Asta Fabiani n. 60 – 4 Giugno 2017 – Montecatini Terme, Dipinti, Disegni, Scultura e Grafica di Artisti dell’800, del ’900, Moderni e Contemporanei

L’Asta n. 60 Dipinti, Disegni, Scultura e Grafica di Artisti dell’800, del ‘900, Moderni e Contemporanei della Casa d’Aste Fabiani Arte di Montecatini Terme avrà luogo Domenica 4 giugno 2017 alle ore 15.30 in sessione unica. La TopTen di SenzaRiserva.

Paolo Masi, Senza titolo, interventi su plexiglass, 100×100, 2003 – Lotto n. 24 – da fabianiarte.com
Paolo Masi, Senza titolo, interventi su plexiglass, 100x100, 2003
Paolo Masi, Senza titolo, interventi su plexiglass, 100×100, 2003 – Lotto n. 24 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 60

Fiorentino (classe 1933) Paolo Masi ha partecipato negli anni ’60 al Gruppo di Ricerca Estetica Centro F/Uno, attivo fra il 1967 ed il 1970, con Maurizio Nannucci, Lanfranco Baldi e Auro Lecci. Il Gruppo si caratterizza per influenze teoriche di tipo programmato e allo stesso tempo sviluppa dinamiche di azione collettiva artistica indirizzate ad interventi nello spazio architettonico.

Masi è da sempre uno sperimentatore attento alla realtà: lo interessano soprattutto gli spazi percettivi aldilà dello svolgersi del segno e della ritmica del colore che pur hanno gran parte nella sua ‘pittura’.

L’artista ha usato cartoni da imballaggio, polaroid, plexiglass, tele tessute e cucite, non disdegnando tensioni concettuali provenienti dall’arte povera. Ma la realtà e la distorsione di essa è ciò che interessa all’artista vedere oltre lo studiato e razionalizzato gesto informale al lotto n. 24 “Senza titolo”.

La trasparenza del materiale (il plexiglass) assolve proprio a questo compito: rendere consapevole lo spettatore che dietro le pulsioni caotiche della vita, dietro le impressioni continuamente cangianti e che forzano le maglie della nostra razionalizzazione, c’è un mondo ‘vero’ dove dobbiamo mettere le mani e che possiamo doverosamente ma solo parzialmente conoscere. Stima: 2.000€/3.000€.

Venturino Venturi, Senza titolo, olio su cartoncino applicato su tela, 100×70, 1972
– Lotto n. 29 – da fabianiarte.com
Venturino Venturi, Senza titolo, olio su cartoncino applicato su tela, 100x70, 1972
Venturino Venturi, Senza titolo, olio su cartoncino applicato su tela, 100×70, 1972
– Lotto n. 29 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 60

Venturino Venturi nasce a Loro Ciuffenna nel 1918. Il padre, scalpellino di idee socialiste, è presto costretto a spostare la famiglia prima in Francia e poi in Lussemburgo dove Venturino frequenta scuole tecniche.

Appassionato di arte Venturino nel 1936 è nuovamente a Firenze dove studia prima all’Istituto d’Arte di Libero Andreotti e poi con Bruno Innocenti all’Accademia di Belle Arti.

“Sfida tra la libertà e il limite” ha definito il grande poeta Mario Luzi l’arte di Venturi. Perché Venturino nella scultura e nella pittura non ha partecipato a correnti (rifiutò l’invito di Fontana di aderire allo spazialismo alla fine degli anni ’40), ma meglio ha espresso tutto se stesso nella passione di vivere il reale. Astrazione e figurazione per Venturino sono aspetti inscindibili della nostra vita che non può astenersi dal ritrarre volti, modellare e toccare corpi, tracciare simboli, talvolta ermetici, rappresentare fiabe e miti.

Arte poetica e trascendentale, quasi iniziatica quando propende per la sponda astratta tracciando superfici, griglie, solidi: il ‘limite’. Come al lotto n. 29 “Senza titolo” realizzata ad olio ma come se l’artista stesse usando gli strumenti e le tecniche a lui familiari: l’incisione, la punta secca. Arte comunque lontanissima da qualsiasi altra esperienza artistica astratta italiana del dopoguerra. Stima: 2.800€/4.000€.

Piero Dorazio, La luce, olio su tela, 40×60, 1989 – Lotto n. 66 – da fabianiarte.com
Piero Dorazio, La luce, olio su tela, 40x60, 1989
Piero Dorazio, La luce, olio su tela, 40×60, 1989 – Lotto n. 66 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 60

Titolo esemplificativo di tutta la ricerca artistica di Piero Dorazio al lotto n. 66 “La luce” realizzato nel 1989.

L’estetica di Dorazio viene infatti solitamente ridotta a solo esercizio percettivo sul colore ottenuto attraverso trasparenze, ripetizioni, ritmi in grado di generare anche “luce” intesa non in senso naturalistico ma come “energia radiante”, riflesso di uno stato d’animo dell’artista.

Se è vero questo, lo è anche il fatto che fin dall’esperienza di Forma 1 fino alla fine degli anni ’40, Dorazio è stato un sostenitore di una sinergia delle arti in grado di dar vita ad un’esperienza immersiva e sinestetica.

A tal proposito è da ricordare che fra il luglio del 1966 e l’ottobre del 1969 Dorazio e Giuseppe Ungaretti lavorarono alla pubblicazione di un libretto con 20 poesie autografe del poeta di Alessandria d’Egitto e 13 litografie originali dell’artista romano, intitolato appunto “La luce”: “Già m’è nelle ossa scesa / l’autunnale secchezza, / ma, protratta dalle ombre, sopravviene infinito / un demente fulgore: la tortura segreta del crepuscolo / inabissato” (Poesia n. 14 “Giorno per giorno”). Stima: 12.000€/16.000€.

Claudio Verna, Studio, acrilico su tela, 50×50, 1968 – Lotto n. 67 – da fabianiarte.com
Claudio Verna, Studio, acrilico su tela, 50x50, 1968
Claudio Verna, Studio, acrilico su tela, 50×50, 1968 – Lotto n. 67 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 60

Nato a Guardiagrele in provincia di Chieti nel 1937, Claudio Verna intraprende studi di sociologia a Firenze negli anni ’50 dove entra in contatto con gli artisti del’Astrattismo Classico (Vinicio Berti, Gualtiero Nativi, Mario Nuti, Alvaro Monnini). Qui espone nella prima personale alla Galleria Numero nel 1960 con opere di ispirazione informale.

Dalla fine degli anni ’60 la ricerca di Verna si orienta però sempre più verso la pittura analitica e l’arte programmata: “Avvicinarsi alla pittura, oggi, significa innanzitutto liberarla dei suoi attributi ‘tradizionali’ che sono i significati simbolici, autobiografici, letterari e metaforici. Significa reinventarla, oggettivarla, allontanarla da sé, servirsene per proporre allo spettatore/fruitore una traccia per una ricerca comune, e non per offrirgli una verità che l’autore non può avere perché non esiste” e ancora

“[…] parlare di pittura significa anche precisare che questo mezzo (mezzo e non categoria dello spirito) non ha alcuna posizione privilegiata o riduttiva nei confronti di qualsiasi altro materiale. Non si può parlare di pittu­ra in astratto, ma solo in riferimento ad un particolare tipo di lavoro. I nessi logici e mentali hanno un senso, e il ragionamento una validità se spinti fino all’estremo, nel rispetto della logica interna; così, nel mio caso, riten­go che non ci sia mezzo più duttile della pittura per portare avanti un di­scorso in cui hanno tanta importanza la luce e il colore” (da Claudio Verna, Quale pittura?, “Flash Art”, n.38, Milano, 1973)

Rapporti geometrici, contrasti coloristici, tocchi di luce sono i mezzi attraverso i quali Verna instaura un dibattito nel campo d’azione del ‘quadro’ che diventa un mezzo di analisi degli elementi costitutivi del reale e della percezione. Bella opera datata 1968 di questo importante artista (alla Biennale di Venezia nel 1970, nel 1978 e nel 1980). Stima: 6.500€/9.000€.

Mario Nuti, Senza titolo, olio su tela, 100×70, 1961 – Lotto n. 78 – da fabianiarte.com
Mario Nuti, Senza titolo, olio su tela, 100x70, 1961
Mario Nuti, Senza titolo, olio su tela, 100×70, 1961 – Lotto n. 78 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 60

Il fiorentino Mario Nuti fu uno degli aderenti al Manifesto dell’Astrattismo Classico redatto dal filosofo Ermanno Migliorini con Vinicio Berti, Alvaro Monnini, Bruno Saetti e Gualtiero Nativi (1950).

Alle forme costruttiviste e alle cromie accese degli anni ’50 l’artista fa succedere nei ’60 una ricerca più materica ed espressiva legata alla gestualità informale.

La stessa caratteristica appartiene alla produzione ceramica di Nuti che negli anni ’60 prima lavora nella bottega “La Cava” presso Lastra a Signa, in provincia di Firenze, poi mette sù un laboratorio privato, dalla vita breve, con Bruno Saetti.

Opere lacerate, violentate, che sembrano voler instaurare un dialogo con una materia refrattaria e ribelle la cui presentazione assurge quasi a una lotta sintomo di un disagio. Come se l’artista denunciasse la fiducia ormai persa nelle “magnifiche sorti e progressive”, in quel sogno di razionalismo umanitario e sociale sognato con gli altri firmatari del Manifesto. Stima: 4.500€/6.500€.

Giulio Turcato, Orme, acrilico su tela, 50×70, 1970 c.a. – Lotto n. 82 – da fabianiarte.com
Giulio Turcato, Orme, acrilico su tela, 50x70, 1970 c.a.
Giulio Turcato, Orme, acrilico su tela, 50×70, 1970 c.a. – Lotto n. 82 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 60

” […] ‘Le laboriose mani di Ulisse si scorticarono allora sulle punte delle rocce, lasciando brandelli di epidermide’. La visione di Omero al quinto libro odisseico viene spontanea in mente quando il pittore Turcato narra per noi qualche simbolico episodio del suo incessante periplo […] in molte opere a cavallo fra la fine degli anni Sessanta e Settanta […] i segni sgocciolati che si stringono, si allargano, si intersecano non rappresentano un evento che esplichi la tensione, il nervosismo dell’epidermide pittorica, ne vengono viceversa quasi riassorbiti. L’uso del dripping, come nella Gommapiuma argento […] e nelle opere dal titolo Itinerari, si manifesta quale groviglio inesplicabile di un segno che si dispiega senza interruzione, talvolta si ammatassa […] e tal’altra si espande trasformandosi in Orme” (lotto n. 82 “Orme”).

Questa la bellissima introduzione di Andrea Alibrandi, Turcato e la pelle della pittura nel Catalogo della Mostra tenutasi alla Galleria “Il Ponte” di Firenze fra il 12 aprile e il 21 giugno 2003.

Giulio Turcato (Mantova, 1912) è stato uno dei protagonisti dell’arte astratta italiana. Uno dei componenti del celebre Gruppo degli Otto di Lionello Venturi: artisti (Afro Basaldella, Renato Birolli, Antonio Corpora, Mattia Moreni, Ennio Morlotti, Giuseppe Santomaso, Emilio Vedova) che per il valore stesso della parola libertà non avrebbero mai potuto ridurre l’arte in una definizione astratta o figurativa.

Arte soggettiva, arte totale è stata l’esperienza di ciascuno di loro che ha raccontato con la pittura se stesso e il mondo. Stima: 9.000€/13.000€.

Antonio Corpora, Il mare cinese, olio e smalto su tela, 65×81, 1972 – Lotto n. 83 – da fabianiarte.com
Antonio Corpora, Il mare cinese, olio e smalto su tela, 65x81, 1972
Antonio Corpora, Il mare cinese, olio e smalto su tela, 65×81, 1972 – Lotto n. 83 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 60

Antonio Corpora è stato un altro degli appartenenti, insieme a Giulio Turcato, al Gruppo degli Otto attivo fra il 1952 ed il 1954, sostenitore della cosiddetta poetica dell'”astratto-concreto” nella definizione di Lionello Venturi.

“I quadri recenti di Corpora non hanno un riferimento spaziale tanto evidente ma in essi c’è lo stesso ingorgarsi, per sprofondare o per risplendere, del colore-luce, la stessa attitudine a risolvere il mondo nel colore o, meglio, a inventare il mondo attraverso il colore. Non vi è figurazione anzi, per dirla con Carlo Argan ‘immagine paesistica’, poiché non vi esistono i simboli per trasmetterla, gli oggetti riconoscibili, ma pure il sentimento che questi oggetti ispirano è lì presente e ben riconoscibile, reso incandescente dal calore di una fantasia amorosa che non dà requie alla natura, che ne distilla la più segreta essenza” (da Cesare Vivaldi, Il colore della luce in “Corpora”, Officina Edizioni, Roma, 1971).

Al lotto n. 83 “Il mare cinese” c’è appunto questo: un richiamo se non simbolico quantomeno metaforico ad una realtà naturalistica fatta dei colori, della luce, delle impressioni dell’artista di fronte al mondo. Stima: 8.000€/12.000€.

Alvaro Monnini, Senza titolo, tecnica mista su tela, 70×50, 1961 – Lotto n. 95 – da fabianiarte.com
Alvaro Monnini, Senza titolo, tecnica mista su tela, 70x50, 1961
Alvaro Monnini, Senza titolo, tecnica mista su tela, 70×50, 1961 – Lotto n. 95 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 60

C’era anche Alvaro Monnini ad animare l’esperienza fiorentina dell’astrattismo classico. Nato a Firenze nel 1922 qui il giovane Alvaro frequenta l’Accademia di Belle Arti.

L’artista partecipa attivamente alla vita del Gruppo ma, dopo lo scioglimento, circa dalla metà degli anni ’50 inaugura “una maggiore libertà espressiva e di racconto, che permetteva di affrontare problemi anche introspettivi ed emotivi”.

Presenta le nuove opere al pubblico nel giugno del 1955 ad una collettiva tenutasi a La Strozzina, dove espone con Vinicio Berti, Bruno Brunetti, Mario Nigro, Mario Nuti e Fernando De Szyszlo.

L’artista impiega anche nuove tecniche quali gli smalti e la rasiera, prove che preludono allo sperimentalismo della fine degli anni ’60 e degli anni ’70 quando Monnini utilizza tecniche di action painting, dripping, spruzzo a bocca e maschere per la realizzazione di soggetti iconografici futuristici: opere in bilico fra spazi archetipici e industriali, tutte comunque recanti il segno di una forte personalità espressiva; qui al lotto n. 95 “Senza titolo”, ancora prettamente informale. Stima: 3.000€/4.500€.

Carlo Nangeroni, Senza titolo, olio su tela, 60×60, 1974 – Lotto n. 182 – da fabianiarte.com
Carlo Nangeroni, Senza titolo, olio su tela, 60x60, 1974
Carlo Nangeroni, Senza titolo, olio su tela, 60×60, 1974 – Lotto n. 182 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 60

Originario di New York (1922) Carlo Nangeroni segue i corsi serali dell’Accademia di Brera con Mauro Reggiani. Dal 1946 è nuovamente a New York dove entra in contatto con i protagonisti dell’action painting come Willem de Kooning e Franz Kline. Per tutti gli anni ’50 la pittura di Nangeroni è riferibile alle esperienze dell’espressionismo astratto.

Nel 1958 Nangeroni è nuovamente a Milano ed è negli anni ’60 che codifica un linguaggio geometrico proprio, derivato proprio da quelle esperienze informali che adesso abbandona. Il tipico elemento che richiama quelle esperienze nelle nuove opere sono i tracciati semi-circolari derivanti dal gesto curvo della pennellata e presente qui al lotto n. 182: “Senza titolo”.

Nangeroni cerca dunque una razionalizzazione ed un rinnovamento del linguaggio che, specialmente all’inizio degli anni ’70, si fa minimal: nei colori in particolare che tendono alla monocromia e alla scala di grigi, ma anche nella semplicità e ripetizione degli elementi di sapore analitico.

Nel 1972 l’artista è invitato alla Biennale di Venezia per la grafica. Nel 1973 alla X Quadriennale di Roma. Stima: 5.000€/8.000€.

Pippo Oriani, Spaziale – Rivelazione dello spazio, materico e olio su tela, 40×50, 1931 – Lotto n. 204 – da fabianiarte.com
Pippo Oriani, Spaziale - Rivelazione dello spazio, materico e olio su tela, 40x50, 1931
Pippo Oriani, Spaziale – Rivelazione dello spazio, materico e olio su tela, 40×50, 1931 – Lotto n. 204 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 60

Un giovanissimo Giuseppe Oriani dipinge l’opera al lotto n. 204 “Spaziale – Rivelazione dello Spazio”. Nato a Torino nel 1909 Oriani studia architettura e già nel 1928 aderisce al movimento futurista di Enrico Prampolini.

Particolarmente rara quest’opera in asta poiché testimonianza di un momento precoce e pieno di energia dell’artista le cui opere relative all’aeropittura risalgono tutte appunto al 1931.

Opera di difficile interpretazione ma quasi visione cosmica di uno spazio visto dalla navicella: “nelle velocità aeree invece mancano questa continuità e quella cornice panoramica. L’areoplano che plana si tuffa s’impenna ecc., crea un’ideale osservatorio ipersensibile appeso dovunque nell’infinito, dinamizzato inoltre dalla coscienza stessa del moto, che muta il valore e il ritmo dei minuti e dei secondi di visione-sensazione. Il tempo e lo spazio vengono polverizzati dalla fulminea constatazione che la terra corre velocissima sotto l’aeroplano immobile. Nella virata si chiudono le pieghe della visione-ventaglio (toni verdi + toni marroni + toni celesti diafani dell’atmosfera) per lanciarsi verticali contro la verticale formata dall’apparecchio e dalla terra” (dal Manifesto dell’Aeropittura del 1931). Stima: 9.500€/15.000€.

Asta Wannenes Group n. 222 – 25 Maggio 2017 – Milano, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 222 di Arte Moderna e Contemporanea della Casa D’Aste Wannenes Group di Milano si terrà in data 25 maggio 2017 alle ore 19.00 presso Open Care, Sala Carroponte, in Via G. Piranesi 10. La TopTen di SenzaRiserva.

Bruno Munari, Curva di Peano, acrilico su tela, 100×100, 1975 – Lotto n. 23 – da wannenesgroup.com
Bruno Munari, Curva di Peano, acrilico su tela, 100x100, 1975
Bruno Munari, Curva di Peano, acrilico su tela, 100×100, 1975 – Lotto n. 23 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Scoperta dal matematico Giuseppe Peano nel 1890, la “Curva di Peano” (lotto n. 23) è una curva che ha la particolarissima proprietà di poter riempire e coprire tutti i punti di un quadrato attraverso apposite trasformazioni. Ciò nonostante una curva sia un forma geometrica monodimensionale mentre un quadrato è una forma bidimensionale.

Il ciclo di opere delle “Curve di Peano”, nel percorso artistico di Bruno Munari, si colloca negli anni 1970-1974, anche se l’artista realizzerà tali opere anche negli anni seguenti.

Sull’assunto scientifico della perfezione geometrica rappresentata da queste forme Munari dispiega una proposta cromatica “assolutamente superflua” come la definisce. Consapevole che l’arte è gioco percettivo, l’artista milanese lavora sul concetto estetico disvelando come anche il logos possa essere fantasia e inganno.

Il colore soprattutto è l’elemento straniante di queste opere, come colore è l’energia determinante del nostro status umano di necessità. Scrive lo stesso Munari nel cartoncino di presentazione ad una mostra tenutasi nel 1974: “il famoso matematico Giuseppe Peano per dimostrare visivamente che possono esistere linee curve senza tangenti, ideò una curva simile al filo che forma una maglia, ma così fitta da riempire completamente tutta l’ area di un quadrato. Il risultato fu un quadrato tutto nero. Nella delimitazione di confine tra le zone di colore di questa mia composizione, è visibile la linea famosa.

La mia proposta, assolutamente superflua alla speculazione matematica, ma curiosa sotto l’ aspetto estetico, sta nel porre determinati colori nelle zone delimitate dalla linea. Di fronte a questa proposta l’ osservatore è spinto ad immaginare quale potrà essere il colore della superficie quadrata quando la curva rimpicciolendosi e moltiplicandosi l’ avrà riempita quasi tutta. Non è necessario pensarci continuamente, basta una volta ogni tanto.” Stima: 14.000€/16.000€.

Dadamaino, Oggetto Ottico-Dinamico, legno dipinto e placchette metalliche, diagonale cm 56, 1961 – Lotto n. 27 – da wannenesgroup.com
Dadamaino, Oggetto Ottico-Dinamico, legno dipinto e placchette metalliche, diagonale cm 56, 1961
Dadamaino, Oggetto Ottico-Dinamico, legno dipinto e placchette metalliche, diagonale, cm 56, 1961 – Lotto n. 27 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Edoarda Emilia Maino nasce a Milano nel 1930. Iscritta a Medicina, coltiva la pittura da autodidatta. Frequenta al contempo il Bar Giamaica dove viene a contatto con artisti ed intellettuali (fra gli altri Enrico Baj, Roberto Crippa, Lucio Fontana e Piero Manzoni).

Del 1958 è la prima personale alla Galleria dei Bossi di Milano. Alla opere di gusto informale seguono i primi “Volumi” monocromi con squarci ovoidali che manifestano l’acquisizione di una matura spazialità già in nuce coloristicamente nelle opere bidimensionali. Cominciano le collaborazioni con Piero Manzoni e i gruppi d’avanguardia delle nuove ricerche visuali: il Gruppo N, il Gruppo T, il G.R.A.V.

L'”Oggetto ottico-dinamico” al lotto n. 27 è un’opera assai rara per l’anno di esecuzione, il 1961. Si tratta infatti delle opere cinetiche che l’artista presenterà nel 1964 alla mostra parigina Nouvelle Tendance. Si tratta di opere costituite da piastrine in alluminio tese su fili di nylon o incollate a una tavola nera con dimensioni diverse (spesso reciprocamente multiple), variabilità di forma e rapporti geometrici (spesso secondo l’equazione X2+Y22) che generano effetti di dinamica ottica che rendono l’oggetto percettivamente instabile.

Osservando infatti il lotto in asta si ha la sensazione che quattro circolarità a diversi livelli di profondità si creino mutevolmente su una superficie liquida. Stima: 15.000€/25.000€.

Marino Marini, Impressionabilità, tempera su carta, 67.8×68.5, 1960 – Lotto n. 101 – da wannenesgroup.com
Marino Marini, Impressionabilità, tempera su carta, 67.8x68.5, 1960
Marino Marini, Impressionabilità, tempera su carta, 67.8×68.5, 1960 – Lotto n. 101 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

A soli 28 anni un giovanissimo Marino Marini, nel 1929, è voluto da Arturo Martini ad occupare la cattedra di scultura presso la scuola d’arte di Villa Reale a Monza.

Prestissimo l’artista ottiene importanti riconoscimenti: alla II Quadriennale nel 1935 vince il primo premio per la scultura e nel 1937 quello all’Exposition international des arts di Parigi che ne sancisce la fama internazionale.

Cavalli, cavalieri, nudi, giocolieri, pugili rappresentano uomini eroici, padroni della realtà, capaci di un controllo non solo razionale ma anche empatico su di essa.

È nel dopoguerra però che la scultura di Marini risente dell’inquietudine del post evento bellico. Pulsioni informali fanno presa sulle opere scultoree (e pittoriche) dell’artista. In particolare i gruppi equestri e/o uomo-cavaliere vengono caratterizzati da dinamicità e pose drammatiche, innaturali, con forme contratte e spezzate dal dolore, quasi disarticolate.

Ed è forse in pittura che questo motivo assume la maggiore semplificazione formale, o meglio quasi informale. Le opere del ciclo “Impressionabilità” (lotto n. 101) infatti, non sono altro che la presentazione più astratta del cavaliere (sulla sinistra) e del cavallo (sulla destra): imbizzarrito, indomabile, spaventato, impressionato. Stima: 50.000€/70.000€.

Remo Bianco, Impronta, tecnica mista su tela applicata su tavola, 100×75, 1960 – Lotto n. 104 – da wannenesgroup.com
Remo Bianco, Impronta, tecnica mista su tela applicata su tavola, 100x75, 1960
Remo Bianco, Impronta, tecnica mista su tela applicata su tavola, 100×75, 1960 – Lotto n. 104 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Remo Bianco, artista nato a Milano nel 1922, è stato lungo tutto il corso della sua carriera uno sperimentatore sia dal punto di vista concettuale che nell’uso dei materiali.

Negli anni ’50 Bianco si muove ancora nel solco dell’informale, risentendo delle esperienze dell’ambiente milanese fra post-cubismo, surrealismo, Movimento Nucleare e Movimento Spaziale. Le prime sperimentazioni sulle cosiddette “Impronte” (lotto n. 104) e sui 3D realizzati in vetro possono tuttavia essere fatte risalire alla fine degli anni ’40 e all’inizio dei ’50.

Bianco realizza le “Impronte” attraverso tracce lasciate da oggetti semplici su gesso oppure su cartapesta e gomma (successivamente). In questo modo conduce una ricerca di ‘riappropriazione’ dell’impianto formale e immaginativo che supera le sterili inquietudini di stampo informale e apre alle ricerche avanguardistiche degli anni ’60 e ’70.

L’evocatività del reale viene riorganizzati in campi geometrici, serializzata nella infinita diversità, aperta alla tridimensionalità del reale, impreziosita dagli ori e dagli argenti dei materiali. Stima: 7.000€/9.000€.

Mimmo Rotella, Sempre bella (Marilyn), decollage e tecnica mista su tela, 121×85, 1978 – Lotto n. 108 – da wannenesgroup.com
Mimmo Rotella, Sempre bella (Marilyn), decollage e tecnica mista su tela, 121x85, 1978
Mimmo Rotella, Sempre bella (Marilyn), decollage e tecnica mista su tela, 121×85, 1978 – Lotto n. 108 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Nell’intervista riportata nel Catalogo della Mostra presso Lattuada Studio, Milano, settembre – dicembre 2007 “Omaggio a Mimmo Rotella” – Testo critico e intervista di Francesca Alfano Miglietti (FAM), racconta Mimmo Rotella in merito ai suoi celebri decollage in asta con un bellissimo esemplare “Sempre bella (Marilyn)” al lotto n. 108: “Nel 1952 ero reduce da una crisi artistica, pensavo che tutto era stato fatto nell’arte […] Poi verso il 1953-54 mi fermavo a guardare estasiato, entusiasta, quei manifesti sui muri che io vedevo a Piazza del Popolo dove a quel tempo avevo uno studio. Così cominciai a strappare i primi manifesti.

Mi piacevano perché erano pieni di dinamica, di colore, di forza, con queste lacerazioni […] Così, la notte, era più forte di me: scendevo in strada e laceravo quei manifesti, li collezionavo. Mi ricordo che li mettevo sotto il letto, nel mio studio. Una sera di quegli anni venne a trovarmi il famoso critico e filologo dell’arte Emilio Villa […] Mi disse che stavo per iniziare un nuovo linguaggio pittorico/artistico, perché avevo inventato un nuovo spazio, che non era più lo spazio del collage cubista, ma invenzione nello spazio […]

I primi manifesti lacerati dai muri erano piuttosto astratti o espressionisti. Poi verso il 1959-60 ho cominciato a tirar fuori l’immagine. Era il momento della pop-art in America e io sentivo il bisogno di far vedere queste immagini. L’immagine che mi attirava di più era quella cinematografica perché, essendo a Roma, c’era Cinecittà ed erano in preparazione molti film. Poi venivano i film americani, c’era Marilyn Monroe… […] Stima: 8.000€/12.000€.

Piero Dorazio, Giallino, olio su tela, 190×210, 1977 – Lotto n. 119 – da wannenesgroup.com
Piero Dorazio, Giallino, olio su tela, 190x210, 1977
Piero Dorazio, Giallino, olio su tela, 190×210, 1977 – Lotto n. 119 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Opera di notevoli dimensioni ed altissima qualità di Piero Dorazio al lotto n. 119 “Giallino”.

Pioniere dell’arte astratta del dopoguerra Dorazio è stato uno dei fondatori del Gruppo Forma 1 a Roma nel 1947. Fra gli altri c’erano Achille Perilli, Giulio Turcato, Pietro Consagra, Carla Accardi. Ciascuno di essi però condurrà ricerche assai originali nei decenni successivi anche se tutte legate alle tematiche dell’indagine dello spazio, delle geometrie, del colore e della percezione.

Proprio di Dorazio sarà l’interesse per il colore. Fin dai primi anni ’50 infatti l’artista si interessa alle opere di Giacomo Balla di cui studia la caratteristica ricerca della luce attraverso la sovrapposizione e la scomposizione dei colori e al contempo segue le ricerche coeve dello svizzero Max Bill sulla percezione del colore.

Dorazio negli anni ’60 si avvicinò per risultati formali alle prove iniziali della pop art nell’azzeramento del linguaggio ottenuto attraverso la ‘quasi monocromia’. Tuttavia l’artista romano non rinunciò mai a rivendicare il lirismo del proprio linguaggio astratto e l’individualità dell’artista.

Dorazio non fu artista pop né mai si depersonalizzò nelle prove collettive dell’arte cinetica e programmata. La sua personalità colorista è rimasta unica. Stima: 90.000€/110.000€.

Giulio Turcato, Superficie lunare, 48×68, 1969 circa – Lotto n. 129 – da wannenesgroup.com
Giulio Turcato, Superficie lunare, 48x68, 1969 circa
Giulio Turcato, Superficie lunare, 48×68, 1969 circa – Lotto n. 129 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Un’altro dei rappresentanti e fondatori di Forma 1 con Piero Dorazio fu Giulio Turcato.

É nel corso degli anni ’50 che l’astrattismo dell’artista mantovano si fa originale. Presente alla Biennale Veneziana nel 1952 (con il Gruppo degli Otto di Lionello Venturi), nel 1954 e nel 1956, nel 1958 gli viene dedicata una sala personale e vince il Premio Nazionale.

Nel 1964 Turcato produce la prima opera del ciclo delle “Superfici lunari” (lotto n. 129): strisce di gommapiuma riciclate da materassi che rappresentano la scabrosità della superficie lunare. La serie mostra l’interesse di Turcato per la materia e la pittura spaziale intesa come luogo dell’azione esteriore ed interiore. Un’esemplare verrà acquistato dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma nel 1964.

“Un cinismo filosofico governa l’opera di Turcato, l’indifferenza per il tema e per l’immagine. Tutto è occasione di pittura, perché tutto è sottoposto alla legge del tempo e dello spazio. La forma è consustanziale alla superficie del quadro ma non ne è mai schiacciata. Essa aderisce e nello stesso tempo si sottrae ad una fissione definitiva. Accenna alla sosta e contemporaneamente si dispone come sintomo di movimento. E la sua apparizione non ha un verso per essere guardata; perché non esiste dritto o rovescio. L’apparizione non rispetta la convenzione dello sguardo ma si insinua tra i due versanti della tela” (da Achille Bonito Oliva, La pittura come azione interiore, catalogo mostra, Galleria Sprovieri Roma, 1980). Stima: 7.000€/9.000€.

Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190×290, 1984 – Lotto n. 154 – da wannenesgroup.com
Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190x290, 1984
Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190×290, 1984 – Lotto n. 154 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Hermann Nitsch è un artista austriaco esponente del cosiddetto Azionismo Viennese. Gli artisti del Gruppo utilizzano il corpo e le azioni corporee come mezzi espressivi che invadono non solo la tela ma anche lo spazio circostante caratterizzando il processo artistico in senso ‘performativo’.

L’artista usa questo tipo di azioni a fini catartici disvelando in maniera ‘traumatica’ tematiche fatte oggetto di tabù nella società contemporanea: erotismo e religione, violenza contro gli animali e aspetti sociali e morali dell’essere parte di un sistema naturale basato sull’efferatezza sono ‘mostrati’ criticamente per il solo fatto di essere l’oggetto stesso, non mediato, dell’operazione artistica.

Intervistato da Beatrice Zamponi nel 2012 per la Repubblica (05 Giugno 2012) Nitsch afferma: “è solo passando attraverso i più bassi istinti dell’uomo che può avvenire la catarsi. Quando squartiamo un animale, sentiamo le sue viscere calde, beviamo il suo sangue, ritorniamo in contatto con qualcosa di primitivo che ci appartiene. È in questi momenti che esce fuori la nostra natura, che non è né buona né cattiva, è semplicemente il nostro istinto. Può essere anche violento, ma la violenza fa parte del mondo ed è meglio esorcizzarla in un rito collettivo che reprimerla. Viviamo in una forma di depressione latente, siamo anestetizzati. Le mie Azioni sono un modo per avvicinare la vita alla morte ed è da questa esperienza che usciamo più forti. Ecco perché la gente che partecipa mi ringrazia”. Stima: 28.000€/38.000€.

Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190×290, 1984 – Lotto n. 169 – da wannenesgroup.com
Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190x290, 1984
Piero Gilardi, Campo di granoturco, poliuretano espanso entro teca di plexiglass, 101x201x24, 2001 – Lotto n. 169 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Bellissima e grande opera di Piero Gilardi, “Campo di granoturco” in poliuretano espanso al lotto n. 169.

Gilardi è un artista torinese (classe 1942) ormai arrivato alla piena consacrazione con la grande mostra Nature Forever che il MAXXI Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo gli dedica quest’anno dal 13 aprile 2017 al 15 ottobre 2017.

I “Tappeti Natura” rappresentano uno dei cicli più importanti di Gilardi la cui attività nel dopoguerra si è articolata fra performance e arte ambientale. Il primo ciclo, importantissimo, risale agli anni 1965-1968 ma in seguito, e soprattutto ultimamente, l’artista ne ha prodotti moltissimi dalle piccole alle grandi dimensioni.

Quella di Gilardi è un’operazione sia concettuale che estetica in senso aristotelico: arte come riproduzione esatta della natura, artificio, ma non solo; si tratta di una palingenesi straniante: la natura rinasce dai materiali della sua distruzione, una sorpresa che l’uomo è, sperabilmente, capace di fare. Stima: 8.000€/12.000€.

Giuseppe Penone, Struttura del tempo, terracotta e liana arrotolata, 90x105x80, 1992 – Lotto n. 172 – da wannenesgroup.com
Giuseppe Penone, Struttura del tempo, terracotta e liana arrotolata, 90x105x80, 1992
Giuseppe Penone, Struttura del tempo, terracotta e liana arrotolata, 90x105x80, 1992 – Lotto n. 172 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Giuseppe Penone nasce nel cuneese nel 1947. Esponente di punta del movimento arte povera con Giovanni Anselmo e Michelangelo Pistoletto negli anni ’60, tiene la prima personale nel 1968 al Deposito d’Arte Presente con opere che utilizzano materiali non convenzionali quali piombo, rame, pece, corde e legno anche in combinazione con azioni causate da elementi naturali: per esempio pioggia e sole.

Dagli anni ’70 Penone ha approfondito una ricerca al confine fra land art, e quindi intervento naturale, e body art, intervento sul corpo. Penone in particolare indaga il rapporto esistente fra individualità ed esteriorità sia visivamente che concettualmente nei termini di disvelamento di una reciproca interazione di questi elementi che non è solo istantanea ma conduce ad una evoluzione creativa nello spazio-tempo concepita in senso memoriale e sensoriale.

“Struttura del tempo”, al lotto n. 172, è allo stesso tempo il genitivo soggettivo di ciò che la natura sa costruire per strati, ma anche, oggettivamente quanto noi sappiamo percepire di questa verità nell’artificialità del nostro essere homines fabresStima: 90.000€/110.000€.