Asta Fidesarte n. 74 – Domenica 22 Ottobre 2017 – Venezia, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 74 della Casa d’Aste Fidesarte di Venezia si terrà il giorno 22 ottobre 2017 in due sessioni rispettivamente alle ore 10.30 (lotti 1-115) e alle ore 16.00 (lotti 116-207). La TopTen di SenzaRiserva.

RaOul Schultz, Nuove strutture, tempera su cartoncino su tela, 70×100 – Lotto n. 32 – da fidesarte.it
Raoul Schultz, Nuove strutture, tempera su cartoncino su tela, 70x100
Raoul Schultz, Nuove strutture, tempera su cartoncino su tela, 70×100 – Lotto n. 32 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 74

Raoul Schultz, al secolo Raoul Brandinelli, è una figura da riscoprire. Di origine greca, veneziano d’adozione, Schultz è stato artista originalissimo e sperimentatore, vicino per sensibilità, ad un altro pittore veneto, protagonista della scena culturale e artistica degli anni ’50 e ’60, Tancredi Parmeggiani.

Da un primo espressionismo figurale e poi astratto Schultz passa infatti ben presto a soluzioni innovative, non soddisfatto di uno ‘sterile’ soggettivismo. Con le “prospettive curve” della fine degli anni ’50 e poi con le “nuove strutture”, qui al lotto n. 32, infatti l’artista veneto cerca una concettualizzazione ed una razionalizzazione del segno in senso costruttivo e geometrico, non estranea anche ad un precoce sperimentalismo percettivo, con l’obiettivo di approdare ad un nuovo ‘codice’ linguistico che dia un senso alla realtà.

Per queste sue ricerche viene premiato più volte in quegli anni alle mostre collettive dell’Opera Bevilacqua la Masa: secondo premio nel 1961 proprio con un’opera dal titolo “Nuove strutture n.11”.

E a quella realtà anche successivamente l’artista rimarrà fedele, con opere che anticipano il pop, su vari fronti: dal fumetto dissacrante alla poesia visiva e la pittura a metro, attraverso il collage dei “calendari” vicini alla poetica del nouveau réalisme, fino all’esperienza di scenografo, alla felicissima attività di designer e al lavoro nella Murano della lavorazione del vetro.

Come ha scritto benissimo Stefano Cecchetto in ‘Tempo e non tempo’ nell’opera di Raoul Schultz nel testo critico del Catalogo della mostra tenutasi presso il Museo del Paesaggio di Torre di Mosto “Raoul Schultz. Opere 1953 – 1970” nel 2014, p. 11, dove l’opera in asta è anche pubblicata: “le molte partenze che contraddistinguono il percorso artistico di Schultz hanno in comune la costante ricerca di una forma diversificata, o per meglio dire di una ‘forma dell’informale’ costantemente cercata per dare alla sua pittura, non la semplice variante di un tono espressivo, ma la concreta realtà di un punto di vista interiore: nell’opera di Schultz, ogni spazio abitato dal segno è uno spazio dell’anima.

È in questo periodo centrale della sua produzione artistica che diventa sempre più incalzante il bisogno di liberare le insorgenze creative della propria interiorità, di imprimere cioè sulla tela e sulla carta il segno di emozioni più autentiche e dirette, per poi trasferirle con urgenza nel corpo della pittura, attribuendo all’atto espressivo l’inevitabilità di un impulso insieme primario e vitale”. Stima: 2.000€/3.000€.

Luciano Bartolini, Rotex Klang, olio, smalti e collage su tela, 100×116, 1984 – Lotto n. 48 – da fidesarte.it
Luciano Bartolini, Rotex Klang, olio, smalti e collage su tela, 100x116, 1984
Luciano Bartolini, Rotex Klang, olio, smalti e collage su tela, 100×116, 1984 – Lotto n. 48 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 74

Nato a Fiesole nel 1948, Luciano Bartolini ha una formazione artistica da autodidatta. Fin da giovanissimo il suo interesse si orienta verso il segno e il simbolo in una ricerca di carattere semiotico che accompagnerà tutta la sua purtroppo breve carriera. L’artista muore infatti prematuramente nel 1994.

All’inizio degli anni ’70 Bartolini viaggia in India e Nepal rimanendo affascinato dalla cultura e dalle religioni orientali. Di questi anni è famosa la serie dei “Kleenex” opere realizzate con i ‘noti’ fazzoletti disposti ordinatamente su carta da pacchi.

L’artista s’interessa intanto alla mitologia greca di cui continui richiami, da Arianna ad Atlantide per citare i cicli più frequentati, sono presenti nelle sue opere. Una ricerca ‘panteistica’ si potrebbe definire quella di Bartolini che lega e intesse mito, quotidianità e sacralità; natura, oggettualità e ritualismo.

Come al lotto n. 48 “Rotex Klang” dove l’artista sembra raffigurare delle falci rotanti, diversamente disposte, quasi simbolo archetipico di una vita che accade precariamente ma ordinatamente scandita nel tempo, ritmata su un monocromo rosso, la ‘carne e sangue’ dell’esistenza.

Invitato alla Biennale di Venezia nel 1980, nel 1983 gli viene dedicata una importante personale alla Neue Nationalgalerie di Berlino. Stima: 5.000€/6.000€.

Claudio Cintoli, Senza titolo, tecnica mista su carta intelata, 85×90, 1959 – Lotto n. 55 – da fidesarte.it
Claudio Cintoli, Senza titolo, tecnica mista su carta intelata, 85x90, 1959
Claudio Cintoli, Senza titolo, tecnica mista su carta intelata, 85×90, 1959 – Lotto n. 55 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 74

Una totale compenetrazione fra esperienza artistica e parabola esistenziale, brevissima quella di Claudio Cintoli morto a soli 43 anni, caratterizza la biografia del performer imolese.

È stata sicuramente la body art la declinazione più felice del suo pensiero problematico, alla fine degli anni ’60, improntato ad una ambiguità e conflittualità di opposte tensioni esistenziali: moto e stasi, nascita e morte, costrizione e libertà sono i temi che l’artista rappresenta e svolge nel corso di tutta la sua opera, compendiata al meglio nella frase “per me l’immagine è un bisogno di confine”.

La prima personale romana, alla Galleria La Medusa, Cintoli la tiene a soli 23 anni, nel 1958, con presentazione di Eugenio Battisti che ne mette in luce “l’urgenza di un mondo spirituale da esprimere” supportata da una “capacità di fondere insieme emozione ed equilibrio”.

Dinamiche chiaramente visibili nelle opere informali della fine degli anni ’50 e dell’inizio dei ’60, come questa al lotto n. 55 “Senza titolo”. Stima: 3.000€/4.000€.

Albino Galvano, Composizione, olio su faesite, 78×54, 1955 – Lotto n. 65 – da fidesarte.it
Albino Galvano, Composizione, olio su faesite, 78x54, 1955
Albino Galvano, Composizione, olio su faesite, 78×54, 1955 – Lotto n. 65 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 74

Albino Galvano è stato il teorico del M.A.C. Movimento Arte Concreta della Milano dell’inizio degli anni ’50. Nato a Torino nel 1907, allievo di Felice Casorati fra il 1928 ed il 1931, Galvano si laurea in pedagogia della religione alla Facoltà di Magistero di Torino. Alla fine degli anni ’30 si laurea anche in filosofia ed è riconosciuto intellettuale e critico d’arte.

Nel 1952 con Adriano Parisot, Annibale Biglione e Filippo Scroppo firma il Manifesto torinese del M.A.C.

“Oggetti (e non allusioni) affioranti sullo stagno bianco del processo creativo, nel punto dove confluiscono i movimenti ‘insensati’ della memoria individuale e i ritmi del rigore artistico, [Galvano] ha affermato che la pittura non è il luogo della Totalità, ma il luogo dove possono essere accolti e fermati relitti e altre apparizioni (in perenne trascorrere dentro l’individuo occupato ai suoi monologhi giocosi e laceranti con Sé e con un Altro che soli potrebbero generare il suo impossibile Tutto)” scrive R. Tessari in Albino Galvano, mostra a Torino, Palazzo Chiablese, 21 dicembre 1979 – 13 gennaio 1980, Torino, Regione Piemonte, 1979, p. 9.

E non si potrebbe descrivere meglio quest’opera in asta al lotto n. 65 “Composizione” che rivela tutta l’originalità dell’artista torinese, mai chiuso in una formula, in questo caso quella concretista, ma sempre invece impegnato a creare soluzioni interpretative all’interno di una visione artistica che instaura un continuo dialogo e ‘simpatetico’ con la realtà. Stima: 3.000€/4.000€.

Carlo Ciussi, Composizione, olio su tela, 75×54, 1965 – Lotto n. 71 – da fidesarte.it
Carlo Ciussi, Composizione, olio su tela, 75x54, 1965
Carlo Ciussi, Composizione, olio su tela, 75×54, 1965 – Lotto n. 71 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 74

Carlo Ciussi, artista friulano, allievo di Fred Pittino ed Emilio Vedova, fu uno dei protagonisti della Biennale di Venezia del 1964, dove espose, invitato da Afro Basaldella, in sala personale con Mario Nigro, con cinque opere a testa.

In pittura e scultura le opere di Ciussi si liberano presto, all’inizio degli anni ’60 dall’informale e da una prima figurazione di stampo cubista ed espressionista per strutturarsi in geometrie che rappresentano mondi ideali e che dialogano con lo spazio. Soprattutto attraverso le sovrapposizioni di figure, come qui al lotto n. 71 “Composizione”, Ciussi mostra una ricerca che predilige il moto alla stasi in una analisi concreta improntata ad un ‘ordine’ sempre sfuggente.

Il filosofo Massimo Donà riscontra una corrispondenza fra il linguaggio visivo astratto di Ciussi e la poesia di Andrea Zanzotto, ‘codifiche’ che si scontrano con l’esperienza empirica del mondo in una constatazione di un “logos sconfitto” che “consente di travalicare l’orizzonte dello spazio-tempo, aprendoci così… al mistero di un ‘altro scorrere'” (da Parole sonanti. Filosofia e forme dell’immaginazione, Moretti&Vitali Editori, Bergamo 2014, p. 249).

Sempre nel 1965, anno di esecuzione dell’opera in asta, Ciussi partecipa alla Biennale di San Marino ed ai Premi Trento e Silvestro Lega di Modigliana, venendo in quest’ultimo premiato. Stima: 4.000€/5.000€.

Emilio Scanavino, Acrilico 36, acrilici su cartone, 68×96, 1978 – Lotto n. 131 – da fidesarte.it
Emilio Scanavino, Acrilico 36, acrilici su cartone, 68x96, 1978
Emilio Scanavino, Acrilico 36, acrilici su cartone, 68×96, 1978 – Lotto n. 131 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 74

Dalla serie degli “Acrilici” della fine degli anni ’70 un bellissimo Emilio Scanavino al lotto n. 131 “Acrilico 36”. Nel 1978, quando dipinge quest’opera, Scanavino è un artista maturo, che ha pienamente codificato quel linguaggio dei grovigli e delle tramature che lo ha reso celebre.

Scanavino si è formato negli anni ’50 alla scuola dello spazialismo e delle frequentazioni dell’officina ceramica di Albisola. A Milano dal 1958 ha per amici Lucio Fontana, Gianni Dova, Enrico Baj, Giuseppe Capogrossi e tutti gli artisti che ruotano intorno al gallerista Carlo Cardazzo.

Nel 1960 e nel 1966 ha ricevuto i riconoscimenti della Biennale di Venezia per il suo contributo all’astrattismo segnico internazionale intessuto di un espressionismo ed un simbolismo del tutto personali.

Artista platonico, ‘negromante’ Scanavino dipinge in bianco e nero, raffigura l’esistenza nel suo ritmarsi di luce e assenza. “Il nero è la notte che eguaglia le cose e riduce tutto a una parata di ombre. Io sono il pittore di queste ombre. Io sono il pittore che dipinge l’altra faccia della luna, quella che non riusciamo a vedere perché ci è nascosta per sempre”. Stima: 10.000€/14.000€.

Giorgio Griffa, Senza titolo, acrilici e tecnica mista su tela, 101×103, 1977 – Lotto n. 147 – da fidesarte.it
Giorgio Griffa, Senza titolo, acrilici e tecnica mista su tela, 101x103, 1977
Giorgio Griffa, Senza titolo, acrilici e tecnica mista su tela, 101×103, 1977 – Lotto n. 147 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 74

Non è certo un caso che alla Biennale di Venezia 2017, diretta da Christine Macel, gli unici italiani invitati siano stati proprio Giorgio Griffa (Torino, 1936) e Riccardo Guarneri (Firenze, 1933), cioè due dei protagonisti della pittura-pittura della seconda metà del ’900.

Dopo un inizio figurativo negli anni ’50 Griffa frequenta la scuola di Filippo Scroppo avvicinandosi alle istanze astratte. Frequenta intanto l’ambiente intellettuale che gravita attorno alla Galleria di Gian Enzo Sperone con artisti quali Giuseppe Penone, Giovanni Anselmo e Gilberto Zorio.

La prima personale è del 1968 alla Galleria Martano con presentazione di Paolo Fossati.

“Mi sono reso conto che la cosa che più mi intrigava in quegli anni era il fatto che loro lavoravano sull’intelligenza della materia – ponevano cioè le basi perché fosse la materia stessa con la sua intelligenza a eseguire il lavoro – e io credevo nell’intelligenza della pittura. Mi limitavo ad appoggiare il colore sul supporto” ha dichiarato, in merito a quegli anni, l’artista in una intervista. (da Intervista a Giorgio Griffa, in “Torino Sperimentale, 1959-1969”,  Ed. Luca Massimo Barbero, Allemandi editore, Torino 2010, p. 415).

Sono “segni primari” quelli che Griffa stende sulla tela al lotto n. 147 “Senza titolo”. Approcci lirici a un ‘fare’ studiato e poi trascurato, schizzi di chi la pittura la vive con l’innocenza di un bambino e la esegue con la mano saggia e un po’ tremante di un vecchio. Ma soprattutto che la lascia parlare col colore poiché si diverte ancora nel farla. Stima: 25.000€/30.000€.

Edoardo Landi, Bistruttura prospettica 23, acrilici e fili elastici su cartone telato, 50×50, 1979 – Lotto n. 163 – da fidesarte.it
Edoardo Landi, Bistruttura prospettica 23, acrilici e fili elastici su cartone telato, 50x50, 1979
Edoardo Landi, Bistruttura prospettica 23, acrilici e fili elastici su cartone telato, 50×50, 1979 – Lotto n. 163 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 74

Nato nel 1937 in provincia di Modena, Edoardo Landi si laurea in Architettura a Venezia. Nel 1959 è fra i fondatori del Gruppo N di Padova con Alberto Biasi, Ennio Chiggio, Manfredo Massironi e Toni Costa.

Nel 1961, 1963 e nel 1969 l’artista partecipa alla Rassegna “Nuova Tendenza” a Zagabria.

Anche dopo lo scioglimento del Gruppo nel 1964 Landi ha continuato una ricerca sugli aspetti percettivi e partecipativi dell’arte che lo collocano in pieno nelle file della sperimentazione dell’arte cinetica e programmata.

“Disegnatore sperimentale” Landi riesce, attraverso l’elaborazione della forma, soprattutto nelle opere realizzate con i fili elastici negli anni ’60 e ’70, a creare degli spazi mentali che sfidano e stimolano lo spettatore ad una soluzione.

Il lotto n. 163 “Bistruttura prospettica 23” è un’opera riuscitissima, vicina sicuramente a quell’irrazionale geometrico cui giunge per esempio Achille Perilli da tutt’altra direzione. Non estranea è quell’impronta neo-dada che ebbe il Gruppo N fin dagli esordi, i cui componenti declinarono attraverso la provocazione dello spettatore, la performance, la contaminazione delle arti, la ricerca scientifica. Stima: 6.000€/7.000€.

Horacio Garcia Rossi, Couleur Lumiere, acrilici su tela, 50×50, 1977 – Lotto n. 169 – da fidesarte.it
Horacio Garcia Rossi, Couleur Lumiere, acrilici su tela, 50x50, 1977
Horacio Garcia Rossi, Couleur Lumiere, acrilici su tela, 50×50, 1977 – Lotto n. 169 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 74

Bellissima opera del 1977 di Horacio Garcia Rossi “Couleur Lumiere” al lotto n. 169.

Artista argentino Garcia Rossi nasce a Buenos Aires dove studia dal 1950 al 1957 presso l’Accademia Nazionale di Belle Arti. Qui conosce Julio Le Parc, Francisco Sobrino e Hugo De Marco che saranno suoi compagni di viaggio nelle esperienze europee degli anni ’60.

Nel 1959 è a Parigi dove, nel 1961, è fra i fondatori del G.R.A.V. Groupe de Recherches d’Art Visuel. L’instabilità fisica e percettiva dell’oggetto artistico e la sua ‘programmazione’ sono alla base del lavoro di Garcia Rossi che ben presto realizza opere che coinvolgono lo spettatore e che sfruttano dinamiche reali di movimento e luce.

Nel 1965 Garcia Rossi partecipa con il Gruppo alla celebre mostra The Responsive Eye al MOMA di New York e nel 1967 alla rassegna Lumière et mouvement al Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, dove confluisce l’avanguardia dell’arte cinetica e programmata.

Della fine degli anni ’70 l’originalissima ricerca bidimensionale, testimoniata dal lotto in asta, su luce e colore, dove l’artista fonde in maniera unica istanze cromatiche proprie della op art con il cinetismo: “in queste ricerche il colore non si manifesta né come elemento decorativo in sé, né come varietà di colori abbinati ma come un conglomerato destinato a creare una nuova struttura di visualizzazione: il colore-luce […] irradiante […] che si amalgama nella retina in virtù di un dosaggio rigoroso e controllato” (cfr. Mario Sartor, Arte latinoamericana contemporanea: dal 1825 ai giorni nostri, Jaca Book, 2003, p. 228). Stima: 6.000€/8.000€.

Mario Ballocco, Dissolvenza scandita, tempera su tavola, 60×60, 1964 – Lotto n. 171 – da fidesarte.it
Mario Ballocco, Dissolvenza scandita, tempera su tavola, 60x60, 1964
Mario Ballocco, Dissolvenza scandita, tempera su tavola, 60×60, 1964 – Lotto n. 171 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 74

Mario Ballocco, milanese, è stato uno dei fondatori del Gruppo Origine con Giuseppe Capogrossi, Alberto Burri ed Ettore Colla nel 1950.

Origine perciò come punto di partenza dal principio interiore, come bisogno di attingere alla più ingenua, libera, primordiale natura. Per assumere non solo una posizione anti-intellettualistica, ma soprattutto per esprimere il bisogno imperioso, tutto nostro e contemporaneo, di uscire dalla tensione cerebrale e psichica che incombe sulla vita dell’uomo d’oggi.

Nel quadro dell’esperienza non-figurativa, capovolgimento di valori: fare dell’arte non-figurativa – intesa spesso come un fine – un mezzo; condurre cioè una sintassi sotto il dominio dell’esigenza espressiva e comunicativa.

Nel dissidio esistente fra un passato che vuol sopravvivere e la realtà nuova che deve sostituirvisi, la necessità di riconoscerci è la condizione necessaria e sufficiente del rinnovamento. Origine quindi come liberazione dalle molteplici sovrastrutture, e come identificazione con la verità in noi stessi contenuta” è quanto scrive Ballocco in un articolo da lui solo firmato nel novembre del 1950 sulla rivista “AZ”, da lui fondata.

Le tematiche relative al design, al colore ed alla percezione lo interesseranno fin dagli anni ’50. Dal 1957 al 1964 Ballocco diresse la rivista Colore. Estetica e Logica. Fu poi inventore della disciplina della “cromatologia” che introdusse anche all’Accademia di Brera.

Interessi, ricerche e quell’ansia iniziale di rinnovamento, enunciata nel lontano 1950, si ritrovano tutte nell’importante opera al lotto n. 171 “Dissolvenza scandita” del 1964. Stima: 16.000€/20.000€.