Asta Capitolium Art n. 228 - 14 Novembre 2017 - Brescia, Arte Moderna e Contemporanea - Immagini Courtesy capitoliumart.it

Asta Capitolium Art n. 228 – 14 Novembre 2017 – Brescia, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 228 della Casa d’Aste Capitolium Art di Brescia si terrà il giorno 14 novembre, in due sessioni (lotti 1-65 e lotti 66-126), rispettivamente alle ore 18.00 ed alle ore 20.00. La TopTen di SenzaRiserva.

Renato Birolli, Vaso e finestra, olio su tela, 81×60, 1951-1953 – Lotto n. 18 – da capitoliumart.it
Renato Birolli, Vaso e finestra, olio su tela, 81x60, 1951-1953
Renato Birolli, Vaso e finestra, olio su tela, 81×60, 1951-1953 – Lotto n. 18 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 228

Renato Birolli nasce a Verona nel 1905. Compie gli studi, di impronta tradizionalista, all’Accademia Cignaroli. Dal 1928 è a Milano, dove lavora per il giornale Ambrosiano diretto da Carlo Carrà. Negli anni ’30 la ricerca di Birolli è all’insegna di una sperimentazione, soprattutto sul colore, che risente del modello europeo (Van Gogh, Cézanne, Kokoschka, Grosz) e che avversa il reazionarismo metafisico e apolitico di stampo novecentista.

In questi anni Birolli espone a Brera alla Galleria del Milione ed è vicino alla élite culturale che si raccoglie attorno al critico Edoardo Persico. Nel 1938 è nelle file di Corrente, rivista e movimento d’avanguardia promosso da Ernesto Treccani.

Dopo la guerra, nel 1946 Birolli è promotore della “Nuova secessione artistica italiana” che si tramuterà presto nel Fronte Nuovo delle Arti. Nel 1950 è presente alla Biennale Veneziana con il Gruppo degli Otto di Lionello Venturi (Afro Basaldella, Antonio Corpora, Mattia Moreni, Ennio Morlotti, Giuseppe Santomaso, Giulio Turcato, Emilio Vedova) nel segno di una pittura astratto-concreta che non precluda la libertà di evasione immaginativa dell’artista, anche quando mantenga le sue radici nella figura.

La pittura totalmente astratta d’altronde non sarà mai nelle corde dell’artista veronese che non rinuncerà al reale, all’uomo e alla visione di un mondo plasmato dall’operosità e dalle passioni individuali . Afferma infatti nel 1954 Birolli nei Taccuini “di non aver mai potuto formulare una postulazione d’arte senza l’ausilio della realtà, perché è la sola che promuova le vere innovazioni e dia verità all’opera dell’uomo”.

Assonanze, contrasti di colore analoghi e complementari articolano l’emozione in piani sintetici in questo bellissimo lotto n. 18 “Vaso e finestra” dove l’espressionismo poetico dell’autore dei primi anni ’30 è controllato da una strutturazione razionale, accennata ma forte, di matrice cubista (il 1953 è l’anno delle due grandi mostre di Picasso a Milano e a Roma) che fa da sfondo e crea quasi una nicchia per il soggetto: un vaso e una pianta che sono ancora metafora di queste opposte tensioni.

Una vitalità astratta, organica, controllata da una struttura vitrea, resistente, dove tutta la forza della natura traspare. Quasi un ritratto della amata “solitudine attiva” dell’autore nelle fughe di quegli anni a Bocca di Magra e nella natura delle Cinque Terre. Stima: 20.000€/26.000€.

Xavier Bueno, Natura morta con bottiglie e uovo, olio su tela, 50×70, 1960 – Lotto n. 24 – da capitoliumart.it
Xavier Bueno, Natura morta con bottiglie e uovo, olio su tela, 50x70, 1960
Xavier Bueno, Natura morta con bottiglie e uovo, olio su tela, 50×70, 1960 – Lotto n. 24 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 228

“Ormai molti anni sono passati e non credo di essere profondamente cambiato. Rimango sempre attratto da una pittura civilmente impegnata. Solo che le cose non mi appaiono più oggi così semplici e chiare. Al rigido e anche ingenuo teorizzare del passato sono susseguiti man mano più cauti ripensamenti. Non credo più possibile per me oggi dipingere a partire da una teoria estetica.

E penso che in fondo anche ieri il ragazzo raziocinante che ero non facesse altro che cercare a posteriori un avallo razionale a ciò che nasceva soprattutto da impulsi affettivi. L’interesse per le teorie estetiche è vivo in me oggi quanto ieri, ma sempre più come materia di studio a sé, parallela all’atto di dipingere. E di più in più tendo ad affidare la mia pittura al solo intuito”.

Questo il testamento spirituale (riportato nel Catalogo della Mostra Xavier e Antonio Bueno. Identità e diversità di due fratelli pittori a cura di Giovanni Faccenda, tenutasi alla Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Arezzo nel 2008) del pittore di origini spagnole Xavier Bueno, protagonista con il fratello Antonio, il pittore di origine bulgare Gregorio Sciltian e Pietro Annigoni dell’esperienza fiorentina dei “Pittori moderni della realtà” fra il 1947 ed il 1949.

Una pittura che rimarrà sempre ‘metafisica’ quella di Xavier, ma più con il cuore che con il raziocinio dopo quell’esperienza; anche quando Xavier non dipinge i celebri bambini e fanciulli dallo sguardo triste, i bambini incontrati durante il viaggio in Brasile del 1954, ma fa emergere queste ombre quasi morandiane da uno spazio monocromo sospeso, fatto di grigi e leggerissime accensioni di colore.

E dipinti come questo in asta al lotto n. 24 “Natura morta con bottiglie ed uovo” andrebbero proprio accostate al ciclo in cui Xavier dipinge gruppi di bambini frontali con gli stessi grigi bituminosi e gli stessi colori. Figure e oggetti tendono ad assimilarsi, a divenire simboli di uno stato essenziale dell’esistenza e di una solitudine che non ha più nome né etichetta e anzi si fa memoria. Come in quest’uovo dipinto fra le bottiglie che cita, ormai lontana, la vita vissuta fianco a fianco e l’arte dell’amato fratello Antonio (bellissimo di questi il ciclo con pipe ed uova degli anni ’50). Stima: 9.000€/10.000€.

Enrico Bordoni, Composizione, olio su tela, 55×45, 1946 – Lotto n. 26 – da capitoliumart.it
Enrico Bordoni, Composizione, olio su tela, 55x45, 1946
Enrico Bordoni, Composizione, olio su tela, 55×45, 1946 – Lotto n. 26 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 228

Un’artista come Enrico Bordoni meriterebbe una riscoperta e una rivalutazione da parte del mercato.

Nato ad Altare nel 1904 Bordoni si trasferì giovanissimo a Firenze dove fu aiuto regista di Guido Salvini, Max Reinhart e Jacques Copeau. Nutrito degli insegnamenti di queste esperienze allestì spettacoli teatrali nel paese d’origine.

Dal 1947 Bordoni si trasferì a Milano dove partecipò alla costituzione del M.A.C. Movimento Arte Concreta, di cui fu anche presidente. In quegli anni insegnò al corso di Pittura dell’Accademia di Brera. Alla metà degli anni ’40 si può far risalire il passaggio alla pittura astratta testimoniata dalla presenza di sue opere a varie edizioni della Biennale Veneziana: nel 1934, 1936, 1940, 1942 con opere ancora figurative e poi nel 1948, 1950 e 1958 con opere astratto-concrete.

Bordoni si distinse soprattutto per le incisioni, le litografie e le serigrafie dove mostra, agli inizi degli anni ’50, un concretismo geometrico animato da forti accensioni di colore e pulsioni di libera gestualità che lo avvicinano alle coeve esperienze dell’espressionismo astratto americano, interpretato con una originalità che si esplica soprattutto nel felice senso del ritmo, nell’alternarsi dei colori e nella forza del tratto che racchiude le forme.

Nelle opere di Bordoni si avvertono inoltre somiglianze con stilemi iconografici tipici dell’astrattismo classico fiorentino (figure contrapposte di piani intersecanti e tenaglie, rappresentazione di forze in conflitto), probabili reminescenze dell’esperienza fiorentina giovanile. Al riguardo l’opera al lotto n. 26 “Composizione” del 1946, realizzata prima del trasferimento a Milano, è esemplare.

L’artista ligure fu uno fra i maggiori contributori alla raccolta dei “Documenti d’Arte d’Oggi” pubblicata dal M.A.C negli anni ’50. Morì a Pietra Ligure nel 1969. Stima: 4.000€/5.000€.

Emilio Scanavino, Evoluzione di una forma, olio su tavola, 73×100,1969 – Lotto n. 28 – da capitoliumart.it
Emilio Scanavino, Evoluzione di una forma, olio su tavola, 73x100,1969
Emilio Scanavino, Evoluzione di una forma, olio su tavola, 73×100,1969 – Lotto n. 28 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 228

Intensa opera dell’astrattista segnico più importante del nostro dopoguerra, il ligure Emilio Scanavino, al lotto n. 28 “Evoluzione di una forma”.

Si tratta di un’opera del 1969, di buone dimensioni, che mette a nudo il linguaggio maturo di Scanavino, quelle tramature che sono l’alfabeto attraverso cui l’artista compendia e presenta il mondo.

Si avvertono in essa tutte le lezioni imparate nel corso della sua formazione artistica e umana, iniziata a Genova nel 1922. C’è l’informale cupo di Wols, appreso a Parigi alla fine degli anni ’40 ,ed anche la gestualità convulsa di Bacon frequentato a Londra agli inizi degli anni ’50. E poi protagonista è lo spazio e le presenze in esso e oltre degli amici della Galleria del Naviglio.

Si potrebbe affermare che ogni ‘graffio’ di Scanavino è un ‘taglio’ di Fontana, allo stesso modo concettuale ma non aperto su una dimensione immaginativa e asettica come nell’artista di origini argentine ma sulla carne nuda. Sono tagli che danno sollievo a un dolore che è il dolore universale e che in qualche modo assurgono ad una palingenesi, alla completa purificazione di un mondo mostruoso e popolato di inquietanti presenze, rese così familiari dall’artista da sconfinare poi alla fine nella geometria.

Con gli stessi tratti che sostengono uno spazio infinito, che un po’ lo chiudono e un po’ lo trattengono, l’anno precedente, nel 1968, Scanavino ha dipinto il bellissimo “Necrologio per Fontana”, in seguito alla morte dell’amico e mentore. Stima: 20.000€/25.000€.

Arnaldo Pomodoro, Muro, fiberglass e polvere di ferro, 37×82, 1/9, 1979 – Lotto n. 30 – da capitoliumart.it
Arnaldo Pomodoro, Muro, fiberglass e polvere di ferro, 37x82, 1/9, 1979
Arnaldo Pomodoro, Muro, fiberglass e polvere di ferro, 37×82, 1/9, 1979 – Lotto n. 30 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 228

Arnoldo Pomodoro, nato a Morciano di Romagna nel 1926, studia da geometra a Rimini. Fino al 1957 lavora a Pesaro come impiegato del Genio Civile. Nel frattempo frequenta l’Istituto d’Arte; qui s’interessa di scenografia ed oreficeria.

Dal 1954 si trasferisce a Milano dove vive e lavora. L’esordio come scultore risale proprio a quell’anno alla Galleria Fiamma Vigo a Firenze. Seguiranno le personali alla Galleria L’Obelisco a Roma, al Cavallino di Venezia ed alla Galleria del Naviglio di Milano.

In queste esposizioni l’artista presenta opere caratterizzate da una ricerca segnica e riduzionista svolta nell’ambito di uno spazialismo materico in cui si cercano nuove conformazioni del ‘creare’. Pomodoro sviluppa liricamente, in tali opere, un naturalismo organico che si esprime attraverso il tessersi di un sapiente decorativismo surreale e astratto.

Un linguaggio che nel volgere di qualche anno si svilupperà più coerentemente articolandosi in forme geometriche e raggruppamenti di senso, sempre nel segno di una scrittura da decifrare ma pregna di significato, incomprensibile e parlante, come questa sul “Muro” del lotto n. 30 o nei meccanismi scolpiti nelle ‘viscere’ delle celebri sfere in bronzo, metonimie di causa per effetto di un messaggio universale. Stima: 20.000€/25.000€.

Remo Bianco, Senza titolo, china su plastica, 100×80, 1960 – Lotto n. 33 – da capitoliumart.it
Remo Bianco, Senza titolo, china su plastica, 100x80, 1960
Remo Bianco, Senza titolo, china su plastica, 100×80, 1960 – Lotto n. 33 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 228

Studente milanese dell’Accademia di Brera ed allievo di Filippo De Pisis, Remo Bianco, classe 1922, è stato un’artista antesignano di tante delle ricerche d’avanguardia del dopoguerra.

Il lotto n. 33 testimonia una di esse. L’opera, di buone dimensioni e datata 1960, rappresenta infatti un originale ciclo di sperimentazione, i “3D”, collocabile nell’ambito dello spazialismo milanese ma che già anticipa, nei primi anni ’50 quando Bianco comincia a realizzare queste opere geometriche su più livelli di materiale traslucido, aspetti e idee che saranno propri dell’arte cinetica negli anni ’60.

Dopo un inizio figurativo espressionista negli anni ’40 e poi un periodo informale influenzato dal movimento nucleare, infatti, l’attività di Bianco gravita perlopiù attorno alla Galleria del Cavallino di Carlo Cardazzo, dove ha la prima personale nel 1952, e alla Galleria del Naviglio, le ‘basi’ cioè dei protagonisti del movimento spaziale.

Nel 1960 Bianco aveva già inaugurato anche altri cicli famosi della sua produzione: i “Collage”, i “Tableaux doré”, le “Testimonianze”, le “Sculture Neve” a riprova di un fervore di sperimentazione continua che gli consentiva di lavorare su più fronti e diversi obiettivi.

Non degli anni ’50 ma comunque opera storica il lotto in asta. Stima: 8.000€/10.000€.

Arturo Vermi, Incontri, tecnica mista e foglia d’oro su tela, 100×120, 1975 – Lotto n. 34 – da capitoliumart.it
Arturo Vermi, Incontri, tecnica mista e foglia d’oro su tela, 100x120, 1975
Arturo Vermi, Incontri, tecnica mista e foglia d’oro su tela, 100×120, 1975 – Lotto n. 34 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 228

La riflessione sul segno e la forza della scrittura come mezzo per ‘risemantizzare la ricerca pittorica’ ha improntato l’attività di un gruppo di artisti della Brera degli anni ’60 che meriterebbe maggior interesse da parte della critica e del mercato: il Gruppo del Cenobio (Arturo Vermi, Agostino Ferrari, Ugo La Pietra, Ettore Sordini, Angelo Verga).

Arturo Vermi, pittore autodidatta, giunge a Milano nel 1956 da Bergamo. Qui frequenta l’ambiente di Brera, il Bar Giamaica, i protagonisti di Azimuth e del Gruppo T; vive il fervore artistico delle Gallerie del centro cittadino. Nel 1959 è a Parigi dove conosce Beniamino Joppolo, fondatore con Lucio Fontana del movimento spazialista.

È a metà degli anni ’60 che Vermi si libera completamente dai retaggi dell’informale e acquisisce un potente linguaggio proprio. Si tratta di una lingua minimale fatta di tratti (come nei “Diari” e nelle “Lapidi”), di fondi oro e semplici forme geometriche (negli “Approdi”, nei “Paesaggi”, nelle “Presenze”, negli “Incontri” come questo al lotto n. 34). Sono opere dotate di grandissima carica evocativa in cui l’artista esprime una sintesi simbolica del reale, reso senza tempo; e riesce a trovare un equilibrio armonico che allo stesso tempo suggerisce e dichiara uno stato d’estasi la cui l’affermazione avviene semplicemente e non per miracolo, ma per il lavoro onesto dell’uomo.

“Come icone contemporanee, le opere di Vermi suggeriscono letture spirituali e trascendenti, pur restando ben ancorate a terra. Il legame profondo con la Natura, con un universo sempre e comunque umano, rende i lavori dell’artista, anche i più essenziali e concettuali, emotivamente coinvolgenti.

Ogni segno tracciato da Vermi è generato da una straordinaria capacità di restare leggeri, di voler e saper essere felici. Una felicità che non è mai egoismo, ma che, al contrario, generosamente si spende per gli altri e li contagia, insegnando loro a volare sopra alle contingenze.

E proprio la felicità diventa, negli anni Settanta, il tema d’elezione della ricerca dell’artista (e il vero fine della sua esistenza)” ha scritto Simona Bartolena nel comunicato stampa della mostra Arturo Vermi Un volo poetico, 19 maggio – 4 giugno 2017, a cura di Simona Bartolena e Armando Fettolini, in collaborazione con Associazione Arturo Vermi e Anna Rizzo Vermi, tenutasi negli spazi delle Scuderie di Villa Borromeo d’Adda di Arcore. Stima: 8.000€/10.000€.

Ralph Rumney, Senza titolo, olio su tela, 17×24, 1956 – Lotto n. 40 – da capitoliumart.it
Ralph Rumney, Senza titolo, olio su tela, 17x24, 1956
Ralph Rumney, Senza titolo, olio su tela, 17×24, 1956 – Lotto n. 40 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 228

L’anno successivo alla realizzazione di questa piccola opera al lotto n. 40 “Senza titolo”, dedicata ad Enrico Baj, l’artista inglese Ralph Rumney fu fra i fondatori, nel 1957, a Cosio di Arroscia in provincia di Imperia, dell’Internazionale Situazionista.

Fino al 1952 l’artista frequentò la Halifax School of Art. In seguito, fra il 1952 ed il 1955, la sua attività è collocabile fra Francia ed Italia. La prima personale risale al 1955 a Trieste, seguita a stretto giro da un’altra esposizione alla Galleria Apollinaire a Milano. La prima personale britannica invece risale al 1956 alla New Vision Centre Gallery di Londra.

In queste mostre Rumney presenta opere di tipo astratto-gestuale con forti connotazioni tachiste che l’artista comunque ricondusse sempre ad esperienze surreali influenzate dal Buddismo Zen e dalle teorie sull’inconscio, della psicologia del profondo e dell’energia psichica di matrice Junghiana.

Non sorprende che l’opera al lotto n. 40 sia dedicata a Baj e mostri evidenti affinità con le ricerche del movimento nucleare. Baj che scrive nei primi mesi del 1957: “Ritengo che la prospettiva prefigurativa sia tutt’ora viva e operante tra i nucleari e che la mia particolare tendenza sia diretta a figurare, non più nel senso di rappresentare, le cose del mondo oggettivo, ripetendone i limiti (contorni, profili) oggettivi, ma di presentare il mondo. In tale modo il quadro tende a divenire in sé e per sé una presenza, a fare parte del nostro mondo di oggi, della nostra vita e della nostra visione come qualche cosa di ormai ineliminabile” (da Enrico Baj, lettera dattiloscritta ad Arturo Schwarz, 26 febbraio 1957. Fondo Enrico Baj, MART. La lettera è pubblicata in Enrico Baj, Autodamé. Collages e scritture, Cappelli Editore, Bologna 1980, pp. 9-12). Stima: 3.000€/4.000€.

Omar Galliani, Nuovi fiori, grafite su tavola, 100×100, 2003 – Lotto n. 119 – da capitoliumart.it
Omar Galliani, Nuovi fiori, grafite su tavola, 100x100, 2003
Omar Galliani, Nuovi fiori, grafite su tavola, 100×100, 2003 – Lotto n. 119 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 228

Altra opera altamente evocativa quella del romagnolo Omar Galliani al lotto n. 119 “Nuovi fiori” dal ciclo iniziato nel 2003 “Nuovi santi, Nuovi fiori”.

Nato a Montecchio nell’Emilia nel 1954 Galliani è stato fra gli esponenti di spicco, negli anni ’80, delle correnti artistiche dell’anacronismo e del magico primario teorizzate da Flavio Caroli.

Pur nei diversi cicli la ricerca di Galliani è rimasta fedele a quei principi. L’amore del fare pittura con tecniche e materiali tradizionali e una tensione verso una bellezza antica e mitica si prestano a sinestesie ed interferenze culturali capaci di far dialogare l’artista e l’opera con simboli della contemporaneità che rimandano a concetti archetipici e condivisi non circoscrivibili in uno spazio-tempo.

I “nuovi santi” per Galliani sono le persone di tutti i giorni, l’umanità nel suo complesso che si trova a vivere l’esperienza e la bellezza dell’esistenza. I “nuovi fiori” sono gli incontri, ciò che di buono nasce dalle nostre azioni.

Questa figura di donna al lotto in asta invade lo spazio dell’opera ex abrupto; è un passaggio, un frame cieco ma fiducioso sullo sfondo dell’universo stellato dove sembra accendersi la nebulosa Omega, a ferro di Cavallo, nella costellazione del Sagittario, il centauro metà uomo e metà animale che compendia chi siamo, che simboleggia quella matassa di razionalità e istinto che ci rende unici. Stima: 8.000€/10.000€.

Toxic, Senza titolo, tecnica mista su tela, 90×90, 2002 – Lotto n. 120 – da capitoliumart.it
Toxic, Senza titolo, tecnica mista su tela, 90x90, 2002
Toxic, Senza titolo, tecnica mista su tela, 90×90, 2002 – Lotto n. 120 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 228

Toxic, al secolo Torrick Ablack, è un artista statunitense nato nel 1965 nel South Bronx che attualmente vive e lavora a Parigi nonostante frequentissime siano le sue ‘incursioni’ nel nostro paese, come l’ultima alla Galleria Farsettiarte, in occasione della riapertura del Centro Pecci a Prato nel 2016, dove ha realizzato una grande opera site-specific su 40 metri di jeans.

Negli anni 80 Toxic è stato uno dei protagonisti della stagione del graffitismo ed ha esposto con continuità a New York in collettive alla Fashion Moda Gallery e alla Sidney Janis. Ha iniziato a dipingere giovanissimo sui vagoni della metropolitana di New York con compagni del calibro di A-One, Koor e Jean Michel Basquiat.

Nel 2006, nel contesto della mostra “Graffiti Basics”, svoltasi al Brooklyn Museum,  ha ottenuto un meritato riconoscimento come uno dei pionieri della Street Art.

“[Toxic] ha maturato il proprio linguaggio partendo dallo studio delle lettere maiuscole che occupano la pagina iniziale dei codici miniati medioevali e che sono solitamente camuffate da decorazioni sofisticatissime. L’obiettivo era, ed è, quello di riprendere esempi riguardanti una metodologia di comunicazione che nasconde, oltre il fascino iniziale dei colori o del pattern, un messaggio più profondo. Come? Utilizzando quello che Francesca Alinovi definiva il pensiero a collage: immagini e simboli accostati tra loro, ‘isole di significato’, ‘frammenti isolati di senso’ tenuti insieme senza una logica apparente o tradizionalmente intesa […]” ha scritto benissimo Veronica Santi in What’s next, Toxic? in occasione della mostra alla Farsettiarte 40 Mt and everything in between, tenutasi dal 15 al 29 ottobre 2016.

Bella quest’opera al lotto n. 120 “Senza titolo” per chi ama il genere. Stima: 8.000€/10.000€.

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