Asta Borromeo n. 16 - 7 Luglio 2018 - Senago, Arte Moderna e Contemporanea - Immagini Courtesy asteborromeo.com

Garelli, Boille e Sanfilippo: l’informe prende forma da Borromeo Studio d’Arte (Asta n. 16)

Prevista per il prossimo 7 luglio 2018 l’asta di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Borromeo Studio d’Arte. L’asta, in tre sessioni (lotti 1-441, 501-714, 801-1021), si terrà nella sede di Via Piave 3/B 20030 Senago (Milano). Si segnalano in particolare i lotti n. 851 di Franco Garelli, n. 980 di Luigi Boille, n. 983 di Antonio Sanfilippo. La TopTen di SenzaRiserva.

Ugo Attardi, Senza titolo, olio su tavola, 30×40, 1984 – Lotto n. 672 – da asteborromeo.arsvalue.com
Ugo Attardi, Senza titolo, olio su tavola, 30x40, 1984
Ugo Attardi, Senza titolo, olio su tavola, 30×40, 1984 – Lotto n. 672 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 16

Nato in provincia di Genova nel 1923, Ugo Attardi, diplomato all’Accademia di Belle Arti di Palermo, è stato nel primo dopoguerra uno dei protagonisti di quella fervente stagione che vide contrapporsi, a Roma, astrattisti ed artisti figurativi.

Attardi partecipò infatti alla fondazione del Gruppo Forma 1 con Giulio Turcato, Antonio Sanfilippo, Piero Dorazio, Achille Perilli, Mino Guerrini, Carla Accardi, Pietro Consagra.

Nel corso degli anni ’50 il linguaggio dell’artista ligure si orienta verso un espressionismo figurativo cui Attardi rimarrà fedele fino alla morte, sia in scultura che in pittura.

Si tratta di una modalità espressiva di violenza al quotidiano e alla realtà, trattata con colori caldi e forti; una modalità che svela introspettivamente, attraverso la capacità di sintesi e la forza compositiva, la ‘nudità’ psicologica umana (lotto n. 672 “Senza titolo”) e che affonda le proprie radici nelle deformazioni plastiche di Bacon e nel grottesco esistenziale di George Grosz.

Intenso è l’impegno critico e letterario di Attardi in seno al definirsi del ‘neorealismo’ italiano. Nel 1971 l’artista scrittore vince il Premio Strega con il romanzo “L’erede selvaggio”.

Ugo Attardi è uno degli artisti del dopoguerra da rivalutare: presente alle Biennali di Venezia del 1952, 1954, 1978 ed alle Quadriennali di Roma del 1959, 1965, 1986, 1992 a testimonianza di una forza pittorica che si è mantenuta fino in tarda età. Si è spento a Roma nel 2006. Stima: 2.200€/2.500€.

Piero Ruggeri, Figura nera, olio su tela, 100×80, 1970 – Lotto n. 831 – da asteborromeo.arsvalue.com
Piero Ruggeri, Figura nera, olio su tela, 100x80, 1970
Piero Ruggeri, Figura nera, olio su tela, 100×80, 1970 – Lotto n. 831 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 16

Piero Ruggeri è stato uno dei protagonisti torinesi della stagione informale italiana del dopoguerra con Sergio Saroni e Giacomo Soffiantino, con i quali espone nel 1956 alla Biennale di Venezia.

Dopo gli studi all’Accademia Albertina, la prima personale di Ruggeri è alla Galleria Odyssia di Roma nel 1960.

Il suo è un informale gestuale di stampo americano ma che, nel corso degli anni ’60, per l’accentuarsi di una allusione velata al mondo naturale, colloca l’artista nel novero di quegli “ultimi naturalisti” teorizzati dal critico Francesco Arcangeli nel celebre testo del 1954 (al gruppo possono essere assimilati con Ruggeri, Vasco Bendini, Giuseppe Ferrari, Piero Giunni, Pompilio Mandelli, Mattia Moreni, Ennio Morlotti, Cesare Peverelli, Bruno Pulga, Sergio Romiti, Sergio Saroni, Sergio Vacchi).

Nel 1962 Piero Ruggeri è invitato nuovamente, ma questa volta con sala personale, alla Biennale di Venezia. Sono gli anni di maggior successo, che seguono, nel 1960, l’invito ad esporre al Guggenheim di New York l’opera “Il martirio di San Matteo”.

Ruggeri ha superato pienamente l’informale negli anni ’60: la materia sia è diradata in un campo vibrante e luminoso, fatto di luce e movimento; da quegli anni apparizioni sferzano una tela carica di rivelazioni, sussulti, presenze intuibili, paurose e familiari come questa bella “Figura nera” al lotto n. 831Stima: 6.000€/7.000€.

Franco Garelli, Figura sola, ferro saldato e molato, 158x48x31, 1957 – Lotto n. 851 – da asteborromeo.arsvalue.com
Franco Garelli, Figura sola, ferro saldato e molato, 158x48x31, 1957
Franco Garelli, Figura sola, ferro saldato e molato, 158x48x31, 1957 – Lotto n. 851 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 16

Franco Garelli, originario d’Alba, nelle Langhe, dove nasce nel 1909, è stato un ceramista, scultore, oltreché medico, che ha partecipato attivamente, nel dopoguerra, ai fermenti artistici nazionali ed internazionali, fermenti che lo videro in prima fila nello svecchiamento del linguaggio scultoreo italiano di quegli anni.

Frequentò Lucio Fontana, con il quale nell’agosto del 1950, visitò Picasso a Vallauris, in Francia. Fu inoltre assiduo frequentatore di Albisola dove strinse rapporti con i gruppi informali ed immaginisti europei.

Alla fine degli anni ’40 Garelli lavora soprattutto la terracotta in impianti figurativi di gusto e influenza picassiana. Nel corso degli anni ’50 la sua ricerca si orienta verso l’informale, mantenendo sempre un’attenzione particolare allo studio della figura umana, indagata nei suoi rapporti spaziali, come in quest’opera in asta al lotto n. 851 “Figura sola”.

È in questo periodo che Garelli inizia una ricerca sui materiali: dal bronzo, al ferro saldato, alla ceramica. L’artista realizza sculture di estrema semplificazione formale, in un un processo di scarnificazione anatomica della figura che assurge ad un pathos assai intenso.

Garelli restituisce un unicum di pieni e vuoti, presenza e assenza; lo fa particolarmente ed in modo riuscitissimo nelle saldature in ferro come questa realizzata nel 1957, speculare al gruppo di opere presentate l’anno precedente alla Biennale Veneziana.

Il suo è un informale che cerca di restituire l’espressione massima della forma, l’uomo, attraverso una “anatomia analogica, immaginaria ed esatta a un tempo” come ha ben scritto R. Guasco in Una cocciuta fedeltà all’immagine dell’uomo, in Notizie. Arti figurative, I (1957), 3-4. Stima: 11.000€/13.000€.

Hermann Nitsch, Senza titolo, acrilici su tela, 100x80x2.3, 2014 – Lotto n. 892 – da asteborromeo.arsvalue.com
Hermann Nitsch, Senza titolo, acrilici su tela, 100x80x2.3, 2014
Hermann Nitsch, Senza titolo, acrilici su tela, 100x80x2.3, 2014 – Lotto n. 892 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 16

“La mia pittura d’azione è la grammatica visiva del mio teatro d’azione sulla superficie di un dipinto” ha scritto Hermann Nitsch nel 1964.

Nitsch è stato l’esponente principale (con Günter Brus, Otto Mühl e Rudolf Schwarzkogler) del Wiener Aktionismus, il movimento che negli anni ’60 rappresentò  la massima tensione espressiva della Body Art europea.

Una delle espressioni più originali delle teorie dell’artista austriaco è quella dell’Orgien Mysterien Theater, il “Teatro delle orge e dei misteri”, azioni sceniche in cui la simulazione di atti di violenza e onanismo, hanno il principale scopo di una liberazione catartica dalle pulsioni represse.

L’attività scenica va di pari passo a quella pittorica. Nitsch sostiene in questo senso un tipo di arte vicina sia all’espressionismo astratto, per la forza di approccio alla tela e la violenza del gesto, che al tachismo, per l’immediatezza dell’esecuzione e lo slancio immaginativo.

In più, nelle opere di Nitsch, c’è sempre la componente corporale: con quelle dita che, come in questo lotto n. 892 in asta, lavorano e lasciano impronte sulla materia, in un conato di partecipazione umana a una condizione esistenziale che fa da ponte fra l’individuale e l’universale e rende quasi quest’ultimo, pur diabolico e tragico nella sua parata di sangue, amichevole e familiare.

Nel 2012 l’artista ha partecipato alla Biennale di Venezia, invitato nel Padiglione Cubano. Stima: 13.000€/15.000€.

Hsiao Chin, Senza titolo, tecnica mista su carta, 31×57, 1961 – Lotto n. 896 – da asteborromeo.arsvalue.com
Hsiao Chin, Senza titolo, tecnica mista su carta, 31x57, 1961
Hsiao Chin, Senza titolo, tecnica mista su carta, 31×57, 1961 – Lotto n. 896 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 16

Nato a Shangai nel 1935, Hsiao Chin studia a Taiwan. Giovanissimo è fra i fondatori del gruppo di arte astratta Ton-Fan, e, poco dopo, vincitore di una borsa di studio, sbarca in Europa.

Dopo aver viaggiato fra Spagna e Francia, nel 1959 l’artista è a Milano. “Milano era una piccola Parigi e Marconi [il gallerista Giorgio Marconi] vendeva le mie carte come noccioline. Così, nel 1959, decisi di restare”. Qui entra in contatto con l’avanguardia milanese: Lucio Fontana, Enrico Castellani, Roberto Crippa.

Nel 1961, anno in cui realizza l’opera al lotto n. 896 “Senza titolo”, Hsiao Chin fonda il Gruppo Punto con Nanda Vigo, Dadamaino ed Antonio Calderara.

L’obiettivo è quello di “realizzare ordine, armonia, equilibrio, purezza: l’essenziale”; obiettivo che si sposa bene con le radici dell’opera di Hsiao Chin, che affondano nella filosofia orientale del taoismo, nella spiritualità zen, alla ricerca di una conciliazione che nella sua opera diviene dialogo fra yin e yiang, geometria e gesto, ordine e disordine, natura e artificio, calligrafia e monocromo, realtà e natura versus artefatto, oriente e occidente, action painting e soggettività nella universalità di rappresentazione.

E che altro è questo dipinto in asta se non un paesaggio assoluto, in cui coesistono un mare impetuoso, una curva; un sole geometrico e metafisico ma caldo, una traccia d’umanità, di singolarità nel gesto segnico che ne rappresenta una appropriazione. Stima: 4.500€/5.000€.

Gianfranco Baruchello, Piccole glorie, tecnica mista su carta, 69.5×103.5, 1981 – Lotto n. 910 – da asteborromeo.arsvalue.com
Gianfranco Baruchello, Piccole glorie, tecnica mista su carta, 69.5x103.5, 1981
Gianfranco Baruchello, Piccole glorie, tecnica mista su carta, 69.5×103.5, 1981 – Lotto n. 910 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 16

Livornese, classe 1924, Gianfranco Baruchello si laurea in Giurisprudenza nel primo dopoguerra. L’impegno totale nell’arte avrà inizio solo nel 1959, dopo diverse esperienze lavorative di tipo aziendale.

All’inizio degli anni ’60 Baruchello si forma prima a Parigi, poi a New York. Conosce Sebastian Matta, Duchamp, Alain Jouffroy, John Cage e l’espressionismo astratto americano. Si avvicina al Nouveau Réalisme di Pierre Restany.

Già nella mostra alla Galleria La Tartaruga di Roma del 1963, curata da Jouffroy, appaiono gli stilemi caratteristici delle sue opere: disegni, graffiti, collegamenti, scritture, collage in rappresentazioni che divengono critica, progetto, mistificazione e demistificazione di oggetti, pensieri, riflessioni, conti: tesi ad analizzare e smontare, cogliere in fallo un mondo ambiguo e crudele quale quello della moderna realtà del consumo. Insomma già le “Piccole glorie” al lotto n. 910, del 1981.

Tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012 la Galleria nazionale d’arte moderna di Roma ha presentato la mostra antologica “Gianfranco Baruchello. Certe idee”, curata da Achille Bonito Oliva. Stima: 6.500€/7.000€.

Ugo La Pietra, Strutturazioni tissurali. Deformazione di campi tissulari 1, lastra di metacrilato lavorata a freddo, 50×50, 1966 – Lotto n. 937 – da asteborromeo.arsvalue.com
Ugo La Pietra, Strutturazioni tissurali. Deformazione di campi tissulari 1, lastra di metacrilato lavorata a freddo, 50x50, 1966
Ugo La Pietra, Strutturazioni tissurali. Deformazione di campi tissulari 1, lastra di metacrilato lavorata a freddo, 50×50, 1966 – Lotto n. 937 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 16

Architetto, designer, artista abruzzese, classe 1938, Ugo La Pietra compie gli studi in Architettura al Politecnico di Milano.

Inizia le sperimentazioni artistiche alla fine degli anni ’50 sviluppando un interesse particolare verso la ricerca di un linguaggio segnico e simbolico. Ricerca che lo porterà, nel 1962, a partecipare alla fondazione del Gruppo del Cenobio con Arturo Vermi, Agostino Ferrari, Ettore Sordini e Angelo Verga.

Due anni dopo La Pietra, con Vittorio Orsenigo, organizza una serie di esposizioni legate a La Lepre Lunare in cui continua l’ispirazione segnica attraverso una declinazione sinestetica di fusione fra le arti.

Risalgono alla metà degli anni ’60 opere come questa in asta al lotto n. 937 “Strutturazioni tissurali”, realizzate in matacrilato. Si tratta di indagini riconducibili alla teoria “traducibilità dei nessi intercorrenti all’interno di una struttura urbana in visualizzazioni spaziali” sviluppata dall’artista nel 1966. In essa l’artista mostra come sia possibile leggere la struttura urbana “attraverso elementi formali ridotti e piccoli elementi: punti”.

Il critico Germano Celant, nella presentazione della mostra di Ugo La Pietra allo Studio 2B di Bergamo nel 1967, parla a proposito di queste opere di “un’apertura problematica sul tema della tessitura in cui è dato di notare la presenza di un disturbo, sorta di noise informazionale; un disturbo evidentemente non di ordine irrazionale ma programmatico, un dato di fatto che mira a porre l’accento sul disordine connesso al lento e graduale mutamento dell’aspetto della realtà visuale”. Stima: 6.500€/7.000€.

Luigi Veronesi, Senza titolo, tecnica mista su carta, 32×23, 1936 – Lotto n. 950 – da asteborromeo.arsvalue.com
Luigi Veronesi, Senza titolo, tecnica mista su carta, 32x23, 1936
Luigi Veronesi, Senza titolo, tecnica mista su carta, 32×23, 1936 – Lotto n. 950 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 16

A soli 27 anni, nel 1935, Luigi Veronesi partecipa a Milano alla prima mostra collettiva di arte astratta in Italia. La mostra si tiene nello studio torinese di Felice Casorati e di Enrico Paolucci in via Barolo 2.

Nell’occasione viene redatto il Manifesto della Prima Mostra Collettiva di Arte Astratta Italiana, firmato con lui da Lucio Fontana, Mauro Reggiani, Virginio Ghiringhelli, Oreste Bogliardi, Atanasio Soldati, Cristoforo De Amicis, Ezio D’Errico,  Osvaldo Licini, Fausto Melotti.

Le prime sperimentazioni astratte di Veronesi tuttavia risalgono al 1932, quando l’artista a Parigi frequenta Fernand Legér, si avvicina al costruttivismo russo, all’amato Bauhaus e conosce l’opera di Kandinskij.

Musica, arte, spazio, movimento, ritmo sono gli argomenti che più interessano fin da subito Veronesi che sperimenta su fronti diversi, in una prospettiva di fusione delle arti: dalla musica appunto, al cinema, alla pittura.

“Posto che il problema centrale è organizzare una visione in movimento, uno spazio dinamico, concreto e sensibile, ogni esperienza in diversi campi può contribuire a dare maggiore chiarezza e complessità a questo fine” affermerà l’artista milanese nel 1983.

Una carriera lunghissima la sua, con opere di altissima qualità ma che certamente tocca le vette forse proprio in quel 1936 cui risale questa bella e piccola carta al lotto n. 950 “Senza titolo”. Proprio nel 1936 infatti Veronesi realizza le celebri e note “14 Variazioni di un tema pittorico”, una delle sue opere più riuscite. Stima: 1.200€/1.400€.

Luigi Boille, Spazio giallo n. 1, olio su tela, 81×65, 1973 – Lotto n. 980 – da asteborromeo.arsvalue.com
Luigi Boille, Spazio giallo n. 1, olio su tela, 81x65, 1973
Luigi Boille, Spazio giallo n. 1, olio su tela, 81×65, 1973 – Lotto n. 980 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 16

Bella opera di un artista da rivalutare, Luigi Boille, al lotto n. 980 “Spazio giallo n. 1”.

Nato a Pordenone nel 1926, Boille studia all’Accademia di Belle Arti e poi alla Facoltà di Architettura di Roma. Fra il 1951 ed il 1965 vive e lavora a Parigi dove viene in contatto con il critico Michel Tapié, teorico dell’art autre.

Il linguaggio pittorico di Boille ha le sue radici nello spazialismo materico informale del primo dopoguerra, tuttavia si organizza subito in senso segnico, con una strutturazione del campo pittorico attraverso stilemi ripetuti ma mobili, che restituiscono luci e colori, altamente interconnessi e mai ‘fermi’. Boille, quasi come un chimico, domina la materia organica dell’espressione e la rende vitale.

Nel 1965 l’artista torna in Italia e viene celebrato con una sala personale alla XXXIII Biennale di Venezia.

Proprio nel 1973, anno di realizzazione dell’opera in asta, scrive Giulio Carlo Argan, il critico che sostenne e apprezzò moltissimo il pittore: “il segno di Boille svolgendosi e modulandosi come pura frase pittorica, realizza e comunica uno stato dell’essere, di immunità o distacco o contemplazione”. Stima: 7.000€/8.000€.

Antonio Sanfilippo, Archetipo, tempera su tela, 73×100, 1966 – Lotto n. 983 – da asteborromeo.arsvalue.com
Antonio Sanfilippo, Archetipo, tempera su tela, 73x100, 1966
Antonio Sanfilippo, Archetipo, tempera su tela, 73×100, 1966 – Lotto n. 983 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 16

Nato a Partanna, in provincia di Napoli, nel 1923 Antonio Sanfilippo frequentò il Liceo artistico di Palermo con Ugo Attardi e Pietro Consagra. Dopo una fase iniziale dedicata alla scultura, si dedicò alla pittura sotto la guida di Felice Carena all’Accademia di Belle Arti di Firenze.

Nel primo dopoguerra si trasferì a Roma, dove iniziò a frequentare lo studio di Renato Guttuso in via Margutta. Nel 1947 sottoscrisse il Manifesto degli astrattisti del Gruppo Forma 1 con Carla Accardi, Achille Perilli, Piero Dorazio, Pietro Consagra, Ugo Attardi, Mino Guerrini e Giulio Turcato.

Già nel 1951, a Parigi, l’artista siciliano  scrive nei suoi Appunti: “Togliere dai quadri l’idea centrale della figura e fare una pura ripetizione. La forma prestabilita come figura, personaggio, animale, scompare, e il valore del quadro è dato da una superficie il più possibile monotona e ripetuta, a cui si sovrappongono segni vivaci, forti, di grande qualità” (da Antonio Sanfilippo. Catalogo generale dei dipinti dal 1942 al 1977, a cura di G. Appella – F. D’Amico, Roma 2007, p. 312).

Nel corso degli anni ’50 Sanfilippo formula un linguaggio astratto originalissimo, basato su una gestualità segnica che apre ad una nuova spazialità dinamica, prima densa e monocroma, poi, soprattutto negli anni  ’60, rarefatta e coloratissima (lotto n. 983 “Archetipo”).

Dopo le presenze del 1948 e del 1954, Sanfilippo fu nuovamente alla Biennale di Venezia nel 1964 e nel 1966, anno di realizzazione dell’opera in asta. Stima: 28.000€/30.000€.

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