Asta Wannenes Group n. 222 – 25 Maggio 2017 – Milano, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 222 di Arte Moderna e Contemporanea della Casa D’Aste Wannenes Group di Milano si terrà in data 25 maggio 2017 alle ore 19.00 presso Open Care, Sala Carroponte, in Via G. Piranesi 10. La TopTen di SenzaRiserva.

Bruno Munari, Curva di Peano, acrilico su tela, 100×100, 1975 – Lotto n. 23 – da wannenesgroup.com
Bruno Munari, Curva di Peano, acrilico su tela, 100x100, 1975
Bruno Munari, Curva di Peano, acrilico su tela, 100×100, 1975 – Lotto n. 23 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Scoperta dal matematico Giuseppe Peano nel 1890, la “Curva di Peano” (lotto n. 23) è una curva che ha la particolarissima proprietà di poter riempire e coprire tutti i punti di un quadrato attraverso apposite trasformazioni. Ciò nonostante una curva sia un forma geometrica monodimensionale mentre un quadrato è una forma bidimensionale.

Il ciclo di opere delle “Curve di Peano”, nel percorso artistico di Bruno Munari, si colloca negli anni 1970-1974, anche se l’artista realizzerà tali opere anche negli anni seguenti.

Sull’assunto scientifico della perfezione geometrica rappresentata da queste forme Munari dispiega una proposta cromatica “assolutamente superflua” come la definisce. Consapevole che l’arte è gioco percettivo, l’artista milanese lavora sul concetto estetico disvelando come anche il logos possa essere fantasia e inganno.

Il colore soprattutto è l’elemento straniante di queste opere, come colore è l’energia determinante del nostro status umano di necessità. Scrive lo stesso Munari nel cartoncino di presentazione ad una mostra tenutasi nel 1974: “il famoso matematico Giuseppe Peano per dimostrare visivamente che possono esistere linee curve senza tangenti, ideò una curva simile al filo che forma una maglia, ma così fitta da riempire completamente tutta l’ area di un quadrato. Il risultato fu un quadrato tutto nero. Nella delimitazione di confine tra le zone di colore di questa mia composizione, è visibile la linea famosa.

La mia proposta, assolutamente superflua alla speculazione matematica, ma curiosa sotto l’ aspetto estetico, sta nel porre determinati colori nelle zone delimitate dalla linea. Di fronte a questa proposta l’ osservatore è spinto ad immaginare quale potrà essere il colore della superficie quadrata quando la curva rimpicciolendosi e moltiplicandosi l’ avrà riempita quasi tutta. Non è necessario pensarci continuamente, basta una volta ogni tanto.” Stima: 14.000€/16.000€.

Dadamaino, Oggetto Ottico-Dinamico, legno dipinto e placchette metalliche, diagonale cm 56, 1961 – Lotto n. 27 – da wannenesgroup.com
Dadamaino, Oggetto Ottico-Dinamico, legno dipinto e placchette metalliche, diagonale cm 56, 1961
Dadamaino, Oggetto Ottico-Dinamico, legno dipinto e placchette metalliche, diagonale, cm 56, 1961 – Lotto n. 27 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Edoarda Emilia Maino nasce a Milano nel 1930. Iscritta a Medicina, coltiva la pittura da autodidatta. Frequenta al contempo il Bar Giamaica dove viene a contatto con artisti ed intellettuali (fra gli altri Enrico Baj, Roberto Crippa, Lucio Fontana e Piero Manzoni).

Del 1958 è la prima personale alla Galleria dei Bossi di Milano. Alla opere di gusto informale seguono i primi “Volumi” monocromi con squarci ovoidali che manifestano l’acquisizione di una matura spazialità già in nuce coloristicamente nelle opere bidimensionali. Cominciano le collaborazioni con Piero Manzoni e i gruppi d’avanguardia delle nuove ricerche visuali: il Gruppo N, il Gruppo T, il G.R.A.V.

L'”Oggetto ottico-dinamico” al lotto n. 27 è un’opera assai rara per l’anno di esecuzione, il 1961. Si tratta infatti delle opere cinetiche che l’artista presenterà nel 1964 alla mostra parigina Nouvelle Tendance. Si tratta di opere costituite da piastrine in alluminio tese su fili di nylon o incollate a una tavola nera con dimensioni diverse (spesso reciprocamente multiple), variabilità di forma e rapporti geometrici (spesso secondo l’equazione X2+Y22) che generano effetti di dinamica ottica che rendono l’oggetto percettivamente instabile.

Osservando infatti il lotto in asta si ha la sensazione che quattro circolarità a diversi livelli di profondità si creino mutevolmente su una superficie liquida. Stima: 15.000€/25.000€.

Marino Marini, Impressionabilità, tempera su carta, 67.8×68.5, 1960 – Lotto n. 101 – da wannenesgroup.com
Marino Marini, Impressionabilità, tempera su carta, 67.8x68.5, 1960
Marino Marini, Impressionabilità, tempera su carta, 67.8×68.5, 1960 – Lotto n. 101 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

A soli 28 anni un giovanissimo Marino Marini, nel 1929, è voluto da Arturo Martini ad occupare la cattedra di scultura presso la scuola d’arte di Villa Reale a Monza.

Prestissimo l’artista ottiene importanti riconoscimenti: alla II Quadriennale nel 1935 vince il primo premio per la scultura e nel 1937 quello all’Exposition international des arts di Parigi che ne sancisce la fama internazionale.

Cavalli, cavalieri, nudi, giocolieri, pugili rappresentano uomini eroici, padroni della realtà, capaci di un controllo non solo razionale ma anche empatico su di essa.

È nel dopoguerra però che la scultura di Marini risente dell’inquietudine del post evento bellico. Pulsioni informali fanno presa sulle opere scultoree (e pittoriche) dell’artista. In particolare i gruppi equestri e/o uomo-cavaliere vengono caratterizzati da dinamicità e pose drammatiche, innaturali, con forme contratte e spezzate dal dolore, quasi disarticolate.

Ed è forse in pittura che questo motivo assume la maggiore semplificazione formale, o meglio quasi informale. Le opere del ciclo “Impressionabilità” (lotto n. 101) infatti, non sono altro che la presentazione più astratta del cavaliere (sulla sinistra) e del cavallo (sulla destra): imbizzarrito, indomabile, spaventato, impressionato. Stima: 50.000€/70.000€.

Remo Bianco, Impronta, tecnica mista su tela applicata su tavola, 100×75, 1960 – Lotto n. 104 – da wannenesgroup.com
Remo Bianco, Impronta, tecnica mista su tela applicata su tavola, 100x75, 1960
Remo Bianco, Impronta, tecnica mista su tela applicata su tavola, 100×75, 1960 – Lotto n. 104 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Remo Bianco, artista nato a Milano nel 1922, è stato lungo tutto il corso della sua carriera uno sperimentatore sia dal punto di vista concettuale che nell’uso dei materiali.

Negli anni ’50 Bianco si muove ancora nel solco dell’informale, risentendo delle esperienze dell’ambiente milanese fra post-cubismo, surrealismo, Movimento Nucleare e Movimento Spaziale. Le prime sperimentazioni sulle cosiddette “Impronte” (lotto n. 104) e sui 3D realizzati in vetro possono tuttavia essere fatte risalire alla fine degli anni ’40 e all’inizio dei ’50.

Bianco realizza le “Impronte” attraverso tracce lasciate da oggetti semplici su gesso oppure su cartapesta e gomma (successivamente). In questo modo conduce una ricerca di ‘riappropriazione’ dell’impianto formale e immaginativo che supera le sterili inquietudini di stampo informale e apre alle ricerche avanguardistiche degli anni ’60 e ’70.

L’evocatività del reale viene riorganizzati in campi geometrici, serializzata nella infinita diversità, aperta alla tridimensionalità del reale, impreziosita dagli ori e dagli argenti dei materiali. Stima: 7.000€/9.000€.

Mimmo Rotella, Sempre bella (Marilyn), decollage e tecnica mista su tela, 121×85, 1978 – Lotto n. 108 – da wannenesgroup.com
Mimmo Rotella, Sempre bella (Marilyn), decollage e tecnica mista su tela, 121x85, 1978
Mimmo Rotella, Sempre bella (Marilyn), decollage e tecnica mista su tela, 121×85, 1978 – Lotto n. 108 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Nell’intervista riportata nel Catalogo della Mostra presso Lattuada Studio, Milano, settembre – dicembre 2007 “Omaggio a Mimmo Rotella” – Testo critico e intervista di Francesca Alfano Miglietti (FAM), racconta Mimmo Rotella in merito ai suoi celebri decollage in asta con un bellissimo esemplare “Sempre bella (Marilyn)” al lotto n. 108: “Nel 1952 ero reduce da una crisi artistica, pensavo che tutto era stato fatto nell’arte […] Poi verso il 1953-54 mi fermavo a guardare estasiato, entusiasta, quei manifesti sui muri che io vedevo a Piazza del Popolo dove a quel tempo avevo uno studio. Così cominciai a strappare i primi manifesti.

Mi piacevano perché erano pieni di dinamica, di colore, di forza, con queste lacerazioni […] Così, la notte, era più forte di me: scendevo in strada e laceravo quei manifesti, li collezionavo. Mi ricordo che li mettevo sotto il letto, nel mio studio. Una sera di quegli anni venne a trovarmi il famoso critico e filologo dell’arte Emilio Villa […] Mi disse che stavo per iniziare un nuovo linguaggio pittorico/artistico, perché avevo inventato un nuovo spazio, che non era più lo spazio del collage cubista, ma invenzione nello spazio […]

I primi manifesti lacerati dai muri erano piuttosto astratti o espressionisti. Poi verso il 1959-60 ho cominciato a tirar fuori l’immagine. Era il momento della pop-art in America e io sentivo il bisogno di far vedere queste immagini. L’immagine che mi attirava di più era quella cinematografica perché, essendo a Roma, c’era Cinecittà ed erano in preparazione molti film. Poi venivano i film americani, c’era Marilyn Monroe… […] Stima: 8.000€/12.000€.

Piero Dorazio, Giallino, olio su tela, 190×210, 1977 – Lotto n. 119 – da wannenesgroup.com
Piero Dorazio, Giallino, olio su tela, 190x210, 1977
Piero Dorazio, Giallino, olio su tela, 190×210, 1977 – Lotto n. 119 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Opera di notevoli dimensioni ed altissima qualità di Piero Dorazio al lotto n. 119 “Giallino”.

Pioniere dell’arte astratta del dopoguerra Dorazio è stato uno dei fondatori del Gruppo Forma 1 a Roma nel 1947. Fra gli altri c’erano Achille Perilli, Giulio Turcato, Pietro Consagra, Carla Accardi. Ciascuno di essi però condurrà ricerche assai originali nei decenni successivi anche se tutte legate alle tematiche dell’indagine dello spazio, delle geometrie, del colore e della percezione.

Proprio di Dorazio sarà l’interesse per il colore. Fin dai primi anni ’50 infatti l’artista si interessa alle opere di Giacomo Balla di cui studia la caratteristica ricerca della luce attraverso la sovrapposizione e la scomposizione dei colori e al contempo segue le ricerche coeve dello svizzero Max Bill sulla percezione del colore.

Dorazio negli anni ’60 si avvicinò per risultati formali alle prove iniziali della pop art nell’azzeramento del linguaggio ottenuto attraverso la ‘quasi monocromia’. Tuttavia l’artista romano non rinunciò mai a rivendicare il lirismo del proprio linguaggio astratto e l’individualità dell’artista.

Dorazio non fu artista pop né mai si depersonalizzò nelle prove collettive dell’arte cinetica e programmata. La sua personalità colorista è rimasta unica. Stima: 90.000€/110.000€.

Giulio Turcato, Superficie lunare, 48×68, 1969 circa – Lotto n. 129 – da wannenesgroup.com
Giulio Turcato, Superficie lunare, 48x68, 1969 circa
Giulio Turcato, Superficie lunare, 48×68, 1969 circa – Lotto n. 129 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Un’altro dei rappresentanti e fondatori di Forma 1 con Piero Dorazio fu Giulio Turcato.

É nel corso degli anni ’50 che l’astrattismo dell’artista mantovano si fa originale. Presente alla Biennale Veneziana nel 1952 (con il Gruppo degli Otto di Lionello Venturi), nel 1954 e nel 1956, nel 1958 gli viene dedicata una sala personale e vince il Premio Nazionale.

Nel 1964 Turcato produce la prima opera del ciclo delle “Superfici lunari” (lotto n. 129): strisce di gommapiuma riciclate da materassi che rappresentano la scabrosità della superficie lunare. La serie mostra l’interesse di Turcato per la materia e la pittura spaziale intesa come luogo dell’azione esteriore ed interiore. Un’esemplare verrà acquistato dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma nel 1964.

“Un cinismo filosofico governa l’opera di Turcato, l’indifferenza per il tema e per l’immagine. Tutto è occasione di pittura, perché tutto è sottoposto alla legge del tempo e dello spazio. La forma è consustanziale alla superficie del quadro ma non ne è mai schiacciata. Essa aderisce e nello stesso tempo si sottrae ad una fissione definitiva. Accenna alla sosta e contemporaneamente si dispone come sintomo di movimento. E la sua apparizione non ha un verso per essere guardata; perché non esiste dritto o rovescio. L’apparizione non rispetta la convenzione dello sguardo ma si insinua tra i due versanti della tela” (da Achille Bonito Oliva, La pittura come azione interiore, catalogo mostra, Galleria Sprovieri Roma, 1980). Stima: 7.000€/9.000€.

Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190×290, 1984 – Lotto n. 154 – da wannenesgroup.com
Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190x290, 1984
Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190×290, 1984 – Lotto n. 154 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Hermann Nitsch è un artista austriaco esponente del cosiddetto Azionismo Viennese. Gli artisti del Gruppo utilizzano il corpo e le azioni corporee come mezzi espressivi che invadono non solo la tela ma anche lo spazio circostante caratterizzando il processo artistico in senso ‘performativo’.

L’artista usa questo tipo di azioni a fini catartici disvelando in maniera ‘traumatica’ tematiche fatte oggetto di tabù nella società contemporanea: erotismo e religione, violenza contro gli animali e aspetti sociali e morali dell’essere parte di un sistema naturale basato sull’efferatezza sono ‘mostrati’ criticamente per il solo fatto di essere l’oggetto stesso, non mediato, dell’operazione artistica.

Intervistato da Beatrice Zamponi nel 2012 per la Repubblica (05 Giugno 2012) Nitsch afferma: “è solo passando attraverso i più bassi istinti dell’uomo che può avvenire la catarsi. Quando squartiamo un animale, sentiamo le sue viscere calde, beviamo il suo sangue, ritorniamo in contatto con qualcosa di primitivo che ci appartiene. È in questi momenti che esce fuori la nostra natura, che non è né buona né cattiva, è semplicemente il nostro istinto. Può essere anche violento, ma la violenza fa parte del mondo ed è meglio esorcizzarla in un rito collettivo che reprimerla. Viviamo in una forma di depressione latente, siamo anestetizzati. Le mie Azioni sono un modo per avvicinare la vita alla morte ed è da questa esperienza che usciamo più forti. Ecco perché la gente che partecipa mi ringrazia”. Stima: 28.000€/38.000€.

Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190×290, 1984 – Lotto n. 169 – da wannenesgroup.com
Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190x290, 1984
Piero Gilardi, Campo di granoturco, poliuretano espanso entro teca di plexiglass, 101x201x24, 2001 – Lotto n. 169 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Bellissima e grande opera di Piero Gilardi, “Campo di granoturco” in poliuretano espanso al lotto n. 169.

Gilardi è un artista torinese (classe 1942) ormai arrivato alla piena consacrazione con la grande mostra Nature Forever che il MAXXI Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo gli dedica quest’anno dal 13 aprile 2017 al 15 ottobre 2017.

I “Tappeti Natura” rappresentano uno dei cicli più importanti di Gilardi la cui attività nel dopoguerra si è articolata fra performance e arte ambientale. Il primo ciclo, importantissimo, risale agli anni 1965-1968 ma in seguito, e soprattutto ultimamente, l’artista ne ha prodotti moltissimi dalle piccole alle grandi dimensioni.

Quella di Gilardi è un’operazione sia concettuale che estetica in senso aristotelico: arte come riproduzione esatta della natura, artificio, ma non solo; si tratta di una palingenesi straniante: la natura rinasce dai materiali della sua distruzione, una sorpresa che l’uomo è, sperabilmente, capace di fare. Stima: 8.000€/12.000€.

Giuseppe Penone, Struttura del tempo, terracotta e liana arrotolata, 90x105x80, 1992 – Lotto n. 172 – da wannenesgroup.com
Giuseppe Penone, Struttura del tempo, terracotta e liana arrotolata, 90x105x80, 1992
Giuseppe Penone, Struttura del tempo, terracotta e liana arrotolata, 90x105x80, 1992 – Lotto n. 172 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Giuseppe Penone nasce nel cuneese nel 1947. Esponente di punta del movimento arte povera con Giovanni Anselmo e Michelangelo Pistoletto negli anni ’60, tiene la prima personale nel 1968 al Deposito d’Arte Presente con opere che utilizzano materiali non convenzionali quali piombo, rame, pece, corde e legno anche in combinazione con azioni causate da elementi naturali: per esempio pioggia e sole.

Dagli anni ’70 Penone ha approfondito una ricerca al confine fra land art, e quindi intervento naturale, e body art, intervento sul corpo. Penone in particolare indaga il rapporto esistente fra individualità ed esteriorità sia visivamente che concettualmente nei termini di disvelamento di una reciproca interazione di questi elementi che non è solo istantanea ma conduce ad una evoluzione creativa nello spazio-tempo concepita in senso memoriale e sensoriale.

“Struttura del tempo”, al lotto n. 172, è allo stesso tempo il genitivo soggettivo di ciò che la natura sa costruire per strati, ma anche, oggettivamente quanto noi sappiamo percepire di questa verità nell’artificialità del nostro essere homines fabresStima: 90.000€/110.000€.

Asta Studio Borromeo n. 6 – 29 Ottobre 2016 – Senago, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 6 di Arte Moderna e Contemporanea dello Studio d’Arte Borromeo di Senago si terrà il giorno 29 ottobre in due sessioni: ore 9.30 (Sessione I – Lotti 1-282) e ore 14.30 (Sessione II – Lotti 301-531). Approfondiamo alcuni lotti d’interesse.

Corrado Cagli, Composizione, tecnica mista su carta intelata, 71x102, 1949
Corrado Cagli, Composizione, tecnica mista su carta intelata, 71×102, 1949 – Lotto n. 319 – Immagine da asteorromeo.com – Asta Borromeo n. 6

Corrado Cagli nasce a Roma nel 1910. Con Giuseppe Capogrossi ed Emanuele Cavalli forma il Gruppo dei Nuovi Pittori Romani. Il Gruppo ruota intorno alla cerchia di intellettuali che si ritrovano nella casa di Antonietta Raphaël e Mario Mafai al n° 325 di via Cavour.

Non si trattava di un gruppo omogeneo di artisti con principi formali ben definiti. Piuttosto di una serie di personalità anarcoidi che non si riconoscevano nei dettami ufficiali del ritorno all’ordine e dell’indirizzo artistico di regime.

Con la guerra, a causa delle origini ebree, Cagli fu costretto ad espatriare prima a New York, poi in Gran Bretagna, poi nuovamente negli Stati Uniti, per fare ritorno a Roma solo nel dopoguerra.

Fu artista eclettico: espressionista astratto e surreale nella figurazione, astrattista potente, Cagli credeva nella funzione sociale e morale dell’arte che andava rifondata riscoprendone analiticamente i valori e i mezzi primordiali (elementi evidenti al lotto n. 319 “Composizione” che sembra realizzata con ‘puntine’).

Opinione che Cagli non tradirà mai, già in nuce nel celebre articolo “Muri ai pit­tori” del 1933 pubblicato sulla rivista Quadrante. Nell’articolo l’artista indica fra i giusti motivi per un rinnovamento della pittura: “quelli che segnano il supera­mento delle forme pure e preludono a sensi di pittura ciclica; al neoformali­smo classicheggiante, e arcaico, con­trapponendo il primordiale. Nella necessità del ciclo, nella moven­za di primordio, sono visibili i segni di un superamento delle tendenze di ri­piego, tra le quali è da considerare ti­pica la scuola del Novecento milanese. Né tale situazione è singolare nella pittura. In musica, in letteratura, in tutte le arti, è lo stesso bisogno di stu­pore e di primordio che si fa sentire, la stessa angoscia di abbandonare il frammento, e, liberati da un compli­cato intelletto, farsi i muscoli e il fiato per un’arte ciclica e polifonica”. Stima: 3.400€/3.700€.

Rodolfo Aricò, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino e cartone sagomato tridimensionale applicati su tavola, entro scatola originale, 72x103, 1967
Rodolfo Aricò, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino e cartone sagomato tridimensionale applicati su tavola, entro scatola originale, 72×103, 1967 – Lotto n. 329 – Immagine da asteorromeo.com – Asta Borromeo n. 6

Rodolfo Aricò ha una formazione da architetto negli anni ’50 a Milano dove si iscrive al Politecnico. Negli stessi anni tiene la sua prima personale alla Galleria Annunciata con opere che risentono dell’informale di Wols vissuto in chiave esistenzialista.

Negli anni ’60 invece il linguaggio pittorico di Aricò si trasforma. L’artista dipinge ed estrude figure geometriche che a un certo punto si trasformano in oggetti autonomi, ‘pitture-oggetto’ che occupano lo spazio, realizzate su tele sagomate.

Oggetti che dipinti e decontestualizzati e allo stesso tempo ‘semplificati’ sembrano assurgere a vere e proprie suppellettili sacre.

In questi anni Aricò fu assai influenzato dall’orfismo dei coniugi Robert e Sonia Delaunay. L’artista sembra risolvere, in questo ciclo dei quadri – oggetto, una esigenza di pittura totale, attraverso una intuizione che coglie in un lampo la tridimensionalità metafisica dello spazio/tempo e che è capace di ‘compendiare’ ogni forma di questa terra in una rappresentazione astratta e sensibile della sua stessa entità (lotto n. 329 “Senza titolo”). Stima: 7.500€/8.000€.

Remo Bianco, Tableux Doré, tecnica mista con olio e oro in foglia su legno, 100x70, 1967
Remo Bianco, Tableux Doré, tecnica mista con olio e oro in foglia su legno, 100×70, 1967 – Lotto n. 373 – Immagine da asteorromeo.com – Asta Borromeo n. 6

Altro milanese, classe 1922, al lotto n. 373 “Tableux Doré”. Remo Bianco inaugura il ciclo dei “Tableux Doré” nella seconda metà degli anni ’50 per proseguirlo fino agli anni ’80.

L’idea nasce dopo il viaggio negli Stati Uniti del 1955 quando Bianco viene a stretto contatto con Jackson Pollock e l’espressionismo astratto e comincia ad utilizzare la tecnica del dripping che poi introduce nei suoi primi collages.

I “Tableux Doré” sono dunque una fase della ricerca di Bianco in cui l’artista rielabora la combinazione dei ‘segni’ del ‘particolarismo’ sperimentato nei collages con un occhio più attento alla materia. Spesso realizzati con campiture in foglia oro i piccoli rettangoli ripetuti che li caratterizzano costituiscono la base per le ricerche sull’arte improntale degli anni a venire.

Tracce, ricordi, testimonianze del divenire, del trascorrere d’ogni cosa; graffi lirici del tempo che segna la nostra divina umanità. Stima: 7.500€/8.000€.

Edoardo Landi, Struttura cino prospettica - 78, acrilici su tela tesa su tavola, 140x140 (99x99), 1978
Edoardo Landi, Struttura cino prospettica – 78, acrilici su tela tesa su tavola, 140×140 (99×99), 1978 – Lotto n. 379 – Immagine da asteorromeo.com – Asta Borromeo n. 6

Grande “Struttura cino-prospettica” di Edoardo Landi, uno dei fondatori del Gruppo N di Padova al lotto n. 379.

Gruppo fondato nel 1959 da Alberto Biasi, Ennio Chiggio, Toni Costa, Manfredo Massironi e appunto Edoardo Landi, il Manifesto vedrà la luce nel 1961. Ivi si legge: “la dicitura enne distingue un gruppo di ‘disegnatori sperimentali’ uniti dall’esigenza di ricercare collettivamente. Il gruppo è certo che il razionalismo ed il tachismo sono finiti, che l’informale ed ogni espressionismo sono inutili soggettivismi”.

L’accenno all’inutilità è certamente il più rilevante nel passo sopra citato. Pur nei particolarismi infatti ciò che ha unito fra gli anni 1959 e 1967 questi artisti è proprio l’impegno etico da loro assegnato all’arte.

L’arte deve intervenire nel reale attraverso azioni programmatiche e cinetiche nello spazio, azioni che coinvolgano lo spettatore attraverso l’analisi dei quei principi di psicologia gestaltica che consentono all’arte stessa di non essere puro estetismo ma di avere un impatto critico sul reale. Opera bella ed efficace. Stima: 9.500€/10.000€.

Hugo Demarco, Reflexion changeante (Mouvement espectateur), oggetto cinetico, 71x71x11, 1965
Hugo Demarco, Reflexion changeante (Mouvement espectateur), oggetto cinetico, 71x71x11, 1965 – Lotto n. 395 – Immagine da asteorromeo.com – Asta Borromeo n. 6

Di origini argentine Hugo Demarco fu il fondatore del Groupe de Recherche d’Art Visuel (GRAV) a Parigi con Julio Le Parc e Horacio García-Rossi fra gli altri.

Al lotto n. 395 “Reflexion changeante (Mouvement espectateur)” un bellissimo e raro esempio del 1965 che testimonia le prime ricerche di Demarco sui fenomeni dell’instabilità percettiva.

Si tratta di opere realizzate in box di legno con assemblaggi di specchi, luci elettriche e forme geometriche che, attraverso l’utilizzo del prisma o mossi da motori ad-hoc, provocano effetti mutevoli sia nell’opera in sé che nell’ambiente circostante.

Negli anni ’70 l’artista produrrà una notevole quantità di queste opere nelle diverse varianti e cicli: “Réflexion changeante”, “Métamorphose”, “Relief-transformable”, “Vibrations” e “Arabesques”. Stima: 14.000€/16.000€.

Jiri Kolar, La lune hollandaise, collage su tavola, 65x50, 1988
Jiri Kolar, La lune hollandaise, collage su tavola, 65×50, 1988 – Lotto n. 442 – Immagine da asteorromeo.com – Asta Borromeo n. 6

Opera realizzata dal grande artista ceco Jiri Kolar per la mostra “Ode aan Van Gogh – Hommàge à Van Gogh”, promossa dalla Fondazione Van Gogh nel 1990 al lotto n. 442 “La lune hollandaise”.

Sicuramente Jiri Kolar è il maestro del collage del ’900 europeo e uno dei rappresentanti più autorevoli della ‘poesia visiva’.

Piena di poesia l’opera al lotto n. 442 dove una costellazione è dentro un’altra. All’esterno quella muta ma così pregna di incomunicabili significati: la costellazione delle parole; poi l’altra, più interna, la mappa del cielo olandese. Infine, al centro, quell’occhio così umano, profondo e riconoscibile degli autoritratti del pittore di Arles. Stima: 6.000€/7.000€.

Yasuo Sumi, Gutai Worl 13, inchiostri giapponesi su carta, 31x41, 1965
Yasuo Sumi, Gutai Worl 13, inchiostri giapponesi su carta, 31×41, 1965 – Lotto n. 458 – Immagine da asteorromeo.com – Asta Borromeo n. 6

Yasuo Sumi è uno dei componenti più rappresentativi e talentuosi del movimento Gutai, fondato nel 1954 ad Osaka da Jiro Yoschihara.

Gutai ha per alcuni aspetti anticipato caratteristiche dell’informale europeo e dell’action painting americano, soprattutto nell’utilizzo della gestualità e nell’approccio ‘libero’ all’espressione dell’inconscio e della soggettività.

Scomparso nel 2015 all’età di 90 anni Yasuo Sumi ha fondato la sua ricerca su “disperazione, irresponsabilità e noncuranza” come principi attraverso i quali raggiungere un’espressione pura dell’artista nel mondo. Obiettivi che cercava di avvicinare con un semplice ombrello o un piccolo pettine, graffiando la materia e il supporto freneticamente (evidenti le impronte del pettine al lotto n. 458 “Gutai Worl 13”). Stima: 13.500€/14.000€.

Franco Garelli, Figura n.X, olio su tela, 105x74, 1954
Franco Garelli, Figura n.X, olio su tela, 105×74, 1954 – Lotto n. 460 – Immagine da asteorromeo.com – Asta Borromeo n. 6

Fu scultore innovativo oltre che ceramista e pittore Franco Garelli, protagonista della cultura artistica nella Torino degli anni ’50.

Nato nelle Langhe, fu allievo di Arturo Martini; frequentò gli ambienti intellettuali di Albisola. Nel 1948 partecipò alla Biennale Veneziana con disegni di guerra dal fortissimo pathos.

L’olio al lotto n. 460 “Figura n. X” descrive bene la ricerca scultorea di quegli anni di Garelli che, influenzato da suggestioni surrealiste e cubiste, nonché dalle sollecitazioni derivanti dai contatti col Gruppo Cobra, scompone la figura umana accentuando drammaticamente i vuoti (celebre l’Uomo presentato alla Biennale Veneziana proprio nel 1954).

Nel 1950 aveva scritto: “Io non so quale sia il volto del nostro tempo; ed allora cerco di costruire un’immagine dell’uomo servendomi di oggetti del nostro tempo: pezzi meccanici, ritagli di lamiere scartati dalle fabbriche di automobili. Saranno queste cose a suggerirmi l’aspetto dell’uomo”. Stima: 4.500€/5.000€.

Gastone Biggi, Continuo 110, olio su tela, 40x40, 1964
Gastone Biggi, Continuo 110, olio su tela, 40×40, 1964 – Lotto n. 473 – Immagine da asteorromeo.com – Asta Borromeo n. 6

Gastone Biggi nasce a Roma nel 1925. La sua personalità pittorica emerge nel primo dopoguerra nell’ambito della diatriba fra realisti e astrattisti.

È proprio con i “Continui” degli anni ’60 (qui “Continuo 110” al lotto n. 473) che l’artista definisce uno stile ed una visione personale del mondo e dell’arte.

Biggi concilia astrazione e figurazione attraverso un elemento formale: il punto. L’arte di Biggi dunque parte da un elemento primordiale e generativo, ma non scompone come la pittura analitica, non frammenta come quella cinetica; l’arte di Biggi ricompone, ricostruisce il mondo, è mimesis poetica del reale.

Scrisse Giulio Carlo Argan nel 1963: “In Biggi, nel ripetersi meccanico di un segno continuo, all’infinito, si tradiscono come in un cardiogramma gli impulsi incontrollati di un ritmo interno che nelle sue precedenti pitture provocava nel fitto tessuto delle colature del colore zone improvvise di accumulo o di rarefazione, e un’infinità di piccole smagliature…”.

L’opera in asta fu donata da Biggi al gallerista Renato Cardazzo per la mostra del Gruppo 1 alla Galleria del Cavallino (Biggi, Carrino, Frascà e Uncini) del 1964. Stima: 9.500€/11.000€.

Tano Festa, L’Olandese - Omaggio alla pittura d’azione, acrilici su tela, 160x130, 1987
Tano Festa, L’Olandese – Omaggio alla pittura d’azione, acrilici su tela, 160×130, 1987 – Lotto n. 504 – Immagine da asteorromeo.com – Asta Borromeo n. 6

Opera di qualità di Tano Festa del 1987, di grandi dimensioni, al lotto n. 504 “L’Olandese – Omaggio alla pittura d’azione”.

Opera proveniente dalla Collezione del famoso critico d’arte e gallerista Luciano Pistoi e presentata nella mostra del 1988 presso l’Ex Stabilimento Peroni, Roma, “Tano Festa”, a cura di Achille Bonito Oliva.

Protagonista della Scuola di Piazza del Popolo, Tano Festa è celebre per ben altri soggetti, gli oggetti muti degli anni ’60: le “persiane”, gli “armadi”, le “soglie”, i “cieli” e ancora gli “omaggi al colore”, le “nature morte”, i “Don Chisciotte” dei decenni successivi.

Per questo l’opera al lotto n. 504 è probabilmente un unicum dal punto di vista iconografico. Per il resto c’è in quest’opera quella stessa malinconia che Festa manifesta in tutte le altre sue creazioni: un desiderio di libertà oltre l’artificio della tecnica, delle produzioni della società industriale e della comunicazione di massa, un desiderio di autenticità che il gesto puro, istintivo, per certi versi infantile della pittura d’azione solo gli poteva dare. Stima: 18.500€/21.000€.

Armodio, Onde, tempera su tavola, 40x50, 1990
Armodio, Onde, tempera su tavola, 40×50, 1990 – Lotto n. 525 – Immagine da asteorromeo.com – Asta Borromeo n. 6

Armodio (Vilmore Schenardi) nasce a Piacenza nel 1938. Nel 1964 espone alla Galleria L’Obelisco di Roma. Dal 1972 collabora con il gallerista Philippe Guimiot che lo apre al mercato internazionale dove riscuote un ottimo successo.

Linguaggio poetico ed originale quello del pittore piacentino che ha assunto il libro ad uno dei propri soggetti principali, simbolo e talismano di un mondo magico e poetico dove sinestesie, ironia ed interferenze di senso strizzano l’occhio all’intelligenza dello spettatore/esegeta. Notevole talento pittorico. Stima: 7.500€/8.000€.