Asta Meeting Art n. 830 – Sabato 23 e Domenica 24 Settembre 2017 – Vercelli, Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea – Sessioni V-VI

Le sessioni V e VI dell’Asta di Arte Moderna e Contemporanea n. 830 della Casa d’Aste Meeting Art di Vercelli si terranno nei fine settimana del 23/24 settembre 2017 alle ore 14.30. La TopTen di SenzaRiserva.

Franco Grignani, Spazio in permutazione continua, tecnica mista su cartone, 29×29, 1977 – Lotto n. 443 – da meetingart.it
Franco Grignani, Spazio in permutazione continua, tecnica mista su cartone, 29x29, 1977
Franco Grignani, Spazio in permutazione continua, tecnica mista su cartone, 29×29, 1977 – Lotto n. 443 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Due recenti mostre a Londra, fra cui una alla Estorik Collection, hanno celebrato Franco Grignani, artista fra i maggiori esponenti della op art italiana e grafico pubblicitario di successo.

Nato in provincia di Pavia nel 1908 e morto a Milano nel 1999 Grignani ha infatti lavorato per aziende quali Alfieri & Lacroix e Pirelli e ha disegnato nel 1964 il logo di Woolmark.

Ben presto il lavoro di Grignani si è orientato allo studio della psicologia della forma (Gestaltpsychologie) approfondendo l’interesse verso gli aspetti percettivi provocati dalla composizione. Celebri le rotazioni, le torsioni, le deformazioni, le scissioni, e poi le dissociazioni, le psicoplastiche, le periodiche, le diagonali nascoste, le strutture simbiotiche e iperbolichele, le “Permutazioni continue” come questa in asta al lotto n. 443.

Dalla metà degli anni ’70 e per tutti gli anni ’80 l’artista pavese si è dedicato esclusivamente alla pittura seguendo progetti espositivi di respiro internazionale. Al contempo ha inizio la carriera didattica come docente alla Nuova Accademia di Belle Arti (NABA) di Milano dove ha approfondito la ricerca sugli aspetti matematici della sua ‘iconografia’. Stima: 9.000€/10.000€.

Enzo Cacciola, Senza titolo, tecnica mista e cemento su tela, 60x60x4, 1974 – Lotto n. 445 – da meetingart.it
Enzo Cacciola, Senza titolo, tecnica mista e cemento su tela, 60x60x4, 1974
Enzo Cacciola, Senza titolo, tecnica mista e cemento su tela, 60x60x4, 1974 – Lotto n. 445 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Bel cemento “Senza titolo” di Enzo Cacciola uno degli esponenti di maggior rilievo della pittura analitica italiana (con Giorgio Griffa e Paolo Cotani) al lotto n. 445.

Dopo un inizio nell’astrattismo geometrico la sperimentazione di Cacciola si muove, fin dalla prima personale del 1971 alla Galleria La Bertesca di Genova, nel segno di una riflessione sulla ‘materia’ come elemento primario del fare pittura. Dopo le pitture industriali che elaborano il concetto di monocromo e le “superfici integrative” che contestualizzano l’opera nello spazio, è con i cementi e gli asbesti che Cacciola propone qualcosa di nuovo nel senso non solo della possibilità di una nuova pittura, ma anche nella sua attualità.

La materia è viva sembra voler comunicare l’artista facendosi da parte: ha infinite sfumature, diversa consistenza, gradi percettibili di trasparenza che hanno una propria indistinguibile carica semantica. Cacciola torna, come direbbe Roland Barthes, alla “scrittura bianca di Camus” segnando una frattura verso ogni retaggio culturale; ma allo stesso tempo dà la parola ad elementi archetipi che reclamano espressione, a quella materia brulicante che è la voce della natura.

Proprio nel 1974 Cacciola partecipa alla mostra “Grado Zero”, curata da Giorgio Cortenova alla Galleria La Bertesca di Genova. Nel 1975 l’artista partecipa con queste opere alla celebre mostra Analytische Malerei a Düsseldorf curata da Klaus Honnef e Catherine Millet ricevendo riconoscimento internazionale. Stima: 6.000€/7.000€.

Davide Nido, Orbi Big, colle termofusibili su tela, 90x90x4, 2009 – Lotto n. 448 – da meetingart.it
Davide Nido, Orbi Big, colle termofusibili su tela, 90x90x4, 2009
Davide Nido, Orbi Big, colle termofusibili su tela, 90x90x4, 2009 – Lotto n. 448 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Un trionfo di colori l’opera di Davide Nido (Senago, 1966-2014) “Orbi Big” al lotto n. 448. Forse una delle più belle che si siano viste passare in asta nell’ultimo anno e che rappresenta al meglio la ‘pittura’ dell’artista milanese, allievo di Aldo Mondino.

Arte pop, arte optical, arte che si richiama ai principi della psicologia della percezione, gioco cromatico, quella di Nido è tutte queste definizioni ma non vi si può ridurre. Sicuramente nelle opere dell’artista milanese ci sono due altre componenti fondamentali, chiaramente percepibili, della tradizione cittadina milanese che sono il gusto per le conformazioni spaziali (su tutti da Lucio Fontana) e le strutture organiche (pensiamo al nuclearismo).

La pittura di Nido è un ribollire di bolle, grandi e piccole, un effusione reticolare stretta o larga che ricorda processi vitalistici naturali, micro-organismi cellulari non riducibili a processi fisico chimici ma che configurano una visione organicistica del mondo naturale.  Ogni singola scintilla di colore in queste opere non è niente se non percepita nel complesso del fenomeno rappresentato. Stima: 18.000€/20.000€.

Mario Nigro, Blocco, olio su tela, 49.5×64.5, 1958 – Lotto n. 450 – da meetingart.it
Mario Nigro, Blocco, olio su tela, 49.5x64.5, 1958
Mario Nigro, Blocco, olio su tela, 49.5×64.5, 1958 – Lotto n. 450 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Mario Nigro è uno degli altri grandi artisti che sta subendo un trend negativo dal punto di vista del mercato, considerata la storia e il valore del pittore e intellettuale pistoiese.

Musicista, chimico, farmacista, Nigro il percorso di Nigro si fonda sulle tesi del costruttivismo razionalistico cui aderisce fin dai primi anni ’50 tuttavia in lui corre sempre parallela, specialmente in questo decennio, una esigenza di una espressione più libera e gestuale che rivela una conflittualità e che è ben rappresentata da questa opera “Blocco” al lotto n. 450.

“[…] ho tratto esperienze dai rapporti che possono realmente intercorrere tra struttura musicale e costruzione astratta […] sulla base di queste strutture ho studiato gli elementi plastici nelle loro ripetizioni, variazioni, simultaneità, coincidenze, giungendo così alla concezione di uno spazio totale dove forma e spazio si risolvono a vicenda in un superamento della bidimensionalità fisica (costruttivismo di Malevic), e dove in questo spazio totale vi saranno ancora problemi di rappresentazione e di espressione […] la soppressione del tragico che Mondrian evocava in una concezione ottimistica della vita, portava la pittura a completarsi e ad esaurirsi nell’architettura.

Coi problemi costruttivi si stabilisce una nuova autonomia della pittura, che, lungi dall’esentarsi dal suggerimento degli elementi utili all’uomo, riprende problemi di espressione che superano la rassegnata serenità degli equilibri spaziali. Nella mia espressione tornano dei contenuti tragici, non però in un senso espressionistico, cioè in una esagitazione disperata dei sentimenti, ma come rappresentazione reale di una società ben lontana dalle ottimistiche aspirazioni di Mondrian in cui però le posizioni sono perfettamente delineate. Il mio non è un mondo di pessimismo ma è tuttavia una constatazione di lotta.” (da Mario Nigro, Spazio totale, 1954). Stima: 8.000€/9.000€.

Gregorio Vardanega, Senza titolo, assemblaggio in plexiglass, 35x35x12, 1970 – Lotto n. 458 – da meetingart.it
Gregorio Vardanega, Senza titolo, assemblaggio in plexiglass, 35x35x12, 1970
Gregorio Vardanega, Senza titolo, assemblaggio in plexiglass, 35x35x12, 1970 – Lotto n. 458 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Gregorio Vardanega è un artista di origine italiana emigrato all’età di tre anni in Argentina e poi vissuto fra Argentina e Francia.

Frequenta l’Accademia Nazionale di Belle Arti di Buenos Aires dal 1939 al 1946 fin dai primi anni ’50 s’impone come figura di rilievo per la sperimentazione nell’ambito dell’arte cinetica. Dal 1959 al 2007, l’anno della morte, Vardanega ha vissuto in Francia a Parigi dove ha esordito come artista con una personale alla Galerie Denise René.

Fu membro fondatore dell’Asociación Arte Nuevo a Buenos Aires nel 1955 e di quella degli Artistas No Figurativos Argentinos (ANFA) nel 1956.

Al 1959 risalgono le sue sperimentazioni con assemblaggi di sfere di plexiglass illuminate con proiezioni colorate e ‘motorizzate’. Colore, movimento, luce, spazio e un interesse per le ‘macchine pensanti’, quella che oggi chiameremmo “intelligenza artificiale” guidano e caratterizzano l’estetica di Vardenega le cui opere rappresentano quasi sempre progetti, prototipi di visione che l’artista concepiva in stretta relazione con l’architettura e il mondo che gli stava intorno, prima di tutto considerata la percezione di coloro che vivono lo spazio e gli ambienti. Ricerche vicine alle coeve sperimentazioni del G.R.A.V. Groupe de Recherche d’Art Visuel.

Bella e storica opera al lotto n. 458 “Senza titolo”, interessante anche per chi fosse alla ricerca di un elegante oggetto d’arredamento. Stima: 5.000€/6.000€.

Achille Perilli, Gli incantevoli aromi, tecnica mista su tela, 40×50, 1970 – Lotto n. 296 – da meetingart.it
Achille Perilli, Gli incantevoli aromi, tecnica mista su tela, 40x50, 1970
Achille Perilli, Gli incantevoli aromi, tecnica mista su tela, 40×50, 1970 – Lotto n. 296 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Davvero “Incantevoli aromi” in termini coloristici quelli dell’opera al lotto n. 296 di Achille Perilli (Roma, 1927).

Perilli fu fra i fondatori del Gruppo Forma 1 nella Roma degli inizi degli anni ’50, gruppo d’avanguardia dell’arte astratta italiana con tutta la sua originalità d’incertezza al confine fra puro razionalismo costruttivo e ispirazione dalla realtà. Nel 1949 l’artista aveva già aderito al M.A.C. Movimento Arte Concreta.

Dalle prime opere di carattere immaginativo fatte di spazio, sensazioni, ricordi, accensioni, con soluzioni che ricordano per certi versi Paul Klee negli anni ’60 il ‘surrealismo’ di Perilli assume accenti grafici, quasi di scrittura automatica, che però l’artista organizza in reticoli che fanno da contraltare e ‘controllo’ all’esigenza della libera espressione. Gli anni ’70 invece in qualche modo capovolgono questa esigenza approdando a quell’irrazionale geometrico che è il contributo maggiore della storia artistica di Perilli. L’emozione non è più controllata dalla ragione: in queste opere, quale questa in asta, l’emozione sgorga direttamente dal gioco della razionalità. Opera bella e datata. Stima: 9.000€/10.000€.

Gualtiero Nativi, Messaggio, olio su tavola, 130×97, 1957 – Lotto n. 475 – da meetingart.it
Gualtiero Nativi, Messaggio, olio su tavola, 130x97, 1957
Gualtiero Nativi, Messaggio, olio su tavola, 130×97, 1957 – Lotto n. 475 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Nato a Pistoia nel 1921 Gualtiero Nativi è stato uno dei fondatori e rappresentanti dell’Astrattismo Classico fiorentino con Vinicio Berti, Alvaro Monnini, Bruno Brunetti, Mario Nuti.

Al lotto n. 475 una grande tavola “Messaggio” degli anni ’50, anni in cui ancora aspre e forti erano gli scontri ideologici e politici di cui la pittura di questi artisti si faceva arma.

Si trattava infatti di un’arte mirata ad avere un effetto reale sul mondo, che portasse appunto un “messaggio” inteso come utopia, progetto d’azione, testimonianza di frattura. Ciò che appare chiaramente espresso nei volumi di questa opera caratterizzati da forme costruttive improntate all’intransigenza di un rigido purismo geometrico e allo stesso tempo inquiete nel contrasto delle cromie che passano dai toni scuri del fondo a quelli via via più chiari delle forme che sembrano aggettare dalla superficie invitando a toccare, a guardare dentro.

Nel 1957 Nativi vince il Premio Città di Pontedera come anche nel 1955, 1956 e nel 1959. Stima: 14.000€/16.000€.

Claudio Cintoli, Sei pezzi astratti, tecnica mista su carta, 70×100, 1957 – Lotto n. 486 – da meetingart.it
Claudio Cintoli, Sei pezzi astratti, tecnica mista su carta, 70x100, 1957
Claudio Cintoli, Sei pezzi astratti, tecnica mista su carta, 70×100, 1957 – Lotto n. 486 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Opera giovanile dell’artista imolese Claudio Cintoli (classe 1935, prematuramente scomparso nel 1978) al lotto n. 486 “Sei pezzi astratti” del 1957.

Cresciuto a Recanati, Cintoli frequenta in seguito l’Accademia di Belle Arti di Roma. La prima personale è del 1958 presso il Palazzo comunale di Recanati, quindi successiva all’esecuzione di questa opera in asta.

Il percorso artistico di Cintoli non può essere inquadrato in una corrente, tan’è vero che varie fasi si susseguono negli anni, da quella astratto informale della gioventù, a quella pop, a quella performativa vicina alla body art della fine degli anni ’60 e primi anni ’70, fino all’ultima concettuale ed iperrealista.

Piuttosto in Cintoli ricorrono sempre alcune tematiche universali, in una esigenza di espressione del conflitto e del magnetismo di polarità di concetti quali nascita e morte, costrizione e libertà, moto e stasi, alto e basso. E anche in quest’opera in asta si avverte forte questa tensione: su una ‘ragnatela’ gestuale e violenta si innesta quel piccolo segno rosso che è un cuore pulsante, una rivolta, un desiderio intrappolato ma mai domo. Stima: 2.000€/3.000€.

Pompilio Mandelli, Paesaggio, olio su tela, 115×95, 1959/1964 – Lotto n. 486 – da meetingart.it
Pompilio Mandelli, Paesaggio, olio su tela, 115x95, 1959-1964
Pompilio Mandelli, Paesaggio, olio su tela, 115×95, 1959/1964 – Lotto n. 486 –  Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Nato a Luzzara in Emilia nel 1912 Pompilio Mandelli è uno di quei tanti artisti importanti ma semi-dimenticati della storia dell’arte del nostro ’900.

Allievo di Giorgio Morandi e Virgilio Guidi all’Accademia di Belle Arti di Bologna Mandelli partecipa numerose volte alla Biennale di Venezia. La più importante quella del 1952 dove espone, in sala personale, opere informali dal sapore naturalistico che si distaccano dalla precedente sperimentazione ancora legata alla forma.

E appunto fra gli “ultimi naturalisti” con Ennio Morlotti e Mattia Moreni lo collocava il suo amico di sempre il critico d’arte e poeta Francesco Arcangeli: “È quasi un nuotare entro un unico amalgama sensitivo, da cui si esprimono, per proiezione dalla esternità fisica entro lo schermo interiore della coscienza, figure schive, larve dense di nuova ombra; e dove tornano per converso, dal cuore alla natura, echi di sentimento, elegia profonda e durevole, rapprendendosi fin dentro una frasca inquieta, entro una nave turbata, entro un cielo” (da F. Arcangeli, “Una situazione non improbabile”, p. 371, 1956). Non meglio si potrebbe descrivere la grande, datata e bella opera in asta al lotto n. 486 “Paesaggio”. Stima: 6.000€/7.000€.

Valerio Adami, Studio per anniversario, olio su tela, 92×73 – Lotto n. 577 – da meetingart.it
Valerio Adami, Studio per anniversario, 92x73
Valerio Adami, Studio per anniversario, olio su tela, 92×73 – Lotto n. 577 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Bellissimo questo bacio “Studio per anniversario” dell’artista bolognese Valerio Adami (1935) al lotto n. 577.

Adami ha studiato all’Accademia di Brera ed ha esordito nel 1957 con la prima personale affermandosi poi negli anni ’70 nel contesto della cosiddetta “Nuova figurazione”.

Sono opere misteriose quelle di Valerio Adami che si animano non perché disegnate ma poiché imprigionate in un disegno che va a forzare, cercare di frenare con una spessa linea nera un emotività magmatica e colorata che alla fine è la vera protagonista delle sue opere.

Il suo lavoro combina in modo originali influenze evidenti della pop art americana, in particolare da Roy Lichtenstein, con una concettualismo esistenziale, ludico e ironico mai conclamato. L’eleganza e l’intelligenza sono infatti la cifra della sua pittura dagli accostamenti imprevisti, dalle sinestesie di colori, dalle raffinate intertestualità culturali e letterarie che Adami dipana sulla tela svelando un mondo dolce, solitario, affollato, violento, erotico. Descrivendo insomma con grande sensibilità l’esistenza. Stima: 27.000€/30.000€.

Asta Meeting Art n. 830 – 9 e 10 Settembre 2017 – Vercelli, Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea – Sessioni I-II

Le sessioni I e II dell’Asta di Arte Moderna e Contemporanea n. 830 della Casa d’Aste Meeting Art di Vercelli si terranno nei fine settimana del 9/10 settembre 2017 alle ore 14.30. La TopTen di SenzaRiserva.

Emilio Scanavino, Tramatura, tecnica mista su foglio di acetato, 38×58 – Lotto n. 31 – da meetingart.it
Emilio Scanavino, Tramatura, tecnica mista su foglio di acetato, 38x58
Emilio Scanavino, Tramatura, tecnica mista su foglio di acetato, 38×58 – Lotto n. 31 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Bella “Tramatura” di Emilio Scanavino al lotto n. 31. Si tratta certamente di un’opera della maturità dell’artista ligure. Le trame sono tracciate con decisione e non c’è spazio per una mediazione spaziale fatta di grigi ed incertezze, tipica della prima produzione informale di Scanavino.

Bianco e nero aprono il campo a un mondo fantastico in cui il gesto si contrappone alla stasi, il bianco al nero, il lirismo segnico e la gocciolatura all’afasia della costrizione del bendaggio, del nodo.

Assieme questi segni danno vita ad un mondo bio e zoomorfo, a cefalopodi che intorbidiscono le acque della coscienza. Perché quella di Scanavino è una pittura popolata di presenze che non può essere ingabbiata nella semplice definizione di arte ‘informale’. Anzi il suo è un universo polimorfo in cui la realtà è continua metafora di se stessa, ridotto a traccia più che a segno; a graffio, nodo, scheggiatura più che a tratto.

Opera collocabile negli anni ’70, in pieno periodo della maturità dell’artista, dopo il ritiro nella casa di Calice Ligure e la convalescenza per l’operazione alla testa a seguito della gravissima emorragia cerebrale che lo colpì nel 1971. Stima: 9.000€/10.000€.

Silvano Bozzolini, Concrete classique, olio su tela, 60×60, 1979 – Lotto n. 48 – da meetingart.it
Silvano Bozzolini, Concrete classique, olio su tela, 60x60, 1979
Silvano Bozzolini, Concrete classique, olio su tela, 60×60, 1979 – Lotto n. 48 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Nato a Fiesole nel 1911 Silvano Bozzolini è stato uno dei protagonisti dell’astrattismo toscano partecipando alla fine degli anni ’40 alle iniziative del gruppo “Arte Oggi”. Dal 1927 l’artista ha frequentato l’Accademia di Brera a Milano e poi negli anni ’30 ha studiato con Felice Carena all’Accademia Libera del Nudo a Firenze. Nel 1947 si trasferisce a Parigi dove continua il suo percorso astratto indipendentemente dagli sviluppi dell’astrattismo classico fiorentino.

La pittura astratta di Bozzolini inoltre conterrà sempre un fattore di dinamismo assai più lirico e soggettivo del rigore razionalista dei toscani. Fondate sullo studio degli equilibri e delle geometrie dei primitivi  toscani, le opere di Bozzolini presentano, nell’organizzazione dei piani e delle linee e nel forte accostamento cromatico dei colori, un primitivismo vitalistico e un organicismo che mai verranno meno nel corso degli anni anzi accentueranno l’uso di simboli e allusioni alle forze che governano l’esistenza.

Così le forme ovoidali sono per Bozzolini il simbolo della nascita della vita, le linee verticali lo slancio vitale, le diagonali la rivolta e la ribellione, le orizzontali la stasi e la morte.

“Nel 1977, sebbene il cambiamento sia già visibile da qualche anno, Bozzolini, cambia leggermente il modo di dipingere pur rimanendo fedele alla sua poetica. Le opere di questo periodo hanno acquistato in leggerezza, infatti tratti più fini e nervosi solcano le tele, ma rimangono sempre presenti i motivi della linea obliqua e della forma ovoidale” (da Alessandra Frediani, “L’astrazione costruttiva di Bozzolini”, tesi di laurea, anno accademico 2003/2004, Università degli Studi di Siena, relatore prof. Enrico Crispolti, p. 88). Stima: 3.000€/4.000€.

Gianni Dova, Composizione, tecnica mista su cartoncino, 45×35, 1952 – Lotto n. 58 – da meetingart.it
Gianni Dova, Composizione, tecnica mista su cartoncino, 45x35, 1952
Gianni Dova, Composizione, tecnica mista su cartoncino, 45×35, 1952 – Lotto n. 58 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Ha appena 27 anni il romano Gianni Dova quando dipinge l’opera al lotto n. 58 “Composizione”. Dopo la frequentazione dell’Accademia di Brera già nel 1947 Dova espone alla Galleria del Naviglio e a quella del Cavallino. Nello stesso anno aderisce al Movimento Spaziale di Lucio Fontana.

Intanto Dova firma il “Manifesto dell’Arte Spaziale” (1951), “Lo Spazialismo e l’arte Italiana del secolo XX” (1951), il “Manifesto del Movimento Spaziale per la Televisione” (1952).

Le “composizioni” si collocano in questo ambito. Rispecchiano a pieno l’adesione dell’artista romano al movimento milanese capeggiato da fontana e la sua personalissima chiave interpretativa: l’artista lascia fluire liberamente il colore a olio e a smalto emulsionandolo con l’acqua. In questo modo dà vita a scenari ‘casuali’ che suggeriscono spazi della memoria dove trovano posto, in profondità, accensioni, evocazioni, ricordi. Dova realizza paesaggi della coscienza per mezzo di contrasti fatti di macchie di colore, trasparenze e velature che suggeriscono uno spessore.

Non manca in questa bella opera al lotto n. 58 il gesto ‘tachista’ realizzato in bianco che apre e segna lo spazio quasi firmandolo in grafia. Gesto che però mai astrae dalla realtà, anzi la aumentando in senso onirico come Dova farà costantemente negli anni a seguire formulando quel linguaggio zoomorfo, onirico e surreale che lo contraddistingue. Stima: 3.000€/4.000€.

Renato Barisani, Oggetto più natura, ferro, legno e plastica su tavola, 116×90, 1964 – Lotto n. 52 – da meetingart.it
Renato Barisani, Oggetto più natura, ferro, legno e plastica su tavola, 116x90, 1964
Renato Barisani, Oggetto più natura, ferro, legno e plastica su tavola, 116×90, 1964 – Lotto n. 52 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Scultore napoletano d’avanguardia e da riscoprire Renato Barisani (1918-2011) qui al lotto n. 52 con un importante “Oggetto più natura” del 1964.

Barisani partecipa alla fine degli anni ’40 e nei primissimi anni ’50 alle mostre di “Gruppo Sud” per poi dare vita proprio nell 1950 al Gruppo Napoletano Arte Concreta con Renato De Fusco, Guido Tatafiore e Antonio Venditti.

Alla metà degli anni ’50 e per tutti gli anni ’60 risale il periodo di sperimentazione ‘informale’ più estrema dell’artista che si distingue soprattutto nell’originalità d’impiego dei materiali: gioielli, formica, ferro, fotogrammi, plastica ma anche materiali legati al territorio quali conchiglie, sabbia e lapilli.

Renato Barisani è stato un indagatore a 360 gradi delle possibilità espressive della materia. Designer di gioielli e al contempo grafico, l’artista napoletano cerca nelle sue opere una sintesi fra astrazione e figurazione, geometria e libertà, razionalismo e fantasia, organicità e razionalismo. Barisani crea metafore, mondi bidimensionali e tridimensionali dove le ‘cose’ dialogano e sorprendono, universi in cui l’inerte prende vita attraverso relazioni ed accostamenti sorprendenti e imprevisti. Stima: 2.000€/3.000€.

Eugenio Carmi, Studio per la cacciata dal paradiso, olio su tela, 60×60, 1980 – Lotto n. 80 – da meetingart.it
Eugenio Carmi, Studio per la cacciata dal paradiso, olio su tela, 60x60, 1980
Eugenio Carmi, Studio per la cacciata dal paradiso, olio su tela, 60×60, 1980 – Lotto n. 80 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Nato a Genova nel 1920 Eugenio Carmi è stato un vero esponente del modernismo italiano. Tutta la storia artistica di Carmi converge infatti a rivelare una spinta etica ed estetica improntata ad un fortissimo desiderio di azione sulla realtà.

Si trasferisce in Svizzera nel 1938 a causa delle persecuzioni razziali. Si laurea in chimica a Zurigo per poi continuare la propria formazioni nella Torino di Felice Casorati da cui impara grazia ed equilibrio.

Ma sarà l’esperienza di grafico e poi curatore dell’immagine presso le acciaierie dell’Italsider dal 1956 a segnare il percorso artistico di Carmi che passa dall’informale a diventare “fabbricante di immagini” come amava definirsi. Proprio l’esperienza della fabbrica infatti lo mette a contatto con i materiali, lo porta a sperimentare tecnologie con l’obiettivo sempre di migliorare l’esistente, scientificamente ma con una ispirazione utopica.

E anche il linguaggio geometrico che Carmi inaugura a partire dagli anni ’70 e ben esemplificato qui al lotto n. 80 “Studio per la cacciata dal Paradiso” affonda le proprie radici in questa aspirazione. Si tratta di un mondo chimico, dominato dal colore, quasi una scala pH, in una composizione dagli equilibri perfetti che non è però soddisfatta dalla pura astrazione. La linea diagonale e il cerchio assurgono a significati concettuali, attraverso i quali l’artista Carmi esprime le leggende, interpreta gli archetipi, rielabora la cultura e la storia. Stima: 8.000€/9.000€.

Toni Costa, Linea, PVC bianco su tavola, 46×85, 1966 – Lotto n. 90 – da meetingart.it
Toni Costa, Linea, PVC bianco su tavola, 46x85, 1966
Toni Costa, Linea, PVC bianco su tavola, 46×85, 1966 – Lotto n. 90 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Dinamica visuale elegante, riuscitissima e minimale di Toni Costa, del 1966, al lotto n. 90 “Linea”. Costa è stato uno dei ‘mitici’ fondatori del Gruppo N di Padova nel 1959 con Edoardo Landi, Ennio Chiggio, Alberto Biasi e Manfredo Massironi.

Arte cinetica e programmata dunque, movimento che in quegli anni cerca un rinnovamento della tradizione artistica per mezzo di un nuovo patto fra scienza e creatività ed una apertura a ‘processi’ innovativi e incisivi sul reale e sui fruitori che amalgami pittura, scultura, architettura, artigianato industriale.

Le prime dinamiche visuali dell’artista padovano risalgono al 1961 e furono esposte presso la Galerija Suvremene Umjetnos a Zagreb. Qui il Gruppo espone opere realizzate con listelle di PVC, che disposte con diversa inclinazione sulla tavola monocroma, danno una percezione cangiante dell’opera dipendentemente dal punto di vista con cui la si guarda. Il movimento genera dunque l’opera che si articola nello spazio ma anche nel tempo, che è soggetta al cambiamento dell’illuminazione su piani diversi: quello dell’essere e quello del sembrare.

Nel 1964 Costa espone alla Biennale di Venezia ed al Louvre di Parigi. Partecipa alle mostre “Arte Programmata” a Milano nel 1965 ed “Aspetti dell’arte italiana contemporanea” alla Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma proprio nel 1966, anno di realizzazione dell’opera al lotto n. 90. Stima: 27.000€/30.000€.

Pablo Atchugarry, Senza titolo, scultura in marmo bianco di Carrara, 81x27x18, 1998 – Lotto n. 99 – da meetingart.it
Pablo Atchugarry, Senza titolo, scultura in marmo bianco di Carrara, 81x27x18, 1998
Pablo Atchugarry, Senza titolo, scultura in marmo bianco di Carrara, 81x27x18, 1998 – Lotto n. 99 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Uno dei top lot di questa asta per bellezza estetica è senza dubbio il lotto n. 99 “Senza titolo” dello scultore Pablo Atchugarry, originario di Montevideo in Uruguay, dove nasce nel 1954.

La prima personale italiana dell’artista è del 1979 a Lecco. Nello stesso anno scopre la bellezza rinascimentale del marmo di Carrara con il quale inizia a lavorare frequentando le cave Michelangelo.

L’arte elegante di questo bravissimo scultore urugaiano cerca una sintesi fra astrazione e figurazione ed ha senza dubbio una evidente natura e propensione ascensionale muovendo ogni forma dalla terra al cielo, in un tentativo di comunicazione e conciliazione. Passato e presente, ombra e luce, angolo acuto e convesso, rotondità e linearità convivono dolcemente, senza contrasti nelle sue opere, consacrate nella recente mostra personale “Città Eterna, Eterni Marmi” tenutasi presso il Museo dei Fori Imperiali e i mercati di Traiano a Roma nel 2015. In questo luogo magico Atchugarry ha esposto 40 sculture realizzate in marmo di Carrara, bronzo e acciaio e marmo rosa del Portogallo, riuscendo ad integrarsi perfettamente e ad instaurare un dialogo con il celebre contesto archeologico del luogo. Stima: 50.000€/56.000€.

Edoardo Giordano, Estate e vento, olio su tela, 70×55, 1957 – Lotto n. 126 – da meetingart.it
Edoardo Giordano, Estate e vento, olio su tela, 70x55, 1957
Edoardo Giordano, Estate e vento, olio su tela, 70×55, 1957 – Lotto n. 126 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Edoardo Giordano detto Buchicco nasce a Napoli nel 1904. Si diploma alla locale Accademia di Belle Arti nel 1927. Fin da subito Giordano si distinse nel panorama partenopeo per la spinta al rinnovamento della tradizione pittorica, pur rimanendo nell’ambito figurativo, attraverso chiare influenze e riferimenti al secessionismo viennese, al grottesco, al realismo magico.

Negli anni ’30 l’artista è più volte a Parigi. Qui subisce il fascino del post-impressionismo, mentre sul finire del decennio e l’inizio del seguente la sua pittura tende verso l’espressionismo cromatico.

Fedele ad uno spirito anti-tradizionalista Giordano partecipa nel dopoguerra a “Gruppo Sud” ed ha contatti con il M.A.C. Movimento Arte Concreta napoletano e milanese. Dai primi anni ’50 è a Milano dove intraprende un percorso del tutto astratto. Fra il 1952 ed il 1956 si colloca il periodo dell’astrattismo geometrico figlio anche di un sodalizio col pittore napoletano Andrea Bisanzio.

L’opera al lotto n. 126 “Estate e vento” rappresenta al meglio un’altra fase informale di questi anni dell’artista napoletano, dove il gusto per la materia ed il colore danno libero sfogo ad una gestualità panica che trova ispirazione nelle coeve sperimentazioni dei naturalisti lombardi quali Ennio Morlotti e Alfredo Chigine.

Nel 1962 Edoardo Giordano fu invitato con sala personale alla XXXI Biennale di Venezia. Stima: 3.000€/4.000€.

Remo Bianco, Tableu dorè, collage e tecnica mista su tela, 120×100, 1967 – Lotto n. 182 – da meetingart.it
Remo Bianco, Tableu dorè, collage e tecnica mista su tela, 120x100, 1967
Remo Bianco, Tableu dorè, collage e tecnica mista su tela, 120×100, 1967 – Lotto n. 182 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

L’evocazione è certamente alla base di tutto il percorso artistico di Remo Bianco, milanese, protagonista dell’arte italiana degli anni ’50 e ’60.

Un percorso di sperimentazione materica e concettuale rinnovatosi continuamente nel corso degli anni il suo ma sempre fedele a una ricerca del significato del reale, della verità che si effonde dagli oggetti.

Che siano le prime sperimentazioni nucleari e informali-spaziali dei primi anni ’50, le opere tridimensionali addirittura della fine degli anni ’40, i collage di ispirazione espressionista e gestuale o le ‘appropriazioni’ realizzate attraverso le impronte e i calchi in gesso e che preludono ai “Tableaux doré” (lotto n. 182) i cui primi esemplari risalgono al secondo quinquennio degli anni ’50, la riflessione sulle tracce, sul segno fisico e metaforico è al centro della speculazione del maestro milanese.

Le impronte, i frammenti, gli spruzzi di neve sugli oggetti che li assolutizzano a presenze ricordano per certi versi, in un tentativo di superamento, l’orribile fenomenica rivelazione dell’esistenza del Sartre di La nausea: “Il coltello cade sul piatto. Al rumore il signore dai capelli bianchi sussulta e mi guarda. Riprendo il coltello, appoggio la lama contro la tavola e la faccio piegare. È dunque questa la Nausea: quest’accecante evidenza? Quanto mi ci son lambiccato il cervello! Quanto ne ho scritto! Ed ora lo so: io esisto – il mondo esiste – ed io so che il mondo esiste. Ecco tutto […]” (da Jean-Paul Sartre, La nausea, Einaudi Tascabili, traduzione di Bruno Fonzi, 1997, p. 166). Stima: 14.000€/16.000€.

Edmondo Bacci, Avvenimento A-6, tempera grassa su tela, 75×105, 1965 – Lotto n. 188 – da meetingart.it
Edmondo Bacci, Avvenimento A-6, tempera grassa su tela, 75x105, 1965
Edmondo Bacci, Avvenimento A-6, tempera grassa su tela, 75×105, 1965 – Lotto n. 188 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 830

Veneziano, classe 1913, Edmondo Bacci si forma all’Accademia di Belle Arti con Virgilio Guidi ed Ettore Tito.

Negli anni ’50 l’artista espone regolarmente alle mostre degli spazialisti milanesi, alla Galleria del Naviglio e a quella del Cavallino. Peggy Guggenheim si interessa alla sua pittura tanto da aprirgli le porte ad importanti mostre americane. Nel 1958 gli viene riservata una sala personale alla Biennale di Venezia.

Di rilievo la serie degli “Avvenimenti”, qui al lotto n. 188 “Avvenimento A-6”, in cui l’artista esprime drammaticamente una vena informale che tende alla profondità spaziale. Di lui diceva la Guggenheim “c’è una veggenza nel colore, il quale esplode in tutta la sua gioiosa ebbrezza. Credo che sia oggi il colore più puro che si sia liberato nello spazio”.

Per certi versi vicino concettualmente alle opere di Giuseppe Santomaso, Bacci si distingue per la forza delle composizioni che sviluppano energie di colore che si dipanano da nuclei centrali quasi in vere rappresentazioni di fenomeni dello spazio. C’è passione per la materia in esse e per la potenza, la velocità, la simultaneità della nostra civiltà contemporanea. Stima: 21.000€/24.000€.