Asta Wannenes Group n. 222 – 25 Maggio 2017 – Milano, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 222 di Arte Moderna e Contemporanea della Casa D’Aste Wannenes Group di Milano si terrà in data 25 maggio 2017 alle ore 19.00 presso Open Care, Sala Carroponte, in Via G. Piranesi 10. La TopTen di SenzaRiserva.

Bruno Munari, Curva di Peano, acrilico su tela, 100×100, 1975 – Lotto n. 23 – da wannenesgroup.com
Bruno Munari, Curva di Peano, acrilico su tela, 100x100, 1975
Bruno Munari, Curva di Peano, acrilico su tela, 100×100, 1975 – Lotto n. 23 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Scoperta dal matematico Giuseppe Peano nel 1890, la “Curva di Peano” (lotto n. 23) è una curva che ha la particolarissima proprietà di poter riempire e coprire tutti i punti di un quadrato attraverso apposite trasformazioni. Ciò nonostante una curva sia un forma geometrica monodimensionale mentre un quadrato è una forma bidimensionale.

Il ciclo di opere delle “Curve di Peano”, nel percorso artistico di Bruno Munari, si colloca negli anni 1970-1974, anche se l’artista realizzerà tali opere anche negli anni seguenti.

Sull’assunto scientifico della perfezione geometrica rappresentata da queste forme Munari dispiega una proposta cromatica “assolutamente superflua” come la definisce. Consapevole che l’arte è gioco percettivo, l’artista milanese lavora sul concetto estetico disvelando come anche il logos possa essere fantasia e inganno.

Il colore soprattutto è l’elemento straniante di queste opere, come colore è l’energia determinante del nostro status umano di necessità. Scrive lo stesso Munari nel cartoncino di presentazione ad una mostra tenutasi nel 1974: “il famoso matematico Giuseppe Peano per dimostrare visivamente che possono esistere linee curve senza tangenti, ideò una curva simile al filo che forma una maglia, ma così fitta da riempire completamente tutta l’ area di un quadrato. Il risultato fu un quadrato tutto nero. Nella delimitazione di confine tra le zone di colore di questa mia composizione, è visibile la linea famosa.

La mia proposta, assolutamente superflua alla speculazione matematica, ma curiosa sotto l’ aspetto estetico, sta nel porre determinati colori nelle zone delimitate dalla linea. Di fronte a questa proposta l’ osservatore è spinto ad immaginare quale potrà essere il colore della superficie quadrata quando la curva rimpicciolendosi e moltiplicandosi l’ avrà riempita quasi tutta. Non è necessario pensarci continuamente, basta una volta ogni tanto.” Stima: 14.000€/16.000€.

Dadamaino, Oggetto Ottico-Dinamico, legno dipinto e placchette metalliche, diagonale cm 56, 1961 – Lotto n. 27 – da wannenesgroup.com
Dadamaino, Oggetto Ottico-Dinamico, legno dipinto e placchette metalliche, diagonale cm 56, 1961
Dadamaino, Oggetto Ottico-Dinamico, legno dipinto e placchette metalliche, diagonale, cm 56, 1961 – Lotto n. 27 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Edoarda Emilia Maino nasce a Milano nel 1930. Iscritta a Medicina, coltiva la pittura da autodidatta. Frequenta al contempo il Bar Giamaica dove viene a contatto con artisti ed intellettuali (fra gli altri Enrico Baj, Roberto Crippa, Lucio Fontana e Piero Manzoni).

Del 1958 è la prima personale alla Galleria dei Bossi di Milano. Alla opere di gusto informale seguono i primi “Volumi” monocromi con squarci ovoidali che manifestano l’acquisizione di una matura spazialità già in nuce coloristicamente nelle opere bidimensionali. Cominciano le collaborazioni con Piero Manzoni e i gruppi d’avanguardia delle nuove ricerche visuali: il Gruppo N, il Gruppo T, il G.R.A.V.

L'”Oggetto ottico-dinamico” al lotto n. 27 è un’opera assai rara per l’anno di esecuzione, il 1961. Si tratta infatti delle opere cinetiche che l’artista presenterà nel 1964 alla mostra parigina Nouvelle Tendance. Si tratta di opere costituite da piastrine in alluminio tese su fili di nylon o incollate a una tavola nera con dimensioni diverse (spesso reciprocamente multiple), variabilità di forma e rapporti geometrici (spesso secondo l’equazione X2+Y22) che generano effetti di dinamica ottica che rendono l’oggetto percettivamente instabile.

Osservando infatti il lotto in asta si ha la sensazione che quattro circolarità a diversi livelli di profondità si creino mutevolmente su una superficie liquida. Stima: 15.000€/25.000€.

Marino Marini, Impressionabilità, tempera su carta, 67.8×68.5, 1960 – Lotto n. 101 – da wannenesgroup.com
Marino Marini, Impressionabilità, tempera su carta, 67.8x68.5, 1960
Marino Marini, Impressionabilità, tempera su carta, 67.8×68.5, 1960 – Lotto n. 101 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

A soli 28 anni un giovanissimo Marino Marini, nel 1929, è voluto da Arturo Martini ad occupare la cattedra di scultura presso la scuola d’arte di Villa Reale a Monza.

Prestissimo l’artista ottiene importanti riconoscimenti: alla II Quadriennale nel 1935 vince il primo premio per la scultura e nel 1937 quello all’Exposition international des arts di Parigi che ne sancisce la fama internazionale.

Cavalli, cavalieri, nudi, giocolieri, pugili rappresentano uomini eroici, padroni della realtà, capaci di un controllo non solo razionale ma anche empatico su di essa.

È nel dopoguerra però che la scultura di Marini risente dell’inquietudine del post evento bellico. Pulsioni informali fanno presa sulle opere scultoree (e pittoriche) dell’artista. In particolare i gruppi equestri e/o uomo-cavaliere vengono caratterizzati da dinamicità e pose drammatiche, innaturali, con forme contratte e spezzate dal dolore, quasi disarticolate.

Ed è forse in pittura che questo motivo assume la maggiore semplificazione formale, o meglio quasi informale. Le opere del ciclo “Impressionabilità” (lotto n. 101) infatti, non sono altro che la presentazione più astratta del cavaliere (sulla sinistra) e del cavallo (sulla destra): imbizzarrito, indomabile, spaventato, impressionato. Stima: 50.000€/70.000€.

Remo Bianco, Impronta, tecnica mista su tela applicata su tavola, 100×75, 1960 – Lotto n. 104 – da wannenesgroup.com
Remo Bianco, Impronta, tecnica mista su tela applicata su tavola, 100x75, 1960
Remo Bianco, Impronta, tecnica mista su tela applicata su tavola, 100×75, 1960 – Lotto n. 104 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Remo Bianco, artista nato a Milano nel 1922, è stato lungo tutto il corso della sua carriera uno sperimentatore sia dal punto di vista concettuale che nell’uso dei materiali.

Negli anni ’50 Bianco si muove ancora nel solco dell’informale, risentendo delle esperienze dell’ambiente milanese fra post-cubismo, surrealismo, Movimento Nucleare e Movimento Spaziale. Le prime sperimentazioni sulle cosiddette “Impronte” (lotto n. 104) e sui 3D realizzati in vetro possono tuttavia essere fatte risalire alla fine degli anni ’40 e all’inizio dei ’50.

Bianco realizza le “Impronte” attraverso tracce lasciate da oggetti semplici su gesso oppure su cartapesta e gomma (successivamente). In questo modo conduce una ricerca di ‘riappropriazione’ dell’impianto formale e immaginativo che supera le sterili inquietudini di stampo informale e apre alle ricerche avanguardistiche degli anni ’60 e ’70.

L’evocatività del reale viene riorganizzati in campi geometrici, serializzata nella infinita diversità, aperta alla tridimensionalità del reale, impreziosita dagli ori e dagli argenti dei materiali. Stima: 7.000€/9.000€.

Mimmo Rotella, Sempre bella (Marilyn), decollage e tecnica mista su tela, 121×85, 1978 – Lotto n. 108 – da wannenesgroup.com
Mimmo Rotella, Sempre bella (Marilyn), decollage e tecnica mista su tela, 121x85, 1978
Mimmo Rotella, Sempre bella (Marilyn), decollage e tecnica mista su tela, 121×85, 1978 – Lotto n. 108 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Nell’intervista riportata nel Catalogo della Mostra presso Lattuada Studio, Milano, settembre – dicembre 2007 “Omaggio a Mimmo Rotella” – Testo critico e intervista di Francesca Alfano Miglietti (FAM), racconta Mimmo Rotella in merito ai suoi celebri decollage in asta con un bellissimo esemplare “Sempre bella (Marilyn)” al lotto n. 108: “Nel 1952 ero reduce da una crisi artistica, pensavo che tutto era stato fatto nell’arte […] Poi verso il 1953-54 mi fermavo a guardare estasiato, entusiasta, quei manifesti sui muri che io vedevo a Piazza del Popolo dove a quel tempo avevo uno studio. Così cominciai a strappare i primi manifesti.

Mi piacevano perché erano pieni di dinamica, di colore, di forza, con queste lacerazioni […] Così, la notte, era più forte di me: scendevo in strada e laceravo quei manifesti, li collezionavo. Mi ricordo che li mettevo sotto il letto, nel mio studio. Una sera di quegli anni venne a trovarmi il famoso critico e filologo dell’arte Emilio Villa […] Mi disse che stavo per iniziare un nuovo linguaggio pittorico/artistico, perché avevo inventato un nuovo spazio, che non era più lo spazio del collage cubista, ma invenzione nello spazio […]

I primi manifesti lacerati dai muri erano piuttosto astratti o espressionisti. Poi verso il 1959-60 ho cominciato a tirar fuori l’immagine. Era il momento della pop-art in America e io sentivo il bisogno di far vedere queste immagini. L’immagine che mi attirava di più era quella cinematografica perché, essendo a Roma, c’era Cinecittà ed erano in preparazione molti film. Poi venivano i film americani, c’era Marilyn Monroe… […] Stima: 8.000€/12.000€.

Piero Dorazio, Giallino, olio su tela, 190×210, 1977 – Lotto n. 119 – da wannenesgroup.com
Piero Dorazio, Giallino, olio su tela, 190x210, 1977
Piero Dorazio, Giallino, olio su tela, 190×210, 1977 – Lotto n. 119 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Opera di notevoli dimensioni ed altissima qualità di Piero Dorazio al lotto n. 119 “Giallino”.

Pioniere dell’arte astratta del dopoguerra Dorazio è stato uno dei fondatori del Gruppo Forma 1 a Roma nel 1947. Fra gli altri c’erano Achille Perilli, Giulio Turcato, Pietro Consagra, Carla Accardi. Ciascuno di essi però condurrà ricerche assai originali nei decenni successivi anche se tutte legate alle tematiche dell’indagine dello spazio, delle geometrie, del colore e della percezione.

Proprio di Dorazio sarà l’interesse per il colore. Fin dai primi anni ’50 infatti l’artista si interessa alle opere di Giacomo Balla di cui studia la caratteristica ricerca della luce attraverso la sovrapposizione e la scomposizione dei colori e al contempo segue le ricerche coeve dello svizzero Max Bill sulla percezione del colore.

Dorazio negli anni ’60 si avvicinò per risultati formali alle prove iniziali della pop art nell’azzeramento del linguaggio ottenuto attraverso la ‘quasi monocromia’. Tuttavia l’artista romano non rinunciò mai a rivendicare il lirismo del proprio linguaggio astratto e l’individualità dell’artista.

Dorazio non fu artista pop né mai si depersonalizzò nelle prove collettive dell’arte cinetica e programmata. La sua personalità colorista è rimasta unica. Stima: 90.000€/110.000€.

Giulio Turcato, Superficie lunare, 48×68, 1969 circa – Lotto n. 129 – da wannenesgroup.com
Giulio Turcato, Superficie lunare, 48x68, 1969 circa
Giulio Turcato, Superficie lunare, 48×68, 1969 circa – Lotto n. 129 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Un’altro dei rappresentanti e fondatori di Forma 1 con Piero Dorazio fu Giulio Turcato.

É nel corso degli anni ’50 che l’astrattismo dell’artista mantovano si fa originale. Presente alla Biennale Veneziana nel 1952 (con il Gruppo degli Otto di Lionello Venturi), nel 1954 e nel 1956, nel 1958 gli viene dedicata una sala personale e vince il Premio Nazionale.

Nel 1964 Turcato produce la prima opera del ciclo delle “Superfici lunari” (lotto n. 129): strisce di gommapiuma riciclate da materassi che rappresentano la scabrosità della superficie lunare. La serie mostra l’interesse di Turcato per la materia e la pittura spaziale intesa come luogo dell’azione esteriore ed interiore. Un’esemplare verrà acquistato dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma nel 1964.

“Un cinismo filosofico governa l’opera di Turcato, l’indifferenza per il tema e per l’immagine. Tutto è occasione di pittura, perché tutto è sottoposto alla legge del tempo e dello spazio. La forma è consustanziale alla superficie del quadro ma non ne è mai schiacciata. Essa aderisce e nello stesso tempo si sottrae ad una fissione definitiva. Accenna alla sosta e contemporaneamente si dispone come sintomo di movimento. E la sua apparizione non ha un verso per essere guardata; perché non esiste dritto o rovescio. L’apparizione non rispetta la convenzione dello sguardo ma si insinua tra i due versanti della tela” (da Achille Bonito Oliva, La pittura come azione interiore, catalogo mostra, Galleria Sprovieri Roma, 1980). Stima: 7.000€/9.000€.

Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190×290, 1984 – Lotto n. 154 – da wannenesgroup.com
Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190x290, 1984
Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190×290, 1984 – Lotto n. 154 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Hermann Nitsch è un artista austriaco esponente del cosiddetto Azionismo Viennese. Gli artisti del Gruppo utilizzano il corpo e le azioni corporee come mezzi espressivi che invadono non solo la tela ma anche lo spazio circostante caratterizzando il processo artistico in senso ‘performativo’.

L’artista usa questo tipo di azioni a fini catartici disvelando in maniera ‘traumatica’ tematiche fatte oggetto di tabù nella società contemporanea: erotismo e religione, violenza contro gli animali e aspetti sociali e morali dell’essere parte di un sistema naturale basato sull’efferatezza sono ‘mostrati’ criticamente per il solo fatto di essere l’oggetto stesso, non mediato, dell’operazione artistica.

Intervistato da Beatrice Zamponi nel 2012 per la Repubblica (05 Giugno 2012) Nitsch afferma: “è solo passando attraverso i più bassi istinti dell’uomo che può avvenire la catarsi. Quando squartiamo un animale, sentiamo le sue viscere calde, beviamo il suo sangue, ritorniamo in contatto con qualcosa di primitivo che ci appartiene. È in questi momenti che esce fuori la nostra natura, che non è né buona né cattiva, è semplicemente il nostro istinto. Può essere anche violento, ma la violenza fa parte del mondo ed è meglio esorcizzarla in un rito collettivo che reprimerla. Viviamo in una forma di depressione latente, siamo anestetizzati. Le mie Azioni sono un modo per avvicinare la vita alla morte ed è da questa esperienza che usciamo più forti. Ecco perché la gente che partecipa mi ringrazia”. Stima: 28.000€/38.000€.

Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190×290, 1984 – Lotto n. 169 – da wannenesgroup.com
Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190x290, 1984
Piero Gilardi, Campo di granoturco, poliuretano espanso entro teca di plexiglass, 101x201x24, 2001 – Lotto n. 169 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Bellissima e grande opera di Piero Gilardi, “Campo di granoturco” in poliuretano espanso al lotto n. 169.

Gilardi è un artista torinese (classe 1942) ormai arrivato alla piena consacrazione con la grande mostra Nature Forever che il MAXXI Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo gli dedica quest’anno dal 13 aprile 2017 al 15 ottobre 2017.

I “Tappeti Natura” rappresentano uno dei cicli più importanti di Gilardi la cui attività nel dopoguerra si è articolata fra performance e arte ambientale. Il primo ciclo, importantissimo, risale agli anni 1965-1968 ma in seguito, e soprattutto ultimamente, l’artista ne ha prodotti moltissimi dalle piccole alle grandi dimensioni.

Quella di Gilardi è un’operazione sia concettuale che estetica in senso aristotelico: arte come riproduzione esatta della natura, artificio, ma non solo; si tratta di una palingenesi straniante: la natura rinasce dai materiali della sua distruzione, una sorpresa che l’uomo è, sperabilmente, capace di fare. Stima: 8.000€/12.000€.

Giuseppe Penone, Struttura del tempo, terracotta e liana arrotolata, 90x105x80, 1992 – Lotto n. 172 – da wannenesgroup.com
Giuseppe Penone, Struttura del tempo, terracotta e liana arrotolata, 90x105x80, 1992
Giuseppe Penone, Struttura del tempo, terracotta e liana arrotolata, 90x105x80, 1992 – Lotto n. 172 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Giuseppe Penone nasce nel cuneese nel 1947. Esponente di punta del movimento arte povera con Giovanni Anselmo e Michelangelo Pistoletto negli anni ’60, tiene la prima personale nel 1968 al Deposito d’Arte Presente con opere che utilizzano materiali non convenzionali quali piombo, rame, pece, corde e legno anche in combinazione con azioni causate da elementi naturali: per esempio pioggia e sole.

Dagli anni ’70 Penone ha approfondito una ricerca al confine fra land art, e quindi intervento naturale, e body art, intervento sul corpo. Penone in particolare indaga il rapporto esistente fra individualità ed esteriorità sia visivamente che concettualmente nei termini di disvelamento di una reciproca interazione di questi elementi che non è solo istantanea ma conduce ad una evoluzione creativa nello spazio-tempo concepita in senso memoriale e sensoriale.

“Struttura del tempo”, al lotto n. 172, è allo stesso tempo il genitivo soggettivo di ciò che la natura sa costruire per strati, ma anche, oggettivamente quanto noi sappiamo percepire di questa verità nell’artificialità del nostro essere homines fabresStima: 90.000€/110.000€.

Asta Meeting Art n. 818 – 7 e 8 Gennaio 2017 – Vercelli, Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea – Sessioni II-III

La II e III sessione dell’Asta di Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea n. 818 della Casa d’Aste Meeting Art di Vercelli si terranno nel fine settimana del 07/08 Gennaio 2016 alle ore 14.30. La top ten di SenzaRiserva.

Vincenzo Balsamo, Senza titolo, olio su tela, 70x100, 1982
Vincenzo Balsamo, Senza titolo, olio su tela, 70×100, 1982 – Lotto n. 147 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Vincenzo Balsamo nasce a Brindisi nel 1935. Compie studi da autodidatta sotto la guida del maestro e decoratore Pietro Acquaviva di cui Vincenzo frequenta la bottega artigiana da adolescente.

La prima personale è del 1957 a Brindisi. Due anni dopo Balsamo è a Roma dove entra in contatto con i protagonisti della Scuola Romana.

Fino all’inizio degli anni ’70 la pittura di Balsamo è di stretta impronta figurativa. In seguito invece l’artista intraprende un percorso evolutivo che lo conduce da un primo linguaggio di derivazione cubista ad opere astratte in cui Balsamo dispiega la sua originalità.

L’informale materico caratterizza il primo quinquennio degli anni ’70 per poi cedere il passo ai cicli delle “Nebulose” e successivamente delle “Evocazioni”. In queste opere Balsamo cerca un connubio fra segno e colore che dà vita, nelle “Evocazioni”, ad atmosfere surreali popolate da presenze e non-presenze, da energie che cercano una definizione senza trovarla.

Gli anni ’80 (lotto n. 147 “Senza titolo”) rappresentano la maturità artistica per il pittore brindisino. Tratto e colore raggiungono un equilibrio che se da un lato ricorda soluzioni di scomposizione e ricomposizione cubista dall’altro mette in luce una pura e istintiva liricità. Stima: 2.000€/3.000€.

Angelo Cagnone, I colori del ricordo, olio, tecnica mista e collage su tela, 116x89, 2003
Angelo Cagnone, I colori del ricordo, olio, tecnica mista e collage su tela, 116×89, 2003 – Lotto n. 186 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Nato in provincia di Savona nel 1941 Angelo Cagnone può essere definito un artista concettuale che utilizza nelle sue opere mezzi espressivi di matrice sia figurale che astratta.

L’opera in asta al lotto n. 186 “I colori del ricordo” è rappresentativa di un importante ciclo pittorico dell’artista che appunto ruota intorno al tema della memoria e che fu consacrato in una significativa mostra presso la Casa del Mantegna a Mantova nel 2008.

Fin dal ciclo dei “Profili” degli anni ’70 Cagnone evidenzia una predilezione per la stratificazione del segno e della materia (anche attraverso il collage). Tale predilezione fa da diretto contrappunto ad una ricerca di ‘significato’ che indaga la realtà attraverso una elaborazione coscienziale e memoriale.

Cagnone porta direttamente sulla tela gli stati di coscienza legati alla percezione dell’essere uomo. Lo fa spesso invertendo ma mai omettendo alcuno dei due piani della realtà: il reale stesso e l’interpretazione soggettiva. Stima: 2.000€/3.000€.

Gastone Biggi, Night and light, polimaterico su tela, 100x100, 1990
Gastone Biggi, Night and light, polimaterico su tela, 100×100, 1990 – Lotto n. 196 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Gastone Biggi (Roma, 1925) è stato il fondatore nel 1962 del Gruppo Uno. Il gruppo era composto da Giuseppe Uncini, Nicola Carrino, Achille Pace, Nato Frascà e Pasquale Santoro. Biggi redige, con Nato Frascà le due dichiarazioni d’intenti.

Nel catalogo di presentazione della prima del Gruppo alla Galleria La Medusa di Roma nel 1963 si legge: “[…] Aspiravamo a partecipare attivamente alla volontà e all’azione di ricostruzione dopo la ‘tabula rasa’ dell’Informale. Questa la base comune che ci siamo riconosciuti. Rifiuto dell’isolamento individualistico e solipsista e coscienza dei valori sociali che venivano affermandosi. […] Per il Gruppo Uno il rapporto tra arte e società è determinante, proprio in quanto la società non può fare a meno dell’arte. L’indagine estetica su superficie-forma-percezione ha un forte valore didattico in quanto aumenta i livelli conoscitivi e l’attitudine critica della coscienza del fruitore. L’arte deve realizzarsi nell’incontro con la scienza e la tecnologia”.

La ricostruzione di Biggi avviene attraverso il ‘punto’, elemento grafico che l’artista utilizza programmaticamente e analiticamente in una pittura che è summa di astrazione e figurazione. Di fatto Biggi mette in atto un tentativo di superamento di questa dicotomia nel realismo astratto (definizione già teorizzata da Biggi nel 1949). Attraverso il punto, elemento costitutivo della realtà, Biggi arriva ad una sintesi che restituisce ricchezza di rappresentazione, magia e sogno, come nel bellissimo “Night and light” lotto n. 196Stima: 8.000€/9.000€.

Gianfranco Pardi, Architettura, acrilici, cavi e alluminio su tela, 50x50x5, 1976
Gianfranco Pardi, Architettura, acrilici, cavi e alluminio su tela, 50x50x5, 1976 – Lotto n. 210 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Disegno, pittura e scultura dialogano nelle opere degli anni ’70 di Gianfranco Pardi, milanese, classe 1933.

Già dagli anni ’60 la ricerca di Pardi è volta al superamento delle incertezze dell’informale attraverso un costruttivismo che integra forme, geometria e spazio.

L’opera al lotto n. 210 appartiene al primo ciclo delle “Architetture”. Si tratta di opere con cavi d’acciaio e tiranti che interagiscono con lo spazio monocromo della tela e che rimandano sì alle utopie del suprematismo russo e del neoplasticismo olandese. Le “Architetture” però evidenziano anche un approccio più didattico, legato con semplicità e forza al reale.

Scrive Pardi: “Quando lavoro attorno a un problema specifico che chiamo ‘architettura’, so di non parlare della architettura e so che il mio lavoro non agisce nel senso di produrre una sorta di astratta architettura. Eppure tutto il mio lavoro, da tempo, si istituisce espressamente attorno al senso di questo problema”. Stima: 6.000€/7.000€.

Giuseppe Uncini, Spazi di ferro, scultura in ferro e cemento, 64.5x87x73, base in legno e cemento, 1991
Giuseppe Uncini, Spazi di ferro, scultura in ferro e cemento, 64.5x87x73, base in legno e cemento, 1991 – Lotto n. 218 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Un altro dei componenti dello storico Gruppo Uno, Giuseppe Uncini (Fabriano, 1929) al lotto n. 218 “Spazi di ferro”.

Difficile dare una definizione di questo artista che dalla fine degli anni ’60 ha adottato la ‘materia’ come sua forma di espressione primaria. Arte concettuale, architettura, minimalismo, arte analitica sono tutte definizioni valide. Ma comunque e sicuramente la riflessione di Uncini si è sempre sviluppata intorno al ‘costruire’ e al ruolo che appartiene all’uomo, come faber, nella società e nel mondo.

Negli anni ’80 la ricerca di Uncini verte intorno al ciclo delle “Dimore”, opere in cui lo sguardo dell’artista sembra sempre più spostarsi dalla materia all’uomo.

Nel 1990 Uncini partecipa alla rassegna “L’Altra Scultura” a Madrid, Barcellona e Darmstadt con il ciclo “Spazi di ferro” qui rappresentato dal bellissimo lotto in asta. Stima: 55.000€/65.000€.

Arturo Ciacelli, Notti elettriche, tecnica mista su cartone, 71x93, 1930
Arturo Ciacelli, Notti elettriche, tecnica mista su cartone, 71×93, 1930 – Lotto n. 234 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Originario di Arnara, nel Lazio, Arturo Ciacelli nasce nel 1883. Fu pioniere dell’arte ‘moderna’ in Svezia dove si era trasferito nel 1910 al seguito della moglie Elsa Ström, pittrice, conosciuta ai corsi liberi dell’Accademia di Belle Arti a Roma. In Svezia animò la scena culturale con la sua celebre Galleria Nya konstgalleriet.

A Parigi negli anni ’10 frequentò Delaunay, Léger, Braque, Chagall e mise a punto quel linguaggio astratto ben radicato nel reale che lui stesso definí realismo sintetico.

Dal 1928 al 1933 (l’opera in asta al lotto n. 234 “Notti elettriche” è stata eseguita nel 1930) Ciacelli soggiornò a Parigi e questo fu sicuramente il suo periodo più fecondo, ricco di importanti esposizioni: “Esposizione futurista” (1929), “Arte italiana” al Cercle des Artistes Français (1929); Salon des Tuileries (1931-1933), personali nella “galleria 23”, “Studio 28” ed “Epoque nouvelle” (1930-1932).

Ciacelli studiò a Roma con Boccioni e Severini. Fu un ottimo rappresentante del secondo futurismo e dell’aeropittura. Il suo stile mostra evidente l’influenza delle scoperte della scomposizione cubista che utilizzò nel tentativo di rappresentare la simultaneità e dinamicità del reale. Stima: 4.000€/5.000€.

Piero Gilardi, Amarene e limoni, poliuretano espanso, 50x50, 1995
Piero Gilardi, Amarene e limoni, poliuretano espanso, 50×50, 1995 – Lotto n. 251 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Un poliuretano espanso del 1995, di ottima qualità estetica, di Piero Gilardi al lotto n. 251 “Amarene e limoni”.

I primi ‘tappeti-natura’ dell’artista torinese risalgono al 1965 e portano subito Gilardi alla ribalta del mercato dell’arte internazionale.

L’artista riproduce oggetti naturali: il greto di un fiume, il sottobosco, frutti e sterpaglie. Ma non si tratta di un processo di mimesis fine a se stesso. Attraverso la ‘tecnologia’ dei materiali Gilardi mette in evidenza le contraddizioni fra natura e modernità che più gli stanno a cuore.

L’artificiosità della verosimiglianza, la rottura della continuità naturale attraverso la decontestualizzazione tagliata e venduta ‘al metro’, e certamente anche una dimensione di sogno e recupero di una innocenza perduta che tenga però conto dei progressi industriali e tecnologici, sono tutte tematiche delle sue opere.

Non solo dunque arte povera ma una continua sfida concettuale e d’intervento sul reale nonché partecipativa che Gilardi ha vissuto, in particolare negli anni ’70, attraverso la militanza politica ed azioni d’arte spontanea e installativa in tutto il mondo. Stima: 6.000€/7.000€.

Xavier Bueno, Bambina, olio su tela, 24x18, 1965
Xavier Bueno, Bambina, olio su tela, 24×18, 1965 – Lotto n. 302 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Una dolcissima “Bambina” dell’artista spagnolo naturalizzato italiano Xavier Bueno al lotto n. 302.

Nato a Vera de Bidasoa in Spagna nel 1915 e fratello maggiore del pittore Antonio Bueno si trasferì a Firenze con quest’ultimo nel 1940. Insieme vissero l’esperienza dei Pittori Moderni della Realtà con Gregorio Sciltian e Pietro Annigoni. La prima mostra ufficiale del Gruppo fu a Milano, alla galleria de “L’Illustrazione Italiana”, nel novembre del 1947.

Nell’opuscolo della mostra si legge: “[…] Noi rinneghiamo tutta la pittura contemporanea dal postimpressionismo a oggi, considerandola l’espressione dell’epoca del falso progresso e il riflesso della pericolosa minaccia che incombe sull’umanità. Noi riaffermiamo invece quei valori spirituali e più precisamente morali senza i quali fare opera di pittura diventa il più sterile degli esercizi. Noi vogliamo una pittura morale nella sua più intima essenza, nel suo stile stesso, una pittura che in uno dei momenti più cupi della storia umana sia impregnata di quella fede nell’uomo e nei suoi destini, che fece la grandezza dell’arte nei tempi passati […]”.

Il Gruppo si scioglierà presto ma si tratta comunque di enunciati che rappresentano tutta la storia artistica di Xavier. L’evoluzione stilistica dell’artista, assai diversa da quella del fratello che si interesserà alle sperimentazioni d’avanguardia, pur in un originalissimo crescente espressionismo, non verrà mai meno infatti alla ricerca di umanità, alla critica sociale, all’introspezione di esseri umani, bambini innocenti vittime della povertà e della guerra. Stima: 6.000€/7.000€.

Salvo, San Nicola Arcella, olio su tavola, 50x40, 2004/2005
Salvo, San Nicola Arcella, olio su tavola, 50×40, 2004/2005 – Lotto n. 304 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Salvo Mangione è stato un artista siciliano, nato nel 1947 in provincia di Enna ma che ha vissuto e lavorato a Torino fino alla morte avvenuta nel 2015.

Le prime prove di Salvo nella Torino degli anni ’70 si svolgono nel contesto dell’arte povera e concettuale. Celebri sono i suoi “Autoritratti” su collage di giornali, le “Lapidi”, i “Tricolori” dove Salvo sviluppa una indagine intorno al ruolo dell’artista inteso come forza demiurgica e modificatrice della realtà.

Importante anche, per l’artista, la rilettura e l’intertestualità nelle proprie opere con la storia dell’arte e gli artisti del passato (bellissimi i suoi d’après), atteggiamento che lo allontanerà dall’arte povera stessa.

Dalla metà degli anni ’70 e poi negli ’80 Salvo torna alla pittura, in particolare a quella di paesaggio (lotto n. 304 “San Nicola Arcella”).

Scrive l’artista al frammento 189 dello scritto teorico Della pittura. Imitazione di Wittgenstein uscito nel 1980: “Evoluzione della storia dell’arte come disfacimento progressivo della forma, come progressiva cecità, oppure come continuo accrescimento del vedere?”.

Sì perché i paesaggi di Salvo questo sono. Continuano il dialogo con la storia dell’arte attraverso un procedimento di sintesi e semplificazione che ha digerito tutti gli stili. Attraverso questa riduzione Salvo crea una nuova grammatica fatta di alberi, nuvole, tetti, cespugli in cui l’artista raggiunge una leggerezza metafisica che lui stesso ha definito, nel titolo di una sua mostra, “estasi ordinaria”. Stima: 9.000€/10.000€.

Mario Tozzi, Nudo di donna con anfora, olio su tela, 73x44, 1926
Mario Tozzi, Nudo di donna con anfora, olio su tela, 73×44, 1926 – Lotto n. 319 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Proprio nel 1926, anno di esecuzione dell’opera al lotto n. 319 “Nudo di donna con anfora”, Mario Tozzi fu tra i fondatori del Groupe des Sept a Parigi, dove si era trasferito nel 1920, con Massimo Campigli, Filippo De Pisis, Renato Paresce, Giorgio De Chirico, Alberto Savinio e Gino Severini.

Come scrive E. Carli in “Tozzi”, Torino, 1976, pp. 20-22 fino alla fine degli anni ’30 “[…] i quadri di Tozzi si caratterizzano quasi sempre per la presenza di indicazioni prospettiche dedotte dalla realtà come fughe di porticati e di pavimentazioni, porte o altri oggetti fortemente scortati, ombre portate e simili: indicazioni che, nonostante la loro matematica esattezza, come si è detto, non intendono riflettere una spazialità reale, ma poeticamente fittizia, immaginaria […]”.

In quest’opera di Tozzi del 1926 sono già accennate anche se non evidenti le caratteristiche di tutta la pittura di Tozzi degli anni ’30. In queste opere Tozzi, al pari di Campigli e Paresce, unirà l’impronta metafisica del realismo magico ad una monumentalità della posa e della composizione ‘studiata’ e quasi statuaria tipica del Novecento italiano della Sarfatti. Stima: 14.000€/16.000€.