Asta Meeting Art n. 829 – Sabato 24 e Domenica 25 Giugno 2017 – Vercelli, Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea – Sessioni V-VI

Le sessioni V e VI dell’Asta di Arte Moderna e Contemporanea n. 829 della Casa d’Aste Meeting Art di Vercelli si terranno nei fine settimana del 24/25 giugno 2017 alle ore 14.30. La TopTen di SenzaRiserva.

Filippo Scroppo, Opera M.A.C., olio su tela, 70×50, anni ’50 – Lotto n. 319 – da meetingart.it
Filippo Scroppo, Opera M.A.C., olio su tela, 70x50, anni ’50
Filippo Scroppo, Opera M.A.C., olio su tela, 70×50, anni ’50 – Lotto n. 319 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Nato a Riesi nel 1910 da genitori valdesi, Filippo Scroppo si trasferisce a Torino nel 1934. La sua vita sarà a lungo combattuta fra le due sponde della vocazione artistica e di quella pastorale che non fu estranea all’ispirazione geometrica, astratta ed aniconica della sua pittura. Scroppo fu anche fervente comunista tanto da partecipare come giornalista e critico d’arte a “L’Unità” negli anni ’40.

Nel 1948 Scroppo aderisce al M.A.C. Movimento Arte Concreta nel gruppo torinese (Galvano, Parisot, Biglione). La sua pittura è caratterizzata da incastri di superfici prive di modulazione e ombreggiature, dai colori netti su forme spesso curvilinee che, pur completamente astratte, richiamano sempre ad un certo ‘naturalismo’.

La varietà stessa e la libertà del costruttivismo di Scroppo, oltre ad essere una rappresentazione precisa della riacquistata fiducia nel patto fra arte e tecnologia, comune ai concretisti, conferiscono alle opere dell’artista un che di utopico al confine fra ‘azione’ e aspirazione religiosa.

Per certi versi, la purezza e la personalizzazione del segno avvicinano Scroppo all’esperienza dei protagonisti dell’astrattismo classico fiorentino, per altri invece veicolano una fantasia e ricchezza di significati irriducibile ad una interpretazione esclusivamente deontologica e che invece sembrano costituire una pura rappresentazione della gioia e della riconoscenza verso il creato.

Opera collocabile nel primo quinquennio degli anni ’50 questa al lotto n. 319 “Opera M.A.C.”. Filippo Scroppo muore nel 1993 a Torre Pellice, in provincia di Torino, dove per moltissimi anni ha promosso e curato le edizioni della Mostra d’Arte Contemporanea. Stima: 2.000€/3.000€.

Albino Galvano, Composizione, olio e collage su cartone, 49.5×27.5, 1951 – Lotto n. 321 – da meetingart.it
Albino Galvano, Composizione, olio e collage su cartone, 49.5x27.5, 1951
Albino Galvano, Composizione, olio e collage su cartone, 49.5×27.5, 1951 – Lotto n. 321 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Allievo di Felice Casorati (nel contesto della cosiddetta “scuola di Via Mazzini”) nella Torino della fine degli anni ’20 e dell’inizio dei ’30, le prime prove di Albino Galvano riflettono la lezione post-impressionista del maestro nella figurazione dall’uso sapiente delle luci e del colore nonché nell’abile resa del chiaroscuro.

Fra gli anni 1940 e 1947 Galvano dà inizio a quel processo di semplificazione delle forme attento ad una resa di essenzialità ‘metafisica’ e ad una introspezione psicologica che non potrà che risolversi in una piena adesione alla pittura astratta nel 1948.

Con Annibale Biglione, Adriano Parisot, Filippo Scroppo, Carol Rama e Paola Levi-Montalcini in quell’anno Galvano costituisce la sezione torinese del M.A.C. Movimento Arte Concreta.

Ma l’astrattismo e il concretismo delle forme in Galvano sono solo un pretesto per la creazione di simboli ‘anarchici’ dove l’oggetto religioso convive con lo strumento divinatorio e la cabala, il sacro con il profano (lotto n. 321 “Composizione”).

E quando Galvano scrive di Artaud (Galvano fu importante critico letterario e d’arte) sembra in qualche modo parlare di se stesso: “La ricerca disperata di attingere alla moelle delle cose, in una parola lo sforzo di attingere l’essere, esplorandolo tanto nella dimensione vitale quanto in quella ‘dei princìpi’, ha trasceso in lui, in ogni momento, l’impegno puramente letterario (dalla prefazione a “Eliogabalo o l’anarchico incoronato”, Antonin Artaud, Adelphi 2007, p. XIII). Stima: 2.000€/3.000€.

Walter Valentini, Viaggio VIII, tecnica mista e applicazioni su tavola e tela, 92x92x7, 1995 – Lotto n. 334 – da meetingart.it
Walter Valentini, Viaggio VIII, tecnica mista e applicazioni su tavola e tela, 92x92x7, 1995
Walter Valentini, Viaggio VIII, tecnica mista e applicazioni su tavola e tela, 92x92x7, 1995 – Lotto n. 334 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Protagonista dell’arte grafica contemporanea internazionale Walter Valentini nasce a Pergola nella provincia di Pesaro e Urbino nel 1928. Frequenta l’Istituto di Belle Arti delle Marche dove approfondisce le tecniche calcografiche, l’incisione, la litografia e al contempo rimane affascinato e studia la cultura umanistico-rinascimentale, in particolare i trattati sulla proporzione e l’armonia aurea.

Dopo aver lavorato come grafico pubblicitario, anche presso l’Agenzia pubblicitaria dell’ENI, nel 1974 tiene la sua prima personale alla Galleria Vinciana di Milano intraprendendo la carriera artistica.

Traiettorie cosmiche sono le opere di Valentini come questa in asta al lotto n. 334 “Viaggio VIII”, di buone dimensioni; percorsi verso una perfezione formale che rappresenta una esperienza mistica, non intuita, ma frutto di un lavoro di studio e precisione.  “La sua poesia di linee e superfici / è una dichiarazione di fatti. / Potrebbero essere equazioni / fra accadimenti stellari / in cui persino il caso / indossa un abito da cerimonia. Crede nel definito, / ispirando un’orchestra” ha scritto l’amico Hans Richter a proposito di Valentini.

Valentini unisce in modo personalissimo l’invenzione di Fontana della ricerca di uno spazio ‘oltre’ all’esperienza tecnologica, alla volontà del ‘fare’ e alla forza di Crippa, l’eleganza formale di Veronesi allo scavo interiore ed esistenziale di Scanavino, la rivolta e il capovolgimento ‘dada’ alla “divina proporzione” di Luca Pacioli. Stima: 11.500€/12.900€.

Roberto Crippa, Senza titolo, tecnica mista, sughero e collage su tavola, 81×65, anni ’60/70 – Lotto n. 358 – da meetingart.it
Roberto Crippa, Senza titolo, tecnica mista, sughero e collage su tavola, 81x65, anni ’60/70
Roberto Crippa, Senza titolo, tecnica mista, sughero e collage su tavola, 81×65, anni ’60/70 – Lotto n. 358 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Un bel sughero del monzese Roberto Crippa al lotto n. 358 “Senza titolo”, opera collocabile nel secondo quinquennio degli anni ’60.

Dalle “Spirali” dei primi anni ’50, con l’adesione allo spazialismo, al recupero della pittura ‘terrestre’ e di paesaggio alla fine dei ’60 con gli assai sottostimati landscapes in sughero, il percorso artistico di Crippa è stato coerente lungo una linea evolutiva che mette in luce una personalità forte e volitiva, interessata a fare dell’arte e della vita un’unicum inscindibile di desiderio di ricerca ed espressione.

Crippa vede nella pittura e nella scultura, come nella vita, la necessità di un’unione fra cielo e terra, materiale ed immateriale; di una identificazione fra simbolo e realtà. Le ”spirali’ di Crippa non sono solo i voli pindarici della mente ma anche le evoluzioni del suo essere pilota acrobatico. I “Totem” degli anni ’50 e ’60 sono lo sviluppo concreto e simbolico di quel gesto riportato alla materia, in un mondo ‘sciamanico’ incerto fra cielo e terra ma pronto a cavalcare l’onda tecnologica post-nucleare.

E suoi paesaggi sono la rappresentazione di un mondo fragile e ricettivo, di sughero; panorami terreni ed extra-terreni, popolati da parole di giornali, forme zoomorfe, accadimenti, esplosioni; sogni di un universo molle, lunare, da conquistare e da ricostruire. Stima: 4.000€/5.000€.

Paolo Scirpa, Ludoscopio cubico multispaziale n. 70, tubi fluorescenti verdi e rosa, vetri, legno e acciaio, 37.5x28x28, 1985 – Lotto n. 391 – da meetingart.it
Paolo Scirpa, Ludoscopio cubico multispaziale n. 70, tubi fluorescenti verdi e rosa, vetri, legno e acciaio, 37.5x28x28, 1985
Paolo Scirpa, Ludoscopio cubico multispaziale n. 70, tubi fluorescenti verdi e rosa, vetri, legno e acciaio, 37.5x28x28, 1985 – Lotto n. 391 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Nato a Siracusa nel 1934 Paolo Scirpa compie studi d’arte a Palermo e Catania. Negli anni ’60 frequenta le avanguardie europee prima a Salisburgo e poi a Parigi. Nel 1965 è alla Quadriennale d’Arte di Roma mentre nel 1968 a Milano collabora con Luciano Fabro all’Accademia di Belle Arti di Brera.

Al 1972 risale la prima produzione dei “Ludoscopi”, lotto n. 70 “Ludoscopio cubico multispaziale n. 70”, assemblaggi-sculture di specchi e luci al neon che danno vita attraverso giochi combinatori a profondità illusorie.

Marco Menguzzo, nell’introduzione al Catalogo della mostra “Paolo Scirpa. La luce nel pozzo”, 11 dicembre 2015 – 7 febbraio 2016, Arena Studio d’Arte, propone un interessante parallelismo fra queste opere di Scirpa e la parabola laica de “La luna nel pozzo”: “il tema dell”illusione’ è centrale in entrambi i casi.

Tuttavia, ‘essere illusi’ su un’azione volontaria – catturare la luna nel pozzo – comporta un senso di frustrazione, di impotenza e un ridimensionamento della propria autostima, mentre ‘essere illusi’ dai propri sensi, cioè fisiologicamente, produce un senso di meraviglia che è sostanzialmente positivo, pur nascendo da un errore di base, da un cortocircuito nella percezione della realtà fisica.

Questa ‘frustrazione positiva’ innesca infatti un meccanismo di consapevolezza elementare che è ben lontano dal senso di consapevolezza della propria inadeguatezza nel giudicare e nell’illusione percettiva non c’è colpa, nell’illusione volitiva invece sì.” Stima: 25.000€/28.000€.

Toni Costa, Dinamica visuale, PVC verde montato su tavola in romboidale, 57×57 (lato 40), 1966 – Lotto n. 398 – da meetingart.it
Toni Costa, Dinamica visuale, PVC verde montato su tavola in romboidale, 57x57 (lato 40), 1966
Toni Costa, Dinamica visuale, PVC verde montato su tavola in romboidale, 57×57 (lato 40), 1966 – Lotto n. 398 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Tra i fondatori del Gruppo N (con lui Alberto Biasi, Manfredo Massironi, Edoardo Landi e Ennio Chiggio) di Padova nel 1959 Toni Costa è stato uno dei capostipiti “disegnatori sperimentali” che hanno cercato di fondare una nuova arte attraverso lo studio scientifico delle dinamiche percettive e l’impiego di soluzioni interdisciplinari che fanno uso di materiali (in questo caso le listarelle in pvc) e soluzioni ‘installative’ inedite.

Il cinetismo delle sue “Dinamiche visuali” (lotto n. 398) è sicuramente il suo contributo maggiore a questa ricerca. Luce, spazio e tempo sono gli attori che entrano in gioco di fronte a queste opere poiché essi creano quel movimento e quella ‘variabilità percettiva’, quell’instabilità che è essa stessa uno dei ‘motivi’ dell’azione del Gruppo. L’inclinazione delle listarelle, il colore, l’incidenza della luce, la posizione ritagliano attimi d’esperienza, creando un’opera continua: una fenomenologia d’opera.

Il 1966 è un anno particolarmente importante nell’attività dell’artista padovano con la partecipazione alla mostra “Aspetti dell’arte italiana contemporanea” allestita alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Stima: 32.000€/36.000€.

Ugo Celada, Natura morta, olio su tavola, 60×39 – Lotto n. 438 – da meetingart.it
Ugo Celada, Natura morta, olio su tavola, 60x39
Ugo Celada, Natura morta, olio su tavola, 60×39 – Lotto n. 438 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Ugo Celada da Virgilio possiede una capacità incredibile di cogliere il momento. Infatti nonostante l’enorme abilità tecnica e di mimesi realistica, l’artista cattura il pathos della scena, come in questa “Natura morta” al lotto n. 438.

Realismo magico e nuova oggettività, insieme a un sapore metafisico danno vita a composizione perfette la cui ieraticità però suggerisce e sottende un’inquietudine.

Nato in provincia di Mantova a Cerese di Virgilio nel 1895, Celada frequenta in seguito l’Accademia di Brera. Nel dopoguerra partecipa alle Biennali veneziane del 1920, 1924 e 1926 e al Movimento novecentista che rinnegherà presto per la collusione e la celebrazione del Regime, rimanendo sempre fedele alla sua arte intimista fatta di ritratti, animali e oggetti, imperscrutabile e magica.

Artista da riscoprire, che non ha avuto il meritato successo di mercato. Da ricordare la bellissima mostra al Palazzo Reale di Milano del 2005. Stima: 2.000€/3.000€.

Francesco Menzio, Natura morta con testa, olio su tavola, 73×90, 1937 – Lotto n. 478 – da meetingart.it
Francesco Menzio, Natura morta con testa, olio su tavola, 73x90, 1937
Francesco Menzio, Natura morta con testa, olio su tavola, 73×90, 1937 – Lotto n. 478 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Nato a Tempio Pausania in Sardegna nel 1899 Francesco Menzio è a Torino nel 1912 dove compie gli studi ginnasiali entrando poi nell’orbita del salotto di Felice Casorati.

Nel 1926 Menzio è alla Biennale di Venezia e partecipa alla prima Mostra di Novecento Italiano.

Nel 1927 l’artista è a Parigi interessato a superare il provincialismo casoratiano attraverso una pittura di respiro europeo, anti-retorica e lirica che tenga conto delle scoperte cromatiche di impressionisti e post-impressionisti.

Negli anni ’30 la pittura di Menzio si caratterizza per “interiorizzazioni psicologiche del quotidiano e soffusi lirismi”, come ha ben scritto A. R. Masiero, in “F. M.: autoritratto”, 1999, p. 104, che si articolano su pochi temi: nature morte (lotto n. 478 “Natura morta con testa”), interni con figure e paesaggi in cui l’artista sardo mostra una varietà di stili che ne rivelano il carattere eclettico: dalla pennellata soffice e morbida al plasticismo espressionista, da una figurazione sintetica al realismo delle figure senza mai perdere la ricerca poetica e lirica. Stima: 6.000€/7.000€.

Orfeo Tamburi, Parigi, olio su tela, 54.5×65, 1952 – Lotto n. 488 – da meetingart.it
Orfeo Tamburi, Parigi, olio su tela, 54.5x65, 1952
Orfeo Tamburi, Parigi, olio su tela, 54.5×65, 1952 – Lotto n. 488 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Bella e datata opera di Orfeo Tamburi al lotto n. 488 “Parigi”. Nato a Jesi nel 1910 Tamburi frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma dove ha per amici Ennio Flaiano e Vincenzo Cardarelli.

Nel 1936 è a Parigi dove entra in contatto con l’elite artistica e culturale della capitale francese e viene influenzato dalla pittura di Cèzanne. Tornato in Italia è di nuovo a Parigi nel dopoguerra dove resta fino al 1952.

Moltissime le sue partecipazioni alla Biennale di Venezia ed alla Quadriennale di Roma e numerosissime le mostre in gallerie in tutta europa con quei paesaggi romani e parigini che sono la sua produzione migliore: composizione che l’artista realizza con eleganza e grazia, nonché con una immediatezza e sensibilità che emerge in quest’opera in asta con la stessa limpidezza delle vedute di Maurice Utrillo. Stima: 9.000€/10.000€.

Luigi Ontani, Bambi, Bimbi, Bambole, tecnica mista su carta in romboidale, 70×70 (lato 50) – Lotto n. 498 – da meetingart.it
Luigi Ontani, Bambi, Bimbi, Bambole, tecnica mista su carta in romboidale, 70x70 (lato 50)
Luigi Ontani, Bambi, Bimbi, Bambole, tecnica mista su carta in romboidale, 70×70 (lato 50) – Lotto n. 498 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

I bisticci linguistici e visuali dell’artista bolognese (Vergato, 1943) Luigi Ontani sono di scena all’opera lotto n. 498 “Bambi, bimbi, bambole”.

Istrione ironico e dissacratore, Ontani è artista eclettico non estraneo all’utilizzo di materiali e tecniche disparate: il ritocco fotografico, il disegno, la performance, l’acquerello, la scultura in legno, in ceramica, in vetro di Murano.

Ontani unisce una vera passione per la ritualità ed il misticismo all’analisi dei processi della rappresentazione e soprattutto dell’auto-rappresentazione tendendo ad elaborare significati che sconfinano nel e talvolta usano il fiabesco.

I giochi di parole sono uno dei temi ricorrenti in Ontani: parole che consentono la messa in scena di significati imprevisti e polisemici oppure rivelatrici di motivi nascosti e di ‘non-sensi’. E l’acquerello, nella sua ‘liquidità’ effimera, non può che essere di supporto ad una ricerca quasi calviniana di leggerezza, di godimento carnale dell’esercizio di una raffinata intelligenza. Stima: 18.000€/20.000€.

Asta Fabiani n. 58 – 28 gennaio 2017 – Montecatini Terme, Dipinti, disegni, sculture e grafica di artisti dell’800, del 900, moderni e contemporanei

L’asta n. 58 “Dipinti, disegni, sculture e grafica di artisti dell’800, del 900, moderni e contemporanei” della Casa d’Aste Fabiani di Montecatini si terrà in data 28 Gennaio 2017 alle ore 15.30 in sessione unico. La topten di SenzaRiserva.

Gualtiero Nativi, Figura, tempera su cartone, 50x30, sul verso altro dipinto dell’artista firmato in alto a destra, 1947
Gualtiero Nativi, Figura, tempera su cartone, 50×30, sul verso altro dipinto dell’artista firmato in alto a destra, 1947 – Lotto n. 24 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 58

Il 1947 è l’anno delle prime prove aniconiche dell’artista pistoiese (classe 1921) Gualtiero Nativi.

La pittura dell’artista, che nel 1950 firmerà il “Manifesto dell’astrattismo classico” fiorentino con Berti, Brunetti, Monnini, Nuti e Migliorini, risente  all’epoca ancora di influssi neocubisti, come ben si nota nell’opera al lotto n. 24 “Figura”.

Nel 1945 Nativi ha partecipato alla stesura del giornale rivoluzionario “Torrente” e proprio alla fine del 1946 a quella della rivista “Arte d’Oggi” che l’anno seguente darà il nome all’omonimo Gruppo. “Contenuto e forma di una nuova realtà” fu intitolata la prima mostra del gruppo tenutasi alla Galleria Firenze all’inizio del 1947.

Il Gruppo, capeggiato dalla forte personalità di Berti, cerca di aprire una breccia nell’angusto panorama culturale del capoluogo fiorentino, dominato fino ad allora dal tradizionalismo pittorico del “Nuovo Umanesimo” e dei “Pittori Nuovi della Realtà” (i fratelli Bueno, Annigoni, Sciltian) e dall’intimismo di Rosai.

“Le prime cose non ‘figurali’ le feci nell’estate del ’47″, con titubanza, cercando di riflettere su certi parametri che avrebbero potuto anche rivelarsi provvisori” (da Gualtiero Nativi, Catalogo Generale, Vol. I, a cura della Galleria d’Arte Nozzoli, Introduzione di Marco Moretti, 2013, p. 14). Due dipinti in uno. Stima: 4.500€/6.500€.

Piero Ruggeri, Composizione per un paesaggio, olio su tavola, 80x62.5, 1979-1980
Piero Ruggeri, Composizione per un paesaggio, olio su tavola, 80×62.5, 1979-1980 – Lotto n. 51 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 58

Piero Ruggeri è stato un protagonista dell’arte informale del dopoguerra. Nato nel 1930 a Torino, vive con insofferenza l’ambiente pittorico culturale segnato dall’eredità di Felice Casorati.

Uscito dall’Accademia Albertina, con Sergio Saroni e Giacomo Soffiantino Ruggeri forma un ‘gruppo’ che guarda alla gestualità dell’informale americano.

La prima personale è del 1960 alla Galleria Odyssia di Roma. Nel 1962 è invitato con sala personale alla Biennale di Venezia.

L’opera al lotto n. 51 “Composizione per un paesaggio”, del 1981, ben rappresenta l’informale di Ruggeri, che non è spazialità in potenza mai attuata, come per tanti suoi contemporanei, ma allusione a un mondo da ricostruire, magari riconsiderando la natura e il paesaggio, l’universo con cui l’uomo si deve riconciliare.

L’artista prende spesso come spunto per la composizione la vegetazione del bosco di Battagliotti, nei pressi di Avigliana, dove si è trasferito dal 1971.

Solo nel 1986 Ruggeri presenterà alla Quadriennale di Roma opere più concettuali, dove l’essenzialità non lascia spazio all’oggetto. Sarà la stagione delle grandi tele monocrome in nero, bianco e rosso in una simbologia del colore che unisce oscurità, profondità, smarrimento, speranza, eroismo. Stima: 8.000€/15.000€.

Franco Angeli, Senza titolo, smalto a spruzzo su tela, 100x100, 1975-1978
Franco Angeli, Senza titolo, smalto a spruzzo su tela, 100×100, 1975-1978 – Lotto n. 94 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 58

Franco Angeli fu protagonista negli anni ’50 a Roma della Scuola di Piazza del Popolo, con Tano Festa e Mario Schifano.

Ruotano intorno alla Galleria della Tartaruga questi artisti, ciascuno riflettendo a suo modo sul valore dell’immagine e della comunicazione cinematografica e pubblicitaria.

Nelle loro tele utilizzano in chiave pop gli ‘stereotipi’ della cultura di massa, ritratti in modo critico, decontestualizzati (marchi quali la Esso o la Coca-cola di Schifano). “Istanze secondarie” nelle definizione che Renato Barilli dà di questi stereotipi che i tre artisti vivacizzano attraverso una personale interpretazione portatrice di “istanze primarie” (in Renato Barilli, L’arte contemporanea. Da Cézanne alle ultime tendenze, Economica Feltrinelli, 2005, p. 308).

Nel caso di Angeli l’artista introduce una simbologia colta (aquile, svastiche, la lupa capitolina, la falce e martello) che riporta la storia, la cultura ed anche un vissuto personale e memoriale nello spazio del quadro che in questo modo viene caricato di connotazioni ‘emotive’ (malinconiche, critiche o di speranza). Caratteristica che rende ‘vive’ le opere dell’artista romano. Stima: 4.000€/6.000€.

Arman, Untitle (Colère de telévision n. 18), televisione distrutta in un box di plexiglass, 80x50x60, Performance Fiac Parigi, 1976
Arman, Untitle (Colère de telévision n. 18), televisione distrutta in un box di plexiglass, 80x50x60, Performance Fiac Parigi, 1976 – Lotto n. 122 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 58

Dopo un inizio artistico con influenze surrealiste, è nel 1960 che Fernandez Arman firma la dichiarazione costitutiva del Nouveau Réalisme. Le idee del movimento costituiranno il filo conduttore di tutta l’attività dell’artista di Nizza.

L’appropriazione della realtà, o per dirla col teorico Pierre Restany “il riciclaggio poetico della realtà urbana, industriale e pubblicitaria” sono da allora perspicue nelle opere di Arman.

Al 1961 risalgono le prime Colères (oggetti distrutti o danneggiati, qui al lotto n. 122 “Untitle (Colère de telévision n. 18”) e Coupes (oggetti segati o tagliati)  mostrate in pubblico.

E davvero la poesia è la protagonista delle opere di Arman che pur oscillando fra un aspetto distruttivo (appunto i cicli delle colères o delle “combustionio”)

Stima: 35.500€/45.000€.

Sandro De Alexandris, Ripartizione ortogonale 1/9 - G-Z, Rilievo - Cartoncino Schoeller gatta su tavola, 69.5x69
Sandro De Alexandris, Ripartizione ortogonale 1/9 – G-Z, Rilievo – Cartoncino Schoeller glatt su tavola, 69.5×69, 1971-1972 – Lotto n. 123 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 58

Una continua indagine sul mezzo espressivo della pittura contrassegna l’opera dell’artista torinese Sandro De Alexandris, alla ribalta sulla scena artistica torinese degli anni ’60.

Esponente della cosiddetta “Nuova pittura” o pittura analitica, De Alexandris, tra il 1967 e il 1973, dedica gran parte del proprio lavoro ai cicli delle “ripartizioni orizzontali” e a studi sulle “ripartizioni ortogonali” (lotto n. 123 “Ripartizione ortogonale 1/9 – G-Z”).

L’artista utilizza punti e linee come riferimenti visivi per cercare una definizione e rappresentazione di concetti quali l’obliquità, l’orizzontalità, la staticità.

Sulla tela sono protagoniste tensioni irrisolte nello spazio. Tali tensioni sono messe in moto da fenomeni di percezione della variazione di gradazione di colore e dalla forza dinamica generata dalla disposizione delle forme.

Guardare un’opera così non induce contemplazione estetica ma mette in moto un processo di desiderio di completamento e sforzo intellettuale che costringe lo spettatore a riflettere su se stesso e sul suo modo di ‘considerare’ la realtà. Stima: 10.000€/15.000€.

Gualtiero Nativi, Composizione in grigio e rosso, tempera su carta applicata su legno, 44x24, 1947
Gualtiero Nativi, Composizione in grigio e rosso, tempera su carta applicata su legno, 44×24, 1947 – Lotto n. 134 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 58

Altra opera del 1947 del pistoiese Gualtiero Nativi al lotto n. 134 “Composizione in grigio e in rosso”.

L’opera è una di quelle che segnano in Nativi la liberazione dalla rappresentazione dell’oggetto e il passaggio definitivo dall’arte puramente astratta ad una rappresentazione concretista e al contempo razionalista.

Scrive ancora Marco Moretti nell’introduzione al Catalogo Generale (a cura di Marco Moretti, Berto Nativi e Nicola Nozzoli, 2013, p. 16): “[…] a Nativi e compagni interessava invece non l’oggetto, la l’equivalente geometrico da esso derivato: ‘Così sulla superficie vuota della tela cominciavo a mettere un punto, due punti, tre punti, uniti da altrettante linee per ottenere un piano. […] Intervennero amici architetti che ci parlarono di sezione aurea, di rapporti modulari, e noi lì, a misurare tutto; intravidi allora che stavamo formando un discorso completo, dove c’era forma, colore, e probabilmente anche contenuto'”. Stima: 3.500€/5.500€.

Walter Valentini, Orizzontale rosso-azzurro, olio su tela, 50x50, 1975
Walter Valentini, Orizzontale rosso-azzurro, olio su tela, 50×50, 1975 – Lotto n. 147 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 58

Walter Valentini nasce a Pesaro nel 1928. Appena ventenne a Milano si interessa di arti grafiche venendo a contatto con gli astrattisti geometrici del luogo (Veronesi, Huber, Steiner).

L’artista impara le tecniche di cui è riconosciuto maestro (l’incisione, la calcografia, la litografia) all’Istituto di Belle Arti delle Marche negli anni ’50.

Dopo un decennio di esperienze nell’industria come grafico (fra l’altro all’Eni) Valentini si dedica a tempo pieno all’arte dagli anni ’70.

Le opere di Valentini degli anni ’70, come questa al lotto n. 147 “Orizzontale rosso-azzurro” del 1975, rappresentano perlopiù paesaggi geometrici realizzati con colori in scala di grigi e primari. L’artista usa spesso tempera e materiali grezzi quali polvere di grafite e carbone.

L’evoluzione artistica di Valentini manifesta nel tempo una ricerca di armonia e razionalismo rinascimentale (da ricordare che l’artista ha studiato a fondo i testi della cultura umanistica, da Bembo a Leon Battista Alberti).

In questo primo ciclo di opere di cui fa parte il lotto in asta si può dunque affermare che Valentini inizi il proprio percorso utilizzando stilemi della ricerca analitica (nell’indagine dei materiali e dei colori) per approdare ad una tensione metafisica d’eco dechirichiana.. Stima: 4.500€/7.000€.

Roberto Crippa, Totemica, olio su tela, 146x114, 1956
Roberto Crippa, Totemica, olio su tela, 146×114, 1956 – Lotto n. 165 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 58

Nel 1956 espone alla Biennale di Venezia, in collettive a Tokyo, Amsterdam, Hiroshima, Madrid e in personali a Roma e Parigi Roberto Crippa, uno dei protagonisti dello spazialismo italiano del dopoguerra.

Fra il 1954 e il 1956 Crippa evolve le famose “spirali” della produzione più propriamente spazialista nei cosiddetti “totem”. Lo fa interlacciando in involuzioni materiche il tratto ellissoidale delle spirali stesse in un processo di riconduzione di una forza cosmica universale, espressa in quelle, in simboli animistici del tutto terreni, propri del carattere irruento e vitale dell’artista.

Dal 1955 l’artista si dedica anche alla realizzazione di opere polimateriche per proseguire, nello stesso 1956, con opere in ferro, bronzo e acciaio. Sono opere improntate ad un accentuato simbolismo primitivo che va verso un riduzionismo contenutistico e formale che si potrebbe dire ha più cuore dell’altro grande processo di azzeramento e semplificazione attuato in quel decennio dal concretismo geometrico. “Totemica” al lotto n. 165 è una grande, importante opera riferibile a questo ciclo. Stima: 22.000€/32.000€.

Emilio Scanavino, Caleidoscopio, olio su tela, 73x92, 1985
Emilio Scanavino, Caleidoscopio, olio su tela, 73×92, 1985 – Lotto n. 167 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 58

Un importante benché tardo olio su tela di Emilio Scanavino al lotto n. 167 “Caleidoscopio”, del 1985.

L’artista ligure muore infatti nel 1986 dopo una lunga malattia protratta dal 1971 quando ebbe una grave emorragia alla testa.

L’opera in asta, di buone dimensioni e qualità, presenta tutti gli stilemi del linguaggio della maturità di Scanavino: le geometrie tipiche dei caratteristiche degli anni ’60 e ’70, il tipico groviglio risultato di un processo di irrigidimento esistenziale della volontà lirica espressa negli anni ’50, e infine i colori accesi, espressionisti dell’ultimo grido di dolore esistenziale e fisico dell’artista ligure.

L’opera inoltre è stata recentemente presentata presso l’Art Gallery La Luna di Borgo San Dalmazzo nel contesto della mostra “Nel segno di Emilio Scanavino”. Stima: 25.000€/35.000€.

Piero Dorazio, Les immobile, olio su tela, 60x70x3.5, 1980
Piero Dorazio, Les immobile, olio su tela, 60x70x3.5, 1980 – Lotto n. 177 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 58

Piero Dorazio rappresenta la storia dell’astrattismo italiano.

Fu protagonista del Gruppo Forma 1 nella Roma degli anni ’50 e fu importante punto di riferimento nei ’60 per la op art internazionale grazie anche al prestigio ottenuto per aver fondato il dipartimento di Pittura, Scultura e Grafica della School of Fine Arts dell’University of Pennsylvania, riconosciuta come la scuola d’arte e di architettura migliore degli Stati Uniti. Qui insegnò come Full Professor fino al 1970.

La pittura di Dorazio ha prodotto negli anni diversi cicli pittorici, con evoluzioni ed involuzioni, ma certamente sono due fin dagli esordi le costanti della sua ricerca: forma e colore. Si legge nel “Manifesto” del Gruppo Forma 1 del 1947: “Riconosciamo nel formalismo l’unico mezzo per sottrarci a influenze decadenti, psicologiche, espressionistiche. […] Il quadro, la scultura, presentano come mezzo di espressione: il colore, il disegno, le masse plastiche, e come fine un’armonia di forme pure”.

E l’armonia è ciò che permea l’opera al lotto n. 177 “Les immobile”. Stima: 29.000€/40.000€.

Roberto Crippa, Spirali, olio su tela, 30x40, 1951
Roberto Crippa, Spirali, olio su tela, 30×40, 1951 – Lotto n. 178 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 58

Di dimensioni contenute (30×40) ma potentissime le “Spirali” di Roberto Crippa al lotto n. 178.

Siamo nel 1951 anno in cui l’artista monzese firma il terzo manifesto dello spazialismo di Lucio Fontana.

Si legge nel “Manifesto tecnico dello spazialismo” che ne fu il nome proprio: “[…] Passati vari millenni del suo sviluppo artistico analitico, arriva il momento della sintesi. Prima la separazione fu necessaria, oggi costituisce una disintegrazione dell’unità concepita. Concepiamo la sintesi con una somma di elementi fisici: colore, suono, movimento, spazio, integranti un’unità ideale e materiale. Colore, l’elemento dello spazio, suono, l’elemento del tempo ed il movimento che si sviluppa nel tempo e nello spazio. Son le forme fondamentali dell’arte nuova che contiene le quattro dimensioni dell’esistenza. […] Si va formando una nuova estetica, forme luminose attraverso gli spazi. Movimento, colore, tempo, e spazio i concetti della nuova arte. Nel subcosciente dell’uomo della strada una nuova concezione della vita; i creatori iniziano lentamente ma inesorabilmente la conquista dell’uomo della strada. L’opera d’arte non è eterna, nel tempo esiste l’uomo e la sua creazione, finito l’uomo continua l’infinito”.

Pianeti come durata, con timbri di colori diversi, note in uno spazio solcato da orbite che si flettono attraendosi e respingendosi d’energia: in Crippa, in queste “Spirali” con atomi e/o pianeti ci sono tutti i concetti, espressimi ad altissimo livello, della nuova arte di quel tempo. Stima: 15.000€/22.000€.