Asta Federico II - 15 Giugno 2016 (n. 2) - Bari, Arte Moderna e Contemporanea - Immagini da casadastefedericosecondo.it

Asta Federico II – 15 Giugno 2016 (n. 2) – Bari, Arte Moderna e Contemporanea

L’asta n. 2 di Arte Moderna e Contemporanea della Federico II Galleria d’Arte e Casa d’Aste, si terrà il 15 giugno 2016 nella sede di Viale Unità D’Italia 93 in Bari. Due le sessioni: prima sessione, dal lotto 1 al lotto 80, ore 15.00 e seconda sessione, dal lotto 81 al lotto 170, ore 18.00. Segnaliamo alcuni lotti d’interesse.

Roberto Crippa, Spirali, olio su tela, 60x70, 1951
Roberto Crippa, Spirali, olio su tela, 60×70, 1951 – Lotto n. 52 – Immagine da casadastefedericosecondo.it – Asta Federico II n. 2

Quelle rosse su fondo blue e pianeti rientrano certamente fra i cicli più belli delle “Spirali” di Roberto Crippa, qui al lotto n. 52.

Libertà e automatismo sono le caratteristiche principali di questi dipinti: la libertà del gesto e dell’ellisse, che è come una proiezione in una delle possibili dimensioni, e l’automatismo dell’esecuzione; racconta Enrico Baj che spesso Crippa, nell’eseguire le sue “spirali”, faceva un buco nel barattolo di colore a smalto e lo lasciava colare sulla tela.

Nel cielo blue di queste tele inoltre lo spazialismo di Crippa trova il collegamento massimo al ‘reale’ dell’esistenza dell’artista monzese che amava le esibizioni acrobatiche col suo aereo, le stesse acrobazie del segno centrifugo dell’ellisse che fuoriesce dallo spazio del quadro e va oltre. Stima: 12.000€/15.000€.

Ideo Pantaleoni, Costruzione costruttivista, olio su tela, 50x70, 1955
Ideo Pantaleoni, Costruzione costruttivista, olio su tela, 50×70, 1955 – Lotto n. 71 – Immagine da casadastefedericosecondo.it – Asta Federico II n. 2

Nato a Legnago nel 1904 Ideo Pantaleoni dopo un inizio figurativo, si converte all’arte astratta in seguito all’esperienza di viaggio a Parigi degli anni ’40.

Aderisce al M.A.C. Movimento Arte Concreta nei primi anni ’50 e da allora in poi sarà sempre uno sperimentatore, anticipatore italiano sia dell’informale, sia della cosiddetta arte programmata.

Negli anni ’70 infatti creerà opere plastiche tridimensionali caratterizzate da geometrie costruttiviste in composizioni di linee, piani, rettangoli, cerchi e poligoni, anche sovrapposti su più livelli, che affondano le radici in sperimentazioni sull’argomento che risalgono ai primi anni ’50. Ne è testimonianza la “Costruzione costruttivista” del 1955 al lotto n. 71Stima: 6.000€/7.000€.

Mimmo Rotella, Ritratto di donna made in Italy, manifesto strappato ed incollato su tela, 50x32, 1963
Mimmo Rotella, Ritratto di donna made in Italy, manifesto strappato ed incollato su tela, 50×32, 1963 – Lotto n. 125 – Immagine da casadastefedericosecondo.it – Asta Federico II n. 2

Nel 1960 l’artista catanzarese Mimmo Rotella aderisce al Nouveau Réalisme, movimento artistico teorico del quale è il critico e amico Pierre Restany.

Nei primi anni ’50 Rotella è stato negli Stati Uniti dove ha conosciuto Robert Rauschenberg, Cy Twombly, Jackson Pollock e Yves Klein.

Da queste frequentazioni è nata la sua ‘illuminazione’: l’artista infatti di lì a poco lascia l’astrattismo geometrico e scopre il manifesto pubblicitario come espressione artistica della città e della cultura del suo tempo.

Rotella incolla frammenti di manifesti al modo cubista in un primo momento, poi, in seguito, li riporta su tela e li strappa dando vita ai cosiddetti doppi décollage: il manifesto staccato prima dal cartellone, poi in studio.

Opere che risentono del cubismo e della furia distruttiva del dadaismo, i manifesti di Rotella sono un’invenzione al contempo concettuale, in grado di rielaborare il significato di un messaggio visuale ready-made di stampo pop, ma anche di forte carica soggettiva ed emotiva: il gesto informale ed espressionista dell’artista è infatti interprete perfetto della realtà sociale, dello sbandamento culturale e della voglia di rinascita del secondo dopoguerra. Stima: 30.000€/35.000€.

Tano Festa, Natura morta con persiana, acrilico su tela, 1986, 45x55, 1986
Tano Festa, Natura morta con persiana, acrilico su tela, 1986, 45×55, 1986 – Lotto n. 128 – Immagine da casadastefedericosecondo.it – Asta Federico II n. 2

Classica produzione degli anni ’80 di Tano Festa, uno dei protagonisti della Scuola di Piazza del Popolo, al lotto n. 128 “Natura morta con persiana”.

Opera archiviata, di piccole dimensioni, proposta comunque ad una stima bassa, appetibile visto il buon momento di mercato dell’artista.

In questa tela Festa ripropone i suoi temi classici: le persiane degli anni ’60, ormai dipinte, che hanno perso l’aura di oggetti idoli pop e che invece sono il medium per un contatto puro verso l’ideale reale, e l’altro tema: il cielo, l’universo cui tutti aneliamo, e le nuvole, i sogni di una realtà destinata a perire. Stima: 1.500€/3.000€.

Mario Schifano, Senza titolo, smalto su tela, 95x130, 1978
Mario Schifano, Senza titolo, smalto su tela, 95×130, 1978 – Lotto n. 143 – Immagine da casadastefedericosecondo.it – Asta Federico II n. 2

Bel ‘paesaggio anemico’ dell’altro artista della Scuola di Piazza del Popolo, Mario Schifano, al lotto n. 143 “Senza titolo”.

Opera degli anni ’70, che molti definirebbero seriale, è invece lo stile di paesaggio che a nostra parere esemplifica meglio la vita, il messaggio e la poetica di Schifano: una pittura slavata, annebbiata, in un certo senso drogata rispetto ad un’altra più lucida e curata che l’artista alterna in questo periodo.

Paesaggi industriali, ridotti all’osso, semplificati, ‘maledetti’, televisivi, depressi, che si muovono fra i due poli del dipingere con una ricercata innocenza infantile oppure un’artificiale, sofferta e allo stesso tempo sensuale, fallita, delusa, alcolizzata maturità. Bellissimi i bagliori fucsia del cielo, tipici di questi paesaggi degli anni ’70. Stima: 13.000€/15.000€.

Giuseppe Capogrossi, Superficie G.25, olio e collage su carta applicata su tela, 52.2x50, 1965
Giuseppe Capogrossi, Superficie G.25, olio e collage su carta applicata su tela, 52.2×50, 1965 – Lotto n. 145 – Immagine da casadastefedericosecondo.it – Asta Federico II n. 2

Non si può capire la pittura del romano Giuseppe Capogrossi, l’inventore della pittura segnica, senza conoscerne la formazione.

Nato a Roma nel 1900 studia alla scuola di nudo di Felice Carena e si ispira inizialmente ai valori plastici della Nuova Scuola Romana, a Piero della Francesca, all’armonia classica degli affreschi pompeiani.

L’artista approda alla fine degli anni ’40 all’astrattismo, per inaugurare, a partire dalla mostra tenutasi presso la Galleria del Secolo di Roma nel 1950, il suo nuovo linguaggio segnico fatto di “serrature cabalistiche” come le definì Giuseppe Ungaretti.

Si tratta di un segno composto da curva, verticali e orizzonte che non ha un significato in sé se non nell’essere la potenza di un nuovo significato: è la ricerca di un Italia e di una cultura che nel secondo dopoguerra si rifonda, e lo fa con caratteri nuovi non dimenticando la lezione culturale del passato. Si riparte dalle componenti primarie per mettere a punto una nuova lingua, ritmica, equilibrata, plastica, come i segni dell’artista si dispongono sullo spazio della “Superficie G.25” al lotto n. 145Stima: 40.000€/50.000€.

Mimmo Rotella, Autoportrait, tecnica mista e riporto fotografico su tela, 73.5x60, 1966
Mimmo Rotella, Autoportrait, tecnica mista e riporto fotografico su tela, 73.5×60, 1966 – Lotto n. 146 – Immagine da casadastefedericosecondo.it – Asta Federico II n. 2

“Autoportrait” al lotto n. 146, ancora di Mimmo Rotella, è un’opera che si inserisce a pieno titolo nella prima produzione dell’artista relativa alla cosiddetta Mec-Art o Arte Meccanica.

L’artista utilizza la tecnica fotografica per arrivare all’elaborazione meccanica di una nuova opera di sintesi. Di fatto è un passaggio successivo rispetto al realismo dei suoi décollage: se infatti in questi l’intervento oggettivante dell’artista avviene attraverso lo strappo in prima persona, qui è il  procedimento fotografico stesso che consente di isolare i cliché della cultura pop riproposti in chiave ironica e dissacrante.

Ancora di più: in quest’opera Rotella inserisce al centro la sua immagine stessa in una dichiarazione programmatica di stile e intenti, parodica del ruolo stesso dell’artista. Stima: 35.000€/40.000€.

Giò Pomodoro, Ekate, acquerello su carta, 56x78, 1985
Giò Pomodoro, Ekate, acquerello su carta, 56×78, 1985 – Lotto n. 149 – Immagine da casadastefedericosecondo.it – Asta Federico II n. 2

La dea greca Ecate era una divinità psicopompa in grado di passare del regno degli uomini a quello degli dei e perfino di accedere al regno dei morti.

L’etimologia del nome Ecate la fa derivare dall’equivalente femminile di Hekatos, uno degli epiteti di Apollo, il dio del sole (Ecate e Apollo erano spesso abbinati nei luoghi oracolari). Il significato di questo epiteto sembra essere “che colpisce, che opera da lontano”.

Sembra risiedere qui il significato di questo progetto per scultura di Giò Pomodoro, fratello di Arnaldo, al lotto n. 149 “Ekate”.

Scultore pesarese di spessore internazionale il suo stile si definisce negli anni ’50 quando l’artista approda ad una poetica di “rappresentazione razionale dei segni”.

Che siano di bronzo, marmo o pietra le sculture imponenti di Pomodoro, di collocazione urbana e ispirazione architettonica, sono basate sulla ricerca di un equilibrio geometrico e armonico studiatissimo sia con l’ambiente circostante che con gli astri, in particolare il sole, che viene lasciato penetrare nell’opera stessa con effetti di simbiosi dai ricercati significati simbolici. Stima: 10.000€/15.000€.

Piero Dorazio, Valli III, olio su tela, 40x60, 1997
Piero Dorazio, Valli III, olio su tela, 40×60, 1997 – Lotto n. 154 – Immagine da casadastefedericosecondo.it – Asta Federico II n. 2

Ben riuscita dal punto di vista cromatico l’opera al lotto n. 154 “Valli III” di Piero Dorazio.

La produzione dell’artista dalla fine degli anni ’90 è certamente sottovalutata dal mercato e, va detto, talvolta anche ingiustamente.

Dorazio infatti dimostra anche in questa opera una altissima qualità comunicativa e coloristica coniugata ad una intelligenza formale che è in linea con il percorso artistico dell’artista stesso fin dai primi “reticoli” della fine degli anni ’50: la trama della luce, che in quelli si disvela in una intuizione di tipo analitico, in queste opere tarde esplode, spesso felicemente, a manifestare l’assoluta padronanza e libertà espressiva dell’artista. Stima: 15.000€/20.000€.

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