Asta Meeting Art n. 826 – Sabato 20 e Domenica 21 Maggio – Vercelli, Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea – Sessioni V-VI

La quinta e la sesta sessione dell’asta di Arte Moderna e Contemporanea n. 826 della Casa d’Aste Meeting Art di Vercelli si terranno nel fine settimana del 20/21 maggio 2017 alle ore 14.30. La TopTen di SenzaRiserva.

Gottardo Ortelli, Immersione totale, acrilici su tela, 70×70, 1975 – Lotto n. 425 – da meetingart.it
Gottardo Ortelli, Immersione totale, acrilici su tela, 70x70, 1975
Gottardo Ortelli, Immersione totale, acrilici su tela, 70×70, 1975 – Lotto n. 425 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Nato a Viggiù nel 1938 Gottardo Ortelli ha frequentato l’Accademia di Brera dove è stato titolare della cattedra di pittura nel 1974.

L’opera in asta al lotto n. 425 fa parte sicuramente del ciclo di opere più interessante dell’artista “Immersione totale”, oggetto di una recente mostra presso la Galleria Antonio Battaglia di Milano (22 novembre 2016 – 28 gennaio 2017).

Ortelli negli anni ’70 si aggrega ai rappresentanti della cosiddetta pittura analitica. Il ciclo delle “Immersioni totali”, che va dal 1974 al 1976, è caratterizzato da tele monocrome su cui prendono vita, in scansioni parallele, linee diagonali alternate, che si assottigliano e si ispessiscono in ritmi concordanti e discordanti. In questo modo l’artista gioca a livello percettivo confondendo il piano di sfondo e il primo piano in un dialogo in tridimensionalità fra linee e spazio, colore e non colore. Forse le opere dal sapore più optical dell’artista lombardo. Stima: 3.000€/4.000€.

Augusto Garau, Continuità, olio su tela, 89×89, 1977 – Lotto n. 432 – da meetingart.it
Augusto Garau, Continuità, olio su tela, 89x89, 1977
Augusto Garau, Continuità, olio su tela, 89×89, 1977 – Lotto n. 432 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Augusto Garau nasce a Bolzano nel 1942. Studia a Milano all’Accademia di Brera con Atanasio Soldati che negli anni ’50 lo coinvolge nei fermenti astratti del M.A.C. Movimento Arte Concreta.

Il contributo più originale di Garau è comunque quello che l’artista raggiunge negli anni ’70 e che riguarda lo studio della dinamiche percettive della forma e del colore. Sarà la frequentazione di Gaetano Kanizsa, esponente italiano della filosofia della Gestalt, ad avvicinare Garau a queste tematiche.

I processi cognitivi della forme e retinici dei colori sono le tematiche che soprattutto interessano Garau. L’artista utilizza infatti spessissimo la forma dell’anello non chiuso lasciando che sia lo spettatore stesso a completarlo idealmente. Garau inoltre lavora, specie negli anni ’80, sulle ambiguità derivanti dall’accostamento dei colori e sulle trasparenze. Evidenti tali tematiche al lotto n. 432 “Continuità”, concetto espresso sia attraverso la forma che per mezzo del colore.

“Il continuum cromatico è un insieme di colori, puri o in mescolanza, tra i quali esiste un legame prodotto da un colore comune. Il continuum non si verifica quindi nel caso di una giustapposizione fra due colori puri, ma quando un colore puro si unisce a una mescolanza che lo contiene, o quando due mescolanze si giustappongono tra loro” (da Augusto Garau, “Le Armonie del colore. Analisi strutturale dei colori. La teoria delle mescolanze. La trasparenza percettiva”, Hoepli, Milano, 1984, p. 4). Stima: 3.000€/4.000€.

Valentino Vago, E.162, olio su tela, 73×92, 1973 – Lotto n. 448 – da meetingart.it
Valentino Vago, E.162, olio su tela, 73x92, 1973
Valentino Vago, E.162, olio su tela, 73×92, 1973 – Lotto n. 448 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Dopo un inizio pittorico caratterizzato dall’informale lombardo, in particolare dall’influenza della matericità e della ‘memoria figurativa’ di Ennio Morlotti, nel corso degli anni ’60 Valentino Vago approfondisce una ricerca di sintesi contemplativa, coloristica e formale, per certi aspetti vicina alle coeve realizzazioni dell’americano Mark Rothko.

Perché Vago non può essere ridotto ad artista ‘analitico’ come solitamente si fa. Quello dell’artista di Barlassina è sì un mondo minimale, destrutturato; ma è anche un paesaggio di sogno dove avvengono miracoli, uno spazio evocativo e sacrale: “un mondo pittorico fatto di silenzi, di calme sensazioni, che si esprime con una pittura tutta intessuta di luce sommessa che allaga le forme geometriche, rese diafane da un delicatissimo velo” (da M.Valsecchi, Valentino Vago, Milano, Vanni Scheiwiller, 1969, p.11).

Da non dimenticare che alla fine degli anni ’70 l’artista si dedicherà alla realizzazione di grandi murales sia in spazi privati che pubblici, soprattutto all’interno di chiese. Stima: 6.000€/7.000€.

Mario Nuti, Composizione, olio su masonite, 130×200, 1953 – Lotto n. 466 – da meetingart.it
Mario Nuti, Composizione, olio su masonite, 130x200, 1953
Mario Nuti, Composizione, olio su masonite, 130×200, 1953 – Lotto n. 466 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Bellissima e importante opera di Mario Nuti, “Composizione” al lotto n. 466, realizzata nel 1953. Ad appena 27 anni, nel 1950, Nuti è tra i fondatori dell’Astrattismo Classico fiorentino, di cui firma il Manifesto redatto dal filosofo Ermanno Migliorini con Vinicio Berti, Gualtiero Nativi, Bruno Brunetti e Alvaro Monnini, sottoscrivendone tutte le istanze di impegno sociale e politico.

L’esperienza astratta in Nuti perdurerà fino ai primi anni anni ’60 quando l’artista torna gradualmente alla figurazione e si dedica all’insegnamento.

Figura timida e appartata Mario Nuti porta testimonianza con le sue opere di una “capacità compositiva accanto a vivo, intimo senso del colore; [… di] un’istanza polemica […] un bisogno di scarnificare la materia pittorica, di ridurla all’essenziale”, nella definizione di Giovanni Spadolini, suo compagno di studi all’epoca dell’Istituto d’Arte a Firenze.

Caratteristiche, quelle notate dall’illustre amico, che Nuti mantiene nell’arco di tutta la sua esperienza astratta, che da un rigido geometrismo iniziale si muove negli anni verso forme più strutturate ed espressive per quanto concerne sia le cromie che la composizione. Stima: 6.000€/7.000€.

Albino Galvano, Astratto in movimento, olio su cartone, 50×40, 1952 – Lotto n. 474 – da meetingart.it
Albino Galvano, Astratto in movimento, olio su cartone, 50x40, 1952
Albino Galvano, Astratto in movimento, olio su cartone, 50×40, 1952 – Lotto n. 474 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Si può affermare che Albino Galvano sia stato uno dei teorici del M.A.C. Movimento Arte Concreta (1950). Pittore, critico, laureato in filosofia e magistero, allievo di Felice Casorati, già nel 1930 è alla sua prima Biennale di Venezia.

Proprio nel 1952, anno di realizzazione di quest’opera al lotto n. 474 “Astratto in movimento”, Galvano firma a Torino il Manifesto del M.A.C con Annibale Biglione, Adriano Parisot e Filippo Scroppo (Bollettino n. 9 del Movimento, del novembre ’52).

Le composizioni di Albano del periodo M.A.C. mostrano tuttavia una certa eterodossia dell’artista le cui opere rivelano per forme, colori e richiami naturalistici una ispirazione ‘simbolica’ e spiritualista.

Scrive a questo proposito il critico Luciano Caramel in “Arte in Italia 1945-1960”, Vita e Pensiero, 1994, p. 96: “Galvano, infine, nutrito di complessa cultura, irriducibile a formule, fino ad apparire eclettico, è capace di caricare l’aniconicità di valenze di un’inafferrabile semantica volta a ‘vedere’ dipingendo”.

In seguito l’artista si avvicinerà all’informale per poi successivamente utilizzare nelle sue composizioni elementi liberty di gusto astratteggiante e ‘nastri’. Stima: 4.000€/5.000€.

Ennio Finzi, Cosmico, sentimento jazz, olio e tecnica mista su masonite, 110×80, 1956 – Lotto n. 480 – da meetingart.it
Ennio Finzi, Cosmico, sentimento jazz, olio e tecnica mista su masonite, 110x80, 1956
Ennio Finzi, Cosmico, sentimento jazz, olio e tecnica mista su masonite, 110×80, 1956 – Lotto n. 480 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Veneziano, classe 1931, Ennio Finzi ha percorso tutta la storia artistica del secondo dopoguerra italiano fino ad oggi sperimentando e rinnovandosi continuamente nel solco di un’ispirazione però unica che ha sempre avuto come riferimenti il ritmo ed il colore.

Nelle opere di Finzi degli anni ’50, come questa “Cosmico” al lotto n. 480 sono certamente presenti queste due componenti che sono di supporto ad una interpretazione della pittura vicina alle coeve esperienze dello spazialismo nel senso di una spazialità di espressione interiore che apre alla possibilità all’interno della tela.

Ci sono nella pittura di Finzi la gestualità forte del gesto astratto di Emilio Vedova, la spiritualità luministica del maestro Virgilio Guidi, ci sono gli spazi interiori di Tancredi; il tutto intessuto in una partitura che rimanda alla passione musicale di Finzi che utilizza nel colore le atonie e gli effetti distonici schoemberghiani e citazioni del jazz afroamericano.

Alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia nel 1956 Finzi ha tenuto la sua prima personale. Stima: 9.000€/10.000€.

Gabriele Devecchi, Senza titolo, colle, cere, olio e graffiature su tela, 70×100, 1959 – Lotto n. 487 – da meetingart.it
Gabriele Devecchi, Senza titolo, colle, cere, olio e graffiature su tela, 70x100, 1959
Gabriele Devecchi, Senza titolo, colle, cere, olio e graffiature su tela, 70×100, 1959 – Lotto n. 487 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Designer italiano nato a Milano nel 1938, Gabriele Devecchi è noto in pittura soprattutto perché fu fra i fondatori, proprio nel 1959 (“Senza titolo” al lotto n. 487), del Gruppo T con Giovanni Anceschi, Davide Boriani e Gianni Colombo.

Nel corso degli anni ’50 l’artista nel laboratorio di argenteria del padre impara la lavorazione dei metalli: incidere a bulino, smaltare a fuoco, la fusione della plastica, modellare la cera, scolpire il legno.

Le dinamiche spazio-tempo sono quelle che prenderanno vita nelle prime mostre “Miriorama” del Gruppo negli spazi della Galleria Pater. Con il Gruppo esponevano Manzoni, Fontana, Baj, Munari in un clima di rinnovamento artistico attento ai fenomeni percettivi ed evolutivi della materia: fenomeni luministici basati sul tempo e sul processo quali combustioni, ossidazioni, concrezioni; automatismi generativi di cui l’opera al lotto n. 487 ritrae una istantanea. Stima: 10.000€/12.000€.

Giuseppe Santomaso, Bachical nocturne, olio e tecnica mista su carta intelata, 100×68, 1955 – Lotto n. 499 – da meetingart.it
Giuseppe Santomaso, Bachical nocturne, olio e tecnica mista su carta intelata, 100x68, 1955
Giuseppe Santomaso, Bachical nocturne, olio e tecnica mista su carta intelata, 100×68, 1955 – Lotto n. 499 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Giuseppe Santomaso, veneziano, nel 1946 è fra i fondatori della Nuova Secessione artistica italiana, Fronte Nuovo delle Arti, propugnatore di un’arte che non può prescindere dalla realtà seppur icastica, sulla scia del post-cubismo picassiano, e impegnata nel sociale.

Ma già alla Biennale del 1948 le posizioni del Gruppo divergono profondamente nella querelle fra linguaggio astratto e figurazione. Santomaso sostiene: “l’immagine creata dall’artista non dipende dalle apparenze fenomeniche della realtà”.

E infatti nel corso degli anni ’50 il suo linguaggio si muove sempre più fra informale, geometrismo astratto e una vena surreale che risponde ad esigenze di risoggettivizzazione dell’opera d’arte imprescindibili per un’artista dalla grandissima sensibilità.

Del 1952 è la partecipazione di Santomaso alla XXVI Biennale di Venezia con il Gruppo degli Otto di Lionello Venturi. Nel 1954 gli viene assegnato il Primo Premio per la pittura italiana, nel 1956 il Premio Graziano alla Galleria del Naviglio di Milano. Nel 1955 dipinge questa bellissima opera “Bachical nocturne” al lotto n. 499Stima: 27.000€/30.000€.

Vinicio Berti, Guardare in alto (grandiosamente), idropittura e tempera vinilica su tela, 180×120, 1988-1990 – Lotto n. 555 – da meetingart.it
Vinicio Berti, Guardare in alto (grandiosamente), idropittura e tempera vinilica su tela, 180x120, 1988-1990
Vinicio Berti, Guardare in alto (grandiosamente), idropittura e tempera vinilica su tela, 180×120, 1988-1990 – Lotto n. 555 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Opera di grandi dimensioni, 180×120, del fondatore ed ideologo dell’astrattismo classico, il fiorentino Vinicio Berti, al lotto n. 555 “Guardare in alto (grandiosamente)”.

Con questo ciclo siamo ormai negli anni ’80, lontanissimi dal clima culturale e sociale del dibattito politico del dopoguerra. Vinicio Berti è però la testimonianza di una coerenza estrema, di un pensiero ideologico e artistico a cui non venne mai meno, fino alla morte nel 1991.

Si tratta spesso di opere volutamente di grandi dimensioni, di grande potenza formale per la forza del tratto, la prospettiva tendente alla verticalità, le forme a piramide /grattacielo tridimensionali; ed il tipico lettering di cui Berti è stato uno degli iniziatori che da acronimo ormai si è fatto enunciazione aperta, quasi consapevole ultimo canto del cigno di un sognatore.

E allora l’artista guarda “continuamente” in alto, in segno di lotta, di speranza, ma anche di disillusione; ci guarda “grandiosamente”, e poi ancora “costruttivamente”, “fermamente”, “limpidamente”, “solidamente”. Lo fa dopo aver progettato. Il ciclo precedente dell’artista fu infatti, coerentemente, quello delle “Grandi costruzioni per l’avvenire”. Stima: 10.000€/12.000€.

Tano Festa, Dalla serie da Michelangelo, acrilico su tela, 100×60, 1978 – Lotto n. 571 – da meetingart.it
Tano Festa, Dalla serie da Michelangelo, acrilico su tela, 100x60, 1978
Tano Festa, Dalla serie da Michelangelo, acrilico su tela, 100×60, 1978 – Lotto n. 571 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Bella opera di Tano Festa, protagonista dell’arte pop italiana e della Scuola di Piazza del Popolo al lotto n. 571 “Dalla serie da Michelangelo”.

Non esiste serialità nelle opere di questi artisti (Schifano, Festa, Angeli), come spesso si afferma, poiché la serialità è il concetto stesso su cui essi stessi hanno lavorato. Si dovrebbe piuttosto parlare di variabilità percettiva, contestuale e momentanea dell’opera.

In questa al lotto n. 571 ci sono tutti gli elementi iconografici e gli stilemi del linguaggio del maestro romano elaborati in una composizione dallo straordinario equilibrio formale: prima di tutto nell’uso dell’armonia aurea e nei colori complementari, perfettamente bilanciati; poi nell’utilizzo della gocciolatura che conferisce partecipazione emotiva al dipinto. Infine nella decontestualizzazione diagonale dei regoli (citazione delle “persiane”) che conducono l’occhio al mondo di sogno della nube, nel contatto fra spirituale e umano della citazione michelangiolesca, nelle riquadrature metareferenziali con cui l’artista re-incornicia l’opera.

Un grandissimo Festa, che ha prodotto opere di spessore dagli anni ’60 fino agli anni ’80.  Stima: 6.000€/7.000€.

Tancredi Parmeggiani

Tancredi Parmeggiani nasce a Feltre nel 1927 da Paolo e Francesca Zallot. Trascorre l’infanzia prima a Bologna e poi a Belluno, a seguito della morte del padre e della malattia della madre. Qui è indirizzato dal cugino Ettore Pietriboni, avvocato che si fece carico di lui e dei suoi due fratelli (Silvia e Romano), agli studi classici (all’istituto salesiano Sperti) che abbandonerà presto, nel 1943, per iscriversi al Liceo artistico di Venezia.

A Venezia Tancredi asseconda una vocazione al disegno già rivelata fin dai primi anni (in timeline “Autoritratto” del 1946), un’urgenza di espressione che manifestava un tratto grafico potente e sicuro che ha indotto la critica anche ad accostamenti con Matisse, Picasso, Modigliani (G. Bianchi, T. Alcuni disegni inediti, in Donazione Eugenio da Venezia. Atti della Giornata di studio, Rovereto, Palazzo Alberti Poja 2005, Venezia 2006, pp. 61-79)

In seguito Tancredi frequenta la “Scuola libera del nudo” di Armando Pizzinato all’Accademia di Belle Arti di Venezia. All’Accademia rinsalda i rapporti con Emilio Vedova, già conosciuto nel bellunese dove questi era stato attivo partigiano.

Nel 1947 l’artista tenta a piedi un viaggio a Parigi con l’intenzione di approfondire la conoscenza delle avanguardie europee. Minorenne, fu bloccato a Lione e rispedito a Feltre. Le avanguardie le conoscerà solo visitando la XXIV Biennale di Venezia del 1948 dove Tancredi conosce anche la collezione Peggy Guggenheim. La prima personale è del 1949 presso la Galleria Sandri con presentazione di Virgilio Guidi.

La pittura di Tancredi di questi anni è ancora di matrice figurativa (in timeline “Paesaggio” e “Ritratto di Romano”). L’artista oscilla fra un primitivismo e un espressionismo che risentono della lezione di Gino Rossi (visto alla Biennale del 1948) e della fascinazione per Vincent Van Gogh. Tancredi ritrae soggetti familiari e quotidiani, desunti dalla realtà e dal paesaggio. Li impreziosisce con una stesura della materia ricca e densa di colore, circoscritta dal tratto netto del disegno, con un linguaggio vicino per certi versi alla pittura di De Pisis. Alla fine degli anni ’40 inoltre anche Tancredi risente dell’influenza dei picassismi di moda al tempo.

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