Asta Il Ponte (n. 397) - 13 Giugno 2017 - Milano, Arte Moderna e Contemporanea - Immagini da http://www.ponteonline.com

Asta Il Ponte (n. 397) – 13 Giugno 2017 – Milano, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta di Arte Moderna e Contemporanea (n. 397) della Casa d’Aste Il Ponte di Milano si terrà in data 13 giugno 2017 nella sede di Palazzo Crivelli, via Pontaccio 12. La prima tornata è prevista per le 10.30 (dal lotto 1 al lotto 135), la seconda alle 15.30 (dal lotto 136 al lotto 274). La TopTen di SenzaRiserva.

Marcello Lo Giudice, Blu ramatuelle, pigmenti e olio su tela, 140×140, 2007 – Lotto n. 110 – da ponteonline.com
Marcello Lo Giudice, Blu ramatuelle, pigmenti e olio su tela, 140x140, 2007
Marcello Lo Giudice, Blu ramatuelle, pigmenti e olio su tela, 140×140, 2007 – Lotto n. 110 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 397

Marcello Lo Giudice nasce a Taormina nel 1957. Compie gli studi frequentando l’Accademia di Belle Arti di Venezia e laureandosi in geologia a Bologna.

Non a caso Lo Giudice è stato definito da Pierre Restany “pittore tellurico”. Gli studi di geologia e l’osservazione dei minerali al microscopio hanno infatti assai influenzato la sua pittura che solo apparentemente è informale.

L’artista siciliano si ispira a De Kooning, a Pollock e di conseguenza si esprime con movenze che ricordano quelle gestuali dell’espressionismo astratto, ma la sua è una pittura meno personale e più ‘viscerale’. Come se la potenza e la magnificenza dei suoi colori ed il fiorire in mille forme della materia fosse il prodotto della meraviglia non del pittore ma della terra stessa.

Ramatuelle (lotto n. 110 “Blu ramatuelle”) è un comune del sud della Francia nella zona Provenza-Alpi-Costa Azzurra. Situato su un fianco dei Monti Paillas, il paese domina la baia di Pampelonne e la sottostante pianura, in uno scenario coloristico magnifico, tanto da battezzare un blu con il suo nome, fra vigneti e l’orizzonte marino.

Marcello Lo Giudice è stato invitato alla Biennale di Venezia nel 2009 e nel 2011. Stima: 20.000€/30.000€.

Filippo De Pisis, Natura morta con bottiglia e carciofo, olio su cartone, 42.1×52.2, 1931 – Lotto n. 130 – da ponteonline.com
Filippo De Pisis, Natura morta con bottiglia e carciofo, olio su cartone, 42.1x52.2, 1931
Filippo De Pisis, Natura morta con bottiglia e carciofo, olio su cartone, 42.1×52.2, 1931 – Lotto n. 130 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 397

Luigi Filippo Tibertelli de Pisis è stato uno dei più grandi interpreti della pittura italiana della prima metà del ’900.

Nato a Ferrara nel 1896, qui conobbe nel 1915 i pittori metafisici: Giorgio De Chirico, Alberto Savinio e Carlo Carrà dai quali le sue prime prove furono fortemente influenzate. La prima personale dell’artista fu infatti promossa da De Chirico alla Galerie au Sacre du Printemp a Parigi nel 1926.

Fu a Roma fra il 1920 ed il 1924, poi a Parigi (1925-1939), a Londra (con due viaggi nel 1935 e 1938), a Milano (1940-43) e infine a Venezia (1943-1949).

In particolare dal periodo parigino la sua tecnica tende sempre più a farsi ‘impressionistica’, veloce, nervosa, con leggera imprimitura di colore sulla tela e una grande libertà e leggerezza di movimento ancora non così accentuata al lotto n. 130 “Natura morta con bottiglia e carciofo” più vicina al rigore metafisico del Group des Sept parigino: il gruppo composto dai fratelli De Chirico, Mario Tozzi, Renato Paresce, Massimo Campigli e Gino Severini.

Come ben scrive Daniela De Angelis in de Pisis, gli anni di Parigi 1925-1939, a cura di Giuliano Briganti, Galleria dello Scudo, Verona, 13 dicembre 1987 – 31 gennaio 1988, catalogo della mostra: “la definizione precisa degli spazi raffigurati è come annullata da un’immediatezza che tutto confonde [e che] esprime il disagio esistenziale e la solitudine del testimone contemporaneo”. Stima: 8.000€/10.000€.

Manlio Rho, Composizione, olio su tela, 75.5×51.3, anni ’40 – Lotto n. 148 – da ponteonline.com
Manlio Rho, Composizione, olio su tela, 75.5x51.3, anni ’40
Manlio Rho, Composizione, olio su tela, 75.5×51.3, anni ’40 – Lotto n. 148 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 397

Una bella “Composizione” degli anni ’40 dell’astrattista comasco Manlio Rho al lotto n. 148. Le opere di Rho sono fra le prime testimonianze, negli anni ’30 di arte astratta in Italia.

Il Gruppo degli astrattisti, che si ispira alle esperienze geometrico costruttiviste dei suprematisti russi, di Kandinskji e Malevic, vede la partecipazione degli architetti Giuseppe Terragni e Alberto Sartoris. Del gruppo fanno poi parte il pittore Mario Radice e, tra gli altri, Aldo Galli, Carla Prina e Carla Badiali.

Rho fu tra i promotori, nel 1938, del gruppo “Valori primordiali” e nel 1940 firmò il Manifesto del gruppo primordiali futuristi Sant’Elia, fondato da Filippo Tommaso Marinetti e dal filosofo Franco Ciliberti.

Tali Gruppi tentavano, nel clima di repressione fascista contro l'”arte degenerata”, di difendere le istanze moderniste sotto l’egida di intellettuali ‘di regime’, quali Marinetti, che ne dessero una formale giustificazione (futurista e/o razionalista).

La ricerca di “un tempo e uno spazio assoluti […] di un’atmosfera mitica trascendente il costume e le mode intellettuali” caratterizza gli intenti di “Valori primordiali” come scrive Ciliberti in Sul primordiale in “Valori primordiali”, a. I, vol. 1, Orientamenti sulla creazione contemporanea, febbraio 1938, p. 25. Definizione consona a spiegare la percezione d’armonia spazio-temporale comunicata dal lotto in asta. Stima: 12.000€/16.000€.

Carla Badiali, Composizione n. 14, tempera su tavola, 79.5×60, 1934-1935 – Lotto n. 157 – da ponteonline.com
Carla Badiali, Composizione n. 14, tempera su tavola, 79.5x60, 1934-1935
Carla Badiali, Composizione n. 14, tempera su tavola, 79.5×60, 1934-1935 – Lotto n. 157 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 397

Altra protagonista del Gruppo degli astrattisti comaschi, Carla Badiali, al lotto n. 157 “Composizione n. 14”.

Nata Novedrate nel 1907, la Badiali trascorre l’infanzia in Francia, a Saint-Etienne, per poi tornare a Como per completare gli studi tessili presso la scuola del Setificio. Per tutta la vita infatti lavorò nell’ambito della tessitura producendo disegni per stampe tessili.

Fu l’unica donna ad esporre alla Biennale di Venezia del 1942.

Dopo un inizio figurativo in stile novecentista all’inizio degli anni ’30, le prime prove astratte della Badiali possono essere fatte risalire al 1933. I tratti peculiari della pittura della Badiali sono riscontrabili in particolare nelle prime opere come questa in asta, dove l’artista introduce caratteristiche innovative quali l’uso della linea curva, la sfumatura, la trasparenza, la sovrapposizione; caratteristiche che saranno riprese dagli altri artisti del Gruppo solo negli anni ’50 (Rho, Radice).

Opera dalla fortissima impronta architettonica tridimensionale, dove i piani rimandano a spazi concreti, quasi l’opera fosse una sezione di un edificio vissuto, futuristico, con dinamismi plastici che si articolano attorno a strutture portanti e che contemplano la collocazione delle luci, degli arredamenti. Stima: 25.000€/35.000€.

Renato Paresce, Natura morta, olio su tela, 81×65, 1926 – Lotto n. 157 – da ponteonline.com
Renato Paresce, Natura morta, olio su tela, 81x65, 1926
Renato Paresce, Natura morta, olio su tela, 81×65, 1926 – Lotto n. 157 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 397

Renato Paresce non ha ancora avuto dal mercato il riconoscimento dovuto per essere stato uno dei Les Italiens de Paris, il gruppo di artisti che negli anni ’20 a Parigi ‘inventava’ la pittura moderna italiana.

Originario della Svizzera (nasce nel 1886 a Carouge), Paresce trascorre l’adolescenza a Firenze dove studia materie scientifiche. Successivamente si laurea in fisica a Palermo. Pratica intanto la pittura da autodidatta, formandosi anche attraverso la frequentazione dell’ambiente culturale e artistico parigino dove soggiorna a partire dal 1912.

Dopo la guerra, fra il 1925 ed il 1930 è nuovamente a Parigi. La sua pittura alterna opere paesaggistiche en plein air a nature morte d’ispirazione post-cubista caratterizzate però da un sempre più accentuato richiamo alle armonie e alle tonalità classiche dei primitivi toscani del ’400 (lotto n. 157 “Natura morta”).

Scrive Michela Parolini riguardo al periodo parigino dell’artista: “Intorno al 1925 l’artista si trasferisce a Parigi lasciando progressivamente la fisica per la pittura. In questo momento anche L’école de Paris perde la sua connotazione più vera di eclettismo autentico; si diffonde il ‘ritorno all’ordine’ caratterizzato da un’iconografia più tradizionale tendente al recupero della realtà e ciò avviene anche a livello internazionale. [L’opera di Paresce] si rifà, infatti, al Realismo di tradizione italiana, che si esprime con una resa della realtà precisa, curata nei particolari, il cui scenario tuttavia appare immobile e incantato” (da Omaggio a Renato Paresce (1886-1937) in “René Paresce. Un’Italiano a Parigi, Opere dalla collezione del Banco Popolare”, Bergamo, 10 – 30 maggio 2014, Palazzo Storico Credito Bergamasco, a cura di Michela Parolini Angelo Piazzoli, 2014, p. 12).

Per capire invece la ricerca pittorica dell’artista di origine svizzere è rivelatore quanto Paresce scrive in una lettera all’amico Camagna nel 1934: “penso che la fotografia è una meravigliosa invenzione; e siccome le donne brutte non devono mettersi in capo di far concorrenza alle belle, così la pittura non deve proporsi di far concorrenza alla fotografia […] il colore, secondo me, ha solo valore se è il colore del pittore e non della natura […] l’artista deve inventare, ed inventare vuol dire lavorar di fantasia” (da R. Paresce, Lettera a Camagna, in “R. Ferrario, Pittore di paesaggi fantastici. Le opere della collezione Factorit 1909-1936”, Torino 1999, p. 132).

Nel 1926, anno di realizzazione dell’opera in asta, Paresce partecipa con tre opere alla prima “Mostra di Novecento Italiano” presso il Palazzo della Permanente di Milano. Stima: 14.000€/16.000€.

Igor Mitoraj, Stella, scultura in bronzo, 71x83x38, e/a di 6 es., 1985 – Lotto n. 164 – da ponteonline.com
Igor Mitoraj, Stella, scultura in bronzo, 71x83x38, e/a di 6 es., 1985
Igor Mitoraj, Stella, scultura in bronzo, 71x83x38, e/a di 6 es., 1985 – Lotto n. 164 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 397

Opera elegante e sensuale “Stella” del grande scultore polacco Igor Mitoraj al lotto n. 164. Nato nel 1944, Mitoraj studia pittura a Cracovia con Tadeusz Kantor. Prosegue gli studi a Parigi dove si afferma nella scultura, scoperta durante un viaggio in Messico, a partire dal 1974.

Dal 1983 ha lavorato a Pietrasanta in Toscana dopo la scoperta dei meravigliosi marmi con i quali forgiare le sue opere. Opere che utilizzano terracotta, bronzo e appunto il marmo di Carrara.

Il riferimento immediato della scultura di Mitoraj è ai modelli plastici del mondo classico, ma guai a parlare di neoclassicismo.

Mitoraj propone una lettura post-moderna della nostra memoria artistica che non ripercorre ma invece rielabora e ricontestualizza. Se nella scultura classica si celebra l’armonia e la perfezione ideale umana, in un confine incerto fra uomini e dei che hanno stesse virtù e vizi, nelle sue opere l’artista polacco celebra, talvolta ironicamente, la frattura del mondo contemporaneo verso quel passato di cui ci fa percepire le aspirazioni, la perfezione, la bellezza potente e prepotente, ma dimidiata.

Scissure e fratture che si fanno più profonde quanto più distanti e incomunicabili sono diventati il mondo della ragione e quello dello spirito nella società contemporanea. Stima: 25.000€/35.000€.

Mario Schifano, Orizzonte, smalto e acrilico su tela, 100×200, 1987 – Lotto n. 191 – da ponteonline.com
Mario Schifano, Orizzonte, smalto e acrilico su tela, 100x200, 1987
Mario Schifano, Orizzonte, smalto e acrilico su tela, 100×200, 1987 – Lotto n. 191 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 397

Opera museale di Mario Schifano, il pittore romano protagonista della Scuola di Piazza del Popolo e della pop art italiana, al lotto n. 191 “Orizzonte”, smalto e acrilico su tela del 1987, di dimensioni importanti (1 metro x 2 metri).

Che cosa ci sia di pop in opere come questa in asta è qualcosa che si può capire solo conoscendo il percorso artistico dell’artista romano.

Dai primi anni ’60 Schifano rielabora l’arte popolare americana, prima facendo suoi quei simboli (“Esso”, “Coca-Cola”) del capitalismo e della comunicazione mass-mediale oggetto di decontestualizzazione ironica di quella cultura. Lo fa con una gestualità tutta sua, da artista sensibile e passionale, con le movenze e la forza di un action painter.

Negli anni ’70 invece sarà la volta dei “Paesaggi TV”, di quella comunicazione cioè che è non tanto il simbolo di un vissuto commerciale, ma di una realtà quotidiana personale sia la veduta di un immagine prodotta dal tubo catodico oppure un vero paesaggio.

Perché è negli anni ’80 che Schifano ci fa capire che il vero mondo perduto, l’oggetto della nostra memoria sono le cose reali, gli elementi magici e primordiali: i campi di grano, la frutta, i gigli d’acqua, le nostre case, i giocattoli, i pesci, le biciclette, un'”orizzonte” che ormai guardiamo e diamo per scontati non distinguendo più apparenza ed essenza. Stima: 10.000€/15.000€.

Pietro Consagra, Colloquio duro, scultura in bronzo su base di legno, 83.8x66x8.9, 1958 – Lotto n. 194 – da ponteonline.com
Pietro Consagra, Colloquio duro, scultura in bronzo su base di legno, 83.8x66x8.9, 1958
Pietro Consagra, Colloquio duro, scultura in bronzo su base di legno, 83.8x66x8.9, 1958 – Lotto n. 194 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 397

Nato a Mazara del Vallo nel 1920, Pietro Consagra studia all’Accademia di Belle Arti di Palermo. Nel 1944 è a Roma dove, nel 1947, partecipa al Gruppo astrattista Forma 1.

I “Colloqui” degli anni ’50 sono il vertice più alto cui è arrivata la scultura dell’artista siciliano. Dopo i primi anni in cui Consagra non ha ancora superato la visione tridimensionale dell’oggetto artistico e si cimenta in opere totemiche ispirate al verticalismo di Brancusi, è con i “Colloqui” che Consagra introduce nella sua scultura il concetto di “frontalità”. La necessità cioè di un punto di vista sulla realtà che ‘costringa’ a una comunicazione, anche conflittuale (lotto n. 194 “Colloquio duro”).

Presente alla Biennale di Venezia del 1952, 1954, 1956 e 1960 (con primo premio). Il 1958, anno di esecuzione dell’opera in asta, è l’anno della grande antologica personale a Bruxelles al Palais des Beaux-Arts.

Pur nella bidimensionalità la spazialità è la vera protagonista delle opere di Pietro Consagra: si tratta di una spazialità che si condensa tutte nelle crepe, nelle spaccature. Una spazialità che trattiene tutta la sua forza drammatica nella visione di una realtà, spingendo l’uomo ad interagire col mondo.

L’architettura fu infatti uno dei sogni ideali e dei progetti da realizzare di Consagra che non solo teorizzò “le città frontali”. Si pensi alle famose sculture-installazioni “Stella” e “La città di Tebe” simbolo della ricostruzione di Gibellina, nella valle del Belice. Stima: 25.000€/35.000€.

Irma Blank, Radical Writings, Schrifzug=Atemzug, olio su tela, 160×160, 1994 – Lotto n. 258 – da ponteonline.com
Irma Blank, Radical Writings, Schrifzug=Atemzug, olio su tela, 160x160, 1994
Irma Blank, Radical Writings, Schrifzug=Atemzug, olio su tela, 160×160, 1994 – Lotto n. 258 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 397

Nata a Celle nel 1934, di origini tedesche, Irma Blank ha creato vere e proprie esperienze visuali che riflettono il confine fra segno e scrittura.

“Il mio ambito di ricerca è la lingua, la scrittura, la parola e il verbo, metto l’accento sul fare. Cosa faccio di questa scrittura? la riduco a segno, ritorno alla Ur-form, alla forma primaria, al primo impulso, al segno prelinguistico […] Il mio riferimento è la scrittura, la lingua, la parola. La parola sofferta. La parola negata.

Se da un lato eliminare il significato convenzionale è il tema centrale della mia ricerca, dall’altro riduco, semplifico il processo esecutivo. Nelle Eigenschriften e nelle Trascrizioni mimavo il gesto scritturale, partendo dall’ieri, attraversando l’oggi e indicando il domani, il gesto scritturale è il legame tra i tempi, il filo, il filo della vita. Poi man mano riduco; il segno scritturale diventa pura estensione, tensione fra inizio e fine. Comunicazione è tensione. È lo sguardo che guida l’analisi, captare qualcosa d’imprecisabile dentro il più profondo dell’io; registrare la tensione, il viaggio virtuale fra “l’io e il tu” e il rapporto con e fra gli altri, la dinamica della comunicazione nel mondo” (da Irma Blank, Elogio del nulla di Nicola Trezzi in “Flash Art”, n. 319).

Il ciclo dei “Radical Writings” (lotto n. 258 “Radical Writings, Schrifzug=Atemzug”) si colloca nella produzione anni ’90 della Blank, opere in cui l’artista esamina le potenzialità del segno, attraverso movimenti a senso unico che partono dal centro di massa dell’artista stessa per muoversi nello spazio.

A proposito di questo ciclo ha affermato l’artista: “Ogni lavoro ha un inizio e una fine, che è il margine fisico del supporto. Scrivo sempre da sinistra a destra. Poi, quando ho due pagine, rivolgo la tela, così che il colore si fonde e si ottiene l’ombra al centro. Ogni lavoro è una pagina dell’intero libro” (da Luca Lo Pinto, “Blank Conversation,” in Irma Blank: Breath Paintings, Roma, CURA.BOOKS, 2015)

La Blank ha partecipato a Documenta 6 a Kassel nel 1977; alla Biennale di Venezia nel 2001. Stima: 40.000€/60.000€.

Alighieri Boetti, Segno – disegno, penna a sfera su cartoncino applicato su tela, 100×140 (dittico), 1983 – Lotto n. 269 – da ponteonline.com
Alighieri Boetti, Segno - disegno, penna a sfera su cartoncino applicato su tela, 100x140 (dittico), 1983
Alighieri Boetti, Segno – disegno, penna a sfera su cartoncino applicato su tela, 100×140 (dittico), 1983 – Lotto n. 269 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 397

“Ecco che mi ritrovo a parlare sempre di questo concetto del doppio, che è poi un soggetto che, come dicono i critici, percorre tutto il mio lavoro.

Il fatto è che ci ritroviamo di fronte ad una realtà naturale, è incontrovertibile che una cellula si divida in due, poi in quattro e così via, che noi abbiamo due gambe, due braccia e due occhi e così via, che lo specchio raddoppi le immagini, che l’uomo abbia fondato tutta la sua esistenza su una serie di modelli binari, compresi i computer, che il linguaggio proceda per coppie di termini contrapposti, come quelli che citavo sopra, ordine e disordine, segno e disegno etc. è evidente che questo concetto della coppia è uno degli archetipi fondamentali della nostra cultura, e l’atto di prendere un foglio e strapparlo in due creando così una coppia, in apparenza così semplice, è pur sempre un fatto abbastanza miracoloso, in definitiva. (da Alighiero e Boetti, “Dall’oggi al domani”, a cura di Sandro Lombardi, edizioni L’Obliquo, Brescia, dicembre 1988).

Il dittico in asta al lotto n. 269 “Segno – disegno” dell’artista torinese concettuale Alighiero Boetti mette appunto in scena una dualità. Le lettere come i numeri sono gli elementi di un pitagorismo latente che si dispiega in un processo evolutivo di stati che consente di descrivere il mondo ed il suo svolgersi.

L’opera è frutto di una studiata regia che presuppone strumenti che fanno parte del mondo stesso, in un ‘poverismo’ che si riappropria dello spazio e lo rivalorizza: spazio delle possibilità e della grammatica, la sintassi immaginifica dell’artista che consente una lettura attuale della realtà. Stima: 100.000€/150.000€.

 

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