Asta Martini n. 37 - 17/18 Ottobre 2017 - Brescia, Arte Moderna e Contemporanea - Immagini Courtesy http://www.martiniarte.it

Asta Martini n. 37 – 17/18 Ottobre 2017 – Brescia, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 37 della Casa d’Aste Martini Studio d’Arte di Brescia si terrà nei giorni 17 e 18 ottobre 2017 in due sessioni alle ore 17.00 (Lotti 1-115 e 116-200). La TopTen di SenzaRiserva.

Hsiao Chin, Senza titolo, tecnica mista su carta, 63×86, 1963 – Lotto n. 32 – da martiniarte.it
Hsiao Chin, Senza titolo, tecnica mista su carta, 63x86, 1963
Hsiao Chin, Senza titolo, tecnica mista su carta, 63×86, 1963 – Lotto n. 32 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 37

Nato a Shangai nel 1935 Hsiao Chin studia a Taiwan alla Facoltà di Belle Arti di Taipei. Nel clima politico anti-comunista della Taiwan degli anni ’50 l’artista si dedica indisturbato all’arte astratta, ben tollerata dal regime, ispirandosi alle avanguardie occidentali, e fonda il gruppo Ton-fan.

Nel 1955 vince una borsa di studio ed è in Spagna a Madrid. Ben presto a Barcellona conosce Tàpies,  Canogar, Serrano e molti altri che lo introducono all’informale. Nel 1958 alla Biennale di Venezia ha occasione di contemplare le opere di Tobey e di Rothko rimanendone affascinato.

Dal 1959 si stabilisce a Milano dove rimarrà fino al 1967. Qui Hsiao Chin conosce gli spazialisti (Fontana e Crippa) e frequenta i membri del Gruppo Azimuth (Manzoni, Castellani). Nel 1961 è fra i fondatori, con Antonio Calderara, Dadamaino, Nanda Vigo, Kengiro Azuma e Li Yuen-Chia del Movimento Internazionale Punto che si scioglierà nel 1966 e a cui aderiranno oltre 30 artisti (Azimuth, i nucleari, gli spazialisti).

I fondatori riservano ad un Manifesto (1961) la loro dichiarazione d’intenti: “superare il ricordo per affidare all’idea la nostra ansia di esprimerci. Affermare uno spazio che è dimensione spirituale per definire la misura della nostra necessità. Realizzare ordine, armonia, equilibrio, purezza: l’essenziale. Data la condizione finita nell’infinito, nella realtà dello spirito trovare la verità dell’essere”.

Al lotto n. 32 “Senza titolo” del 1963 Hsiao Chin dipinge questo spazio spirituale e catarico dove origine e culmine s’identificano in un ‘punto’; un punto che è paradosso d’essenza, convergenza e sintesi pacificata di polarità. Stima: 10.000€/12.000€.

Bepi Romagnoni, Senza titolo (Racconto), tecnica mista e collage su carta, 50×70, 1962 – Lotto n. 68 – da martiniarte.it
Bepi Romagnoni, Senza titolo (Racconto), tecnica mista e collage su carta, 50x70, 1962
Bepi Romagnoni, Senza titolo (Racconto), tecnica mista e collage su carta, 50×70, 1962 – Lotto n. 68 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 37

Bepi Romagnoni è stato uno sfortunato artista milanese, morto giovanissimo, all’età di 34 anni nel 1964 a Capo Carbonara durante un’immersione subacquea. Artista che ancora è in attesa del giusto riconoscimento.

Romagnoni frequenta l’Accademia nel fervore della Brera degli anni ’50 e partecipa con altri giovanissimi (fra cui Rodolfo Aricò, Tino Vaglieri e Mino Ceretti) a quel movimento definito realismo esistenziale che scaturì quale naturale reazione al disorientamento del dopoguerra e insieme alla velocità della ripresa economica e industriale la cui frenesia destabilizzante introdusse alle idiosincrasie della società contemporanea.

Lucida e fredda analisi del reale, contaminazione fra segno e fotografia e una sofferta, incomunicata ma avvertibile partecipazione e sofferenza soggettiva, nutrita delle letture di Camus e Sartre, all’inizio degli anni ’60 conducono Romagnoni alla realizzazione di collage (Lotto n. 68 “Senza titolo”) dalla forte carica surreale ed espressionista. Opere che appartengono a pieno titolo alla Mec-Art e che coniugano il ready-made a soluzioni di grande forza comunicativa e di racconto vicine e non minori alle creazioni di Robert Rauschenberg.

Le opere di Romagnoni sono come le avventure di cui parlava Sartre in “La nausea”, in cui ci sono personaggi che si vedono esistere: “niente è cambiato, e tuttavia tutto esiste in un’altra maniera. Non posso descriverlo, è come la Nausea e tuttavia esattamente l’opposto: finalmente mi capita un’avventura e se m’interrogo vedo che mi capita e che sono io che sono qui; sono io che fendo la notte, sono felice come un’eroe di romanzo” (Einaudi Tascabili, 1999, p. 78). Stima: 5.000€/6.000€.

Franco Bemporad, Senza titolo, olio su tela di tuta, 97×114 – Lotto n. 72 – da martiniarte.it
Franco Bemporad, Senza titolo, olio su tela di tuta, 97x114
Franco Bemporad, Senza titolo, olio su tela di tuta, 97×114 – Lotto n. 72 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 37

Artista fiorentino che da qualche hanno sta vivendo una meritata riscoperta da parte del mercato Franco Bemporad.

Negli anni ’50 abbandona gli studi di medicina per dedicarsi all’arte, al cinema ed al teatro. Nel 1957 aderisce al movimento pittura nucleare, firma il manifesto “Contro lo Stile” e poi, nel 1961, è nelle file del Gruppo Continuità con Lucio Fontana, Gastone Novelli, Giulio Turcato, Piero Dorazio, Achille Perilli, Arnaldo e Giò Pomodoro e il Gruppo Azimuth.

“Il bisogno di assoluto che ci anima, nel proporci nuove tematiche, ci vieta i mezzi considerati propri del linguaggio pittorico […] Il solo criterio compositivo nelle nostre opere sarà quello non implicante una scelta di elementi eterogenei e finiti che, posti in uno spazio finito, istantaneamente determinano l’elaborato al punto di togliergli irrimediabilmente la possibilità di qualsiasi ulteriore sviluppo […]. Ma, il solo che, attraverso il possesso di un’entità elementare, linea, ritmo indefinitamente ripetibile, superficie monocroma, sia necessario per dare alle opere stesse concretezza di infinito e possa subire la coniugazione del tempo, sola dimensione concepibile, metro e giustificazione della nostra esigenza spirituale.” scrive Enrico Castellani in Continuità e nuovo sul n. 2 della rivista “Azimuth”.

Racconti visivi privi di qualsiasi componente emotiva e personale le opere di Bemporad, come questa in asta al lotto n. 72 “Senza titolo”, opere che pongono il tessuto materico a diretta continuazione e rappresentazione della realtà attraverso una scansione ‘atomica’ e tuttavia composta in un “insieme unificato”. Stima: 7.000€/8.000€.

Antonio Asis, Quadrati ritmici n. 172, acrilico su tavola, 49×49, 1991 – Lotto n. 120 – da martiniarte.it
Antonio Asis, Quadrati ritmici n. 172, acrilico su tavola, 49x49, 1991
Antonio Asis, Quadrati ritmici n. 172, acrilico su tavola, 49×49, 1991 – Lotto n. 120 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 37

Artista argentino nato nel 1932 ed esponente della optical art Antono Asis frequenta l’Accademia Nazionale di Belle Arti di Buenos Aires dal 1946 al 1950.

Già nel 1956 è a Parigi dove conosce e frequenta Yaacov Agam, Carlos Cruz-Diez, Jesús Rafael Soto, Jean Tinguely, Victor Vasarely. Nella capitale francese Asis inizia a lavorare ai cicli delle “interferenze” e delle “vibrazioni” utilizzando, negli esperimenti più originali, anche griglie metalliche che si articolano tridimensionalmente nello spazio e generano variazioni luministico-percettive mediate dalla loro riflettanza.

Alla fine degli anni ’60 Asis costruisce oggetti che gli spettatori possano toccare e muovere approfondendo concetti di percezione, interazione e trasformazione che lo hanno da sempre particolarmente interessato.

Al lotto n. 172 “Quadrati ritmici” del 1991 Asis indaga a livello percettivo il rapporto fra colore, contrasto e spazialità. Quest’ultima viene generata otticamente attraverso la dinamica ritmica di quadrati articolata in colori di diversa saturazione sui due piani dello sfondo con cui dialoga e del foreground che sembra aggettare laddove il primo tende al nero. Stima: 6.000€/7.000€.

Julio Le Parc, Continuel – Mobile – argent sur argent, elementi mobili in alluminio con fili di nylon su alluminio, 98x39x4, opera n. 17/100, anni ’60 – Lotto n. 128 – da martiniarte.it
Julio Le Parc, Continuel - Mobile - argent sur argent, elementi mobili in alluminio con fili di nylon su alluminio, 98x39x4, opera n. 17/100, anni ’60
Julio Le Parc, Continuel – Mobile – argent sur argent, elementi mobili in alluminio con fili di nylon su alluminio, 98x39x4, opera n. 17/100, anni ’60 – Lotto n. 128 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 37

Nato a Mendoza in Argentina nel 1928 Julio Le Parc si forma all’Accademia di Belle Arti di Buenos Aires, dove ha modo di conoscere anche Lucio Fontana che vi insegna per un breve periodo. Negli anni ’60 è a Parigi dove fonda il G.R.A.V Group de Recherche d’Art Visuel.

L’interattività, la partecipazione dello spettatore, l’occupazione installativa dello spazio e la ricerca di creazione di esperienze immersive sono le costanti del lavoro di Le Parc che nel 1966 vince il Gran Premio per la Pittura alla Biennale di Venezia.

L’opera in asta al lotto n. 128 “Continuel Mobile” si può ascrivere alle prime innovative e più caratteristiche ricerche dell’artista argentino, vicina a creazioni quali la famosa Mobil Transparent theme, una installazione che Le Parc realizza nel 1960 costituita da una cascata di piccole piastrelle di plexiglass connesse insieme e attaccate al soffitto intorno a cui gli spettatori potevano girare. Attraverso il movimento e le mille possibili inclinazioni dovute agli spostamenti fisici indotti, l’installazione originava continui pattern di luce in trasformazione sul pavimento. Fra le più celebrate nella grande mostra del 2011 realizzata in Florida e dedicata all’artista.

Opere dunque che potremmo definire sensoriali, percettive, ma anche immersive, capaci di coinvolgere gli astanti in una esperienza attuale, partecipi di una magia, di un ‘incanto’ temporaneo ma ripetibile. Stima: 12.000€/14.000€.

Paolo Scirpa, Ludoscopio, assemblaggio, box in legno, vetro e neon, 75x75x21, 1997 – Lotto n. 135 – da martiniarte.it
Paolo Scirpa, Ludoscopio, assemblaggio, box in legno, vetro e neon, 75x75x21, 1997
Paolo Scirpa, Ludoscopio, assemblaggio, box in legno, vetro e neon, 75x75x21, 1997 – Lotto n. 135 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 37

“Mi ha sempre affascinato la possibilità di realizzare con mezzi tecnologici la fruizione dello spazio reale in rapporto alla dimensione virtuale. Nelle mie ideazioni plastiche la luce diventa un vero strumento di scrittura spaziale e lo spazio È la somma di diverse propagazioni luminose. Gli specchi coassiati sulle strutture semplici di segni-luce al neon equidistanti tra loro, creano uno spazio illusorio o un autorispecchiamento dell’immagine in cui viene captato lo sguardo dello spettatore, sollecitato cosÏ ad interagire con la sua immaginazione. Nei ludoscopi si realizzano fenomeni di convergenza e divergenza cromo-spaziali, espansione e traslazione, rimandi-dilatazioni tra luce fisica e luce illusoria”.

Così descrive Paolo Scirpa i suoi “ludoscopi” (lotto n. 135) in un intervista contenuta nell’articolo di Domenico Nicolamarino pubblicato in “Luce”, n. 3, 2010 dal titolo “Fluorescenze lineari. Paolo Scirpa”.

Nato a Siracusa nel 1934, Scirpa vive e lavora a Milano. Dagli anni ’70 è stato un indagatore dello spazio riuscendo ad andare oltre quella percezione di estensibilità teorizzata e ‘sbirciata’ dai tagli di Fontana nel decennio precedente. Scirpa ha reso reale, anzi ‘spaziale’, l’immaginazione popolandola di riflessi e cromie, giochi di profondità, riverberi di luci ed iperspazi che scherzano con simboli atavici (il nero, il fondo, il buco) che l’artista imbriglia in processi di razionalizzazione geometrica e architettonica vicini alla scenografia, con punte argute di meta-teatro.

Questo affascinante fondo, baratro senza fine sta sopra, sotto e tutto intorno a noi e regge le nostre esistenze, le nostre magnifiche costruzioni reali o immaginarie, sembra dirci Scirpa. Non un’opera dell’inizio degli anni ’70, ma comunque bella e significativa. Stima: 15.000€/20.000€.

Vincenzo Agnetti, Progetto per un Amleto politico, bandiera (Afghanistan), fotografia e testo stampato montati su lastra di alluminio, 30×120, 1973 – Lotto n. 163 – da martiniarte.it
Vincenzo Agnetti, Progetto per un Amleto politico, bandiera (Afghanistan), fotografia e testo stampato montati su lastra di alluminio, 30x120, 1973
Vincenzo Agnetti, Progetto per un Amleto politico, bandiera (Afghanistan), fotografia e testo stampato montati su lastra di alluminio, 30×120, 1973 – Lotto n. 163 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 37

Nato a Milano nel 1926 Vincenzo Agnetti si diploma all’Accademia di Brera e frequenta successivamente la scuola del Piccolo Teatro. Negli anni ’60 Agnetti collabora, anzi è il vero ideatore, della rivista Azimuth con Castellani e Piero Manzoni.

Fin dalla sua prima personale al Palazzo dei Diamanti di Ferrara nel 1967 quella di Agnetti si caratterizza per una ricerca epistemologica che ama giocare con i codici e i linguaggi, improntata a un relativismo di significati, tempi e luoghi che, attraverso una lucida analisi razionalistica, svela però una matrice esistenzialista e poetica.

Il 1973 è l’anno in cui Agnetti conclude il “Progetto per un Amleto politico” di cui il lotto n. 163 rappresenta una delle tante bandiere. Il progetto si presenta come una scultura, un palco vuoto, con intorno, appese alle pareti, le ‘bandiere’ dei diversi paesi organizzate in trittici, contenenti la bandiera stessa, il progetto in sette punti scritti e una serie di numeri, i testi della commedia, recitati dalla voce registrata di Agnetti.

I sette punti sono:  “a) Amleto non è uomo del dubbio; b) Amleto non è uomo del calcolo; c) Amleto ricorda soltanto il monologo; d) Amleto dimentica il teatro e il personaggio; e) Amleto non è più l’Amleto inventato ma uno qualsiasi che arringa la folla con il monologo; f) Il monologo diventa un comizio senza significati; g) L’affermazione sostituisce l’introspezione mentre i numeri sostituiscono le parole e diventano semplici supporti di informazione”.

L’artista milanese gioca con i codici e, attraverso questa installazione porta alle estreme conseguenze il meta-teatro. Addirittura non è il teatro che parla di se stesso. Di più, è il teatro che parla d’altro attraverso se stesso semplicemente mettendo in atto una scomposizione e ricomposizione dei suoi elementi costitutivi in opera nuova. Così anche la semantica può essere stravolta, e si può fare un uomo politico di chi è il simbolo per eccellenza dell’inazione, del dubbio, di Amleto.

Scrive Friedrich Nietzsche in “Nascita della Tragedia” del 1972: “l’uomo dionisiaco è simile ad Amleto: entrambi una volta hanno gettato uno sguardo vero nell’essenza delle cose, hanno conosciuto, e agire li nausea; poiché la loro azione non può cambiare niente nell’essenza eterna delle cose, essi sentono come ridicolo o infame che venga loro richiesto di rimettere in sesto il mondo uscito fuori dai cardini. La conoscenza uccide l’agire, per agire si deve essere avvolti nell’illusione”. Stima: 20.000€/25.000€.

Gino Marotta, Bandone, assemblaggio di ferri, 76×106, 1959 – Lotto n. 172 – da martiniarte.it
Gino Marotta, Bandone, assemblaggio di ferri, 76x106, 1959
Gino Marotta, Bandone, assemblaggio di ferri, 76×106, 1959 – Lotto n. 172 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 37

Gino Marotta, nato a Campobasso nel 1935 e morto a Roma nel 2012, è stato uno scultore, un pittore ed un designer dalla fortissima carica innovativa e di sperimentazione che ha affondato le proprie radici fin nel futurismo, i cui principi sono stati continuamente presenti nel corso evolutivo della ricerca dell’artista molisano.

Negli anni ’50 Marotta dialoga con l’informale europeo, ma lo fa in maniera originale e con strumenti inconsueti. Opere quali i “piombi” e i “bandoni”, qui in un bell’esemplare al lotto n. 172, lo vedono alle prese con materiali di riuso forgiati anche attraverso l’utilizzo della fiamma ossidrica, svelando una volontà costruttiva assai atipica e che già tende al superamento di un puro nichilismo cromatico e figurale.

Negli anni ’60 e ’70 le ricerche di Marotta saranno dedicate soprattutto alla scultura e all’arte ambientale. L’artista molisano sarà un antesignano del genere con sculture in metacrilato che si integrano perfettamente agli ambienti, nella visione di un’arte che fosse funzionale e al contempo poetica, che non fosse refrattaria a contaminazioni dall’architettura fino all’illuminotecnica, alla scenografia e al teatro.

Da ricordare la lunga e feconda collaborazione di Marotta con il grande Carmelo Bene. Stima: 7.000€/8.000€.

Marco Gastini, Acrilico n. 1, acrilico su tela, 236×278, 1973 – Lotto n. 180 – da martiniarte.it
Marco Gastini, Acrilico n. 1, acrilico su tela, 236x278, 1973
Marco Gastini, Acrilico n. 1, acrilico su tela, 236×278, 1973 – Lotto n. 180 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 37

Opera monumentale di Marco Gastini “Acrilico n. 1” al lotto n. 180, del 1973. Artista torinese classe 1938 Gastini, formatosi all’Accademia Albertina, è giustamente considerato uno dei precursori della pittura analitica degli anni ’70.

È proprio nel 1970 che l’artista torinese, dopo una prima fase di pittura a olio di stampo paesaggistico e le prime originali sperimentazioni con le lastre di plexiglass e le ‘macchie’, abbandona la tela per ‘dipingere’, o meglio lavorare, direttamente sulla parete.

Afferma l’artista in una intervista del 1974: “Tu mi chiedevi prima che cos’era per me il dipingere: è un mezzo come un altro. È una cosa talmente… insita in un mio modo di pensare e di lavorare che non mi pongo la domanda. Dipingere è un lavoro che sto facendo. Il fatto di usare la tela, e solo di certe dimensioni, quasi al limite dell’arco dello sguardo, è stato causato tra l’altro proprio da un bisogno di concentrazione, cioè dal far coincidere al massimo l’azione, lo spazio, il pensiero, il tempo, il gesto e il bianco che non è il vuoto. Prima facevo più o meno le stesse cose direttamente sul muro […]” (da “Punto e linea, la storia cambia” di Tommaso Trini in “Data”, n. 2, p. 22).

Spazio, acromia nel senso di pagina bianca, gesto e pensiero. Ecco quanto basta per la “pittura-pittura”. Stima: 50.000€/60.000€.

Bruna Gasparini, Humus n. 6, olio e smalti su tela, 100×100, 1962 – Lotto n. 200 – da martiniarte.it
Bruna Gasparini, Humus n. 6, olio e smalti su tela, 100x100, 1962
Bruna Gasparini, Humus n. 6, olio e smalti su tela, 100×100, 1962 – Lotto n. 200 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 37

Bruna Gasparini nasce a Mantova nel 1913. Dal 1937 vive a Venezia dove ben presto diverrà una delle protagoniste dello spazialismo locale con il marito Luciano Gaspari ed Edmondo Bacci.

Spazio, luce e colore sono infatti i temi attorno a cui ruota la sua opera che ottiene subito un discreto successo di critica tanto da partecipare alla Biennale veneziana già nel 1940 e poi ancora nel 1948, nel 1950 e nel 1964 con sala personale allestita da Carlo Scarpa. In quest’occasione la Gasparini presenta una serie di dodici gouache ispirate ai versi di Charles Baudelaire.

Nel 1953 e nel 1956, pur non avendo mai aderito ufficialmente allo Spazialismo, l’artista espone con i membri del movimento nelle Gallerie di Carlo Cardazzo al Naviglio di Milano e alla Galleria del Cavallino di Venezia.

Ad una accesa espressività astratta ottenuta per mezzo dell’uso della tempera grassa e di colori sgargianti nella prima parte del decennio, che l’avvicina anche se in maniera originale all’informale, segue nel secondo quinquennio un interesse maggiormente ‘atmosferico’ e naturalistico ottenuto realizzando forme fluide e trasparenti, di cui il lotto n. 200 “Humus n. 6” in asta, del 1962, è un bell’esempio. Stima: 8.000€/10.000€.

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