Asta Meeting Art n. 829 - Sabato 24 e Domenica 25 Giugno 2017 - Vercelli, Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea - Sessioni V-VI - Immagini da meetingart.it

Asta Meeting Art n. 829 – Sabato 24 e Domenica 25 Giugno 2017 – Vercelli, Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea – Sessioni V-VI

Le sessioni V e VI dell’Asta di Arte Moderna e Contemporanea n. 829 della Casa d’Aste Meeting Art di Vercelli si terranno nei fine settimana del 24/25 giugno 2017 alle ore 14.30. La TopTen di SenzaRiserva.

Filippo Scroppo, Opera M.A.C., olio su tela, 70×50, anni ’50 – Lotto n. 319 – da meetingart.it
Filippo Scroppo, Opera M.A.C., olio su tela, 70x50, anni ’50
Filippo Scroppo, Opera M.A.C., olio su tela, 70×50, anni ’50 – Lotto n. 319 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Nato a Riesi nel 1910 da genitori valdesi, Filippo Scroppo si trasferisce a Torino nel 1934. La sua vita sarà a lungo combattuta fra le due sponde della vocazione artistica e di quella pastorale che non fu estranea all’ispirazione geometrica, astratta ed aniconica della sua pittura. Scroppo fu anche fervente comunista tanto da partecipare come giornalista e critico d’arte a “L’Unità” negli anni ’40.

Nel 1948 Scroppo aderisce al M.A.C. Movimento Arte Concreta nel gruppo torinese (Galvano, Parisot, Biglione). La sua pittura è caratterizzata da incastri di superfici prive di modulazione e ombreggiature, dai colori netti su forme spesso curvilinee che, pur completamente astratte, richiamano sempre ad un certo ‘naturalismo’.

La varietà stessa e la libertà del costruttivismo di Scroppo, oltre ad essere una rappresentazione precisa della riacquistata fiducia nel patto fra arte e tecnologia, comune ai concretisti, conferiscono alle opere dell’artista un che di utopico al confine fra ‘azione’ e aspirazione religiosa.

Per certi versi, la purezza e la personalizzazione del segno avvicinano Scroppo all’esperienza dei protagonisti dell’astrattismo classico fiorentino, per altri invece veicolano una fantasia e ricchezza di significati irriducibile ad una interpretazione esclusivamente deontologica e che invece sembrano costituire una pura rappresentazione della gioia e della riconoscenza verso il creato.

Opera collocabile nel primo quinquennio degli anni ’50 questa al lotto n. 319 “Opera M.A.C.”. Filippo Scroppo muore nel 1993 a Torre Pellice, in provincia di Torino, dove per moltissimi anni ha promosso e curato le edizioni della Mostra d’Arte Contemporanea. Stima: 2.000€/3.000€.

Albino Galvano, Composizione, olio e collage su cartone, 49.5×27.5, 1951 – Lotto n. 321 – da meetingart.it
Albino Galvano, Composizione, olio e collage su cartone, 49.5x27.5, 1951
Albino Galvano, Composizione, olio e collage su cartone, 49.5×27.5, 1951 – Lotto n. 321 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Allievo di Felice Casorati (nel contesto della cosiddetta “scuola di Via Mazzini”) nella Torino della fine degli anni ’20 e dell’inizio dei ’30, le prime prove di Albino Galvano riflettono la lezione post-impressionista del maestro nella figurazione dall’uso sapiente delle luci e del colore nonché nell’abile resa del chiaroscuro.

Fra gli anni 1940 e 1947 Galvano dà inizio a quel processo di semplificazione delle forme attento ad una resa di essenzialità ‘metafisica’ e ad una introspezione psicologica che non potrà che risolversi in una piena adesione alla pittura astratta nel 1948.

Con Annibale Biglione, Adriano Parisot, Filippo Scroppo, Carol Rama e Paola Levi-Montalcini in quell’anno Galvano costituisce la sezione torinese del M.A.C. Movimento Arte Concreta.

Ma l’astrattismo e il concretismo delle forme in Galvano sono solo un pretesto per la creazione di simboli ‘anarchici’ dove l’oggetto religioso convive con lo strumento divinatorio e la cabala, il sacro con il profano (lotto n. 321 “Composizione”).

E quando Galvano scrive di Artaud (Galvano fu importante critico letterario e d’arte) sembra in qualche modo parlare di se stesso: “La ricerca disperata di attingere alla moelle delle cose, in una parola lo sforzo di attingere l’essere, esplorandolo tanto nella dimensione vitale quanto in quella ‘dei princìpi’, ha trasceso in lui, in ogni momento, l’impegno puramente letterario (dalla prefazione a “Eliogabalo o l’anarchico incoronato”, Antonin Artaud, Adelphi 2007, p. XIII). Stima: 2.000€/3.000€.

Walter Valentini, Viaggio VIII, tecnica mista e applicazioni su tavola e tela, 92x92x7, 1995 – Lotto n. 334 – da meetingart.it
Walter Valentini, Viaggio VIII, tecnica mista e applicazioni su tavola e tela, 92x92x7, 1995
Walter Valentini, Viaggio VIII, tecnica mista e applicazioni su tavola e tela, 92x92x7, 1995 – Lotto n. 334 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Protagonista dell’arte grafica contemporanea internazionale Walter Valentini nasce a Pergola nella provincia di Pesaro e Urbino nel 1928. Frequenta l’Istituto di Belle Arti delle Marche dove approfondisce le tecniche calcografiche, l’incisione, la litografia e al contempo rimane affascinato e studia la cultura umanistico-rinascimentale, in particolare i trattati sulla proporzione e l’armonia aurea.

Dopo aver lavorato come grafico pubblicitario, anche presso l’Agenzia pubblicitaria dell’ENI, nel 1974 tiene la sua prima personale alla Galleria Vinciana di Milano intraprendendo la carriera artistica.

Traiettorie cosmiche sono le opere di Valentini come questa in asta al lotto n. 334 “Viaggio VIII”, di buone dimensioni; percorsi verso una perfezione formale che rappresenta una esperienza mistica, non intuita, ma frutto di un lavoro di studio e precisione.  “La sua poesia di linee e superfici / è una dichiarazione di fatti. / Potrebbero essere equazioni / fra accadimenti stellari / in cui persino il caso / indossa un abito da cerimonia. Crede nel definito, / ispirando un’orchestra” ha scritto l’amico Hans Richter a proposito di Valentini.

Valentini unisce in modo personalissimo l’invenzione di Fontana della ricerca di uno spazio ‘oltre’ all’esperienza tecnologica, alla volontà del ‘fare’ e alla forza di Crippa, l’eleganza formale di Veronesi allo scavo interiore ed esistenziale di Scanavino, la rivolta e il capovolgimento ‘dada’ alla “divina proporzione” di Luca Pacioli. Stima: 11.500€/12.900€.

Roberto Crippa, Senza titolo, tecnica mista, sughero e collage su tavola, 81×65, anni ’60/70 – Lotto n. 358 – da meetingart.it
Roberto Crippa, Senza titolo, tecnica mista, sughero e collage su tavola, 81x65, anni ’60/70
Roberto Crippa, Senza titolo, tecnica mista, sughero e collage su tavola, 81×65, anni ’60/70 – Lotto n. 358 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Un bel sughero del monzese Roberto Crippa al lotto n. 358 “Senza titolo”, opera collocabile nel secondo quinquennio degli anni ’60.

Dalle “Spirali” dei primi anni ’50, con l’adesione allo spazialismo, al recupero della pittura ‘terrestre’ e di paesaggio alla fine dei ’60 con gli assai sottostimati landscapes in sughero, il percorso artistico di Crippa è stato coerente lungo una linea evolutiva che mette in luce una personalità forte e volitiva, interessata a fare dell’arte e della vita un’unicum inscindibile di desiderio di ricerca ed espressione.

Crippa vede nella pittura e nella scultura, come nella vita, la necessità di un’unione fra cielo e terra, materiale ed immateriale; di una identificazione fra simbolo e realtà. Le ”spirali’ di Crippa non sono solo i voli pindarici della mente ma anche le evoluzioni del suo essere pilota acrobatico. I “Totem” degli anni ’50 e ’60 sono lo sviluppo concreto e simbolico di quel gesto riportato alla materia, in un mondo ‘sciamanico’ incerto fra cielo e terra ma pronto a cavalcare l’onda tecnologica post-nucleare.

E suoi paesaggi sono la rappresentazione di un mondo fragile e ricettivo, di sughero; panorami terreni ed extra-terreni, popolati da parole di giornali, forme zoomorfe, accadimenti, esplosioni; sogni di un universo molle, lunare, da conquistare e da ricostruire. Stima: 4.000€/5.000€.

Paolo Scirpa, Ludoscopio cubico multispaziale n. 70, tubi fluorescenti verdi e rosa, vetri, legno e acciaio, 37.5x28x28, 1985 – Lotto n. 391 – da meetingart.it
Paolo Scirpa, Ludoscopio cubico multispaziale n. 70, tubi fluorescenti verdi e rosa, vetri, legno e acciaio, 37.5x28x28, 1985
Paolo Scirpa, Ludoscopio cubico multispaziale n. 70, tubi fluorescenti verdi e rosa, vetri, legno e acciaio, 37.5x28x28, 1985 – Lotto n. 391 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Nato a Siracusa nel 1934 Paolo Scirpa compie studi d’arte a Palermo e Catania. Negli anni ’60 frequenta le avanguardie europee prima a Salisburgo e poi a Parigi. Nel 1965 è alla Quadriennale d’Arte di Roma mentre nel 1968 a Milano collabora con Luciano Fabro all’Accademia di Belle Arti di Brera.

Al 1972 risale la prima produzione dei “Ludoscopi”, lotto n. 70 “Ludoscopio cubico multispaziale n. 70”, assemblaggi-sculture di specchi e luci al neon che danno vita attraverso giochi combinatori a profondità illusorie.

Marco Menguzzo, nell’introduzione al Catalogo della mostra “Paolo Scirpa. La luce nel pozzo”, 11 dicembre 2015 – 7 febbraio 2016, Arena Studio d’Arte, propone un interessante parallelismo fra queste opere di Scirpa e la parabola laica de “La luna nel pozzo”: “il tema dell”illusione’ è centrale in entrambi i casi.

Tuttavia, ‘essere illusi’ su un’azione volontaria – catturare la luna nel pozzo – comporta un senso di frustrazione, di impotenza e un ridimensionamento della propria autostima, mentre ‘essere illusi’ dai propri sensi, cioè fisiologicamente, produce un senso di meraviglia che è sostanzialmente positivo, pur nascendo da un errore di base, da un cortocircuito nella percezione della realtà fisica.

Questa ‘frustrazione positiva’ innesca infatti un meccanismo di consapevolezza elementare che è ben lontano dal senso di consapevolezza della propria inadeguatezza nel giudicare e nell’illusione percettiva non c’è colpa, nell’illusione volitiva invece sì.” Stima: 25.000€/28.000€.

Toni Costa, Dinamica visuale, PVC verde montato su tavola in romboidale, 57×57 (lato 40), 1966 – Lotto n. 398 – da meetingart.it
Toni Costa, Dinamica visuale, PVC verde montato su tavola in romboidale, 57x57 (lato 40), 1966
Toni Costa, Dinamica visuale, PVC verde montato su tavola in romboidale, 57×57 (lato 40), 1966 – Lotto n. 398 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Tra i fondatori del Gruppo N (con lui Alberto Biasi, Manfredo Massironi, Edoardo Landi e Ennio Chiggio) di Padova nel 1959 Toni Costa è stato uno dei capostipiti “disegnatori sperimentali” che hanno cercato di fondare una nuova arte attraverso lo studio scientifico delle dinamiche percettive e l’impiego di soluzioni interdisciplinari che fanno uso di materiali (in questo caso le listarelle in pvc) e soluzioni ‘installative’ inedite.

Il cinetismo delle sue “Dinamiche visuali” (lotto n. 398) è sicuramente il suo contributo maggiore a questa ricerca. Luce, spazio e tempo sono gli attori che entrano in gioco di fronte a queste opere poiché essi creano quel movimento e quella ‘variabilità percettiva’, quell’instabilità che è essa stessa uno dei ‘motivi’ dell’azione del Gruppo. L’inclinazione delle listarelle, il colore, l’incidenza della luce, la posizione ritagliano attimi d’esperienza, creando un’opera continua: una fenomenologia d’opera.

Il 1966 è un anno particolarmente importante nell’attività dell’artista padovano con la partecipazione alla mostra “Aspetti dell’arte italiana contemporanea” allestita alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Stima: 32.000€/36.000€.

Ugo Celada, Natura morta, olio su tavola, 60×39 – Lotto n. 438 – da meetingart.it
Ugo Celada, Natura morta, olio su tavola, 60x39
Ugo Celada, Natura morta, olio su tavola, 60×39 – Lotto n. 438 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Ugo Celada da Virgilio possiede una capacità incredibile di cogliere il momento. Infatti nonostante l’enorme abilità tecnica e di mimesi realistica, l’artista cattura il pathos della scena, come in questa “Natura morta” al lotto n. 438.

Realismo magico e nuova oggettività, insieme a un sapore metafisico danno vita a composizione perfette la cui ieraticità però suggerisce e sottende un’inquietudine.

Nato in provincia di Mantova a Cerese di Virgilio nel 1895, Celada frequenta in seguito l’Accademia di Brera. Nel dopoguerra partecipa alle Biennali veneziane del 1920, 1924 e 1926 e al Movimento novecentista che rinnegherà presto per la collusione e la celebrazione del Regime, rimanendo sempre fedele alla sua arte intimista fatta di ritratti, animali e oggetti, imperscrutabile e magica.

Artista da riscoprire, che non ha avuto il meritato successo di mercato. Da ricordare la bellissima mostra al Palazzo Reale di Milano del 2005. Stima: 2.000€/3.000€.

Francesco Menzio, Natura morta con testa, olio su tavola, 73×90, 1937 – Lotto n. 478 – da meetingart.it
Francesco Menzio, Natura morta con testa, olio su tavola, 73x90, 1937
Francesco Menzio, Natura morta con testa, olio su tavola, 73×90, 1937 – Lotto n. 478 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Nato a Tempio Pausania in Sardegna nel 1899 Francesco Menzio è a Torino nel 1912 dove compie gli studi ginnasiali entrando poi nell’orbita del salotto di Felice Casorati.

Nel 1926 Menzio è alla Biennale di Venezia e partecipa alla prima Mostra di Novecento Italiano.

Nel 1927 l’artista è a Parigi interessato a superare il provincialismo casoratiano attraverso una pittura di respiro europeo, anti-retorica e lirica che tenga conto delle scoperte cromatiche di impressionisti e post-impressionisti.

Negli anni ’30 la pittura di Menzio si caratterizza per “interiorizzazioni psicologiche del quotidiano e soffusi lirismi”, come ha ben scritto A. R. Masiero, in “F. M.: autoritratto”, 1999, p. 104, che si articolano su pochi temi: nature morte (lotto n. 478 “Natura morta con testa”), interni con figure e paesaggi in cui l’artista sardo mostra una varietà di stili che ne rivelano il carattere eclettico: dalla pennellata soffice e morbida al plasticismo espressionista, da una figurazione sintetica al realismo delle figure senza mai perdere la ricerca poetica e lirica. Stima: 6.000€/7.000€.

Orfeo Tamburi, Parigi, olio su tela, 54.5×65, 1952 – Lotto n. 488 – da meetingart.it
Orfeo Tamburi, Parigi, olio su tela, 54.5x65, 1952
Orfeo Tamburi, Parigi, olio su tela, 54.5×65, 1952 – Lotto n. 488 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Bella e datata opera di Orfeo Tamburi al lotto n. 488 “Parigi”. Nato a Jesi nel 1910 Tamburi frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma dove ha per amici Ennio Flaiano e Vincenzo Cardarelli.

Nel 1936 è a Parigi dove entra in contatto con l’elite artistica e culturale della capitale francese e viene influenzato dalla pittura di Cèzanne. Tornato in Italia è di nuovo a Parigi nel dopoguerra dove resta fino al 1952.

Moltissime le sue partecipazioni alla Biennale di Venezia ed alla Quadriennale di Roma e numerosissime le mostre in gallerie in tutta europa con quei paesaggi romani e parigini che sono la sua produzione migliore: composizione che l’artista realizza con eleganza e grazia, nonché con una immediatezza e sensibilità che emerge in quest’opera in asta con la stessa limpidezza delle vedute di Maurice Utrillo. Stima: 9.000€/10.000€.

Luigi Ontani, Bambi, Bimbi, Bambole, tecnica mista su carta in romboidale, 70×70 (lato 50) – Lotto n. 498 – da meetingart.it
Luigi Ontani, Bambi, Bimbi, Bambole, tecnica mista su carta in romboidale, 70x70 (lato 50)
Luigi Ontani, Bambi, Bimbi, Bambole, tecnica mista su carta in romboidale, 70×70 (lato 50) – Lotto n. 498 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

I bisticci linguistici e visuali dell’artista bolognese (Vergato, 1943) Luigi Ontani sono di scena all’opera lotto n. 498 “Bambi, bimbi, bambole”.

Istrione ironico e dissacratore, Ontani è artista eclettico non estraneo all’utilizzo di materiali e tecniche disparate: il ritocco fotografico, il disegno, la performance, l’acquerello, la scultura in legno, in ceramica, in vetro di Murano.

Ontani unisce una vera passione per la ritualità ed il misticismo all’analisi dei processi della rappresentazione e soprattutto dell’auto-rappresentazione tendendo ad elaborare significati che sconfinano nel e talvolta usano il fiabesco.

I giochi di parole sono uno dei temi ricorrenti in Ontani: parole che consentono la messa in scena di significati imprevisti e polisemici oppure rivelatrici di motivi nascosti e di ‘non-sensi’. E l’acquerello, nella sua ‘liquidità’ effimera, non può che essere di supporto ad una ricerca quasi calviniana di leggerezza, di godimento carnale dell’esercizio di una raffinata intelligenza. Stima: 18.000€/20.000€.

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