Asta Capitolium Art – 4 Maggio 2017 – Brescia, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 215 di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Capitolium Art di Brescia si terrà il giorno 4 maggio, ore 20.00 in sessione unica (lotti 1-85). La TopTen di SenzaRiserva.

Bice Lazzari, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 70×100, 1978 – Lotto n. 11 – da capitoliumart.it
Bice Lazzari, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 70x100, 1978
Bice Lazzari, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 70×100, 1978 – Lotto n. 11 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Un percorso artistico caratterizzato dalla rarefazione quello di Bice Lazzari, artista formatasi all’Accademia di Belle Arti di Venezia, nata nella città lagunare nel 1900.

Dopo un primo periodo figurativo di stampo paesaggistico e chiarista, una evoluzione nella pittura della Lazzeri si riscontra contemporaneamente al trasferimento a Roma nel 1935. Qui l’artista realizza decorazioni per interni e collabora con architetti acuendo un interesse per le tematiche spaziali. Dopo gli anni ’50 invece la sua ricerca si colloca in ambito materico informale con un gusto minimale ai limiti del concettuale che si accentua negli anni (si veda il lotto n. 11 “Senza titolo” del 1978).

Scrive la Lazzari nel 1957: “Quando dipingo un quadro penso sempre segretamente alla parete su cui in quel momento potrei dipingere, allo spazio, all’architettura a cui quel quadro dovrebbe esser destinato. Il che vuol dire forse che io non credo alla pittura purista, alla pittura che vive da sé, autonoma nel suo astratto isolamento. Questa è o dovrebbe essere, a mio avviso, l’unica possibile umanità della pittura contemporanea. Ma quando il quadro è portato a compimento (quando credo che non ci sia altro da aggiungere) allora mi prende il sospetto che esso voglia proprio vivere per sé stesso. E allora qui è la divinità o l’angoscia della pittura contemporanea?”

Artista di un astrattismo precocissimo (alcune prime opere astratte risalgono al biennio 1925/1926) la figura della Lazzari è certamente da riscoprire da parte del mercato. La sua pittura è originale, lirica, astratta e aperta alla modernità ma mai fredda e distaccata dal reale. Di sé amava dire “io sono astratta con qualche ricordo”. Stima: 7.000€/9.000€.

Emilio Vedova, Senza titolo, Collage, 55×85, 1969 – Lotto n. 21 – da capitoliumart.it
Emilio Vedova, Senza titolo, Collage, 55x85, 1969
Emilio Vedova, Senza titolo, Collage, 55×85, 1969 – Lotto n. 21 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Il 1969 è un anno importantissimo per l’impegno civile e culturale che Emilio Vedova, artista veneziano fra i massimi rappresentanti dell’arte astratta italiana, dimostra nei fermenti della società giovanile italiana.

In quegli anni Vedova partecipa alle iniziative dei movimenti studenteschi tenendo anche ‘controcorsi’ all’Accademia di Belle Arti di Venezia.

Nel 1968 intanto, presso Palazzo dei Diamanti di Ferrara, gli è stata dedicata una grande antologica che sancisce la piena maturità dell’artista. D’altra parte è proprio negli anni ’60 che Vedova dà vita ai cicli più celebri.

Nel 1959 infatti aveva creato le prime opere del ciclo “Scontro di situazioni” con tele assemblate a forma di “L” dipinte per un ambiente realizzato da Carlo Scarpa a Palazzo Grassi a Venezia nell’ambito della mostra “Vitalità nell’Arte”. Tali opere lo condussero poi fra il 1961 e il 1965 alla realizzazione dei “Plurimi”: dipinti-sculture in metallo e legno che si collocano nello spazio e partecipano della realtà.

L’opera al lotto n. 21 “Senza titolo” porta testimonianza di questa partecipazione e dell’impegno sociale di Vedova che realizza un collage di ritagli di giornale che rimandano alla guerra del Vietnam, allora in corso. I ritagli sono utilizzati nel contesto del dispiegarsi di una potenza espressiva di natura astratta. Essa, compiendo una estrema sintesi, riesce ad ‘amalgamare’ lo sguardo critico e l’emotività dell’artista, attraverso l’obliquità della composizione e il dripping alle immagini, alla crudezza fotografica della realtà stessa. Stima: 10.000€/14.000€.

Roberto Gaetano Crippa, Spirali, olio su tela, 55×65, 1952 – Lotto n. 24 – da capitoliumart.it
Roberto Gaetano Crippa, Spirali, olio su tela, 55x65, 1952
Roberto Gaetano Crippa, Spirali, olio su tela, 55×65, 1952 – Lotto n. 24 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Artista immenso Roberto Crippa, per il quale è certa prima o poi una rivalutazione da parte del mercato, in particolare per le opere a cavallo degli anni ’50 come questa al lotto n. 24 “Spirali” del 1952.

Crippa, nato a Monza nel 1921, è presente giovanissimo alla Biennale di Venezia ed alla Triennale di Milano nel 1948. In questi anni vive l’ambiente culturale che ruota attorno a Brera, in cui si forma, e al Bar Giamaica dove frequenta Enrico Baj, Gianni Dova, Cesare Peverelli, Aldo Bergolli e il maestro Lucio Fontana.

Le “Spirali” sono l’invenzione di Crippa che rappresenta al meglio l’adesione nel 1950 dell’artista allo spazialismo. Crippa ne firma tre manifesti: “Proposta di un regolamento del Movimento Spaziale” (1950), “Manifesto dell’Arte Spaziale” (1951), “Manifesto del Movimento Spaziale per la televisione” (1952).

“Le nostre espressioni artistiche moltiplicano all’infinito, in infinite dimensioni, le linee d’orizzonte; esse ricercano un estetica per cui il quadro non è più quadro, la scultura non è più scultura, la pagina scritta esce dalla sua forma tipografica.
Noi spazialisti ci sentiamo gli artisti di oggi, poiché le conquiste della tecnica sono ormai a servizio dell’arte che noi professiamo” (Dal “Manifesto del Movimento Spaziale per la televisione”).

Proprio nel 1952 l’artista monzese partecipa con Peverelli, Dova, Beniamino Joppolo, Mario Deluigi e Fontana  alla prima collettiva di artisti spaziali presso la Galleria del Naviglio. Stima: 10.000€/14.000€.

Emilio Scanavino, Tramatura, olio su tela tamburata, 55×50, 1973 – Lotto n. 29 – da capitoliumart.it
Emilio Scanavino, Tramatura, olio su tela tamburata, 55x50, 1973
Emilio Scanavino, Tramatura, olio su tela tamburata, 55×50, 1973 – Lotto n. 29 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Una “Tramatura” del 1973 di Emilio Scanavino al lotto n. 29. Le opere dalla seconda metà degli anni ’60 segnano la maturità del linguaggio pittorico dell’artista ligure sancita prima dalla personale alla XXXIII Biennale Veneziana e poi, due anni dopo, dal ‘rifugio’ nel buon ritiro dell’abitazione di Calice Ligure.

C’è, nelle opere di questo periodo, una maggiore razionalità nella composizione e nell’applicazione del segno rispetto ai cicli degli anni ’50. In questi ultimi, su una base prettamente informale, facevano apparizione ricordi, fantasmi, evanescenze liquide tese a rappresentare, intuire una drammaticità dell’esistenza avvertita ma non espressa.

Di nuovo invece alla fine degli anni ’60 riaffiora la figura, la forma ha il sopravvento e con essa l’artificio segnico e formale. E questo sono le sue trame geometriche: una presa di coscienza, “la geometria è un illusorio controllo della vita” ha scritto Scanavino, uno stringersi a trattenere il caos, il fiume in piena della follia e dell’esistenza.

In particolare i primi anni ’70 vedono l’affermazione internazionale di Scanavino. Fra il 1973 e il 1974 l’artista presenta una antologica alla Kunsthalle di Darmstadt, al Palazzo Grassi di Venezia e al Palazzo Reale di Milano. Stima: 14.000€/18.000€.

Mario Nigro, 11A4, olio su tavola, 60×60, 1977 – Lotto n. 30 – da capitoliumart.it
Mario Nigro, 11A4, olio su tavola, 60x60, 1977
Mario Nigro, 11A4, olio su tavola, 60×60, 1977 – Lotto n. 30 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Mario Nigro nasce a Pistoia nel 1919. Dopo una formazione scientifica (ottiene una doppia laurea in Farmacia e Chimica) si interessa alla pittura da autodidatta.

Nel 1948 a Milano stringe rapporti con il M.A.C. Movimento Arte Concreta che propugna una pure arte astratta che non sia solo un processo di astrazione di forme naturali.

Le opere degli anni ’50 di Nigro sono caratterizzate da griglie geometriche attraverso le quali l’artista si inserisce in una ricerca di riformulazione del linguaggio pittorico attraverso elementi primari strutturali quali la linea, una riappropriazione dello ‘spazio’ nell’accezione delle coeve ricerche spaziali, e una accensione cromatica di base che risponde ad una liricità tipica dell’artista pistoiese (celebri le opere del ciclo “Spazio totale”).

Negli anni ’60 invece nella pittura di Nigro hanno il sopravvento linee oblique e contrasti cromatici (probabilmente a quest’epoca risale l’opera al lotto n. 30 “11A4”) che sono in linea con le ricerche optical di quegli anni e che sconfineranno nel minimal.

In particolare l’opera al lotto n. 30 appartiene al ciclo delle cosiddette “strutture fisse con licenza cromatica”. Scrive Tommaso Trini in “Mario Nigro” (Data # 10, 1973): “tema costruttivo su cui Nigro elabora i suoi quadri dal 67 entro la più vasta esperienza psicologica del ‘tempo totale’ […] il secondo volet ideologico della sua opera. ‘Due segni si rincorrono tra loro’ sulla superficie bianca della tela, ticchettano con intervalli regolari, rotti solo dall’alternarsi delle dominanti cromatiche […] e l’autonomia del colore altro supporto non ha che la progressione di queste ‘aste’, in questa applicata manifestazione grafica del ‘tempo che passa’”. Stima: 6.000€/8.000€.

Edo MurtiĆ, Senza titolo, olio su tela, 80×100, 1955 – Lotto n. 35 – da capitoliumart.it
Edo Murtic, Senza titolo, olio su tela, 80x100, 1955
Edo Murtić, Senza titolo, olio su tela, 80×100, 1955 – Lotto n. 35 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Edo Murtić è stato probabilmente il più importante artista croato della seconda metà del XX secolo.

La sua pittura nel dopoguerra si inserisce nell’ambito dell’espressionismo astratto e dell’astrazione lirica, entrambe conosciute di prima mano per i suoi viaggi a New York alla fine degli anni ’40 e poi a Parigi.

Rinomato soprattutto per i dipinti ad olio fu però artista eclettico. Ha infatti prodotto nell’ambito del design grafico, del mosaico, della ceramica, delle scenografie teatrali, del murales.

Al lotto n. 35 “Senza titolo” del 1955 si percepisce immediatamente la trasfigurazione della sua pittura dalla figurazione all’astrazione. Passaggio che si realizza attraverso una potente vena espressiva dal tratto deciso e dai colori violenti. Pittura astratta che l’artista continuerà fino agli anni ’70. Stima: 8.000€/10.000€.

Arturo Vermi, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100×80, 1975 – Lotto n. 50 – da capitoliumart.it
Arturo Vermi, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100x80, 1975
Arturo Vermi, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100×80, 1975 – Lotto n. 50 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Opera di Arturo Vermi, fondatore nel 1962 a Milano con Ettore Sordini e Angelo Verga del Gruppo del Cenobio nella Brera milanese, al lotto n. 50 “Senza titolo” del 1975.

A metà degli anni 60, l’artista, influenzato anche dalle ricerche e dalla frequentazione di Lucio Fontana, inizia una esplorazione dei concetti spaziali.

Al 1969 risalgono i cosiddetti “Inserti” di cui l’artista individua l’oggetto nel “costruire degli spazi con un’isola, un rettangolo in uno spazio più grande, molto più grande, con delle tracce o dei segni che cercano un approdo”.

Sono le prime avvisaglie di quella svolta che arriverà nel 1975, definito l’anno Lilit della sua vita privata e d’artista, in cui Vermi fa uscire il primo numero della rivista “Azzurro” e stila il programmatico “Manifesto del Disimpegno”.

Manifesto in cui proclama a gran voce il desiderio di assoluta semplificazione e libertà dell’atto artistico dagli impegni “con il padre, la madre, i figli, la patria, il dogma, gli ideali, la parola data, ecc., ecc.” per realizzare “soltanto ciò che ci fa felici!”. Stima: 8.000€/10.000€.

Getulio Alviani, Centro virtuale, alluminio, 42×48 – Lotto n. 53 – da capitoliumart.it
Getulio Alviani, Centro virtuale, alluminio, 42x48
Getulio Alviani, Centro virtuale, alluminio, 42×48 – Lotto n. 53 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Gillo Dorfles, dalla cui collezione proviene l’opera al lotto n. 53 di Getulio Alviani “Centro virtuale” collocava queste opere dell’artista di Udine (classe 1939) nell’ambito del principio della “ambiguità gestaltica”.

Si tratta di opere che danno “la possibilità cioè di una  ‘duplice lettura’, d’un pattern visuale” che “costituisce una delle classiche ricerche della psicologia della Gestalt, e svela quella che è una nostra cotidiana modalità percettiva” (da Gillo Dorfles, “Ultime tendenze nell’arte d’oggi: dall’informale al neo-oggettuale”, Feltrinelli, 2001, pag. 87).

É alla fine degli anni ’50 che Alviani dà vita alle cosiddette “Superfici a testura vibratile”, composizioni in acciaio il cui rigore geometrico è per così dire alleggerito e infranto attraverso le scalanature generate dalla fresa elettrica.

Queste, diversamente orientate, provocano un effetto di vibrazione della luce che è tanto imprevedibile quanto programmato e che è la perfetta espressione delle diverse istanze di rinnovamento del linguaggio pittorico dal dopoguerra in poi. Stima: 25.000€/30.000€.

Paolo Scheggi, Intersuperfice curva dal rosso + bianco, acrilico su tele sovrapposte, 50x50x6, 1966 – Lotto n. 54 – da capitoliumart.it
Paolo Scheggi, Intersuperfice curva dal rosso + bianco, acrilico su tele sovrapposte, 50x50x6, 1966
Paolo Scheggi, Intersuperfice curva dal rosso + bianco, acrilico su tele sovrapposte, 50x50x6, 1966 – Lotto n. 54 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Opera bellissima e importante di un giovanissimo Paolo Scheggi (classe 1940), artista fiorentino protagonista con Lucio Fontana dell’arte spaziale, al lotto n. 54 “Intersuperfice curva dal rosso + bianco”.

Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Firenze, Paolo Scheggi è presentato da Fontana stesso alla mostra tenutasi alla Galleria Il Cancello di Bologna nel 1962.

Proprio nel 1966, anno di esecuzione dell’opera, l’artista partecipa alla XXIII Biennale di Venezia con quattro intersuperfici curve dal bianco, dal giallo, dal rosso e dal blu e al XXI Salon de Réalités Nouvelles al Musée d’Art Moderne di Parigi.

Le tele sovrapposte di Scheggi introducono la ricerca spaziale e finanche architettonica nel panorama della rielaborazione dei linguaggio artistico dopo l’informale. É una ricerca che Scheggi conduce con Vincenzo Agnetti, Fontana, Dadamaino, Castellani nel solco delle istanze del Gruppo Zero e che unisce il concettualismo e lo spazialismo all’adesione tecnologica e le ricerche minimali e optical.

Artista dimenticato dalla storia e dal mercato fino a qualche anno fa che ha avuto una vera e propria esplosione. Purtroppo morto giovanissimo a Roma nel 1971. Stima: 140.000€/180.000€.

Ennio Chiggio, Interferenza lineare 19, tecnica mista su tavola, 50x50x10, 1972 – Lotto n. 55 – da capitoliumart.it
Ennio Chiggio, Interferenza lineare 19, tecnica mista su tavola, 50x50x10, 1972
Ennio Chiggio, Interferenza lineare 19, tecnica mista su tavola, 50x50x10, 1972 – Lotto n. 55 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Ennio Chiggio nasce a Napoli nel 1938. Nel 1959 si unisce al Gruppo N di Padova con Alberto Biasi, Manfredo Massironi, Edoardo Landi e Toni Costa.

Nell’ambito delle ricerche oggettiviste, percettive e di indagine della fenomenologia dell’atto artistico, Chiggio mette a punto nel corso degli anni ’60 opere/oggetto costruite attraverso la piegatura e la ripetizione di strisce di cartoncini neri (lotto n. 55 “Interferenza lineare” del 1972).

Attraverso la destrutturazione del campo monocromo informale, ottenuta dalla variazione della riflessione della luce dovuta all’inclinazione degli stessi cartoncini dunque Chiggio riesce a rendere ‘vibratile’ la solidità percettiva dell’opera classica nonché l’aleatorietà di quella informale. Opera tipica e rappresentativa dell’arte cinetica; buono l’anno di esecuzione. Stima: 15.000€/20.000€.

Hans Jörg Glattfelder, Senza titolo, plastica, 50x50x10, 1971 – Lotto n. 58 – da capitoliumart.it
Hans Jörg Glattfelder, Senza titolo, plastica, 50x50x10, 1971
Hans Jörg Glattfelder, Senza titolo, plastica, 50x50x10, 1971 – Lotto n. 58 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Nato a Zurigo nel 1939 Hans Jörg Glattfelder studia legge e storia dell’arte, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma per stabilirsi poi nel 1963 a Firenze. Qui con il poeta Claudio Popovic pubblica la rivista “Comunicazione”. Nel 1979 si trasferisce a Milano dove approfondisce le tematiche relative allo spazio e alla geometria.

Negli anni ’60 la ricerca di Glattfelder è orientata inizialmente ad opere che risentono della lezione del geometrismo dei concretisti di Zurigo.

In seguito, a Firenze fino alla fine del decennio e nei primi anni ’70 l’artista teorizza la possibilità di una produzione ‘anonima’ dell’opera d’arte fatta attraverso mezzi e materiali industriali. Un esempio ne è l’opera in plastica in asta al lotto n. 58 “Senza titolo”.

Le opere di Glattfelder sono il risultato della visione ‘meta-razionalista’ dell’artista che oltre ad indagare il rapporto fra arte e scienza cerca di analizzare il processo stesso dell’espressione artistica in quanto ideazione razionale. Le opere di Gattfelder sono in questo senso spesso modulari e componibili con chiari riferimenti all’arte analitica con sconfinamenti nell’arte cinetica. Stima: 10.000€/14.000€.

Michelangelo Pistoletto, Autoritratto allo specchio, fotografia a colori, 21×18, 1976 – Lotto n. 77 – da capitoliumart.it
Michelangelo Pistoletto, Autoritratto allo specchio, fotografia a colori, 21x18, 1976
Michelangelo Pistoletto, Autoritratto allo specchio, fotografia a colori, 21×18, 1976 – Lotto n. 77 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

L’uso degli specchi in Michelangelo Pistoletto (Biella, 1933) rappresenta il desiderio dell’artista verso l’apertura del quadro in tre diverse dimensioni: lo spazio, il tempo e la coscienza.

L’opera al lotto n. 77 “Autoritratto allo specchio” ne è rivelatrice. L’artista si fotografa mentre sta sviluppando un suo ritratto nell’acido fotografico da cui viene riflesso il suo volto. La punta delle pinzette si illumina nella parte immersa nel liquido dando vita ad un effetto quasi magico di generazione.

C’è dunque nell’opera il concetto del divenire che però non è processo lineare ma ricordo e continua riscoperta. C’è la presa di coscienza di se stessi anzi di un se stesso che si guarda continuamente in faccia. C’è lo spazio in cui gli altri uomini vivono, uomini che hanno una percezione della tua trasformazione, del tuo temporaneo e mutevole essere nel tempo.

D’altra parte alla metà degli anni  ’70 forte è la ricerca di Pistoletto sul concetto di tempo. Fra il 1975 e il 1976 l’artista realizza un’opera dal titolo “Le Stanze”, articolata in dodici mostre consecutive,  della durata di un anno, negli spazi della Galleria Stein di Torino. Opera che fa parte del cosiddetto ciclo “continenti di tempo”. Stima: 15.000€/20.000€.

Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su tela, 110×110, 2016 – Lotto n. 81 – da capitoliumart.it
Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su tela, 110x110, 2016
Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su tela, 110×110, 2016 – Lotto n. 81 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Luca Pignatelli è un artista della memoria. Nato nel 1962 a Milano, studia architettura al Politecnico di Torino. Le sue prime opere risentono della formazione da architetto ma già si contraddistinguono per la visone drammatica di un mondo poetico e minacciato.

Nel 1991 tiene la prima personale londinese al Leighton House Museum. Del 1996 è la svolta nella sua pittura che trova la congenialità della sua espressione. Sulle pareti della Galleria Poggiali e Forconi di Firenze fanno la loro apparizione treni e aerei da guerra dipinti su teloni ferroviari (lotto n. 81 “Treno”).

“Nel 1994, per dipingere un treno, invece di usare la normale tela di un quadro, ha preferito riutilizzare un pezzo di telone di canapa. Di quelli – con impressi lettere e numeri di serie a caratteri cubitali in bianco che col tempo diventavano grigi – coi quali, prima degli anni Sessanta, venivano coperti i vagoni-merci che sfrecciavano sulle rotaie. L’artista subiva il fascino di quelle vecchie scritte, da cui traeva nuove suggestioni per il suo lavoro. I suoi vasi dipinti riprendono i soggetti di anfore etrusche, greche e romane: dei dell’Olimpo, scene agresti, personaggi dell’antichità (Ercole e il leone), tori, cavalli, aurighi alla guida di cocchi in gare ippiche, nelle ludi circensi dell’antica Roma o nelle feste elleniche. Tema costante, la guerra: carri da combattimento, eserciti. Da queste immagini antiche – ‘dalla corrosiva bellezza’, come le definisce l’artista -, si passa a quelle contemporanee. La guerra moderna si esprime coi bombardieri: gli aerei hanno sostituto i guerrieri con arco, frecce, spade e mazze. Il racconto per immagini continua. Ma in penombra. Ecco un’altra caratteristica della pittura dell’artista milanese: la penombra, appunto. Pignatelli ama il bianco e nero, le tinte smorzate, il colore corroso dal tempo che perde la lucentezza. Nasce, così, una sorta di pittura “in sordina”. E il colore? Quasi un ricordo” (da Sebastiano Grasso, “Sulle anfore? I cacciabombardieri”Corriere della Sera del 20 gennaio 2008). Stima: 10.000€/14.000€.

Asta Fabiani n. 58 – 28 gennaio 2017 – Montecatini Terme, Dipinti, disegni, sculture e grafica di artisti dell’800, del 900, moderni e contemporanei

L’asta n. 58 “Dipinti, disegni, sculture e grafica di artisti dell’800, del 900, moderni e contemporanei” della Casa d’Aste Fabiani di Montecatini si terrà in data 28 Gennaio 2017 alle ore 15.30 in sessione unico. La topten di SenzaRiserva.

Gualtiero Nativi, Figura, tempera su cartone, 50x30, sul verso altro dipinto dell’artista firmato in alto a destra, 1947
Gualtiero Nativi, Figura, tempera su cartone, 50×30, sul verso altro dipinto dell’artista firmato in alto a destra, 1947 – Lotto n. 24 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 58

Il 1947 è l’anno delle prime prove aniconiche dell’artista pistoiese (classe 1921) Gualtiero Nativi.

La pittura dell’artista, che nel 1950 firmerà il “Manifesto dell’astrattismo classico” fiorentino con Berti, Brunetti, Monnini, Nuti e Migliorini, risente  all’epoca ancora di influssi neocubisti, come ben si nota nell’opera al lotto n. 24 “Figura”.

Nel 1945 Nativi ha partecipato alla stesura del giornale rivoluzionario “Torrente” e proprio alla fine del 1946 a quella della rivista “Arte d’Oggi” che l’anno seguente darà il nome all’omonimo Gruppo. “Contenuto e forma di una nuova realtà” fu intitolata la prima mostra del gruppo tenutasi alla Galleria Firenze all’inizio del 1947.

Il Gruppo, capeggiato dalla forte personalità di Berti, cerca di aprire una breccia nell’angusto panorama culturale del capoluogo fiorentino, dominato fino ad allora dal tradizionalismo pittorico del “Nuovo Umanesimo” e dei “Pittori Nuovi della Realtà” (i fratelli Bueno, Annigoni, Sciltian) e dall’intimismo di Rosai.

“Le prime cose non ‘figurali’ le feci nell’estate del ’47″, con titubanza, cercando di riflettere su certi parametri che avrebbero potuto anche rivelarsi provvisori” (da Gualtiero Nativi, Catalogo Generale, Vol. I, a cura della Galleria d’Arte Nozzoli, Introduzione di Marco Moretti, 2013, p. 14). Due dipinti in uno. Stima: 4.500€/6.500€.

Piero Ruggeri, Composizione per un paesaggio, olio su tavola, 80x62.5, 1979-1980
Piero Ruggeri, Composizione per un paesaggio, olio su tavola, 80×62.5, 1979-1980 – Lotto n. 51 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 58

Piero Ruggeri è stato un protagonista dell’arte informale del dopoguerra. Nato nel 1930 a Torino, vive con insofferenza l’ambiente pittorico culturale segnato dall’eredità di Felice Casorati.

Uscito dall’Accademia Albertina, con Sergio Saroni e Giacomo Soffiantino Ruggeri forma un ‘gruppo’ che guarda alla gestualità dell’informale americano.

La prima personale è del 1960 alla Galleria Odyssia di Roma. Nel 1962 è invitato con sala personale alla Biennale di Venezia.

L’opera al lotto n. 51 “Composizione per un paesaggio”, del 1981, ben rappresenta l’informale di Ruggeri, che non è spazialità in potenza mai attuata, come per tanti suoi contemporanei, ma allusione a un mondo da ricostruire, magari riconsiderando la natura e il paesaggio, l’universo con cui l’uomo si deve riconciliare.

L’artista prende spesso come spunto per la composizione la vegetazione del bosco di Battagliotti, nei pressi di Avigliana, dove si è trasferito dal 1971.

Solo nel 1986 Ruggeri presenterà alla Quadriennale di Roma opere più concettuali, dove l’essenzialità non lascia spazio all’oggetto. Sarà la stagione delle grandi tele monocrome in nero, bianco e rosso in una simbologia del colore che unisce oscurità, profondità, smarrimento, speranza, eroismo. Stima: 8.000€/15.000€.

Franco Angeli, Senza titolo, smalto a spruzzo su tela, 100x100, 1975-1978
Franco Angeli, Senza titolo, smalto a spruzzo su tela, 100×100, 1975-1978 – Lotto n. 94 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 58

Franco Angeli fu protagonista negli anni ’50 a Roma della Scuola di Piazza del Popolo, con Tano Festa e Mario Schifano.

Ruotano intorno alla Galleria della Tartaruga questi artisti, ciascuno riflettendo a suo modo sul valore dell’immagine e della comunicazione cinematografica e pubblicitaria.

Nelle loro tele utilizzano in chiave pop gli ‘stereotipi’ della cultura di massa, ritratti in modo critico, decontestualizzati (marchi quali la Esso o la Coca-cola di Schifano). “Istanze secondarie” nelle definizione che Renato Barilli dà di questi stereotipi che i tre artisti vivacizzano attraverso una personale interpretazione portatrice di “istanze primarie” (in Renato Barilli, L’arte contemporanea. Da Cézanne alle ultime tendenze, Economica Feltrinelli, 2005, p. 308).

Nel caso di Angeli l’artista introduce una simbologia colta (aquile, svastiche, la lupa capitolina, la falce e martello) che riporta la storia, la cultura ed anche un vissuto personale e memoriale nello spazio del quadro che in questo modo viene caricato di connotazioni ‘emotive’ (malinconiche, critiche o di speranza). Caratteristica che rende ‘vive’ le opere dell’artista romano. Stima: 4.000€/6.000€.

Arman, Untitle (Colère de telévision n. 18), televisione distrutta in un box di plexiglass, 80x50x60, Performance Fiac Parigi, 1976
Arman, Untitle (Colère de telévision n. 18), televisione distrutta in un box di plexiglass, 80x50x60, Performance Fiac Parigi, 1976 – Lotto n. 122 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 58

Dopo un inizio artistico con influenze surrealiste, è nel 1960 che Fernandez Arman firma la dichiarazione costitutiva del Nouveau Réalisme. Le idee del movimento costituiranno il filo conduttore di tutta l’attività dell’artista di Nizza.

L’appropriazione della realtà, o per dirla col teorico Pierre Restany “il riciclaggio poetico della realtà urbana, industriale e pubblicitaria” sono da allora perspicue nelle opere di Arman.

Al 1961 risalgono le prime Colères (oggetti distrutti o danneggiati, qui al lotto n. 122 “Untitle (Colère de telévision n. 18”) e Coupes (oggetti segati o tagliati)  mostrate in pubblico.

E davvero la poesia è la protagonista delle opere di Arman che pur oscillando fra un aspetto distruttivo (appunto i cicli delle colères o delle “combustionio”)

Stima: 35.500€/45.000€.

Sandro De Alexandris, Ripartizione ortogonale 1/9 - G-Z, Rilievo - Cartoncino Schoeller gatta su tavola, 69.5x69
Sandro De Alexandris, Ripartizione ortogonale 1/9 – G-Z, Rilievo – Cartoncino Schoeller glatt su tavola, 69.5×69, 1971-1972 – Lotto n. 123 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 58

Una continua indagine sul mezzo espressivo della pittura contrassegna l’opera dell’artista torinese Sandro De Alexandris, alla ribalta sulla scena artistica torinese degli anni ’60.

Esponente della cosiddetta “Nuova pittura” o pittura analitica, De Alexandris, tra il 1967 e il 1973, dedica gran parte del proprio lavoro ai cicli delle “ripartizioni orizzontali” e a studi sulle “ripartizioni ortogonali” (lotto n. 123 “Ripartizione ortogonale 1/9 – G-Z”).

L’artista utilizza punti e linee come riferimenti visivi per cercare una definizione e rappresentazione di concetti quali l’obliquità, l’orizzontalità, la staticità.

Sulla tela sono protagoniste tensioni irrisolte nello spazio. Tali tensioni sono messe in moto da fenomeni di percezione della variazione di gradazione di colore e dalla forza dinamica generata dalla disposizione delle forme.

Guardare un’opera così non induce contemplazione estetica ma mette in moto un processo di desiderio di completamento e sforzo intellettuale che costringe lo spettatore a riflettere su se stesso e sul suo modo di ‘considerare’ la realtà. Stima: 10.000€/15.000€.

Gualtiero Nativi, Composizione in grigio e rosso, tempera su carta applicata su legno, 44x24, 1947
Gualtiero Nativi, Composizione in grigio e rosso, tempera su carta applicata su legno, 44×24, 1947 – Lotto n. 134 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 58

Altra opera del 1947 del pistoiese Gualtiero Nativi al lotto n. 134 “Composizione in grigio e in rosso”.

L’opera è una di quelle che segnano in Nativi la liberazione dalla rappresentazione dell’oggetto e il passaggio definitivo dall’arte puramente astratta ad una rappresentazione concretista e al contempo razionalista.

Scrive ancora Marco Moretti nell’introduzione al Catalogo Generale (a cura di Marco Moretti, Berto Nativi e Nicola Nozzoli, 2013, p. 16): “[…] a Nativi e compagni interessava invece non l’oggetto, la l’equivalente geometrico da esso derivato: ‘Così sulla superficie vuota della tela cominciavo a mettere un punto, due punti, tre punti, uniti da altrettante linee per ottenere un piano. […] Intervennero amici architetti che ci parlarono di sezione aurea, di rapporti modulari, e noi lì, a misurare tutto; intravidi allora che stavamo formando un discorso completo, dove c’era forma, colore, e probabilmente anche contenuto'”. Stima: 3.500€/5.500€.

Walter Valentini, Orizzontale rosso-azzurro, olio su tela, 50x50, 1975
Walter Valentini, Orizzontale rosso-azzurro, olio su tela, 50×50, 1975 – Lotto n. 147 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 58

Walter Valentini nasce a Pesaro nel 1928. Appena ventenne a Milano si interessa di arti grafiche venendo a contatto con gli astrattisti geometrici del luogo (Veronesi, Huber, Steiner).

L’artista impara le tecniche di cui è riconosciuto maestro (l’incisione, la calcografia, la litografia) all’Istituto di Belle Arti delle Marche negli anni ’50.

Dopo un decennio di esperienze nell’industria come grafico (fra l’altro all’Eni) Valentini si dedica a tempo pieno all’arte dagli anni ’70.

Le opere di Valentini degli anni ’70, come questa al lotto n. 147 “Orizzontale rosso-azzurro” del 1975, rappresentano perlopiù paesaggi geometrici realizzati con colori in scala di grigi e primari. L’artista usa spesso tempera e materiali grezzi quali polvere di grafite e carbone.

L’evoluzione artistica di Valentini manifesta nel tempo una ricerca di armonia e razionalismo rinascimentale (da ricordare che l’artista ha studiato a fondo i testi della cultura umanistica, da Bembo a Leon Battista Alberti).

In questo primo ciclo di opere di cui fa parte il lotto in asta si può dunque affermare che Valentini inizi il proprio percorso utilizzando stilemi della ricerca analitica (nell’indagine dei materiali e dei colori) per approdare ad una tensione metafisica d’eco dechirichiana.. Stima: 4.500€/7.000€.

Roberto Crippa, Totemica, olio su tela, 146x114, 1956
Roberto Crippa, Totemica, olio su tela, 146×114, 1956 – Lotto n. 165 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 58

Nel 1956 espone alla Biennale di Venezia, in collettive a Tokyo, Amsterdam, Hiroshima, Madrid e in personali a Roma e Parigi Roberto Crippa, uno dei protagonisti dello spazialismo italiano del dopoguerra.

Fra il 1954 e il 1956 Crippa evolve le famose “spirali” della produzione più propriamente spazialista nei cosiddetti “totem”. Lo fa interlacciando in involuzioni materiche il tratto ellissoidale delle spirali stesse in un processo di riconduzione di una forza cosmica universale, espressa in quelle, in simboli animistici del tutto terreni, propri del carattere irruento e vitale dell’artista.

Dal 1955 l’artista si dedica anche alla realizzazione di opere polimateriche per proseguire, nello stesso 1956, con opere in ferro, bronzo e acciaio. Sono opere improntate ad un accentuato simbolismo primitivo che va verso un riduzionismo contenutistico e formale che si potrebbe dire ha più cuore dell’altro grande processo di azzeramento e semplificazione attuato in quel decennio dal concretismo geometrico. “Totemica” al lotto n. 165 è una grande, importante opera riferibile a questo ciclo. Stima: 22.000€/32.000€.

Emilio Scanavino, Caleidoscopio, olio su tela, 73x92, 1985
Emilio Scanavino, Caleidoscopio, olio su tela, 73×92, 1985 – Lotto n. 167 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 58

Un importante benché tardo olio su tela di Emilio Scanavino al lotto n. 167 “Caleidoscopio”, del 1985.

L’artista ligure muore infatti nel 1986 dopo una lunga malattia protratta dal 1971 quando ebbe una grave emorragia alla testa.

L’opera in asta, di buone dimensioni e qualità, presenta tutti gli stilemi del linguaggio della maturità di Scanavino: le geometrie tipiche dei caratteristiche degli anni ’60 e ’70, il tipico groviglio risultato di un processo di irrigidimento esistenziale della volontà lirica espressa negli anni ’50, e infine i colori accesi, espressionisti dell’ultimo grido di dolore esistenziale e fisico dell’artista ligure.

L’opera inoltre è stata recentemente presentata presso l’Art Gallery La Luna di Borgo San Dalmazzo nel contesto della mostra “Nel segno di Emilio Scanavino”. Stima: 25.000€/35.000€.

Piero Dorazio, Les immobile, olio su tela, 60x70x3.5, 1980
Piero Dorazio, Les immobile, olio su tela, 60x70x3.5, 1980 – Lotto n. 177 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 58

Piero Dorazio rappresenta la storia dell’astrattismo italiano.

Fu protagonista del Gruppo Forma 1 nella Roma degli anni ’50 e fu importante punto di riferimento nei ’60 per la op art internazionale grazie anche al prestigio ottenuto per aver fondato il dipartimento di Pittura, Scultura e Grafica della School of Fine Arts dell’University of Pennsylvania, riconosciuta come la scuola d’arte e di architettura migliore degli Stati Uniti. Qui insegnò come Full Professor fino al 1970.

La pittura di Dorazio ha prodotto negli anni diversi cicli pittorici, con evoluzioni ed involuzioni, ma certamente sono due fin dagli esordi le costanti della sua ricerca: forma e colore. Si legge nel “Manifesto” del Gruppo Forma 1 del 1947: “Riconosciamo nel formalismo l’unico mezzo per sottrarci a influenze decadenti, psicologiche, espressionistiche. […] Il quadro, la scultura, presentano come mezzo di espressione: il colore, il disegno, le masse plastiche, e come fine un’armonia di forme pure”.

E l’armonia è ciò che permea l’opera al lotto n. 177 “Les immobile”. Stima: 29.000€/40.000€.

Roberto Crippa, Spirali, olio su tela, 30x40, 1951
Roberto Crippa, Spirali, olio su tela, 30×40, 1951 – Lotto n. 178 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 58

Di dimensioni contenute (30×40) ma potentissime le “Spirali” di Roberto Crippa al lotto n. 178.

Siamo nel 1951 anno in cui l’artista monzese firma il terzo manifesto dello spazialismo di Lucio Fontana.

Si legge nel “Manifesto tecnico dello spazialismo” che ne fu il nome proprio: “[…] Passati vari millenni del suo sviluppo artistico analitico, arriva il momento della sintesi. Prima la separazione fu necessaria, oggi costituisce una disintegrazione dell’unità concepita. Concepiamo la sintesi con una somma di elementi fisici: colore, suono, movimento, spazio, integranti un’unità ideale e materiale. Colore, l’elemento dello spazio, suono, l’elemento del tempo ed il movimento che si sviluppa nel tempo e nello spazio. Son le forme fondamentali dell’arte nuova che contiene le quattro dimensioni dell’esistenza. […] Si va formando una nuova estetica, forme luminose attraverso gli spazi. Movimento, colore, tempo, e spazio i concetti della nuova arte. Nel subcosciente dell’uomo della strada una nuova concezione della vita; i creatori iniziano lentamente ma inesorabilmente la conquista dell’uomo della strada. L’opera d’arte non è eterna, nel tempo esiste l’uomo e la sua creazione, finito l’uomo continua l’infinito”.

Pianeti come durata, con timbri di colori diversi, note in uno spazio solcato da orbite che si flettono attraendosi e respingendosi d’energia: in Crippa, in queste “Spirali” con atomi e/o pianeti ci sono tutti i concetti, espressimi ad altissimo livello, della nuova arte di quel tempo. Stima: 15.000€/22.000€.