Asta Meeting Art n. 826 – Sabato 20 e Domenica 21 Maggio – Vercelli, Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea – Sessioni V-VI

La quinta e la sesta sessione dell’asta di Arte Moderna e Contemporanea n. 826 della Casa d’Aste Meeting Art di Vercelli si terranno nel fine settimana del 20/21 maggio 2017 alle ore 14.30. La TopTen di SenzaRiserva.

Gottardo Ortelli, Immersione totale, acrilici su tela, 70×70, 1975 – Lotto n. 425 – da meetingart.it
Gottardo Ortelli, Immersione totale, acrilici su tela, 70x70, 1975
Gottardo Ortelli, Immersione totale, acrilici su tela, 70×70, 1975 – Lotto n. 425 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Nato a Viggiù nel 1938 Gottardo Ortelli ha frequentato l’Accademia di Brera dove è stato titolare della cattedra di pittura nel 1974.

L’opera in asta al lotto n. 425 fa parte sicuramente del ciclo di opere più interessante dell’artista “Immersione totale”, oggetto di una recente mostra presso la Galleria Antonio Battaglia di Milano (22 novembre 2016 – 28 gennaio 2017).

Ortelli negli anni ’70 si aggrega ai rappresentanti della cosiddetta pittura analitica. Il ciclo delle “Immersioni totali”, che va dal 1974 al 1976, è caratterizzato da tele monocrome su cui prendono vita, in scansioni parallele, linee diagonali alternate, che si assottigliano e si ispessiscono in ritmi concordanti e discordanti. In questo modo l’artista gioca a livello percettivo confondendo il piano di sfondo e il primo piano in un dialogo in tridimensionalità fra linee e spazio, colore e non colore. Forse le opere dal sapore più optical dell’artista lombardo. Stima: 3.000€/4.000€.

Augusto Garau, Continuità, olio su tela, 89×89, 1977 – Lotto n. 432 – da meetingart.it
Augusto Garau, Continuità, olio su tela, 89x89, 1977
Augusto Garau, Continuità, olio su tela, 89×89, 1977 – Lotto n. 432 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Augusto Garau nasce a Bolzano nel 1942. Studia a Milano all’Accademia di Brera con Atanasio Soldati che negli anni ’50 lo coinvolge nei fermenti astratti del M.A.C. Movimento Arte Concreta.

Il contributo più originale di Garau è comunque quello che l’artista raggiunge negli anni ’70 e che riguarda lo studio della dinamiche percettive della forma e del colore. Sarà la frequentazione di Gaetano Kanizsa, esponente italiano della filosofia della Gestalt, ad avvicinare Garau a queste tematiche.

I processi cognitivi della forme e retinici dei colori sono le tematiche che soprattutto interessano Garau. L’artista utilizza infatti spessissimo la forma dell’anello non chiuso lasciando che sia lo spettatore stesso a completarlo idealmente. Garau inoltre lavora, specie negli anni ’80, sulle ambiguità derivanti dall’accostamento dei colori e sulle trasparenze. Evidenti tali tematiche al lotto n. 432 “Continuità”, concetto espresso sia attraverso la forma che per mezzo del colore.

“Il continuum cromatico è un insieme di colori, puri o in mescolanza, tra i quali esiste un legame prodotto da un colore comune. Il continuum non si verifica quindi nel caso di una giustapposizione fra due colori puri, ma quando un colore puro si unisce a una mescolanza che lo contiene, o quando due mescolanze si giustappongono tra loro” (da Augusto Garau, “Le Armonie del colore. Analisi strutturale dei colori. La teoria delle mescolanze. La trasparenza percettiva”, Hoepli, Milano, 1984, p. 4). Stima: 3.000€/4.000€.

Valentino Vago, E.162, olio su tela, 73×92, 1973 – Lotto n. 448 – da meetingart.it
Valentino Vago, E.162, olio su tela, 73x92, 1973
Valentino Vago, E.162, olio su tela, 73×92, 1973 – Lotto n. 448 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Dopo un inizio pittorico caratterizzato dall’informale lombardo, in particolare dall’influenza della matericità e della ‘memoria figurativa’ di Ennio Morlotti, nel corso degli anni ’60 Valentino Vago approfondisce una ricerca di sintesi contemplativa, coloristica e formale, per certi aspetti vicina alle coeve realizzazioni dell’americano Mark Rothko.

Perché Vago non può essere ridotto ad artista ‘analitico’ come solitamente si fa. Quello dell’artista di Barlassina è sì un mondo minimale, destrutturato; ma è anche un paesaggio di sogno dove avvengono miracoli, uno spazio evocativo e sacrale: “un mondo pittorico fatto di silenzi, di calme sensazioni, che si esprime con una pittura tutta intessuta di luce sommessa che allaga le forme geometriche, rese diafane da un delicatissimo velo” (da M.Valsecchi, Valentino Vago, Milano, Vanni Scheiwiller, 1969, p.11).

Da non dimenticare che alla fine degli anni ’70 l’artista si dedicherà alla realizzazione di grandi murales sia in spazi privati che pubblici, soprattutto all’interno di chiese. Stima: 6.000€/7.000€.

Mario Nuti, Composizione, olio su masonite, 130×200, 1953 – Lotto n. 466 – da meetingart.it
Mario Nuti, Composizione, olio su masonite, 130x200, 1953
Mario Nuti, Composizione, olio su masonite, 130×200, 1953 – Lotto n. 466 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Bellissima e importante opera di Mario Nuti, “Composizione” al lotto n. 466, realizzata nel 1953. Ad appena 27 anni, nel 1950, Nuti è tra i fondatori dell’Astrattismo Classico fiorentino, di cui firma il Manifesto redatto dal filosofo Ermanno Migliorini con Vinicio Berti, Gualtiero Nativi, Bruno Brunetti e Alvaro Monnini, sottoscrivendone tutte le istanze di impegno sociale e politico.

L’esperienza astratta in Nuti perdurerà fino ai primi anni anni ’60 quando l’artista torna gradualmente alla figurazione e si dedica all’insegnamento.

Figura timida e appartata Mario Nuti porta testimonianza con le sue opere di una “capacità compositiva accanto a vivo, intimo senso del colore; [… di] un’istanza polemica […] un bisogno di scarnificare la materia pittorica, di ridurla all’essenziale”, nella definizione di Giovanni Spadolini, suo compagno di studi all’epoca dell’Istituto d’Arte a Firenze.

Caratteristiche, quelle notate dall’illustre amico, che Nuti mantiene nell’arco di tutta la sua esperienza astratta, che da un rigido geometrismo iniziale si muove negli anni verso forme più strutturate ed espressive per quanto concerne sia le cromie che la composizione. Stima: 6.000€/7.000€.

Albino Galvano, Astratto in movimento, olio su cartone, 50×40, 1952 – Lotto n. 474 – da meetingart.it
Albino Galvano, Astratto in movimento, olio su cartone, 50x40, 1952
Albino Galvano, Astratto in movimento, olio su cartone, 50×40, 1952 – Lotto n. 474 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Si può affermare che Albino Galvano sia stato uno dei teorici del M.A.C. Movimento Arte Concreta (1950). Pittore, critico, laureato in filosofia e magistero, allievo di Felice Casorati, già nel 1930 è alla sua prima Biennale di Venezia.

Proprio nel 1952, anno di realizzazione di quest’opera al lotto n. 474 “Astratto in movimento”, Galvano firma a Torino il Manifesto del M.A.C con Annibale Biglione, Adriano Parisot e Filippo Scroppo (Bollettino n. 9 del Movimento, del novembre ’52).

Le composizioni di Albano del periodo M.A.C. mostrano tuttavia una certa eterodossia dell’artista le cui opere rivelano per forme, colori e richiami naturalistici una ispirazione ‘simbolica’ e spiritualista.

Scrive a questo proposito il critico Luciano Caramel in “Arte in Italia 1945-1960”, Vita e Pensiero, 1994, p. 96: “Galvano, infine, nutrito di complessa cultura, irriducibile a formule, fino ad apparire eclettico, è capace di caricare l’aniconicità di valenze di un’inafferrabile semantica volta a ‘vedere’ dipingendo”.

In seguito l’artista si avvicinerà all’informale per poi successivamente utilizzare nelle sue composizioni elementi liberty di gusto astratteggiante e ‘nastri’. Stima: 4.000€/5.000€.

Ennio Finzi, Cosmico, sentimento jazz, olio e tecnica mista su masonite, 110×80, 1956 – Lotto n. 480 – da meetingart.it
Ennio Finzi, Cosmico, sentimento jazz, olio e tecnica mista su masonite, 110x80, 1956
Ennio Finzi, Cosmico, sentimento jazz, olio e tecnica mista su masonite, 110×80, 1956 – Lotto n. 480 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Veneziano, classe 1931, Ennio Finzi ha percorso tutta la storia artistica del secondo dopoguerra italiano fino ad oggi sperimentando e rinnovandosi continuamente nel solco di un’ispirazione però unica che ha sempre avuto come riferimenti il ritmo ed il colore.

Nelle opere di Finzi degli anni ’50, come questa “Cosmico” al lotto n. 480 sono certamente presenti queste due componenti che sono di supporto ad una interpretazione della pittura vicina alle coeve esperienze dello spazialismo nel senso di una spazialità di espressione interiore che apre alla possibilità all’interno della tela.

Ci sono nella pittura di Finzi la gestualità forte del gesto astratto di Emilio Vedova, la spiritualità luministica del maestro Virgilio Guidi, ci sono gli spazi interiori di Tancredi; il tutto intessuto in una partitura che rimanda alla passione musicale di Finzi che utilizza nel colore le atonie e gli effetti distonici schoemberghiani e citazioni del jazz afroamericano.

Alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia nel 1956 Finzi ha tenuto la sua prima personale. Stima: 9.000€/10.000€.

Gabriele Devecchi, Senza titolo, colle, cere, olio e graffiature su tela, 70×100, 1959 – Lotto n. 487 – da meetingart.it
Gabriele Devecchi, Senza titolo, colle, cere, olio e graffiature su tela, 70x100, 1959
Gabriele Devecchi, Senza titolo, colle, cere, olio e graffiature su tela, 70×100, 1959 – Lotto n. 487 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Designer italiano nato a Milano nel 1938, Gabriele Devecchi è noto in pittura soprattutto perché fu fra i fondatori, proprio nel 1959 (“Senza titolo” al lotto n. 487), del Gruppo T con Giovanni Anceschi, Davide Boriani e Gianni Colombo.

Nel corso degli anni ’50 l’artista nel laboratorio di argenteria del padre impara la lavorazione dei metalli: incidere a bulino, smaltare a fuoco, la fusione della plastica, modellare la cera, scolpire il legno.

Le dinamiche spazio-tempo sono quelle che prenderanno vita nelle prime mostre “Miriorama” del Gruppo negli spazi della Galleria Pater. Con il Gruppo esponevano Manzoni, Fontana, Baj, Munari in un clima di rinnovamento artistico attento ai fenomeni percettivi ed evolutivi della materia: fenomeni luministici basati sul tempo e sul processo quali combustioni, ossidazioni, concrezioni; automatismi generativi di cui l’opera al lotto n. 487 ritrae una istantanea. Stima: 10.000€/12.000€.

Giuseppe Santomaso, Bachical nocturne, olio e tecnica mista su carta intelata, 100×68, 1955 – Lotto n. 499 – da meetingart.it
Giuseppe Santomaso, Bachical nocturne, olio e tecnica mista su carta intelata, 100x68, 1955
Giuseppe Santomaso, Bachical nocturne, olio e tecnica mista su carta intelata, 100×68, 1955 – Lotto n. 499 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Giuseppe Santomaso, veneziano, nel 1946 è fra i fondatori della Nuova Secessione artistica italiana, Fronte Nuovo delle Arti, propugnatore di un’arte che non può prescindere dalla realtà seppur icastica, sulla scia del post-cubismo picassiano, e impegnata nel sociale.

Ma già alla Biennale del 1948 le posizioni del Gruppo divergono profondamente nella querelle fra linguaggio astratto e figurazione. Santomaso sostiene: “l’immagine creata dall’artista non dipende dalle apparenze fenomeniche della realtà”.

E infatti nel corso degli anni ’50 il suo linguaggio si muove sempre più fra informale, geometrismo astratto e una vena surreale che risponde ad esigenze di risoggettivizzazione dell’opera d’arte imprescindibili per un’artista dalla grandissima sensibilità.

Del 1952 è la partecipazione di Santomaso alla XXVI Biennale di Venezia con il Gruppo degli Otto di Lionello Venturi. Nel 1954 gli viene assegnato il Primo Premio per la pittura italiana, nel 1956 il Premio Graziano alla Galleria del Naviglio di Milano. Nel 1955 dipinge questa bellissima opera “Bachical nocturne” al lotto n. 499Stima: 27.000€/30.000€.

Vinicio Berti, Guardare in alto (grandiosamente), idropittura e tempera vinilica su tela, 180×120, 1988-1990 – Lotto n. 555 – da meetingart.it
Vinicio Berti, Guardare in alto (grandiosamente), idropittura e tempera vinilica su tela, 180x120, 1988-1990
Vinicio Berti, Guardare in alto (grandiosamente), idropittura e tempera vinilica su tela, 180×120, 1988-1990 – Lotto n. 555 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Opera di grandi dimensioni, 180×120, del fondatore ed ideologo dell’astrattismo classico, il fiorentino Vinicio Berti, al lotto n. 555 “Guardare in alto (grandiosamente)”.

Con questo ciclo siamo ormai negli anni ’80, lontanissimi dal clima culturale e sociale del dibattito politico del dopoguerra. Vinicio Berti è però la testimonianza di una coerenza estrema, di un pensiero ideologico e artistico a cui non venne mai meno, fino alla morte nel 1991.

Si tratta spesso di opere volutamente di grandi dimensioni, di grande potenza formale per la forza del tratto, la prospettiva tendente alla verticalità, le forme a piramide /grattacielo tridimensionali; ed il tipico lettering di cui Berti è stato uno degli iniziatori che da acronimo ormai si è fatto enunciazione aperta, quasi consapevole ultimo canto del cigno di un sognatore.

E allora l’artista guarda “continuamente” in alto, in segno di lotta, di speranza, ma anche di disillusione; ci guarda “grandiosamente”, e poi ancora “costruttivamente”, “fermamente”, “limpidamente”, “solidamente”. Lo fa dopo aver progettato. Il ciclo precedente dell’artista fu infatti, coerentemente, quello delle “Grandi costruzioni per l’avvenire”. Stima: 10.000€/12.000€.

Tano Festa, Dalla serie da Michelangelo, acrilico su tela, 100×60, 1978 – Lotto n. 571 – da meetingart.it
Tano Festa, Dalla serie da Michelangelo, acrilico su tela, 100x60, 1978
Tano Festa, Dalla serie da Michelangelo, acrilico su tela, 100×60, 1978 – Lotto n. 571 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Bella opera di Tano Festa, protagonista dell’arte pop italiana e della Scuola di Piazza del Popolo al lotto n. 571 “Dalla serie da Michelangelo”.

Non esiste serialità nelle opere di questi artisti (Schifano, Festa, Angeli), come spesso si afferma, poiché la serialità è il concetto stesso su cui essi stessi hanno lavorato. Si dovrebbe piuttosto parlare di variabilità percettiva, contestuale e momentanea dell’opera.

In questa al lotto n. 571 ci sono tutti gli elementi iconografici e gli stilemi del linguaggio del maestro romano elaborati in una composizione dallo straordinario equilibrio formale: prima di tutto nell’uso dell’armonia aurea e nei colori complementari, perfettamente bilanciati; poi nell’utilizzo della gocciolatura che conferisce partecipazione emotiva al dipinto. Infine nella decontestualizzazione diagonale dei regoli (citazione delle “persiane”) che conducono l’occhio al mondo di sogno della nube, nel contatto fra spirituale e umano della citazione michelangiolesca, nelle riquadrature metareferenziali con cui l’artista re-incornicia l’opera.

Un grandissimo Festa, che ha prodotto opere di spessore dagli anni ’60 fino agli anni ’80.  Stima: 6.000€/7.000€.

Asta Meeting Art n. 826 – Sabato 6 e Domenica 7 Maggio – Vercelli, Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea – Sessioni I-II

Le prime due sessioni dell’Asta n. 826 di Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Meeting Art di Vercelli si terranno nei fine settimana del 6/7 maggio 2017 alle ore 14.30. La TopTen di SenzaRiserva.

Luigi Mainolfi, Geografia, polveri e acrilico su carta applicata su tavola, 52×52, 2002 – Lotto n. 26 – da meetingart.it
Luigi Mainolfi, Geografia, polveri e acrilico su carta applicata su tavola, 52x52, 2002
Luigi Mainolfi, Geografia, polveri e acrilico su carta applicata su tavola, 52×52, 2002 – Lotto n. 26 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Luigi Mainolfi nasce a Rotondi in provincia di Avellino nel 1948. Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Napoli. Già dal 1973 è a Torino dove esordisce con opere scultoree realizzate con calchi in gesso e cera il cui soggetto è principalmente l’immagine stessa dell’artista. Mainolfi realizza queste opere in chiave performativa lasciandole degradare da agenti esterni o sottoponendole a cadute e frantumazioni.

Dagli anni ’80 Mainolfi approfondisce ed elabora l’aspetto superficiale della tridimensionalità delle sculture soprattutto attraverso terracotte policrome ove traccia mitografie che intrecciano racconto e segno con particolare attenzione allo sviluppo di forme organiche.

Tendenza che si accentua negli anni ’90 nella serie dei “Paesaggi” (lotto n. 26 “Geografia”), serie che approda ad una pura bidimensionalità. Tempo e spazio vengono racchiusi, contenuti in rilievi dorati su fondi neri. L’artista racconta una storia archetipica ammantandola di una simbologia mitica che impreziosisce tracce che vogliono nascondere allo stesso tempo artificialità e  autorialità. L’opera d’arte si fa da sé, in natura; ed è la più magnifica delle performanceStima: 4.000€/5.000€.

Mario Nuti, Composizione, olio e tecnica mista su carta, 70×50, 1950 – Lotto n. 27 – da meetingart.it
Mario Nuti, Composizione, olio e tecnica mista su carta, 70x50, 1950
Mario Nuti, Composizione, olio e tecnica mista su carta, 70×50, 1950 – Lotto n. 27 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Mario Nuti è stato uno dei padri dell’astrattismo classico fiorentino con Vinicio Berti, Bruno Brunetti, Alvaro Monnini e Gualtiero Nativi. Con questi ne firmerà nella primavera del 1950 il Manifesto, redatto dal filosofo Ermanno Migliorini.

Già nel giugno del 1949 Nuti aveva partecipato alla rassegna “Terza Mostra Internazionale Arte Oggi”, alla Strozzina di Palazzo Strozzi, alla quale furono presenti i più importanti astrattisti italiani e non solo.

Uno dei curatori, Giusta Nicco Fasola, scrive nella prefazione al catalogo: “ragione di questa mostra […] è di mettere il pubblico fiorentino a contatto con una delle direttive più notevoli dell’arte moderna come si presenta in Italia […] in questi ultimi anni assistiamo a un più compatto schieramento delle tendenze d’avanguardia verso un’arte controllata, severa che afferma il predominio consapevole dell’uomo sulla natura, interna ed esterna. Anche l’uomo è natura, ma l’astrattismo pone l’accento appunto sopra la facoltà ch’egli ha di negare la natura come tale e di dare vita alla realtà che gli è propria. […] l’astrattismo artistico contemporaneo ama dirsi concreto e funzionale, parla della sua attività come costruttrice di oggetti. […] Questo è il principio per riconquistare l’idea che l’arte produce qualcosa, come sempre ha fatto, che può anche servire”.

Sono le premesse per le dichiarazioni del Manifesto che invita gli artisti a “prendere coscienza della loro posizione nella società, a domandarsi per chi essi lavorano, quale uomo sia quello che le loro opere esprimono”. Opera militante questa al lotto n. 27 “Composizione”. Stima: 3.000€/4.000€.

Alberto Sughi, Al caffè, olio su tela, 45.7×77.7, 1984-1985 – Lotto n. 42 – da meetingart.it
Alberto Sughi, Al caffè, olio su tela, 45.7x77.7, 1984-1985
Alberto Sughi, Al caffè, olio su tela, 45.7×77.7, 1984-1985 – Lotto n. 42 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Artista cesenate, Alberto Sughi è pittore un po’ dimenticato dal mercato ma di grande spessore, che meriterebbe una rivalutazione. Una ‘occasione’ in attesa di una ripresa della pittura ‘figurativa’ vista l’attuale ‘moda’ e interesse precipuo verso l’arte aniconica.

Autodidatta, frequenta l’ambiente torinese. La prima personale è a Roma presso la Galleria del Pincio nel 1956. Numerose poi le sue presenze alla Biennale Veneziana ed alla Quadriennale romana.

Uomo impegnato nelle file del partito comunista  la pittura di Sughi è stata definita con l’etichetta di realismo esistenziale. “Io ho sempre pensato che l’arte mi dovesse restituire quello che non arrivavo a capire, a vedere. E quando una cosa mi stava davanti, pensavo ci fosse un mistero dietro. Per questo ho sempre immaginato che dietro all’apparente, con un lavoro di memoria, con un lavoro di scavo, si possa arrivare alla verità dell’immagine. Per questo ho sempre privilegiato il ricordare, il prendere dalla memoria i segni della mia pittura e non dal vero. Perché il vero era troppo intrigante e non ti lasciava vedere cosa si nascondeva dietro quella forma” (da Claudia Rocchi, L’ultima Intervista, Corriere della Sera, Domenica 1 Aprile 2012).

Impegno di analisi della realtà dunque e di riflessione sull’essere uomo; una visione del mondo che si fa più disillusa e disincantato anche nella sua pittura negli anni ’80 e ’90 con la caduta del comunismo e la fine di quegli ideali. Lotto n. 42 “Al caffè”. Stima: 9.000€/10.000€.

Roberto Crippa, Spirali, olio su tela, 70×100, 1951 – Lotto n. 60 – da meetingart.it
Roberto Crippa, Spirali, olio su tela, 70x100, 1951
Roberto Crippa, Spirali, olio su tela, 70×100, 1951 – Lotto n. 60 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Bellissime “Spirali” di Roberto Crippa al lotto n. 60. Laureatosi a Brera nell’anno accademico 1947/1948 l’ascesa dell’artista di Monza è folgorante, tanto che nel 1951 già espone a New York presso Alexander Jolas, uno dei più importanti galleristi a livello internazionale che vanta sedi in diverse capitali europee.

Il lotto in asta rappresenta al meglio quel momento storico e artistico a cavallo del secolo di cui Crippa fu uno dei protagonisti. Da un lato infatti c’è nell’ideazione della spirale la forte valenza di rottura propulsiva dell’action painting, del ‘ritorno’ di istanze di matrice futurista e dei concetti spaziali e concettuali propugnati dal coevo affermarsi dello spazialismo. Dall’altro la passione e l’entusiasmo per la scienza e la tecnologia evidente in quest’opera nel fondo variopinto rappresentativo di un assemblaggio meccanico che tiene stretto il confine fra terra e cielo, razionalità e tumulto, uomo di carne e ossa e l’immaginazione.

Spirale del tipo cosiddetto centrifugo, dove cioè la linea della spirale fuoriesce idealmente dalla cornice dell’opera: la massima espressione dell’adesione Crippa allo spazialismo. Stima: 27.000€/30.000€.

Ideo Pantaleoni, Composizione, tempera alla caseina su tela, 65×46, 1954 – Lotto n. 90 – da meetingart.it
Ideo Pantaleoni, Composizione, tempera alla caseina su tela, 65x46, 1954
Ideo Pantaleoni, Composizione, tempera alla caseina su tela, 65×46, 1954 – Lotto n. 90 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Finalmente un po’ di soddisfazioni da parte del mercato per le opere di Ideo Pantaleoni nelle aste dell’ultimo anno. Partecipa al M.A.C. Movimento Arte Concreta a Milano negli anni ’50 con Munari, Dorfles, Soldati, Gianni Monnet.

Dal 1948 intanto l’artista soggiorna a Parigi, alternando viaggi fra la capitale francese e la città meneghina. Partecipa alla Biennale di Venezia del 1948, alla Triennale del 1954 ed alla Quadriennale di Roma del 1965.

Pantaleoni è un protagonista dell’arte astratta italiana, non solo per le cromie e la perfetta modularità delle composizioni ma anche per la precocità delle sua conversione aniconica che avviene nel biennio 1946/1947 quando l’artista, in pochi mesi, passa da una produzione di stampo novecentista ispirata ai valori plastici ad una pura naturale e istintiva espressione astratta.

Come scrive Marco Meneguzzi nell’introduzione “Astrazione A/R” in “Ideo Pantaleoni. Un percorso verso l’astrazione”, catalogo della mostra tenutasi dal 3 al 28 novembre 2015 presso Cortina Arte, Milano: “[…] l’astrattismo di Pantaleoni eè il frutto di una intuizione personale, dello spirito dei tempi, e del gusto della sperimentazione innestati in uno spirito irruente e libero. Tra Parigi e Milano trova i suoi modelli e soprattutto a Milano sviluppa quella sua eleganza formale […] in stretto contatto con gli artisti del Movimento Arte Concreta, di cui entra a far parte prestissimo e di cui assorbe – contribuendo per suo – i moduli stilistici, da Atanasio Soldati prima, da Gianni Monnet – a nostro avviso – immediatamente dopo, come si vede nelle sue ‘composizioni’ attorno al 1955, di chiara matrice modulare e ‘tipografica’ […]”. Si veda a tal proposito l’opera al lotto n. 90 “Composizione”. Stima: 5.000€/6.000€.

Massimo Kaufmann, Senza titolo, olio su tela, 150×100, 2006 – Lotto n. 95 – da meetingart.it
Massimo Kaufmann, Senza titolo, olio su tela, 150x100, 2006
Massimo Kaufmann, Senza titolo, olio su tela, 150×100, 2006 – Lotto n. 95 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Opera bellissima a nostro giudizio quella di Massimo Kaufmann al lotto n. 95 “Senza titolo” del 2006. Milanese, classe 1963, Kaufmann si distingue nella nuova ‘Scena Emergente’ di giovani artisti presentatisi al Museo Pecci di Prato nel 1990.

Fin da subito espone nelle più importanti gallerie italiane ed internazionali e suo opere vengono acquistate da rinomati musei (in Italia dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e dal MaMBo di Bologna solo per citare i più importanti).

Il puntinismo di Massimo Kaufmann è un mezzo attraverso il quale l’artista dispiega una visione del mondo non puramente decorativa ma interpretativa della realtà. Per mezzo dell’uso di colori complementari, attraverso il loro addensarsi e/o rarefarsi, Kaufmann racconta la storia di una sensazione, un battito interiore; pone il contrappunto di un evolversi nel tempo.

Come ha ottimamente scritto Achille Bonito Oliva nell’introduzione al Catalogo della Mostra The Golden Age tenutasi presso la Galleria PIOMONTI Arte Contemporanea nel 2013: “Nato per vedere, chiamato a guardare” […] l’artista K. vive l’avventura di uno sguardo nomade che non si stanca mai di vedere, ma anzi arriva al punto di cacciare ogni parola che non sia quella silenziosa e lampante dell’immagine. Questa diventa il luogo e il veicolo di tutti i linguaggi, il punto di scambio con ogni altra voce. Massimo Kaufmann procede nella ricerca con l’acume che gli proviene dalla pratica intensa dell’avventura creativa.

L’artista K. nasce per questo scopo, si muove sotto la spinta di una repulsione irresistibile che non gli permette di rallentare con la vista o di chiudere gli occhi, semmai di utilizzare anche il sonno per rovesciare le palpebre sulla “vista interiore”.

Squarci, sguardi e disvelamenti protagonisti dell’opera al lotto n. 95. Stima: 8.000€/9.000€.

Claudio Olivieri, Argos, olio su tela, 160×120, 1985 – Lotto n. 98 – da meetingart.it
Claudio Olivieri, Argos, olio su tela, 160x120, 1985
Claudio Olivieri, Argos, olio su tela, 160×120, 1985 – Lotto n. 98 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Claudio Olivieri nasce a Roma nel 1934. La sua ricerca si inserisce dagli anni ’70 nell’ambito della pittura analitica. La prima personale risale al 1960 al Salone Annunciata di Milano. È stato alla Biennale di Venezia nel 1966, nel 1980, 1986 e 1990.

La ‘pittura pittura’ di Olivieri si contraddistingue nell’ambito della corrente analitica per non ridursi solo all’osservazione di un fenomeno, alla sua scomposizione; questo forse per la natura stessa del principale oggetto di analisi di Olivieri: il colore.

Entità inafferrabile se non nella nostra percezione della luce, il colore in Olivieri si fa fantasma, evoca uno spazio di riflessione che talvolta t’inghiotte, altre ti trasporta in una corrente ascensionale che non ti lascia mai indifferente.

Artista sempre coerente, destinato a una rivalutazione visto il divario economico rispetto ai suoi compagni di viaggio. Opera di grandi dimensioni, di qualità. Ottimo investimento alla base. Stima: 10.000€/12.000€.

Hans Hartung, T1976-E14, acrilico su tela, 65×81, 1976 – Lotto n. 100 – da meetingart.it
Hans Hartung, T1976-E14, acrilico su tela, 65x81, 1976
Hans Hartung, T1976-E14, acrilico su tela, 65×81, 1976 – Lotto n. 100 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Un’arte di espressione totale la pittura di Hans Hartung, artista nato a Lipsia nel 1904 e morto ad Antibes nel 1989. Allievo degli opposti Kokoschka e  Kandinskij, Hartung ha rappresentato la sintesi perfetta di divergenti spinte astratte: da un lato l’informale schiavo delle pulsioni soggettive, dall’altro il costruttivismo geometrico di buon grado prigioniero delle leggi dell’armonia.

“Sempre, sempre ho cercato una legge, la regola d’oro, alchimista del ritmo, dei movimenti, dei colori. Trasmutazione di un disordine apparente il cui solo scopo era di organizzare un movimento perfetto, per creare l’ordine nel disordine, creare l’ordine dal disordine.

In questo, avevo il sentimento di partecipare alle forze che sostengono la natura. Volevo tradurre con delle forme, delle immagini, le leggi della materia che potevano sembrare disordinate, arbitrarie, ma che nondimeno si organizzano in una volontà che, in fin dei conti, le armonizza e mantiene l’ordine. In un periodo della mia vita ho fatto alcuni dipinti molto caotici a prima vista, disordinati, complicati, come se il pennello corresse da sinistra a destra per caso senza obbedire a nessuna regola. Ma l’insieme, tuttavia, dona un’impressione d’unità, di armonia” (traduzione da Hans Hartung, Autoportrait, récit recueilli par Monique Lefebvre, Grasset, Paris, p. 74, estratto dall’introduzione di Paolo Repetto al catalogo della mostra “Hans Hartung Opere scelte 1947 – 1988” tenutasi nel 2012 presso le Gallerie Frediano Farsetti, la Galleria Repetto e la Galleria Tega)

Passo illuminante se ci si sofferma ad osservare il lotto n. 100 “T1976-E14”. Stima: 60.000€/70.000€.

Antonio Corpora, Paesaggio, olio su tela, 55×46, 1948 – Lotto n. 144 – da meetingart.it
Antonio Corpora, Paesaggio, olio su tela, 55x46, 1948
Antonio Corpora, Paesaggio, olio su tela, 55×46, 1948 – Lotto n. 144 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Una bella opera al confine fra figurazione ed astrazione di una dei padri dell’arte astratta italiana del dopoguerra, Antonio Corpora, al lotto n. 144 “Paesaggio”. Oppositore dell’arte dei valori classici propugnata da Novecento Italiano, dal 1945 Corpora sostiene le istanze di rinnovamento del linguaggio pittorico sulla scia delle spinte neo-cubiste d’oltralpe.

Nel 1947 è fra i fondatori del “Fronte Nuovo delle Arti” ma solo con l’adesione al Gruppo degli Otto nel 1952 le opere di Corpora approderanno ad una pura scomposizione astratta di forme e colori.

La struttura compositiva invece tiene ancora in questa opera al lotto n. 144. Opera lirica che preannuncia tutta l’individualità dell’astrattismo dell’artista romano che fa del colore lo strumento d’espressione di una emotività interpretativa latente che nella sua produzione successiva continuerà a dare vita a spazi della memoria, atmosfere che definiscono la sua arte in termini di ‘rielaborazione’ ed intuizione più che di invenzione.

Proprio del 1948 la prima partecipazione di Corpora alla Biennale di Venezia. Stima: 8.000€/9.000€.

Bruno Ceccobelli, Sorpresa, tecnica mista su tavola e cartone, 58.5x48x4.5, 2008 – Lotto n. 179 – da meetingart.it
Bruno Ceccobelli, Sorpresa, tecnica mista su tavola e cartone, 58.5x48x4.5, 2008
Bruno Ceccobelli, Sorpresa, tecnica mista su tavola e cartone, 58.5x48x4.5, 2008 – Lotto n. 179 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Bruno Ceccobelli nasce a Montecastello di Vibio in provincia di Perugia nel 1952. Si diploma con Toti Scialoja all’Accademia di Belle Arti di Roma. Filosofie orientali e Zen, insieme alla teosofia, la cabala e l’alchimia hanno un forte impatto sulla sua formazione artistica.

Nella seconda metà degli anni ’70 è uno dei protagonisti della cosiddetta Nuova Scuola Romana negli spazi dell’ex Pastificio Cerere, nel quartiere di San Lorenzo, con Gianni Dessì, Giuseppe Gallo, Nunzio, Piero Pizzi Cannella e Marco Tirelli.

Si tratta di artisti il cui problema non è più il dilemma fra figurazione o non figurazione, ma quello di dare nuovo significato all’arte affinché essa sia nuovamente strumento d’azione su una realtà allo stesso tempo reale e spirituale.

Al 1984 ed al 1986 risalgono le partecipazioni di Ceccobelli alla Biennale di Venezia, al 1996 quella alla Quadriennale di Roma; fatto che sottolinea come questo promettentissimo artista sia forse stato al contempo il più promettente ma anche il più penalizzato, ingiustamente, dal mercato.

Ceccobelli è colto, povero ma non minimale, troppo poco astratto per le mode; ma la sua arte è poetica, per gli iniziati, per chi cerca un senso non banale e immediato. Confidiamo in una riscoperta, in una “Sorpresa” al lotto n. 179Stima: 2.000€/3.000€.

Mino Maccari, Figura, olio su cartone, 54×39.5, 1949 – Lotto n. 180 – da meetingart.it
Mino Maccari, Figura, olio su cartone, 54x39.5, 1949
Mino Maccari, Figura, olio su cartone, 54×39.5, 1949 – Lotto n. 180 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Scrittore, pittore, incisore, intellettuale a 360 gradi Mino Maccari nasce a Siena nel 1898. Si laurea in giurisprudenza nel 1920 ed inizia ad esercitare il praticantato in uno studio legale. Nel frattempo frequenta l’ambiente culturale senese e si dedica da autodidatta alla pittura.

Partecipa alla stesura della rivista “Il Selvaggio”, di ispirazione fascista ed antiborghese, in particolare con incisioni. Nel 1926 ne diverrà direttore, carica che ricoprirà fino al giugno 1943. Durante la sua direzione, Maccari, deluso dall’esperienza del governo di Mussolini, orienterà la rivista verso l’arte e la satira politica.

Alla fine degli anni ’40 (nel 1949 dipinge l’opera al lotto n. 180 “Figura”) Maccari partecipa attivamente alla vita culturale del paese appena uscito dalla guerra. Nel 1947 tiene una personale alla celeberrima Galleria del Babuino a Roma. Nel 1948 partecipa alla Quadriennale di Roma e nello stesso anno è presente alla Biennale di Venezia con sala personale e presentazione di Roberto Longhi. Contestualmente vince il premio internazionale per l’incisione.

Opera doppia: altro dipinto con “giocatori di carte” al retro. Buon periodo per questo artista, che anche in vecchiaia ha prodotto tantissimo, e buon investimento. Non comunissime da trovare le opere anni ’40.  Stima: 5.000€/6.000€.

Ennio Calabria, Studio per “si allontanano”, acrilici su tela, 100×70, 1998 – Lotto n. 194 – da meetingart.it
Ennio Calabria, Studio per “si allontanano”, acrilici su tela, 100x70, 1998
Ennio Calabria, Studio per “si allontanano”, acrilici su tela, 100×70, 1998 – Lotto n. 194 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Ennio Calabria (nato a Tripoli nel 1937) è stato un artista e illustratore italiano figurativo. Negli anni ’60 fece parte del Gruppo romano “Il pro e il contro” con Renzo Vespignani, Ugo Attardi, Fernando Farulli, Piero Guccione e Alberto Gianquinto. Il Gruppo fu attivo fra gli anni 1961 e 1964 e fu sostenuto dai critici Antonio Del Guercio, Dario Micacchi e Duilio Morosini.

Si trattava di artisti che rifiutavano la pop art, qualsiasi ‘ismo’ artistico e l’informale per un ritorno alla figurazione e alla ‘pittura’, ma che si caratterizzavano soprattutto per la volontà di instaurare un dialogo con il tessuto sociale uscendo dal soggettivismo e dalla turris eburnea di un’arte popolare solo nell’etichetta.

Negli anni ’90 l’artista dà vita ad un ciclo di opere dove protagonista è la trasfigurazione dei soggetti (si veda il lotto n. 194 “Studio per ‘si allontanano'”) immortalati in una rappresentazione carica di pathos che stravolge l’espressione coloristica e del tratto in forme quasi scultoree. In ballo c’è la presa di coscienza dell’artista di un rapporto necessariamente metamorfico dell’uomo di fronte alle regole ed alle idiosincrasie della società contemporanea, in una continua ridefinizione dei ruoli e dell’identità. Stima: 12.000€/15.000€.