Asta Boetto n. 171 – 24 Ottobre 2017 – Genova, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 171 della Casa d’Aste Boetto di Genova si terrà il giorno 24 ottobre, ore 15.00. La TopTen di SenzaRiserva.

Piero Dorazio, Senza titolo, olio su cartone, 55.8×42, 1953 – Lotto n. 2 – da asteboetto.it
Piero Dorazio, Senza titolo, olio su cartone, 55.8x42, 1953
Piero Dorazio, Senza titolo, olio su cartone, 55.8×42, 1953 – Lotto n. 2 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 171

Piero Dorazio è stato una delle incarnazioni dell’arte astratta italiana del secondo dopoguerra. Nel 1946 espone con il Gruppo Arte Sociale in contrapposizione con il novecentismo di maniera e la scuola romana. Da lì il passo è breve e già nel 1947 è fra i redattori del Manifesto Forma 1 con Carla Accardi, Ugo Attardi, Pietro Consagra, Achille Perilli, Giulio Turcato e Giuseppe Sanfilippo.

Con Perilli e Mino Guerrini Dorazio apre nel 1950 in via del Babuino, a Roma, la libreria L’Age d’Or che nel 1951 si fonderà con il gruppo Origine teorizzato da Mario Ballocco, di cui facevano parte anche Alberto Burri, Giuseppe Capogrossi ed Ettore Colla. Insieme a Colla Dorazio in questi anni pubblica la rivista “Arti Visive”.

Le opere di Dorazio dall’inizio degli anni ’50 sembrano una continua sperimentazione e preparazione al raggiungimento più alto della sua pittura alla fine del decennio: i “reticoli” che compendiano in pittura astratta quegli insegnamenti sulla luce, il colore ed il movimento, eredità del Balla futurista, e che Ungaretti ha definito “alveoli custodi di pupille pregne di luce, armati di pungiglioni di luce” (da G. Ungaretti, Un intenso splendore, catalogo Galerie im Erker, Sankt Gallen, 1966).

In quegli anni Dorazio dipinge strutture in rilievo, inizialmente su monocromi bianchi; poi griglie spaziali, colorate, desiderose di trovare una intima ragione dell’essere nel mondo, pattern come questo bellissimo in asta al lotto n. 2 “Senza titolo”.

Si tratta di fondi che si organizzano in punti e suture, in maniera ritmica e ordinata, in un tentativo di sintesi della parte nel tutto e di individuazione di una forza direzionale che dia ragione di un bisogno, di un momento lirico.

Già con opere come questa in asta Dorazio non è diverso da una Aracne che tesse la tela. La sua è una sfida al divino che è luce, la hýbris di chi tenta di avvicinare attraverso l’arte il mistero dell’essere. Stima: 10.000€/11.500€.

Armando Marrocco, Amplesso (Struttura aurea della divina proporzione), acrilico su faesite, 72×101, 1970 – Lotto n. 30 – da asteboetto.it
Armando Marrocco, Amplesso (Struttura aurea della divina proporzione), acrilico su faesite, 72x101, 1970
Armando Marrocco, Amplesso (Struttura aurea della divina proporzione), acrilico su faesite, 72×101, 1970 – Lotto n. 30 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 171

Nato a Galatina nel 1939 Armando Marrocco è soprattutto conosciuto per i suoi “intrecci” di materiali: tele, legno, cartone; opere che nel pieno degli anni ’60 costituiscono una originale testimonianza di arte minimale, analitica e spaziale, nonché cinetica qualora l’artista utilizza materiali riflettenti o l’acciaio inox.

In queste opere è evidente un assoluto rigore nel manifestarsi dei rapporti che la materia stessa disvela naturalmente all’interno delle possibilità offerte da un monocromatismo che invece è deliberatamente scelto e programmato dall’autore.

Non è un caso infatti che Marrocco ribattezzi i suoi monocromi con le sigle “RM Rosso Marrocco” o “GM Giallo Marrocco” e che, allo stesso tempo, le sue composizioni o strutture rimandino a rapporti armonici reperibili in natura; come in questo raffinato lotto n. 30 “Amplesso (Struttura aurea della divina proporzione)” del 1970.

Formatosi da giovane nelle botteghe artigiane Marrocco qui impara l’amore per i materiali. È Lucio Fontana che lo esorta a venire a Milano dove l’artista si trasferisce fin dal 1962. La prima personale è del 1966 alla Galleria Montenapoleone.

Parallela si svolge anche l’attività  relativa all’arte comportamentale con performance che impiegano il linguaggio del corpo o si sviluppano in installazioni ambientali e interattive. Importante il contributo dell’artista alle sperimentazioni del Nouveau Réalisme per cui Marrocco ebbe il convinto sostegno di Pierre Restany. Nel 2010 è stato invitato alla Biennale di Venezia. Stima: 4.000€/4.500€.

Emilio Scanavino, Avvertimenti n. 2, olio su tela, 120×146, 1960 – Lotto n. 70 – da asteboetto.it
Emilio Scanavino, Avvertimenti n. 2, olio su tela, 120x146, 1960
Emilio Scanavino, Avvertimenti n. 2, olio su tela, 120×146, 1960 – Lotto n. 70 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 171

Un capolavoro di Emilio Scanavino, datato 1960, al lotto n. 70 “Avvertimenti n. 2”. The tactile sign of the void è stata intitolata una recente retrospettiva dedicata all’artista ligure, maestro indiscusso dell’astrattismo segnico italiano con Giuseppe Capogrossi, nell’ottobre-novembre 2016 presso la Galleria Robilant+Voena a Londra.

Poiché nell’immediato dopoguerra quello di Scanavino è un segno che cerca una forma nella non forma, come di un bimbo che si diverta col dito nella cenere.

Ma c’è di più: quello scavare è da un lato tipico e proprio di chi indaga, di chi studia la materia quasi da entomologo (evidente la vicinanza alla coeva arte nucleare), dall’altro il gesto del sognatore che negli stessi anni di Fontana apre lo spazio ma con un gesto più umano, quasi con la speranza di toccare, oltre, un volto o la paura di svegliare un fantasma.

Il 1960 è un anno pieno di affermazioni per Scanavino. L’artista ligure vince il Premio Lignano, il Premio Spoleto, il Premio Sassari, il Premio Valsesia  ed è invitato alla XXX Biennale di Venezia con sala personale. Stima: 35.000€/38.500€.

Gastone Novelli, Per un murale, tecnica mista su cartone intelato, 50×40, 1955 – Lotto n. 72 – da asteboetto.it
Gastone Novelli, Per un murale, tecnica mista su cartone intelato, 50x40, 1955
Gastone Novelli, Per un murale, tecnica mista su cartone intelato, 50×40, 1955 – Lotto n. 72 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 171

Gastone Novelli è nato nel 1925 a Vienna. Giovanissimo partecipa alla Resistenza. Nel dopoguerra, dal 1950 al 1954 risiede in Brasile dove nel 1953 gli è affidato l’insegnamento di composizione all’Istituto Superiore del Museu de Arte di San Paolo. Qui incontra Max Bill e conosce l’opera di Paul Klee. Partecipa alla I ed alla II Biennale di San Paolo con opere ispirate all’astrazione geometrica.

Nel 1955, anno in cui esegue l’opera al lotto n. 72 “Per un murale”, Novelli rientra a Roma. Qui entra in contatto con l’ambiente culturale locale, in particolare stringendo amicizia con Corrado Cagli e Achille Perilli. Con quest’ultimo instaurerà un lungo sodalizio sfociato nella pubblicazione della Rivista “L’esperienza moderna” che uscirà in quattro numeri fino al 1959.

Il concretismo caratterizza le ricerche di Novelli fino alla metà degli anni ’50 quando l’informale e poi la scrittura segnica e automatica faranno ingresso in un mondo poetico fatto di inserti dal reale, fotografie, geometrie, ritagli di giornale, in un continuo dialogo con il mondo letterario (fecondissime le collaborazioni con Claude Simon, Pierre Klossowski, Giorgio Manganelli, Alfredo Giuliani) e con la cronaca, in esperimenti di vera e propria poesia visiva, spesso surreale e trasgressiva. Un “linguaggio magico” come lui lo chiamava. Stima: 18.000€/20.000€.

Achille Perilli, Spazio futuro, tecnica mista su tela, 150×150, 1997 – Lotto n. 79 – da asteboetto.it
Achille Perilli, Spazio futuro, tecnica mista su tela, 150x150, 1997
Achille Perilli, Spazio futuro, tecnica mista su tela, 150×150, 1997 – Lotto n. 79 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 171

Il lotto n. 79 “Spazio futuro” è una grande per dimensioni e bella opera dell’artista romano Achille Perilli, protagonista dell’arte astratta italiana del dopoguerra, fondatore del Gruppo Forma 1 nel 1947 con Carla Accardi, Ugo Attardi, Pietro Consagra, Piero Dorazio, Mino Guerrini, Antonio Sanfilippo e Giulio Turcato (“Forma” fu il titolo della rivista pubblicata in un solo numero dal Gruppo).

Con Gastone Novelli, al lotto precedente, Perilli ha contribuito dalla fine degli anni ’50, anche dal punto di vista teorico, alla formulazione di nuovi linguaggi di comunicazione visiva che hanno toccato e varcato il confine fra astrazione e realtà, immaginazione e dato concreto, geometria e fantasia.

Entrambi gli artisti, pur con esiti in parte condivisi in parte diversi, sono giunti a una sintesi di questi mondi. La vicinanza è riscontrabile in particolare nelle opere segniche che sia Novelli che Perilli realizzano negli anni ’60. Quest’ultimo lo fa alternando a geometrie un segno tachista dalla forte carica surreale e ‘automatica’ vicina al modus operandi di Novelli.

Sono le stesse pulsioni che Perilli sublimerà nelle opere del ciclo dell’irrazionalismo geometrico, iniziato alla fine degli anni ’60 e continuato con qualità fino alla fine del secolo scorso. Immagini folli, assurde, dove la parola è implicita e rimane solo nel titolo, lo “Spazio futuro” del lotto in asta.

“La Folle Immagine è un processo operativo attraverso il quale è possibile ricostruire su una serie di leggi da riconoscere e da definire una fisicità dello Spazio Immaginario. La Folle Immagine è il momento della coscienza irrazionale collettiva condensatasi in una situazione reale, è quindi la risultante razionale di una combinazione illogica.

Più elementi con articolazioni diverse, raggruppati secondo una legge di progettazione aliena, possono dare come sintesi creativa una struttura logica composta di particolari divergenti tra di loro per natura, qualità, quantità” (da Achille Perilli, Manifesto della Folle Immagine nello Spazio Immaginario, 1971). Stima: 18.000€/20.000€.

Ubaldo Oppi, Paese con porto, olio su tavola, 39×80.5, 1914 – Lotto n. 81 – da asteboetto.it
Ubaldo Oppi, Paese con porto, olio su tavola, 39x80.5, 1914
Ubaldo Oppi, Paese con porto, olio su tavola, 39×80.5, 1914 – Lotto n. 81 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 171

Il realismo magico di Ubaldo Oppi di scena al lotto n. 81 “Paese con porto”, un bellissimo olio su tavola del 1914.

Oppi sarà fra i fondatori nel 1922 alla Galleria Pesaro di Milano del movimento artistico Novecento, sostenuto da Margherita Sarfatti, insieme a Emilio Malerba, Anselmo Bucci, Leonardo Dudreville, Achille Funi, Pietro Marussig e Mario Sironi.

Opera dunque giovanile questa in asta. Nel 1906 e 1907 Oppi fu a Vienna, inviato dal padre commerciante a fare praticantato e imparare il tedesco. Qui frequentò l’Accademia, in particolare la scuola del nudo. Viaggiò in seguito in Europa. Nel 1910 la prima personale alla V Esposizione d’Arti e Industrie veneziane, alla Ca’ Pesaro con ritratti e paesaggi di ispirazione impressionista. Nel 1911 si trasferisce a Parigi, conosce Amedeo Modigliani e Gino Severini. Viene influenzato dalla pittura fauve e dal naturalismo essenziale di Matisse.

“Paese con porto” del 1914 mostra l’influenza del costruttivismo geometrico e figurativo di André Derain tornato in quegli anni allo studio dell’armonia classica dopo essersi accostato ai movimenti dei Nuovi Valori Plastici e della Nuova Oggettività. Un’opera confrontabile con questa di Oppi è la bellissima “Veduta di Cannes” di Derain del 1919 conservata al Museum Folkwang a Essen in Germania. Stima: 15.000€/16.500€.

Alfredo Chigine, Immagine ocra e bianco, olio su tela, 162×114, 1959 – Lotto n. 93 – da asteboetto.it
Alfredo Chigine, Immagine ocra e bianco, olio su tela, 162x114, 1959
Alfredo Chigine, Immagine ocra e bianco, olio su tela, 162×114, 1959 – Lotto n. 93 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 171

Negli anni ’50 Alfredo Chigine, classe 1914, è uno dei protagonisti della pittura informale italiana del dopoguerra ed una delle figure più presenti nelle esposizioni collettive della Galleria del Milione (nel 1955, 1956, 1958).

Chigine ha avuto una formazione da incisore e poi da scultore all’Accademia di Brera dove ha seguito le lezioni di Giacomo Manzù.

Fra il 1956 ed il 1958 tiene il suo studio in via Rossini dove condivide lo spazio anche con il pittore Mario Bionda, altro ‘informale’ di rilievo nel panorama milanese. Nel 1959, anno di esecuzione dell’opera in asta al lotto n. 93 “Immagine ocra e bianco”, tiene la sua prima personale alla Galleria Odyssia di Roma e compie un lungo viaggio nel Sud Italia i cui colori influenzeranno la sua pittura.

Sono luci tenue, tipicamente lombarde quelle di Chigine, improntate ad un naturalismo esistenziale che usa le forme come schermi nello sfalsamento dei quali si possa intravedere un senso, una luce, una rottura al “velo di Maya” dell’esistenza. Sempre presente nelle sue tele e in questa la lunga frequentazione dell’incisione riscontrabile nei graffi, nelle spremiture di colore, nei gesti decisi e calibrati, e l’amore dell’artista per l’architettura romanica nell’estremo equilibrio della composizione. Stima: 35.000€/38.500€.

Enzo Cacciola, 9-7-1974, cemento e asbesto su tela, 80×110, 1974 – Lotto n. 118 – da asteboetto.it
Enzo Cacciola, 9-7-1974, cemento e asbesto su tela, 80x110, 1974
Enzo Cacciola, 9-7-1974, cemento e asbesto su tela, 80×110, 1974 – Lotto n. 118 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 171

L’essenza della pittura analitica italiana in questo lotto n. 118 “9-7-1974” di Enzo Cacciola, artista di Arenzano, classe 1945, antesignano del rinnovamento del linguaggio pittorico nostrano dagli anni ’70 ad oggi.

“L’intenzione del lavoro esprime una metodologia di doppio valore: valore di risoluzione regressiva e valore di scomposizione. Il primo intende riportare e ricondurre le singole azioni ai loro principi fondamentali di per se stessi evidenti. Il secondo tende a scindere il tutto nelle sue singole parti. L’intenzione finale supera però la semplice descrizione del lavoro e dei mezzi pittorici che devono essere messi in rapporto in una relazione di risoluzione e scomposizione” (da E. Cacciola, catalogo della mostra “Cronaca”, Galleria Civica di Modena, 1976).

Parlare di “intenzione del lavoro” significa affermare la non intenzionalità dell’arte se non in quanto auto-riflessione concettuale. La regressione in pittura per gli artisti analitici (con Cacciola Griffa, Verna, Aricò solo per citarne alcuni) non è un processo di distruzione e rifacimento ma un approdo circolare che consente una riconsiderazione alla luce di una evoluzione iterativa.

Cacciola con i suoi cementi e asbesti, intitolati al tempo con semplici date, è nel pieno della modernità. Usa infondo materiali diffusissimi nell’industria del tempo, li lavora con artigianalità ma con una profonda conoscenza delle armonie dei colori e delle proporzioni, della collocazione dell’opera nello spazio e appunto nel tempo. Una ricerca di essenzialità che serve a far pulito, a restituire chiarezza a un mondo diventato eccessivamente complesso, per un nuovo inizio.Stima: 8.000€/8.900€.

Paolo Scheggi, Intersuperficie curva bianca, tempera bianca su tre tele sovrapposte, 50.2×50.5×5, 1966 – Lotto n. 121 – da asteboetto.it
Paolo Scheggi, Intersuperficie curva bianca, tempera bianca su tre tele sovrapposte, 50.2x50.5x5, 1966
Paolo Scheggi, Intersuperficie curva bianca, tempera bianca su tre tele sovrapposte, 50.2×50.5×5, 1966 – Lotto n. 121 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 171

Lo spazio e l’esistenza dell’esperienza in esso è stato il rovello di Paolo Scheggi, artista fiorentino, morto prematuramente a soli trentuno anni nel 1971. Ne ha solo ventuno di anni Scheggi quando giunge a Milano e subito capisce l’importanza delle innovazioni di Lucio Fontana e degli artisti del gruppo milanese: Getulio Alviani, Piero Manzoni, Enrico Castellani, Agostino Bonalumi.

Ma il mondo di Scheggi non è quello dello slancio vitale Fontaniano né si protrende all’esterno, a celebrare le “magnifiche sorti e progressive” degli artisti di Azimuth. È un mondo più intimo, esistenziale e non ideale, alla ricerca della vita delle cose, delle varie declinazioni e sfumature della superficie.

È così che nascono le “Intersuperfici”: al lotto n. 121, molto bella, una “Intersuperficie curva bianca” del 1966 anno in cui Scheggi ne presenta quattro alla XXXIII Biennale di Venezia.

Si tratta di opere cinetiche, che danno diversa percezione allo spettatore a seconda del punto di vista, dell’incidenza della luce, dei rapporti con cui sono stati organizzati i piani delle tele sovrapposte. Ma non si tratta solo di impressioni e immaginazione: Scheggi dà un’anima all’oggetto pittura, una personalità. Se Fontana rappresenta sempre Dio in potenza, mentre Castellani, Alviani, Bonalumi le possibili sue declinazioni di luce in atto; si potrebbe dire sia come se Scheggi rappresentasse colui che Dio ha fatto ad immagine e somiglianza della sua luce, svelando al contempo la profondità nell’oscurità di ogni uomo. Stima: 100.000€/140.000€.

Maurizio Nannucci, White, acrilico su tela su tavola e neon, 150.5x150x11, 1970 – Lotto n. 122 – da asteboetto.it
Maurizio Nannucci, White, acrilico su tela su tavola e neon, 150.5x150x11, 1970
Maurizio Nannucci, White, acrilico su tela su tavola e neon, 150.5x150x11, 1970 – Lotto n. 122 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 171

Altro artista fiorentino, Maurizio Nannucci nasce nel 1939. Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Firenze e di Berlino. Dalla metà degli anni ’60 la sua ricerca artistica, ricchissima di contaminazioni fra musica, fotografia, video ed editoria si approfondisce nel senso di una indagine che coinvolge spazio, luce, colore e ruolo del linguaggio, avvicinandosi alle coeve esperienze del movimento Fluxus e della poesia visiva.

Risalgono al 1967, alla sua prima personale al Centro Arte Viva di Trieste, le sperimentazioni con le lampade al neon in cui la parola perde e/o amplifica, in quanto oggetto e attraverso la luce e il rapporto che essa instaura con lo spazio, la sua carica semantica e diviene così episodio, teatro temporale di se stessa, quasi archetipo di possibilità sempre attuale se riproducibile.

Come ha dichiarato l’artista: “credo che l’immagine superi i limiti della rappresentazione, diventando un’immagine mentale, un’immagine virtuale, un’immagine nata da un sogno o un sogno ad occhi aperti, una immagine vista e relativa, che può essere evocata da una parola, un suono o un odore. La stessa cosa vale per le immagini che si riferiscono e richiedono l’assenza di un oggetto; non le limito e non le riduco a una figura, ma dò loro libertà e autonomia fantastica…”.

Fecondissima la sua collaborazione nei decenni seguenti con importanti architetti quali Renzo Piano, Massimiliano Fuksas, Mario Botta, Nicolas Grimshaw, Stephan Braunfels. Stima: 35.000€/40.000€.