Asta Farsettiarte n. 184 - 8 e 9 Giugno 2018 - Prato, Arte Moderna e Contemporanea - Immagini Courtesy farsettiarte.it

L’esistenzialismo di Scanavino, Cintoli, Rosai e Mario Sironi da Farsettiarte (Asta n. 184)

L’Asta n. 184 della Casa d’Aste Farsettiarte di Prato si terrà in tre sessioni nei giorni 8 e 9 giugno: Sessione I – lotti 1-295, ore 15.30; Sessione II – lotti 301-484, ore 11.00; Sessione III – lotti 501-601, ore 16.00. Seganaliamo in particolare le opere di alcuni autori che trattano ciascuno a suo modo, grandi temi esistenziali: Emilio Scanavino al lotto n. 278, Claudio Cintoli al lotto n. 364, Ottone Rosai al lotto n. 599 e Mario Sironi al lotto n. 600. La TopTen di SenzaRiserva.

Emilio Scanavino, Senza titolo, olio su tela, 124.5×65, 1955 – Lotto n. 278 – da farsettiarte.it
Emilio Scanavino, Senza titolo, olio su tela, 124.5x65, 1955
Emilio Scanavino, Senza titolo, olio su tela, 124.5×65, 1955 – Lotto n. 278 – Immagine da farsettiarte.it – Asta Farsettiarte n. 184

Ha già partecipato alla Biennale di Venezia del 1950 un giovanissimo Emilio Scanavino (Genova, 1922) quando realizza, a 33 anni, questa bellissima opera al lotto n. 278 “Senza titolo”.

Alla fine degli anni ’40 ed all’inizio degli anni ’50 Scanavino ha vissuto fra Parigi e Londra, dove ha conosciuto e frequentato autori quali Wols, Sutherland, Bacon, Philip Martin, autori che avranno grande influenza sul suo lavoro.

In questi anni, dallo studio milanese in Foro Malaparte e durante le frequentazioni delle fabbriche ceramiche di Albissola Marina, allaccia rapporti con l’ambiente e i protagonisti dello spazialismo: Fontana, Crippa, Dova, Agenore Fabbri e tanti altri.

Nel 1954 l’artista genovese partecipa nuovamente alla Biennale di Venezia e nel 1955, anno di realizzazione dell’opera in asta, vince il Premio Graziano.

L’opera in asta, oltre all’indubbia bellezza estetica, manifesta il processo di genesi del linguaggio maturo di Scanavino: un superamento dell’informale che avviene in questa tela direttamente dall’interno, da uno spazio magmatico, come per trasposizione d’immagine sindonica, e che si articola in una immagine ‘totemica’ attraverso una gestualità figurale che sembra tracciare il profilo quasi radiografico delle costole e che prende vita in diffusioni e rarefazioni cromatiche di pura energia: quasi nella sensazione di un respiro, nell’avvertimento di un cuore che batte. Stima: 18.000€/28.000€.

Claudio Cintoli, II B, assemblaggio e pittura su tela, 60×120, 1964 – Lotto n. 364 – da farsettiarte.it
Claudio Cintoli, II B, assemblaggio e pittura su tela, 60x120, 1964
Claudio Cintoli, II B, assemblaggio e pittura su tela, 60×120, 1964 – Lotto n. 364 – Immagine da farsettiarte.it – Asta Farsettiarte n. 184

Claudio Cintoli (Imola, 1935) esordisce come artista nel 1958, appena ventiduenne, alla Galleria La Medusa di Roma, presentato da Eugenio Battisti.

All’inizio degli anni ’60 Ceroli espone con i protagonisti dell’arte povera, Pistoletto, Kounellis, Pascali, Ceroli alla Galleria Sperone di Torino e all’Attico di Fabio Sargentini.

Intanto si dedica anche a performance ed installazioni in cui utilizza il video e pellicole 35mm prodotte dalla Corona Cinematografica.

Alla prima metà degli anni ’60 risale il ciclo cui appartiene l’opera al lotto n. 364 “II B”. Si tratta di collage ed assemblaggi polimaterici in cui l’artista esalta l’aspetto concettuale riferito ai temi a lui cari: la riflessione sul processo di genesi, sulla dicotomia fra vita e morte, sui concetti di presenza e assenza, potenza e atto.

Se Cintoli da un lato cita l’utilizzo dell’object trouvé  tipico della poetica del Nouveau Réalism, allo stesso tempo estende il campo semantico ad una significazione non fine a se stessa ma che mette in gioco esplicitamente i grandi temi esistenziali.

Come avviene in modo evidente nel lotto in asta dove al protudere della realtà, petrolifera, urbana, macchinista, fa da contraltare l’altra parte del dittico, monocroma, ideale, autoreferenziale, espressa con un letterismo che invita lo spettatore a interpretare se stesso e il mondo. Stima: 18.000€/28.000€.

Carla Accardi, Rossoverde, tempera alla caseina su tela, 68.5×81, 1966 – Lotto n. 394 – da farsettiarte.it
Carla Accardi, Rossoverde, tempera alla caseina su tela, 68.5x81, 1966
Carla Accardi, Rossoverde, tempera alla caseina su tela, 68.5×81, 1966 – Lotto n. 394 – Immagine da farsettiarte.it – Asta Farsettiarte n. 184

Una pittura che ha dato luogo alle interpretazioni più contrastanti: Tapié la legge in chiave informale, Restany in chiave simbolista, Dorfles in chiave ottica, la Lonzi in chiave di rivendicazione femminista.

In realtà la prospettiva giusta è il futurismo: la creazione di segni che diventano ‘segnali’ perché cercano un intervento dello spettatore in funzione attiva, il ritorno all”élan vital’ bergsoniano da cui partiva il futurismo” (da Maurizio Fagiolo dell’Arco, Dalle plastiche alla tenda trasparente. L’ottica futurista di Carla Accardi, “Avanti!”, 2 giugno 1966, p. 5).

Il critico d’arte interviene in merito ad una installazione abitabile di Carla Accardi di quell’anno: La tenda esposta per la prima volta in occasione della mostra inaugurata il 21 maggio 1966 alla Galleria Notizie di Torino e presentata da Carla Lonzi.

Si può affermare che tutte le letture citate da dell’Arco siano pertinenti nell’interpretare la pittura segnica di quegli anni dell’artista trapanese, classe 1924, e protagonista femminile dell’astrattismo italiano. La Accardi partecipò infatti allo storico Gruppo Forma 1 con Piero Dorazio, Mino Guerrini, Achille Perilli, Pietro Consagra, Giulio Turcato, Antonio Sanfilippo, Ugo Attardi. Poichè i simboli della Accardi nascono nel moto informe di un monocromo frastagliato di increspature, disturbato dalla complementarietà esasperata del colore, quasi psichedelica, che sfida e fa distogliere lo sguardo; sono tagli curvilinei, onde di attività certamente cariche di slancio vitale, sfide futuriste e femministe che dichiarano in faccia la propria indipendenza. Stima: 20.000€/30.000€.

Enrico Baj, Visage de femme couchée, acrilico, collage, ovatta, passamaneria, decorazioni e oggetti su tela, 92.2×73.2, 1969 – Lotto n. 395 – da farsettiarte.it
Enrico Baj, Visage de femme couchée, acrilico, collage, ovatta, passamaneria, decorazioni e oggetti su tela, 92.2x73.2, 1969
Enrico Baj, Visage de femme couchée, acrilico, collage, ovatta, passamaneria, decorazioni e oggetti su tela, 92.2×73.2, 1969 – Lotto n. 395 – Immagine da farsettiarte.it – Asta Farsettiarte n. 184

Enrico Baj è certamente stato uno degli artisti italiani più internazionali ed eclettici. Fondatore nei primi anni ’50, con Sergio Dangelo del Movimento Nucleare, partecipò al Nouveau Realism, al surrealismo, alla patafisica. Fu a stretto contatto con artisti quali Asger Jorn, Yves Klein, Ernst, Duchamp.

L’artista lombardo, classe 1924, riuscì, alla fine degli anni ’50, a formulare un linguaggio originalissimo, d’avanguardia e allo stesso tempo provinciale, anticonformista, carico di una critica al potere e alle ipocrisie delle convenzioni che passa attraverso la constatazione straniata di quella realtà stessa.

“[…] in me c’era anche un altro elemento di cambiamento: l’elemento critico e polemico, che può riguardare il fatto stesso di dipingere, ma che può inoltre rifarsela con la vita, con la società, sia nei suoi aspetti politici e militari che tecnologici.

È questa la ragione per cui c’è, nel mio lavoro, quel comune denominatore che potremmo chiamare «mostruosità»: mostri i generali, mostri gli uomini specchio, gli uomini-meccano, gli assemblaggi, mostri i mobili sgangherati, mostri le dame” (da Baj, con prefazione di Jean Baudrillard, Filipacchi, Parigi 1980).

Dal 1967 Baj realizza numerosi D’après, rifacimenti ludici di Picasso e altri grandi autori in stoffa e passamanerie: una forte impronta cubista è certamente in quest’opera nello stravolgimento dei punti di vista, disarticolati e ricomposti sul piano del volto e del cappello con cui l’artista scherza sull’incredibile, etimologicamente ‘meraviglioso’ e terribile rivelarsi della realtà. Stima: 27.000€/37.000€.

Manlio Rho, Composizione, olio su tela, 70×60.5, 1939 – Lotto n. 453 – da farsettiarte.it
Manlio Rho, Composizione, olio su tela, 70x60.5, 1939
Manlio Rho, Composizione, olio su tela, 70×60.5, 1939 – Lotto n. 453 – Immagine da farsettiarte.it – Asta Farsettiarte n. 184

Nato a Como nel 1901, Manlio Rho è stato uno dei primi artisti astratti italiani, operando nell’ambito del gruppo dei cosiddetti “astrattisti comaschi” cui parteciparono, tra gli altri, Mario Radice, Aldo Galli, Carla Prina, Carla Badiali oltre agli architetti razionalisti Giuseppe Terragni ed Alberto Sartoris.

Le prime opere astratte di Rho risalgono ai primi anni ’30. Nel 1935 è invitato per la prima volta ad esporre presso la Galleria del Milione di Milano. Prendendo come modelli Kandinskji e Malevic, Rho conia un linguaggio originale, articolato in figure poligonali che cercano una precoce spazialità nella giustapposizione dei piani e nei rapporti di colore analoghi e complementari. La composizione è dominata dal razionalismo aureo, mutuato dall’architettura, e da una gamma cromatica dai toni caldi, tipicamente lombarda.

Al 1940, un anno dopo la realizzazione della bella opera in asta al lotto n. 453 “Composizione”, risale la prima partecipazione di Rho alla Biennale di Venezia, dove tornerà, in vita (muore nel 1957) in numerose occasioni: nel 1942, 1948, 1950, 1954 e nel 1956.

L’opera in asta, pur nell’estremo rigore della composizione, mostra già un’evoluzione di un primo linguaggio rigido e ‘inflessibile’ verso il superamento di morfologie troppo statiche a favore di un maggior dinamismo, espresso con forme multidimensionali, a sottolineare l’influenza delle soluzioni più aperte e plastiche di Cesare Cattaneo, architetto che fu vicino al gruppo degli artisti comaschi, rispetto ad una prima fase dominata dal geometrismo di Terragni. Stima: 18.000€/25.000€.

Fillia, Valori plastici di oggetti, olio su tela, 60×80, 1928 – Lotto n. 541 – da farsettiarte.it
Fillia, Valori plastici di oggetti, olio su tela, 60x80, 1928
Fillia, Valori plastici di oggetti, olio su tela, 60×80, 1928 – Lotto n. 541 – Immagine da farsettiarte.it – Asta Farsettiarte n. 184

Luigi Colombo, detto Fillia, nato in provincia di Cuneo nel 1904, fu pittore, critico, poeta, animatore del gruppo futurista torinese negli anni ’20. Nel 1922 espose per la prima volta al Garden Salon a Torino; mentre, nel 1923, fondò il movimento futurista torinese e i sindacati artistici futuristi.

In questi anni Fillia si dedica soprattutto all’attività propagandistica e poetica, imperniata sull’esaltazione di una “sensibilità meccanica” capace di condurre alla “ricostruzione futurista dell’universo”.

L’artista, ancora per certi versi ingenuamente, introduce nel processo compositivo, come evidente al lotto n. 541 “Valori plastici di oggetti”, una geometrizzazione sistematica delle forme, rese quasi modelli industriali, che hanno come ispiratori motivi sintattici di autori quali Fernand Léger (in questo periodo Fillia soggiorna ripetutamente a Parigi) ed Enrico Prampolini.

Tuttavia Fillia riuscirà, attraverso l’uso del colore, l’introduzione di una simbologia originale e la fedeltà a una ‘struttura’ compositiva piegata a compiere un messaggio, a rendere lirica e carica di tensione spirituale una pittura che affonda le radici in quella realtà meccanica; tensione ‘metafisica’ che già si avverte nell’opera in asta.

Scrive l’artista nel 1925, in “L’idolo meccanico”: “L’arte, per avere ragione di esistere, deve essere non solo utile ma parallela ai movimenti sociali e spirituali; altrimenti si cade nella ricerca del bello e del puro, colossale errore di secoli, dove l’individualità dell’artista è superiore alla volontà ambientale […].

L’arte torna ad essere indispensabile: interpretazione e psicologia della Macchina per la Vita Moderna. […] Possiamo così, paradossalmente, fissare la necessità di un’’Arte Sacra Meccanica’.

Le conquiste tecniche del Futurismo hanno prodotto i mezzi esatti di rappresentazione: le unioni e i rapporti degli oggetti tra di loro creano un tutto indivisible di valori, un complesso plastico, un’altra estetica. […] Oggi la ‘religione della Velocità’ (superiore all’Uomo) forma una credenza spirituale che corrisponde alla vita sociale moderna, e ha bisogno di una propria mistica”. Stima: 25.000€/35.000€.

Felice Casorati, Nudo sdraiato (nello studio) o Ragazza, olio su tavola, 45.3×65.2, 1934 – Lotto n. 553 – da farsettiarte.it
Felice Casorati, Nudo sdraiato (nello studio) o Ragazza, olio su tavola, 45.3x65.2, 1934
Felice Casorati, Nudo sdraiato (nello studio) o Ragazza, olio su tavola, 45.3×65.2, 1934 – Lotto n. 553 – Immagine da farsettiarte.it – Asta Farsettiarte n. 184

Fra i massimi rappresentanti dell’arte italiana degli anni ’20, Felice Casorati (Novara, 1883) si forma nel solco del secessionismo dei primi del ’900. Il giovane artista ha per modello il simbolismo di Klimt che interpreta in una figurazione spirituale dominata dalla figura femminile.

Partecipa giovanissimo alla Biennale di Venezia; al contempo frequenta gli artisti ‘fuori dal coro’ che gravitavano intorno alla Ca’ Pesaro a Venezia.

Di lì a pochi anni, nel 1926, Casorati prenderà parte, anzi sarà uno dei protagonisti della prima mostra milanese del Gruppo di Novecento italiano di Margherita Sarfatti: con lui espongono Mario Sironi, Giorgio De Chirico, Carlo Carrà. Lo studio di Casorati, a Torino, diviene il punto di riferimento di tutti i giovani artisti.

Nella sua pittura figure volumetriche, statuarie, campeggiano, dominano situazioni quotidiane; le trascendono attraverso una maestosità semplice, una magia di luci che rende solenne e vagamente inquietante il dato reale (da qui la definizione di realismo magico).

Si tratta di un realismo artificiale, ben veicolato dall’artista in quest’opera: attraverso una dimessa e ingiustificata e tuttavia palesata nudità, disarmata dal sonno; nell’attualizzazione di suppellettili irreali, su cui campeggiano simulacri d’umanità, tutt’altro che realistici; nel fauvismo del colore, giocato sui toni del verde e del blu di una materia pittorica osservata, anzi spiata, con distacco e sensualità, come si guarda crescere un sottobosco al tramonto. Stima: 80.000€/120.000€.

Alberto Savinio, Les Anges Batailleurs, olio su tela, 80.5×100, 1930 – Lotto n. 555 – da farsettiarte.it
Alberto Savinio, Les Anges Batailleurs, olio su tela, 80.5x100, 1930
Alberto Savinio, Les Anges Batailleurs, olio su tela, 80.5×100, 1930 – Lotto n. 555 – Immagine da farsettiarte.it – Asta Farsettiarte n. 184

Gli anni fra il 1927 ed il 1932 si riferiscono, per quanto riguarda quel grandissimo artista che fu Alberto Savinio, al periodo parigino. È infatti a Parigi, in quegli anni, che Andrea Francesco Alberto de Chirico, questo il suo vero nome, nato ad Atene nel 1891 e fratello di Giorgio De Chirico, partecipa all’attività di un gruppo di artisti italiani residenti a Parigi.

È il Groupe des Sept, nucleo artistico composto da Massimo Campigli, Giorgio de Chirico, Filippo de Pisis, René Paresce, Gino Severini, Mario Tozzi, e appunto Alberto Savinio.

Il Gruppo è in strettissima corrispondenza con le idee novecentiste che provengono dall’Italia e tuttavia vive di un desiderio di modernità in cui i valori del classicismo siano convogliati ed espressi in un linguaggio ‘consono’ ai tempi.

La modernità di Savinio sta nel paradosso: nelle sue immagini mitiche, mitologiche, sacre, realizzate come grandi architetture, scrigni magici fitti di oggetti e accumulazioni, battaglie titaniche e surreali che sono simboli di un mondo in conflitto e in divenire, interiore ed esteriore; composizioni fotografate in una complessità di intertestualità letterarie, e tuttavia oggetti di ammirazione, al limite della resa grafica e dell’illustrazione apodittica: una assoluta precocità per un’opera realizzata nel 1930. Stima: 200.000€/300.000€.

Ottone Rosai, Case sulla Greve, olio su tela, 70.5×50.4, 1938 – Lotto n. 599 – da farsettiarte.it
Ottone Rosai, Case sulla Greve, olio su tela, 70.5x50.4, 1938
Ottone Rosai, Case sulla Greve, olio su tela, 70.5×50.4, 1938 – Lotto n. 599 – Immagine da farsettiarte.it – Asta Farsettiarte n. 184

Bellissimo paesaggio di Ottone Rosai, realizzato nel 1938, al lotto n. 599 “Case sulla Greve”.

Nel 1935 ad Ottone Rosai fu affidata la realizzazione delle due grandi vedute del bar ristorante nella nuova stazione di Santa Maria Novella a Firenze.

Rosai in quegli affreschirappresenta il tipico paesaggio strapaesano di regime, che celebra la primitività e genuinità italiana: un paesaggio punteggiato di case coloniche, cipressi, pagliai, olivi; impostato bidimensionalmente ma in prospettiva schiacciata secondo gli schemi dei quattrocentisti toscani; il tutto immerso in una luce morbida e soffusa che suggerisce la quiete laboriosa della campagna: le stesse componenti che si ritrovano in questo dipinto in asta.

E tuttavia qualcosa non torna: il cipresso accompagna gli edifici verso l’alto, troppo in alto; come le finestre, che divengono feritoie cieche; la seconda fila si situa appena sotto al tetto, quasi come in un fortino; la prima altissima, diviene inaccessibile dal fiume. Altri tre cipressi fanno ombra sulle mura delle case, isolandole ancora di più, sospendendole in un’aurea irreale, contraddittoria.

Il pittore fiorentino negli anni ’30 viava un decennio contraddittorio: sono gli anni del pessimismo e della delusione: per la disillusione pubblica per la svolta repressiva del regime; per gli attacchi personali a causa della fino ad allora taciuta e tollerata omosessualità. D’altra parte la sua pittura riceve consensi: nel 1932 a Palazzo Ferroni, nella sua città a Firenze, si è organizzata una grande mostra; nel 1939 gli viene assegnato un incarico al Liceo Artistico, cui seguirà, nel 1942, quello del corso di pittura all’Accademia di Belle Arti.

Allora la pittura di Rosai si ritira, indugia nei luoghi di provincia, sui popolani, con un distacco quieto e disincantato; per un attimo immemore delle difficoltà, dando le spalle al sole; poi l’artista è di nuovo lucido, impietoso, violento; sempre taciturno. Stima: 20.000€/30.000€.

Mario Sironi, Composizione, olio su tela, 80.5×100.5, 1954 ca. – Lotto n. 600 – da farsettiarte.it
Mario Sironi, Composizione, olio su tela, 80.5x100.5, 1954 ca.
Mario Sironi, Composizione, olio su tela, 80.5×100.5, 1954 ca. – Lotto n. 600 – Immagine da farsettiarte.it – Asta Farsettiarte n. 184

Nel 1954, anno in cui probabilmente realizza questa bella opera al lotto n. 600 “Composizione”, Mario Sironi riceve il Premio Luigi Einaudi dell’Accademia di San Luca. Nello stesso anno gli viene conferita la  Medaglia d’Oro quale “benemerito dell’istruzione, della cultura e delle arti” dal Ministero della Pubblica Istruzione. Espone alla Galleria del Milione.

Nato a Sassari nel 1885, Sironi è stato uno dei protagonisti della pittura di regime e della stagione del “ritorno all’ordine” degli anni ’20. Negli anni ’30 teorizzò il ritorno della pittura murale, ad un’arte cioè che fosse opera sociale, funzionale alla res publica, e non prodotto autoriale individuale.

Poi negli anni ’40 la seconda guerra mondiale, la caduta del regime e la Repubblica di Salò. Nel 1944 scrive: “lo sforzo immane di vivere, di resistere con questo cuore schiantato dalla enorme fatica di esistere. Ogni sera prima che i sonniferi mi inchiodino al sonno sono ore terribili – ore con la morte ore con la follia che mi rode il cuore. Non c’è nessuno qui vicino a me, ancora e sempre solitudine atroce, S’è tutto rotto in questi mesi, tutto. Non sono rimaste che macerie e paura”.

Macerie e paura che saranno la costante delle composizioni di Sironi degli anni ’40 e ’50: bassorilievi, bui, materici, geroglifici fitti di gesti e figure simboliche, quasi primordiali; matrici di personaggi chiusi ad ogni socialità, di schiena, imprigionati in attività eterne, di un grande mondo che fu e che non ha più niente da dire, solo da testimoniare. Stima: 65.000€/95.000€.

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