Asta Capitolium Art – 4 Maggio 2017 – Brescia, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 215 di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Capitolium Art di Brescia si terrà il giorno 4 maggio, ore 20.00 in sessione unica (lotti 1-85). La TopTen di SenzaRiserva.

Bice Lazzari, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 70×100, 1978 – Lotto n. 11 – da capitoliumart.it
Bice Lazzari, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 70x100, 1978
Bice Lazzari, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 70×100, 1978 – Lotto n. 11 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Un percorso artistico caratterizzato dalla rarefazione quello di Bice Lazzari, artista formatasi all’Accademia di Belle Arti di Venezia, nata nella città lagunare nel 1900.

Dopo un primo periodo figurativo di stampo paesaggistico e chiarista, una evoluzione nella pittura della Lazzeri si riscontra contemporaneamente al trasferimento a Roma nel 1935. Qui l’artista realizza decorazioni per interni e collabora con architetti acuendo un interesse per le tematiche spaziali. Dopo gli anni ’50 invece la sua ricerca si colloca in ambito materico informale con un gusto minimale ai limiti del concettuale che si accentua negli anni (si veda il lotto n. 11 “Senza titolo” del 1978).

Scrive la Lazzari nel 1957: “Quando dipingo un quadro penso sempre segretamente alla parete su cui in quel momento potrei dipingere, allo spazio, all’architettura a cui quel quadro dovrebbe esser destinato. Il che vuol dire forse che io non credo alla pittura purista, alla pittura che vive da sé, autonoma nel suo astratto isolamento. Questa è o dovrebbe essere, a mio avviso, l’unica possibile umanità della pittura contemporanea. Ma quando il quadro è portato a compimento (quando credo che non ci sia altro da aggiungere) allora mi prende il sospetto che esso voglia proprio vivere per sé stesso. E allora qui è la divinità o l’angoscia della pittura contemporanea?”

Artista di un astrattismo precocissimo (alcune prime opere astratte risalgono al biennio 1925/1926) la figura della Lazzari è certamente da riscoprire da parte del mercato. La sua pittura è originale, lirica, astratta e aperta alla modernità ma mai fredda e distaccata dal reale. Di sé amava dire “io sono astratta con qualche ricordo”. Stima: 7.000€/9.000€.

Emilio Vedova, Senza titolo, Collage, 55×85, 1969 – Lotto n. 21 – da capitoliumart.it
Emilio Vedova, Senza titolo, Collage, 55x85, 1969
Emilio Vedova, Senza titolo, Collage, 55×85, 1969 – Lotto n. 21 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Il 1969 è un anno importantissimo per l’impegno civile e culturale che Emilio Vedova, artista veneziano fra i massimi rappresentanti dell’arte astratta italiana, dimostra nei fermenti della società giovanile italiana.

In quegli anni Vedova partecipa alle iniziative dei movimenti studenteschi tenendo anche ‘controcorsi’ all’Accademia di Belle Arti di Venezia.

Nel 1968 intanto, presso Palazzo dei Diamanti di Ferrara, gli è stata dedicata una grande antologica che sancisce la piena maturità dell’artista. D’altra parte è proprio negli anni ’60 che Vedova dà vita ai cicli più celebri.

Nel 1959 infatti aveva creato le prime opere del ciclo “Scontro di situazioni” con tele assemblate a forma di “L” dipinte per un ambiente realizzato da Carlo Scarpa a Palazzo Grassi a Venezia nell’ambito della mostra “Vitalità nell’Arte”. Tali opere lo condussero poi fra il 1961 e il 1965 alla realizzazione dei “Plurimi”: dipinti-sculture in metallo e legno che si collocano nello spazio e partecipano della realtà.

L’opera al lotto n. 21 “Senza titolo” porta testimonianza di questa partecipazione e dell’impegno sociale di Vedova che realizza un collage di ritagli di giornale che rimandano alla guerra del Vietnam, allora in corso. I ritagli sono utilizzati nel contesto del dispiegarsi di una potenza espressiva di natura astratta. Essa, compiendo una estrema sintesi, riesce ad ‘amalgamare’ lo sguardo critico e l’emotività dell’artista, attraverso l’obliquità della composizione e il dripping alle immagini, alla crudezza fotografica della realtà stessa. Stima: 10.000€/14.000€.

Roberto Gaetano Crippa, Spirali, olio su tela, 55×65, 1952 – Lotto n. 24 – da capitoliumart.it
Roberto Gaetano Crippa, Spirali, olio su tela, 55x65, 1952
Roberto Gaetano Crippa, Spirali, olio su tela, 55×65, 1952 – Lotto n. 24 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Artista immenso Roberto Crippa, per il quale è certa prima o poi una rivalutazione da parte del mercato, in particolare per le opere a cavallo degli anni ’50 come questa al lotto n. 24 “Spirali” del 1952.

Crippa, nato a Monza nel 1921, è presente giovanissimo alla Biennale di Venezia ed alla Triennale di Milano nel 1948. In questi anni vive l’ambiente culturale che ruota attorno a Brera, in cui si forma, e al Bar Giamaica dove frequenta Enrico Baj, Gianni Dova, Cesare Peverelli, Aldo Bergolli e il maestro Lucio Fontana.

Le “Spirali” sono l’invenzione di Crippa che rappresenta al meglio l’adesione nel 1950 dell’artista allo spazialismo. Crippa ne firma tre manifesti: “Proposta di un regolamento del Movimento Spaziale” (1950), “Manifesto dell’Arte Spaziale” (1951), “Manifesto del Movimento Spaziale per la televisione” (1952).

“Le nostre espressioni artistiche moltiplicano all’infinito, in infinite dimensioni, le linee d’orizzonte; esse ricercano un estetica per cui il quadro non è più quadro, la scultura non è più scultura, la pagina scritta esce dalla sua forma tipografica.
Noi spazialisti ci sentiamo gli artisti di oggi, poiché le conquiste della tecnica sono ormai a servizio dell’arte che noi professiamo” (Dal “Manifesto del Movimento Spaziale per la televisione”).

Proprio nel 1952 l’artista monzese partecipa con Peverelli, Dova, Beniamino Joppolo, Mario Deluigi e Fontana  alla prima collettiva di artisti spaziali presso la Galleria del Naviglio. Stima: 10.000€/14.000€.

Emilio Scanavino, Tramatura, olio su tela tamburata, 55×50, 1973 – Lotto n. 29 – da capitoliumart.it
Emilio Scanavino, Tramatura, olio su tela tamburata, 55x50, 1973
Emilio Scanavino, Tramatura, olio su tela tamburata, 55×50, 1973 – Lotto n. 29 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Una “Tramatura” del 1973 di Emilio Scanavino al lotto n. 29. Le opere dalla seconda metà degli anni ’60 segnano la maturità del linguaggio pittorico dell’artista ligure sancita prima dalla personale alla XXXIII Biennale Veneziana e poi, due anni dopo, dal ‘rifugio’ nel buon ritiro dell’abitazione di Calice Ligure.

C’è, nelle opere di questo periodo, una maggiore razionalità nella composizione e nell’applicazione del segno rispetto ai cicli degli anni ’50. In questi ultimi, su una base prettamente informale, facevano apparizione ricordi, fantasmi, evanescenze liquide tese a rappresentare, intuire una drammaticità dell’esistenza avvertita ma non espressa.

Di nuovo invece alla fine degli anni ’60 riaffiora la figura, la forma ha il sopravvento e con essa l’artificio segnico e formale. E questo sono le sue trame geometriche: una presa di coscienza, “la geometria è un illusorio controllo della vita” ha scritto Scanavino, uno stringersi a trattenere il caos, il fiume in piena della follia e dell’esistenza.

In particolare i primi anni ’70 vedono l’affermazione internazionale di Scanavino. Fra il 1973 e il 1974 l’artista presenta una antologica alla Kunsthalle di Darmstadt, al Palazzo Grassi di Venezia e al Palazzo Reale di Milano. Stima: 14.000€/18.000€.

Mario Nigro, 11A4, olio su tavola, 60×60, 1977 – Lotto n. 30 – da capitoliumart.it
Mario Nigro, 11A4, olio su tavola, 60x60, 1977
Mario Nigro, 11A4, olio su tavola, 60×60, 1977 – Lotto n. 30 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Mario Nigro nasce a Pistoia nel 1919. Dopo una formazione scientifica (ottiene una doppia laurea in Farmacia e Chimica) si interessa alla pittura da autodidatta.

Nel 1948 a Milano stringe rapporti con il M.A.C. Movimento Arte Concreta che propugna una pure arte astratta che non sia solo un processo di astrazione di forme naturali.

Le opere degli anni ’50 di Nigro sono caratterizzate da griglie geometriche attraverso le quali l’artista si inserisce in una ricerca di riformulazione del linguaggio pittorico attraverso elementi primari strutturali quali la linea, una riappropriazione dello ‘spazio’ nell’accezione delle coeve ricerche spaziali, e una accensione cromatica di base che risponde ad una liricità tipica dell’artista pistoiese (celebri le opere del ciclo “Spazio totale”).

Negli anni ’60 invece nella pittura di Nigro hanno il sopravvento linee oblique e contrasti cromatici (probabilmente a quest’epoca risale l’opera al lotto n. 30 “11A4”) che sono in linea con le ricerche optical di quegli anni e che sconfineranno nel minimal.

In particolare l’opera al lotto n. 30 appartiene al ciclo delle cosiddette “strutture fisse con licenza cromatica”. Scrive Tommaso Trini in “Mario Nigro” (Data # 10, 1973): “tema costruttivo su cui Nigro elabora i suoi quadri dal 67 entro la più vasta esperienza psicologica del ‘tempo totale’ […] il secondo volet ideologico della sua opera. ‘Due segni si rincorrono tra loro’ sulla superficie bianca della tela, ticchettano con intervalli regolari, rotti solo dall’alternarsi delle dominanti cromatiche […] e l’autonomia del colore altro supporto non ha che la progressione di queste ‘aste’, in questa applicata manifestazione grafica del ‘tempo che passa’”. Stima: 6.000€/8.000€.

Edo MurtiĆ, Senza titolo, olio su tela, 80×100, 1955 – Lotto n. 35 – da capitoliumart.it
Edo Murtic, Senza titolo, olio su tela, 80x100, 1955
Edo Murtić, Senza titolo, olio su tela, 80×100, 1955 – Lotto n. 35 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Edo Murtić è stato probabilmente il più importante artista croato della seconda metà del XX secolo.

La sua pittura nel dopoguerra si inserisce nell’ambito dell’espressionismo astratto e dell’astrazione lirica, entrambe conosciute di prima mano per i suoi viaggi a New York alla fine degli anni ’40 e poi a Parigi.

Rinomato soprattutto per i dipinti ad olio fu però artista eclettico. Ha infatti prodotto nell’ambito del design grafico, del mosaico, della ceramica, delle scenografie teatrali, del murales.

Al lotto n. 35 “Senza titolo” del 1955 si percepisce immediatamente la trasfigurazione della sua pittura dalla figurazione all’astrazione. Passaggio che si realizza attraverso una potente vena espressiva dal tratto deciso e dai colori violenti. Pittura astratta che l’artista continuerà fino agli anni ’70. Stima: 8.000€/10.000€.

Arturo Vermi, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100×80, 1975 – Lotto n. 50 – da capitoliumart.it
Arturo Vermi, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100x80, 1975
Arturo Vermi, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100×80, 1975 – Lotto n. 50 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Opera di Arturo Vermi, fondatore nel 1962 a Milano con Ettore Sordini e Angelo Verga del Gruppo del Cenobio nella Brera milanese, al lotto n. 50 “Senza titolo” del 1975.

A metà degli anni 60, l’artista, influenzato anche dalle ricerche e dalla frequentazione di Lucio Fontana, inizia una esplorazione dei concetti spaziali.

Al 1969 risalgono i cosiddetti “Inserti” di cui l’artista individua l’oggetto nel “costruire degli spazi con un’isola, un rettangolo in uno spazio più grande, molto più grande, con delle tracce o dei segni che cercano un approdo”.

Sono le prime avvisaglie di quella svolta che arriverà nel 1975, definito l’anno Lilit della sua vita privata e d’artista, in cui Vermi fa uscire il primo numero della rivista “Azzurro” e stila il programmatico “Manifesto del Disimpegno”.

Manifesto in cui proclama a gran voce il desiderio di assoluta semplificazione e libertà dell’atto artistico dagli impegni “con il padre, la madre, i figli, la patria, il dogma, gli ideali, la parola data, ecc., ecc.” per realizzare “soltanto ciò che ci fa felici!”. Stima: 8.000€/10.000€.

Getulio Alviani, Centro virtuale, alluminio, 42×48 – Lotto n. 53 – da capitoliumart.it
Getulio Alviani, Centro virtuale, alluminio, 42x48
Getulio Alviani, Centro virtuale, alluminio, 42×48 – Lotto n. 53 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Gillo Dorfles, dalla cui collezione proviene l’opera al lotto n. 53 di Getulio Alviani “Centro virtuale” collocava queste opere dell’artista di Udine (classe 1939) nell’ambito del principio della “ambiguità gestaltica”.

Si tratta di opere che danno “la possibilità cioè di una  ‘duplice lettura’, d’un pattern visuale” che “costituisce una delle classiche ricerche della psicologia della Gestalt, e svela quella che è una nostra cotidiana modalità percettiva” (da Gillo Dorfles, “Ultime tendenze nell’arte d’oggi: dall’informale al neo-oggettuale”, Feltrinelli, 2001, pag. 87).

É alla fine degli anni ’50 che Alviani dà vita alle cosiddette “Superfici a testura vibratile”, composizioni in acciaio il cui rigore geometrico è per così dire alleggerito e infranto attraverso le scalanature generate dalla fresa elettrica.

Queste, diversamente orientate, provocano un effetto di vibrazione della luce che è tanto imprevedibile quanto programmato e che è la perfetta espressione delle diverse istanze di rinnovamento del linguaggio pittorico dal dopoguerra in poi. Stima: 25.000€/30.000€.

Paolo Scheggi, Intersuperfice curva dal rosso + bianco, acrilico su tele sovrapposte, 50x50x6, 1966 – Lotto n. 54 – da capitoliumart.it
Paolo Scheggi, Intersuperfice curva dal rosso + bianco, acrilico su tele sovrapposte, 50x50x6, 1966
Paolo Scheggi, Intersuperfice curva dal rosso + bianco, acrilico su tele sovrapposte, 50x50x6, 1966 – Lotto n. 54 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Opera bellissima e importante di un giovanissimo Paolo Scheggi (classe 1940), artista fiorentino protagonista con Lucio Fontana dell’arte spaziale, al lotto n. 54 “Intersuperfice curva dal rosso + bianco”.

Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Firenze, Paolo Scheggi è presentato da Fontana stesso alla mostra tenutasi alla Galleria Il Cancello di Bologna nel 1962.

Proprio nel 1966, anno di esecuzione dell’opera, l’artista partecipa alla XXIII Biennale di Venezia con quattro intersuperfici curve dal bianco, dal giallo, dal rosso e dal blu e al XXI Salon de Réalités Nouvelles al Musée d’Art Moderne di Parigi.

Le tele sovrapposte di Scheggi introducono la ricerca spaziale e finanche architettonica nel panorama della rielaborazione dei linguaggio artistico dopo l’informale. É una ricerca che Scheggi conduce con Vincenzo Agnetti, Fontana, Dadamaino, Castellani nel solco delle istanze del Gruppo Zero e che unisce il concettualismo e lo spazialismo all’adesione tecnologica e le ricerche minimali e optical.

Artista dimenticato dalla storia e dal mercato fino a qualche anno fa che ha avuto una vera e propria esplosione. Purtroppo morto giovanissimo a Roma nel 1971. Stima: 140.000€/180.000€.

Ennio Chiggio, Interferenza lineare 19, tecnica mista su tavola, 50x50x10, 1972 – Lotto n. 55 – da capitoliumart.it
Ennio Chiggio, Interferenza lineare 19, tecnica mista su tavola, 50x50x10, 1972
Ennio Chiggio, Interferenza lineare 19, tecnica mista su tavola, 50x50x10, 1972 – Lotto n. 55 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Ennio Chiggio nasce a Napoli nel 1938. Nel 1959 si unisce al Gruppo N di Padova con Alberto Biasi, Manfredo Massironi, Edoardo Landi e Toni Costa.

Nell’ambito delle ricerche oggettiviste, percettive e di indagine della fenomenologia dell’atto artistico, Chiggio mette a punto nel corso degli anni ’60 opere/oggetto costruite attraverso la piegatura e la ripetizione di strisce di cartoncini neri (lotto n. 55 “Interferenza lineare” del 1972).

Attraverso la destrutturazione del campo monocromo informale, ottenuta dalla variazione della riflessione della luce dovuta all’inclinazione degli stessi cartoncini dunque Chiggio riesce a rendere ‘vibratile’ la solidità percettiva dell’opera classica nonché l’aleatorietà di quella informale. Opera tipica e rappresentativa dell’arte cinetica; buono l’anno di esecuzione. Stima: 15.000€/20.000€.

Hans Jörg Glattfelder, Senza titolo, plastica, 50x50x10, 1971 – Lotto n. 58 – da capitoliumart.it
Hans Jörg Glattfelder, Senza titolo, plastica, 50x50x10, 1971
Hans Jörg Glattfelder, Senza titolo, plastica, 50x50x10, 1971 – Lotto n. 58 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Nato a Zurigo nel 1939 Hans Jörg Glattfelder studia legge e storia dell’arte, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma per stabilirsi poi nel 1963 a Firenze. Qui con il poeta Claudio Popovic pubblica la rivista “Comunicazione”. Nel 1979 si trasferisce a Milano dove approfondisce le tematiche relative allo spazio e alla geometria.

Negli anni ’60 la ricerca di Glattfelder è orientata inizialmente ad opere che risentono della lezione del geometrismo dei concretisti di Zurigo.

In seguito, a Firenze fino alla fine del decennio e nei primi anni ’70 l’artista teorizza la possibilità di una produzione ‘anonima’ dell’opera d’arte fatta attraverso mezzi e materiali industriali. Un esempio ne è l’opera in plastica in asta al lotto n. 58 “Senza titolo”.

Le opere di Glattfelder sono il risultato della visione ‘meta-razionalista’ dell’artista che oltre ad indagare il rapporto fra arte e scienza cerca di analizzare il processo stesso dell’espressione artistica in quanto ideazione razionale. Le opere di Gattfelder sono in questo senso spesso modulari e componibili con chiari riferimenti all’arte analitica con sconfinamenti nell’arte cinetica. Stima: 10.000€/14.000€.

Michelangelo Pistoletto, Autoritratto allo specchio, fotografia a colori, 21×18, 1976 – Lotto n. 77 – da capitoliumart.it
Michelangelo Pistoletto, Autoritratto allo specchio, fotografia a colori, 21x18, 1976
Michelangelo Pistoletto, Autoritratto allo specchio, fotografia a colori, 21×18, 1976 – Lotto n. 77 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

L’uso degli specchi in Michelangelo Pistoletto (Biella, 1933) rappresenta il desiderio dell’artista verso l’apertura del quadro in tre diverse dimensioni: lo spazio, il tempo e la coscienza.

L’opera al lotto n. 77 “Autoritratto allo specchio” ne è rivelatrice. L’artista si fotografa mentre sta sviluppando un suo ritratto nell’acido fotografico da cui viene riflesso il suo volto. La punta delle pinzette si illumina nella parte immersa nel liquido dando vita ad un effetto quasi magico di generazione.

C’è dunque nell’opera il concetto del divenire che però non è processo lineare ma ricordo e continua riscoperta. C’è la presa di coscienza di se stessi anzi di un se stesso che si guarda continuamente in faccia. C’è lo spazio in cui gli altri uomini vivono, uomini che hanno una percezione della tua trasformazione, del tuo temporaneo e mutevole essere nel tempo.

D’altra parte alla metà degli anni  ’70 forte è la ricerca di Pistoletto sul concetto di tempo. Fra il 1975 e il 1976 l’artista realizza un’opera dal titolo “Le Stanze”, articolata in dodici mostre consecutive,  della durata di un anno, negli spazi della Galleria Stein di Torino. Opera che fa parte del cosiddetto ciclo “continenti di tempo”. Stima: 15.000€/20.000€.

Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su tela, 110×110, 2016 – Lotto n. 81 – da capitoliumart.it
Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su tela, 110x110, 2016
Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su tela, 110×110, 2016 – Lotto n. 81 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Luca Pignatelli è un artista della memoria. Nato nel 1962 a Milano, studia architettura al Politecnico di Torino. Le sue prime opere risentono della formazione da architetto ma già si contraddistinguono per la visone drammatica di un mondo poetico e minacciato.

Nel 1991 tiene la prima personale londinese al Leighton House Museum. Del 1996 è la svolta nella sua pittura che trova la congenialità della sua espressione. Sulle pareti della Galleria Poggiali e Forconi di Firenze fanno la loro apparizione treni e aerei da guerra dipinti su teloni ferroviari (lotto n. 81 “Treno”).

“Nel 1994, per dipingere un treno, invece di usare la normale tela di un quadro, ha preferito riutilizzare un pezzo di telone di canapa. Di quelli – con impressi lettere e numeri di serie a caratteri cubitali in bianco che col tempo diventavano grigi – coi quali, prima degli anni Sessanta, venivano coperti i vagoni-merci che sfrecciavano sulle rotaie. L’artista subiva il fascino di quelle vecchie scritte, da cui traeva nuove suggestioni per il suo lavoro. I suoi vasi dipinti riprendono i soggetti di anfore etrusche, greche e romane: dei dell’Olimpo, scene agresti, personaggi dell’antichità (Ercole e il leone), tori, cavalli, aurighi alla guida di cocchi in gare ippiche, nelle ludi circensi dell’antica Roma o nelle feste elleniche. Tema costante, la guerra: carri da combattimento, eserciti. Da queste immagini antiche – ‘dalla corrosiva bellezza’, come le definisce l’artista -, si passa a quelle contemporanee. La guerra moderna si esprime coi bombardieri: gli aerei hanno sostituto i guerrieri con arco, frecce, spade e mazze. Il racconto per immagini continua. Ma in penombra. Ecco un’altra caratteristica della pittura dell’artista milanese: la penombra, appunto. Pignatelli ama il bianco e nero, le tinte smorzate, il colore corroso dal tempo che perde la lucentezza. Nasce, così, una sorta di pittura “in sordina”. E il colore? Quasi un ricordo” (da Sebastiano Grasso, “Sulle anfore? I cacciabombardieri”Corriere della Sera del 20 gennaio 2008). Stima: 10.000€/14.000€.

Asta Meeting Art n. 816 – Sabato 26 e Domenica 27 Novembre – Vercelli, Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea – Sessioni I-II

Le prime due sessioni dell’asta n. 816 “Opere dell’arte moderna e contemporanea” della Casa d’Aste Meeting Art di Vercelli si terranno nei fine settimana del 26/27 novembre 2016 alle ore 14.30. Approfondiamo alcuni lotti d’interesse.

Enrico Baj, Piccolo ultracorpo, olio, collage e ovatta su tela, 50x60, 1958
Enrico Baj, Piccolo ultracorpo, olio, collage e ovatta su tela, 50×60, 1958 – Lotto n. 42 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 816

Enrico Baj esordisce a 27 anni nel 1951 alla Galleria San Fedele di Milano con opere informali che già preannunciano l’insofferenza di questo artista anarchico ad essere circoscritto in una maniera.

Nel 1952 Baj darà vita, con Sergio Dangelo, al Movimento nucleare. Si legge nel Manifesto : “le forme si disintegrano: le nuove forme dell’uomo sono quelle dell’universo atomico. Le forze sono le cariche elettriche. La bellezza ideale non appartiene più ad una casta di stupidi eroi, né ai robot. Ma coincide con la rappresentazione dell’uomo nucleare e del suo spazio”.

Un arte contro ogni ‘ismo’, riaffermata di nuovo nel 1957 nel Manifesto Contro lo Stile. Le opere di questi anni raccontano appunto una realtà atomica, una natura in divenire, descritta impietosamente nella sua struttura particellare, spaccata come la terra al lotto n. 42, abitata da osceni, primitivi, grotteschi “piccoli ultracorpi”. Un mondo brutto che rinasce alla bellezza o all’artificio di essa. Come disse Jean Baudrillard: Baj ovvero la mostruosità messa a nudo dalla pittura”. Stima: 21.000€/24.000€.

Antonio Sanfilippo, Senza titolo, olio su tela, 35x45, 1954
Antonio Sanfilippo, Senza titolo, olio su tela, 35×45, 1954 – Lotto n. 51 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 816

Antonio Sanfilippo, trapanese, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Firenze studiando con Felice Carena e poi all’Accademia di Belle Arti di Palermo dove si avvicina al neo-cubismo.

Nel 1947 firma il Manifesto del Gruppo Forma 1 che propone un ‘soggettivismo oggettuale’ espressione delle intuizioni dell’artista. Parteciperà in seguito alle attività della libreria Age d’Or e si avvicinerà agli ambienti del M.A.C. Movimento Arte Concreta.

Dal 1952 inizia la sperimentazione di un linguaggio astratto di natura segnica e inizia la collaborazione con il gallerista Carlo Cardazzo. Espone alla Galleria del Cavallino a Venezia e poi alla Galleria del Naviglio a Milano. Queste sperimentazioni collocano Sanfilippo nell’ambito delle indagini coeve degli spazialisti milanesi.

Matasse di significante che sembrano la rappresentazione di una materia che prenda forma si articolano su più piani e nello spazio in una sorta di introspezione di un ragionamento mentale. Così racconta le sue opere l’autore: “mi servo quasi esclusivamente di segni grafici posti sulla superficie con molta immediatezza e rapidità e tali da formare un insieme non arbitrario o casuale ma conseguente ad un determinato ragionamento formale. La forma viene così determinata dal complesso variamente raggruppato dei segni che nei miei quadri hanno una grande variazione”.

Per queste opere Michel Tapié annoverò Sanfilippo fra i protagonisti dell’art autre. Nel 1954, anno di esecuzione del lotto al n. 51 “Senza titolo”, Sanfilippo partecipa alla Biennale di Venezia (ci sarà ancora nel 1964 e nel 1966 con sala personale) e vince il Primo Premio per la Pittura italiana. Stima: 18.000€/20.000€.

Emilio Scanavino, Alfabeto senza fine, acrilici su cartone, 45x50, 1971
Emilio Scanavino, Alfabeto senza fine, acrilici su cartone, 45×50, 1971 – Lotto n. 57 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 816

Un esemplare dal ciclo degli “Alfabeti senza fine” di Emilio Scanavino al lotto n. 57.

Nota Luca Massimo Barbero come nello lo “spazio della pittura di Scanavino si avverta sempre un’eco, sospesa, profonda […] quasi sia per lui possibile tracciare l’emozione del materializzare l’essenza del mistero delle cose, della scoperta intera, intensa, di un nuovo presentarsi della realtà […] La sua è la conquista di uno stato, un momento irripetibile, conseguita attraverso una forma di fremente attesa e di inquieta chiarezza, dove tutto è in perpetua instabilità eppur costruzione superiore, quasi una lucida struttura del destino” (da “Scanavino. Dipinti su carta”, 2012).

Gli alfabeti di Scanavino potremmo davvero definirli “lucide strutture” che rappresentano la necessità di indagare e comunicare il flusso delle cose: dare una forma all’informe, illuminare un’oscurità, anche se tragica, è il compito dell’arte e di noi uomini.

Il ‘ciclo’ degli “Alfabeti” risale nella pittura di Scanavino al secondo quinquennio degli anni ’50 quando queste opere fanno la loro prima apparizione. Resteranno una costante in tutta la produzione successiva, come poesie mai ripetitive. Altro bell’esempio di “Alfabeto senza fine” del 1974 in asta al lotto n. 86. Stima: 8.000€/9.000€.

Gastone Novelli, Cultura di massa, tecnica mista su tela, 45x60, 1962
Gastone Novelli, Cultura di massa, tecnica mista su tela, 45×60, 1962 – Lotto n. 61 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 816

Nato a Vienna nel 1925, Gastone Novelli si forma inizialmente a Firenze, dove studia Scienze Politiche, e poi soprattutto in Brasile dove inizia a dipingere e insegna presso l’Istituto Superiore del Museu de Arte di San Paolo. In Brasile entra in contatto con Max Bill, e conosce i lavori di Calder, Le Corbusier, Klee. Nel 1955 torna in Italia.

Alla fine degli anni ’40 quello di Novelli è un linguaggio pittorico espressionista che all’inizio dei ’50 si orienta verso il concretismo astratto.

Nel corso degli anni ’50 la ricerca dell’artista si fa originale. Novelli si esprime per frammenti con una organizzazione memoriale dello spazio dove cronaca, intertestualità, citazioni si dispongono su un piano agerarchico e in modo combinatorio a rappresentare uno stato dell’essere, la divinazione di un momento.

Già a fine del decennio Novelli introduce parole e testo nelle sue composizioni. Un ciclo importante sono i calendari (la cui struttura è qui ripresa al lotto n. 61 “Cultura di massa”). Il tempo diventa un sistema di rappresentazione orizzontale che di fatto annulla se stesso, fermandolo, e racconta parole, suoni, concetti. Un mondo d’immaginazione assai vicino alla poesia visivaStima: 21.000€/24.000€.

Roberto Crippa, Oiseau, collage (tela, giornali e legno) su tavola, 65x53, 1961
Roberto Crippa, Oiseau, collage (tela, giornali e legno) su tavola, 65×53, 1961 – Lotto n. 71 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 816

Un bel collage di tela, giornali e legno di Roberto Crippa, anno 1961, al lotto n. 71 “Oiseau”.

Conclusasi la propulsione dell’astrattismo espressionista dei primi anni ’50 che ha visto l’artista monzese protagonista con il ciclo delle “Spirali”, Crippa sperimenta, alla fine del decennio, l’energia della materia. È stato infatti artista dal grande vitalismo.

Influenzato dal surrealismo e dalle avanguardie di quegli anni fanno l’apparizione nelle sue composizioni figure zoomorfe. Per esse Crippa utilizza legni, sugheri, stoffe e ritagli di giornale, li incolla e salda usando il Vinavil, con modi ereditati per esempio dal cubismo.

A questo proposito, in un catalogo per la Galleria Jolas, André Pieyre de Mandiargues  definisce Crippa un “architetto, un muratore, uno scultore, un ebanista, un orafo”. Meglio sarebbe in queste opere definirlo “apprendista stregone”: dai “totem” l’artista passa alla rappresentazione dello spirito della natura, divinato e invocato negli animali, con i materiali stessi della terra e i comuni strumenti degli uomini. Stima: 6.000€/7.000€.

Antonio Corpora, Fantasia, olio e murale su tela, 130x162, 1977
Antonio Corpora, Fantasia, olio e murale su tela, 130×162, 1977 – Lotto n. 92 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 816

Nato a Tunisi nel 1909 Antonio Corpora, dopo una prima personale a Palazzo Bardi nel 1930 a Firenze, si trasferisce a Parigi dove entra in contatto con le avanguardie post-impressioniste e fauves che avranno un grande influsso sul suo modo di concepire il colore.

Negli anni ’50 l’artista è a Roma dove partecipa dapprima al Fronte Nuovo delle Arti e poi al Gruppo degli Otto (con Afro, Vedova, Birolli, Morlotti, Moreni, Santomaso, Turcato).

Negli anni Corpora sviluppa un astrattismo lirico personalissimo che trova una delle migliori espressioni alla fine degli anni ’70 quando sperimenta anche le tecniche del murale e del dripping nel segno di una rinnovata libertà espressiva (lotto n. 92 “Fantasia” del 1977). Stima: 14.000€/15.000€.

Toni Costa, Dinamica visuale, legno e strisce di pvc in romboidale, 72x72, 1961-1965
Toni Costa, Dinamica visuale, legno e strisce di pvc in romboidale, 72×72, 1961-1965 – Lotto n. 99 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 816

Toni Costa è uno dei fondatori del Gruppo N di Padova nel 1959. Sono i “disegnatori sperimentali” Alberto Biasi, Ennio Chiggio, Edoardo Landi, Manfredo Massironi a dar vita al movimento.

Sono artisti che propongono una nuova visione dell’arte, al passo con i tempi e con lo sviluppo tecnologico, per un’arte i cui confini siano attraversati dalla contaminazione di design industriale, scultura, pittura, sperimentazione ambientale.

Nel 1961, anno di esecuzione dell’opera al lotto n. 99 “Dinamica visuale”, Toni Costa partecipa alla Biennale di Zagabria e alla mostra “Art Abstrait Constructif International” allestita nella Galleria Denise René di Parigi.

Costa svolge ricerche orientate al costruttivismo che mirano ad un indagine sul dinamismo ottico al fine di una ‘spersonalizzazione’ dell’oggetto artistico. Quest’ultimo si anima nell’ambiente solo per un intervento esterno, la visione, che a seconda della direzione della percezione e l’incidenza della luce sui colori crea ogni volta un’esperienza. Sue opere anche al MoMA di New York. Stima: 45.000€/50.000€.

Omar Galliani, Liberate gli angeli, studi per grande disegno siamese nella costellazione Orione, grafite e pastelli su tavola, 120x120x7.5
Omar Galliani, Liberate gli angeli, studio per grande disegno siamese nella costellazione Orione, grafite e pastelli su tavola, 120x120x7.5 – Lotto n. 177 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 816

Opera reduce probabilmente dalla mostra alla Galleria Bonioni del 2013 “Omar Galliani. Liberare gli angeli” quella al lotto n. 177 “Liberate gli angeli, studio per grande disegno siamese nella costellazione Orione”.

Scrive il curatore Alberto Zanchetta, curatore della mostra, nel testo introduttivo al catalogo: “Omar Galliani ha capito che l’arte è senza tempo e che l’artista deve attingere alle sue origini minerali-anatomiche. L’anatomia è quella del braccio, che trova nella mina della matita il suo prolungamento, come fosse un’estensione naturale più che artificiale. Tale propaggine è anche una [es]tensione prolungata del gesto, quindi del segno, che ha in sé l’agone della performance. Si convenga allora nel considerare Galliani un performer che ha scelto la devianza del disegno, svincolandosi dall’ossessione narcisistica di mostrarsi, preferendo semmai rivelare le tracce lasciate dal proprio corpo. Un corpo che tende all’esenzione, che manca ma non si annulla (restando evocato)”.

Omar Galliani insegna pittura all’Accademia di Belle Arti di Carrara. Negli anni ’80 è stato protagonista dei movimenti degli Anacronisti e del Magico Primario. Le sue opere infondo mantengono ancora quella suggestione, tese alla ricerca di una bellezza magica nel disegno e nel soggetto, una bellezza che non sia fine a se stessa ma che faccia riflettere sulle domande fondanti del nostro essere qui, della nostra esistenza. Stima: 12.000€/14.000€.

Luciano Ventrone, natura morta, olio su tela, 60x90, 1988
Luciano Ventrone, natura morta, olio su tela, 60×90, 1988 – Lotto n. 182 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 816

Luciano Ventrone è un pittore iper-realista nato a Roma nel 1942. Vive l’infanzia e parte dell’adolescenza in Danimarca a causa della guerra. Tornato in Italia approfondisce gli studi alla Facoltà di Architettura. Una svolta sarà il suo incontro col critico Federico Zeri che l’ha definito “il Caravaggio del ventesimo secolo”.

Nelle opere di Ventrone non ci sono significati dichiarati. Esse vogliono essere una pura rappresentazione della realtà e dei rapporti di colore e luce. Il tentativo è quello di riportarla al centro, la realtà, di avere un significato fermo al di là di elucubrazioni concettuali che l’hanno fatta da padrone nel secondo cinquantennio del Novecento e che Ventrone ha frequentato ma di cui non si è sentito mai parte (pittura new dada, astratta, concettuale, etc.).

Un’incredibile talento quello di Ventrone che dà i risultati migliori nelle nature morte (lotto n. 182 “Natura morta”). L’artista infatti dipinge anche ritratti e paesaggi impeccabili ma che tendono a rimanere freddi, perché diciamolo le sensazioni soggettive ci rendono uomini, le imperfezioni. Un frutto perfetto invece porta su di sé il marchio della caducità. Ecco allora la sensazione che nasce di fronte ai frutti verosimili all’eccesso, più veri del vero di Ventrone: avvertiamo che finiranno e, anche contrariamente a quanto vorrebbe l’artista, per questo li sentiamo tragici e perfetti. Stima: 18.000€/20.000€.