Tancredi Parmeggiani

Tancredi Parmeggiani nasce a Feltre nel 1927 da Paolo e Francesca Zallot. Trascorre l’infanzia prima a Bologna e poi a Belluno, a seguito della morte del padre e della malattia della madre. Qui è indirizzato dal cugino Ettore Pietriboni, avvocato che si fece carico di lui e dei suoi due fratelli (Silvia e Romano), agli studi classici (all’istituto salesiano Sperti) che abbandonerà presto, nel 1943, per iscriversi al Liceo artistico di Venezia.

A Venezia Tancredi asseconda una vocazione al disegno già rivelata fin dai primi anni (in timeline “Autoritratto” del 1946), un’urgenza di espressione che manifestava un tratto grafico potente e sicuro che ha indotto la critica anche ad accostamenti con Matisse, Picasso, Modigliani (G. Bianchi, T. Alcuni disegni inediti, in Donazione Eugenio da Venezia. Atti della Giornata di studio, Rovereto, Palazzo Alberti Poja 2005, Venezia 2006, pp. 61-79)

In seguito Tancredi frequenta la “Scuola libera del nudo” di Armando Pizzinato all’Accademia di Belle Arti di Venezia. All’Accademia rinsalda i rapporti con Emilio Vedova, già conosciuto nel bellunese dove questi era stato attivo partigiano.

Nel 1947 l’artista tenta a piedi un viaggio a Parigi con l’intenzione di approfondire la conoscenza delle avanguardie europee. Minorenne, fu bloccato a Lione e rispedito a Feltre. Le avanguardie le conoscerà solo visitando la XXIV Biennale di Venezia del 1948 dove Tancredi conosce anche la collezione Peggy Guggenheim. La prima personale è del 1949 presso la Galleria Sandri con presentazione di Virgilio Guidi.

La pittura di Tancredi di questi anni è ancora di matrice figurativa (in timeline “Paesaggio” e “Ritratto di Romano”). L’artista oscilla fra un primitivismo e un espressionismo che risentono della lezione di Gino Rossi (visto alla Biennale del 1948) e della fascinazione per Vincent Van Gogh. Tancredi ritrae soggetti familiari e quotidiani, desunti dalla realtà e dal paesaggio. Li impreziosisce con una stesura della materia ricca e densa di colore, circoscritta dal tratto netto del disegno, con un linguaggio vicino per certi versi alla pittura di De Pisis. Alla fine degli anni ’40 inoltre anche Tancredi risente dell’influenza dei picassismi di moda al tempo.

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