Asta Cambi n. 329 – 28 Novembre 2017 – Milano, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 329 della Casa d’Aste Cambi di Milano si terrà il giorno 28 novembre in due sessioni, ore 10.30 (lotti 1-156) e ore 16.00 (lotti 157-362) presso Palazzo Serbelloni. La TopTen di SenzaRiserva.

Gerardo Dottori, Partita di calcio, olio su tavola, 70.5×92.5, 1928 – Lotto n. 160 – da cambiaste.com
Gerardo Dottori, Partita di calcio, olio su tavola, 70.5x92.5, 1928
Gerardo Dottori, Partita di calcio, olio su tavola, 70.5×92.5, 1928 – Lotto n. 160 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 329

Opera dipinta durante il felice e duraturo soggiorno romano dal 1926 al 1939 di uno dei protagonisti del secondo futurismo italiano, il perugino Gerardo Dottori (1884-1977), questa al lotto n. 160 “Partita di calcio”.

Sono gli anni ’20 infatti a vedere Dottori a capo del movimento di Marinetti; l’artista perugino è il critico e il teorico che detta il programma e le posizioni del gruppo da periodici quali Oggi e Domani, L’Impero, Griffa! già dalla fine della guerra.

La prima personale è del 1920 alla Galleria Bragaglia a Roma, con presentazione di Marinetti. Nel 1924 Dottori sarà il primo futurista ammesso alla Biennale di Venezia con un dipinto.

Nel 1929, anno in cui esegue quest’opera in asta, si legge nell’articolo Prospettive di volo: manifesto futurista, apparso nella Gazzetta del popolo del 22 settembre, a firma di Dottori stesso, Giacomo Balla, Benedetta Marinetti, Fortunato Depero, Fillia, Filippo Tommaso Marinetti, Enrico Prampolini, Mino Somenzi e Tato: “Nelle velocità terrestri (cavallo, automobile, treno) le piante, le case, ecc., avventandosi contro di noi, girando vicinissime le vicine, meno rapide le lontane, formano una ruota dinamica nella cornice dell’orizzonte di montagne mare colline laghi, che si sposta anch’essa, ma così lentamente da sembrare ferma. Oltre questa cornice immobile esiste per l’occhio nostro anche la continuità orizzontale del piano su cui si corre”.

Questo testo del 1929 esplica alla perfezione quei concetti concernenti la simultaneità e il policentrismo prospettico e sintetico avverso ai particolari caratteristico di Dottori; concetti che l’artista esprime drammaticamente nel lotto in asta attraverso una vena lirica fatta di contrasti coloristici e linee diagonali nel primo piano e una ricerca di circolarità spaziale nei piani di profondità eseguita con grande maestria.

Nel 1931 Dottori firmerà il Manifesto dell’aeropittura con Marinetti, Giacomo Balla ed Enrico Prampolini. Stima: 40.000€/60.000€.

Franco Angeli, Senza titolo, smalto a spruzzo su tela, 60×60, 1970/1975 – Lotto n. 193 – da cambiaste.com
Franco Angeli, Senza titolo, smalto a spruzzo su tela, 60x60, 1970/1975
Franco Angeli, Senza titolo, smalto a spruzzo su tela, 60×60, 1970/1975 – Lotto n. 193 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 329

Franco Angeli nasce a Roma nel 1935. Orfano del padre (morto nel 1941) vive le difficoltà e gli orrori della guerra. Nel 1949 muore anche la madre. Il fratello Otello, in seguito segretario del Partito Comunista di Cinecittà, lo indottrina verso un preciso orientamento politico. Intanto Angeli ha fatto mille lavori: l’assistente barbiere, il garzone di tappezzeria: qui ha familiarizzato con le velatine, le garze che utilizzerà nella sua pittura pop dalla forte carica, quasi per contraddizione, emozionale, persino concettuale.

I primi esordi pittorici risalgono alla fine degli anni ’50. Esordi caratterizzati da un informale con cromatismi accesi ed interventi materici, specialmente garze, vicini alle sperimentazioni di Alberto Burri. La prima personale è del 1960 alla Galleria La Salita di Roma.

Intanto, nelle file del partito, Angeli conosce Mario Schifano con cui condivide la visione artistica e l’estrazione popolare. Con lui esporrà alla storica Biennale della Pop Art del 1964 di Maurizio Calvesi dove presenterà la sua prima personalissima simbologia pop introducendo e decontestualizzando “aquile” e “quarter dollar” in una dimensione interpretativa che è più ‘memoria’ che simbolo: “velo allontanante – introiettante. In questo movimento è tutta la novità e l’altezza dello straordinario pittore. […] Quei simboli fantasma, quei simboli-cometa transitanti e dalle code di sgocciolature operano come suggestione non dell’ideologia, ma del tempo: del tempo che li abrade, del tempo remoto in cui affondano, del tempo che uniforma le contraddizioni e trasforma gli ideali in ruderi”, come ben scrive Patrizia Ferri in Poesia Quotidiana, estratto da Estratto da Art e Dossier, numero 202, Luglio-Agosto 2004].

“Citazioni differenti” che nel corso degli anni ’70 si rimpiccioliscono e si ‘svelano sempre più’, come qui al lotto n.193 “Senza titolo”, eseguite con maschera a spruzzo su mascherine: quasi una presa di distanza ironica nell’anafora crudele e reiterata, capovolta, di un potere senza volto, indifferente alle storie personali; una parata tragica di disinganno. Stima: 7.000€/10.000€.

Mario Schifano, Senza titolo, smalto e spray su tela, 200×187, 1974/1977 – Lotto n. 194 – da cambiaste.com
Mario Schifano, Senza titolo, smalto e spray su tela, 200x187, 1974/1977
Mario Schifano, Senza titolo, smalto e spray su tela, 200×187, 1974/1977 – Lotto n. 194 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 329

Un’altro dei protagonisti della Scuola di Piazza del Popolo con Franco Angeli, al lotto precedente, Mario Schifano con la grandissima tela “Senza titolo”, lotto n. 194.

Si tratta di uno dei paesaggi anemici di Schifano con l’immissione delle caratteristiche stelle realizzate a spray su mascherine, procedimento di ‘stereotipizzazione’ tipico di molti artisti della scena pop. Sono le stesse stelle che si ritrovano sulla copertina del disco “Dedicato a”, realizzato nel 1967 da Le stelle di Mario Schifano, gruppo musicale psichedelico promosso da Schifano stesso sulla scia dell’esperimento Velvet Underground di Andy Warhol.

Il Gruppo, sostenuto da Ettore Rosboch, contava il bassista Giandomenico Crescentini e il pianista Nello Martini. Il disco è un pastiche di inserti classici, rock e parlati di ispirazione letteraria, di cui opere come quella in asta sono quasi un contro-canto visuale.

Le stelle infatti sono il simbolo di una poesia perduta che trova posto nel ‘paesaggio tv’ solo come rimpianto e ricordo di speranza. Il cielo è nero e cupo, gocciolante di sofferenza pollockiana, di latente desiderio di rivolta; mentre l’immagine scorre via veloce, quasi vista da un treno ad altissima velocità che appiattisce il piano della visione e suggerisce l’incomprensibilità di un mondo per il quale non è concesso tempo di decifrazione. Opera carica di emozione. Stima: 35.000€/40.000€.

Salvatore Fiume, Omaggio alla Spagna, olio su tela, 133×196, 1960 ca. – Lotto n. 253 – da cambiaste.com
Salvatore Fiume, Omaggio alla Spagna, olio su tela, 133x196, 1960 ca.
Salvatore Fiume, Omaggio alla Spagna, olio su tela, 133×196, 1960 ca. – Lotto n. 253 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 329

Artista siciliano, Salvatore Fiume nasce a Comiso nel 1915. Compiuti gli studi artistici ad Urbino, si trasferì a Milano e poi ad Ivrea dove collaborò con Adriano Olivetti. Dal 1946 intraprese la carriera artistica stabilendosi in una filanda a Conzo nei pressi di Como.

La prima personale, che riscosse un grande successo, fu alla Galleria Bergamini di Milano nel 1949. Già nel 1950 Fiume fu invitato alla Biennale di Venezia.

Ricorda il romanziere Gesualdo Bufalino, lontano cugino dell’artista, che Fiume fin da ragazzo aveva coltivato una vera passione per la penisola iberica (lotto n. 253 “Omaggio alla Spagna”) e che una delle sue letture preferite era Il viaggio in Spagna di Charles Davillier illustrato dalle tavole suggestive di Gustave Doré.

Fin dagli anni ’40 la pittura di Fiume è contrassegnata da un sapore figurativo mitico in cui si avverte l’influenza del cubismo picassiano, l’aura metafisica di De Chirico ed il surrealismo di Savinio. Ma dalla seconda metà degli anni ’50 più evidente è la ricerca di una monumentalità e di un equilibrio compositivo, su grandi dimensioni, che rimanda all’arte quattrocentesca da Paolo Uccello a Piero della Francesca.

Da ricordare che nel 1958 Fiume si recò in Spagna per visitare i capolavori del Museo Del Prado, soprattutto quelli di Velázquez e Goya. Da questo viaggio nacque un ciclo di opere, detto “Il ciclo spagnolo” ispirato alle opere e ai protagonisti dell’epoca. L’opera in asta appartiene a pieno titolo a questo ciclo.

Ricordando il viaggio spagnolo di Fiume, ha scritto Josè Guillermo Garcia Valdecasas in Fiume e i suoi amici spagnoli, in “Salvatore Fiume en el Real Collegio de Espana”, Bologna, 1983: “Fiume, grazie a Dio, ha guardato la nostra cultura. Non cercava il paesaggio ma l’anima. Questa insolita memoria della mia terra non evoca infatti né scene né paesaggi spagnoli ma quadri e si compone così di quadri al quadrato, dipinti di dipinti. Il che, se si osserva attentamente, è proprio il contrario della copia”. Stima: 12.000€/15.000€.

Alfredo Chigine, Forma grigia, olio su tela, 73×92, 1958 – Lotto n. 259 – da cambiaste.com
Alfredo Chigine, Forma grigia, olio su tela, 73x92, 1958
Alfredo Chigine, Forma grigia, olio su tela, 73×92, 1958 – Lotto n. 259 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 329

Milanese, classe 1914, Alfredo Chigine coltiva negli anni ’40 soprattutto la scultura, prima di propendere per la pittura informale nel corso degli anni ’50 (la prima personale alla Galleria San Fedele è del 1951). Pittura informale che, a detta di Emilio Tadini, in Chigine assurge addirittura alla più alte vette internazionali.

Fra il 1956 ed il 1958, anno in cui esegue la bella opera al lotto n. 259 “Forma Grigia”, Chigine lavora fianco a fianco con gli altri informali Edoardo Giordano e Mario Bionda nello studio di Via Rossini. Nel 1958 stesso è invitato da Franco Russoli alla XXIX Biennale di Venezia.

Assieme ad Ennio Morlotti, Alfredo Chigine rappresenta uno dei migliori artisti che hanno dato origine al cosiddetto ‘naturalismo informale’, una pittura fatta di accensioni coloristiche, segni, grovigli che sono spunti dal reale, accenti di sensibilità trasportati in spazialità interiori. Motivi che in Chigine tendono tuttavia a farsi rarefatti nel secondo quinquennio degli anni ’50 prediligendo atmosfere grigie e cineree di potente emotività, realizzate con la spatola e graffiando la materia.

Ricorda Ennio Morlotti in merito alla svolta informale degli artisti di quegli anni: “[…] I giovani che allora oltre a Chighine erano Aimone, Bergolli, Francese, Peverelli, Crippa, Dova, sembrava avessero trovato una frenetica intesa comune, sembrava quasi lavorassero in ‘équipe’, e la carica era tale da prendere qualche volta forma di ‘bagarre’. Il semplice adeguamento a modi espressivi europei che il fascismo aveva precluso, avvenne con tale violenza ed entusiasmo da diventare avventura esaltante, perciò fatto in se stesso creativo. Ma questo stesso bruciante passaggio che causò poi tante dispersioni e sbandamenti, affrettò invece in Chighine il processo di maturazione e diede nel contempo il segno decisivo della sua personalità […] Si ebbe cioè fin da allora l’impronta della grossa natura che l’accompagnerà per sempre, e le caratteristiche del suo lavoro a tutt’oggi […] Nel suo pedale basso di grigi e rosa aveva convogliato e nascosto tutta la nostalgia e la malinconia di muri e cieli lombardi. Nelle nuove forme la sua materia luminosa aveva raggiunto un nuovo incantato splendore” (dal Catalogo della mostra Morlotti e Chigine. Opere scelte, a cura di Tino Gipponi. Testo in catalogo di Tino Gipponi, tenutasi alla Galleria Poleschi di Milano nel 2007). Stima: 10.000€/12.000€.

Agostino Bonalumi, Nero, tela estroflessa e tempera vinilica, 100×100, 1971 – Lotto n. 271 – da cambiaste.com
Agostino Bonalumi, Nero, tela estroflessa e tempera vinilica, 100x100, 1971
Agostino Bonalumi, Nero, tela estroflessa e tempera vinilica, 100×100, 1971 – Lotto n. 271 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 329

C’è un giovanissimo Agostino Bonalumi nel 1958 alla Galleria Pater di Milano con Piero Manzoni ed Enrico Castellani, l’avanguardia dell’arte italiana del dopoguerra, il cosiddetto Gruppo Azimuth. Nel 1965 è Arturo Schwartz che lo presenta in una personale con introduzione in catalogo in catalogo di Gillo Dorfles.

Nel 1966 Bonalumi è alla Biennale di Venezia, nel 1970 con sala personale. È proprio nel 1966 che l’artista milanese espone quelle estroflessioni che lo renderanno celebre alla Galleria del Naviglio di Milano, sperimentazioni iniziate già alla fine degli anni ’50, realizzate inserendo strutture in metallo di supporto retrostanti la tela.

Si tratta di lavori che partono dalle premesse della ricerca fontaniana per indagare uno spazio che non è solo oltre ma presenza cangiante di dilatazione e contrazione, uno spazio quasi ‘maniglia’ per occasioni da riscoprire nel ‘nulla’ della monocromia. Sperimentazioni basate sulla convinzione di una nuova possibilità fattuale umana, di una forma nuova che nasca dalla conoscenza, dalla struttura, dalla percezione (influenti su Bonalumi le teorie della Gestalt) e che usa il concettuale come idea generativa, esclusivamente come punto di partenza e non di approdo.

Molto bella l’opera in asta al lotto n. 271 “Nero”, anzi nerissimo, con uno spazio che aggetta e quasi invita lo spettatore ad aprire una porta sulle nuove possibilità, pur con quanto in ogni abbaglio di luce ci sia di dubbio ed imprevedibilità. Stima: 70.000€/90.000€.

Gino Severini, Le pot jaune-vert et le violon, olio e tecnica mista su tela, 73×54, 1948 – Lotto n. 278 – da cambiaste.com
Gino Severini, Le pot jaune-vert et le violon, olio e tecnica mista su tela, 73x54, 1948
Gino Severini, Le pot jaune-vert et le violon, olio e tecnica mista su tela, 73×54, 1948 – Lotto n. 278 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 329

Gino Severini nasce a Cortona nel 1883. Ben presto a Roma e poi a Parigi venne a contatto e fu influenzato dal divisionismo e dalle sperimentazioni delle avanguardie d’oltralpe. Nel 1910 Severini firma il Manifesto della pittura futurista con Marinetti, Balla, Boccioni, Carlo Carrà e Franco Russolo.

Dopo la parentesi di recupero dei ‘valori classici’ nel clima di Novecento e del ritorno all’ordine, nel secondo dopoguerra Severini invece ripercorrerà l’esperienza cubo-futurista attraverso una rilettura in chiave di ‘decorativismo astratto’ che sembra essere sensibilissima al clima culturale italiano dell’epoca. In questo contesto nasce l’opera al lotto n. 278 “Le pot jaune-vert et le violon”.

Un’artista sempre al passo con i tempi Severini che mai ha trasceso il suo personalissimo linguaggio fatto di equilibrio delle forme, armonia di colori e leggiadria della composizione dai primi esperimenti divisionisti a questi della fine degli anni ’40.

Proprio da artisti quali Severini e Balla e da opere come questa in asta prenderà spunto e forza il rinnovamento della pittura italiana di inizio anni ’40, in particolare il gruppo romano di Forma 1, fra post-cubismo e ricerca astratta. Stima: 120.000€/150.000€.

Dadamaino, Volume, plastica nera fustellata a mano, 70×50, 1959/1960 – Lotto n. 284 – da cambiaste.com
Dadamaino, Volume, plastica nera fustellata a mano, 70x50, 1959-1960
Dadamaino, Volume, plastica nera fustellata a mano, 70×50, 1959/1960 – Lotto n. 284 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 329

In asta al lotto n. 284 un bellissimo e datatissimo esemplare di “Volumi a moduli sfasati” di Eduarda Emilia Maino, protagonista dell’arte spaziale milanese del dopoguerra.

Nel biennio 1959-1960 la Maino ha realizzato i primi “Volumi”: opere caratterizzate da larghi squarci ovoidali sulla tela monocroma che se da un lato rimandano alla ricerca concettuale condotta da Lucio Fontana in quegli anni, allo stesso tempo introducono ad elementi interni al mezzo pittorico, quasi analitici, di integrazione ambientale e recupero della forma.

Nel 1959 questi primi spunti si concretizzano in ricerche addirittura cinetiche: Dadamaino crea griglie di buchi simmetrici, sovrapponendole in modo leggermente sfasato, così da provocare nella percezione del fruitore dell’opera una vibrazione percettiva, una variabilità che dipende dal punto di vista (come nel lotto in asta).

“Dovevo e volevo liberarmi dalla Materia, non sopportavo il suo peso, per me era un peso, un aggancio con la tradizione e volevo variazione, mobilità, vibrazioni… Ma soprattutto volevo trasparenza e l’ho trovata in un materiale industriale che per molti era d’uso domestico… avevo fatto un reticolo fitto di fori ed avevo bisogno di trasparenza… ho utilizzato il materiale plastico con cui si costruivano i teli per le docce insomma un materiale tutt’altro che nobile ma utilissimo al mio scopo e alla mia idea… da lì partono molti punti del mio sentire e fare un lavoro…
mi interessava lo sfasamento della tramatura, l’alternarsi del ritmo…” (da L. M. Barbero, Dadamaino. Un’intervista tra vita e pensieri…, in “Dadamaino. L’alfabeto della mente”,  1979, p.23). Stima: 15.000€/20.000€.

Gabriele Devecchi, URMNT R6/2, Design, materiali vari, elettromotore, superficie in metallo perforato, 62x62x10, 1961 – Lotto n. 293 – da cambiaste.com
Gabriele Devecchi, URMNT R6/2, Design, materiali vari, elettromotore, superficie in metallo perforato, 62x62x10, 1961
Gabriele Devecchi, URMNT R6/2, Design, materiali vari, elettromotore, superficie in metallo perforato, 62x62x10, 1961 – Lotto n. 293 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 329

E in pieno cinetismo siamo con l’opera di Gabriele Devecchi al lotto n. 293 “URMNT R6/2 Design” del 1961. Devecchi è stato uno dei protagonisti del milanese Gruppo T con Giovanni Anceschi, Davide Boriani, Gianni Colombo e Grazia Varisco.

Fondato nel 1959 da Boriani e Devecchi stesso il Gruppo T è stato fondamentale, insieme al padovano Gruppo N, nell’anticipare e consolidare l’affermazione dell’arte cinetica italiana la cui nascita può datarsi ufficialmente al 1961, anno di esecuzione dell’opera in asta.

Uno dei capisaldi delle teorie del Gruppo T (dove “T” sta per Tempo) è certamente la negazione della oggettività espressiva del dato artistico che invece è concepito come un fenomeno soggetto al cambiamento spazio-temporale, o meglio all’accadimento.

In questo il Gruppo si distingue dal padovano Gruppo N per una maggiore accentuazione degli aspetti analitici e programmati rispetto a quelli puramente percettivi di quest’ultimo. Non che la richiesta di interazione da parte del fruitore dell’opera manchi in entrambi i contesti, ma nel gruppo milanese forse c’è un maggiore interesse verso il coinvolgimento combinatorio, controllato oltre che stimolato. Durante le mostre del Gruppo T si espone all’insegna del “si prega di toccare” infatti e il toccare sottosta a leggi, come il guardare stesso, con regole che si articolano nel tempo.

Nel lotto in asta Devecchi gioca con le perturbazioni retiniche attraverso una superficie perforata su altro materiale ‘flessibile’ mosso da motori in movimento, programmati nel tempo. L’opera esiste in quanto variazione dall’esterno e dall’interno, ma vive anche come idea del divenire fuori dalla percezione. Stima: 12.000€/18.000€.

Hsiao Chin, sole n. 8, olio su tela, 73×92, 1964 – Lotto n. 318 – da cambiaste.com
Hsiao Chin, sole n. 8, olio su tela, 73x92, 1964
Hsiao Chin, sole n. 8, olio su tela, 73×92, 1964 – Lotto n. 318 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 329

Significativa opera di Hsiao Chin al lotto n. 318 “Sole n. 8” del 1964. Nato a Shangai nel 1935 l’artista cinese approda a Milano nel 1959 imbevuto delle teorie taoiste coltivate durante la formazione nel mondo orientale.

È infatti una ricerca di equilibrio e conciliazione fra opposti quella di Chin che adotta le forme della simbologia orientale quali il cerchio, il triangolo, il quadrato e le adatta a vibrazioni di colori e gestualità tipicamente occidentali alla ricerca di risonanze timbriche capaci di estrema poesia.

Carte e oli su tela della serie “solare”, come questa in asta, sono state realizzate da Chin fra il 1964 ed il 1966. I raggi partono dal un centro nero e si rarefanno in ogni direzione sul fondo di un trionfo di colore che sancisce un’armonia universale e umanamente condivisa, secondo la filosofia cinese Ch’an: un’esperienza diretta di verità assoluta.

E questa verità è il “tao”, il flusso vitale costituito da Yin e Yang che ne mantengono l’ordine e l’equilibrio. Yin: il simbolo femminile, la luna nera che dà origine al tutto; Yang: il principio maschile, il sole che tutto irradia. In quest’opera entrambi sapientemente unificati. Stima: 15.000€/20.000€.