Asta Borromeo Studio d’Arte n. 10 – 11 Luglio 2017 – Senago, Arte Moderna e Contemporanea

Prevista per il prossimo 11 luglio 2017 l’asta di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Borromeo Studio d’Arte. L’asta, in sessione unica, si terrà nella sede di Via Piave 3/B 20030 Senago (Milano). La TopTen di SenzaRiserva.

Sergio Dangelo, The “A” Field, tecnica mista su carta intelata, 50×70, 1960 – Lotto n. 25 – da asteborromeo.arsvalue.com
Sergio Dangelo, The “A” Field, tecnica mista su carta intelata, 50x70, 1960
Sergio Dangelo, The “A” Field, tecnica mista su carta intelata, 50×70, 1960 – Lotto n. 25 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

Surrealismo, automatismo lirico e una tratto “freddo e lirico”, nella definizione di Guido Ballo, hanno caratterizzato l’espressione artistica degli anni ’50 e ’60 di uno dei fondatori (con Enrico Baj), nel 1952, del Movimento Arte NucleareSergio Dangelo.

Un’arte di riduzione e disgregazione la sua che cerca un ‘senso’ all’azzeramento sociale, civile e artistico causato dalle vicende belliche e dal conseguente smarrimento di valori della metà del ’900.

La nuova fiducia di questi artisti, Dangelo compreso, nasce nell’analisi, nella riscoperta del sé e delle pulsioni nel contesto di un mondo guardato con ‘occhio scientifico’ e consapevolezza, mettendo nuovamente al centro l’uomo comune, qualunque uomo alle prese col ‘costruire’, col ‘lasciare un segno’.

Dangelo nel 1957 firma a Milano il Manifesto Contro lo Stile. Vi si legge: “[…] Noi ammettiamo come ultime possibili forme di stilizzazione le ‘proposizioni monocrome’ di Yves Klein (1956-1957): dopo di ciò non resta che la tabula rasa o i rotoli di tappezzeria di Capogrossi. Tappezzieri o pittori: bisogna scegliere. Pittori di una visione sempre nuova e irripetibile, per i quali la tela è ogni volta la scena mutevole di una imprevedibile ‘commedia dell’arte’.

Noi affermiamo l’irripetibilità dell’opera d’arte: e che l’essenza della stessa si ponga come ‘presenza modificante’ in un mondo che non necessita più di rappresentazioni celebrative ma di presenze”.

Una presenza che all’inizio degli anni ’60 assurge sovente in Dangelo ad un calligrafismo segnico e vibrante che si sviluppa in spazi monocromi e coscienziali, vicini in parte ai timbri e ai ritmi bianchi di un Mark Tobey, come qui al lotto n. 25 “The ‘A’ Field”. Stima: 1.300€/1.500€.

Andrea Bisanzio, Composizione, olio e tecnica mista su tela, 90×79.5, 1963 – Lotto n. 38 – da asteborromeo.arsvalue.com
Andrea Bisanzio, Composizione, olio e tecnica mista su tela, 90x79.5, 1963
Andrea Bisanzio, Composizione, olio e tecnica mista su tela, 90×79.5, 1963 – Lotto n. 38 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

Nato a Napoli nel 1918, Andrea Bisanzio è stato un’esponente di rilievo, ancora sottovalutato, dell’astrattismo italiano.

Allievo di Carlo De Veroli, giovanissimo Bisanzio vince una borsa di studio che lo porta a studiare a Parigi. Rientrato in Italia l’artista frequenta e condivide le idee dell’ambiente culturale milanese del M.A.C. Movimento Arte Concreta.

A Napoli Bisanzio ebbe rapporti col Gruppo Sud e col Gruppo Napoletano Arte Concreta, distaccamento del M.A.C milanese, attivo fra il 1953 ed il 1957. In seguito partecipò alle iniziative degli artisti e intellettuali che ruotavano intorno alla rivista Documento Sud, nata per iniziativa degli animatori del Gruppo 58 (Mario Colucci, Guido Biasi, Lucio Del Pezzo, Bruno Di Bello, Sergio Fergola, Mario Persico, Franco Palumbo, Luca Castellano, lo stesso Bisanzio).

Alcuni di questi artisti firmarono il “Manifesto del Gruppo 58 – Movimento di pittura nucleare” dove dichiaravano la vicinanza all’arte nucleare astratta milanese, evidente in questa bellissimo lotto n. 38 “Composizione” di Bisanzio.

In quest’opera l’artista alterna una particolarissima gestualità ‘automatica’ e controllata fatta di figure ellittiche che creano uno spazio dimensionale a formazioni organiche reticolari tipiche del ‘nuclearismo’. Nulla a che vedere con la più tarda produzione, troppa vicina alle opere di Kandinsky. Stima: 900€/1.000€.

Alfredo Chigine, Composizione su fondo blu, olio su tela, 145×95, 1956 – Lotto n. 44 – da asteborromeo.arsvalue.com
Alfredo Chigine, Composizione su fondo blu, olio su tela, 145x95, 1956
Alfredo Chigine, Composizione su fondo blu, olio su tela, 145×95, 1956 – Lotto n. 44 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

Opera di grandi dimensioni, altissima qualità e importante per anno (1956) del milanese Alfredo Chigine (classe 1914) al lotto n. 44 “Composizione su fondo blu”.

Chigine si forma negli anni ’40 a Brera come scultore. Nel dopoguerra la prima personale è del 1951 alla Galleria San Fedele di Milano.

Dal 1956 al 1958 Chigine condivide lo studio in via Rossini col pittore Giordano e poi con Mario Bionda. Sempre nel 1956 espone alla Galleria del Milione e vince il VII “Premio Nazionale di Pittura del Golfo della Spezia”.

Materia, segno e colore sono i protagonisti nelle opere ‘informali’ di questo artista la cui attribuzione stessa all’informale dà la sensazione di essere quasi un’ossimoro.

Se è vero infatti che non c’è nelle opere di questi anni di Chigine una definizione di ‘figuralità’, allo stesso modo è evidente il fatto che l’artista sembra modellare, dar seguito con le mani ad una intuizione naturalistica che si sviluppa in bagliori reali, tensioni muscolari, masse concrete.

Chigine dà vita sulla tela a nascite più che a visioni, lascia correre i desideri più che i ricordi, è incline alle azioni più che ai rimorsi. Anche per questo nel dopoguerra, pur partecipando al Fronte Nuovo delle Arti e al dibattito fra astrazione e figurazione, l’artista fu una figura sui generis, dalla non precisa collocazione, e non si schierò mai apertamente con nessuna delle fazioni. Stima: 32.000€/35.000€.

Ger Lataster, Le rouge et le vert, olio su tela, 95×110, 1963 – Lotto n. 47 – da asteborromeo.arsvalue.com
Ger Lataster, Le rouge et le vert, olio su tela, 95x110, 1963
Ger Lataster, Le rouge et le vert, olio su tela, 95×110, 1963 – Lotto n. 47 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

Artista nato in Olanda nel 1920, Ger Lataster fu vicino al Gruppo COBRA alla fine degli anni ’40 e nei ’50 del secolo anche se mai vi partecipò ufficialmente.

Dopo un inizio contrassegnato da una figurazione influenzata dalla pittura fauve e da Matisse, Latester sposa in pieno la pittura di matrice espressionista astratta.

La figura perde gradualmente i suoi contorni sopraffatta dalla ‘matericità’ e dalla forza del gesto pittorico. Le composizioni si articolano per contrasti di colore e segno come in questa potentissimo “Le rouge et le vert” (lotto n. 47) del 1963.

Nel 1965-1966 fu in America dove ebbe importanti esposizioni ed ottenne un notevole successo tanto che alcune sue opere furono acquistate dal MoMA Museum of Modern e dal Guggenheim Museum di New York. Sue opere sono presenti anche presso lo Stedelijk Museum di Amsterdam. Stima: 9.000€/11.000€.

Enzo Cacciola, 28-7-1974, cemento e asbesto su tela, 50×70, 1974 – Lotto n. 83 – da asteborromeo.arsvalue.com
Enzo Cacciola, 28-7-1974, cemento e asbesto su tela, 50x70, 1974
Enzo Cacciola, 28-7-1974, cemento e asbesto su tela, 50×70, 1974 – Lotto n. 83 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

È nel giugno 1975 che Enzo Cacciola presenta alla mostra Pittura Analitica curata da Klaus Honnef e Catherine Millet le opere realizzate un paio di anni prima in cemento e asbesto. Opere che consacrano il pittore di Arenzano come uno dei protagonisti della pittura analitica italiana del dopoguerra.

In quell’anno, il 1975, Cacciola partecipa anche alla X Quadriennale di Roma con Catalogo a cura di Enrico Crispolti (La Nuova Generazione) con opere analoghe.

Con lui ci sono Marco Gastini, Giorgio Griffa, Riccardo Guarneri, Carmen Gloria Morales, Claudio Olivieri, Pino Pinelli, Claudio Verna, Gianfranco Zappettini: tutti artisti che portano avanti un’analisi sul ‘fare pittura’ attraverso una ‘risemantizzazione’ dei suoi elementi primari costitutivi: la materia, lo spazio, il colore, la luce, il segno.

In questo gruppo Cacciola si distingue per un approfondimento sull’energia della materia e sullo spazio: dalle prime “superfici integrative” dove l’artista apre alla dimensione reale, ai “cementi” (bellissimo questo, bianco, al lotto n. 83 “28-7-1974”) in cui l’ambiente viene ricreato, anche in maniera organica, e allo stesso tempo contenuto; fino ai “Multigum” di ultima produzione dove la forza stessa del mezzo sancisce la possibilità dello spazio. Stima: 10.000€/12.000€.

Rodolfo Aricò, Area-13A, acrilici su 4 tele intavolate, 171x219x5, 1973 – Lotto n. 88 – da asteborromeo.arsvalue.com
Rodolfo Aricò, Area-13A, acrilici su 4 tele intavolate, 171x219x5, 1973
Rodolfo Aricò, Area-13A, acrilici su 4 tele intavolate, 171x219x5, 1973 – Lotto n. 88 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

Nato nel 1930 a Milano Rodolfo Aricò qui frequenta il Liceo Artistico, poi l’Accademia e la Facoltà di Architettura. La prima personale è del 1959 e già nel 1964 Aricò è alla Biennale di Venezia. Nel 1968 vi parteciperà ancora con sala personale.

Spazio, simboli, oggetti, geometrie, orfismo, esistenzialismo sono le tematiche alla radice della pittura/architettura di Aricò.

“Nel ’65 – un primo oggetto (oggettivazione di due dischi l’uno passante nel centro dell’altro). Nel ’66 – l’oggettivazione è ormai completa e prima mostra con queste opere a L’Attico di Roma organizzata da Giulio Carlo Argan.

Il 1970 quando mi oriento verso un estetismo dalle compromissioni umanistiche ma senza la credibilità verticale dei miti storici. Non si trattava di ricomporre un nuovo universo di contenuti mitici, ma di oggettivare, rendere visibilmente tattili gli elementi archetipi della nostra cultura quattrocentesca.

È uno sguardo senza soggezione, ma con la panica volontà di rimpossessarsi di un paesaggio stracolmo di retorica, anche novecentesca, per restituirlo al nostro paesaggio esistenziale, fatto di risonanze, di echi (Loud = eco), di suggestioni, di radici. Mi interessava parlare dell’antica suggestione illusionistica, riconducendo il tutto alla possibilità elementare della bi-dimensione, senza perdere il carattere della presenza visionaria, appunto simulacrale” così descrive l’artista stesso quegli anni e le motivazioni di opere quali questa al lotto n. 88 “Area-13A” (dall’intervista di Sheila Concari a Rodolfo Aricò, giugno 1986, in Sheila Concari, “Aricò”, tesi di diploma, Accademia di Belle Arti di Brera, Milano, a.a. 1985-86). Stima: 33.000€/38.000€.

Christo, Valley curtain (project for Colorado), matita, pastelli, acrilici, grafite e applicazioni in tessuto su cartone riportato su tavola, 71×56, 1971 – Lotto n. 95 – da asteborromeo.arsvalue.com
Christo, Valley curtain (project for Colorado), matita, pastelli, acrilici, grafite e applicazioni in tessuto su cartone riportato su tavola, 71x56, 1971
Christo, Valley curtain (project for Colorado), matita, pastelli, acrilici, grafite e applicazioni in tessuto su cartone riportato su tavola, 71×56, 1971 – Lotto n. 95 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

Esiste un bellissimo documentario breve del 1974 di Albert e David Maysles che racconta il progetto “Valley Curtain” (lotto n. 95 “Valley curtain, project for Colorado”) di Christo e Jeanne-Claudes.

Christo è stato uno dei capostipiti della land art negli anni ’60 e ’70 con Barry Flanagan, Richard Long, Robert Smithson, Dennis Oppenheim, Walter De Maria.

Il land artist agisce sul paesaggio, spesso usando attivamente e/o passivamente gli elementi naturali, e si rende partecipe o meglio parte attiva di una performance, perlopiù temporanea, che strania il paesaggio e la percezione, che ci rende presenti al mondo e ci fa riflettere sul nostro ruolo.

“Valley Curtain” fu realizzato in 28 mesi di lavoro utilizzando nylon arancione, a partire dalla primavera del 1970, a Rifle in Colorado, e rimase allestito per sole 28 ore, a causa di un forte vento oltre i 100km/h.

“[…] La valle era immersa nel silenzio, ma vi soffiava un vento sufficiente a mandare tutto in rovina. I nodi sulle funi a pronto sganciamento stavano cedendo e il formarsi di sacche d’aria aumentava la pressione sui nodi vicini. Fatale alla cortina fu il cavo sospeso che incrociava il cavo di sostegno entrando nella tela avvolta intorno ad esso.

Fu questione di minuti prima che un enorme strappo si producesse e tutto quanto si rompesse slegandosi. Davanti agli occhi di una folla stupita di spettatori, il vento e tutto quel lavoro enorme stavano combattendo una battaglia senza speranza. Gli operai vennero a sgomberare la valle dalle macchine e dalle attrezzature mentre la parte migliore della metà sinistra della cortina, ovvero 9300 metri quadrati di tela, lambiva la valle come la lingua di un drago, dopo essersi divisa a metà […].

Era spettacolare, ma spezzava il cuore vedere tanto sforzo giungere ad un arresto improvviso e doloroso.” (da Jan Van Der Marck, “La Valley Curtain di Christo. Convalida mediante promulgazione” in Data 7/8, 1972, pp. 46/47)

Stima: 60.000€/70.000€.

Titina Maselli, Boxeurs gialli, olio su tela, 146×113, 1969 – Lotto n. 141 – da asteborromeo.arsvalue.com
Titina Maselli, Boxeurs gialli, olio su tela, 146x113, 1969
Titina Maselli, Boxeurs gialli, olio su tela, 146×113, 1969 – Lotto n. 141 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

Artista romana, figlia del critico d’arte Enrico Maselli, Titina Maselli si interessa prestissimo alla pittura che già fin dalle prime prove manifesta una forte propensione per la figurazione.

Le prime opere degli anni ’40 rivelano la passione della Maselli per le scene metropolitane e della vita contemporanea interpretate con un dinamismo di lontana ascendenza futurista e forza espressionista.

Dal 1952 al 1955 l’artista è a New York, dove approfondisce la ricerca sui paesaggi urbani. Poi in Austria e nuovamente a Roma. Dal 1970 a Parigi.

Oltre ai paesaggi e agli scorci urbani, frammentari, accesi dalle luci dei neon, imprigionati nella costrizione delle geometrie prospettiche, popolano le tele della Maselli boxeurs, ciclisti, corridori, calciatori: antonomasie di una forza vitale che l’artista mette alla prova di una condizione esistenziale in cui il contrasto è protagonista.

Velocità e staticità, coercizione e liberazione, colori freddi e caldi, curve e rette sono gli opposti che originano l’energia della sua tela, una rappresentazione simbolica della frenesia della vita moderna, del guazzabuglio di regole, rabbia, percezione e bellezza che contraddistingue lo spettacolo pop della nostra civiltà. Stima: 12.000€/15.000€.

Gastone Novelli, Circa il futuro, tecnica mista su tela, 100×80, 1958 – Lotto n. 142 – da asteborromeo.arsvalue.com
Gastone Novelli, Circa il futuro, tecnica mista su tela, 100x80, 1958
Gastone Novelli, Circa il futuro, tecnica mista su tela, 100×80, 1958 – Lotto n. 142 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

Gastone Novelli nasce a Vienna nel 1925. Giovanissimo partecipa alla Resistenza tanto da venire arrestato, imprigionato e poi condannato a morte. Liberato dagli americani nel 1944, studia Scienze politiche nel 1945 a Firenze. Nel 1948 in Brasile ha inizio la sua attività d’artista. La prima personale è a Roma nel 1950 al Teatro Sistina con presentazione di Enrico Prampolini.

Dalla metà degli anni ’50 Novelli frequenta gli artisti della Scuola romana e si avvicina in particolare alle idee e tecniche di Corrado Cagli e Achille Perilli.

In questo quinquennio nascono le opere nuove e originali di Novelli, presentate nel 1957 alla Galleria La Salita di Roma, di chiara ascendenza informale europea.

L’artista utilizza collage e materie grezze e rompe quel geometrismo concretista che aveva caratterizzato le opere degli anni precedenti. Non estranei gli sono in questo periodo movenze tipiche dell’action painting.

Importante in quest’opera (lotto n. 142 “Circa il futuro”) l’apparire di segni di graffitismo già interpretati in chiave antropologica e di riflessione su simboli originari e primordiali, simboli che saranno una costante nel linguaggio maturo dell’artista nel corso degli anni ’60 e ’70. Stima: 32.000€/35.000€.

Valerio Adami, Interno, olio su tela, 89×116, 1966 – Lotto n. 150 – da asteborromeo.arsvalue.com
Valerio Adami, Interno, olio su tela, 89x116, 1966
Valerio Adami, Interno, olio su tela, 89×116, 1966 – Lotto n. 150 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

Opera superlativa per qualità, originalità, idea, anno ed esecuzione di Valerio Adami al lotto n. 150 “Interno”.

Nelle opere di Adami, artista nato a Bologna nel 1935, c’è l’esistenzialismo della vita moderna di Francis Bacon e la tecnica pop di Roy Lichtenstein: si tratta di ironie rappresentative di una quotidianità che assurge a metafora di una condizione; che crea spessore semantico scavando a fondo su oggetti, idiosincrasie, cultura, cronaca, storia.

Perché di tante sfaccettature sono composte le opere e il mondo di Adami: un mondo fatto di linguaggio, artificio e figure retoriche; un significante di segni perfetti in cui la realtà, a un tratto raziocinante, ridipinge se stessa attraverso ‘corrispondenze’ poetiche che ne restituiscono tutta la prosaicità e insieme l’infinita, variatissima, bellezza.

Un capolavoro di dita, corpi, bocche e oggetti sanitari in un sincretismo intelligente e raffinatissimo. Opera da non perdere. Stima: 32.000€/35.000€.

Remo Bianco, 3D, tecnica mista su pannelli plastici sovrapposti, 51×42, 1960 – Lotto n. 154 – da asteborromeo.arsvalue.com
Remo Bianco, 3D, tecnica mista su pannelli plastici sovrapposti, 51x42, 1960
Remo Bianco, 3D, tecnica mista su pannelli plastici sovrapposti, 51×42, 1960 – Lotto n. 154 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

Remo Bianco inaugura l’originalissima ed innovativa serie dei “3D” (lotto n. 154) alla fine degli anni ’40. Si tratta di opere che Salvatore Quasimodo definì “cassette” nel 1954, composte dalla sovrapposizione di superfici trasparenti in vetro e/o plastica, dipinte con le tecniche più svariate: a china, con i pennarelli, a smalto etc.

E in verità queste opere sono delle cassette magiche che anticipano, oltre alle ricerche spaziali, quelle sulla percezione e sul punto di vista dell’arte cinetica.

“Le nuove esperienze di Remo Bianco, intese a ricreare in un gioco di piani nuovi aspetti della ‘pittura spaziale’, mi interessano particolarmente per il valore di certe indicazioni. Le ‘dimensioni’ assumono valori ‘reali’ al di là degli effetti scenografici: la profondità dà vita ai primordi di ricerche tridimensionali” così scrive Lucio Fontana nel presentare la prima mostra personale di Remo Bianco, dedicata interamente ai “3D”, presso la Galleria del Naviglio di Milano nel 1953.

Ma in quest’opera al lotto n. 154 c’è anche molto di più: c’è la scomposizione e la ‘liquidità’ cromatica imparata da Bianco dal maestro Filippo De Pisis, la frequentazione degli ambienti e degli artisti del movimento nucleare; c’è infine l’oggettualità e la forza neo-dada dell’Art NouveauStima: 11.000€/13.000€.

Asta Minerva Auctions n. 137 – 11 Maggio 2017 – Roma, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 137 della Casa d’Aste Minerva Auctions di Roma si terrà in due tornate l’11 maggio, ore 11 (lotti 1-110) e ore 17 (lotti 120-292). La TopTen di SenzaRiserva.

Giulio Turcato, Strada italiana, olio su tela, 100×70, 1953 – Lotto n. 159 – da minervaauctions.com
Giulio Turcato, Strada italiana, olio su tela, 100x70, 1953
Giulio Turcato, Strada italiana, olio su tela, 100×70, 1953 – Lotto n. 159 – Immagine da minervaauctions.com – Asta Minerva Auctions n. 137

Originario di Mantova, Giulio Turcato compie studi artistici a Venezia ma ben presto si stabilisce a Roma. Qui è fra i promotori dell’Art Club nel 1945 e del Gruppo Forma 1 nel 1947 con Dorazio e Perilli.

Del 1952, anno precedente all’esecuzione dell’opera al lotto n. 159 “Strada italiana”, è la sua adesione al Gruppo degli Otto (Afro Basaldella, Renato Birolli, Antonio Corpora, Mattia Moreni, Ennio Morlotti, Giuseppe Santomaso, Giulio Turcato, Emilio Vedova).

L’opera in asta è esemplificativa di queste esperienze. Turcato mostra infatti una sensibilità per la semplificazione delle forme che comunque ancora mantiene una stretta adesione al dato reale.

“Riconosciamo nel formalismo l’unico mezzo per sottrarci ad influenze decadenti, psicologiche, espressionistiche; il quadro, la scultura, presentano come mezzi di espressione: il colore, il disegno, le masse plastiche, e come fine un’armonia di forme pure: la forma è mezzo e fine. Il quadro deve poter servire anche come complemento decorativo di una parete nuda, la scultura anche come arredamento di una stanza; il fine dell’opera d’arte è l’utilità, la bellezza armoniosa” (dal Manifesto pubblicato nell’aprile del 1947 sulla rivista Forma 1, Mensile di Arti figurative, n. 1).

E ancora Lionello Venturi, presentando la Monografia del Gruppo per la partecipazione alla Biennale Veneziana del 1952, scrive: “se nel loro arabesco l’immagine di una barca o di un qualsiasi altro oggetto della realtà può essere inclusa, non si privano dell’arricchimento che quell’oggetto può dare alla loro espressione. Se essi sentono il piacere di una materia preziosa, di un accordo lirico di colore, di un effetto di tono, non vi rinunziano. Non sono dei puritani in arte, come gli astrattisti: accettano l’ispirazione da qualsiasi occasione e non si sognano di negarla”.  Stima: 10.000€/15.000€.

Giuseppe Mazzullo, Oratore, pietra, 101x47x35, 1963 – Lotto n. 184 – da minervaauctions.com
Giuseppe Mazzullo, Oratore, pietra, 101x47x35, 1963
Giuseppe Mazzullo, Oratore, pietra, 101x47x35, 1963 – Lotto n. 184 – Immagine da minervaauctions.com – Asta Minerva Auctions n. 137

Nato a Graniti, in provincia di Messina, nel 1913 Giuseppe Mazzullo compì gli studi di scultura all’Accademia di Belle Arti di Perugia. Nel 1935 già partecipa alla Quadriennale d’Arte di Roma dove mostra la sua predilezione per un gusto arcaizzante e la ricerca del tuttotondo che affinerà in quegli anni a Carrara dove conosce e subisce anche l’influenza di Arturo Martini.

Negli anni ’40 è professore di plastica all’Istituto d’Arte di Roma. La sua casa nel dopoguerra, in via Sabazio n. 34, diviene punto d’incontro di artisti e intellettuali dell’epoca fra cui Renato Guttuso, Renzo Vespignani, Giuseppe Ungaretti. La scultura di Mazzullo in questi anni risente delle spinte neocubiste ed espressioniste che provengono d’oltralpe, ma nel 1950 alla XXV Biennale di Venezia il suo linguaggio è già pienamente neorealista.

A metà degli anni ’50 Mazzullo inizia una fase di sperimentazione che introduce una visione più libera e spaziale della figura umana. L’artista usa anche materiali diversi: il legno e in particolare la pietra grezza della Tolfa.

“Oratore”, lotto n. 184, del 1963 è una scultura concepita come un ritrovamento archeologico, segnata dalla forza degli elementi naturali (un’idea che oggi si ritrova nella mostra di Damien Hirst, Treasures from the wreck of the unbelievable, a Palazzo Grassi a Venezia). Opere che risentono inoltre delle ricerche sul ‘non finito’ e sulle torsioni di Michelangelo e che vivono di una intensa drammaticità. Stima: 5.000€/7.000€.

Mirko Basaldella, Maschera solare, bronzo, d. 90, 1965 – Lotto n. 190 – da minervaauctions.com
Mirko Basaldella, Maschera solare, bronzo, d. 90, 1965
Mirko Basaldella, Maschera solare, bronzo, d. 90, 1965 – Lotto n. 190 – Immagine da minervaauctions.com – Asta Minerva Auctions n. 137

Mirko Basaldella nasce ad Udine nel 1910. Studia a Venezia, all’Accademia di Belle Arti di Firenze e All’Accademia di Arti Applicate di Monza.

La scultura dell’artista, fin dagli anni ’30, riesce a coniugare un gusto arcaizzante ed una innata tensione espressionista ai principi dell’arte e della scultura classica (in particolare con riferimenti a Donatello e al Pollaiolo).

Al biennio 1946/1947 risalgono le prime opere caratterizzate da un linguaggio postcubista e surrealista dove Basaldella esprime al meglio quel ‘gusto per il mito’ che ha ereditato dagli insegnamenti di Arturo Martini.

Mito che si caratterizza nella sua scultura in varie forme: come recupero arcaizzante, dispiegarsi di forze e linee astratte, reciproca comunicazione fra opera e spazio.

Nel 1954 è alla Biennale di Venezia e sue opere vengono acquistate da Peggy Guggenheim. Nel 1957 è nominato direttore del Laboratorio di design della Harvard University in Massachusetts.

Dal 1963 alternerà stagioni in America e in Italia. La stagione estiva spesso in Italia, a Roma, col lavoro in fonderia, fra giugno e luglio; poi a Forte dei Marmi e infine nel suo Friuli.

“Mirko non è un puro e semplice ‘ladro d’immagini’, ma un creatore che sa come e quanto l’elevazione di forme simboliche sia importante per la costruzione di una nuova e diversa civiltà. […] tutto ciò appare positivo a Carol Giedion Welcker secondo la quale – è una nota del ’61 – Mirko ‘da anni, sta sviluppando tutta una serie di audaci esperimenti per immettere nella plastica moderna qualcosa di quell’arcaico sapore che era andato totalmente perduto nel secolo scorso e negli esperimenti costruttivisti di questo secolo'” (da Tito Maniacco,”Mirko Basaldella”, Edizioni Studio Tesi, Civiltà della Memoria, 1993, pag. 66). Stima: 8.000€/12.000€.

Pericle Fazzini, Ritratto di Ungaretti, bronzo patina dorata, 27x23x16, 1936 – Lotto n. 218 – da minervaauctions.com
Pericle Fazzini, Ritratto di Ungaretti, bronzo patina dorata, 27x23x16, 1936
Pericle Fazzini, Ritratto di Ungaretti, bronzo patina dorata, 27x23x16, 1936 – Lotto n. 218 – Immagine da minervaauctions.com – Asta Minerva Auctions n. 137

Pericle Fazzini nasce il 4 maggio 1913. Artista, progettista, insegnante all’Accademia di Firenze a partire dal 1955.

La sua opera “Ritratto di Giuseppe Ungaretti” di cui il lotto n. 218 in asta è una ‘prova’ prima della realizzazione, è esposto all’interno del Museo Novecento di Firenze. Una versione in legno a mezzo busto si trova invece nella Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma.

Dal 1930 Fazzini segue i corsi della Scuola Libera del Nudo dell’Accademia di Roma. Nel 1936 stabilisce il suo studio in via Margutta. Invitato alla Biennale di Venezia nel 1935 e poi nel 1938.

Gli anni ’30 rappresentano senza dubbio la vetta della produzione artistica di Fazzini. Le opere di questo periodo sono improntate a un deciso superamento dei canoni classici ottenuto attraverso un accentuato e riuscitissimo lirismo delle figure.

Scrive l’artista: “voglio che la figura umana, fisica, sia sempre il mio limite, o meglio, il mio punto di riferimento”. Stima: 10.000€/15.000€.

Achille Perilli, La retorica irreale, tecnica mista su tela, 35×40, 1966 – Lotto n. 224 – da minervaauctions.com
Achille Perilli, La retorica irreale, tecnica mista su tela, 35x40, 1966
Achille Perilli, La retorica irreale, tecnica mista su tela, 35×40, 1966 – Lotto n. 224 – Immagine da minervaauctions.com – Asta Minerva Auctions n. 137

“La retorica irreale” al lotto n. 224 è una piccola ma significativa opera di Achille Perilli del 1969.

La fine degli anni ’60 è un passaggio importante nella  pittura dell’artista di Forma 1. Perilli infatti in questi anni continua da una parte un ciclo improntato alla geometrizzazione ed alla razionalizzazione di un discorso tachista di espressione della soggettività emotiva ed impressionistica (evidente in questo lotto).

Dall’altra inaugura le opere della produzione fino ai giorni nostri e che caratterizzano al meglio quell’irrazionale geometrico che è la sua invenzione.

Un passo dello scritto teorico di Perilli, Indagine sulla prospettiva, “Grammatica”, n. 3, Roma, luglio 1969, risulta particolarmente illuminante rispetto alle opere dell’artista come questa in asta: “Se il linguaggio è universo a se stante (ogni universo è in primo luogo un universo in quanto è proprio una morfologia ed è sottoposto a tutto il rigore e a tutta l’arbitrarietà della morfologia) e se la pittura è un linguaggio che si propone di volta in volta con la presenza esistenziale del pittore e con la sequenza del suo lavoro ( e non con la singola opera) di determinare la condizione del suo esistere: allora la verifica che noi possiamo operare sulla validità linguistica, all’interno delle leggi stesse che regolano quel linguaggio, all’interno delle sue proprie contraddizioni, che creano il movimento e lo sviluppo.

La sequenza annulla il valore singolo dell’intuizione e introduce il concetto della ricerca contrapposto a quello della creazione. Il lavoro della fantasia si compie quindi non più per gesti isolati, ma realizzando una struttura elaboratrice di dati, atta nel suo svolgersi ad analizzare i nuovi materiali emersi ad organizzarli in nuovi moduli espressivi”. Stima: 10.000€/15.000€.

Tano Festa, 15 – N. 6, tecnica mista e collage su cartoncino, 50×70, 1961 – Lotto n. 243 – da minervaauctions.com
Tano Festa, 15 - N. 6, tecnica mista e collage su cartoncino, 50x70, 1961
Tano Festa, 15 – N. 6, tecnica mista e collage su cartoncino, 50×70, 1961 – Lotto n. 243 – Immagine da minervaauctions.com – Asta Minerva Auctions n. 137

L’anno scorso da Christie’s Milano un’opera di Tano Festa (intitolata “Via Veneto 2”), certo più grande, in cui Tano Festa sostituisce le strisce di carta verticali, che scandiscono l’opera con listelle di legno, ha segnato il record di battuta d’asta per l’artista a 517.000 euro.

Si tratta di opere storiche, come questa al lotto n. 243 “N. 6”. Sono le prime opere di uno dei protagonisti della “Giovane Scuola di Roma” (Schifano, Angeli, Renato Mambor e Sergio Lombardo inizialmente) nella definizione di Cesare Vivaldi.

Dopo un inizio informale venato di surrealismo alla Sebastian Matta, dal 1960 Festa dà il via ad un azzeramento del linguaggio artistico con opere di cui questa in asta è un esempio. Scansioni verticali di rossi e bianchi, un richiamo da una parte attraverso il rosso ad una materia organica primaria, il sangue, e dall’altra alla purezza della luce col bianco; rosso ancora della luce della camera fotografica, tecnica tanto amata; riquadri che rimandano al concetto base di immagine, frame, successione temporale da cui si svilupperà tutta lasuccessiva ricerca pop dell’artista. Stima: 35.000€/45.000€.

Alberto Gleizes, Natura morta, olio su tavola, 34×25.7, olio su tavola, 1916 – Lotto n. 245 – da minervaauctions.com
Alberto Gleizes, Natura morta, olio su tavola, 34x25.7, olio su tavola, 1916
Alberto Gleizes, Natura morta, olio su tavola, 34×25.7, olio su tavola, 1916 – Lotto n. 245 – Immagine da minervaauctions.com – Asta Minerva Auctions n. 137

Alberto Gleizes è a pieno titolo uno dei più importanti rappresentanti francesi del cubismo. Dal 1911 Gleizes fu fra i principali espositori di opere cubiste nei saloni parigini tanto da fondare il cosiddetto “Gruppo dei Saloni”.

Allo scoppio della grande guerra, prima arruolato e poi riformato, nel 1915 si trasferisce a New York. Nel 1916 è nuovamente in Europa a Barcellona con la moglie Juliette Roche.

L’opera al lotto n. 245 “Natura morta” porta testimonianza dell’originalità del contributo di Gleizes alla pittura cubista. La decostruzione geometrica delle forme Picassiane mantiene un realismo formale di grande spessore in Gleizes, anche se esso è più evidente nelle opere con le figure umane, per esempio si vedano L’Homme au balcon del 1912 e La Dame aux bêtes del 1914.

La tavolozza di questi primi anni è scura, nella tonalità dei marroni, ma già tende ad accendersi in campiture vivide di colore caratteristiche della successiva produzione. Stima: 50.000€/70.000€.

Vincenzo Agnetti, Libro dimenticato a memoria, libro svuotato e fustellato al centro, 69.5×50.5×2.5, 1970 – Lotto n. 249 – da minervaauctions.com
Vincenzo Agnetti, Libro dimenticato a memoria, libro svuotato e fustellato al centro, 69.5x50.5x2.5, 1970
Vincenzo Agnetti, Libro dimenticato a memoria, libro svuotato e fustellato al centro, 69.5×50.5×2.5, 1970 – Lotto n. 249 – Immagine da minervaauctions.com – Asta Minerva Auctions n. 137

Nato a Milano nel 1926 Vincenzo Agnetti frequenta l’Accademia di Brera e la scuola del Piccolo Teatro. Esordisce come artista alla fine degli anni ’50. In quegli anni partecipa con Piero Manzoni ed Enrico Castellani alla redazione di Azimuth.

Nel 1962 è in Argentina dove lavora nel campo dell’automazione elettronica inaugurando un periodo che l’artista stesso definisce “liquidazionismo o arte no” e che finirà solo nel 1967 con la prima personale presso il Palazzo dei Diamanti di Ferrara.

Da allora Agnetti è stato uno dei protagonisti, insieme a Piero Manzoni, dell’arte concettuale italiana.

Il primo esemplare del ciclo “Libro dimenticato a memoria” (lotto n. 249) risale al 1969. L’opera è una sintesi perfetta della ricerca epistemologica, sul linguaggio e la memoria, dell’artista milanese.

Agnetti riporta la definizione ossimorica “dimenticato a memoria” in un immaginario visuale che vive di pieno e vuoto e che sostanzialmente riporta il processo della conoscenza al concetto di cornice, equivalenza di una strutturazione gnoseologica dell’apprendimento.

Siamo la nostra memoria sembra dirci Agnetti non in quanto ricordiamo ma poiché abbiamo conosciuto, ed essa è il repertorio delle possibilità nell’ambito di una possibilità di condivisione. Guardare dentro e oltre un libro è ritrovare noi stessi. Stima: 30.000€/40.000€.

Carla Accardi, Verde rosso, tempera alla caseina su tela, 50×60, 1977 – Lotto n. 260 – da minervaauctions.com
Carla Accardi, Verde rosso, tempera alla caseina su tela, 50x60, 1977
Carla Accardi, Verde rosso, tempera alla caseina su tela, 50×60, 1977 – Lotto n. 260 – Immagine da minervaauctions.com – Asta Minerva Auctions n. 137

Opera bellissima della trapanese Carla Accardi al lotto n. 260 “Verde rosso”. Formatasi all’Accademia di Belle Arti di Palermo, l’Accardi vive il dibattito fra astrattismo e realismo nella Roma del dopoguerra.

Nel 1947 è fra i fondatori del Gruppo Forma 1 con Antonio Sanfilippo che sposerà nel 1949, Ugo Attardi, Piero Dorazio, Pietro Consagra, Mino Guerrini, Concetto Maugeri, Achille Perilli e Giulio Turcato.

Ben presto e fino all’inizio degli anni ’60 la ricerca dell’Accardi si orienta verso l’astrattismo segnico, ripreso, dopo una decennale parentesi più ottico-cinetica, alla fine degli anni ’70, approfondendo un discorso percettivo sul colore che evidenzia la scansione ritmica coscienziale delle sue opere.

“Frammenti di labirinto […] e ‘arcieri’ si schierano in ‘assedi’. L’organizzazione di questi spazi nuovi è autentica ma non ingenua: rispecchia la conoscenza sottile dei ritmi, echi e modulazioni della pratica pittorica. […] Rispettare le distanze giuste, ripetere la calligrafia […] ripercorrere gli stessi ‘labirinti’, le stesse ‘battaglie’ – questo per Carla Accardi è esercizio di coscienza di sé, non di stile” (da Anne Marie Boetti Sauzeau, “Carla Accardi”, in DATA n. 20, marzo-aprile 1976, pp. 72-74). Stima: 30.000€/40.000€.

Filippo De Pisis, Venezia, Canale con ponte e gondole, olio su tela, 76×54, 1946 – Lotto n. 263 – da minervaauctions.com
Filippo De Pisis, Venezia, Canale con ponte e gondole, olio su tela, 76x54, 1946
Filippo De Pisis, Venezia, Canale con ponte e gondole, olio su tela, 76×54, 1946 – Lotto n. 263 – Immagine da minervaauctions.com – Asta Minerva Auctions n. 137

Luigi Filippo Tibertelli de Pisis nasce a Ferrara nel 1896. Conosce a Ferrara, fin dal 1915, i pittori metafisici: Giorgio De Chirico, Alberto Savinio e poi Carlo Carrà. Gli inizi infatti della sua pittura risentono dell’influenza di questi ultimi.

Ben presto però l’artista trova la sua cifra originale, con quella particolarissima pittura carica di suggestioni ed impressioni definita da Eugenio Montale “pittura a zampa di mosca”.

Dal 1925 De Pisis è a Parigi, dove soggiornerà per 14 anni, instaurerà rapporti e verrà influenzato dalla pittura di Manet, Corot, Matisse e dei Fauves.

Nel 1943 si trasferisce a Venezia dove, ispirato dalla pittura di Francesco Guardi e di artisti del XVIII secolo veneziano, De Pisis accentua le caratteristiche interpretative tese a descrivere una realtà evanescente ed evocativa, in cui le forme tendono a sfaldarsi e le emozioni a scomporsi in luci ed ombre. Esemplare a tal proposito il lotto n. 263 “Canale con ponte e gondole”. Stima: 10.000€/15.000€.

Ugo Attardi, Nudo e tramonto, olio su tela, 80×100 – Lotto n. 284 – da minervaauctions.com
Ugo Attardi, Nudo e tramonto, olio su tela, 80x100
Ugo Attardi, Nudo e tramonto, olio su tela, 80×100 – Lotto n. 284 – Immagine da minervaauctions.com – Asta Minerva Auctions n. 137

Opera non datata, ma bella, del genovese Ugo Attardi al lotto n. 284 “Nudo e tramonto”.

Artista assai bistrattato dal mercato nonostante la sua storia. Attardi è stato fra i firmatari del Manifesto del Gruppo Forma 1 nel 1947. Ha partecipato a numerose Biennali di Venezia quale esponente, dagli anni ’50, di un realismo dai fortissimi tratti espressionisti.

Colori caldi ed una grande sapienza compositiva distinguono il “nudo” in asta. Nudo che rivela la capacità plastica di Attardi anche come scultore, in particolare dagli anni ’60.

La bellezza del corpo femminile è una delle tematiche costanti di Attardi insieme alla violenza, ad immagini tratte da opere epiche quali l’Eneide e l’Odissea, oppure dalla Divina Commedia e dal Don Chisciotte, fino ai paesaggi siciliani e a quelli della periferia di Roma.

Attardi fu anche un dotato scrittore. Vinse il Premio Viareggio nel 1971 con il romanzo “L’Erede selvaggio”. Stima: 2.000€/3.000€.