Asta Martini Studio d'Arte n. 39 - 20 Marzo 2018 - Brescia, Arte Moderna e Contemporanea - Immagini Courtesy https://www.martiniarte.it

Le “scritture” di Carlo Alfano, Magdalo Mussio e Carla Accardi da Martini Arte (Asta n. 39)

L’Asta n. 39 della Casa d’Aste Martini Studio d’Arte di Brescia si terrà il giorno 20 marzo 2018 in due sessioni alle ore 17.00 (Lotti 1-130 e 131-241). La TopTen di SenzaRiserva. Tre opere segniche di altissima levatura quelle del napoletano Carlo Alfano al lotto n. 178 “Frammenti di un autoritratto anonimo” e di Magdalo Mussio e Carla Accardi rispettivamente ai lotti 191 e 2016. Da non perdere anche il bel Bemporad al lotto n. 16 e l’opera astratta, storica, del 1955 di Edoardo Giordano al lotto n. 29.

Franco Bemporad, Struttura puntinistica, olio su tela, 90×90, 1973 – Lotto n. 16 – da martiniarte.it
Franco Bemporad, Struttura puntinistica, olio su tela, 90x90, 1973
Franco Bemporad, Struttura puntinistica, olio su tela, 90×90, 1973 – Lotto n. 16 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Arte n. 39

Franco Bemporad nasce nel 1926 a Firenze dove compie studi di medicina e psicanalisi. Fra il 1952 ed il 1956 è a Roma dove inizia ad esporre e si occupa di cinematografia e sceneggiatura.

Nel 1957 la prima personale “Segno e catrame”, che si tiene a Milano alla Galleria Montenapoleone, segna l’adesione di Bemporad al movimento nucleare. Nello stesso anno l’artista fiorentino firma il Manifesto “Contro lo stile”, sottoscritto anche da Enrico Baj, Sergio Dangelo, Gianni Bertini, Yves Klein, Piero Manzoni e molti altri.

Alla fine degli anni ’50 la pittura di Bemporad cambia e l’artista inizia una ricerca basata sulla ripetizione del segno che lo inserisce a pieno nel contesto delle nuove idee proposte dal gruppo “Continuità” (di cui fecero parte anche Piero Dorazio, Pietro Consagra, Gastone Novelli, Giulio Turcato, Achille Perilli, Arnaldo e Giò Pomodoro, Lucio Fontana), rivolte alla messa a punto di una “estetica della continuità” che esalti le caratteristiche formali dell’oggetto artistico.

Nel 1966 Bemporad partecipa alla Biennale di Venezia; ma per il nuovo ciclo pittorico, incentrato sul puntinismo, caratterizzato da sequenze di punti realizzati applicando il colore direttamente dal tubetto, si dovrà aspettare il 1973 (lotto n. 16 “Struttura puntinistica”). L’artista presenterà queste “superfici tattili”, strutture cromatiche in rilievo che coprono la tela, in una personale al Salone Annunciata di Milano nel 1974.

Si tratta di opere originalissime che costituiscono, si potrebbe dire, la summa di tutte le esperienze d’avanguardia degli anni ’60 e ’70: lo spazio pittorico diviene infatti parte del tutto in cui è inserito quale ‘maschera e punto di vista’ rispetto ad un racconto più ampio, superando in questo modo la circoscrizione ‘classica’ dell’opera in un nucleo di senso; punti e superficie svelano un approccio analitico di rifondazione del linguaggio, attraverso un ritorno alle forme primarie; le strutture cromatiche in rilievo sono cineticamente sensibili alla luce ed incidono sulla percezione; infine “la sensazione non è soltanto visiva ma anche tattile, vi è quindi una vibrazione della materia, una sua trasformazione in materia colore”, a sottolineare come la ricerca sia quella di un messaggio universale, polisensoriale, integralmente umano. Stima: 10.000€/12.000€.

Edoardo Giordano, Senza titolo, tecnica mista su tela, 80×65, 1955 – Lotto n. 29 – da martiniarte.it
Edoardo Giordano, Senza titolo, tecnica mista su tela, 80x65, 1955
Edoardo Giordano, Senza titolo, tecnica mista su tela, 80×65, 1955 – Lotto n. 29 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Arte n. 39

Edoardo Giordano (classe 1904), detto Buchiccio, compie gli studi all’Accademia di Belle Arti di Napoli esordendo nel 1928 alla Prima Mostra Permanente partenopea.

Le opere d’esordio dell’artista sono ancora figurative, di gusto secessionista. Nel 1933, a Parigi, Giordano si avvicina all’arte ceramica, dopo aver conosciuto ed essersi appassionato alle realizzazioni di Raoul Dufy.

Nel 1934 e nel 1936 Giordano partecipa alla Biennale di Venezia. Fino all’inizio della seconda guerra mondiale è particolarmente attivo nella produzione ceramica napoletana di Posillipo.

Nel dopoguerra l’artista napoletano diviene una figura di riferimento nell’ambito del Gruppo Sud, mentre, trasferitosi a Milano, all’inizio degli anni ’50, Giordano si avvicina al M.A.C. Movimento Arte Concreta, da pochissimo costituito presso la Libreria Salto, e all’astrattismo geometrico, come testimoniato dall’opera in asta al lotto n. 29 “Senza titolo” del 1955.

La prima personale astratta di Giordano si tenne presso la Galleria Bompiani nel febbraio del 1951. Nelle opere dell’artista napoletano emerge la tipica vitalità e l’acceso cromatismo meridionale che Giordano contiene in un equilibrio di confine che sembra scherzare in modo sapiente su una troppo rigorosa ‘serietà’ dei costrutti concreti.

L’opera in asta al lotto n. 29 testimonia la fase finale dell’astrattismo geometrico del Buchiccio prima dell’informale: piccoli frammenti multicolore tipici della sua produzione, quasi musiva, si collocano e s’impigliano in una ‘dimensione’ definita da rette e diagonali in espansione che scandiscono uno spazio in profondità. Tale spazio viene esaltato dalla rifrazione tonale delle cromie, dai fondi neri ai primi piani dei colori saturi e l’inverso. Opera in cui si intuiscono le prime avvisaglie cinetiche e le ricerche ‘scientifiche’ d’avanguardia del decennio successivo. Stima: 4.000€/5.000€.

Gino Marotta, Montagna, assemblaggio di ferri applicati su tavola, 100×100, 1959 – Lotto n. 43 – da martiniarte.it
Gino Marotta, Montagna, assemblaggio di ferri applicati su tavola, 100x100, 1959
Gino Marotta, Montagna, assemblaggio di ferri applicati su tavola, 100×100, 1959 – Lotto n. 43 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Arte n. 39

Nato nel 1935 a Campobasso, Gino Marotta ha soli ventiquattro anni quando crea l’opera al lotto n. 43 “Montagna” assemblando ferri e lastre metalliche su una tavola di legno.

Quella di Marotta negli anni ’50 è una ricerca di avanguardia che si muove al confine fra neodadaismo, nouveau réalisme, informale ed arte povera inseguendo una tipologia di rappresentazione duale e ossimorica che riveli la parentela, indissolubile e contraddittoria, fra artificiale e naturale attraverso “pitture-oggetto”, prima di recupero, poi prodotte industrialmente.

È infatti nei primi anni ’60 che Marotta comincerà a realizzare le prime opere in metacrilicato o perspex, materiale industriale e trasparente, con il quale l’artista realizza forme scultoree perlopiù naturali: paesaggi immersivi, boschi, palme, alberi, struzzi, leoni, elefanti dalle cromie più varie.

L’artista in quegli anni affinerà un interesse verso creazioni di tipo ambientale e sensoriale già intuibile nelle opere degli anni ’50 nell’utilizzo di materiali dove chiara è la presenza di una attività umana stratificata; e per la predilezione di superfici scabrose o lisce, ricettacolo di tracce che aprono al mondo, che invitano lo spettatore a scoprire, decifrare; a verificarne la consistenza, a toccare.

Le opere in alluminio, piombo e lamiera, realizzate in officina con la fiamma ossidrica, di cui quella in asta è un bellissimo e importante esemplare, furono esposte da Marotta in varie occasioni: nel 1957,  alla Galleria La Salita, con presentazione di Franco Russoli (dove Marotta presenta i “piombi”), a Roma alla Galleria Appunto, con presentazione di Cesare Vivaldi, e a Milano alla Galleria dell’Ariete, con presentazione di Gillo Dorfles (dove si espongono i “bandoni”). Stima: 8.000€/10.000€.

Bruna Gasparini, Senza titolo, olio su carta intelata, 49.5×70, 1955 – Lotto n. 58 – da martiniarte.it
Bruna Gasparini, Senza titolo, olio su carta intelata, 49.5x70, 1955
Bruna Gasparini, Senza titolo, olio su carta intelata, 49.5×70, 1955 – Lotto n. 58 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Arte n. 39

Bruna Gasparini nasce a Mantova nel 1913. Si dedica alla pittura da autodidatta a Venezia avendo come artisti di riferimento Virgilio Guidi, per le ricerche tonali sulla luce, e Arturo Martini, di cui la la Gasparini apprezza in particolare la potenza e l’energia delle soluzioni compositive. Nel 1943 l’artista mantovana sposa Luciano Gaspari, altro protagonista dello spazialismo veneto.

Le prime opere che portano Bruna Gasparini alla Biennale di Venezia del 1940 sono però ancora vicine al tonalismo romano di Scipione e Mafai (alla Biennale sarà invitata nuovamente nel 1948, nel 1950 e nel 1964 con sala personale).

All’inizio degli anni ’50 la pittura della Gasparini volge verso l’astratto in dipinti di forte espressività che alla metà del decennio accentuano l’aspetto informale, come evidente al lotto n. 58 “Senza titolo” del 1955.

Negli anni fra il 1953 ed il 1956 l’artista mantovana è particolarmente vicina al movimento spaziale milanese, cui mai aderì ufficialmente. Espose comunque più volte con gli artisti spaziali nelle gallerie di Carlo Cardazzo, alla Galleria del Naviglio di Milano ed alla Galleria del Cavallino di Venezia.

Le soluzioni formali della Gasparini si inseriscono dunque a pieno titolo, in questi anni, in quelle dello spazialismo veneto che, rispetto ai motivi concettuali e minimali di quello milanese, valorizzò invece una ricerca sugli aspetti materici, atmosferici e luministici della composizione, d’altra parte tradizionalmente importanti nella pittura veneta.

Nel lotto in asta si nota l’originalità della Gasparini soprattutto nel potente dinamismo delle forme che qui ancora mostra un passionale attaccamento alla citazione del reale. Stima: 3.000€/4.000€.

Xavier Bueno, Senza titolo, tecnica mista su tela, 30×40, 1969 – Lotto n. 68 – da martiniarte.it
Xavier Bueno, Senza titolo, tecnica mista su tela, 30x40, 1969
Xavier Bueno, Senza titolo, tecnica mista su tela, 30×40, 1969 – Lotto n. 68 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Arte n. 39

Nel 1959 il pittore spagnolo naturalizzato italiano Xavier Bueno partecipa a Firenze al movimento “Nuova Corrente” con i pittori Sirio Midollini, Bruno Pecchioli, Piero Tredici, Leonardo Papasogli, Manfredi Lombardi.

Nelle file del movimento Xavier sostiene l’esigenza di correggere gli sbagli del ‘neorealismo’ riproponendo il valore di un’arte che porti avanti istanze di denuncia sociale, senza cadere in sterili estetismi.

Nel 1970, un anno dopo la realizzazione dell’opera in asta al lotto n. 68 “Senza titolo”, Xavier partecipa alla mostra Arte Contro 1945-1970 con tre opere: la “Fucilazione” del 1945, “L’uomo braccato” del 1964 e la grande tela España Libre.

Dalle opere di denuncia politica e di spirito rivoluzionario dei primi anni, alla fase neometafisica, al realismo fiorentino del Gruppo dei Pittori Moderni della Realtà fra il 1947 ed il 1949 (con Gregorio Sciltian, il fratello Antonio Bueno e Pietro Annigoni), fino al neorealismo drammatico e al ciclo dei “bambini” dalla metà degli anni ’50, alla morte, avvenuta nel 1979, si può affermare che Xavier abbia sempre celebrato, di fronte all’ingiustizia, allo squallore sociale, al pessimismo della condizione esistenziale, la figura umana.

In ogni opera di Xavier infatti questa conserva una frontalità introspettiva, da cronaca agiografica, che può essere accostata alle opere di un artista cui il nostro si ispirò sempre: il pittore spagnolo Francisco de Zurbarán (1598-1664), considerato il Caravaggio spagnolo, per la forza psicologica, la monumentalità, i contrasti ‘eroici’ ed estatici dei tratti con cui rese le figure di monaci e suore e che Xavier conserva anche nei più fragili dei suoi “fanciulli”. Stima: 7.000€/8.000€.

Enrique Careaga, Mouvement circulaire VAUCL 4, 1967-2008, acrilico su tela, 60×60 – Lotto n. 142 – da martiniarte.it
Enrique Careaga, Mouvement circulaire VAUCL 4, 1967-2008, acrilico su tela, 60x60
Enrique Careaga, Mouvement circulaire VAUCL 4, 1967-2008, acrilico su tela, 60×60 – Lotto n. 142 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Arte n. 39

Nato nel 1944 in Paraguay, Enrique Careaga studia all’Accademia di Belle Arti di Asunción. Nel 1965 ottenne una borsa di studio per studiare con Victor Vasarely a Parigi in un workshop sull’integrazione fra forme d’arte e architettura.

Nella capitale francese Careaga rimase fino al 1978 partecipando al movimento optical e cinetico della Scuola di Parigi ed entrando in contatto con i membri del G.R.A.V. Groupe de Recherche d’Art Visuel (François Morellet, Julio Le Parc, Francisco Sobrino, Horacio Garcia Rossi, Yvaral, Joël Stein, Vera Molnár) di cui condivise le ricerche sulla contaminazione delle arti, in particolare nella luministica e nelle installazioni ambientali, e sull’opera ‘aperta’.

Opera molto bella questa in asta al lotto n. 142 “Mouvement circulaire VAUCL 4” e assai rappresentativa del linguaggio dell’artista paraguaiano: per Careaga il movimento dinamico generato dalle forme e dal colore è allo stesso tempo causa, mezzo ed effetto di una percezione dello spazio-tempo che si rivela, con studiata intuizione, come unicum sensoriale.

Della sua arte ha scritto nel 1975 Jean-Jaques Lévêque, scrittore e storico dell’arte: “è con Careaga e con qualche altro dopo, che la prospettiva ereditata dal Rinascimento italiano […] è stata definitivamente superata, per il semplice fatto che l’evoluzione dei fenomeni plastici generati arriva per una sorta di legge dell’irrevocabile. E perché, allo stesso tempo, l’evoluzione della nostra percezione della realtà anch’essa conduce ad una prospettiva eterea, specialmente dopo la conquista dello spazio. L’astrazione geometrica così si confonde, curiosamente, in in nuova realtà, quella dello ‘spazio totale'”. Stima: 6.000€/7.000€.

Carlo Alfano, Frammenti di un autoritratto anonimo, acrilico su tela e legno, 99×48, 1971 – Lotto n. 178 – da martiniarte.it
Carlo Alfano, Frammenti di un autoritratto anonimo, acrilico su tela e legno, 99x48, 1971
Carlo Alfano, Frammenti di un autoritratto anonimo, acrilico su tela e legno, 99×48, 1971 – Lotto n. 178 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Arte n. 39

Opera pubblicata nel catalogo della prima grande mostra retrospettiva monografica “Carlo Alfano – soggetto spazio oggetto” in corso fino ad aprile 2018 al Mart – Museo di Arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, quella del pittore napoletano Carlo Alfano (1932-1990) in asta al lotto n. 178 “Frammenti di un autoritratto anonimo”.

Finestre, riquadri, campi visivi, soglie e, dall’altra parte, brevi enunciati, apparizioni, forme labili contrassegnano tutta l’attività artistica di Carlo Alfano, figura originalissima del concettuale italiano dagli anni ’60 in poi. L’artista napoletano indaga nella sua ‘pittura’ e nelle sue installazioni una dimensione esistenziale e coscienziale dell’espressione, riflettendo sui due piani dell’universale come condizione e dell’individuale come località in uno spazio tempo.

È inseguendo questa idea che fra il 1969 ed il 1974, Alfano crea il ciclo dell'”Archivio delle nominazioni”: un riquadro metallico incornicia, individua idealmente, ma anche percettivamente, un ambiente; un nastro magnetico su cui sono stati incisi degli “autoritratti” vocali di persone, artisti, familiari, ma descrizioni di piante e animali, vi scorre centralmente, in loop, a rappresentare una condizione temporale e provvisoria, esistenziale, all’interno di uno spazio multidimensionale dove non esistono gerarchie e centralità.

Il 1969 è anche l’anno in cui Alfano inizia il ciclo “Frammenti di un autoritratto anonimo”, che di fatto è il contrappunto visuale a quell’esperienza: la scrittura, il parlato, si dispongono per sussulti, singhiozzi, sbotti ed illuminazioni, trovando una collocazione spaziale in cui ciascuno pensiero è dislocato ma di uguale dignità: il prima è il dopo, il passato è il presente, la cronaca esistenziale si unisce alla riflessione filosofica ed al ricordo.

“Su tela o altri supporti si dislocano spazialmente numerosi frammenti che rimandano a: accadimenti brevissimi, illuminazioni, epifanie. Questi restano sospesi sul loro supporto senza fine né principio, senza discorso né paternità di autore. È la frase, la proposizione scritta, che preserva la sua primaria identità, la sua realtà di fenomeno-suono o fenomeno-scrittura” (da Jole De Sanna, Archivio Alfano, in DATA #4, pp. 59, 1972). Stima: 25.000€/35.000€.

Magdalo Mussio, Senza titolo, tecnica mista su tavola, 85.5×61.5, 1985 – Lotto n. 191 – da martiniarte.it
Magdalo Mussio, Senza titolo, tecnica mista su tavola, 85.5x61.5, 1985
Magdalo Mussio, Senza titolo, tecnica mista su tavola, 85.5×61.5, 1985 – Lotto n. 191 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Arte n. 39

E ancora di arte segnica si parla con il lotto n. 191 “Senza titolo”, tecnica mista realizzata nel 1985 da Magdalo Mussio, artista volterrano classe 1925.

Sceneggiatore, regista, editore, redattore, docente, Magdalo Mussio è stato intellettuale a tutto tondo nel panorama culturale italiano degli anni ’60 e ’70.

Formatosi all’Accademia di Belle Arti ed alla Facoltà di Architettura di Firenze l’artista toscano diviene redattore della celebre rivista “Marcatré” nel 1963.

Alla fine degli anni ’60 si trasferisce a Macerata divenendo redattore della rivista “La Nuova Foglio”, che cura soprattutto libri d’arte.

Intanto Mussio si dedica ai cortometraggi fiabeschi e surreali (quali Umanomeno del 1973) e insegna all’Accademia di Belle Arti di Macerata, coltivando al contempo una produzione artistica di sapore verbo-visuale su tela e collage.

Negli anni ’80 Mussio intensifica l’attività artistica codificando un linguaggio personalissimo che unisce, come testimoniato dal lotto in asta, una spazialità introspettiva ad un affiorare di testimonianze e barlumi di senso: frammenti, numeri, parti di fotografia, appunti trovano un trait d’union in questo spazio fino ad assurgere ad elemento iconografico composito autonomo.

La composizione di forme, lettere, numeri, figure, linee, collegamenti, si muove sulla superficie del supporto monocromo su piani diversi dipendentemente dalla distanza da cui la si guarda, quasi a rappresentare quei gradi di separazione che rendono più o meno ‘empatici’ se si considera l’alterità, più o meno consapevoli se l’artista si sofferma a riflettere sull’individualità.  Stima: 4.000€/5.000€.

Carla Accardi, Senza titolo, tempera alla caseina su carta, 35×49.5, 1957 – Lotto n. 216 – da martiniarte.it
Carla Accardi, Senza titolo, tempera alla caseina su carta, 35x49.5, 1957
Carla Accardi, Senza titolo, tempera alla caseina su carta, 35×49.5, 1957 – Lotto n. 216 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Arte n. 39

Originaria di Trapani dove nasce nel 1924, Carla Accardi studia all’Accademia di Belle Arti di Palermo.

Nel primo dopo guerra partecipa, a Roma, all’esperienza formalista e marxista astratta del Gruppo Forma 1 (con Ugo Attardi, Pietro Consagra, Mino Guerrini, Piero Dorazio, Achille Perilli, Giulio Turcato, Antonio Sanfilippo).

Il Gruppo è alla ricerca di una “immagine primaria” che da un lato sia moderna e in linea con le sperimentazioni dell’avanguardia europea, dall’altra rinnovi il linguaggio rinunciando ad un puro realismo nel segno di un ‘soggettivismo’ tipico della storia del ’900 italiano ed internazionale.

Nell’ambito di una ricerca formale, che ha comunque ancora come ispirazione il dato reale, la Accardi si muove fra il 1950, anno della prima personale alla Galleria Numero di Firenze, ed il 1954. Nel 1954 infatti l’artista trapanese inizia un più originale ciclo di opere dove maggiore importanza è conferita ad un linguaggio segnico che prende corpo nello spazio della superficie.

Luce, colore, segno e trasparenze sono gli stilemi tipici della Accardi di questi anni, che l’artista realizza utilizzando un groviglio segnico quasi organico e naturale, la cui connotazione curvilinea ‘femminile’ si accentua nel biennio 1957-1958 quando l’artista abbandona il colore per realizzare le cosiddette “integrazioni” (lotto n. 216 “Senza titolo”): il segno bianco è un feto che si muove come con ritmo placentare in uno spazio amniotico ecografico, nero, dove la Accardi realizza a pieno l’obiettivo di rappresentazione di quell’immagine pura e ancestrale che è la ‘memoria’ dell’esistere. Stima: 10.000€/15.000€.

Conrad Marca-Relli, F-D-5-76, tecnica mista e collage di tela e cartone, 45×56.5, 1976 – Lotto n. 217 – da martiniarte.it
Conrad Marca-Relli, F-D-5-76, tecnica mista e collage di tela e cartone, 45x56.5, 1976
Conrad Marca-Relli, F-D-5-76, tecnica mista e collage di tela e cartone, 45×56.5, 1976 – Lotto n. 217 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Arte n. 39

Artista di altissima levatura, le cui opere si trovano ancora a valutazioni medio basse, Conrad Marca-Relli è stato uno dei protagonisti della stagione astratta della Scuola di New York dalla fine degli anni ’40.

Nato a Boston da genitori italiani nel 1913, Marca-Relli studia alla Università privata Cooper Union for the Advancement of Science and Art. In seguito lavora come insegnante alla Works Project Administration.

Alla fine della guerra è particolarmente attivo nell’ambiente del fermento artistico e culturale della lower Manhattan del Greenwich Village.

Nel 1949 fonda l’Eight Street Club con Mark Rothko, Franz Kline e William de Kooning, club che promuove la prima mostra sull’espressionismo astratto americano, nel cui ambito Marca-Relli si contraddistinguerà per l’ideazione di una particolarissima tecnica di collage che fa uso dei materiali più eterogenei, dai metalli alla plastica.

Artista nomade Marca-Relli si mosse soprattutto fra l’America e l’Italia, fra Roma e New York e poi Parigi, inseguendo un’idea di arte anch’essa nomade e aperta alle contaminazioni: nell sue opere numerose le citazioni e le influenze: dalla forza demiurgica dei materiali dell’amico Alberto Burri (evidente nel lotto in asta al lotto n. 217 “F-D-5-76”), alle poetiche trasparenze di colore e tratto di Theodore Stamos ed Esteban Vicente, fino alla ricerca delle proporzioni degli artisti del rinascimento italiano ed alla metafisica di Giorgio Morandi.

Opere ‘architettoniche’ in questo senso quelle dell’artista italo-americano; opere che cercano una struttura nell’informe, mai abbandonando un’idea di ‘figuralità’ in fieri o in disfacimento e l’idea stessa di lotta e resistenza. Stima: 12.000€/14.000€.

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