Asta Pananti n. 120 - 10 dicembre 2016 - Firenze, Arte Moderna e Contemporanea - Immagine da http://www.pananti.com

Asta Pananti n. 120 – 10 dicembre 2016 – Firenze, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta Pananti n. 120 di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Pananti di Firenze avrà luogo in data 10 dicembre 2016 alle ore 16.00 in tornata unica. Proponiamo una selezione dei nostri a nostro giudizio migliori 10 lotti.

Renato Guttuso, Telefoni (o l’incomunicabilità), olio su tela, 100x90, 1980
Renato Guttuso, Telefoni (o l’incomunicabilità), olio su tela, 100×90, 1980 – Lotto n. 96 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 120

Renato Guttuso è stato il principale esponente del neorealismo italiano. Siciliano, nato a Bagheria nel 1911, frequenta l’Università a Palermo negli anni ’30. Al contempo, negli stessi anni, modella il naturale espressionismo pittorico sulle correnti figurative europee (Courbet, Picasso, Van Gogh) anche attraverso vari viaggi in Europa.

L’impegno sociale, che sente fortemente, e l’impegno antifascista lo portano a partecipare prima al Gruppo di “Corrente” e poi ad essere l’animatore del Fronte Nuovo delle Arti fra il 1946 e il 1950. Il movimento mira ad un rinnovamento del linguaggio pittorico attraverso le innovazioni sintattiche introdotte dal post-cubismo, senza tuttavia “cedere ad astrazioni” che facciano dimenticare l’uomo e la realtà sociale.

Guttuso non tradirà mai la sua visione del mondo e della pittura, assai politicizzata. Nel 1976 e nel 1979 fu eletto anche al Senato della Repubblica nelle file del Partito Comunista Italiano.

L’opera al lotto n. 96 “Telefoni (o l’incomunicabilità)”, pur realizzato in tarda età, è un dipinto di straordinaria qualità che ben rappresenta il linguaggio dell’artista siciliano. Per il soggetto di critica sociale, attraverso il quale Guttuso punta il dito contro l’individualismo moderno e i mezzi di comunicazione di massa della società capitalistica. Nei bellissimi colori espressionisti. Nella potente plasticità ed icasticità delle forme e della pennellata. Stima: 40.000€/50.000€.

Xavier Bueno, Ragazza, olio su tela, 70x50
Xavier Bueno, Ragazza, olio su tela, 70×50 – Lotto n. 98 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 120

Una “ragazza” di Xavier Bueno al lotto n. 98. Chi direbbe essere questo il pittore ‘fotografo’ che appartenne al gruppo dei “Pittori Moderni della Realtà” nella Firenze di fine anni ’40 con il fratello Antonio, Pietro Annigoni e Gregorio Sciltian?

Il Gruppo rinnegava lo sperimentalismo astratto, “[…] una pittura cosiddetta astratta e pura, figlia di una società in sfacelo […] noi riaffermiamo quei valori spirituali e più precisamente morali senza i quali fare pittura diventa il più sterile degli esercizi […] noi vogliamo una pittura capita da molti e non da pochi raffinati”.

È questa moralità che Xavier non perderà mai nonostante il suo linguaggio, negli anni, pur senza mai rinunciare alla figurazione, si farà sempre più metafisico ed espressionista piuttosto che ‘realista’.

Dopo lo scioglimento del Gruppo e la rottura col fratello Antonio, che intraprenderà la strada dell’astrattismo e si dedicherà a ricerche avanguardistiche, Xavier si isola in una ricerca individuale e solitaria. Dipinge la sofferenza della povertà, dei bambini e delle donne in guerra (soprattutto dopo il viaggio in Brasile nel 1954). Lo fa utilizzando una tecnica tradizionale che unisce colori a olio e sabbia, in una resa coloristica che tende al monocromo negli anni, con pochi guizzi di colore, con tratti e contorni sempre più netti, in una sintesi che va dritta all’anima dei soggetti e che colpisce lo spettatore. Stima: 10.000€/15.000€.

Antonio Bueno, La collezionista di pipe, olio su faesite, 60x80
Antonio Bueno, La collezionista di pipe, olio su faesite, 60×80 – Lotto n. 100 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 120

La opere con le “pipe” (lotto n. 100 “La collezionista di pipe”) di Antonio Bueno, fratello di Xavier, autore del lotto precedente, contraddistinguono la produzione degli anni ’50 dell’artista di origini spagnole. Tali opere furono presentate per la prima volta alla Galleria La Bussola di Torino nel 1953 e poi alla Biennale di Venezia del 1956.

Con esse, finita l’esperienza dei “Pittori moderni della realtà” Bueno tenta una originale conciliazione fra figurazione e astrazione introducendo nella composizione oggetti di valenza metafisica (pipe, pennelli, uova rotte). Tali oggetti hanno insieme un carica riflessiva e memoriale (erano le pipe che Antonio e il fratello fumavano studenti a Ginevra), simboli di meraviglia perduta e senza tempo, idee che si possono solo ‘guardare’ mentre il tempo scorre.

Le opere ebbero un tale successo che Bueno, con la sua proverbiale ‘irregolarità’, già nel 1959 distrusse tutta la sua collezione di pipe e dipinse la celebre opera “Il cimitero delle pipe” che segnò, di fatto, la fine di questo ciclo pittorico. Stima: 25.000€/30.000€.

Fernando Botero, Donna alla finestra, olio su tela, 52x35.5, 2009
Fernando Botero, Donna alla finestra, olio su tela, 52×35.5, 2009 – Lotto n. 101bis – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 120

Fernando Botero è un famosissimo pittore e scultore colombiano nato a Medellín nel 1932.

“Il problema è determinare la fonte del piacere quando si guarda un dipinto. Per me il piacere viene dall’esaltazione della vita, che esprime la sensualità delle forme. Per questa ragione il problema formale è creare sensualità attraverso le forme” afferma Botero.

E qui sta l’origine delle forme ‘grasse’ delle sue opere (lotto n. 101bis “Donna alla finestra”). La forma è un mezzo di dilatazione del colore che è steso in maniera piatta, senza ombreggiature. Le figure non hanno nessuna introspezione psicologica e sembrano irraggiungibili allo spettatore. Nell’opera ci sono solo constatazioni non critiche né ricerche, non lascivia né pudore, solo un “sì” alla vita.

I personaggi di Botero sono visioni reali, come di un bambino, ma anche il frutto di una immaginazione del vissuto. Come scrive Francesco Varanini nel saggio “Márquez e Botero” (da edizionisur.it): “[…] nel candore dignitoso degli sguardi, nella diafana trasparenza dei corpi obesi, si leggono segreti che non possono essere svelati. Un artista rispettoso ha chiesto loro di mettersi in posa. Loro, per educazione, per bontà d’animo, hanno accettato”. Stima: 180.000€/250.000€.

Giorgio De Chirico, Venezia, Isola di San Giorgio, olio su tela, 30x40, 1956
Giorgio De Chirico, Venezia, Isola di San Giorgio, olio su tela, 30×40, 1956 – Lotto n. 102 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 120

Nasce in Grecia da genitori italiani nel 1888 Giorgio De Chirico. Il giovane De Chirico studia al Politecnico di Atene, poi a Firenze e infine all’Accademia di Belle Arti di Monaco. In Germania resta affascinato dalle opere di Arnold Böcklin e dei simbolisti tedeschi.

Il 1911, a Firenze, è l’anno della rivelazione metafisica che porterà alla nascita dei primi “manichini” e delle “piazze d’Italia”.

Gli anni ’50 della pittura di De Chirico sono caratterizzati da autoritratti in costume barocco e dalle vedute di Venezia (lotto n. 102 “Venezia, Isola di San Girogio”), soggetti ripetuti ossessivamente e che, dal punto di vista stilistico, mostrano un ‘procedere’ espressionista della pennellata e dei colori.

Ma si tratta solo di un approccio più problematico col reale, quasi un arrovellarsi del pittore nel cogliere un’essenza.  “Il procedimento della replica è ciò che rivela in modo più evidente il fondamentale non-espressionismo di tutto il suo lavoro: in una dimensione espressionista, in cui ogni dipinto è legato a un singolo e irripetibile momento della storia personale, la replica sarebbe non solo impossibile ma anche eticamente riprovevole, mentre nella prospettiva di una pittura che pone i suoi segni al di fuori della corrente del tempo (altrimenti non avrebbe neppure senso parlare di metafisica) ogni ripresa diviene assolutamente lecita e assolutamente necessaria” (da V. Rivosecchi, “La riscoperta di se stesso. Il mito dell’Eterno ritorno”, in “de Chirico. Gli anni Trenta”, Milano 1998, p. 111). Stima: 40.000€/60.000€.

Antonio Ligabue, Lotta di galli, olio su faesite, 67x91
Antonio Ligabue, Lotta di galli, olio su faesite, 67×91 – Lotto n. 103 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 120

Antonio Ligabue, al secolo Antonio Laccabue, nasce nel 1899 a Zurigo in Svizzera da padre ignoto. La sua fu un esistenza travagliata, segnata dalla morte della madre e dei tre fratelli nel 1913 e da numerosi ricoveri in ospedali psichiatrici. La pittura di Ligabue è collocabile nell’ambito delle espressioni naïf.

I primi dipinti di Ligabue risalgono agli anni ’20 a Galteri quando l’artista viene indirizzato nelle tecniche pittoriche dal pittore e scultore emiliano Marino Mazzacurati.

Il successo nella critica sarà per lui solo nel dopoguerra. Nel 1961 avrà luogo la prima personale alla Galleria La Barcaccia di Roma.

Pittore contadino per eccellenza, l’arte di Ligabue è fatta di puro istinto, con una rappresentazione della realtà dove non c’è separazione fra umore e inclinazione all’aggressione e alla violenza e i soggetti stessi. Che siano cavalli, aquile che ghermiscono la preda, lotte di leoni e galli (lotto n. 103 “Lotta di galli”) e serpenti visti o immaginati durante le peregrinazioni dell’artista sugli argini del Po Ligabue racconta un dramma esistenziale, l’homo homini lupus dell’essere al mondo. Lo fa con colori caldissimi e violenti, in particolare dagli anni ’40, gridando in faccia il colore. Degli animali, soggetti a lui tanto cari diceva: “io so come sono fatti dentro”. Stima: 160.000€/250.000€.

Giulio D’Anna, Treni in volo, olio su tela, 97x72
Giulio D’Anna, Treni in volo, olio su tela, 97×72 – Lotto n. 110 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 120

Pittore futurista e aeropittore autodidatta Giulio D’Anna, siciliano, classe 1908, si formò nell’ambiente culturale palermitano e poi messinese. Qui venne a contatto con figure quali Renato Guttuso, Pippo Rizzo, Vittorio Corona e Fortunato Depero. Conobbe poi Marinetti, che gli spianò la strada per le Biennali veneziane del 1934 e 1936.

Legato a doppio filo, per la situazione familiare, alla famosa libreria che ne porta il nome, D’Anna lasciò raramente la Sicilia, anche se continuò assiduamente a dipingere.

Innamorato delle macchine e della velocità, nella sua originalissima pittura, rappresentò al meglio le istanze del futurismo dopo la prima guerra mondiale. Ma la pittura fu anche per lui occasione di sogno ed evasione da quella realtà del sud e familiare che visse forse sempre con un po’ di rimpianto.

“Nelle velocità terrestri (cavallo, automobile, treno) le piante, le case ecc.. avventandosi contro di noi, girando rapidissime le vicine, meno rapide le lontane, formano una ruota dinamica nella cornice dell’orizzonte di montagne mare colline laghi, che si sposta anch’essa, ma così lentamente da sembrare ferma. Oltre questa cornice immobile esiste per l’occhio nostro anche la continuità orizzontale del piano su cui si corre” (dal Manifesto dell’Aeropittura del 1931). Lotto n. 110: “Treni in volo”. Stima: 10.000€/15.000€.

Pippo Rizzo, Pescatore, olio su tela, 156x120, 1921
Pippo Rizzo, Pescatore, olio su tela, 156×120, 1921- Lotto n. 111 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 120

Corleonese (1897) Pippo Rizzo fu il capofila del futurismo siciliano, organizzatore, con Marinetti dell’Esposizione nazionale futurista del 1927 a Palermo.

Dopo il diploma all’Accademia di Belle Arti di Palermo, a Roma, nel 1919, incontra Balla e da qui inizia la sua ricerca futurista e l’interesse per il dinamismo e la scomposizione dei piani.

La prima produzione di Rizzo è improntata ad uno stile post-impressionista, per certi tratti macchiaiolo. Degli anni ’20 sono i primi accenni futuristi con caratteristiche che rimandano al divisionismo (lotto n. 111 “Pescatore”) per la liricità del colorismo e gli effetti luministici.

Del 1930 è però per Rizzo la svolta verso le tematiche di Novecento che mette fine alla sua produzione di stampo futurista.

“Nei paesaggi futuristi a dominare è il trasparente e limpido cromatismo dei gialli, dei celesti e delle varie tonalità del verde, solo sul davanti contrastanti con le macchie scure del terreno e ancora una volta sono la verticalità ma anche la rotondità degli alberi, così presenti nel territorio corleonese, a dare slancio alla trama pittorica, che trova eco nell’uso costante in Rizzo delle spirali e delle semicirconferenze, per infondere movimento e ritmo a ciò che di per se stesso è statico. Quel che ne deriva è un paesaggio elegiaco, favolistico, un paesaggio riemerso da un’emozione visiva, nel palpito di un rimando memoriale all’adolescenza, rivissuto con tocchi teneri e malinconici, che in altri dipinti ritorna con segni più secchi e rigorosi” (da “Un nomade Pippo Rizzo?” di Anna Maria Ruta in “II nomade. Pippo Rizzo nell’arte del Novecento” a cura di Anna Maria Ruta, 2006). Stima: 12.000€/14.000€.

Roberto Crippa, Mondlandschaft, pittura e sughero su tavola, 156x128.5, 1960
Roberto Crippa, Mondlandschaft, pittura e sughero su tavola, 156×128.5, 1960 – Lotto n. 216 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 120

Gli anni ’60 di Roberto Crippa segnano l’evoluzione del suo linguaggio pittorico verso un approccio più materico rispetto alla ‘grammatica’ dello spazialismo degli anni ’50. L’artista usa il sughero, il legno, il collage di giornali, l’amiantite per rappresentare paesaggi ‘primordiali’ che parlano sempre di terra e cielo.

Ci sono gli orizzonti, i soli, le lune (lotto n. 216 “Mondlandschaft”), gli aerei, gli uccelli: tutto ciò che ricorda la passione di Crippa per il volo e che rimanda più che a una dimensione ‘oltre’, metafisica, ad uno spazio da sfidare e conquistare dalla terra (solo il 20 luglio del 1969 Neil Armstrong e Buzz Aldrin toccarono il suolo lunare scesi dall’Apollo 11).

L’artista definirà queste e le successive opere “personali trascrizioni del paesaggio dell’uomo dell’era spaziale”. All’inizio quasi monocromatiche, come per il lotto in asta, successivamente acquisiranno maggiore vivacità  ed espressività cromatica. Stima: 20.000€/30.000€.

Sandro Chia, Viso e composizione, olio su tela, 128.5x98, 1988
Sandro Chia, Viso e composizione, olio su tela, 128.5×98, 1988 – Lotto n. 229 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 120

Bella opera, di buone dimensioni e degli anni giusti di uno dei maestri della Transavanguardia italiana, Sandro Chia, al lotto n. 229 “Viso e composizione”.

“La storia non contiene / il prima e il dopo, / nulla che in lei / borbotti / a lento fuoco” direbbe Eugenio Montale. Convinti che la storia non procede in maniera lineare ma per balzi questi artisti (Sandro Chia, Enzo Cucchi, Mimmo Paladino, Nicola De Maria e Francesco Clemente) da un certo punto di vista rinnegano l’arte concettuale e astratta e recuperano invece una dimensione figurativa del passato più memoriale che didattica, più panica che interpretativa.

Nelle composizioni di Chia trovano posto figure titaniche, bucoliche, popolari, pastorali, simboliche. Vi si esprime una sensualità panica che è consapevole che non esiste un prima e un dopo e che il guazzabuglio della nostra coscienza è una sinestesia di emozioni. Sinestesia intessuta delle scintille dei ricordi di vita e di cultura che viviamo e abbiamo vissuto. E il colore e il tratto così espressionisti della pittura dell’artista fiorentino non ne sono se non la conseguenza. Stima: 40.000€/60.000€.

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