Asta Fabiani n. 62 – 24 Settembre 2017 – Montecatini Terme, Dipinti, Disegni, Scultura e Grafica di Artisti dell’800, del ‘900, Moderni e Contemporanei

L’Asta n. 62 “Dipinti, Disegni, Scultura e Grafica di Artisti dell’800, del ‘900, Moderni e Contemporanei” della Casa d’Aste Fabiani Arte avrà luogo Domenica 24 settembre 2017 alle ore 15.30 in sessione unica. La TopTen di SenzaRiserva.

Mario Nuti, Senza titolo, olio su tela, 60×50, 1955 – Lotto n. 25 – da fabianiarte.com
Mario Nuti, Senza titolo, olio su tela, 60x50, 1955
Mario Nuti, Senza titolo, olio su tela, 60×50, 1955 – Lotto n. 25 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 62

Nato a Firenze nel 1923 Mario Nuti frequenta l’Istituto d’Arte di Porta Romana. Dopo un primo periodo neocubista è nel 1950 fra i fondatori dell’Astrattismo Classico fiorentino con Vinicio Berti, Bruno Brunetti, Gualtiero Nativi ed Alvaro Monnini.

Nonostante l’esperienza fu brevissima, per tutti gli anni ’50 le opere di questi artisti hanno conservato un altissima coerenza nel senso di un costruttivismo geometrico che facesse dell’astrattismo uno strumento moderno di adesione ed intervento sulla realtà politica e sociale.

In un certo senso gli astrattisti classici furono più realisti dei ‘realisti’ poiché seppero cogliere i cambiamenti ed il rinnovamento espressivo e percettivo provenienti d’oltralpe e seppero piegarli a fini propri.

Il dinamismo dello scontro di forze sintetiche, la profondità spaziale e il messaggio veicolato attraverso il colore di quest’opera di Nuti al lotto n. 25 “Senza titolo” sono l’espressione migliore di questa importantissima stagione artistica toscana ancora in attesa di piena rivalutazione. Stima: 2.500€/4.000€.

Gualtiero Nativi, Frattura, tempera su carta intelata, 70×100, 1950 – Lotto n. 37 – da fabianiarte.com
Gualtiero Nativi, Frattura, tempera su carta intelata, 70x100, 1950
Gualtiero Nativi, Frattura, tempera su carta intelata, 70×100, 1950 – Lotto n. 37 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 62

La stessa ricerca di Nuti è condivisa da un’altro protagonista del Gruppo degli Astrattisti Classici, il pistoiese Gualtiero Nativi.

“Berti, Brunetti, Monnini, Nativi conoscono le ragioni della loro pittura […], estremamente esatta, che sa quello che vuole, e che adopera, per i suoi fini, mezzi esclusivamente pittorici. Niente è lasciato agli arbitri, ai personalismi, in una pittura che si pone costantemente il problema della sua efficacia attuale, della sua oggettività. Per questo quella pittura tende ad abbandonare la tela e a distendersi sulla parete, a far tutt’uno con l’architettura, a entrare, insomma, in immediato contatto con la vita degli uomini” (da E. Migliorini, Pittura astratta, “Il Nuovo Corriere”, giugno 1948).

E quanto simili sono quest’opera, lotto n. 37 “Frattura” e la precedente, al lotto n. 25: elementi trapezoidali che si dipanano quasi in una torsione a raggiera da un centro e che aprono varchi su uno spazio, sovrapponendosi, aggettando, scavando una dimensione d’utopia attraverso direzioni precise e leve applicate; opere vicine, ha ragione Migliorini, alla ricerca architettonica, con l’intenzione progettuale di ‘ricostruire’ un nuovo mondo. Stima: 14.000€/20.000€.

Atanasio Soldati, Composizione, tempera su carta intelata, 59×102, 1952 – Lotto n. 45 – da fabianiarte.com
Atanasio Soldati, Composizione, tempera su carta intelata, 59x102, 1952
Atanasio Soldati, Composizione, tempera su carta intelata, 59×102, 1952 – Lotto n. 45 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 62

Atanasio Soldati nasce a Parma nel 1896. Laureatosi in Architettura nel 1920, del 1925 è a Milano dove si dedica a tempo pieno alla pittura. Si può affermare che la sua del 1931 alla Galleria del Milione sia la prima personale di un pittore astratto in Italia.

Nel 1947, Soldati è fra i fondatori del M.A.C. Movimento Arte Concreta con Gillo Dorfles, Gianni Monnet e Bruno Munari.

E se infatti l’impronta metafisica, che mai abbandonerà la pittura di Soldati, si caratterizza all’inizio per un “primitivismo immaginoso”, per dirla con Carrà, che tende a una sintesi di ‘corrispondenze’ di gusto anti-novecentesco che però non abbandonava e mai del tutto abbandonerà la figura; qui al lotto n. 45 “Composizione” si tocca quell’astrazione pura, quasi biomorfa, che Albino Galvano notava nel suo saggio del 1956 su Soldati: “[…] dove Morandi eliminava dallo schema di Carrà il colore, o meglio, le tinte, e si ritrovava così tra le mani un giuoco di luci ed ombre in cui l’austerità ‘metafisica’ poteva degradare a sentimentalismo solo attraverso l’erosione dei contorni nel tono; proprio sulle tinte e sulle loro gaie contrapposizioni Soldati puntava, ma in questo modo il chiaroscuro veniva totalmente riassorbito, e da Carrà si passava a Kandinskij” (da A. Galvano, Preliminari ad un’analisi di Soldati, in “Letteratura”, 19-20, Roma 1956). Stima: 15.000€/25.000€.

Carlo Nangeroni, CN30, acrilico su tela, 83×47, 2001 – Lotto n. 64 – da fabianiarte.com
Carlo Nangeroni, CN30, acrilico su tela, 83x47, 2001
Carlo Nangeroni, CN30, acrilico su tela, 83×47, 2001 – Lotto n. 64 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 62

Carlo Nangeroni ha diviso la sua esistenza fra Italia ed America dove nasce a New York nel 1922. Giovanissimo studia all’Accademia di Brera ed ha per maestro Mauro Reggiani.

Nella New York degli anni ’40 frequenta i protagonisti dell’action painting Willem De Kooning e Franz Kline e frequenta lo studio dello scultore Alexander Archipenko.

Dopo una prima fase di pittura novecentista, poi di sperimentazioni post-cubiste e in seguito espressioniste astratte, è solo con gli anni ’60 che Nangeroni mette a punto il suo linguaggio maturo dove elementi optical convivono con metafore meccanicistiche, automatismi e gestualità.

Si tratta di pittura molecolare, di topografia puntiforme, di attività cellulare (e qui è forte la memoria delle teorie cromosomiche di Archipenko) intessuta di elementi concettuali che fanno del punto la scansione temporale dell’esistenza; e del gesto, delle connessioni neuronali, del tratto che scorre nelle intercapedini, in movenze controllate e incontrollabili vicine all’ellisse, il simbolo di quella rivelazione, di quella potenza passionale, della vibrazione che per Nangeroni è l’arte. Stima: 2.000€/3.000€.

Edoardo Franceschini, Senza titolo, acrilici e applicazioni su tela, 100×80, 1980 – Lotto n. 68 – da fabianiarte.com
Edoardo Franceschini, Senza titolo, acrilici e applicazioni su tela, 100x80, 1980
Edoardo Franceschini, Senza titolo, acrilici e applicazioni su tela, 100×80, 1980 – Lotto n. 68 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 62

Bella opera di Edoardo Franceschini al lotto n. 68 “Senza titolo”. Pittore e scenografo teatrale Franceschini nasce a Catania nel 1928. A vent’anni è a Firenze dove frequenta l’Accademia di Belle Arti.

Negli anni ’50 l’artista vive il fermento culturale del capoluogo toscano dove si guarda ad un astrattismo rigoroso, utopico, che in qualche modo richiama in Franceschini il ricordo mitico delle origini siciliane. È in questi anni che l’artista si dedica come scenografo al teatro classico lavorando su testi di Euripide e Omero a Roma e poi a Milano. Qui nel 1956 una importante personale alla Galleria Pater. Nel 1964 è invitato alla XXXII Biennale di Venezia.

Astrazione, ritmo, sonorità del colore in un impianto lirico gestuale di fortissima emotività contraddistinguono la pittura di questo artista che traduce sulla tela una spiccata sensibilità verso tematiche mistiche e orientali che da sempre lo hanno interessato dando attraverso di esse corpo ad una ‘riflessiva’ magia. Stima: 1.000€/1.600€.

Emilio Scanavino, Senza titolo, acrilico su cartone, 68×96, 1978 – Lotto n. 95 – da fabianiarte.com
Emilio Scanavino, Senza titolo, acrilico su cartone, 68x96, 1978
Emilio Scanavino, Senza titolo, acrilico su cartone, 68×96, 1978 – Lotto n. 95 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 62

Emilio Scanavino (Genova 1922, Milano 1986) è certamente il protagonista dell’astrazione gestuale e lirica della storia artistica del nostro ’900.

Al lotto n. 95 “Senza titolo”, su cartone, di buone dimensioni, un’opera che rappresenta al meglio gli stilemi del linguaggio maturo dell’artista genovese. C’è infatti la pittura a spray attraverso la quale l’artista crea quasi un fondo ameboico e brulicante su cui innesta interventi di matrice più prettamente razionale quali la figura geometrica e le celebri ‘tramature’.

È il mondo informe dell’esistenza che Scanavino cerca di ordinare, su cui prova a dare un senso prima di tutto con la geometria, compiendo in questo modo un’operazione concettuale; ma non gli basta, e allora sente l’esigenza di prenderne possesso, di legare le forme, i pensieri sfuggenti, di tenere stretto un contatto con la realtà. E così, mettendoci le mani in quella materia, Scanavino in qualche modo si fa demiurgo, trasformando ogni sua opera in una scoperta.

Sala personale alla Biennale di Venezia del 1960 e del 1966. Stima: 9.000€/14.500€.

Giulio Turcato, Arcipelago, acrilico e tecnica mista su tela, 50×70, 1971 c.a. – Lotto n. 96 – da fabianiarte.com
Giulio Turcato, Arcipelago, acrilico e tecnica mista su tela, 50x70, 1971 c.a.
Giulio Turcato, Arcipelago, acrilico e tecnica mista su tela, 50×70, 1971 c.a. – Lotto n. 96 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 62

Nato a Mantova nel 1912 Giulio Turcato è stato uno dei protagonisti dell’emergere della pittura astratta nella Roma della fine degli anni ’40 e degli anni ’50.

Fu tra i promotori dell’Art Club nel 1945, poi del Gruppo Forma 1 nel 1947 e fece parte del Fronte Nuovo delle Arti e del Gruppo degli Otto.

Le opere di Turcato sono una rivelazione della forma, come se l’elemento del reale da cui l’artista trae ispirazione essudasse un’essenza scoperta nel rivelarsi.

Un’essenza che per sprigionarsi ha bisogno di un fondo monocromo, di gestualità da action painting, ma anche di materiali inconsueti, artificiali e naturali: sabbie, catrame, gommapiuma, minerali, nel segno di una libertà che è stata sempre alla base del fare artistico dell’artista mantovano, anche nell’impegno politico esociale. Stima: 7.800€/11.500€.

Nikos Kessanlis, Senza titolo, olio su tela, 91×144, 1957 – Lotto n. 100 – da fabianiarte.com
Nikos Kessanlis, Senza titolo, olio su tela, 91x144, 1957
Nikos Kessanlis, Senza titolo, olio su tela, 91×144, 1957 – Lotto n. 100 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 62

Nikos Kessanlis è stato una figura di rilievo per l’arte greca del ’900. Nato a Salonicco nel 1930 Kessanlis frequentò l’Accademia di Belle Arti di Atene, la stessa di Giorgio De Chirico, di cui fu anche in seguito rettore.

Viaggiatore, sperimentatore, attivista inquieto desideroso di venire a contatto con le avanguardie europee, l’artista greco, già nel 1955, è in Italia dove tiene la prima personale a Roma alla Galleria L’Obelisco. L’opera in asta al lotto n. 100 “Senza titolo”,  di grandi dimensioni, fu una delle opere esposte in quell’occasione. Opere che mostrano un espressionismo non del tutto astratto e surreale vicino alle sperimentazioni degli artisti che gravitavano nell’ambiente romano quali Sebastian Matta, ma dove non manca una ‘solarità’ del colore tipicamente mediterranea.

Negli anni ’60 Kessanlis sarà uno dei protagonisti della Mec-Art in particolare con il ciclo Fantasmagorie dell’Identità, opere vicine al teatro delle ombre, realizzate fotografando figure dietro schermi luminosi di varia intensità e poi ricombinando e sovrapponendo i supporti. Il risultato non è diverso dalle costruzioni di luce che lasciavano intravedere paesaggi delle opere degli anni ’50.

Come se avesse invertito i chiari e gli scuri l’artista greco è alla ricerca di una idea, anzi dell’idea. La sua è un’indagine sulle matrici, sull’essenza ed il significato dell’esistenza. Stima: 8.500€/12.000€.

Antonio Possenti, Una stanza al mare, olio su cartone telato, 40×30, 1996 – Lotto n. 147 – da fabianiarte.com
Antonio Possenti, Una stanza al mare, olio su cartone telato, 40x30, 1996
Antonio Possenti, Una stanza al mare, olio su cartone telato, 40×30, 1996 – Lotto n. 147 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 62

Antonio Possenti è un artista lucchese recentemente scomparso che, soprattutto a partire dagli anni ’90, si è espresso al meglio in una pittura figurativa poetica e surreale del tutto personale.

Le opere di Possenti sono un bestiario che dà corpo alle fantasie e ai ricordi, soprattutto letterari, in una continua autobiografia critica ed esistenziale che non disdegna di soffermarsi al gioco dei particolari. Poiché Possenti ama ogni figura che dipinge che è un vezzo raffinato di un animo colto e allo stesso tempo semplice, animo di una sensibilità acutissima.

Lo ricordo ancora l’uomo Possenti, l’ho tanto amato da bambino. Quando l’ho incontrato eravamo alla Sala delle Reali Poste degli Uffizi, nel 2000. Ero con mio padre che soffermandosi gli disse che era il pittore preferito di me bambino. Lui prese il grosso catalogo della mostra e lo aprì. Sulla pagina bianca di copertina passò cinque minuti a disegnare per me. Non l’ho mai dimenticato. Stima: 2.000€/2.700€.

Antonio Bueno, Ragazza al tavolo nuda con pipa, olio su faesite, 35×25, anni 70. – Lotto n. 161 – da fabianiarte.com
Antonio Bueno, Ragazza al tavolo nuda con pipa, olio su faesite, 35x25, anni 70.
Antonio Bueno, Ragazza al tavolo nuda con pipa, olio su faesite, 35×25, anni 70. – Lotto n. 161 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 62

È alla fine degli anni ’60 che Antonio Bueno, protagonista dell’esperienza dei Pittori Moderni della Realtà a Firenze con il fratello Xavier Bueno, Gregorio Sciltian e Pietro Annigoni dal 1947 al 1949, dopo una lunga parentesi prima metafisica poi d’avanguardia (pittura monocromatica, pop art, arte performativa, pittura a metro, le esperienze col Gruppo 70) torna alla figurazione.

Bueno nel 1970 passa finalmente dalla condizione di ‘esule’ a quella di cittadino italiano; si stabilisce a pochi chilometri da Firenze, vicino ai boschi, in un luogo appartato. Vive insomma il momento della pacificazione e della riflessione, oltre che della solitudine.

Nel 1968  nella famosa lettera a Sergio Salvi, uno dei fondatori del Gruppo 70, aveva scritto di voler ripercorrere i luoghi della “terra di nessuno”, quelli cioè del “grazioso” invece delle sperimentazioni “antigraziose” dell’avanguardia. Opere “neoromantiche” come prediligeva chiamarle, tecnicamente curate, belle si può affermare. Opere che ritraggono figure, volti, bimbi e ragazzi dai tratti sintetici, forme assolute e metafisiche; e qui al lotto n. 161 “Ragazza al tavolo nuda con pipa” non manca per l’appunto la rivisitatissima pipa, ricordo della della gioventù ginevrina col fratello Xavier e simbolo di ricerca, d’introspezione, di scoperta. Ceci n’est pas une pipe direbbe Magritte. Stima: 8.000€/13.000€.