Asta Cambi n. 304 - 9 Maggio 2017 - Milano, Arte Moderna e Contemporanea - Immagini da http://www.cambiaste.com

Asta Cambi n. 304 – 9 Maggio 2017 – Milano, Arte Moderna e Contemporanea

La Asta n. 304 della Casa d’Aste Cambi di Genova si terrà in sessione unica il giorno 9 maggio ore 15 (lotti 1-203) nella sede milanese. La TopTen di SenzaRiserva.

Agenore Fabbri, Personaggio lunare, scultura in ferro stagnato, 60×15, 1965 – Lotto n. 10 – da cambiaste.com
Agenore Fabbri, Personaggio lunare, scultura in ferro stagnato, 60x15, 1965
Agenore Fabbri, Personaggio lunare, scultura in ferro stagnato, 60×15, 1965 – Lotto n. 10 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 304

Nato a Quarrata in provincia di Pistoia nel 1911 Agenore Fabbri è stato uno scultore di altissima levatura, vincitore fra gli altri del Premio Internazionale della scultura di Cannes nel 1955 e del Gran Premio e della Medaglia d’oro alla Triennale di Milano.

Fabbri si forma a Firenze alla locale Accademia delle Belle Arti e frequenta il fervente ambiente culturale del Caffè Le Giubbe Rosse. Di lì a qualche anno ad Albisola impara il mestiere di modellista in terracotta nelle officine ceramiche del luogo. Da qui ha origine la sua passione per la scultura.

Le opere di Fabbri si contraddistinguono per una spiccata drammaticità espressiva che l’artista deriva da una visione del mondo quale campo di lotta di forze animali (i suoi soggetti sono spessissimo scene di combattimento fra animali e/o uomo/animale).

Fino a tutti gli anni ’40 Fabbri usa perlopiù la terracotta dove la sua istintiva impetuosità ed emotività aderisce al meglio al supporto poiché non mediata da processi di fusione e/o saldature richieste invece dalla lavorazione del metallo. Dai ’50 Fabbri opera anche su ferro e bronzo: le sculture si fanno più astratte in linea con il linguaggio informale dell’epoca anche se l’artista pistoiese mantiene sempre come riferimento la realtà. Del 1965 questo bella scultura in ferro al lotto n. 10 “Personaggio lunare” che rimanda all’interesse per le scoperte delle esplorazioni spaziali di quegli anni.

E di impronta Fontaniana è la lacerazione della materia, atomizzata in scheggiature ed erosioni che mantengono una vitalità sconosciuta, oscura, anche paurosa che però lo scultore domina e riconduce con l’assemblaggio a un senso, come un demiurgo plasma la forma dalla materia incandescente. Lo stesso lavoro appreso da molti artisti dall’insegnamento di Alberto Burri. Stima: 4.000€/5.000€.

Mario Bionda, Immagine sommersa, tecnica mista su carta intelata, 130×89, 1960 – Lotto n. 21 – da cambiaste.com
Mario Bionda, Immagine sommersa, tecnica mista su carta intelata, 130x89, 1960
Mario Bionda, Immagine sommersa, tecnica mista su carta intelata, 130×89, 1960 – Lotto n. 21 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 304

Con l’opera di Mario Bionda al lotto n. 21 “Immagine sommersa” del 1960 siamo invece nel pieno dell’informale. Artista nato a Torino nel 1913, Bionda si forma alla scuola di Felice Casorati e già nel 1930 è alla Biennale di Venezia. Il successo arriva imprevisto, nonostante il carattere schivo e solitario. Nel 1935, nel 1955 e nel 1959 è alla Quadriennale di Roma, nel 1958 ancora alla Biennale di Venezia. In seguito espone anche all’estero in numerose ed importanti gallerie e rassegne.

Milano fu la sua città d’elezione, dove visse dagli anni ’60 rappresentandone a pieno la tensione culturale.  La pittura di Bionda nasce e si sviluppa infatti sulla scia del neo-cubismo di moda nella città meneghina negli anni ’40 ma si muove presto verso una pittura informale piena di pathos e forza. In essa ribolle un desiderio di rinascita perfettamente comunicato attraverso sabbie e materiali bituminosi, che l’autore mescola e graffia nel tentativo di far appunto riemergere un qualcosa.

Un’apparizione nella nebbia, quasi una prima ecografia di una dolce, sofferta attesa quella a lotto n. 21. Artista dalla scarsa fortuna commerciale ma di gran valore. Stima: 1.500€/1.800€.

Jean-Paul Riopelle, Iceberg nr. 19, olio su tela, 65×81, 1977 – Lotto n. 24 – Immagine da cambiaste.com
Jean-Paul Riopelle, Iceberg nr. 19, olio su tela, 65x81, 1977
Jean-Paul Riopelle, Iceberg nr. 19, olio su tela, 65×81, 1977 – Lotto n. 24 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 304

Jean-Paul Riopelle esordisce in pittura nel cosiddetto gruppo degli automatistes canadesi negli anni ’40 (è nativo di Montreal). Nel 1947 è in Francia a Parigi dove viene influenzato dalle idee di André Breton che lo porteranno a firmare nel 1948 il manifesto surrealista “Rifiuto globale”.

In realtà in Francia Riopelle coltiverà una sensibilità che lo avvicinava all’astrazione lirica, di cui senza dubbio è stato uno dei protagonisti nella storia dell’arte del ’900. Le opere di Riopelle degli anni ’50 sono colorate, di un potente espressionismo attraverso il quale l’artista si esprime quasi furiosamente e ritualisticamente, spremendo spesso direttamente il colore dal tubetto.

Dagli anni ’60 l’artista dà il via ad una fase in cui prevale un “paesaggismo astratto” ispirato a forme naturali, in cui Riopelle mostra un sapiente controllo; ispirazione che si accentua in seguito sotto l’influsso della nuova figurazione della pop art e del Nouveau Réalisme. Elegante nella purezza dei colori l’opera al lotto n. 24 “Iceberg nr. 19”.

“Non c’è mai ambiguità nel linguaggio di Jean Paul Riopelle’s, i suoi dipinti parlano dei suoi luoghi, della Isle aux Grues e dell’Isle aux Oies, del golfo di St. Lawrence. Sono astratti o figurativi? viene da chiedersi; ma importa? Come lui stesso ha detto una volta ‘la parola astratto significa: un venire da. Che cosa voglio è tornare dove’ aggiungendo con lucidità: ‘facciamo un solo passo nella vita’. Bene, meglio che sia decisivo e non compromettente! Certo, nel suo caso, nella pittura, lo è stato”. (Dall’introduzione “We only make one step in life…” di Jean Louis Prat al catalogo della mostra “Riopelle. Grands Formats”, Acquavella Contemporary Art, 17 settembre – 23 ottobre, 2009, New York). Stima: 50.000€/60.000€.

Giuseppe Capogrossi, Superficie nr. 130, olio su tela, 50×65, 1955 – Lotto n. 31 – da cambiaste.com
Giuseppe Capogrossi, Superficie nr. 130, olio su tela, 50x65, 1955
Giuseppe Capogrossi, Superficie nr. 130, olio su tela, 50×65, 1955 – Lotto n. 31 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 304

“Quelle serrature cabalistiche non cambiano mai, aperte solo a chi sapendosene servire sappia aprire le porte dalle quali si entra nel segreto dell’universo”. Così Giuseppe Ungaretti descriveva i calligrammi, i segni grafici del romano Giuseppe Capogrossi.

Formatosi alla scuola per eccellenza della pittura figurativa con Felice Carena; in seguito uno dei protagonisti della cosiddetta Scuola Romana negli anni ’30 con artisti quali Corrado Cagli, Mario Mafai, Scipione; è con la mostra del 1950 presso la Galleria del Secolo di Roma che Capogrossi approda al suo particolarissimo linguaggio astratto che rigetta le tendenze decorative e quasi escatologiche di un certo costruttivismo comune in quegli anni.

Quello di Capogrossi è un rimettere i piedi per terra, tracciare di nuovo un segno senza elevarsi al di sopra o chiudersi in una turris eburnea. Il segno di Capogrossi non significa niente, è primordiale come l’idea stessa del segno: scandisce il passare delle ore, il conto del bestiame, le impressioni, la contemplazione, tutto ciò che é di nuovo capacità umana di esprimersi e razionalizzare. Un’espressione gioiosa e pura in questo lotto n. 31 “Superficie nr. 130”. Stima: 55.000€/65.000€.

Gabriele De Vecchi, Superficie in vibrazione a 7, tecnica elettromeccanica spara, spilli, motore 2 TM v. 220, 49×49, 1959 – Lotto n. 54 – da cambiaste.com
Gabriele De Vecchi, Superficie in vibrazione a 7, tecnica elettromeccanica spara, spilli, motore 2 TM v. 220, 49x49, 1959
Gabriele De Vecchi, Superficie in vibrazione a 7, tecnica elettromeccanica spara, spilli, motore 2 TM v. 220, 49×49, 1959 – Lotto n. 54 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 304

È proprio il 1959 quando il noto designer italiano Gabriele De Vecchi, nato a Milano nel 1938 e laureatosi al Politecnico della città meneghina fonda con Giovanni Anceschi, Davide Boriani e Gianni Colombo il Gruppo T.

La dichiarazione d’intenti del Gruppo viene stilata in occasione della prima mostra ‘Miriorama1’ presso la Galleria Pater a Milano nel gennaio 1960: “Ogni aspetto della realtà, colore, forma, luce, spazi geometrici e tempo astronomico, è l’aspetto diverso del darsi dello SPAZIO_TEMPO o meglio: modi diversi di percepire il relazionarsi tra SPAZIO e TEMPO.

Consideriamo quindi la realtà come continuo divenire di fenomeni che noi percepiamo nella variazione. Da quando una realtà intesa in questi termini ha preso il posto, nella coscienza dell’uomo (o solamente nella sua intuizione) di una realtà fissa e immutabile, noi ravvisiamo nelle arti una tendenza ad esprimere la realtà nei suoi termini di divenire.

Quindi considerando l’opera come una realtà fatta con gli stessi elementi che costituiscono quella realtà che ci circonda è necessario che l’opera stessa sia in continua variazione. Con questo noi non rifiutiamo la validità di mezzi quale colore, forma , luce, ecc. ma li ridimensioniamo immettendoli nell’opera nella situazione vera in cui li riconosciamo nella realtà, cioè in continua variazione che è l’effetto del loro relazionarsi reciproco”.

La “Superficie in vibrazione a 7” al lotto n. 54 propone una superficie in para contrassegnata da punti (spilli) che vengono perturbati da un’elica. L’elica dietro alla para urta gli spilli facendoli muovere, mentre l’elasticità della stessa ricompone il movimento.

Si tratta di una concettualizzazione di un processo che non ha forma fissa: la testa dello spillo viene colpita dalla luce ed emette un riflesso istantaneo che si riverbera in un’altra zona della superficie continuamente.

L’autonomia del processo esclude l’autorialità dell’artista coinvolgendo allo stesso tempo lo spettatore in un mutevole gioco percettivo. Stima: 25.000€/30.000€.

Alberto Biasi, Dinamica alterna, rilievo in pvc su tavola, 60×60, 1964 – Lotto n. 57 – da cambiaste.com
Alberto Biasi, Dinamica alterna, rilievo in pvc su tavola, 60x60, 1964
Alberto Biasi, Dinamica alterna, rilievo in pvc su tavola, 60×60, 1964 – Lotto n. 57 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 304

Altro opera cinetica, stavolta realizzata nel 1964 nel contesto delle sperimentazioni del Gruppo N di Padova al lotto n. 57 “Dinamica alterna” di Alberto Biasi.

Il Gruppo nasce nel 1959 (i fondatori sono Alberto Biasi, Ennio Chiggio, Toni Costa, Edoardo Landi e Manfredo Massironi) e si pone l’obiettivo di una riforma del linguaggio artistico che ha come punti focali la contaminazione fra arte e scienza ed un annullamento del confine stesso fra arte e arti applicate.

Pittura, scultura, architettura, prodotto industriale rappresentano e devono essere un unicum che consenta a ciascuno di prendere coscienza dei fenomeni della realtà e di quelli percettivi. Si ricerca un’arte collettiva, partecipativa, che democratizzi l’artefatto artistico e diffonda la conoscenza, non limitata all’espressione del singolo, ma frutto del lavoro e del contributo dell”umanità’.

Elegantissima la “Dinamica alterna” al lotto 57, realizzata nel 1964 nel pieno dell’attività del Gruppo, che continuerà fino al 1967. L’anno successivo, nel 1965, Biasi partecipa alla storica mostra The Responsive Eye al MoMa di New York. Stima: 25.000€/35.000€.

Ennio Chiggio, Quadrati spaziali, legno, plexiglass, 45×45, 1961-1973 – Lotto n. 58 – da cambiaste.com
Ennio Chiggio, Quadrati spaziali, legno, plexiglass, 45x45, 1961-1973
Ennio Chiggio, Quadrati spaziali, legno, plexiglass, 45×45, 1961-1973 – Lotto n. 58 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 304

Formatosi a Venezia all’Accademia ed alla Facoltà di Architettura Ennio Chiggio è stato fra i protagonisti del Gruppo N di Padova alla fine degli anni ’50.

Opere aperte che trascendono l’individualità, opere attente ai rapporti di forma ed alla fenomenologia della forma, studio dei processi di acquisizione e rappresentazione dell’informazione e della percezione sono le principali tematiche affrontate dal Gruppo ed in particolare da Chiggio la cui ricerca si inserisce a pieno titolo nella ambito dell’arte programmata e cinetica.

Chiggio è stato forse lo sperimentatore più originale del Gruppo: ha spaziato dal design industriale, all’architettura, alla scenografia, al fashion fino alla musica e all’uso dei principi della meccanica quantistica e della teoria dell’informazione (l’artista fu un assiduo lettore dei saggi di John Dewey).

Bella l’opera al lotto n. 58 “Quadrati spaziali” che sfrutta nei confronti dello spettatore quelle dinamiche di psicologia cognitiva tipiche delle ricerche della Gestalt e del BauhausStima: 12.000€/15.000€.

Agostino Bonalumi, Bianco, tela estroflessa e tempera vinilica, 70×60, 1966 – Lotto n. 61 – da cambiaste.com
Agostino Bonalumi, Bianco, tela estroflessa e tempera vinilica, 70x60, 1966
Agostino Bonalumi, Bianco, tela estroflessa e tempera vinilica, 70×60, 1966 – Lotto n. 61 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 304

La parabola artistica di Agostino Bonalumi si svolge appieno nel clima culturale della Milano degli anni ’50 e ’60 ed è legata alle ricerche svolte in quegli anni dal Gruppo di artisti che ruotavano attorno alla rivista Azimuth fondata nel 1959 da Piero Manzoni ed Enrico Castellani, uscita in soli due numeri fino al 1960, e il cui vero redattore fu Vincenzo Agnetti.

Sulle ceneri dell’informale questi artisti hanno rinnovato il linguaggio artistico attraverso la sfida e un nuovo patto fra arte e società, tecnologia e pittura. Rompere i canoni fu il loro motto e lo fecero anche attraverso queste “pitture-oggetto” nella felice definizione di Gillo Dorfles.

“[…] Un primo periodo, dunque, comprende essenzialmente tele monocrome, in prevalenza simmetriche che costituiscono quello che potremmo definire il vero e proprio alfabeto del linguaggio bonalumiano: la presenza, infatti, d’una superficie di tela monocroma, e l’estroflessione più o meno accentuata della stessa attraverso una imbottitura, vuoi ombelicata, vuoi a settori multipli, costituisce il punto di partenza per tutta la produzione di questo primo periodo” che Gillo Dorfles individua fino al 1965, ma che è riscontrabile nel lotto n. 61 “Bianco” (da Gillo Dorfles, “Preferenze critiche: uno sguardo sull’arte visiva contemporanea”, Edizioni Dedalo, 1993, p. 158). Stima: 110.000€/130.000€.

Antonio Bueno, Profilo, olio su masonite, 24×18, 1977 – Lotto n. 159 – da cambiaste.com
Antonio Bueno, Profilo, olio su masonite, 24x18, 1977
Antonio Bueno, Profilo, olio su masonite, 24×18, 1977 – Lotto n. 159 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 304

Piccola ma di altissima qualità la figura di donna “Profilo” di Antonio Bueno al lotto n. 159. Pittore italiano di origine spagnole nato a Berlino nel 1918 e morto a Firenze, sua città d’adozione, nel 1984, Antonio fu uno degli animatori dei “Pittori Moderni della Realtà” con Gregorio Sciltian, il fratello Xavier Bueno e Pietro Annigoni nella Firenze del dopoguerra.

Grande sperimentatore e personalità inquieta Antonio Bueno fu pittore astratto, informale, neo-metafisico, pop, poeta visivo, artista neo-dada.

Dagli anni ’70 l’artista di origini spagnole torna alla figurazione, soprattutto alla ritrattistica, in cui dà vita ad originali profili neotenici, tratti dalla realtà o rielaborazioni di figure della storia dell’arte. Profili che si caratterizzano per un aspetto tondeggiante, dalle linee semplificate, in uno stile ironicamente definito “neo-pompieristico” ma che in realtà accentua in maniera originale una intonazione metafisica rassicurante e pacificata che forse è l’apice, anche se abusata dal mercato, della sua produzione.  Stima: 8.000€/10.000€.

Giuseppe Migneco, Pescatore all’opera, olio su tela, 60×45, 1970 – Lotto n. 202 – da cambiaste.com
Giuseppe Migneco, Pescatore all’opera, olio su tela, 60x45, 1970
Giuseppe Migneco, Pescatore all’opera, olio su tela, 60×45, 1970 – Lotto n. 202 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 304

Virgilio Guidi dipinge l’opera al lotto n. 202 “Pescatore all’opera” a 78 anni, ed è sorprendente la forza e la perizia con la quale sa trasmettere lo sforzo e la concentrazione di questo pescatore.

La luce è il segreto delle opere di Guidi, una luce che trasfigura la realtà, a cui l’artista rimarrà sempre fedele; che la trasporta in un mondo si sogno e pacatezza, dove ogni gesto, anche il più umile, viene eternato attraverso l’evocazione di uno ‘stato di grazia’.

Nel 1915 Guidi partecipa alla Secessione Romana. Nel 1920 è già alla Biennale veneziana e nel 1926 alla prima mostra di Novecento Italiano a Milano al Palazzo della Permanente. Da allora tantissime altre partecipazioni alla Biennale ed alla Quadriennale di Roma.

Un’uomo, un pescatore, guarda al bottino della sua rete, pensa alla terra, volge le spalle ad un destino incerto; lo fa con confidenza, circondato di luce: “Sono stato tanto in vista del cielo / che ho bisogno ora della terra: / qui, oltre la sozza cupidigia / vive anche la bella saggezza / e le cadute dell’uomo / non sono abbandonate dalla luce” (Da Virgilio Guidi, “Le poesie del male”, con una testimonianza di Vittore Branca e una prefazione di Andrea Zanzotto, Venezia, Centro Internazionale della Grafica, 1983). Stima: 2.500€/3.500€.

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