Asta Boetto n. 152 - 25 Ottobre 2016 - Milano, Arte Moderna e Contemporanea - Immagini da http://www.asteboetto.it

Asta Boetto n. 152 – 25 Ottobre 2016 – Milano, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 152 della Casa d’Aste Boetto di Milano si terrà il giorno 25 ottobre, ore 16.00. Approfondiamo alcuni lotti d’interesse.

Grazia Varisco, Extrapagina tecnica mista su carta, 16x16, 1988
Grazia Varisco, Extrapagina, tecnica mista su carta, 16×16, 1988 – Lotto n. 39 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Una piccola opera di Grazia Varisco al lotto n. 39 “Extrapagina”.

Co-fondatrice del Gruppo T di Milano con Gianni Colombo, Giovanni Anceschi, Davide Boriani e Gabriele Devecchi nel 1959. Titolare della Cattedra di “Teoria della percezione” all’Accademia di Belle Arti di Brera dal 1981 al 2007.

La ricerca della Varisco dunque s’inquadra nell’ambito dell’arte cinetica milanese. Una ricerca sulla, oltre e prima della visione. Le opere dell’artista infatti provocano nello spettatore una reazione, cercano di scuoterlo con un punto di vista inatteso, scomponendo la percezione ma forzando a ricostruire.

Particolarmente pertinente, per questa opera, citare un ricordo dei tempi di guerra dell’infanzia della Varisco, tratto dalla Monografia edita da Maredarte nel 2001 (Grazia Varisco: 1958/2000): “nei miei primissimi ricordi i giochi si interrompono bruscamente per il fischio della sirena dell’allarme, le corse in rifugio […] e poi, negli anni di sfollamento, i disegni a matita nera e, un Natale, la scatola di matite colorate. Tornata a Milano nel ’45, per anni, vicino a casa si pratica un sentiero-scorciatoia fra le macerie di una casa bombardata; negli occhi l’immagine desolata/allegra a patchwork di pezzi di pareti a piastrelle e carte da parati colorate, di tracciati di scale divelte sconnesse. Negli stessi anni, fra elementari e medie, la parola d’ordine ‘Ricostruire’ impegna i bambini nei disegni scolastici […]”. Stima: 1.800€/2.000€.

Rodolfo Aricò, Assonometria, olio su tela, 50x60, 1967
Rodolfo Aricò, Assonometria, olio su tela, 50×60, 1967 – Lotto n. 46 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Nel 1968 Rodolfo Aricò ha una sala personale alla XXXIV Biennale di Venezia. Qui presenta per la prima volta i suo ‘quadri oggetto’: opere che abbandonano la bidimensionalità della tela per aprirsi allo spazio.

Già dal 1966 la ricerca di Aricò si orienta verso la definizione di spazi architettonici e geometrie sulla tela con il preciso intento di provocare nello spettatore una incertezza percettiva.

Il paradigma è tipico della pittura analitica: far riflettere sui principi stessi del ‘fare arte’, sulle componenti fondamentali che la costituiscono, per elaborarle ancora, per portare l’arte a nuova vita.

“Gli archetipi sono il paesaggio del nostro passato, ma anche della nostra cultura, se non trasfusi in linfa vitale, restano solo edificazioni di ignobili cacofonie. Se l’arte non corre sull’autostrada della continuità, ma ripercorre sentieri circolari, non per questo il ritrovare nuovi sguardi al passato deve voler risignificare una pedissequa ricitazione […]. L’azzeramento di Malevich e quarant’anni dopo quello di Newman, non hanno fatto altro che affermare la continuità dell’arte e della vita”. Così scrive Aricò nel 1983. Stima: 6.000€/6.700€.

Aligi Sassu, Cavalli Verdi, olio su tela, 70x50, 1951
Aligi Sassu, Cavalli Verdi, olio su tela, 70×50, 1951 – Lotto n. 77 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

I colori antinaturalistici e l’interesse per il dinamismo e la plasticità delle forme del maestro milanese, di origini sarde, Aligi Sassu al lotto n. 77 “Cavalli verdi”.

Sassu si forma nella Milano del primo dopoguerra dove, giovanissimo, negli anni ’20 si appassiona al futurismo di Marinetti e al culto della modernità.

Negli anni ’30 la sua pittura oscilla fra un primitivismo carico di energia e una rappresentazione realistica della società contemporanea.

È durante l’esperienza parigina del 1934 e poi del 1935 e 1936 che fanno per la prima volta apparizione i cavalli. Influenzata da Delacroix, dai soggetti storico mitologici, dalle scene di battaglie, l’attenzione di Sassu si rivolge verso la rappresentazione della sofferenza umana con uno sguardo animale, più universale. Sguardo che s’incupisce e s’accende nel tratto e nel colore assieme agli eventi storici, agli anni della guerra, ai fatti bui della cronaca del ’900. Stima: 6.000€/6.700€.

Tano Festa, Armadio, tecnica mista su carta, 50x70, 1963
Tano Festa, Armadio, tecnica mista su carta, 50×70, 1963 – Lotto n. 99 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Un'”Armadio” degli anni giusti dell’artista di Piazza del Popolo Tano Festa al lotto n. 99.

Si tratta di una tecnica mista su carta di ottima provenienza (Galleria Schwarz di Milano).

Sono gli ‘oggetti trovati’ tipici della pop art ma che Festa carica di un significato personale ed emozionale del tutto originale che sconfina in un sentire esistenziale.

Scrive l’artista nel 1966 in una lettera ad Arturo Schwarz: “Caro Arturo, dagli inizi del 1962 fino agli ultimi mesi del 1963 io ho costruito porte, finestre, persiane, armadi, specchi, pianoforti […]. Da tempo guardavo gli oggetti di mobilio domestico che, essendo i più privati, sono quelli con i quali siamo più a contatto, verso i quali sveliamo gli atti e i gesti più intimi e segreti della nostra esistenza.

All’inizio questo interesse era di carattere prevalentemente formale, ma più tardi cominciai a stabilire un rapporto di natura psicologica ed emozionale. In quei mesi a causa dell’asma soffrivo d’insonnia e avendo paura del buio; mi limitavo ad accostare le persiane anziché chiuderle completamente, perché filtrasse dalla finestra la luce delle lampade della strada. In quei momenti tutti gli oggetti della stanza assumevano un valore insolito a quello normale e quotidiano.

Pensai di ricostruire degli oggetti che fossero mutilati delle loro funzioni, oggetti che nella loro fisicità esprimessero una sottile inquietudine di fronte alla loro troppo facile e certa presenza, un senso di ambiguità e d’impotenza di fronte alloro essere fisico, inorganico, ottuso, e ancora un senso di mistero e d’impenetrabilità nelle loro fredde e scure geometrie”. Stima: 3.500€/3.900€.

Arturo Vermi, Piattaforma, acrilico e foglia oro su tela, 80x60, 1973
Arturo Vermi, Piattaforma, acrilico e foglia oro su tela, 80×60, 1973 – Lotto n. 103 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Arturo Vermi nasce a Bergamo nel 1928. Si forma da autodidatta nella Milano del dopoguerra, fra Brera e lo storico Caffè Giamaica.

Nel 1961 fonda il Gruppo del Cenobio con Ferrari, Sordini, Verga e La Pietra. Sono gli anni in cui dà vita alle serie dei “Diari”, degli “Inserti”, delle “Presenze”.

Indagine insieme analitica e concettuale quella di Vermi che negli anni ’70 conduce alle “Piattaforme” (lotto n. 103 in foglia oro su nero grafite). Si tratta di un’espressione immediata e minimale che ha molto a che fare con la spazialità. La “piattaforma” è allo stesso tempo dolmen e icona, approdo e conquista della luna, ‘taglio’ e recupero di una luminosità sacra.

Sono opere a cui l’artista attribuiva una missione: salvare l’arte stessa, salvarne la lingua. Stima: 5.000€/5.600€.

Carla Accardi, Senza titolo, acrilico su tela, 45x56, 1970
Carla Accardi, Senza titolo, acrilico su tela, 45×56, 1970 – Lotto n. 107 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Trapanese, classe 1924, Carla Accardi studia all’Accademia di Belle Arti di Palermo dove si diploma nel 1947.

Partecipa alla formazione del Gruppo Forma 1 nel 1947 a Roma con Attardi, Dorazio, Guerrini, Perilli e Turcato. È dunque fra le protagoniste dell’astrattismo italiano dell’epoca.

In questo contesto sviluppa una ricerca personale che negli anni ’50 si caratterizza per il minimalismo del colore (bianco e nero) ed il particolare segno calligrafico che la porta ad indagare il rapporto fra foreground e background.

Negli anni ’60 aderisce al gruppo Continuità patrocinato da Giulio Carlo Argan, in netta contrapposizione agli orientamenti informali, per un astrattismo all’insegna di una “estetica del continuo” nel rispetto del rigore formale della composizione.

In questi anni l’artista introduce nuovamente il colore, che acquista una accesa fluorescenza, e si dedica ad una ricerca vicina all’optical art con richiami alla cultura metropolitana. Un bell’esempio di questa produzione al lotto n. 107 “Senza titolo”. Stima: 15.000€/16.500€.

Agostino Ferrari, Lettera Racconto, acrilico su tela, 100x80, 1980
Agostino Ferrari, Lettera Racconto, acrilico su tela, 100×80, 1980 – Lotto n. 120 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Agostino Ferrari è un altro dei componenti del Gruppo del Cenobio fondato nel 1961 a Milano.

Tutta l’attività di Ferrari nasce da qui, da una ricerca minimale del segno che prende le mosse proprio dal ‘grado zero’ della pittura promosso dal Cenobio.

Dopo una parentesi con derive optical negli anni ’70 l’artista torna al segno negli ’80 (qui con il lotto n. 120 “Lettera Racconto”).

Si tratta di opere che accentuano l’aspetto concettuale e che sovente spezzano la linearità scritturale con interventi dal sapore spaziale. In questo lotto in asta, dove l’impianto metaforico, ordinato, razionale ed esistenziale nella sua bidimensionalità viene attraversato da un taglio che lo frammenta e lo interrompe in un sussulto lirico. Stima: 6.000€/6.700€.

Ottone Rosai, Egidio, olio su tela, 75x65, 1932
Ottone Rosai, Egidio, olio su tela, 75×65, 1932 – Lotto n. 124bis – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Un’opera bellissima del 1932 del “fascista di sinistra”, omosessuale, “teppista” Ottone Rosai al lotto n. 124bis “Egidio”.

“Egidio” è un ritratto intenso che rientra nella poetica dell’artista divisa fra “primitivismo” toscano e metafisica esistenziale alla Morandi, alla Carrà.

La solitudine è la protagonista di ogni opera di Rosai, perché outsider Rosai lo fu sempre nel corso della sua esistenza.

Ma come ebbe a scrivere Palazzeschi: “Rosai è azzurro. Nessuno, secondo me, è riuscito a portare l’ azzurro fin dove è riuscito a portarlo lui. I quadri di questo pittore mi fanno pensare alle visioni paradisiache del Beato Angelico, e come quello, che dipingendo più e più volte il diavolo sicurissimo di averlo fatto terribile gli avesse dato la faccia di un angelo, le figure umili e oscure fra le vecchie case di via Toscanella o delle altre viuzze e piazzette d’ oltrarno […] sono colme e riboccanti di luce e di gioia”. Stima: 15.000€/16.500€.

Emilio Isgrò, Sedici Neri, libro e tecnica mista in box di legno e plexiglass, 49x63, 1985
Emilio Isgrò, Sedici Neri, libro e tecnica mista in box di legno e plexiglass, 49×63, 1985 – Lotto n. 135 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Le cancellature di Emilio Isgrò protagoniste al lotto n. 135 “Sedici Neri”.

Pioniere della poesia visiva e dell’arte concettuale negli anni ’60, l’artista e scrittore di Barcellona Pozzo di Gotto rappresenta un unicum nella cultura pittorica del secondo dopoguerra per l’originalità stessa del linguaggio messo a punto.

Al lotto n. 135 un’opera / libro degli anni ’80 rappresentativa del percorso dell’artista nella poesia visiva, ma anche artefatto che ricorda da vicino le ricerche spaziali di Fontana.

Un libro bucato che conduce allo spessore metaforico e reale dell’oggetto libro, buchi in un immaginario che non è fatto solo di parole ma di sogni e impossibilità di dire, tagli che aprono a un’altra dimensione tutt’altro che fisica. Stima: 19.000€/21.000€.

Alighieri Boetti, Senza titolo, smalto dorato e spray su carta, 99.5x70.5, 1981 circa
Alighieri Boetti, Senza titolo, smalto dorato e spray su carta, 99.5×70.5, 1981 circa – Lotto n. 153 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Chiaro omaggio alla celebre tela “Io sono infantile” di Mario Schifano del 1965 al lotto n. 153 “Senza titolo” del torinese Alighiero Boetti.

Artista concettuale, spesso associato all’arte povera per l’uso dei materiali più disparati, Boetti porta avanti negli anni una ricerca meta-pittorica che riflette sul ruolo dell’artista e sul significato del fare ‘arte’.

Per Boetti l’arte è un gioco combinatorio, è il disporsi degli oggetti e la constatazione del visibile nel mondo.

Tutti noi, sembra dirci l’artista, siamo in grado di generare arte. Basta giocare con la realtà, avere la sensibilità dorata di un bambino e i suoi occhi innocenti per apprezzare la bellezza stessa di ciò che ci circonda. Stima: 18.000€/20.000€.

Mario Schifano, Acerbi, smalto e acrilico su carta applicata su tela, 140x190, 1983
Mario Schifano, Acerbi, smalto e acrilico su carta applicata su tela, 140×190, 1983 – Lotto n. 182 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Ed eccola l’infantilità adulta di Mario Schifano nel grande “Acerbo” al lotto n. 182.

Mario Schifano è sicuramente la punta di diamante della Scuola di Piazza del Popolo e della pop art italiana.

Dagli “schermi” dei primi anni ’60 ai “paesaggi anemici”, per proseguire con le tele emulsionate nei ’70, e le serie dei “campi di pane”, “gigli d’acqua”, “case sole”, dinosauri, cuori, oasi e stelle, montagne e vulcani negli ’80 c’è sicuramente in Schifano, oltre ad un interesse per le immagini prodotte dai mezzi di comunicazione di massa, un amore smodato e crescente per la realtà, per la natura e l’immaginario collettivo e personale che le ruota attorno.

Questi “acerbi” rappresentano un paradiso perduto, sono la pura innocenza resa consapevole dello sguardo di un bambino. Sono anche una protesta, una evidente citazione di ciò che sta sotto, del subliminale, di quello che l’appiattimento culturale ha dimenticato. Stima: 25.000€/27.500€.

Emilio Scanavino, Tramatura, olio su tela tamburata, 80x80, 1976
Emilio Scanavino, Tramatura, olio su tela tamburata, 80×80, 1976 – Lotto n. 186 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

“Tramatura” del genovese Emilio Scanavino al lotto n. 186.

Opera densa che porta il caratteristico segno dell’artista: quei graffi, quelle cuciture che si sono formalizzate ed irrigidite nel corso degli anni ’60 dalle prime atmosfere di sapore espressionista e spazialista.

Quelle di Scanavino non sono opere informali, anzi, si potrebbe dire che le forme abnormi, mostruosamente zoomorfe e antropomorfe che talvolta le animano vengono sovente irretite da queste strutture a nodi. Si tratta di una sorta di fasce muscolari che sembrano rappresentare insieme la tragicità dell’esistenza e una umana artificiosa forma di resistenza.

Resistenza che in questa opera si fa carcere, muro impenetrabile ma anche collante di una bipartizione cromatica fra oscurità, assenza di colore universale e pulsante rossa presenza. Stima: 20.000€/22.500€.

Piero Dorazio, Dal bleu, olio su tela, 70x90, 1985
Piero Dorazio, Dal bleu, olio su tela, 70×90, 1985 – Lotto n. 190 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Protagonista dell’arte astratta italiana a Roma nei primi anni ’50 Piero Dorazio è stato l’anima della famosa Libreria “Age d’or” in Via del Babuino e poi del Gruppo Forma 1 (fondato nel 1947).

Una vita dedicata alla percezione e al colore quella di Dorazio che dalla metà degli anni ’60 arricchisce la gamma cromatica discostandosi dalle ricerche ‘monocrome’ del decennio precedente (celebri i ‘reticoli’).

L’opera al lotto n. 190 “Dal Bleu” ricorda proprio nella linearità e nel sovrapporsi dei tratti quella produzione. Ma qui non è la luce a presagire l’apparizione. È il colore stesso che scatena la vibrazione, e l’occhio cerca quei gialli, quei verdi che rendono impaziente l’attesa. Stima: 35.000€/38.500€.

Hsiao Chin, Penetrazione, acrilico su tela, 70x91, 1971-1972
Hsiao Chin, Penetrazione, acrilico su tela, 70×91, 1971-1972 – Lotto n. 195 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Hsiao-Chin è artista cinese di fama internazionale nato a Shanghai nel 1935.

Vive nella Milano di fine anni ’50, frequentando il bar Giamaica con compagni come Lucio Fontana e Piero Manzoni.

Hsiao-Chin è uno dei pochi artisti contemporanei che ha saputo unire oriente e occidente alla ricerca di un’armonia universale che tenesse conto del razionalismo geometrico e dell’istintività gestuale, del rigore dell’età adulta e della semplicità empatica del bambino.

Le opere di Hsiao-Chin rappresentano una conciliazione fra forme convesse e concave, bianco e nero, astratto e concreto. Sono Ying e Yang. Quanto compiuta, quanto non violenta e armonica è la “penetrazione” al lotto n. 195Stima: 22.000€/24.500€.

Taaffe Philip, Cascade, olio e pigmenti su carta, 63x51, 2002
Philip Taaffe, Cascade, olio e pigmenti su carta, 63×51, 2002 – Lotto n. 207 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Artista americano, classe 1955, Philip Taaffe è pittore originale, non facilmente inquadrabile in una corrente artistica.

Sperimentatore di tecniche di composizione dell’immagine prendendo in prestito i più disparati motivi iconografici da culture le più varie la sua produzione è stata accostata alla optical art, al movimento americano degli anni ’70 Pattern and Decoration e all’Appropriation Art.

Caratteristica comune di tutta la sua produzione è sicuramente la propensione ad una ricerca di sintesi di forze visuali che nella loro iconicità, come qui al lotto n. 207, assumono una caratterizzazione liturgica e sacrale. Stima: 15.000€/16.500€.

Jorrit Tornquist, Senza titolo, acrilico su tela, 50x50, 1971
Jorrit Tornquist, Senza titolo, acrilico su tela, 50×50, 1971 – Lotto n. 210 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Austriaco, nato a Graz nel 1938, Jorrit Tornquist vive dal 1964 in Italia dove il suo lavoro si orienta verso lo studio del colore e della percezione con un campo di applicazione nell’ambito anche dell’architettura e dello spazio / luce abitabile.

Ricerca difficilmente inquadrabile in un gruppo artistico quella dell’austriaco ma che ha raggiunto risultati interessanti soprattutto nel processo di smaterializzazione dell’oggetto artistico compiuto attraverso l’indagine sulla luce.

Opere che sembrano evocare un mimetismo nel reale che sicuramente ha il suo miglior sviluppo in ambito architettonico. In molti aspetti opere avvicinabili ai principi del G.R.A.V. (Groupe de Recherche d’Art Visuel) francese. Stima: 4.000€/4.500€.

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