Asta Finarte - 30 Maggio 2017 - Milano, Arte Moderna e Contemporanea - Immagini Courtesy http://www.finarte.it

Asta Finarte – 30 Maggio 2017 – Milano, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Finarte si terrà il prossimo 30 maggio 2017 a Milano presso il palazzo della Permanente. La TopTen di SenzaRiserva.

Enzo Cucchi, Processo, olio su tela, 50×66.5, 2004 – Lotto n. 12 – da finarte.it
Enzo Cucchi, Processo, olio su tela, 50x66.5, 2004
Enzo Cucchi, Processo, olio su tela, 50×66.5, 2004 – Lotto n. 12 – Immagine da finarte.it – Asta Finarte 30 maggio 2017

Nato in provincia di Ancona nel 1949 Enzo Cucchi è uno dei principali esponenti della Transavanguardia italiana. Con lui, ad animare il gruppo, c’erano Nicola De Maria, Mimmo Paladino, Francesco Clemente e Sandro Chia e ovviamente l’ispiratore e critico Achille Bonito Oliva.

La Transavanguardia è stata certamente un movimento affermativo di riscoperta dei valori pittorici e di recupero di un mondo autentico, di un ‘senso’ che arginasse le derive astratto-concettuali delle neo-avanguardie. Tuttavia è stato anche un movimento costituito da un coacervo di personalità diversissime, dove quella di Cucchi spicca per sperimentalismo ed accentuato concettualismo: concettualismo simbolico che tratta di figure archetipiche, raffigurate con un fortissimo espressionismo partecipativo.

La pittura di Cucchi è un esercizio vitalistico, un teatro dell’esistenza dove hanno posto le leggende contadine e i miti greci, le citazioni colte e la simbologia più triviale. Il teschio, la morte, è uno dei soggetti più usati da Cucchi, che davvero abusa anaforicamente di essa, impiegandola come stilema che marca un ritmo, ripetuto in passi e distanze quasi di danza tribale. Ritmo del movimento, del ‘processo’, dell’ironia di un processo stritolante e mortale, di un gorgo che è Kafkiana metafora dell’esistenza universale. Stima: 15.000€/18.000€.

Franco Angeli, United States of America, tecnica mista su tela con vellutino, 203×70, 1965 – Lotto n. 18 – da finarte.it
Franco Angeli, United States of America, tecnica mista su tela con vellutino, 203x70, 1965
Franco Angeli, United States of America, tecnica mista su tela con vellutino, 203×70, 1965 – Lotto n. 18 – Immagine da finarte.it – Asta Finarte 30 maggio 2017

L’artista romano Franco Angeli dipinge l’opera al lotto n. 18 “United States of America” appena trentenne. Si tratta di una bellissima aquila imperiale con materiche gocciolature di ‘sangue’ a segnare l’orizzonte del lettering ironicamente ripetuto degli Stati Uniti d’America.

L’opera raffigura, simbolicamente, quasi un paesaggio all’orizzonte su cui tramonta la grande aquila, squarciata da una marcata crepa che firma la composizione. Sono gli anni in cui Angeli emerge nel contesto della Scuola di Piazza del Popolo con opere che superano il primo informale ancora legato alla pittura di Burri e che introducono quel lessico della critica del potere e della violenza che caratterizzerà tutta la sua opera successiva.

Angeli rappresenta schermi che realizza con garze e colore su cui tatua immagini simboliche e televisive. Facendo ciò porta la vita e l’esperienza di guerra, che colpì profondamente la sua famiglia, direttamente sulla tela con un gesto di mimesi dove assente è però il distacco della mediazione del mezzo di comunicazione.

Nel 1964 Angeli partecipa alla prima Biennale di Venezia di Maurizio Calvesi con “La Lupa” e i “Quarter Dollar”. L’anno successivo è alla Quadriennale romana dove propone nuovi simboli fra cui stelle e falci e martello. Opera importantissima per qualità ed anno di esecuzione. Stima: 18.000€/22.000€.

Tano Festa, Pissarro, smalto su tela, 115×90, 1971 – Lotto n. 46 – da finarte.it
Tano Festa, Pissarro, smalto su tela, 115x90, 1971
Tano Festa, Pissarro, smalto su tela, 115×90, 1971 – Lotto n. 46 – Immagine da finarte.it – Asta Finarte 30 maggio 2017

Altro artista della Scuola di Piazza del Popolo, Tano Festa, al lotto n. 46 “Pissarro”. Camille Pissarro è stato uno dei padri dell’impressionismo francese. Maestro della luce e degli effetti cromatici la sua figura non poteva che essere un soggetto del famoso ciclo degli “omaggi al colore” di Festa. Pissarro inoltre fu figura assai congeniale all’artista romano, per la grande ed energica vitalità della pittura che lo portò negli ultimi anni a rinnegare le derive tecniciste fino al pointillismo dell’ultimo impressionismo.

Pissarro al pari di Festa comunica con il colore, con la macchia che non è solo artificio e strumento ma anche anima: l’anima di un cielo e di un sole che si ‘amalgamano’, diventano un tutt’uno con i frames della finestra in un impeto visivo che non è solo percezione ma passione.

Una delle serie più originali e interessanti quella degli “Omaggi al colore” che vede la luce nei primi anni ’70. Fanno compagnia a Pissarro come soggetti Degas, Renoir, van Gogh, Picasso, Monet, Manet, Gauguin. Pittori amati, patrimonio dell’immaginario popolare di tutti noi e di cui, Festa, riesce a dare una lettura nuova e personale facendoli assurgere a puri stimoli del nostro guardare il mondo e il cielo da una finestra, sognando ed emozionandoci ancora. Stima: 18.000€/23.000€.

Giosetta Fioroni, Volto di guerra, tecnica mista su tela, 50×40, 1967 – Lotto n. 48 – da finarte.it
Giosetta Fioroni, Volto di guerra, tecnica mista su tela, 50x40, 1967
Giosetta Fioroni, Volto di guerra, tecnica mista su tela, 50×40, 1967 – Lotto n. 48 – Immagine da finarte.it – Asta Finarte 30 maggio 2017

Giosetta Fioroni nasce a Roma nel 1932. Frequenta la locale Accademia di Belle Arti con Toti Scialoja. Con Tano Festa, Mario Schifano e Franco Angeli espone alla Biennale della Pop Art nel 1964.

Proprio del 1967, anno in cui esegue l’opera al lotto n. 48 “Volto di guerra”, espone alla Galleria del Naviglio di Milano lavori con volti e figure femminili su fondo bianco, di cui il lotto in asta potrebbe aver fatto parte.

“A Roma Giosetta Fioroni recupera la storia e le radici, ma assorbe anche molte novità; cita i grandi italiani dell’Arte (Botticelli, Simone Martini, Carpaccio) e inventa i ‘Quadri d’argento’: texture metalliche di volti sconosciuti e anonimi della vita moderna, ritratti emblematici anche di un’Italia rurale spazzata via dalla incalzante deriva televisiva” (da Giancarlo Felice, Giosetta Fioroni. Profilo in Incontro con Giosetta Fioroni, “Arabeschi. Rivista internazionale di studi su letteratura e visualità”, n. 8, luglio-dicembre 2016, p. 8). Stima: 10.000€/15.000€.

Gianni Dova, L’aggressione, olio su tela, 130×163, s.d. fine anni ’60 – Lotto n. 76 – da finarte.it
Gianni Dova, L’aggressione, olio su tela, 130x163, s.d. fine anni 60
Gianni Dova, L’aggressione, olio su tela, 130×163, s.d. fine anni ’60 – Lotto n. 76 – Immagine da finarte.it – Asta Finarte 30 maggio 2017

Grande olio su tela, 130×163, di Gianni Dova al lotto n. 76 “L’aggressione”. Romano, classe 1925, Dova frequenta l’Accademia di Brera a Milano dove ha per maestri Aldo Carpi, Carlo Carrà e Achille Funi.

Dopo un inizio neo-cubista nel dopoguerra, ben presto l’artista romano si avvicina al movimento spaziale allacciando allo stesso tempo rapporti e simpatie con la pittura astratta e quella nucleare.

Ma già da questi anni , i primi anni ’50, Dova mostra un interesse particolare per forme ameboiche e biomorfe realizzate con la tecnica del flottage che oltre a una chiara ricerca spaziale rivelano un interesse per le forme organiche e biologiche che accompagnerà tutta l’opera dell’artista romano.

Nel 1952 Dova partecipa alla sua prima Biennale di Venezia. Dal 1954 è a Parigi dove approfondisce la conoscenza e la frequentazione di artisti quali Wilfredo Lam e Max Ernst dai quali mutua un’accentuazione surreale che si esplica soprattutto nelle figure animali. Dal 1959 è nuovamente a Milano e nel 1962 alla Biennale veneziana con sala personale e catalogo con presentazione di Guido Ballo:

“Il singolare accento espressivo della nuova figurazione di Dova nasce dal dominio di un contrasto psichico: la ricerca di essenzialità, che definisce l’immagine con segni plasticamente incisi fino all’ossessione, riesce a racchiudere la suggestione più indefinita ed esistenziale, volta al movimento ma in modo segreto, impenetrabile. Da qui un effetto di ambiguità, che è invece tensione nella perseguita antinomia tra essenza ed esistenza, tra forma di rappresentazione, chiusa come organismo, ed evocazione dell’indefinibile […], tra estrema lucidità e impulso irrazionale”. Descrizione perfetta di tutta la carica irrazionale e della perfezione vitale di questa aggressione fra uccelli al lotto n. 76 “L’aggressione”. Stima: 12.000€/18.000€.

Agenore Fabbri, Rotture VIII, legno policromo, 75×75, 1963 – Lotto n. 78 – da finarte.it
Agenore Fabbri, Rotture VIII, legno policromo, 75x75, 1963
Agenore Fabbri, Rotture VIII, legno policromo, 75×75, 1963 – Lotto n. 78 – Immagine da finarte.it – Asta Finarte 30 maggio 2017

“Nella stratificazione dei legni e delle sue lacerazioni interne l’artista fissa i punti di rottura della superficie come possibilità di inventare immagini della precarietà e dell’inquietudine.

Si tratta di tracce allusive, spiragli taglienti, segni feroci e irriducibili del disagio fisico e mentale che l’uomo contemporaneo è costretto a introiettare, suo malgrado, di fronte alla crisi dei valori individuali e collettivi”.

Così scrive Claudio Cerritelli nel testo critico di introduzione al catalogo della mostra Agenore Fabbri. “Senso dell’esistenza” tenutasi a Milano presso la Galleria Morone fra il novembre 2004 ed il febbraio 2005.

Agenore Fabbri fu pittore e scultore pistoiese. Negli anni ’70 lo si trova spesso al famoso Caffè fiorentino “Le Giubbe Rosse” dove frequenta Rosai, Montale, Carlo Bo.

Nel dopoguerra fa esperienza come ceramista ad Albisola, dove conosce e instaura una forte amicizia con Lucio Fontana. A questi anni si devono i suoi inizi come scultore, una scultura drammatica, lacerata, prima in terracotta e poi in bronzo, che ha come soggetti l’uomo e gli animali, la violenza, il dolore, la guerra, la lotta. Scultura che riprenderà dopo una parentesi più ‘pittorica’ o meglio bidimensionale negli anni dell’informale.

Sembra quasi che Fabbri usi i due mezzi, la pittura e la scultura con obiettivi diversi. La prima per cercare di razionalizzare, fossilizzare uno stato di fatto, per quanto doloroso (lotto n. 78 “Rotture VIII”). La seconda invece per cogliere l’attimo, il movimento, il grido; per dare sfogo ad un’anima travagliata, che non riesce a farsi una ragione del dramma dell’essere uomo senziente, della tragedia dell’esistenza. Stima: 13.000€/15.000€.

Gustavo Foppiani, Senza titolo, olio su tela, 50×70, 1953 – Lotto n. 81 – da finarte.it
Gustavo Foppiani, Senza titolo, olio su tela, 50x70, 1953
Gustavo Foppiani, Senza titolo, olio su tela, 50×70, 1953 – Lotto n. 81 – Immagine da finarte.it – Asta Finarte 30 maggio 2017

Gustavo Foppiani (Udine, 1925 – Piacenza, 1986) è stato un grande artista, annoverato fra i rappresentanti della scuola piacentina (dove ha vissuto), e oggi perlopiù dimenticato dalla critica e dal mercato.

“Metafisica affettuosa” ha definito Vittorio Sgarbi la pittura di Foppiani. Una pittura surreale ma semplice, immediata, sognante, che crea mondi paralleli, quasi bambineschi, su sfondi informali, pietre di paragone, carte ottocentesche già stampate su cui l’artista aggiunge tracce, amplificando o chiudendo concetti inespressi, compiendoli sempre nel modo più caustico, così caustico da essere talvolta ingannevolmente pacifico.

In realtà Foppiani rappresenta un mondo sartriano, nei primi anni raffigurando soprattutto paesaggi in cui forte è la sensazione di un’attesa inquietante; poi introducendo la figura umana, la violenza, le deformazioni anatomiche, dipinte ora con una perfezione quasi da affresco medievale ora con uno stile più vicino all’informale ma comunque sempre mute, ieratiche, apparentemente innocue, distanti come gli oggetti del mondo reale per il grande filosofo francese.

Opera giovanile questa al lotto n. 81 “Senza titolo”. La prima personale dell’artista fu a Roma, presso la Galleria L’Obelisco nel 1955. Stima: 2.500€/3.500€.

Giulio D’Anna, La radio e la carta stampata, tempera e collage su carta intelata, 60×105, 1932/1933 – Lotto n. 129 – da finarte.it
Giulio D’Anna, La radio e la carta stampata, tempera e collage su carta intelata, 60x105, 1932/1933
Giulio D’Anna, La radio e la carta stampata, tempera e collage su carta intelata, 60×105, 1932/1933 – Lotto n. 129 – Immagine da finarte.it – Asta Finarte 30 maggio 2017

Siamo in pieno periodo futurista con la bellissima opera di Giulio D’Anna al lotto n. 129 “La radio e la carta stampata”. Giulio, uno dei fratelli titolari della celebre libreria messinese che porta il suo nome, ha appena tenuto, nel 1931, la prima personale presso la Galleria Vittorio Emanuele III, mostra visitata da un entusiasta Filippo Tommaso Marinetti.

Nel 1934 l’artista ha già partecipato a tre Biennali di Venezia e due Quadriennali di Roma, celebrato soprattutto per le sue vedute aeree in uno stile futurista attento alla tridimensionalità, alla cartellonistica e alla percezioene in movimento.

Nel 1933, anno in cui D’Anna realizza la tempera e collage al lotto n. 129 “La radio e la carta stampata”,  Filippo Tommaso Marinetti e Pino Masnata pubblicano il “Manifesto della Radia” sulla Gazzetta del Popolo. Ecco alcuni punti significativi di come i futuristi concepivano la radio: “La Radia sarà […]

3. Immensificazione dello spazio non più visibile ne incorniciabile, la scena diventa universale e cosmica

4. Captazione amplificazione e trasfigurazione di vibrazioni emesse da esseri viventi da spiriti viventi o morti drammi di stati d’animo rumoristi senza parole […]

9. Arte umana universale e cosmica come voce con una vera psicologia-spiritualità dei rumori delle voci e del silenzio […]

12. Parole in libertà. La parola è andata sviluppandosi come collaboratrice della mimica e del gesto Occorre la parola sia ricaricata di tutta la sua potenza quindi parola essenziale e totalitaria ciò che nella teoria futurista si chiama parola-atmosfera Le parole in libertà figlie dell’estetica della macchina contengono un’orchestra di rumori e di accordi rumoristi (realisti e astratti) che soli possono aiutare la parola colorata e plastica nella rappresentazione fulminea di ciò che si vede Se non vuole ricorrere alle parole in libertà il radiasta deve esprimersi in quello stile parolibero (derivato dalle nostre parole in libertà) che già circola nei romanzi avanguardisti e nei giornali quello stile parolibero tipicamente veloce scattante sintetico simultaneo 13. Parola isolata ripetizione di verbi all’infinito 14. Arte essenziale […]”. Concetti perfettamente esemplificati in quest’opera in asta Stima: 15.000€/18.000€.

Dadamaino, Oggetto ottico dinamico, alluminio fresato applicato su tavola, 41×41, 1962-1964 – Lotto n. 179 – da finarte.it
Dadamaino, Oggetto ottico dinamico, alluminio fresato applicato su tavola, 41x41, 1962-1964
Dadamaino, Oggetto ottico dinamico, alluminio fresato applicato su tavola, 41×41, 1962-1964 – Lotto n. 179 – Immagine da finarte.it – Asta Finarte 30 maggio 2017

Un bellissimo “oggetto visivo instabile” di Edoarda Emilia Maino al lotto n. 179 “Oggetto ottico dinamico”.

Nata a Milano nel 1930 da Giovanni Maino, geometra del Genio Civile, la Maino frequenta il liceo classico per poi iscriversi, nel 1950, alla Scuola d’Arte applicata all’Industria del Castello Sforzesco.

Esordisce in pittura nel 1956, dopo anni di formazione da autodidatta, affascinata dagli ambienti artistici milanesi e dalle prime ricerche spaziali di Lucio Fontana. Frequenta il Bar Giamaica dove conosce Piero Manzoni, i fotografi Giovanni Ricci e Uliano Lucas.

Dopo le prime prove di sapore informale alla fine degli anni ’50 in cui la Maino mostra una volontà segnica di ricerca spaziale, del 1959 sono i primi “Volumi”, “perforatissime tele” che introducono l’artista milanese direttamente nelle ricerche più avanguardistiche di quegli anni.

Intanto la Dadamaino approfondisce i contatti con il Gruppo N e con l’amico Getulio Alviani partecipando a mostre di arte programmata. In questo clima, nel 1963, partecipa all Biennale di San Marino e alla rassegna Nove Tendencije a Zagabria.

In questo contesto nascono gli “Oggetti ottico dinamici” (lotto n. 179), realizzati con piastrine di alluminio fissate alla tavola con fili di nylon. Le piastrine sono disposte secondo rapporti geometrici in modo da dare l’impressione del movimento: in questo caso un efficace moto di estrusione. Anche la particolare fresatura contribuisce al dinamismo della composizione. Stima: 30.000€/40.000€.

Marco Gastini, Ininterrottamente, acrilico su plexiglass su carta, 148×104, 1975 – Lotto n. 192 – da finarte.it
Marco Gastini, Ininterrottamente, acrilico su plexiglass su carta, 148x104, 1975
Marco Gastini, Ininterrottamente, acrilico su plexiglass su carta, 148×104, 1975 – Lotto n. 192 – Immagine da finarte.it – Asta Finarte 30 maggio 2017

Marco Gastini nasce a Torino nel 1938. Fin da piccolo frequenta la bottega del padre marmista dove familiarizza con materiali e tecniche di lavorazione.

Alla fine degli anni ’60 la pittura di Gastini si orienta verso una ricerca improntata a un segno minimale che si articola nello spazio, con una vena naturalistica che cerca una sintesi fra gesto artistico e architettura. Nel 1969 al Salone Annunciata di Milano Gastini dà vita ad un ambiente fluido, dove attraverso la trasparenza del supporto (plexiglass) si realizza una compenetrazione cangiante fra opera e contesto.

Ricerca visuale, pittura analitica e un approccio lirico alla ‘figura’ si intrecciano “Ininterrottamente” nell’arte di Gastini perché continuamente il mondo che osserviamo è la constatazione di un fatto atomico e organico, dove il segno cresce come l’erba e il concetto non è altro che il sogno e il segno di una sottostante realtà. Stima: 12.000€/18.000€.

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