veniamo, qual’è la nostra storia; ci dice di non giudicare dalla comodità dei nostri divani, ammirando magari la bellezza e gli effetti di luce delle nostre opere d’arte,  un’umanità più povera e derelitta. Stima: 12.000€/18.000€.