Asta Borromeo n. 14 - 13 Aprile 2018 - Senago, Arte Moderna e Contemporanea - Immagini courtesy www.asteborromeo.com

Carlo Ramous e Valeriano Trubbiani: grandi della scultura da Borromeo Studio d’Arte (Asta n. 14)

Prevista per il prossimo 13 aprile 2018 l’asta di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Borromeo Studio d’Arte. L’asta, in due sessioni (lotti 1-311 e lotti 401-713), si terrà nella sede di Via Piave 3/B, 20030, a Senago (Milano). Si segnalano le due belle sculture di due artisti da riscoprire: Carlo Ramous, al lotto n. 483 e Valeriano Trubbiani, al lotto n. 486. In vetta alla classifica la bellissima “Geografia n. 2” del 1983 della sarda Maria Lai, artista oggetto di una vera e propria riscoperta. La TopTen di SenzaRiserva.

Gianni Emilio Simonetti, F. our last & …, tecnica mista su tela, 101×101, 1967 – Lotto n. 422 – da asteborromeo.com
Gianni Emilio Simonetti, F. our last & …, tecnica mista su tela, 101x101, 1967
Gianni Emilio Simonetti, F. our last & …, tecnica mista su tela, 101×101, 1967 – Lotto n. 422 – Immagine da asteborromeo.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 14

“Di Simonetti si potrebbe dire che nascondere l’ago nel pagliaio è il suo stile (le parole di Gillo Dorfles su un catalogo del 1967 suggerivano che Simonetti riesce a fondere il momento ‘del simbolismo privato e criptico con quello della semanticità esplicita e fruibile’) […] Il tema è l’ago nascosto, quelli che lo vogliono cercare, il processo della ricerca, il ritrovamento, la funzione dell’ago, perché proprio quello, per quale scopo…” (da Gianni Emilio Simonetti in “DATA”, 32, 48, 1978).

Protagonista del situazionismo italiano e del movimento Fluxus nel dopoguerra, Gianni Emilio Simonetti (Roma, classe 1940), docente di food design al Politecnico di Milano, è un artista poliedrico la cui sperimentazione artistica va dalla performance all’installazione, dalla musica al cinema fino appunto al food design.

La ricerca di Simonetti sin dagli inizi risente di quella sulla performance e la composizione musicale di John Cage nonché delle sperimentazioni avanguardistiche neo-dada nell’ambito dell’espressione visuale. Le ‘opere’ di Simonetti hanno infatti un tema comune che riguarda più la riflessione sul processo di ‘artificazione’ che l’artefatto stesso.

Nelle opere dell’artista romano cosa, opera e oggetto; artista e spettatore, cultura e quotidianità, percezione estetica ed emotività instaurano un dialogo che chi guarda è chiamato a moderare e che fa riflettere al contempo sul chi siamo e sul dove andiamo.

Opera di buone dimensioni e qualità questa al lotto n. 422 “F. our last & …,”, realizzata nel 1967.

Numerose le esposizioni nazionali ed internazionali di Simonetti. Si ricorda la partecipazione alla Biennale di Venezia del 1978 nell’ambito della rassegna From Nature To Art, From Art To Nature e quella alla Biennale di Venezia del 1993 in Punti Cardinali Dell’ArteStima: 15.000€/17.000€.

Tino Stefanoni, Le penne 89B, tecnica mista su tela, 70×60, 1973 – Lotto n. 424- da asteborromeo.com
Tino Stefanoni, Le penne 89B, tecnica mista su tela, 70x60, 1973
Tino Stefanoni, Le penne 89B, tecnica mista su tela, 70×60, 1973 – Lotto n. 424- Immagine da asteborromeo.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 14

Tino Stefanoni nasce a Lecco nel 1937. Compie gli studi presso la Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano. La sua ricerca, nei primi anni ’60, si orienta da subito verso una ‘significazione’ di tipo metafisico che ha come modello immediato la pittura di paesaggio di Carlo Carrà.

Le “tavole sinottiche” (1968-1975), di cui un esemplare è testimoniato dall’opera in asta al lotto n. 424 “Le penne 89B”, rappresentano per Stefanoni il ciclo inaugurale in cui l’artista propone la formulazione di un linguaggio originale.

Stefanoni ripete, come stereotipi, oggetti quotidiani, semplici e banali; li inquadra attraverso bisettrici e ascisse quasi alla scoperta di una ‘formula’ geometrica che dia senso alla percezione di una forma incidente.

Se Carrà rende magico il paesaggio reale attraverso i colori e la pennellata vibrante, nell’intuizione di un al di là che sia un ‘oltre’, una amplificazione; la magia metafisica di Stefanoni si compie invece in un processo di riduzione che da un lato gioca sulla ripetizione, sull’anafora di un significante che mira all’essenza (attraverso il tratto di contorno e la tela grezza), dall’altro sull’individuazione di quelle armonie e corrispondenze geometriche che rimandano, à rebours, a quelle città ideali rinascimentali, a quell’uomo vitruviano che l’artista lombardo ricodifica modernamente e in chiave pop.

Scomparso recentemente, nel dicembre del 2017, Tino Stefanoni ha partecipato alla Biennale di Venezia del 1970 (nella sezione sperimentale, dove ripropose le “immagini sinottiche” prodotte con tiratura illimitata tramite un procedimento eseguito con inchiostro a pressione) e del 2011. Stima: 8.000€/10.000€.

Mario Persico, Il carro e la cometa, tecnica mista su carta, 68×98, 1959 – Lotto n. 427 – da asteborromeo.com
Mario Persico, Il carro e la cometa, tecnica mista su carta, 68x98, 1959
Mario Persico, Il carro e la cometa, tecnica mista su carta, 68×98, 1959 – Lotto n. 427 – Immagine da asteborromeo.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 14

Il 1959, anno in cui Mario Persico, artista napoletano classe 1930, realizza questa bella opera al lotto n. 427 “Il carro e la cometa” (anno in cui inoltre Persico tiene la sua prima personale a Stoccarda), è una data storica per l’avanguardia artistica napoletana.

Nel gennaio del 1959 infatti Persico, con gli altri iniziatori del Gruppo ’58 (Luigi Castellano, Guido Biasi, Lucio Del Pezzo, Bruno Di Bello, Sergio Fergola), fondato un anno prima, partecipa alla celebre mostra Gruppo 58+Baj, tenutasi presso la Galleria San Carlo.

In occasione della mostra venne redatto il Manifeste de Naples, testo cardine dell’avanguardia partenopea del dopoguerra: “L’astrazione non è arte ma solo concetto filosofico e convenzionale. L’arte non è astratta benché vi possa essere una concezione astratta dell’arte.  Questo neo-neoplatonismo è da tempo superato dagli avvenimenti della scienza moderna, quindi non ha più ragione d’essere come fenomeno vitale e attuale.

Giunti a Napoli la mattina del 9 gennaio 1959, salimmo in cima al Vesuvio che subito ribollente di furore vomitò fumate altissime. Cercammo riparo buttandoci a terra finché fu silenzio. […] uno di noi, avanzando verso la voragine, disse: ‘Siano le nostre opere meteore, lava e lapilli, polvere cosmica, carburo in accensione, orbite di violenza, traiettorie di sensi, intuizioni radioattive, zolfo, fosforo e mercurio…’. Ci tuffammo dal cratere nel golfo e approdammo a Cuma per chiedere l’oracolo. La Sibilla uscì dall’antro e il detto confermò ancora il fatto: ‘Jatevenne! … L’astrattismo è vecchio, e fete chiù e me!'”.

L’arte di Persico si inserisce precocemente in questo contesto esplicandosi attraverso una pittura metamorfica che rinnega l’astrattismo e che ha le sue radici nell’arte nucleare, con il suo interesse verso il materico e lo scientifico, e nella biografia stessa di Persico, che per anni aiutò gli zii nel mestiere di rigattiere, per poter studiare, e che in quell’ambito sviluppò un amore sviscerato per gli oggetti e le loro innumerevoli combinazioni: una passione per l’objet trouvé che, nelle opere di Persico, vive della magia di un mondo fantastico e folcloristico. Stima: 1.300€/1.500€.

Carlo Ramous, Ognuno è solo, scultura in bronzo poggiante su base in legno, 102x35x30, 1958-1959 – da asteborromeo.com
Carlo Ramous, Ognuno è solo, scultura in bronzo poggiante su base in legno, 102x35x30, 1958-1959
Carlo Ramous, Ognuno è solo, scultura in bronzo poggiante su base in legno, 102x35x30, 1958-1959 – Immagine da asteborromeo.com – Lotto n. 483 – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 14

Le sculture in bronzo dello scultore e pittore milanese Carlo Ramous (1926-2003) della fine degli anni ’50, come questa in asta al lotto n. 483 “Ognuno è solo”, rappresentano senza dubbio un momento di spasmodica ricerca nella produzione di un artista ingiustamente dimenticato dal mercato.

Sono gli anni in cui Ramous partecipa alla Biennale di Venezia (nel 1958 e nel 1962 con presentazione di Gillo Dorfles), alla Triennale di Milano (nel 1954, nel 1960 e nel 1964), alla Quadriennale di Roma (nel 1955 e nel 1959).

Certamente le opere più famose di Ramous sono quelle degli anni ’70, quando la sua scultura si è già volta verso l’astratto e prende forma in grandi opere integrate nell’ambiente e nell’identità urbana: a Milano in particolare, di Ramous, si possono ammirare la “Finestra nel Cielo” in Piazza Miani, il monumento ai Caduti dell’Isola, la “Ballata del Plenilunio” in Via Forze Armate, il bellissimo “Gesto della Libertà” nella rotonda di Piazza Conciliazione.

L’opera in asta rappresenta benissimo la fase di passaggio dell’arte di Ramous fra il figurativo e l’astratto, già denotando una ricerca tridimensionale che mentre tende alla chiusura e all’isolamento in una figura drammaticamente in lotta con se stessa, allo stesso tempo prova a relazionarsi, nelle torsioni, negli slanci e negli spigoli, in maniera aerea, con l’ambiente circostante.

Nel catalogo della XXXI Biennale di Venezia del 1962 Gillo Dorfles, riferendosi ad opere come questa in asta, scrive che in Ramous si può cogliere una “intima simbiosi tra la materia formata e l’idea che vigorosamente la forma”: frase che coglie appieno la tensione verso una apertura dell’artista al mondo che caratterizza tutta l’opera dello scultore milanese. Stima: 9.000€/11.000€.

Valeriano Trubbiani, Batti Martello, scultura in cuoio, zinco e alluminio, 113x55x35, 1972 – Lotto n. 486 – da asteborromeo.com
Valeriano Trubbiani, Batti Martello, scultura in cuoio, zinco e alluminio, 113x55x35, 1972
Valeriano Trubbiani, Batti Martello, scultura in cuoio, zinco e alluminio, 113x55x35, 1972 – Lotto n. 486 – Immagine da asteborromeo.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 14

Nato a Macerata nel 1937, Valeriano Trubbiani studia all’Accademia di Belle Arti di Roma. Alla fine degli anni ’50 stringe rapporti e condivide esperienze con alcuni dei membri del napoletano Gruppo ’58, in particolare con Lucio Del Pezzo e Guido Biasi.

Dal 1968 si trasferisce ad Ancona dove insegna, fino al 1972, anno di esecuzione dell’opera in asta al lotto n. 486 “Batti martello”, presso la cattedra di Arte dei Metalli all’Istituto d’arte.

Nel 1972 Trubbiani è già uno scultore affermato, tanto da esporre, proprio in quell’anno, alla Biennale di Venezia con sala personale (alla Biennale era già stato presente nel 1966).

Fu figlio e allievo nell’officina del padre fabbro ferraio Valeriano Trubbiani e sempre aderente alle scoperte, alla manualità, ai ricordi e alle alchimie di quel mondo rimase la sua arte: “che favoloso favolista! Solo questo pleonasmo ridondante mi sembra rendere appieno il vero profilo linguistico dell’artista, l’affascinante profusione della sua ricchezza immaginativa, la sua eccezionale capacità di teatralizzare le situazioni visive che egli mette in scena, la grande levatura, sia culturale che morale, del suo umanesimo animalista.

[…] Il favolista Trubbiani ci fa pensare ad Esopo o a Jean de La Fontaine. Ma a un La Fontaine che avrebbe frequentato sia Annibale che Giulio Verne, ad un Esopo figlio di un maniscalco riconvertito in meccanico di macchine agricole. Cosa si chiede ad un favolista se non proporci metafore che ci colpiscano per la loro esemplarità? L’immaginario della favola è marchiato dal sigillo realista del buon senso. L’immaginario di Trubbiani che armonizza in modo naturale e disinvolto il riferimento terreno con l’illusione letteraria, non sfugge alla regola. La sua visione fantastica è quella di un teatro favoloso il cui fondamento è rigorosamente realista. […] (da Pierre Restany, “Oficina Mundi – Valeriano Trubbiani 60/ 90” Edizioni De Luca 1997). Stima: 3.000€/3.500€.

Franco Bemporad, composizione, catrame su tela di tuta, 60×80, 1956 – Lotto n. 529 – da asteborromeo.com
Franco Bemporad, composizione, catrame su tela di tuta, 60x80, 1956
Franco Bemporad, composizione, catrame su tela di tuta, 60×80, 1956 – Lotto n. 529 – Immagine da asteborromeo.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 14

Un’opera giovanile del fiorentino Franco Bemporad (nato nel 1926) al lotto n. 529 “Composizione”.

Si tratta di un’opera del periodo romano dell’artista, fra il 1952 ed il 1956. Pochi mesi dopo, nell’aprile del 1957, Bemporad presenta alla Galleria Montenapoleone di Milano la prima personale “Segno e catrame” con introduzione di Lucio Fontana.

Bemporad utilizza materiali di recupero: stracci, ferri, gessi, legni, coprendoli con stesure di catrame: ne nascono creazioni di ambito informale-materico in cui la spazialità ha una declinazione tipicamente lombarda, fra il cosmico e l’organico (si pensi alle opere anni ’50 di Dova) che apre all’adesione dell’artista fiorentino, nello stesso anno, al Movimento Nucleare (con Manzoni, Klein e Jorn) e alla sottoscrizione delle parole del celebre Manifesto “Contro lo Stile”: “[…] ogni invenzione rischia ora di divenire oggetto di ripetizioni stereotipe a puro carattere mercantile; è quindi urgente intraprendere una vigorosa azione antistilistica per un’arte che sia sempre autre.

‘De Stijl’ è morto e sepolto ed è al suo contrario – l’antistile – che spetta ora di abbattere le ultime barriere della convenzione e del luogo comune, le ultime che la stupidità ufficiale possa ancora opporre alla definitiva liberazione dell’Arte […]”

L’esperienza dei “catrami” continuerà nel 1957 con la partecipazione di Bemporad alla mostra dell’Arte Nucleare alla Galleria San Fedele di Milano, e poi ancora nel 1958 con l’esposizione Peinture noir alla Galerie Iris Clert di Parigi con un saggio introduttivo di Michel Tapié. Stima: 5.800€/6.500€.

Franco Costalonga, OCGDB, semisfere in metacrilato metallizzato e plexiglass, diagonale cm 99, 70x70x8, 1972 – Lotto n. 589 – da asteborromeo.com
Franco Costalonga, OCGDB, semisfere in metacrilato metallizzato e plexiglass, diagonale cm 99, 70x70x8, 1972
Franco Costalonga, OCGDB, semisfere in metacrilato metallizzato e plexiglass, diagonale cm 99, 70x70x8, 1972 – Lotto n. 589 – Immagine da asteborromeo.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 14

Artista veneziano classe 1933 Franco Costalonga è uno dei più importanti e prolifici rappresentanti dell’arte cinetica del dopoguerra, avendo partecipato alle esperienze che dal Gruppo “Dialettica delle Tendenze” negli anni ’60, passando per le sperimentazioni di “Sette-Veneto”, guidate da Bruno Munari, e del “Centro Operativo Sincron” di Brescia,  arrivano fino a “Verifica 8+1” alla fine degli anni ’70.

È nella seconda metà degli anni ’60 che Costalonga realizza i primi “oggetti cromocinetici” che saranno il parto più originale ed una costante del suo lavoro (bello e datato l’esemplare in asta al lotto n. 589 “OCGDB” del 1972).

Si tratta di sfere e semisfere composte da materiale plastico e metacrilato, che, riflettendo e distorcendo l’ambiente circostante e insieme le applicazioni colorate in plexiglass ad esse sovrapposte, restituiscono un diverso effetto luministico e cromatico dipendentemente dall’angolo di visione dello spettatore.

Come scrive Bruno Munari nel 1975: “Franco Costalonga è un ricercatore e un progettista di oggetti a funzione estetica e di oggetti per la percezione visiva […] i suoi primi elementi componibili, i corpi speculari deformati, gli oggetti cromo-cinetici, le strutture a doppio elicoide […] sono tipi di ricerche [che costituiscono] un approfondimento di fenomeni naturali per cercare di capire, ricostruendone un modello ideale, gli aspetti logici della strutturazione della materia e la sua apparenza cromatica-formale” (da Franco Costalonga. Pseudorilievi – Tensoforme – Magnetosfere in “Frammenti Critici”, Arte Struktura, Milano, 1993, p. 8).

Dopo aver partecipato per la prima volta alla Biennale di Venezia del 1970; nel 1972, anno di realizzazione dell’opera in asta, Costalonga prende parte alla rassegna “Grands et Jeunes d’aujourd’hui – Art cinetique Peinture-Sculpture” al Grand Palais di Parigi. Stima: 6.500€/7.000€.

Maria Lai, Geografia n. 2, cucito e filo su tela non intelaiata, 147×157, 1983 – Lotto n. 618 – da asteborromeo.com
Maria Lai, Geografia n. 2, cucito e filo su tela non intelaiata, 147x157, 1983
Maria Lai, Geografia n. 2, cucito e filo su tela non intelaiata, 147×157, 1983 – Lotto n. 618 – Immagine da asteborromeo.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 14

Nata nel 1919 a Ulassai in Sardegna, Maria Lai studia al Liceo Artistico di Roma con Marino Mazzacurati. Frequenta l’Accademia di Belle Arti a Venezia con Arturo Martini. All’inizio degli anni ’70 espone e Roma alla Galleria Schneider i suoi primi telai, originalissimi ready made, sostenuta dal maestro e amico Enrico Accatino nel rilancio dell’arte tessile e delle tradizioni sarde.

Nel 1978 la Lai partecipa alla prima Biennale di Venezia invitata dalla storica dell’arte Mirella Bentivoglio. All’inizio degli anni ’80 risalgono i cicli delle “Geografie” (lotto n. 618 “Geografia n. 2”) e dei “Libri cuciti”.

Nelle “Geografie” l’artista utilizza stoffe e ricami per dar vita a rappresentazioni di pianeti e costellazioni immaginarie: sono creazioni attraverso le quali Maria Lai riesce a trovare una sintesi poetica fra realtà e fantasia, ricordo e speranza.

La cucitura, nelle mani dell’artista sarda, diventa una lingua che ora si addensa in enunciati di senso, dislocati nello spazio, ora si fa pura linea e geometria. È una parola che unisce l’individuale all’universale, l’ancestrale al quotidiano e all’astrale attraverso la semplicità di un gesto che è ripetizione familiare e cadenzata di una prassi rassicurante ed emozionale, come i giorni scanditi di una lontana, sognata infanzia.

Opere di Maria Lai come questa in asta sono vere e proprie sinestesie che riescono ad evocare sensazioni molteplici: tattili, memoriali, culturali; sono poesie che scaturiscono in punta d’ago. Stima: 105.000€/120.000€.

Felice Canonico, Sirte, olio e assemblaggio di tessuti su tela, 110×100, 1961 – Lotto n. 637 – da asteborromeo.com
Felice Canonico, Sirte, olio e assemblaggio di tessuti su tela, 110x100, 1961
Felice Canonico, Sirte, olio e assemblaggio di tessuti su tela, 110×100, 1961 – Lotto n. 637 – Immagine da asteborromeo.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 14

Nato a Messina nel 1922 Felice Canonico ha una formazione da autodidatta. Alla fine degli anni ’40, a Firenze, frequenta gli studi di Ardengo Soffici e Pietro Annigoni. Dal 1958 a Milano è fra gli artisti legati alla Galleria Blu con Fontana, Burri, Vedova, Santomaso, Morlotti.

Canonico fu, nel dopoguerra, un pittore dalle continue sperimentazioni, tanto che la critica suole suddividere la sua attività in cicli (nel dettaglio Esordi, Acquerelli, Stacchi, Reperti, Autori, Alfabeti, Calendari, Pittura ed Enigmi) poiché sarebbe difficile attribuire allo stesso autore opere tanto differenti: dalla figurazione all’informale, dalle geometrie architettoniche fino ai collage polimaterici, ai fumetti e alle opere di sapore ‘analitico’.

È certo che l’opera in asta al lotto n. 637 “Sirte”, di ambito informale materico, rivela una potenza espressiva, amplificata dall’uso del collage, che non ha nulla da invidiare alle lacerazioni di Burri o alle suture di Nuvolo.

La produzione della fine degli anni ’50 e l’inizio dei ’60 è per Canonico particolarmente felice mostrando una evidente suggestione delle poetiche concettuali e new dada, nel solco delle quali l’artista dà vita non solo a creazioni ‘pittoriche’ ma anche ad originalissimi pannelli polimaterici e a mosaico realizzati nei cantieri edilizi messinesi nel corso di quegli anni.

L’opera in asta mostra inoltre, anche nel nome, l’interesse di Canonico per il “reperto” e per una rilettura in chiave moderna, ma fitta d’intertestualità, della storia dei luoghi e dei retaggi culturali. Stima: 1.800€/2.000€.

Nikos Kessanlis, Senza titolo, olio su tela, 91×144, 1957 – Lotto n. 652 – da asteborromeo.com
Nikos Kessanlis, Senza titolo, olio su tela, 91x144, 1957
Nikos Kessanlis, Senza titolo, olio su tela, 91×144, 1957 – Lotto n. 652 – Immagine da asteborromeo.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 14

È il lunedì 2 dicembre del 1957 (anno di realizzazione della grande opera in asta al lotto n. 652 “Senza titolo”) quando Irene Brin e Gasparo Del Corso presentano, per la prima volta in Italia, la mostra personale del pittore greco Nikos Kessanlis alla Galleria dell’Obelisco in via Sistina 146 a Roma.

Nato a Salonicco nel 1930 Kessanlis studia all’Accademia di Belle Arti di Atene. Il giovane artista si interessa alle tecniche di realizzazione degli affreschi, ai processi di stampa e alle tecniche di restauro che approfondisce a Roma all’Istituto Centrale per il Restauro fra il 1955 ed il 1959, prima di trasferirsi a Parigi dove diverrà uno dei protagonisti della Mec-Art.

Dopo un inizio nel solco del post-cubismo di moda, nella seconda metà degli anni ’50 il linguaggio di Kessanlis vira verso l’informale attraverso composizioni, “muri”, stesure di materia in strati di colore che tendono a coagularsi in forme dalla forte presenza espressiva ed evocativa, soprattutto attraverso l’utilizzo di cromie squillanti e diafane, che riportano fra i toni cupi dell’informale italiano la luce del mondo greco, la speranza e l’innocenza spirituale dei miti dell’oriente. Stima: 8.500€/10.000€.

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