Asta Meeting Art n. 837 - 28 gennaio, 3 e 4 febbraio 2018 - Vercelli, Arte Moderna e Contemporanea - Immagini Courtesy meetingart.it

Vermi, Bertini, Dova, Costa. Gli anni ’60 guidano l’Asta Meeting Art n. 837 – Sessioni IV-VI

Le ultime tre sessioni dell’Asta di Arte Moderna e Contemporanea n. 837 della Casa d’Aste Meeting Art di Vercelli si terranno nei giorni 28 gennaio, 3 e 4 febbraio alle ore 14.30 (sessioni IV-VI, lotti 331-440, 441-550, 551-650). Dopoguerra ancora protagonista della selezione con belle opere di artisti storici: i surrealisti Errò e Dova, il minimalismo di Arturo Vermi e un bel paesaggio meccanico, datato, di Gianni Bertini. Un raffinato Toni Costa del 1967 rappresenta l’arte cinetica e, per chi cerca la storia, un bel collage di un artista importantissimo, ancora troppo penalizzato dal mercato: Conrad Marca-Relli. La TopTen di SenzaRiserva.

Maurizio Galimberti, Red Lucca wall…, mosaico di 100 polaroid, 85×96, 2007 – Lotto n. 338 – da meetingart.it
Maurizio Galimberti, Red Lucca wall…, mosaico di 100 polaroid, 85x96, 2007
Maurizio Galimberti, Red Lucca wall…, mosaico di 100 polaroid, 85×96, 2007 – Lotto n. 338 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 837

Maurizio Galimberti è un fotografo italiano notissimo per i suoi mosaici di polaroid (lotto n. 338 “Red Lucca wall…”). All’inizio degli anni ’80 risalgono le prime composizioni con questo mezzo espressivo che, fra i diversi cicli, l’artista continua a tutt’oggi. La particolare tecnica adottata da Galimberti per i “Mosaici” affonda le proprie radici da un lato nella scomposizione cubista e nella percezione sintetica di un processo nel tempo, dall’altra nella simultaneità delle forze, di matrice futurista, che generano quello stesso processo.

“Data l’esistenza della fotografia e della cinematografia, la riproduzione pittorica del vero non interessa né può interessare più nessuno” ha affermato Giacoma Balla, autore nel 1912 del celebre Dinamismo di un cane al guinzaglio, di fatto tracciando una linea di netta demarcazione fra fotografia e interpretazione artistica; ma si potrebbe dire che in Galimberti l’ordine si sia rovesciato e che la fotografia si sia riappropriata di quelle fondamenta della ricerca ‘pittorica’ che ha reso grande il nostro novecento.

“L’esercizio compositivo, in musica così come nella fotografia di Galimberti, tende alla ricerca dell’armonico. Il risultato è il ritmo, la ricerca dell’armonia nel dialogo tra tempo e spazio, nella geometria dell’incanto che l’artista stesso definisce ‘liricità nello spazio’. Suonare la musica di un luogo, di un edificio, di una città, di una strada e saperne ritrasmettere la magia vuol dire vedere lo spazio come una realtà da comporre che ha un inizio e una fine, che appare sotto forma di spartito musicale sul quale scrivere le note” ha ben scritto Benedetta Donato, curatrice del Progetto “Paesaggio Italia”, in Extra_vagante Esplorazioni, incursioni, divagazioni, appunti di Maurizio Galimberti da (da “Geocentro Magazine”, V, n. 27. maggio-giugno 2013, pp. 89-90). Stima: 4.000€/5.000€.

Giuseppe Migneco, Donna con gallo, olio su tela, 40×30, anni ’80 – Lotto n. 367 – da meetingart.it
Giuseppe Migneco, Donna con gallo, olio su tela, 40x30, anni ’80
Giuseppe Migneco, Donna con gallo, olio su tela, 40×30, anni ’80 – Lotto n. 367 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 837

Nato a Messina nel 1908, Giuseppe Migneco compì studi classici in Sicilia per poi frequentare a Milano la Facoltà di Medicina. Ben presto però l’artista siciliano seguì la vocazione per la pittura e strinse amicizia con intellettuali e pittori quali Beniamino Joppolo, Renato Birolli, Raffaele De Grada e Aligi Sassu. Migneco lo si poteva trovare in quegli anni spesso al Bar Jamaica a discutere di arte e politica con tanti altri protagonisti del panorama culturale milanese: Manzù, Cassinari, Treccani, Guttuso, Carrieri, Vittorini, Anceschi, Fontana, Bo, De Micheli, Valsecchi.

Nel 1938 è fra i fondatori del Gruppo di Corrente, gruppo che sostiene le istanze ideologiche antifasciste e l’esigenza di un rinnovamento di un’arte italiana ancora chiusa nel tradizionalismo e nel novecentismo di regime.

Nella pittura di Migneco degli anni ’30 e ’40, e poi sempre nel corso della sua parabola artistica, domina un afflato di sintesi espressionista che ne caratterizza sia il disegno che i colori. L’artista ha come fonti di ispirazione la violenza cromatica di Kokoschka e Permeke, la drammaticità compositiva di  Van Gogh, riscontrabile soprattutto nella vibratile e tortuosa pennellata; il realismo popolare carico di tensione e materia di Courbet. Con questi mezzi Migneco racconta un umanità sconfitta, una realtà di povera gente, soprattutto contadini, pescatori, lavoratori.

Dopo il 1948 Migneco fu invitato a numerose Quadriennali romane ed ha partecipato a due Biennali di Venezia (nel 1952 espone con il gruppo realista; vi fu di nuovo nel 1958 con la celebre opera “Le sementi”, una versione della Crocifissione che suscitò vivaci polemiche).

“[…] Nelle più recenti opere lo stile di Migneco si evolve in senso più pacato, organizzandosi in campiture di colore che definiscono spazi più rigorosi. Coerentemente l’artista continua a variare e ad approfondire i medesimi soggetti, anche se lo fa con un altro spirito, con una nuova sensibilità. In ciò Migneco si dimostra ancora fedele alla sua Sicilia, tema privilegiato nella sua opera pittorica. Spesso si sofferma su un’umanità dolorosa, su popolani e umili lavoratori. La sua pittura è davvero un grido, come giustamente osserva Joppolo” (da Sergio Palumbo, Migneco, il normanno di Sicilia, articolo apparso su la “Gazzetta del Sud” di sabato 6 dicembre 2008). Bella questa piccola opera degli anni ’80 al lotto n. 367 “Donna con gallo”. Stima: 4.000€/5.000€.

Omar Galliani, Nuovi santi, grafite su tavola, 50x50x7.5 – Lotto n. 385 – da meetingart.it
Omar Galliani, Nuovi santi, grafite su tavola, 50x50x7.5
Omar Galliani, Nuovi santi, grafite su tavola, 50x50x7.5 – Lotto n. 385 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 837

Bella opera su tavola di Omar Galliani “Nuovi santi” al lotto n. 385. Nato nel 1954 a Montecchio Emilia, Galliani si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Bologna divenendo poi insegnante presso le Academie di Carrara e di Brera. Del 1977 la prima personale alla Galleria G7 di Bologna con opere che collocano l’artista all’interno del movimento degli Anacronisti promosso dal critico Maurizio Calvesi (con lui Franco Piruca, Carlo Maria Mariani, , Alberto Abate, Stefano Di Stasio,Paola Gandolfi, Ubaldo Bartolini).

Nella pittura di Galliani, mantenutosi sempre fedele alla figurazione (nonostante dopo la prima fase ‘anacronista’ la vicinanza ai modelli classici si sia molto ridotta per una maggiore libertà nell’ideazione del soggetto) e a mezzi tradizionali di esecuzione (il disegno a pastello e a grafite), sono spesso rappresentati volti, in particolare femminili, parti anatomiche in primissimo piano, animali: apparizioni sospese fra luce e tenebra, in bilico fra presenza ed assenza, persistenza e dimenticanza.

Poiché due anime convivono nell’immaginario dell’artista emiliano: da una parte l’umanità, colta nella sua piena fragilità, come la figura femminile sorpresa in quella condizione massima dell’essere indifesi che è il sonno (lotto n. 385); dall’altra i simboli magici, quasi tatuati, che l’artista traccia in sovra-impressione (ali, grifoni), con colori contrastanti, che aggiungono un’aurea d’invincibile, eterna sacralità all’opera, quasi ossimori di quelli: perituro e immortale, uomo e bestia, universo e atomo, espressione ed indifferenza trovano così una conciliazione che rende le composizioni di Galliani divine, iconiche, veri moderni oggetti di culto.

Il ‘citazionismo’ di Galliani nelle opere più recenti affonda più che in modelli precisi di riferimento nel recupero di valori umani comuni, nell’uso di simboli che vanno oltre un significato etimologico cercando di più un immagine condivisa di concordanza, di pacificazione aldilà di ogni troppo complicata analisi interpretativa. Stima: 4.000€/5.000€.

Gudmundur ErrÓ, Le serpent a plumes, olio su tela, 60×45, 1960 – Lotto n. 436 – da meetingart.it
Gudmundur Erro, Le serpent a plumes, olio su tela, 60x45, 1960
Gudmundur Erró, Le serpent a plumes, olio su tela, 60×45, 1960 – Lotto n. 436 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 837

Guomundur Guomundsson, detto Erró, nasce a Olafsvik  in Islanda nel 1932.  Compie studi d’arte  a Reykjavik, poi a Oslo e in Italia, a Firenze e Ravenna. La prima personale è a Milano nel 1956.

L’opera al lotto n. 436 “Le serpent a plumes” risale al periodo parigino di Erró che si stabilisce nella capitale francese dal 1958 e partecipa attivamente al movimento surrealista entrando in contatto con artisti quali Victor Brauner, Duchamp, Breton, Roberto Matta, André Masson, Max Ernst, Man Ray, Joan Miro.

Il 1960 ed il 1961 sono gli anni in cui Erró partecipa in Italia ed in Francia ad esposizioni contro la guerra in Algeria, di protesta verso la tortura ed il razzismo. A Milano la polizia sequestra una sua opera Le Flux de la Sharpeville asexuée insieme al grande lavoro Le Grand Tableau anfasciste collecif, dipinto in collaborazione con Enrico Baj, Roberto Crippa, Gianni Dova, Jean-Jacques Lebel e Antonio Recalcati.

Il periodo surrealista, di cui l’opera in asta è un bellissimo esempio per esecuzione, forza e ricchezza immaginativa, avrà comunque vita breve per Erró e si concluderà già nel biennio 1963-1964 quando l’artista inizierà ad utilizzare immagini mass-mediali in collage di piccole e grandi dimensioni, usati anche come modelli per la realizzazioni di grandi murali.

In queste nuove opere Erró combina immagini della storia dell’arte, della pubblicità e del mondo dei fumetti in composizioni pop che attraverso la decontestualizzazione acquistano significati del tutto nuovi e collocano l’artista islandese fra i rappresentanti del ‘postmoderno’ europeo. Stima: 10.000€/12.000€.

Arturo Vermi, Figure nello spazio tempo, olio su tela, 80x61x2, 1964 – Lotto n. 492 – da meetingart.it
Arturo Vermi, Figure nello spazio tempo, olio su tela, 80x61x2, 1964
Arturo Vermi, Figure nello spazio tempo, olio su tela, 80x61x2, 1964 – Lotto n. 492 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 837

Nel 1964, anno di realizzazione dell’opera in asta al lotto n. 492 “Figure nello spazio tempo” Arturo Vermi vive la Milano del quartiere delle Botteghe di Sesto San Giovanni.

A Milano l’artista bergamasco (classe 1928) inizia la frequentazione del Gruppo Azimuth (Bonalumi, Manzoni, Castellani) e di Lucio Fontana, frequentazioni che ben presto, nel segno del minimalismo del Gruppo del Cenobio di cui fu fondatore nel 1961 con Ettore Sordini e Angelo Verga (cui poi si unirono Agostino Ferrari, Alberto Lucia e Ugo La Pietra), lo condurranno ad affrontare ed approfondire il tema dello “spazio”.

È una tensione che, come affermerà l’artista, rappresenta il bisogno “[…] di un respiro, di una pausa, come quando uno urla di rabbia per anni, anni e anni e si sente spossato, sfinito,  distrutto. E poi la necessità di una calma, di un silenzio […] valori semplici, allo stato brado, essenziali e puri ed ecco che trovai la pagina bianca, lo spazio ma non per riempirlo, bensì per spogliarlo e lasciarvi un segno orizzontale argenteo in mezzo a un blu, oppure due segni in mezzo a tutto il quadro vuoto e così quella serie la chiamai ‘Paesaggi’.

E nell’opera in asta siamo già, pur con un altro titolo, a quei “Paesaggi” il cui ciclo inizierà nel 1965, a cui seguiranno poi gli “Inserti”, isole in campiture a cui il segno cerca di approdare nel contesto di un riduzionismo della  composizione che fa della semplicità il valore più vero ed umano del lavoro di Vermi.

Tempo e spazio come riappropriazione del tempo e dello spazio attraverso il segno: nel campo nero dell’informale, nell’universo tenebroso, il gesto dell’uomo lancia un messaggio, non solo di presenza ma anche di partecipazione, lavoro e condivisione. Stima: 10.000€/12.000€.

Gianni Bertini, The small world de Melpomène, olio su tela, 72×93, 1958 – Lotto n. 535 – da meetingart.it
Gianni Bertini, The small world de Melpomène, olio su tela, 72x93, 1958
Gianni Bertini, The small world de Melpomène, olio su tela, 72×93, 1958 – Lotto n. 535 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 837

Nella mitologia greca Melpomene era la dea della tragedia, figlia di Zeus e Mnemosyne. Non è raro trovare riferimenti a miti greci nell’eclettico artista pisano Gianni Bertini

‘Eclettico’ poiché Bertini partecipa al M.A.C. Movimento Arte Concreta, poi al Movimento Nucleare. È protagonista negli anni ’60 del Nouveau Réalisme e della Mec Art internazionale. Si dedica più recentemente alla poesia visiva e infine alle tecnologie digitali.

Ma è lo stesso artista che nel 1977 scrive nel Manifesto della Retroguardia: “[…] La retroguardia è la memoria del futuro. La ‘retroguardia’ è il Figliol prodigo di De Chirico, a ruoli invertiti fra il manichino metafisico e la statua classica. La ‘retroguardia’ difende l’artisticità e ne riconosce i valori, fra moderno e contemporaneo, senza misconoscere alcun medium espressivo, purché ‘intenzionato’ […]” svelando i significati di un’arte totalmente calata nella realtà del suo tempo, non immemore di un fluire dei significati, anche estetico, che è e deve segnare per Bertini un continuum fra passato e presente.

I primi anni ’60 nell’opera di Bertini rappresentano il periodo fecondissimo di riconoscimenti del soggiorno parigino e dell’amicizia con il critico francese Pierre Restany che nel 1965 redigerà il famoso manifesto della mechanical-art, firmato da Bertini, a sostegno di un’arte che utilizzi largamente il riporto fotografico: “La vita artistica contemporanea è dominata da un fatto capitale: ormai tutti, ad un livello o l’atro, prendiamo coscienza della natura moderna ed urbana. Questa orientazione domina l’evoluzione attuale. Le ricerche si sviluppano su due vie parallele, secondo che il tentativo di sintesi è situato al livello dell’oggetto in se stesso o della constatazione di questo oggetto sul piano della bidimensionalità classica. Se l’arte de ‘l’assemblage’ corrisponde ad una messa in scena della natura moderna, l’arte del ‘constato’ propone una impaginazione della stessa realtà oggettiva […]”.

E sono le opere ad olio come questa in asta al lotto n. 535 “The small world de Melpomène” che preludono a quel passo. Si tratta di paesaggi urbani per certi versi ancora informali, quasi colti nel movimento distorcente della macchina da presa, calderoni di colore e linee di forza in cui comunque emergono, si intuiscono delle forme. Saranno le forme di quegli oggetti divenuti simulacri nella riproduzione fotografica, le immagini mediatiche di una nuova realtà che esiste ma in un certo qual modo ci osserva, spaesata, decontestualizzata, incredula di se stessa. Stima: 8.000€/9.000€.

Gianni Dessì, Giorno x giorno, olio su tela, 110×90, 2008 – Lotto n. 546 – da meetingart.it
Gianni Dessì, Giorno x giorno, olio su tela, 110x90, 2008
Gianni Dessì, Giorno x giorno, olio su tela, 110×90, 2008 – Lotto n. 546 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 837

Artista romano, classe 1955, Gianni Dessì si diploma in scenografia con Toti Scialoja all’Accademia di Belle Arti di Roma nel 1976. Nei primi anni Ottanta è fra i fondatori della Scuola di San Lorenzo insieme a Domenico Bianchi, Bruno Ceccobelli, Giuseppe Gallo, Nunzio e Piero Pizzi Cannella. Partecipa alla Biennale di Venezia nel 1984, nel 1986 e nel 1993.

Giochi prospettici e stranianti, simboli esoterici, geometrie, informali in pittura; mentre soggetti più aderenti alla figurazione in scultura, sono propii del linguaggio di Gianni Dessì,  artista alla costante ricerca di una relazione fra arte e mondo.

Le opere dell’artista romano infatti emergono sulla tela dalla bidimensionalità per andare oltre o aggettare, come impreviste alla coscienza, e farsi presenze, forme fatte d’informe. Sfidano invece la visione a tutto tondo, riportando lo spettatore a riflettere sulla genesi del confine, attraverso ‘porte’ e negazioni, e la possibilità di una prospettiva le sue sculture, spesso dai colori squillanti: segnali e testimonianze di riappropriazione, di consapevolezza.

Difficile trovare radici precise nell’originalità del linguaggio di Dessì che ha eletto la fluidità dell’essere e del divenire a suo dominio specifico: “ogni volta, invece, cerco il quadro che non so, cerco l’altrove che si affaccia, imprevisto nel suo modo di palesarsi. A volte è possibile che l’immagine resti in filigrana, e deve cercarla anche chi si ferma a guardarla, allo stesso modo di me che la faccio essere. A volte può accadere che la pittura ti chieda di violare anche l’integrità della superficie. Se non si accetta questo scarto, che è poi il mistero della pittura, resta solo lo stile. Ma lo stile non interessa più a nessuno, neanche a me che me ne faccio portatore. Lo stile per me è la pittura che si accontenta di andare in folle. È pittura che si mette a disposizione dell’imprevisto” (dall’articolo
Da Pechino a Milano la mia arte è per t: Gianni Dessì pubblicato su “Il Manifesto” del 21 gennaio 2018). Stima: 8.000€/9.000€.

Gianni Dova, Tramonto sullo stagno, olio su tela, 114×146, 1974 – Lotto n. 548 – da meetingart.it
Gianni Dova, Tramonto sullo stagno, olio su tela, 114x146, 1974
Gianni Dova, Tramonto sullo stagno, olio su tela, 114×146, 1974 – Lotto n. 548 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 837

Opera di dimensioni importanti del 1974 di un altro artista romano, Gianni Dova “Tramonto sullo stagno” al lotto n. 548. Negli anni ’70 Dova ha pienamente maturato quello stile surreale, organico e nucleare che lo ha reso un unicuum nel panorama artistico italiano del dopoguerra.

Studente all’Accademia di Brera, Dova partecipa nei primi anni ’50 ai fermenti spaziali firmando il secondo manifesto spazialista di Fontana con l’amico Roberto Crippa. Il suo è uno spazialismo informale, ameboico e generativo, di ricerca di una profondità torbida e rivelatrice che non distingua fra introspezione individuale ed indagine universale. Dova in queste opere utilizza la tecnica del flottage: l’acqua emulsionata con vernice non solubile è lasciata libera di espandersi attraverso il supporto in gocciolature e filamenti (tecniche mutuate da Pollock) finché l’artista non ne ferma la progressione attraverso l’imprimitura di un foglio di carta.

C’è già dunque nelle prime prove, in nuce, in Dova un gusto per l’organico che divenga impressione, scoperta di un mondo vivo e rivelatore. Ed è proprio nel corso degli anni ’50, quando l’artista si trasferisce prima a Parigi e poi ad Anversa venendo a contatto con figure di rilievo del surrealismo internazionale (Wilfredo Lam, Sebastian Matta, Victor Brauner, Max Ernst), che Dova sviluppa e codifica, su quelle premesse, il linguaggio di cui è testimonianza il lotto in asta: universi abitati da presenze bio e soprattutto zoomorfe, pigolanti e brulicanti, parte di una realtà di cui l’artista fissa l’eterno fermento.

Di più in quest’opera, attraverso le riquadrature della composizione, Dova ferma la visione in simultaneità e profondità, quasi in un capovolgimento semantico dell prime prove spaziali, passando dall’essere allo spazio, più che dallo spazio alla ricerca dell’essere. Lo fa con gli stessi smalti di allora, rappresi in isole di materia sulla tela, insieme ruvidi o liscissimi al tatto come la terra su cui camminiamo; adesso coloratissimi, attraverso i quali l’artista mostra tutta l’empatia e la felicità di vivere e dare voce a un mondo senziente cui sente di appartenere. Stima: 36.000€/40.000€.

Toni Costa, Dinamica visuale, legno e strisce di PVC bianco romboidale, 100×100, 1966 – Lotto n. 549 – da meetingart.it
Toni Costa, Dinamica visuale, legno e strisce di PVC bianco romboidale, 100x100, 1966
Toni Costa, Dinamica visuale, legno e strisce di PVC bianco romboidale, 100×100, 1966 – Lotto n. 549 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 837

Nato a Padova nel 1935 Toni Costa è stato uno dei fondatori del Gruppo N di Padova nel 1959 con Edoardo Landi, Manfredo Massironi, Ennio Chiggio e Alberto Biasi.

Nel Manifesto del 1961 il gruppo sottolinea quegli aspetti di fusione delle arti e nuovo patto con la scienza, l’architettura e l’industria che sono alla base dell’arte programmata e cinetica italiana ed internazionale.

Fra le numerose collettive (importanti la mostra Art Abstrait Constructif International alla Galleria Denise René di Parigi, e l’esposizione alla Biennale di Zagabria), nel 1966, anno di esecuzione dell’opera in asta, Costa partecipa alla mostra “Aspetti dell’arte italiana contemporanea” presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.

Fra le opere di Costa spicca certamente il ciclo delle “dinamiche visuali” (lotto n. 549), nelle quali l’artista tocca alti livelli di eleganza: si tratta di opere realizzate con listarelle in pvc che dipendentemente dall’inclinazione della listarella stessa, del punto di vista dello spettatore e dell’incidenza della luce, provocano effetti ottico dinamici di movimento generato. “Generato” dallo spettatore e non dalla “forma”, poiché uno degli obiettivi del gruppo è quello del coinvolgimento e dell’azione sull’opera, in un approccio espositivo e dimostrativo che addirittura inizialmente il gruppo spinge verso soluzioni e dimostrazioni di stampo dadaista.

I membri infatti sottolineavano da una parte l’eccesso d’aura dell’opera d’arte e del ruolo dell’artista, dall’altra la dignità di transitorietà del fenomeno estetico. Per chiarire: l’11 dicembre 1960 il gruppo inaugura lo studio N con la “Mostra chiusa. Nessuno è invitato a intervenire” ponendo di fronte ai visitatori della mostra, ironicamente, una porta sbarrata. Poco dopo si organizza la “Mostra del pane” dove si espongono per un sol giorno opere (filoni di pane) di un immaginario artista-panettiere: Giovanni Zorzon. Un solo giorno poiché opere non eterne, estemporanee, soggette alle leggi della conservazione. Stima: 45.000€/50.000€.

Conrad Marca-Relli, Senza titolo, alluminio su tavola, 52×43, 1967 – Lotto n. 645 – da meetingart.it
Conrad Marca-Relli, Senza titolo, alluminio su tavola, 52x43, 1967
Conrad Marca-Relli, Senza titolo, alluminio su tavola, 52×43, 1967 – Lotto n. 645 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 837

Corrado di Marcarelli, nato a Boston nel 1913 da genitori di origine italiana e morto a Parma nel 2000, è stato uno dei fondatori della Scuola di New York di cui fecero parte anche Pollock, Gorky, Kline, De Kooning e Mark Rothko; promotore e protagonista dell’action painting e dell’espressionismo astratto americano (in particolare attraverso i gruppi da lui fondati Eighth Street Club e Ninth Street).

Affascinato dalle tradizioni europee di misura ed eleganza rinascimentali, Marca-Relli è riuscito a conciliare negli anni ’50 e ’60 l’opposta tensione dell’audacia soggettiva e della forza primitiva americana a quei valori, elaborando una forma espressiva del tutto originale, il collage painting (alcuni sporadici antecedenti in verità possono essere trovati nella produzione di Pablo Picasso e Georges Braque).

Tale tecnica, utilizzata da Marca-Relli con i materiali più disparati (e che per certi aspetti rimanda alle frequentazioni con Afro Basaldella e alla conoscenza dell’uso dei materiali di Alberto Burri a Roma alla fine degli anni ’40), attraverso l’oggettivizzazione del segno, è in grado di ridurre ad un equilibrio quelle tensioni, dando vita a forme che se non hanno un ‘senso’, tuttavia esistono fuori dall’estemporaneità.

Nel 1967, anno in cui crea la bella opera in asta al lotto n. 645 “Senza titolo” il Whitney Museum of American Art di New York gli dedica una antologica che consacra l’artista di Boston come uno degli esponenti più originali della nuova astrazione americana. Stima: 12.000€/14.000€.

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