Asta Capitolium Art – 4 Maggio 2017 – Brescia, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 215 di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Capitolium Art di Brescia si terrà il giorno 4 maggio, ore 20.00 in sessione unica (lotti 1-85). La TopTen di SenzaRiserva.

Bice Lazzari, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 70×100, 1978 – Lotto n. 11 – da capitoliumart.it
Bice Lazzari, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 70x100, 1978
Bice Lazzari, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 70×100, 1978 – Lotto n. 11 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Un percorso artistico caratterizzato dalla rarefazione quello di Bice Lazzari, artista formatasi all’Accademia di Belle Arti di Venezia, nata nella città lagunare nel 1900.

Dopo un primo periodo figurativo di stampo paesaggistico e chiarista, una evoluzione nella pittura della Lazzeri si riscontra contemporaneamente al trasferimento a Roma nel 1935. Qui l’artista realizza decorazioni per interni e collabora con architetti acuendo un interesse per le tematiche spaziali. Dopo gli anni ’50 invece la sua ricerca si colloca in ambito materico informale con un gusto minimale ai limiti del concettuale che si accentua negli anni (si veda il lotto n. 11 “Senza titolo” del 1978).

Scrive la Lazzari nel 1957: “Quando dipingo un quadro penso sempre segretamente alla parete su cui in quel momento potrei dipingere, allo spazio, all’architettura a cui quel quadro dovrebbe esser destinato. Il che vuol dire forse che io non credo alla pittura purista, alla pittura che vive da sé, autonoma nel suo astratto isolamento. Questa è o dovrebbe essere, a mio avviso, l’unica possibile umanità della pittura contemporanea. Ma quando il quadro è portato a compimento (quando credo che non ci sia altro da aggiungere) allora mi prende il sospetto che esso voglia proprio vivere per sé stesso. E allora qui è la divinità o l’angoscia della pittura contemporanea?”

Artista di un astrattismo precocissimo (alcune prime opere astratte risalgono al biennio 1925/1926) la figura della Lazzari è certamente da riscoprire da parte del mercato. La sua pittura è originale, lirica, astratta e aperta alla modernità ma mai fredda e distaccata dal reale. Di sé amava dire “io sono astratta con qualche ricordo”. Stima: 7.000€/9.000€.

Emilio Vedova, Senza titolo, Collage, 55×85, 1969 – Lotto n. 21 – da capitoliumart.it
Emilio Vedova, Senza titolo, Collage, 55x85, 1969
Emilio Vedova, Senza titolo, Collage, 55×85, 1969 – Lotto n. 21 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Il 1969 è un anno importantissimo per l’impegno civile e culturale che Emilio Vedova, artista veneziano fra i massimi rappresentanti dell’arte astratta italiana, dimostra nei fermenti della società giovanile italiana.

In quegli anni Vedova partecipa alle iniziative dei movimenti studenteschi tenendo anche ‘controcorsi’ all’Accademia di Belle Arti di Venezia.

Nel 1968 intanto, presso Palazzo dei Diamanti di Ferrara, gli è stata dedicata una grande antologica che sancisce la piena maturità dell’artista. D’altra parte è proprio negli anni ’60 che Vedova dà vita ai cicli più celebri.

Nel 1959 infatti aveva creato le prime opere del ciclo “Scontro di situazioni” con tele assemblate a forma di “L” dipinte per un ambiente realizzato da Carlo Scarpa a Palazzo Grassi a Venezia nell’ambito della mostra “Vitalità nell’Arte”. Tali opere lo condussero poi fra il 1961 e il 1965 alla realizzazione dei “Plurimi”: dipinti-sculture in metallo e legno che si collocano nello spazio e partecipano della realtà.

L’opera al lotto n. 21 “Senza titolo” porta testimonianza di questa partecipazione e dell’impegno sociale di Vedova che realizza un collage di ritagli di giornale che rimandano alla guerra del Vietnam, allora in corso. I ritagli sono utilizzati nel contesto del dispiegarsi di una potenza espressiva di natura astratta. Essa, compiendo una estrema sintesi, riesce ad ‘amalgamare’ lo sguardo critico e l’emotività dell’artista, attraverso l’obliquità della composizione e il dripping alle immagini, alla crudezza fotografica della realtà stessa. Stima: 10.000€/14.000€.

Roberto Gaetano Crippa, Spirali, olio su tela, 55×65, 1952 – Lotto n. 24 – da capitoliumart.it
Roberto Gaetano Crippa, Spirali, olio su tela, 55x65, 1952
Roberto Gaetano Crippa, Spirali, olio su tela, 55×65, 1952 – Lotto n. 24 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Artista immenso Roberto Crippa, per il quale è certa prima o poi una rivalutazione da parte del mercato, in particolare per le opere a cavallo degli anni ’50 come questa al lotto n. 24 “Spirali” del 1952.

Crippa, nato a Monza nel 1921, è presente giovanissimo alla Biennale di Venezia ed alla Triennale di Milano nel 1948. In questi anni vive l’ambiente culturale che ruota attorno a Brera, in cui si forma, e al Bar Giamaica dove frequenta Enrico Baj, Gianni Dova, Cesare Peverelli, Aldo Bergolli e il maestro Lucio Fontana.

Le “Spirali” sono l’invenzione di Crippa che rappresenta al meglio l’adesione nel 1950 dell’artista allo spazialismo. Crippa ne firma tre manifesti: “Proposta di un regolamento del Movimento Spaziale” (1950), “Manifesto dell’Arte Spaziale” (1951), “Manifesto del Movimento Spaziale per la televisione” (1952).

“Le nostre espressioni artistiche moltiplicano all’infinito, in infinite dimensioni, le linee d’orizzonte; esse ricercano un estetica per cui il quadro non è più quadro, la scultura non è più scultura, la pagina scritta esce dalla sua forma tipografica.
Noi spazialisti ci sentiamo gli artisti di oggi, poiché le conquiste della tecnica sono ormai a servizio dell’arte che noi professiamo” (Dal “Manifesto del Movimento Spaziale per la televisione”).

Proprio nel 1952 l’artista monzese partecipa con Peverelli, Dova, Beniamino Joppolo, Mario Deluigi e Fontana  alla prima collettiva di artisti spaziali presso la Galleria del Naviglio. Stima: 10.000€/14.000€.

Emilio Scanavino, Tramatura, olio su tela tamburata, 55×50, 1973 – Lotto n. 29 – da capitoliumart.it
Emilio Scanavino, Tramatura, olio su tela tamburata, 55x50, 1973
Emilio Scanavino, Tramatura, olio su tela tamburata, 55×50, 1973 – Lotto n. 29 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Una “Tramatura” del 1973 di Emilio Scanavino al lotto n. 29. Le opere dalla seconda metà degli anni ’60 segnano la maturità del linguaggio pittorico dell’artista ligure sancita prima dalla personale alla XXXIII Biennale Veneziana e poi, due anni dopo, dal ‘rifugio’ nel buon ritiro dell’abitazione di Calice Ligure.

C’è, nelle opere di questo periodo, una maggiore razionalità nella composizione e nell’applicazione del segno rispetto ai cicli degli anni ’50. In questi ultimi, su una base prettamente informale, facevano apparizione ricordi, fantasmi, evanescenze liquide tese a rappresentare, intuire una drammaticità dell’esistenza avvertita ma non espressa.

Di nuovo invece alla fine degli anni ’60 riaffiora la figura, la forma ha il sopravvento e con essa l’artificio segnico e formale. E questo sono le sue trame geometriche: una presa di coscienza, “la geometria è un illusorio controllo della vita” ha scritto Scanavino, uno stringersi a trattenere il caos, il fiume in piena della follia e dell’esistenza.

In particolare i primi anni ’70 vedono l’affermazione internazionale di Scanavino. Fra il 1973 e il 1974 l’artista presenta una antologica alla Kunsthalle di Darmstadt, al Palazzo Grassi di Venezia e al Palazzo Reale di Milano. Stima: 14.000€/18.000€.

Mario Nigro, 11A4, olio su tavola, 60×60, 1977 – Lotto n. 30 – da capitoliumart.it
Mario Nigro, 11A4, olio su tavola, 60x60, 1977
Mario Nigro, 11A4, olio su tavola, 60×60, 1977 – Lotto n. 30 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Mario Nigro nasce a Pistoia nel 1919. Dopo una formazione scientifica (ottiene una doppia laurea in Farmacia e Chimica) si interessa alla pittura da autodidatta.

Nel 1948 a Milano stringe rapporti con il M.A.C. Movimento Arte Concreta che propugna una pure arte astratta che non sia solo un processo di astrazione di forme naturali.

Le opere degli anni ’50 di Nigro sono caratterizzate da griglie geometriche attraverso le quali l’artista si inserisce in una ricerca di riformulazione del linguaggio pittorico attraverso elementi primari strutturali quali la linea, una riappropriazione dello ‘spazio’ nell’accezione delle coeve ricerche spaziali, e una accensione cromatica di base che risponde ad una liricità tipica dell’artista pistoiese (celebri le opere del ciclo “Spazio totale”).

Negli anni ’60 invece nella pittura di Nigro hanno il sopravvento linee oblique e contrasti cromatici (probabilmente a quest’epoca risale l’opera al lotto n. 30 “11A4”) che sono in linea con le ricerche optical di quegli anni e che sconfineranno nel minimal.

In particolare l’opera al lotto n. 30 appartiene al ciclo delle cosiddette “strutture fisse con licenza cromatica”. Scrive Tommaso Trini in “Mario Nigro” (Data # 10, 1973): “tema costruttivo su cui Nigro elabora i suoi quadri dal 67 entro la più vasta esperienza psicologica del ‘tempo totale’ […] il secondo volet ideologico della sua opera. ‘Due segni si rincorrono tra loro’ sulla superficie bianca della tela, ticchettano con intervalli regolari, rotti solo dall’alternarsi delle dominanti cromatiche […] e l’autonomia del colore altro supporto non ha che la progressione di queste ‘aste’, in questa applicata manifestazione grafica del ‘tempo che passa’”. Stima: 6.000€/8.000€.

Edo MurtiĆ, Senza titolo, olio su tela, 80×100, 1955 – Lotto n. 35 – da capitoliumart.it
Edo Murtic, Senza titolo, olio su tela, 80x100, 1955
Edo Murtić, Senza titolo, olio su tela, 80×100, 1955 – Lotto n. 35 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Edo Murtić è stato probabilmente il più importante artista croato della seconda metà del XX secolo.

La sua pittura nel dopoguerra si inserisce nell’ambito dell’espressionismo astratto e dell’astrazione lirica, entrambe conosciute di prima mano per i suoi viaggi a New York alla fine degli anni ’40 e poi a Parigi.

Rinomato soprattutto per i dipinti ad olio fu però artista eclettico. Ha infatti prodotto nell’ambito del design grafico, del mosaico, della ceramica, delle scenografie teatrali, del murales.

Al lotto n. 35 “Senza titolo” del 1955 si percepisce immediatamente la trasfigurazione della sua pittura dalla figurazione all’astrazione. Passaggio che si realizza attraverso una potente vena espressiva dal tratto deciso e dai colori violenti. Pittura astratta che l’artista continuerà fino agli anni ’70. Stima: 8.000€/10.000€.

Arturo Vermi, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100×80, 1975 – Lotto n. 50 – da capitoliumart.it
Arturo Vermi, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100x80, 1975
Arturo Vermi, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100×80, 1975 – Lotto n. 50 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Opera di Arturo Vermi, fondatore nel 1962 a Milano con Ettore Sordini e Angelo Verga del Gruppo del Cenobio nella Brera milanese, al lotto n. 50 “Senza titolo” del 1975.

A metà degli anni 60, l’artista, influenzato anche dalle ricerche e dalla frequentazione di Lucio Fontana, inizia una esplorazione dei concetti spaziali.

Al 1969 risalgono i cosiddetti “Inserti” di cui l’artista individua l’oggetto nel “costruire degli spazi con un’isola, un rettangolo in uno spazio più grande, molto più grande, con delle tracce o dei segni che cercano un approdo”.

Sono le prime avvisaglie di quella svolta che arriverà nel 1975, definito l’anno Lilit della sua vita privata e d’artista, in cui Vermi fa uscire il primo numero della rivista “Azzurro” e stila il programmatico “Manifesto del Disimpegno”.

Manifesto in cui proclama a gran voce il desiderio di assoluta semplificazione e libertà dell’atto artistico dagli impegni “con il padre, la madre, i figli, la patria, il dogma, gli ideali, la parola data, ecc., ecc.” per realizzare “soltanto ciò che ci fa felici!”. Stima: 8.000€/10.000€.

Getulio Alviani, Centro virtuale, alluminio, 42×48 – Lotto n. 53 – da capitoliumart.it
Getulio Alviani, Centro virtuale, alluminio, 42x48
Getulio Alviani, Centro virtuale, alluminio, 42×48 – Lotto n. 53 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Gillo Dorfles, dalla cui collezione proviene l’opera al lotto n. 53 di Getulio Alviani “Centro virtuale” collocava queste opere dell’artista di Udine (classe 1939) nell’ambito del principio della “ambiguità gestaltica”.

Si tratta di opere che danno “la possibilità cioè di una  ‘duplice lettura’, d’un pattern visuale” che “costituisce una delle classiche ricerche della psicologia della Gestalt, e svela quella che è una nostra cotidiana modalità percettiva” (da Gillo Dorfles, “Ultime tendenze nell’arte d’oggi: dall’informale al neo-oggettuale”, Feltrinelli, 2001, pag. 87).

É alla fine degli anni ’50 che Alviani dà vita alle cosiddette “Superfici a testura vibratile”, composizioni in acciaio il cui rigore geometrico è per così dire alleggerito e infranto attraverso le scalanature generate dalla fresa elettrica.

Queste, diversamente orientate, provocano un effetto di vibrazione della luce che è tanto imprevedibile quanto programmato e che è la perfetta espressione delle diverse istanze di rinnovamento del linguaggio pittorico dal dopoguerra in poi. Stima: 25.000€/30.000€.

Paolo Scheggi, Intersuperfice curva dal rosso + bianco, acrilico su tele sovrapposte, 50x50x6, 1966 – Lotto n. 54 – da capitoliumart.it
Paolo Scheggi, Intersuperfice curva dal rosso + bianco, acrilico su tele sovrapposte, 50x50x6, 1966
Paolo Scheggi, Intersuperfice curva dal rosso + bianco, acrilico su tele sovrapposte, 50x50x6, 1966 – Lotto n. 54 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Opera bellissima e importante di un giovanissimo Paolo Scheggi (classe 1940), artista fiorentino protagonista con Lucio Fontana dell’arte spaziale, al lotto n. 54 “Intersuperfice curva dal rosso + bianco”.

Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Firenze, Paolo Scheggi è presentato da Fontana stesso alla mostra tenutasi alla Galleria Il Cancello di Bologna nel 1962.

Proprio nel 1966, anno di esecuzione dell’opera, l’artista partecipa alla XXIII Biennale di Venezia con quattro intersuperfici curve dal bianco, dal giallo, dal rosso e dal blu e al XXI Salon de Réalités Nouvelles al Musée d’Art Moderne di Parigi.

Le tele sovrapposte di Scheggi introducono la ricerca spaziale e finanche architettonica nel panorama della rielaborazione dei linguaggio artistico dopo l’informale. É una ricerca che Scheggi conduce con Vincenzo Agnetti, Fontana, Dadamaino, Castellani nel solco delle istanze del Gruppo Zero e che unisce il concettualismo e lo spazialismo all’adesione tecnologica e le ricerche minimali e optical.

Artista dimenticato dalla storia e dal mercato fino a qualche anno fa che ha avuto una vera e propria esplosione. Purtroppo morto giovanissimo a Roma nel 1971. Stima: 140.000€/180.000€.

Ennio Chiggio, Interferenza lineare 19, tecnica mista su tavola, 50x50x10, 1972 – Lotto n. 55 – da capitoliumart.it
Ennio Chiggio, Interferenza lineare 19, tecnica mista su tavola, 50x50x10, 1972
Ennio Chiggio, Interferenza lineare 19, tecnica mista su tavola, 50x50x10, 1972 – Lotto n. 55 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Ennio Chiggio nasce a Napoli nel 1938. Nel 1959 si unisce al Gruppo N di Padova con Alberto Biasi, Manfredo Massironi, Edoardo Landi e Toni Costa.

Nell’ambito delle ricerche oggettiviste, percettive e di indagine della fenomenologia dell’atto artistico, Chiggio mette a punto nel corso degli anni ’60 opere/oggetto costruite attraverso la piegatura e la ripetizione di strisce di cartoncini neri (lotto n. 55 “Interferenza lineare” del 1972).

Attraverso la destrutturazione del campo monocromo informale, ottenuta dalla variazione della riflessione della luce dovuta all’inclinazione degli stessi cartoncini dunque Chiggio riesce a rendere ‘vibratile’ la solidità percettiva dell’opera classica nonché l’aleatorietà di quella informale. Opera tipica e rappresentativa dell’arte cinetica; buono l’anno di esecuzione. Stima: 15.000€/20.000€.

Hans Jörg Glattfelder, Senza titolo, plastica, 50x50x10, 1971 – Lotto n. 58 – da capitoliumart.it
Hans Jörg Glattfelder, Senza titolo, plastica, 50x50x10, 1971
Hans Jörg Glattfelder, Senza titolo, plastica, 50x50x10, 1971 – Lotto n. 58 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Nato a Zurigo nel 1939 Hans Jörg Glattfelder studia legge e storia dell’arte, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma per stabilirsi poi nel 1963 a Firenze. Qui con il poeta Claudio Popovic pubblica la rivista “Comunicazione”. Nel 1979 si trasferisce a Milano dove approfondisce le tematiche relative allo spazio e alla geometria.

Negli anni ’60 la ricerca di Glattfelder è orientata inizialmente ad opere che risentono della lezione del geometrismo dei concretisti di Zurigo.

In seguito, a Firenze fino alla fine del decennio e nei primi anni ’70 l’artista teorizza la possibilità di una produzione ‘anonima’ dell’opera d’arte fatta attraverso mezzi e materiali industriali. Un esempio ne è l’opera in plastica in asta al lotto n. 58 “Senza titolo”.

Le opere di Glattfelder sono il risultato della visione ‘meta-razionalista’ dell’artista che oltre ad indagare il rapporto fra arte e scienza cerca di analizzare il processo stesso dell’espressione artistica in quanto ideazione razionale. Le opere di Gattfelder sono in questo senso spesso modulari e componibili con chiari riferimenti all’arte analitica con sconfinamenti nell’arte cinetica. Stima: 10.000€/14.000€.

Michelangelo Pistoletto, Autoritratto allo specchio, fotografia a colori, 21×18, 1976 – Lotto n. 77 – da capitoliumart.it
Michelangelo Pistoletto, Autoritratto allo specchio, fotografia a colori, 21x18, 1976
Michelangelo Pistoletto, Autoritratto allo specchio, fotografia a colori, 21×18, 1976 – Lotto n. 77 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

L’uso degli specchi in Michelangelo Pistoletto (Biella, 1933) rappresenta il desiderio dell’artista verso l’apertura del quadro in tre diverse dimensioni: lo spazio, il tempo e la coscienza.

L’opera al lotto n. 77 “Autoritratto allo specchio” ne è rivelatrice. L’artista si fotografa mentre sta sviluppando un suo ritratto nell’acido fotografico da cui viene riflesso il suo volto. La punta delle pinzette si illumina nella parte immersa nel liquido dando vita ad un effetto quasi magico di generazione.

C’è dunque nell’opera il concetto del divenire che però non è processo lineare ma ricordo e continua riscoperta. C’è la presa di coscienza di se stessi anzi di un se stesso che si guarda continuamente in faccia. C’è lo spazio in cui gli altri uomini vivono, uomini che hanno una percezione della tua trasformazione, del tuo temporaneo e mutevole essere nel tempo.

D’altra parte alla metà degli anni  ’70 forte è la ricerca di Pistoletto sul concetto di tempo. Fra il 1975 e il 1976 l’artista realizza un’opera dal titolo “Le Stanze”, articolata in dodici mostre consecutive,  della durata di un anno, negli spazi della Galleria Stein di Torino. Opera che fa parte del cosiddetto ciclo “continenti di tempo”. Stima: 15.000€/20.000€.

Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su tela, 110×110, 2016 – Lotto n. 81 – da capitoliumart.it
Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su tela, 110x110, 2016
Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su tela, 110×110, 2016 – Lotto n. 81 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Luca Pignatelli è un artista della memoria. Nato nel 1962 a Milano, studia architettura al Politecnico di Torino. Le sue prime opere risentono della formazione da architetto ma già si contraddistinguono per la visone drammatica di un mondo poetico e minacciato.

Nel 1991 tiene la prima personale londinese al Leighton House Museum. Del 1996 è la svolta nella sua pittura che trova la congenialità della sua espressione. Sulle pareti della Galleria Poggiali e Forconi di Firenze fanno la loro apparizione treni e aerei da guerra dipinti su teloni ferroviari (lotto n. 81 “Treno”).

“Nel 1994, per dipingere un treno, invece di usare la normale tela di un quadro, ha preferito riutilizzare un pezzo di telone di canapa. Di quelli – con impressi lettere e numeri di serie a caratteri cubitali in bianco che col tempo diventavano grigi – coi quali, prima degli anni Sessanta, venivano coperti i vagoni-merci che sfrecciavano sulle rotaie. L’artista subiva il fascino di quelle vecchie scritte, da cui traeva nuove suggestioni per il suo lavoro. I suoi vasi dipinti riprendono i soggetti di anfore etrusche, greche e romane: dei dell’Olimpo, scene agresti, personaggi dell’antichità (Ercole e il leone), tori, cavalli, aurighi alla guida di cocchi in gare ippiche, nelle ludi circensi dell’antica Roma o nelle feste elleniche. Tema costante, la guerra: carri da combattimento, eserciti. Da queste immagini antiche – ‘dalla corrosiva bellezza’, come le definisce l’artista -, si passa a quelle contemporanee. La guerra moderna si esprime coi bombardieri: gli aerei hanno sostituto i guerrieri con arco, frecce, spade e mazze. Il racconto per immagini continua. Ma in penombra. Ecco un’altra caratteristica della pittura dell’artista milanese: la penombra, appunto. Pignatelli ama il bianco e nero, le tinte smorzate, il colore corroso dal tempo che perde la lucentezza. Nasce, così, una sorta di pittura “in sordina”. E il colore? Quasi un ricordo” (da Sebastiano Grasso, “Sulle anfore? I cacciabombardieri”Corriere della Sera del 20 gennaio 2008). Stima: 10.000€/14.000€.

Asta Il Ponte 14 Giugno 2016 (n. 371) – Milano, Arte Moderna e Contemporanea

Catalogo ricchissimo per qualità e quantità quello dell’Asta di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste il Ponte previsto per il 14 giugno 2016 nella sede di Palazzo Crivelli a Milano. Le battute d’aste saranno in due sessioni alle 10.30 ed alle 15.30. Segnaliamo e approfondiamo, al solito, le opere che ci piacerebbe vedere nella nostra ideale collezione.

Franco Bemporad, Senza titolo, olio su tela, 70x100, 1960
Franco Bemporad, Senza titolo, olio su tela, 70×100, 1960 – Lotto n. 43 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 371

Proprio nel 1960, in occasione della mostra del toscano Franco Bemporad alla Galleria Il Milione di Milano, Franco Russoli scrive: “questi suoi quadri non ci propongono un piacevole gioco formale ma quasi il simbolo figurale di una continua trasformazione dell’inerte in vivo”.

A lotto n. 43 “Senza titolo” la materia stessa, nelle sue componenti primarie, si fa energia e genera il moto; non c’è più stile d’artista né alcun “ismo” con cui classificare l’opera.

L’arte si reinventa e la verità sta dentro l’atomo: definzioni che si possono leggere nel Manifesto della Pittura Nucleare fondata ufficialmente a Bruxelles nel 1952 in occasione di una mostra alla Galleria Apollo da Enrico Baj e Sergio Dangelo, movimento a cui Bemporad di lì a poco aderì. Stima: 3.800€/4.000€.

Alfredo Chigine, Figure contrapposte, olio su tela, 81x65, 1954
Alfredo Chigine, Figure contrapposte, olio su tela, 81×65, 1954 – Lotto n. 113 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 371

Il 1954 è un anno chiave nella carriera artistica del milanese Alfredo Chigine, scultore e pittore, che registra il definitivo addio dell’artista alla scultura alla quale si era dedicato a lungo negli anni ’40 e che aveva studiato all’Accademia di Brera seguendo i corsi di Giacomo Manzù.

Negli anni ’50 l’artista inizia il suo percorso nell’arte informale, che porterà avanti per tutta la vita (muore a Pisa nel 1974). In quegli anni si lega a Gino Ghiringhelli, anima della Galleria Il Milione dove espone ripetutamente nel corso degli anni.

Il lotto n. 113 “Figure contrapposte” testimonia la prima produzione pittorica di Chigine, dal tratto scarabocchiato e dalle forme meno precise e definite rispetto a quella dei successivi anni ’60.

Una costante nel suo stile: la ricerca dei contrasti attraverso la luce, una luminosità vibrante che ‘apre’ la tela, “una cosa che sta tra il cespuglio intricato del sottobosco e l’agitazione caotica della coscienza, di legni seccati nell’aria, di grate arrugginite, e, dietro, una luce tra pomeridiana e morale, lento tramonto o segnale di libertà” come scrive Emilio Tadini introducendo la mostra di Chigine alla Galleria Il Milione nel 1956. Stima: 8.600€/10.000€.

Filippo Scroppo, Sviluppi 1954 opera 27, olio su tela, 120x60, 1954
Filippo Scroppo, Sviluppi 1954 opera 27, olio su tela, 120×60, 1954 – Lotto n. 125 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 371

Filippo Scroppo, originario di Riesi, nei pressi di Caltanissetta, nato nel 1910; fu nel 1948 fondatore della sezione torinese dell’Art Club con Felice Casorati, Albino Galvano, Francesco Menzio, Mino Rosso e Italo Cremona. Nel 1952 pubblicò con Biglione, lo stesso Galvano e Parisot il Manifesto dell’Arte Concreta di Torino.

Dopo una prima fase vagamente espressionista negli anni ’40, nel dopoguerra ed in particolare dopo l’adesione al M.A.C. Movimento Arte Concreta Scroppo alterna una produzione astratta formalmente impeccabile, dalle campiture piatte e precise ed i colori gioiosi (lotto n. 125: “Sviluppi, opera 27”), ad una vena maggiormente magmatica ed informale che lo avvicina a Vedova.

Uomo profondamente religioso, Filippo Scroppo: talvolta nella perfezione, nell’armonia e nel fasto coloristico delle sue forme sembra celarsi un inno, una adorazione verso un’istanza morale superiore. Stima: 2.600€/2.800€.

Giulio D’Anna, Evoluzioni su treno futurista, olio su tavola, 45x82
Giulio D’Anna, Evoluzioni su treno futurista, olio su tavola, 45×82 – Lotto n. 129 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 371

Libraio e pittore il siciliano Giulio D’Anna trascorse la sua vita a Messina, nella libreria del fratello, dipingendo a buoni livelli, notato fin dal 1931 da Filippo Tommaso Marinetti, il quale lo coinvolse nei principali eventi artistici del tempo.

Giulio D’Anna fu infatti il primo pittore messinese ad esporre alla XIX Biennale di Venezia nel 1934 ed alla II Quadriennale di Roma nel 1935. Vinse il primo premio tra i giovani artisti alla “Mostra d’Arte Coloniale” di Parigi con il dipinto “Lettrice futurista”. Fu esponente importante dell’aeropittura, corrente nata in seno al futurismo.

Al lotto n. 129 “Evoluzioni su treno futurista”: forse una delle opere più riuscite della produzione dell’artista. Stima: 6.500€/8.000€.

Igor Mitoraj, Cacciatori con trappola, scultura in bronzo, 34x41x18, es. 5/8
Igor Mitoraj, Cacciatori con trappola, scultura in bronzo, 34x41x18, es. 5/8 – Lotto n. 188 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 371

Scultore polacco formatosi all’Accademia d’Arte di Cracovia, adottato dalla Toscana Pietrasanta, Igor Mitoraj è stato uno studioso della classicità e delle culture americane.

Nella sua scultura rappresenta con forza il contrasto, la distanza fra antichità e modernità: “forse la frattura allude al mistero dell’antico che si manifesta a noi per frammenti, per allusioni, per evocazioni come i riflessi di un’Atlantide scomparsa” come ebbe a scrivere Antonio Paolucci introducendo una sua mostra.

Il titolo al lotto n. 188 “Cacciatori con trappola” è ironico e sottolinea la lontananza di questi uomini di un mondo che non sappiamo riconoscere più, che non ha braccia, che non ci vede e che comunque costantemente ci cerca. Stima: 20.000€/30.000€.

Renato Guttuso, Nudo disteso, olio su tela, 80x95, 1979
Renato Guttuso, Nudo disteso, olio su tela, 80×95, 1979 – Lotto n. 190 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 371

Opera piuttosto tarda del siciliano Renato Guttuso al lotto n. 190 “Nudo disteso” ma carica della pennellata sensuale, espressionista del primo Guttuso degli anni ’40, di un colorismo a tratti ‘urlato’.

Dalla Sicilia seguiranno Roma e Milano, Il Fronte Nuovo delle Arti e la spaccatura fra neorealisti e astratto concreti. E Guttuso sarà all’altezza di rinnovarsi sempre, seppur con una decisa scelta di campo a favore del realismo e nel trattamento post-cubista dei suoi cromatismi, qui bellissimi e ardenti nelle tonalità analoghe del divano e del cuscino e ancor più nella luce che tocca e bagna la torsione sensuale di un corpo di donna perdutamente nudo e abbandonato. Stima: 9.500€/12.000€.

Bruno Munari, Macchina inutile, scultura mobile in metallo e nylon, 67x120, 1945
Bruno Munari, Macchina inutile, scultura mobile in metallo e nylon, 67×120, 1945 – Lotto n. 211 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 371

Nato Milano nel 1907 Bruno Munari intraprende la sua carriera artistica nel solco del futurismo. In questo ambito nascono le “macchine inutili” degli anni ’30, qui al lotto n. 211 “Macchina inutile” del 1937.

Così le definisce l’autore sulla Rivista “La Lettura” n. VII del 1937: “mettiamoci prima d’accordo sulla funzione delle macchine inutili: che siano macchine non c’è dubbio, dato che è una macchina la leva, volgarmente detta quel pezzo di ferro lì. Resta da chiarire l’aggettivo inutile: inutili perché non fabbricano, non eliminano manodopera, non fanno economizzare tempo e denaro, non producono niente di commerciabile. Non sono altro che oggetti mobili colorati, appositamente studiati per ottenere quella determinata varietà di accostamenti, di movimenti, di forme e di colori. Oggetti da guardare come si guarda un complesso mobile di nubi dopo essere stati sette ore nell’interno di un’officina di macchine utili”.

Opere geniali e precocissime dove Munari indaga e riflette sul dinamismo e l’evanescenza delle forme, il cinetismo, lo spazio, la variabilità della percezione, e anticipa di molti anni concetti e dibattiti che verranno molto dopo quali il rapporto fra arte e installazioni, ambiente naturale ed artificio. Stima: 15.000€/25.000€.

Manlio Rho, Composizione, olio su tela, 54x45.5, 1939
Manlio Rho, Composizione, olio su tela, 54×45.5, 1939 – Lotto n. 215 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 371

Opera degli anni ’30 dell’astrattista comasco Manlio Rho al lotto n. 215 “Composizione”.

Conterraneo dell’architetto Giuseppe Terragni, insieme a questi, ad Alberto Sartoris ed al pittore Mario Radice introduce l’arte astratta in Italia proprio i quegli anni. Al gruppo di cui l’artista fece parte si fa comunemente riferimento sotto il nome di astrattismo lariano.

Questi artisti, in particolare Rho e Radice, hanno come ispirazione le soluzioni formali di Kandinskji e Malevic, ma anche Soldati, sulle quali innestano una sensibilità coloristica tipicamente lombarda (fatta di colori caldi, pastello) ed una ricerca di equilibrio basata sui rapporti aureiStima: 10.000€/15.000€.

Carlo Battaglia, Visionario, olio e tempera su tela, 190x140, 1968
Carlo Battaglia, Visionario, olio e tempera su tela, 190×140, 1968 – Lotto n. 227 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 371

Nel 1973 Carlo Battaglia partecipa a Verona alla mostra collettiva –  Carlo Battaglia, Rodolfo Aricò, Giorgio Griffa, Claudio Verna – “Iononrappresentonullaiodipingo”, una delle prime esposizioni della cosiddetta Pittura Analitica.

L’attività di Battaglia si muove nell’ambito della percezione e del rifiuto di ogni soggettività: l’artista usa lemmi ripetibili con partiture geometriche, rettangolari, curvilinee e triangolari, oppure evoca atmosfere più rarefatte, come al lotto n. 227 “Visionario” utilizzando per legante due materiali combinati, l’olio e la tempera all’uovo, in modo da ottenere una superficie che varia continuamente al cambiare dell’angolo di incidenza della luce.

Dopo la metà degli anni ’70 l’artista ha preso più di una volta le distanze dalla corrente, ed anche dalle filosofie quali quelle dell’espressionista astratto americano Ad Reinhardt, suo amico, che propugnava l’arte-per-l’arte contro “the disreputable practices of artists-as-artists”. Stima: 7.000€/9.000€.

Carmelo Cappello, Verticalizzazione sferica, scultura in acciaio lucidato, cm 225, es. 1/3, 1975
Carmelo Cappello, Verticalizzazione sferica, scultura in acciaio lucidato, cm 225, es. 1/3, 1975 – Lotto n. 237 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 371

Carmelo Cappello è uno scultore italiano nato a Ragusa nel 1912, formatosi a Roma con Ettore Colla e successivamente all’ISIA di Monza.

A fine anni ’50 scopre la scultura di Moore alla Biennale di Venezia, abbandona le prime esperienze di stampo figurativo ed espressionista e si dedica all’astratto.

Il suo particolare linguaggio  si concreta in una elaborazione di motivi lineari e circolari che cercano una collocazione ritmica nello spazio circostante, realizzate con un ampio uso di materiali moderni (alluminio, acciaio, perspex).

Tali materiali, come al lotto n. 225 “Verticalizzazione sferica”, consentono anche di riflettere l’ambiente in un effetto illusionistico di mimetismo e trasparenza che ‘alleggerisce’ le forme. Stima: 7.000€/12.000€.

Mario Schifano, Senza titolo, smalto e tecnica mista su carta applicata su tela, 94x100, 1974-1978
Mario Schifano, Senza titolo, smalto e tecnica mista su carta applicata su tela, 94×100, 1974-1978 – Lotto n. 259 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 371

Un ‘paesaggio anemico’ di ottima qualità di Mario Schifano al lotto n. 259 “Senza titolo”.

Opera realizzata su carta da pacchi e riportata su tela, materiale comune nella produzione di Schifano soprattutto negli anni ’60.

I paesaggi anemici di Schifano sono una produzione forse un po’ sottovalutata dal mercato, che ricerca sempre l’opera più originale, non così tante volte ripetuta. Ma secondo noi anche in queste opere sta la grandezza di Schifano: nei paesaggi di bambino degli anni ’70, periodo di sofferenza per l’artista, fra arresti e ospedali psichiatrici; immagini che testimoniano i paesaggi privi d’anima, digeriti, che l’artista, magari convalescente, vede passare davanti alla tv; ma che sono anche un rifugio d’infanzia, poetico, senza nient’altro che terra, nuvole e cielo: e non ci si stanca mai di guardarli. Stima: 8.000€/12.000€.

Christo, Wrapped Trees (App. 380 trees - Project for the Avenue des Champs Elysées and the rond point des Champs Elysées in Paris), matita, polietilene, spago, pastello, carboncino e fotografia in teca di plexiglass originale, 71x56x4.2, 1969
Christo, Wrapped Trees (App. 380 trees – Project for the Avenue des Champs Elysées and the rond point des Champs Elysées in Paris), matita, polietilene, spago, pastello, carboncino e fotografia in teca di plexiglass originale, 71x56x4.2, 1969 – Lotto n. 284 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 371

La cosa più particolare delle installazioni, degli interventi sul paesaggio, della cosiddetta land art di Christo e della moglie Jeanne Claude è probabilmente il fatto che pur trattandosi di opere imponenti, che solo realizzarle richiede milioni di dollari, siano allo stesso tempo anche transitorie, esperienze visuali che durano pochi giorni, temporanee.

E probabilmente in questo sta anche la loro magia, nella trasformazione, nello ‘straniamento’ che tale vista causa nella coscienza memoriale dello spettatore.

Tornare su i boulevard parigini dopo l’installazione del 1969, testimoniata al lotto n. 284 “Wrapped trees” stuzzica inevitabilmente il ricordo di un esperienza simbolica e percettiva, la consapevolezza di essere in un luogo simbolo, che ha segnato le tappe della storia di Francia, e assolve il compito che dovrebbe essere di ogni opera d’arte: rafforzare l’identità culturale dei luoghi e delle persone. Stima: 40.000€/60.000€.

Emilio Scanavino, Quadro V, olio su tela applicata su tavola, 80x80, 1971
Emilio Scanavino, Quadro V, olio su tela applicata su tavola, 80×80, 1971 – Lotto n. 293 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 371

“Quadro V” del 1971 del ligure Emilio Scanavino al lotto n. 293.

Il 1971 è un anno critico per Scanavino che proprio in quell’anno subisce una importante operazione alla testa per una emorragia cerebrale.

Il linguaggio fatto di trame dell’artista è già definito negli anni ’70, contrariamente al decennio precedente durante il quale la sperimentazione informale è stata sicuramente maggiore.

Le opere di questi primi anni ’70 sembrano tendere a riempire la tela fittamente, l’artista fa spesso uso delle tonalità del rosso, un rosso sangue; e i motivi sembrano una difesa, una tessitura di contenimento, quasi fasci muscolari, impietosa descrizione reale e simbolica degli uomini e dell’esistenza. Stima: 8.000€/12.000€.

Roberto Crippa, Spirali, olio su tela, 100x100, 1951
Roberto Crippa, Spirali, olio su tela, 100×100, 1951 – Lotto n. 298 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 371

Bellissime “Spirali” di Roberto Crippa al lotto n. 298.

Costituiscono e rappresentano al meglio l’opera spazialista di questo grande artista originario di Monza, morto purtroppo durante un volo aereo nel 1972.

Vette della produzione creativa di Crippa, bellissime bianche su fondo nero quanto nere su fondo crema, in questo lotto nella versione a forza centripeta (al contrario del ciclo a forza centrifuga dove la spirale esce dalla cornice), le spirali sembrano implodere su se stesse generando un’area di collasso di forze nello spazio.

Stima molto bassa per un’opera storica bellissima ed un artista che meriterebbe moltissimo di più dal mercato. Stima: 9.000€/12.000€.

Giorgio Griffa, Senza titolo, olio su tela, 140x165, 1974
Giorgio Griffa, Senza titolo, olio su tela, 140×165, 1974 – Lotto n. 313 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 371

Grande tela del torinese Giorgio Griffa al lotto n. 313 “Senza titolo”.

Allievo nell’atelier del citato pittore astratto siciliano Filippo Scroppo, poi di Aldo Mondino, il linguaggio di Griffa si definisce alla fine degli anni ’60: vicino per diversi aspetti al Minimalismo, all’Arte Povera e alla Pittura analitica, eppur difficilmente inquadrabile in una corrente specifica.

Lo spazio della pittura di Griffa è anonimo, senza misura, fuori da i confini del ‘quadro’ tradizionale: i segni ed i colori si organizzano sulla base del tratto, della sequenza di ripetizione dei motivi e del ritmo, in frammenti di una pittura che nell’intenzione di farsi da sola rivela invece una connotazione tutt’altro che anonima, come riconoscibilmente marcata, ma compiutamente e liberamente, da una forza ‘non umana’, segni di un mondo che si conosce ma che infondo non si può spiegare. Stima: 15.000€/25.000€.

Gianfranco Baruchello, La 24 ora lirica la contiene agevolmente, smalto su alluminio, 30x30, 1978
Gianfranco Baruchello, La 24 ora lirica la contiene agevolmente, smalto su alluminio, 30×30, 1978 – Lotto n. 319 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 371

Difficile interpretare un’opera come quella al lotto n. 319 “La 24 ora lirica la contiene agevolmente” del livornese Gianfranco Baruchello, artista ormai alla ribalta del mercato e non solo.

Sperimentatore sempre, di stampo duchampiano, anarchico, mai fermo su un’idea, vulcanico, amante di una manualità nel disegno quasi infantile, mette al centro di ogni sua opera, siano frammenti, totem di legno e ferro, teatrini, collage di ritagli di giornali, pellicole cinematografiche, il concetto, il processo di elaborazione dell’idea, spesso ironica, bisticciato fra forma, citazione e linguaggio.

Per Baruchello qualunque cosa può essere arte, un’arte intenzionale che per avere senso “basta solo che ti piaccia davvero, se veramente quello che stai facendo ha senso per te”. Stima: 6.500€/8.000€.

Vincenzo Agnetti, Assioma - Il punto è la prima ubicazione tridimensionale - la sfera inesistente, bachelite nera incisa a mano e trattata con colore bianco al nitro in cassetta originale, 85x85, cm. 70 diam., 1970
Vincenzo Agnetti, Assioma – Il punto è la prima ubicazione tridimensionale – la sfera inesistente, bachelite nera incisa a mano e trattata con colore bianco al nitro in cassetta originale, 85×85, cm. 70 diam., 1970 – Lotto n. 329 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 371

Ricerca analitica e poetica quella del milanese Vincenzo Agnetti, considerato con Piero Manzoni e il gruppo Azimut l’antesignano di istanze artistiche di tipo concettuale a livello nazionale ed internazionale.

Cardini del pensiero dell’artista sono il rapporto fra presenza e assenza (“Essere o Essere”), linguaggio e oggetto (“Quando mi vidi non c’ero”), linguaggio e spazio come in questo lotto n. 329 “Il punto è la prima ubicazione tridimensionale – la sfera inesistente”, significante e significato.

Particolarmente interessanti le analisi concettuali di Agnetti riguardanti alienazione, afasia e incomunicabilità, cui l’artista conferisce un taglio personale ed esistenzalista come per esempio negli scatti fotografici di “Autotelefonata” del 1972. Stima: 40.000€/70.000€.