Biografia e timeline interattiva delle opere di Walter Valentini by SenzaRiserva

Walter Valentini

Walter Valentini è un pittore, incisore e scultore italiano di fama internazionale, sperimentatore e maestro di numerose tecniche incisorie quali l’acquaforte, l’acquatinta, la calcografia, la litografia a più colori, la puntasecca.

Nato a Pergola nei pressi di Pesaro nel 1928 la sua adolescenza è segnata dalla guerra. Partecipa giovanissimo alla lotta partigiana. Appena ventenne è a Roma e dal 1949 a Milano. Frequenta il Convitto Scuola della Rinascita ed ha come maestri Luigi Veronesi, Max Huber e Albe Steiner; viene quindi a contatto fin da subito con l’astrattismo geometrico (Veronesi) e la grafica (Huber e Steiner).

Sente quindi forte l’influenza del razionalismo astratto e infatti orienta la sua ricerca nell’ambito dello studio dello spazio e delle forme con l’obiettivo del raggiungimento di un loro equilibrio.

Nel 1950 si iscrive all’Istituto di Belle Arti delle Marche, a Urbino, frequentato fino al 1955. Qui impara alcune delle tecniche che sperimenterà lungo tutta la sua attività quali la litografia e la calcografia.

A Urbino intanto approfondisce la sua cultura umanistica: studia testi del Rinascimento da Castiglione, a Bembo fino a Leon Battista Alberti e resta affascinato dalla Flagellazione di Piero della Francesca ammirata nella Galleria Nazionale delle Marche di Urbino a Palazzo Ducale.

Dal 1955 al 1968 lavora a Milano nel campo della pubblicità prima come responsabile creativo presso l’agenzia Radar e poi alle dipendenze dell’Eni. Dalla fine degli anni ’60 decide di dedicarsi a tempo pieno all’arte.

Insegna arte dell’incisione ed è direttore dal 1983 al 1985 presso la “Nuova Accademia di Belle Arti” di Milano.

Lontano da scuole e correnti artistiche, dichiara la sua ammirazione per i lavori di Paul Klee, Fausto Melotti e Osvaldo Licini; coltiva negli anni l’amicizia di artisti quali Luigi Veronesi, Emilio Scanavino e Hans Richter.

Negli anni settanta lo stile di Walter Valentini si basa sull’uso di forme di tante gradazioni di grigio e nero che fanno da contesto all’epifania di forme di colori, perlopiù primari, in veri e propri ‘paesaggi’ geometrici. In questo periodo i materiali più usati sono tempera, polvere di grafite e carbone, e come supporto la tela. Alcuni cicli famosi sono “Campi orizzontali”, “Grande Zero”, “Segno”, “Tempo”.

Negli anni ottanta ottiene riconoscimento nazionale e internazionale con una serie di opere astratte su tavola (sfondi neri) e su carta (sfondi bianchi), tutte caratterizzate da un preciso senso della geometria, delle proporzioni e del ritmo. Le opere di questi anni su tavola sono contraddistinte da incisioni e rilievi poiché l’artista le scava in una sorta di bassorilievo.

Frequenti sono le applicazioni di frammenti granulosi di materiale sbriciolato. Sulla superficie vengono inoltre incise linee e figure geometriche, in proporzioni che tendono a trovare un equilibrio. Spazio è dato anche alla tridimensionalità con fili e sfere in metallo sospesi sulla tavola che tendono a seguire le linee tracciate sulla superficie e archi in rilievo. Spesso le opere sono racchiuse in una teca in plexiglass a marcare la distanza metafisica fra opera e spettatore.

Alla fine degli anni ’80 agli sfondi neri e bianchi cominciano ad alternarsi anche sfondi colorati.

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