Asta Meeting Art n. 830 – Sabato 23 e Domenica 24 Settembre 2017 – Vercelli, Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea – Sessioni V-VI

Le sessioni V e VI dell’Asta di Arte Moderna e Contemporanea n. 830 della Casa d’Aste Meeting Art di Vercelli si terranno nei fine settimana del 23/24 settembre 2017 alle ore 14.30. La TopTen di SenzaRiserva.

Franco Grignani, Spazio in permutazione continua, tecnica mista su cartone, 29×29, 1977 – Lotto n. 443 – da meetingart.it
Franco Grignani, Spazio in permutazione continua, tecnica mista su cartone, 29x29, 1977
Franco Grignani, Spazio in permutazione continua, tecnica mista su cartone, 29×29, 1977 – Lotto n. 443 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Due recenti mostre a Londra, fra cui una alla Estorik Collection, hanno celebrato Franco Grignani, artista fra i maggiori esponenti della op art italiana e grafico pubblicitario di successo.

Nato in provincia di Pavia nel 1908 e morto a Milano nel 1999 Grignani ha infatti lavorato per aziende quali Alfieri & Lacroix e Pirelli e ha disegnato nel 1964 il logo di Woolmark.

Ben presto il lavoro di Grignani si è orientato allo studio della psicologia della forma (Gestaltpsychologie) approfondendo l’interesse verso gli aspetti percettivi provocati dalla composizione. Celebri le rotazioni, le torsioni, le deformazioni, le scissioni, e poi le dissociazioni, le psicoplastiche, le periodiche, le diagonali nascoste, le strutture simbiotiche e iperbolichele, le “Permutazioni continue” come questa in asta al lotto n. 443.

Dalla metà degli anni ’70 e per tutti gli anni ’80 l’artista pavese si è dedicato esclusivamente alla pittura seguendo progetti espositivi di respiro internazionale. Al contempo ha inizio la carriera didattica come docente alla Nuova Accademia di Belle Arti (NABA) di Milano dove ha approfondito la ricerca sugli aspetti matematici della sua ‘iconografia’. Stima: 9.000€/10.000€.

Enzo Cacciola, Senza titolo, tecnica mista e cemento su tela, 60x60x4, 1974 – Lotto n. 445 – da meetingart.it
Enzo Cacciola, Senza titolo, tecnica mista e cemento su tela, 60x60x4, 1974
Enzo Cacciola, Senza titolo, tecnica mista e cemento su tela, 60x60x4, 1974 – Lotto n. 445 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Bel cemento “Senza titolo” di Enzo Cacciola uno degli esponenti di maggior rilievo della pittura analitica italiana (con Giorgio Griffa e Paolo Cotani) al lotto n. 445.

Dopo un inizio nell’astrattismo geometrico la sperimentazione di Cacciola si muove, fin dalla prima personale del 1971 alla Galleria La Bertesca di Genova, nel segno di una riflessione sulla ‘materia’ come elemento primario del fare pittura. Dopo le pitture industriali che elaborano il concetto di monocromo e le “superfici integrative” che contestualizzano l’opera nello spazio, è con i cementi e gli asbesti che Cacciola propone qualcosa di nuovo nel senso non solo della possibilità di una nuova pittura, ma anche nella sua attualità.

La materia è viva sembra voler comunicare l’artista facendosi da parte: ha infinite sfumature, diversa consistenza, gradi percettibili di trasparenza che hanno una propria indistinguibile carica semantica. Cacciola torna, come direbbe Roland Barthes, alla “scrittura bianca di Camus” segnando una frattura verso ogni retaggio culturale; ma allo stesso tempo dà la parola ad elementi archetipi che reclamano espressione, a quella materia brulicante che è la voce della natura.

Proprio nel 1974 Cacciola partecipa alla mostra “Grado Zero”, curata da Giorgio Cortenova alla Galleria La Bertesca di Genova. Nel 1975 l’artista partecipa con queste opere alla celebre mostra Analytische Malerei a Düsseldorf curata da Klaus Honnef e Catherine Millet ricevendo riconoscimento internazionale. Stima: 6.000€/7.000€.

Davide Nido, Orbi Big, colle termofusibili su tela, 90x90x4, 2009 – Lotto n. 448 – da meetingart.it
Davide Nido, Orbi Big, colle termofusibili su tela, 90x90x4, 2009
Davide Nido, Orbi Big, colle termofusibili su tela, 90x90x4, 2009 – Lotto n. 448 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Un trionfo di colori l’opera di Davide Nido (Senago, 1966-2014) “Orbi Big” al lotto n. 448. Forse una delle più belle che si siano viste passare in asta nell’ultimo anno e che rappresenta al meglio la ‘pittura’ dell’artista milanese, allievo di Aldo Mondino.

Arte pop, arte optical, arte che si richiama ai principi della psicologia della percezione, gioco cromatico, quella di Nido è tutte queste definizioni ma non vi si può ridurre. Sicuramente nelle opere dell’artista milanese ci sono due altre componenti fondamentali, chiaramente percepibili, della tradizione cittadina milanese che sono il gusto per le conformazioni spaziali (su tutti da Lucio Fontana) e le strutture organiche (pensiamo al nuclearismo).

La pittura di Nido è un ribollire di bolle, grandi e piccole, un effusione reticolare stretta o larga che ricorda processi vitalistici naturali, micro-organismi cellulari non riducibili a processi fisico chimici ma che configurano una visione organicistica del mondo naturale.  Ogni singola scintilla di colore in queste opere non è niente se non percepita nel complesso del fenomeno rappresentato. Stima: 18.000€/20.000€.

Mario Nigro, Blocco, olio su tela, 49.5×64.5, 1958 – Lotto n. 450 – da meetingart.it
Mario Nigro, Blocco, olio su tela, 49.5x64.5, 1958
Mario Nigro, Blocco, olio su tela, 49.5×64.5, 1958 – Lotto n. 450 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Mario Nigro è uno degli altri grandi artisti che sta subendo un trend negativo dal punto di vista del mercato, considerata la storia e il valore del pittore e intellettuale pistoiese.

Musicista, chimico, farmacista, Nigro il percorso di Nigro si fonda sulle tesi del costruttivismo razionalistico cui aderisce fin dai primi anni ’50 tuttavia in lui corre sempre parallela, specialmente in questo decennio, una esigenza di una espressione più libera e gestuale che rivela una conflittualità e che è ben rappresentata da questa opera “Blocco” al lotto n. 450.

“[…] ho tratto esperienze dai rapporti che possono realmente intercorrere tra struttura musicale e costruzione astratta […] sulla base di queste strutture ho studiato gli elementi plastici nelle loro ripetizioni, variazioni, simultaneità, coincidenze, giungendo così alla concezione di uno spazio totale dove forma e spazio si risolvono a vicenda in un superamento della bidimensionalità fisica (costruttivismo di Malevic), e dove in questo spazio totale vi saranno ancora problemi di rappresentazione e di espressione […] la soppressione del tragico che Mondrian evocava in una concezione ottimistica della vita, portava la pittura a completarsi e ad esaurirsi nell’architettura.

Coi problemi costruttivi si stabilisce una nuova autonomia della pittura, che, lungi dall’esentarsi dal suggerimento degli elementi utili all’uomo, riprende problemi di espressione che superano la rassegnata serenità degli equilibri spaziali. Nella mia espressione tornano dei contenuti tragici, non però in un senso espressionistico, cioè in una esagitazione disperata dei sentimenti, ma come rappresentazione reale di una società ben lontana dalle ottimistiche aspirazioni di Mondrian in cui però le posizioni sono perfettamente delineate. Il mio non è un mondo di pessimismo ma è tuttavia una constatazione di lotta.” (da Mario Nigro, Spazio totale, 1954). Stima: 8.000€/9.000€.

Gregorio Vardanega, Senza titolo, assemblaggio in plexiglass, 35x35x12, 1970 – Lotto n. 458 – da meetingart.it
Gregorio Vardanega, Senza titolo, assemblaggio in plexiglass, 35x35x12, 1970
Gregorio Vardanega, Senza titolo, assemblaggio in plexiglass, 35x35x12, 1970 – Lotto n. 458 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Gregorio Vardanega è un artista di origine italiana emigrato all’età di tre anni in Argentina e poi vissuto fra Argentina e Francia.

Frequenta l’Accademia Nazionale di Belle Arti di Buenos Aires dal 1939 al 1946 fin dai primi anni ’50 s’impone come figura di rilievo per la sperimentazione nell’ambito dell’arte cinetica. Dal 1959 al 2007, l’anno della morte, Vardanega ha vissuto in Francia a Parigi dove ha esordito come artista con una personale alla Galerie Denise René.

Fu membro fondatore dell’Asociación Arte Nuevo a Buenos Aires nel 1955 e di quella degli Artistas No Figurativos Argentinos (ANFA) nel 1956.

Al 1959 risalgono le sue sperimentazioni con assemblaggi di sfere di plexiglass illuminate con proiezioni colorate e ‘motorizzate’. Colore, movimento, luce, spazio e un interesse per le ‘macchine pensanti’, quella che oggi chiameremmo “intelligenza artificiale” guidano e caratterizzano l’estetica di Vardenega le cui opere rappresentano quasi sempre progetti, prototipi di visione che l’artista concepiva in stretta relazione con l’architettura e il mondo che gli stava intorno, prima di tutto considerata la percezione di coloro che vivono lo spazio e gli ambienti. Ricerche vicine alle coeve sperimentazioni del G.R.A.V. Groupe de Recherche d’Art Visuel.

Bella e storica opera al lotto n. 458 “Senza titolo”, interessante anche per chi fosse alla ricerca di un elegante oggetto d’arredamento. Stima: 5.000€/6.000€.

Achille Perilli, Gli incantevoli aromi, tecnica mista su tela, 40×50, 1970 – Lotto n. 296 – da meetingart.it
Achille Perilli, Gli incantevoli aromi, tecnica mista su tela, 40x50, 1970
Achille Perilli, Gli incantevoli aromi, tecnica mista su tela, 40×50, 1970 – Lotto n. 296 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Davvero “Incantevoli aromi” in termini coloristici quelli dell’opera al lotto n. 296 di Achille Perilli (Roma, 1927).

Perilli fu fra i fondatori del Gruppo Forma 1 nella Roma degli inizi degli anni ’50, gruppo d’avanguardia dell’arte astratta italiana con tutta la sua originalità d’incertezza al confine fra puro razionalismo costruttivo e ispirazione dalla realtà. Nel 1949 l’artista aveva già aderito al M.A.C. Movimento Arte Concreta.

Dalle prime opere di carattere immaginativo fatte di spazio, sensazioni, ricordi, accensioni, con soluzioni che ricordano per certi versi Paul Klee negli anni ’60 il ‘surrealismo’ di Perilli assume accenti grafici, quasi di scrittura automatica, che però l’artista organizza in reticoli che fanno da contraltare e ‘controllo’ all’esigenza della libera espressione. Gli anni ’70 invece in qualche modo capovolgono questa esigenza approdando a quell’irrazionale geometrico che è il contributo maggiore della storia artistica di Perilli. L’emozione non è più controllata dalla ragione: in queste opere, quale questa in asta, l’emozione sgorga direttamente dal gioco della razionalità. Opera bella e datata. Stima: 9.000€/10.000€.

Gualtiero Nativi, Messaggio, olio su tavola, 130×97, 1957 – Lotto n. 475 – da meetingart.it
Gualtiero Nativi, Messaggio, olio su tavola, 130x97, 1957
Gualtiero Nativi, Messaggio, olio su tavola, 130×97, 1957 – Lotto n. 475 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Nato a Pistoia nel 1921 Gualtiero Nativi è stato uno dei fondatori e rappresentanti dell’Astrattismo Classico fiorentino con Vinicio Berti, Alvaro Monnini, Bruno Brunetti, Mario Nuti.

Al lotto n. 475 una grande tavola “Messaggio” degli anni ’50, anni in cui ancora aspre e forti erano gli scontri ideologici e politici di cui la pittura di questi artisti si faceva arma.

Si trattava infatti di un’arte mirata ad avere un effetto reale sul mondo, che portasse appunto un “messaggio” inteso come utopia, progetto d’azione, testimonianza di frattura. Ciò che appare chiaramente espresso nei volumi di questa opera caratterizzati da forme costruttive improntate all’intransigenza di un rigido purismo geometrico e allo stesso tempo inquiete nel contrasto delle cromie che passano dai toni scuri del fondo a quelli via via più chiari delle forme che sembrano aggettare dalla superficie invitando a toccare, a guardare dentro.

Nel 1957 Nativi vince il Premio Città di Pontedera come anche nel 1955, 1956 e nel 1959. Stima: 14.000€/16.000€.

Claudio Cintoli, Sei pezzi astratti, tecnica mista su carta, 70×100, 1957 – Lotto n. 486 – da meetingart.it
Claudio Cintoli, Sei pezzi astratti, tecnica mista su carta, 70x100, 1957
Claudio Cintoli, Sei pezzi astratti, tecnica mista su carta, 70×100, 1957 – Lotto n. 486 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Opera giovanile dell’artista imolese Claudio Cintoli (classe 1935, prematuramente scomparso nel 1978) al lotto n. 486 “Sei pezzi astratti” del 1957.

Cresciuto a Recanati, Cintoli frequenta in seguito l’Accademia di Belle Arti di Roma. La prima personale è del 1958 presso il Palazzo comunale di Recanati, quindi successiva all’esecuzione di questa opera in asta.

Il percorso artistico di Cintoli non può essere inquadrato in una corrente, tan’è vero che varie fasi si susseguono negli anni, da quella astratto informale della gioventù, a quella pop, a quella performativa vicina alla body art della fine degli anni ’60 e primi anni ’70, fino all’ultima concettuale ed iperrealista.

Piuttosto in Cintoli ricorrono sempre alcune tematiche universali, in una esigenza di espressione del conflitto e del magnetismo di polarità di concetti quali nascita e morte, costrizione e libertà, moto e stasi, alto e basso. E anche in quest’opera in asta si avverte forte questa tensione: su una ‘ragnatela’ gestuale e violenta si innesta quel piccolo segno rosso che è un cuore pulsante, una rivolta, un desiderio intrappolato ma mai domo. Stima: 2.000€/3.000€.

Pompilio Mandelli, Paesaggio, olio su tela, 115×95, 1959/1964 – Lotto n. 486 – da meetingart.it
Pompilio Mandelli, Paesaggio, olio su tela, 115x95, 1959-1964
Pompilio Mandelli, Paesaggio, olio su tela, 115×95, 1959/1964 – Lotto n. 486 –  Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Nato a Luzzara in Emilia nel 1912 Pompilio Mandelli è uno di quei tanti artisti importanti ma semi-dimenticati della storia dell’arte del nostro ’900.

Allievo di Giorgio Morandi e Virgilio Guidi all’Accademia di Belle Arti di Bologna Mandelli partecipa numerose volte alla Biennale di Venezia. La più importante quella del 1952 dove espone, in sala personale, opere informali dal sapore naturalistico che si distaccano dalla precedente sperimentazione ancora legata alla forma.

E appunto fra gli “ultimi naturalisti” con Ennio Morlotti e Mattia Moreni lo collocava il suo amico di sempre il critico d’arte e poeta Francesco Arcangeli: “È quasi un nuotare entro un unico amalgama sensitivo, da cui si esprimono, per proiezione dalla esternità fisica entro lo schermo interiore della coscienza, figure schive, larve dense di nuova ombra; e dove tornano per converso, dal cuore alla natura, echi di sentimento, elegia profonda e durevole, rapprendendosi fin dentro una frasca inquieta, entro una nave turbata, entro un cielo” (da F. Arcangeli, “Una situazione non improbabile”, p. 371, 1956). Non meglio si potrebbe descrivere la grande, datata e bella opera in asta al lotto n. 486 “Paesaggio”. Stima: 6.000€/7.000€.

Valerio Adami, Studio per anniversario, olio su tela, 92×73 – Lotto n. 577 – da meetingart.it
Valerio Adami, Studio per anniversario, 92x73
Valerio Adami, Studio per anniversario, olio su tela, 92×73 – Lotto n. 577 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Bellissimo questo bacio “Studio per anniversario” dell’artista bolognese Valerio Adami (1935) al lotto n. 577.

Adami ha studiato all’Accademia di Brera ed ha esordito nel 1957 con la prima personale affermandosi poi negli anni ’70 nel contesto della cosiddetta “Nuova figurazione”.

Sono opere misteriose quelle di Valerio Adami che si animano non perché disegnate ma poiché imprigionate in un disegno che va a forzare, cercare di frenare con una spessa linea nera un emotività magmatica e colorata che alla fine è la vera protagonista delle sue opere.

Il suo lavoro combina in modo originali influenze evidenti della pop art americana, in particolare da Roy Lichtenstein, con una concettualismo esistenziale, ludico e ironico mai conclamato. L’eleganza e l’intelligenza sono infatti la cifra della sua pittura dagli accostamenti imprevisti, dalle sinestesie di colori, dalle raffinate intertestualità culturali e letterarie che Adami dipana sulla tela svelando un mondo dolce, solitario, affollato, violento, erotico. Descrivendo insomma con grande sensibilità l’esistenza. Stima: 27.000€/30.000€.

Asta Meeting Art n. 830 – Sabato 16 e Domenica 17 Settembre 2017 – Vercelli, Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea – Sessioni III-IV

Le sessioni III e IV dell’Asta di Arte Moderna e Contemporanea n. 830 della Casa d’Aste Meeting Art di Vercelli si terranno nei fine settimana del 16/17 settembre 2017 alle ore 14.30. La TopTen di SenzaRiserva.

Alfonso Borghi, Senza titolo, olio su tela, 130×150, 2001 – Lotto n. 233 – Immagine da meetingart.it
Alfonso Borghi, Senza titolo, olio su tela, 130x150, 2001
Alfonso Borghi, Senza titolo, olio su tela, 130×150, 2001 – Lotto n. 233 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Non è una pittura che si possa annoverare fra le sperimentazioni avanguardiste dell’ultime decennio quella dell’emiliano Alfonso Borghi, ma di sicuro la sintesi materico-informale della realtà cui è giunto contiene un originale fascino lirico e coloristico presente anche in questa grande opera del 2001 al lotto n. 233 “Senza titolo”.

Autodidatta, Borghi nasce a Campegine, in provincia di Reggio Emilia, nel 1944. Giovanissimo si reca a Parigi dove entra in contatto e resta influenzato dalle avanguardie europee. Le prime opere sono figurative e risentono del linguaggio Picassiano e cubista di cui è appassionato. C’è in in esse inoltre una vena morandiana e metafisica che mai verrà meno in tutto il suo percorso artistico che mostra un indagine a tratti trionfale ma anche pacata e pensosa sulla realtà.

Surrealismo, vitalismo ed energia volitiva del tratto, action painting, colorismo non circoscrivono mai l’orizzonte della pittura di Borghi che resta prima di tutto un afflato d’intuizione, un’accordo cromatico di sensazioni di un artista che mette le mani nella materia e trasforma, interpreta, rielabora, ci descrive il mondo. Stima: 7.000€/8.000€.

Walter Valentini, Viaggio IX, tecnica mista e applicazioni su tavola, 92×92, 2001 – Lotto n. 249 – Immagine da meetingart.it
Walter Valentini, Viaggio IX, tecnica mista e applicazioni su tavola, 92x92, 2001
Walter Valentini, Viaggio IX, tecnica mista e applicazioni su tavola, 92×92, 2001 – Lotto n. 249 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Bella e importante opera di Walter Valentini al lotto n. 249 “Viaggio IX”. Pittore, incisore, grafico, calcografo fra i più rinomati anche nel panorama internazionale Valentini ha certamente margine per una prossima rivalutazione anche da parte del mercato.

Pesarese, classe 1928, Walter Valentini studia a Urbino all’Istituto di Belle Arti delle Marche dove familiarizza con le tecniche di cui diverrà poi maestro, approfondendo al contempo la cultura umanistica rinascimentale di cui fin da giovanissimo è profondamente appassionato.

Negli anni ’50 e ’60 è a Milano dove lavora come grafico e nella comunicazione anche alle dipendenze dell’Eni. Ed è proprio alla fine degli anni ’60 che Valentini decide di dedicarsi a tempo pieno all’arte che da subito impronta verso una ricerca di razionalismo geometrico più figlia di una elaborazione personale che dell’appartenenza a gruppi e correnti artistiche. Non è semplicemente pittura astratta la sua infatti. Valentini misura, sintetizza, progetta, scava paesaggi alla ricerca del significato dell’essenza o quintessenza, tentando un collegamento fra le figure matematiche, perfette, il quadrato, il cerchio e la realtà.

In questa divina proportione sta la poesia: “Commo Idio propriamente non se po diffinire ne per parolle a noi intendere, così questa nostra proportione non se po mai per numero intendibile asegnare, né per quantità alcuna rationale exprimere, ma sempre fia occulta e secreta e da lì mathematici chiamata irrationale” (da Luca Pacioli, De Divina Proportione, 1496). Stima: 11.500€/12.900€.

Emilio Scanavino, Senza titolo, acrilico su cartone, 70×100, 1975 – Lotto n. 255 – Immagine da meetingart.it
Emilio Scanavino, Senza titolo, acrilico su cartone, 70x100, 1975
Emilio Scanavino, Senza titolo, acrilico su cartone, 70×100, 1975 – Lotto n. 255 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Un Emilio Scanavino (Genova, 1922) su fondo ocra (non così comune) al lotto n. 255 “Senza titolo” del 1975.

È alla fine degli anni ’60 che Scanavino formula un linguaggio maturo in cui la morfologia del segno acquista vita propria rispetto al fondo del dipinto. Ancora negli anni ’50 nelle sue opere prevalgono gli spazi monocromatici e la pittura dell’artista ligure, per quanto originale, può essere assimilata a certe sperimentazioni spaziali, in particolare, pensando al trio Fontana, Crippa, Dova, alle composizioni di quest’ultimo e ad una vicinanza alle ricerche del movimento nucleare.

“La verità non vi appartiene” ne recitava il Manifesto, poiché la verità “è dentro l’atomo”. E l’informale di Scanavino in quegli anni è proprio questo, un guardare con occhi attenti il brulichio della terra, gli alberi nella nebbia, i granelli della sabbia: una ricerca di forme elementari siano ricordi, apparizioni, archetipi, forme viventi, geometrie.

Le stesse forme che ritroviamo nel linguaggio maturo di quest’opera, uscite dalla terra, dalla sabbia, dalla nebbia, alla luce del sole su un fondo che irradia una scoperta: la perfezione della geometria, la tramatura dell’essere e della ragionata attività umana, l’imponderabile di un un dripping e di un groviglio gestuale. Stima: 9.000€/10.000€.

Emanuela Fiorelli, Box, plexiglass, serigrafia e filo elestico, 55x35x25, 2014 – Lotto n. 272 – Immagine da meetingart.it
Emanuela Fiorelli, Box, plexiglass, serigrafia e filo elestico, 55x35x25, 2014
Emanuela Fiorelli, Box, plexiglass, serigrafia e filo elestico, 55x35x25, 2014 – Lotto n. 272 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

La giovane e promettente artista italiana Emanuela Fiorelli nasce a Roma nel 1970. Diplomata all’Accademia di Belle Arti la Fiorelli ha vinto il Premio Giovani Pittura 2004 presso lAccademia Nazionale di San Luca, Roma.

Da allora ha esposto in molte collettive e personali in Italia ed all’estero. Da ricordare che nel 2005 ha partecipato alla collettiva Lucio Fontana e la sua eredità presso Palazzo Pirocchi a Castelbasso (TE). Poiché senza dubbio quella della Fiorelli è una ricerca sullo spazio, uno spazio che non è solo ‘oltre’ e dimensione mentale ma anche problematicità di una presenza attuale, di una creazione, di una evoluzione.

Le opere della Fiorelli sono dinamiche geometriche che sfidano le leggi della statica, che ci fanno riflettere sul pensiero e la realtà ma anche sulla percezione delle forze e la forza della percezione. Opera complessa questa in asta che ingabbia l’opera ma ne suggerisce anche una incontenibilità riattualizzando alla perfezione la lezione ‘spaziale’.

L’idea prende forma in un volume, viene costretta ma si ribella alle esigenze della realtà e in questo modo suggerisce quella commistione fra limite fisico e libero pensiero che ci rende uomini. Stima: 2.000€/3.000€.

Achille Perilli, Gli incantevoli aromi, tecnica mista su tela, 40×50, 1970 – Lotto n. 296 – Immagine da meetingart.it
Achille Perilli, Gli incantevoli aromi, tecnica mista su tela, 40x50, 1970
Achille Perilli, Gli incantevoli aromi, tecnica mista su tela, 40×50, 1970 – Lotto n. 296 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Bellissimi i colori di questa opera di medio-piccolo formato ma ben datata di Achille Perilli, uno dei ‘padri’ dell’astrattismo italiano, al lotto n. 296 “Gli incantevoli aromi”.

Sono davvero “incantevoli aromi” le campiture di colore che riempiono gli spazi in queste forme geometriche che esprimono in modo ‘assurdo’ la perfezione dell’irrazionale di cui, per Perilli, deve essere espressione l’arte.

È quell'”irrazionale geometrico” che è la vetta della produzione dell’artista romano, nato nel 1927, e firmatario a Roma nel 1947 del Manifesto del Gruppo Forma 1”  con Pietro Consagra, Antonio Sanfilippo, Carla Accardi, Mino Guerrini, Piero Dorazio, Ugo Attardi e Giulio Turcato.

Come Perilli stesso scrive nel 1975 le sue composizioni geometriche sono “machinerie” che l’artista assimila, con riferimento letterario da lui stesso suggerito, alle invenzioni del personaggio Cantarel di Locus Solus dello scrittore francese Raymond Roussel e al funzionamento della macchina ‘scrivente’ di Nella colonia penale di Kafka.

Processi di precisione e logica che in realtà contengono ambiguità, sono fondati sul nulla, l’inganno, il fraintendimento ma che non per questo sono meno ‘vitali’ o ‘letali’: una metafora della nostra esistenza. Stima: 8.000€/9.000€.

Pinot Gallizio, Senza titolo, olio su tela, 81×100, 1959 – Lotto n. 300 – Immagine da meetingart.it
Pinot Gallizio, Senza titolo, olio su tela, 81x100, 1959
Pinot Gallizio, Senza titolo, olio su tela, 81×100, 1959 – Lotto n. 300 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Giuseppe Pinot Gallizio nasce ad Alba in provincia di Cuneo nel 1902. Si laurea in chimica e farmacia all’Università di Torino nel 1924. Ad Alba gestisce una propria farmacia fino al 1941. Esperto di piante medicinali ed erboristeria insegna queste materie anche alla Facoltà di Agraria. S’interessa al contempo anche di archeologia.

Le prime sperimentazioni pittoriche risalgono ai primi anni ’50. Nel 1955 con Asger Jorn e Piero Simondo fonda il “Primo laboratorio di esperienze immaginiste”, preludio all’esperienza del movimento “Internazionale Situazionista” nato nel 1957 e di cui Gallizio sarà uno dei fondatori e figura di spicco con  il francese Guy-Ernest Debord, lo stesso Asger Jorn ed il belga Raoul Vaneigem.

Un informale mai informe quello di Gallizio se non quando l’artista compie un’operazione concettuale come nella celebre ‘pittura industriale’ inaugurata a Torino l’anno precedente all’esecuzione dell’opera al lotto n. 830 “Senza titolo”: 12 metri di pittura a olio su tela, 14 metri a resina su tela, 70 metri su telina; opere poi esposte alla Galerie Drouin a Parigi nel maggio del 1959. Opere che di fatto creano una situazione di negazione di autorialità dell’arte in quanto prodotto che può essere meccanizzato e venduto a metro.

La pittura di Gallizio di questi anni è dunque per certi versi contraddittoria: da una parte c’è una ricerca di dinamiche surreali che si riallacciano all’automatismo e al primitivismo comunitario (come nel lotto in asta), dall’altra quella stessa ricerca viene demistificata e ironizzata dalle affermazioni e pratiche situazioniste.  Esperienze che preludono ed ispirano l’azzeramento delle avanguardie della pittura italiana degli anni ’60. Stima: 36.000€/40.000€.

Federico Guida, Senza titolo, olio su tela, 90×120, 2007 – Lotto n. 317 – Immagine da meetingart.it
Federico Guida, Senza titolo, olio su tela, 90x120, 2007
Federico Guida, Senza titolo, olio su tela, 90×120, 2007 – Lotto n. 317 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Federico Guida è un giovane artista italiano, vincitore del Premio Cairo nel 2002. Nato a Milano nel 1969 si è formato all’Accademia di Belle Arti di Brera.

Federico Guida esegue ritratti dalla forte carica espressionista, intimista, introspettiva. Le sue opere sono il frutto di stratificazioni culturali e personali che l’artista suggerisce anche ironicamente sulla tela.

Durante la sua formazione Guida frequenta lo studio di Aldo Mondino da cui apprende probabilmente il gusto ludico di giocare con l’iconografia, l’immagine ed anche i titoli delle opere. Figlio d’arte, il nonno fu pittore e il padre un creativo pubblicitario, Guida unisce ad una sapienza tecnica che ricorda la pittura seicentesca l’uso di tecniche della fotografia di cui anche in quest’opera porta testimonianza: effetti di luce, ombre, sfumature.

Riuscitissime le opere in cui Guida rappresenta situazioni di torsione muscolare, come qui al lotto n. 317 “Senza titolo”, con corpi osservati rannicchiati, in torsione, intrecciati. In essi si esemplifica un tema che sembra connaturato alle espressioni dell’artista milanese che riesce benissimo quando raffigura metaforicamente il dramma esistenziale. Opere che Guida ha denominato “stones“, sassi, condizioni base e ineludibili dell’essere al mondo. Stima: 2.000€/3.000€.

Maurizio Galimberti, Kalimba Kali City, mosaico di 50 polaroid, 84×48.6, 2010 – Lotto n. 335 – Immagine da meetingart.it
Maurizio Galimberti, Kalimba Kali City, mosaico di 50 polaroid, 84x48.6, 2010
Maurizio Galimberti, Kalimba Kali City, mosaico di 50 polaroid, 84×48.6, 2010 – Lotto n. 335 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Maurizio Galimberti (Como, 1956) è uno sperimentatore e artista della fotografia che usa un mezzo antico: la ‘Polaroid’. Paesaggi e ritratti sono i suoi soggetti preferiti. L’artista scatta in sequenza, da ogni angolazione e poi ricompone ‘a mosaico’ comunicando una interpretazione, un senso.

La poesia delle sue opere è duplice: da un lato l’irripetibilità dello scatto analogico che rappresenta sempre un oggetto; dall’altra la composizione che l’artista articola non solo sul piano semantico ma anche su quello visuale della disposizione geometrica. Ciò che ne nasce è spesso un pattern di linee e forme che genera un’opera a talvolta totalmente astratta, più spesso surreale.

Quello che non manca mai però è in Galimberti l’intento di interpretare il soggetto, non solo con lo scatto, ma attraverso la composizione stessa. Cosa evidente soprattutto nei ritratti: famosi quelli di Robert De Niro, Sting, Lady Gaga.

Per quanto riguarda le architetture invece, come in questa al lotto n. 335 “Kalimba Kali City”, prevale un gusto sintetico che tende a comunicare, con un approccio vicino ai processi cubisti e futuristi, il momento, la velocità, la simultaneità della percezione. Stima: 2.000€/3.000€.

Omar Galliani, Liberate gli Angeli, grafite e pigmento su legno, 50x50x7.3 – Lotto n. 394 – Immagine da meetingart.it
Omar Galliani, Liberate gli Angeli, grafite e pigmento su legno, 50x50x7.3
Omar Galliani, Liberate gli Angeli, grafite e pigmento su legno, 50x50x7.3 – Lotto n. 394 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Una omonima mostra “Liberate gli Angeli” di Omar Galliani del titolo dell’opera in asta al lotto n. 394 si è tenuta presso la Galleria Bonioni Arte dal 2 marzo al 21 aprile 2013.

Come ha ben scritto Alberto Zanchetta nell’introduzione critica che accompagna il catalogo della mostra “Omar Galliani ha capito che l’arte è senza tempo e che l’artista deve attingere alle sue origini minerali-anatomiche. L’anatomia è quella del braccio, che trova nella mina della matita il suo prolungamento, come fosse un’estensione naturale più che artificiale. Tale propaggine è anche una [es]tensione prolungata del gesto, quindi del segno, che ha in sé l’agone della performance. Si convenga allora nel considerare Galliani un performer che ha scelto la devianza del disegno, svincolandosi dall’ossessione narcisistica di mostrarsi, preferendo semmai rivelare le tracce lasciate dal proprio corpo. Un corpo che tende all’esenzione, che manca ma non si annulla (restando evocato)”.

Protagonista negli anni ’80 dei movimenti artistici dell’anacronismo e del Magico Primario, l’artista emiliano, maestro del disegno, ha mantenuto e rinnovato nel tempo una poetica di ricerca della bellezza che rilegge il reale umano secondo chiavi interpretative dove simboli forti, esoterici e religiosi, si pongono in rapporto metonimico e sineddotico con le figure. In questo modo, lavorando su fondi ‘sindonici’ l’artista crea suggestioni dove l’impronta risemantizza il soggetto. Stima: 5.000€/6.000€.

Velasco, M2, olio su tela, 222x200x2.5, 2008 – Lotto n. 400 – Immagine da meetingart.it
Velasco, M2, olio su tela, 222x200x2.5, 2008
Velasco, M2, olio su tela, 222x200x2.5, 2008 – Lotto n. 400 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Il paesaggio è certamente da sempre al centro della ricerca artistica di Velasco Vitali (Bellano sul Lago di Como, 1960). Velasco usa una pittura materica che qui al lotto n. 400 “M2” si dispiega in tutta la sua forza, considerate anche le dimensioni dell’opera di oltre 2 metri per lato.

La visione del mondo di Velasco è cruda e netta, siano figure umane o paesaggi, i soggetti preferiti. Dal 2008 la sua attenzione si è concentrata sulle città fantasma e le grandi periferie.

Scrive lo stesso Vitali in “Velasco alla ricerca della città perduta” in “Luoghi dell’Infinito”, p. 18, (distribuito con “Avvenire”, anno XVII, giugno 2013): “[…] Più semplicemente luoghi come memoria della nostra utopia. Da qui è nato un nuovo ciclo di opere, lontano da immagini di città che già avevo rappresentato, forse per un bisogno di costruire un mondo emotivo legato a visioni dove la pittura potesse avere la possibilità di raccontare un sentimento, una fantasia, un’invenzione più prossima al sogno.

Il fatto che cercassi di scomporre e sgretolare le mie pennellate per non far riconoscere l’elemento specifico di un punto della città era già un tentativo di replicare quella sensazione di leggero panico che si prova osservando una città dall’alto e l’occhio, credendo di mettere a fuoco un determinato punto, non riesce però a catturarlo. La stessa cosa la si puoò avvertire quando, attraversando una città vuota, la percezione dei luoghi, senza la folla e le automobili, si fa più netta e sospesa. […]”. Stima: 36.000€/40.000€.