Asta Martini n. 36 – 20/21 Giugno 2017 – Brescia, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 36 della Casa d’Aste Martini Studio d’Arte di Brescia si terrà nei giorni 20 e 21 giugno 2017 in due sessioni alle ore 17.00 (Lotti 1-100 e 101-181). La TopTen di SenzaRiserva.

Ideo Pantaleoni, Composizione, tempera su tela, 54×80, 1954 – Lotto n. 33 – da martiniarte.it
Ideo Pantaleoni, Composizione, tempera su tela, 54x80, 1954
Ideo Pantaleoni, Composizione, tempera su tela, 54×80, 1954 – Lotto n. 33 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

Nato a Legnago nel 1904 Ideo Pantaleoni è stato un’artista dalle tante sfaccettature, passato nel corso delle sue ricerche dalla figurazione all’astrattismo, dall’informale al costruttivismo.

In particolare, fra il 1948 ed il 1958 Pantaleoni ha partecipato attivamente al M.A.C. Movimento Arte Concreta con Atanasio Soldati, Gillo Dorfles, Gianni Monnet, Bruno Munari.

Così lo ricorda Gillo Dorfles: “[…] era una persona colta e simpatica, era l’unico che aveva un’ufficialità didattica, veniva dalla scuola delle arti, gli altri erano architetti, critici, design, mentre Pantaleoni aveva una sua precisa attività culturale. È stato il trait d’union tra l’ufficialità dell’epoca e il M.A.C. Era partecipe anche nell’attività per la pubblicazione dei bollettini di ‘Arte Concreta’” (dall’Intervista a Gillo Dorfles di Susanne Capolongo in “Ideo Pantaleoni. Un viaggio verso l’astrazione”, catalogo della mostra tenutasi dal 3 al 28 novembre 2015 presso Cortina Arte Milano, a cura di Susanne Capolongo e Stefano Cortina, testo di Marco Meneguzzo).

Opera elegante e ben riuscita questa al lotto n. 33 “Composizione” in cui l’artista mostra una vicinanza con le soluzioni formali modulari di Gianni Monnet. Stima: 8.000€/10.000€.

Francesco Guerrieri, Ritmo struttura alfa, acrilico su tela, 75×149, 1963 – Lotto n. 56 – da martiniarte.it
Francesco Guerrieri, Ritmo struttura alfa, acrilico su tela, 75x149, 1963
Francesco Guerrieri, Ritmo struttura alfa, acrilico su tela, 75×149, 1963 – Lotto n. 56 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

Francesco Guerrieri nasce a Borgia nel 1931 ma cresce dal 1939 a Roma. Qui studia giurisprudenza e intanto segue i corsi dell’Academie de France e l’Accademia dell’Associazione Artistica Internazionale.

Nel 1963, anno in cui esegue l’opera al lotto n. 56 “Ritmo struttura alfa”, è fra i fondatori del Gruppo 63 con la moglie Lia Drei, Giovanni Pizzo e Lucia di Luciano. L’esperienza finisce lo stesso anno e Guerrieri e la Drei danno inizio al nuovo progetto “Binomio Sperimentale P.” (1963-1968), dove “P” sta per puro, nel contesto del quale affrontano i temi della percezione e degli effetti ottico-luminosi dei colori. Connaturato alla loro pittura è però anche il concetto di ‘intuizione lirica’ che, prescindendo da un approccio esclusivamente scientifico, rende esplicite sulla tela vere e proprie rivelazioni e constatazioni estetiche.

Scrivono i due nella “Dichiarazione” di poetica letta al Convegno di Verucchio nell’autunno del 1963: “La ricerca deve avere un suo campo d’indagine, altrimenti non avrebbe ragione d’essere. Nel nostro caso non può che essere ESTETICA. Quindi per quanti metodi rigorosamente logici e scientifici si vogliano adottare, essa non sarà mai rigidamente logica, ma sempre e necessariamente METALOGICA. Ciò non fa scadere il valore della ricerca secondo una valutazione scientifica: molte verità delle scienze e della stessa matematica sono puramente intuitive, perché in molti casi l’intuizione è il solo mezzo di conoscenza dato all’uomo”.

Al lotto n. 56 “Ritmo struttura alfa” un’opera dal forte dinamismo gestaltico, quasi l’autore giocasse con una forma d’onda analogica interrotta e ne scandisse il ritmo attraverso campionamenti digitali binariamente modulati dal colore. Stima: 10.000€/12.000€.

Sergio Dangelo, Il Muro dell’anima, smalti su tela, 25×100, 1952 – Lotto n. 92 – da martiniarte.it
Sergio Dangelo, Il Muro dell’anima, smalti su tela, 25x100, 1952
Sergio Dangelo, Il Muro dell’anima, smalti su tela, 25×100, 1952 – Lotto n. 92 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

Artista poliedrico, tanto che talvolta è difficile riconoscerne la paternità d’opera, Sergio Dangelo è stato fondatore insieme ad Enrico Baj del Movimento Nucleare a Milano nel 1950, inaugurato con una mostra alla Galleria San Fedele dal titolo emblematico di “Pittura Nucleare” nel 1951.

Il Manifesto viene redatto in questa occasione, ma sarà pubblicato solo l’anno successivo a Bruxelles contestualmente alla mostra alla Galleria Apollo.

Si legge nel Manifesto: “I nucleari vogliono abbattere tutti gli ‘ismi’ di una pittura che cade invariabilmente nell’accademismo. Vogliono reinventare la pittura disintegrandone le forme tradizionali. Nuove forme dell’uomo possono essere trovate nell’universo dell’atomo e nelle sue cariche elettriche. Non siamo in possesso della verità che può essere trovata solo nell’atomo. Siamo coloro che documentano la ricerca di questa verità […] La forza di gravità non appesantirà più le nostri menti e non ci riporterà a terra perché è stata sconfitta dall’arte nucleare, un supercarburante atomico per i nostri voli interplanetari”.

Una ricerca dunque che partendo dall’informale costruisce sopra le nuove scoperte scientifiche e i progressi della tecnica. Si tratta di un’arte energica e propositiva che vuole ripartire dal ‘grado zero’, dal “BUM” (si veda la celebre illustrazione “Manifesto BUM” di Baj del 1952) delle vicende atomiche per rinascere sotto forma di ‘fenice’.

Questo rappresentano i paesaggi dei primi anni ’50 di Dangelo (lotto n. 92 “Il muro dell’anima”) che divide, smembra gli scenari, reali e della coscienza, nelle componenti fondamentali con una forza gestuale da action painter. “La finalità è quella di ricostruire un’ipotetico ‘paesaggio nucleare’ attraverso la più ampia sperimentazione di materiali e tecniche. Gli artisti nucleari, partendo dal Surrealismo e dll’automatismo psichico, vogliono contrapporsi all’astrattismo e al naturalismo al fine di rappresentare pittoricamente la disintegrazione e la frammentazione della materia […]” (da Domenico Scudiero e Giorgia Calò, “Moda ed Arte tra Decadentismo ed Ipermoderno”, ed. proto-type Arte Contemporanea, 2002, p. 108). Stima: 8.000€/10.000€.

Horacio Garcia Rossi, Senza titolo, acrilico su tela, 80×80, 1975 – Lotto n. 108 – da martiniarte.it
Horacio Garcia Rossi, Senza titolo, acrilico su tela, 80x80, 1975
Horacio Garcia Rossi, Senza titolo, acrilico su tela, 80×80, 1975 – Lotto n. 108 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

Bella opera di Horacio Garcia Rossi al lotto n. 108 “Senza titolo”. Nato a Buenos Aires nel 1929 Garcia Rossi studia alla Scuola Nazionale di Belle Arti con Hugo Demarco, Julio Le Parc, Francisco Sobrino. Dal 1959 è a Parigi dove parteciperà all’esperienza del G.R.A.V. Groupe de Recherche d’Art Visuel (di cui fu co-fondatore nel 1960).

Dalle prime ricerche sulle sovrapposizioni del colore la pittura di Garcia Rossi si sposta nel corso degli anni ’60 dalle dinamiche visive bidimensionali all’analisi di effetti luministici e dinamici della forma nello spazio e nelle tre dimensioni (famosi i cilindri e gli abbecedari in rotazione), creando contaminazioni fra grafemi, significati e forme.

Fra il 1972 ed il 1974 la sua ricerca si orienta nuovamente verso la bidimensionalità e le possibilità ottiche del colore (lotto n. 108 “Senza titolo”). Quest’opera in particolare anticipa di qualche anno il ciclo delle opere su “colore-luce” in cui Garcia Rossi riesce ad amalgamare le due componenti attraverso un rigoroso e studiato dosaggio di colori analoghi e complementari che assurge ad una potentissima forza irradiante sulla retina dello spettatore. Stima: 10.000€/12.000€.

Hans Jorg Glattfelder, PYR 124/69, Rilievi con piramidi, 70x70x10, 1971 – Lotto n. 111 – da martiniarte.it
Hans Jorg Glattfelder, PYR 124/69, Rilievi con piramidi, 70x70x10, 1971
Hans Jorg Glattfelder, PYR 124/69, Rilievi con piramidi, 70x70x10, 1971 – Lotto n. 111 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

Nato nel 1939 a Zurigo, Hans Jorg Glattfelder si forma alla scuola geometrica dei “concretisti” di Zurigo. Prosegue la sua formazione astratto-concreta a Firenze, dove si stabilisce dal 1963, entrando anche in contatto con i protagonisti dell’astrattismo classico fiorentino.

La prima personale è del 1966 alla Galleria Numero di Fiamma Vigo a Milano. In questi anni Glattfelder realizza “Rilevi con piramidi” (lotto n. 111) con i quali sostiene l’idea di una realizzazione anonima dell’opera d’arte, non diversamente da coeve esperienze pop, che faccia uso di mezzi e materiali industriali.

Contrariamente al pop però la ricerca di Glattfelder si orienta verso un costruttivismo ‘scientifico’ che non concede nulla all’ironia, alla critica, alla nostalgia; e già qui l’artista sembra anticipare quella teoria del “meta-razionale” e della dialettica fra metodo scientifico ed arti plastiche che sarà il nodo centrale delle sue opere degli anni ’80 e ’90.

Le opere di Glattfelder non sono fredde perché non appiattiscono gli oggetti, ma propongono una sfida di tensione fra forze opposte: alto e basso, colore e assenza di esso, freddo e caldo, energia e sterilità, centro e periferia, densità e rarefazione. Stima: 20.000€/25.000€.

Giovanni Pizzo, Sign Gestalt n. 0060, Morgan’s paint e china su masonite, 60×100, 1963 – Lotto n. 128 – da martiniarte.it
Giovanni Pizzo, Sign Gestalt n. 0060, Morgan’s paint e china su masonite, 60x100, 1963
Giovanni Pizzo, Sign Gestalt n. 0060, Morgan’s paint e china su masonite, 60×100, 1963 – Lotto n. 128 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

L’analisi dei processi visivi di origine gestaltica caratterizzò certamente le ricerche dei componenti del Gruppo 63: Giovanni Pizzo, Lucia di Luciano, Lia Drei e Francesco Guerrieri. Nello stesso anno, il 1963, Pizzo con Lucia di Luciano fonda l'”Operativo R” con Carlo Carchietti e Franco di Vito.

Pizzo, influenzato dalla lettura dei testi razionalisti di Bertrand Russel e ispirato dalla visione delle opere di Piet Mondrian alla Galleria Nazionale d’Arte moderna, realizza in questi anni opere di carattere geometrico e strutturalista attraverso le quali mette in evidenza come le immagini/segno siano il prodotto gestaltico del procedimento operazionale stesso.

Opera grande e di notevole impatto estetico questa al lotto n. 128 “Sign Gestalt n. 0060”, oltretutto di un anno fondamentale per queste esperienze che preludono alle ricerche cinetiche e dell’arte analitica del decennio successivo. Stima: 10.000€/12.000€.

Ketty La Rocca, Senza titolo, inchiostro su fotografia in bianco e nero applicata su alluminio, 59×49, 1974 – Lotto n. 134 – da martiniarte.it
Ketty La Rocca, Senza titolo, inchiostro su fotografia in bianco e nero applicata su alluminio, 59x49, 1974
Ketty La Rocca, Senza titolo, inchiostro su fotografia in bianco e nero applicata su alluminio, 59×49, 1974 – Lotto n. 134 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

Ketty La Rocca è stata una delle protagoniste della poesia visiva fiorentina. Nata e cresciuta in Liguria nel 1956, frequenta poi l’Istituto Cherubini di musica a Firenze.

Nel capoluogo fiorentino conosce Eugenio Miccini e Lelio Missoni che la introducono nel gruppo di intellettuali d’avanguardia che andrà poi a formare il Gruppo 70.

Il Gruppo 70 riunisce poeti, musicisti, artisti nel nome di nuove esperienze espressive di carattere interdisciplinare che consentano di restringere il divario fra arte, realtà contemporanea, linguaggio e cultura mass-mediale.

Fra i fondatori ci sono Eugenio Miccini, filosofo e teologo, Lamberto Pignotti, semiologo, Luciano Ori e Lucia Marcucci. In seguito si uniranno Ketty La Rocca, Giuseppe Chiari, Sergio Salvi, Antonio Bueno e Silvio Loffredo. Fra gli altri partecipano anche Luciano Anceschi, Umberto Eco, Eugenio Battisti, Gillo Dorfles, Mauro Bortolotto, Gianni Scalia, Roman Vlad.

Come ha ben scritto Luigi Ballerini il Gruppo mette a punto “un condotto comunicativo ipostatico rispetto ai valori ideolessicali degli ingredienti, e deviante rispetto alle suture della loro coesione”. Comunicazione che avviene in particolare attraverso il ‘fotopoema’ cioè una combinazione di collage fotografico e linguaggio che strania la rappresentazione stessa della realtà attraverso interferenze concettuali di senso dalla carica ironica e dall’intento di capovolgimento.

Il linguaggio delle mani, qui al lotto n. 134 “Senza titolo” è un tema che fa parte di un ciclo di opere della La Rocca che risale al 1971 anno in cui l’artista presenta un libro fotografico In principio erat alla Galleria Flori di Firenze. Sono fotografie delle mani dell’artista o di altre persone ‘contaminate’ da frasi in inglese ed italiano che risolvono una balbettante razionalità in un gesto di senso. Stima: 20.000€/25.000€.

Michele Zaza, Mimesi, 10 fotografie a colori, 40×30 cadauno, 1975 – Lotto n. 139 – da martiniarte.it
Michele Zaza, Mimesi, 10 fotografie a colori, 40x30 cadauno, 1975
Michele Zaza, Mimesi, 10 fotografie a colori, 40×30 cadauno, 1975 – Lotto n. 139 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

Michele Zaza è un altro artista che lavora con le immagini fotografiche. Originario di Molfetta si diploma nel 1971 presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. La prima personale è del 1972 alla Galleria Diagramma di Milano. Nel 1980 è invitato alla XXXIX Biennale di Venezia con sala personale.

Arte d’avanguardia in quanto negazione della rappresentazione attraverso il concetto sembra essere il filo logico della ricerca di Zaza.

“Nella Mimesi, il rifiuto della mimèsi tradizionale intesa come imitazione coatta […] passa attraverso la critica della cultura che si rinchiude sull’archetipo e sul mito. L’artista […] è il soggetto e l’oggetto di questa critica. [In opere come questa] si configura la posizione anomala dell’artista rispetto alla normalità della vita; la cultura come fantasma pedina la natura in uno dei suoi fondamentali atti biologici, dunque reali, nello stravolgimento; l’imitazione avviene nella separazione; e l’atto di rappresentare (la fotografia, il linguaggio) rende irreale la realtà” (da Tommaso Trini, Michele Zaza in “Data” #15, p. 33).

Qui al lotto n. 139 “Mimesi” l’artista lavora sul concetto di tempo proponendo due serie di scatti in sequenza. La prima sequenza di cinque foto segue il flusso temporale di un attraversamento, la seconda invece confonde gli attimi di tempo trasfigurando un momento di realtà in un processo di memoria. Stima: 30.000€/40.000€.

Paolo Cotani, Bende elastiche + Colore, acrilico su bende elastiche, 150×300, 1975 – Lotto n. 153 – da martiniarte.it
Paolo Cotani, Bende elastiche + Colore, acrilico su bende elastiche, 150x300, 1975
Paolo Cotani, Bende elastiche + Colore, acrilico su bende elastiche, 150×300, 1975 – Lotto n. 153 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

Un’imponente e bellissima opera degli anni ’70 di Paolo Cotani al lotto n. 153 “Bende elastiche + Colore”.

Cotani appartiene sicuramente a quel gruppo di artisti che a partire dalla fine degli anni ’60 con una ridefinizione del ‘grado zero’ della pittura va oltre le analisi sulla percezione dell’arte cinetica per riappropriarsi in toto del fare e del farsi della pittura stessa.

L’uso delle bende elastiche in Cotani intanto rimette al centro i processi operazionali e i materiali riappropriandosi di uno spazio monocromo che non è più solo volontà autoriale ma possibilità di costruzione e lavoro sulle mille sfaccetature del mondo stesso.

In queste opere di Cotani ci sono l’artista e la realtà ma anche il mezzo e il controllo. Come se l’artista rappresentasse il collante fra intenzione e azione; percezione, tecnica e materiale. Non manca l’aspetto concettuale: l’opera diviene una scoperta o meglio una ri-scoperta di un patrimonio ‘mummificato’, un lascito segreto da proteggere, di cui prendersi cura. Stima: 60.000€/70.000€.

Enzo Cacciola, 2-12-1973, pittura industriale su tele, 105×148, 1973 – Lotto n. 158 – da martiniarte.it
Enzo Cacciola, 2-12-1973, pittura industriale su tele, 105x148, 1973
Enzo Cacciola, 2-12-1973, pittura industriale su tele, 105×148, 1973 – Lotto n. 158 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

Non c’è dubbio che il percorso artistico dell’artista genovese Enzo Cacciola si sia fin dagli anni ’70 sviluppato in seno all’arte analitica.

Le “superfici integrative” di cui questa in asta al lotto n. 158 “2-12-1973” è un bellissimo e grande esemplare, vengono proposte da Cacciola nella seconda mostra, dopo la prima personale del 1971, alla Galleria La Bertesca di Milano nel 1974 curata da Giorgio Cortenova.

Si tratta di composizioni di telai quadrati e rettangolari che lasciano spazi aperti verso la parete che costituisce e integra lo spazio percettivo dell’opera stessa.

Anche Cacciola dunque riparte dal ‘grado zero’ della pittura (il monocromo) per ricominciare. E l’artista genovese lo fa aprendosi allo spazio e al colore attento più ad individuare una prospettiva che all’esito dell’opera.

Come afferma Cortenova stesso nell’introduzione al catalogo della mostra del 1974 Cacciola in queste opere “semplicemente rivela un ‘campo’, un tempo di sedimentazione, il proprio ritmo interno, la struttura del pigmento”. Stima: 15.000€/20.000€.

Arcangelo, Altare della Memoria, tecnica mista su tela, 180×230, 1989 – Lotto n. 176 – da martiniarte.it
Arcangelo, Altare della Memoria, tecnica mista su tela, 180x230, 1989
Arcangelo, Altare della Memoria, tecnica mista su tela, 180×230, 1989 – Lotto n. 176 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

Altra opera di grandissime dimensioni (180×230) al lotto n. 176 “Altare della Memoria” di Arcangelo, artista originario di Avellino (classe 1956). Negli anni ’80 frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma per spostarsi poi quasi subito a Milano.

L’arte di Arcangelo si caratterizza immediatamente per una eccentricità che tocca da una parte le ricerche della Transavanguardia, con una volontà di riappropriazione della pittura e del reale; dall’altra mette in atto un approccio ‘poveristico’, ‘radicale’ e viscerale alle proprie radici, anche inconsce.

Pigmenti puri, terre, carboni sono i materiali che Arcangelo usa nel realizzare le proprie opere alla ricerca di un contatto ‘fisico’ con quelle terra e quelle tradizioni del sud cui si sente assai legato. Quello di Arcangelo è uno scavo psicologico ed una indagine sugli archetipi e i simboli della collettività, uno sguardo da sociologo ed entomologo, di grande forza espressiva, che cerca di illuminare quei simboli atavici solo attraverso i quali possiamo ricostruire il nostro presente.

Graffitismo, concettualismo, primitivismo, poverismo sono tutte componenti fondamentali della pittura dell’artista del Sannio. Stima: 7.000€/8.000€.

Asta Martini Studio d’Arte n. 35 – 21/22 Marzo 2017 – Brescia, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 35 della Casa d’Aste Martini Studio d’Arte di Brescia si terrà nei giorni 21 e 22 marzo 2017, ore 18.00, in due sessioni (lotti 1-105 e lotti 106-195). La topten di SenzaRiserva.

Tino Vaglieri, Tubazioni, olio su tela, 50x70, 1957
Tino Vaglieri, Tubazioni, olio su tela, 50×70, 1957 – Lotto n. 46 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 35

Tino Vaglieri nasce a Trieste nel 1929. Frequenta l’Accademia di Brera dove viene a contatto con i protagonisti del cosiddetto realismo esistenziale (Giuseppe Banchieri, Floriano Bodini, Mino Ceretti, Giuseppe Guerreschi, Bepi Romagnoni).

La pittura degli anni ’50 di Vaglieri è caratterizzata da un espressionismo di matrice figurativa che fa uso di terre, biacche e neri tipicamente lombardi. È solo nel 1956 dopo un viaggio in Sicilia che l’artista aggiunge i colori squillanti che si ritrovano al lotto n. 46 “Tubazioni”.

Sembra che l’artista abbia ‘imparato’ dalla natura stessa, che il suo gesto si sia fatto più arcaico e primordiale. Sembra che, allo stesso tempo, la tela si veni di una forza crappresentativa del vitalismo della rinascita del dopoguerra.

Sul finire del decennio inoltre maggiore si fa la libertà espressiva di Vaglieri che all’inizio degli anni ’60 approda pienamente all’informale. Un informale sempre però lirico e poetico con richiami evidenti all’esistenza e alla condizione umana.

Nel 1960 Vaglieri espone alla Biennale di Venezia con sala personale, così come alla Biennale del 1964. Artista da rivalutare. Stima: 8.000€/10.000€.

Renzo Vespignani, La giornata dell’ala tricolore, olio su tela, 192x133.5, 1972/1975
Renzo Vespignani, La giornata dell’ala tricolore, olio su tela, 192×133.5, 1972/1975 – Lotto n. 47 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 35

Opera imponente quella al lotto n. 47 “La giornata dell’ala tricolore” del romano Renzo Vespignani.

Vespignani fu uno dei protagonisti della Scuola di Portonaccio, un gruppo di artisti che nel dopoguerra ha come riferimento la vecchia scuola romana di Scipione e Mafai. Il Gruppo riconosce in questi artisti una tradizione capace di intervenire sulla realtà oltre la contemporanea disputa fra astrattisti e realisti.

Il tentativo del gruppo era quello di una immersione in una realtà da vivere e da risolvere, da interpretare sul piano simbolico e lirico, lontano dalla tabula rasa dell’informale.

Dal 1969 in particolare Vespignani lavora a grandi cicli pittorici di critica verso la società del benessere e dei consumi. Bellissimi questi suoi bimbi al lotto 47: disperati come anime dannate in mezzo ai soldati con le maschere anti-gas sotto una pioggia trionfalistica di tricolori. Stima: 15.000€/20.000€.

Tano Festa, Senza titolo, tecnica mista su tela, 110x60, 1974
Tano Festa, Senza titolo, tecnica mista su tela, 110×60, 1974 – Lotto n. 79 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 35

Un’opera di estrema sintesi di uno dei protagonisti della Scuola di Piazza del Popolo, Tano Festa, al lotto n. 79 “Senza titolo”.

Un’opera dove la vena popolare di Festa si esprime soprattutto nell’elaborazione della forma pittorica, che sembra quasi giustapporre gli stilemi tipici dell’artista in una sorta di collage, e nella semplificazione coloristica carica di contrasti accesi.

Opera poetica dove la nuvola stessa, uno degli elementi ‘grafici’ consueti in Festa, si fa cornice, punto di osservazione che sovrappone i piani dell’immagine e ribalta il punto di vista su un cielo che invece si riduce a skyline angolato, quasi dolorosa percezione di una realtà.

I primi “cieli” di Festa risalgono al 1963. Vengono rielaborati in chiave pop durante il suo soggiorno newyorkese del 1965. A New York l’artista realizza opere quali “Cielo newyorkese”, “Cielo meccanico”, “La grande nuvola” dove inserisce su quella prima intuizione poetica regoli e pallini. “A New York in quel momento era talmente tutto pop che anche il cielo finiva per essere visto a palline, a strisce, a quadrettini […]”. Stima: 8.000€/10.000€.

Gianni Bertini, Composizione astratto geometrica, olio su tavola, 80x124.5, 1950
Gianni Bertini, Composizione astratto geometrica, olio su tavola, 80×124.5, 1950 – Lotto n. 110 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 35

Gianni Bertini, pisano, classe 1922, esordisce come pittore dopo una laurea in matematica pura nel 1946 in una galleria cittadina con opere figurative di impronta post-cubista. Da subito però sente la necessità di aprirsi alle coeve sperimentazioni astratte soprattutto fiorentine (l’astrattismo classico) e romane (con il Gruppo Forma 1).

Nel 1950 si unisce al Gruppo concretista (M.A.C. Movimento Arte Concreta) dopo una esposizione alla Libreria Salto e si trasferisce a Milano.

Bertini, che negli anni ’60 sarà il protagonista della Mec-Art italiana insieme a Mimmo Rotella, realizza in questo periodo opere dal sapore grafico dove approfondisce gli aspetti della percezione relativi all’accostamento di oggetti contrastani. Punti, quadretti, linee, forme positive e negative assumono le più varie disposizioni nel tentativo di creare un ritmo emozionale che sarà comunque alla base dei processi creativi dell’artista nelle opere più tarde.

Opera storicamente importante e molto bella questa al lotto n. 110 “Composizione astratto geometrica”. Stima: 10.000€/12.000€.

Joel Stein, Senza titolo, acrilico su tela, 100x100, 1974
Joel Stein, Senza titolo, acrilico su tela, 100×100, 1974 – Lotto n. 120 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 35

Nato a Saint-Martin Boulogne (Francia) nel 1926, Joël Stein è stato uno dei fondatori del G.R.A.V. Groupe de Recherche d’Art Visuel francese all’inizio degli anni ’60.

Retinature, figure di interferenza e poi la polarizzazione cromatica sono gli strumenti attraverso i quali Stein si inserisce a pieno titolo nella ricerca cinetica di attivazione percettiva dello spettatore.

Molto bella, equilibrata e cromaticamente riuscitissima questa composizione labirintica e ricorsiva al lotto n. 120 “Senza titolo”, per di più di dimensioni non modeste.

I piani anellari unitamente all’inversione cromatica creano infatti una tensione perfettamente trattenuta. L’attivazione retinica del colore inoltre dà vita a un movimento propulsivo che conferisce profondità spaziale all’opera, contemporaneamente riportata alla bidimensionalità dalla struttura rotatoria e angolata in pura acromia. Stima: 15.000€/20.000€.

Lucia di Luciano, Immagini in successione crescente, Morgan’s paint su masonite, 75x75, 1964
Lucia Di Luciano, Immagini in successione crescente, Morgan’s paint su masonite, 75×75, 1964 – Lotto n. 138 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 35

Nata a Siracusa nel 1933 Lucia Di Luciano si forma all’Accademia di Belle Arti di Roma. Nel 1963 con Lia Drei, Francesco Guerrieri e Giovanni Pizzo dà vita al Gruppo 63.

I lavori del gruppo si fondano sulle teorie della Gestalt attraverso le quali gli artisti cercano di dimostrare come i processi operazionali costituiscano la forma stessa.

Elementi geometrici disegnati a china e campiti in nero Morgan’s paint (una idropittura acrilica lavabile usata nell’edilizia) si stagliano su fondi bianchi in rapporti aurici e strutture combinatorie che annullano la separazione percettiva fra foreground e background.

L’artigianalità e la strutturazione ritmica dei segni al contempo organizzano lo spazio in griglie che suggeriscono una pluri-dimensionalità percettiva che avvicina queste opere alle coeve sperimentazioni cinetiche.

Opera storica questa al lotto n. 138 “Immagini in successione crescente”, del 1964, lo stesso anno in cui la Di Luciano partecipa alla fondazione del Gruppo Operativo r, gruppo “impegnato in un serio lavoro di analisi sulla struttura linguistica del messaggio visuale” come ebbe a scrivere Italo Tomassoni nel 1971. Stima: 14.000€/16.000€.

Emanuela Fiorelli, Genesi 13, scultura in plexiglass e filo elastico, 50x50x25, 2010
Emanuela Fiorelli, Genesi 13, scultura in plexiglass e filo elastico, 50x50x25, 2010 – Lotto n. 140 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 35

Emanuela Fiorelli è una giovane e promettente artista diplomatasi all’Accademia delle Belle Arti di Roma nel 1993.

Fra i riconoscimenti importanti: ha vinto il “Premio Giovani Pittura 2004” presso l’Accademia Nazionale di San Luca di Roma. Nel 2008 è stata premiata con una mostra personale alla Biennale d’Arte di Karlsruhe (Francoforte).

Evidente nelle opere della Fiorelli la ricerca dei volumi attraverso linee e trasparenze che si articolano in strutture seriali e a loro modo organiche spesso fatte di filo di cotone o filo elastico (lotto n. 140 “Genesi 13”).

Scrive Giulia Cillani nella Presentazione del Catalogo della Mostra di Emanuela Fiorelli e Paolo Radi, “Nella soglia del visibile Trasparenza e Traslucenza” (2016): “[…] I fili e le ombre che si intersecano nella ricerca di Fiorelli ci permettono di vedere come una forma mentis possa essere convertita in un volume tridimensionale, un ‘disegno’ nello spazio che è anche un tentativo di disegnare lo spazio stesso”.

Si può dire che quello della Fiorelli sia dunque un percorso mentale e critico, una razionalizzazione matematica che sfida lo spazio-tempo, una costruzione che prova a venirne a capo e che si cristallizza in una tensione.  Stima: 5.000€/6.000€.

Lucio Fontana, Concetto spaziale, strappi e graffiti su carta assorbente bianca, 45x58, 1964/1965
Lucio Fontana, Concetto spaziale, strappi e graffiti su carta assorbente bianca, 45×58, 1964/1965 – Lotto n. 147 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 35

Un bello studio spaziale di Lucio Fontana su carta assorbente bianca al lotto n. 147 “Concetto spaziale”.

Le opere senza colore sono probabilmente le più rappresentative dell’invenzione del grande artista di Rosario (Argentina) che inizia a tagliare e bucare la tela nel 1949.

Rientranze, rilievi, affioramenti annullano il confine fra pittura e scultura, entrando in rapporto con la luce reale e insieme con l’oltre del piano.

La circonferenza che l’artista traccia è allo stesso tempo il concetto e la rappresentazione universale, la summa di un mondo che buchiamo con le nostre mani, che fendiamo attraverso l’energia impressa agli utensili. E nondimeno l’opera è una generazione, un brulicare di forme archetipiche in cui lo spettatore può leggere ogni cosa: i fiori di un prato, le stelle nel cielo, un branco di pesci che salta sulla superficie del mare. Stima: 50.000€/60.000€.

Franco Bemporad, 1.120 punti, olio su tela, 40x40, 1975
Franco Bemporad, 1.120 punti, olio su tela, 40×40, 1975 – Lotto n. 149 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 35

È l’apparente annullamento della personalità dell’artista protagonista nella tela al lotto n. 149 “1120 punti” del fiorentino Franco Bemporad.

Partecipe nel 1957 del Movimento Nucleare e firmatario del manifesto “Contro lo stile” Bemporad introduce alla fine degli anni ’50 un alfabeto segnico che contamina istanze non solo programmate e percettive ma anche sensoriali.

Le sue superfici in rilievo fatte di textures di punti vengono stese dall’artista spremendo il colore direttamente dal tubetto. Il resto lo fanno la ripetizione del segno e il contrasto cromatico che generano pattern tattili e vibrazioni di luce.

Strutture sinestetiche potrebbero essere definite queste opere di Bemporad. Scrive Franco Russoli, nella presentazione della mostra presso la Galleria del Milione nel 1960: “questi suoi quadri non ci propongono un piacevole gioco formale ma quasi il simbolo figurale di una continua trasformazione dell’inerte in vivo”. Stima: 4.000€/5.000€.

Carlo Alfano, Frammento di un autoritratto anonimo n. 48, acrilico su tela, 50x70, 1973
Carlo Alfano, Frammento di un autoritratto anonimo n. 48, acrilico su tela, 50×70, 1973 – Lotto n. 160 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 35

“Adopero un modo convenzionale di scrivere il tempo mediante una linea numerica progressiva orizzontale, secondo una linearità che va da 1 a 2.

Queste serie lineari sono interrotte, secondo la struttura generale del senso che voglio dare al quadro, da brevi frasi, da vuoti e da silenzi. Il senso di ogni frammento – come del grande frammento che è il quadro – non è quello di comunicare una serie di concetti compiuti o di una linearità del tempo; mi interessa cogliere del tempo le sue circolarità, i suoi arresti, le sue velocità.

Tra le unità dei secondi (il segno che ho scelto per indicare il tempo) mi interessa il lento affacciarsi della parola, le tensioni delle sue regole, i conflitti e le esclusioni dei suoi movimenti soggettivi, prima che la parola raggiunga quella pienezza che riempirà il silenzio”.

Così descrive Carlo Alfano stesso (Napoli, 1932) il ciclo degli “autoritratti anonimi” (lotto n. 160 “Frammento di un autoritratto anonimo n. 48”), iniziato nel 1969 e continuato lungo tutto il suo percorso artistico. Opera non solo concettuale, ma anzi intessuta di un realismo intelligente, memore della storia del nostro Novecento: c’è la percezione dell’inscindibile essenza dello spazio-tempo, il calcolo infinitesimale, la soggettività con cui guardiamo il mondo e l’instabilità dell’hic et nunc. C’è il nostro essere un torrente in piena con sussulti improvvisi, un inquieto flusso di coscienza. Stima: 15.000€/20.000€.

Giulio Paolini, Senza titolo, carta fotografica su carta nera, 50x50, 1971
Giulio Paolini, Senza titolo, carta fotografica su carta nera, 50×50, 1971 – Lotto n. 163 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 35

Un ricettacolo di possibilità è l’opera al lotto n. 163 “Senza titolo” del genovese Giulio Paolini.

Artista concettuale Paolini fin dagli esordi nel 1960 (la prima personale è alla Galleria La Salita di Roma nel 1964) pone al centro della sua ricerca una meta-riflessione sull’artista stesso e la rappresentazione artistica.

La fotografia in particolare, che l’artista introduce a partire dal 1965, gli consente di indagare la relazione fra autore/realtà/opera.

Paolini concepisce l’arte come espressione di se stessa; sente di appartenere a un io collettivo, di essere un tutt’uno con la storia dell’arte e l’indagine che essa mette in atto.

Et quid amabo nisi quod ænigma est è la frase migliore che si possa enunciare per questa opera. Citazione da De Chirico cara a Paolini che la ha utilizzata in altre sue opere.

Qualsiasi realtà può nascere dalla carta fotografica non impressionata, pura potenza dell’artista che sta per rappresentare la realtà. E infine l’opera si fa opera nell’espressione dei suoi mezzi. Stima: 20.000€/25.000€.

Paolo Cotani, Omaggio a Giacometti, dittico, tecnica mista su tela, 60x120, 1975-1976
Paolo Cotani, Omaggio a Giacometti, dittico, tecnica mista su tela, 60×120, 1975-1976 – Lotto n. 166 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 35

Paolo Cotani nasce a Roma nel 1940. Negli anni ’70 è fra i protagonisti della Pittura Pittura (l’arte analitica italiana) con le opere del ciclo delle bende elastiche (lotto n. 166 “Omaggio a Giacometti”).

L’artista dipinge le bende e poi le avvolge intorno ad un supporto quadrangolare, privo di tela.

L’intenzione è quella di azzerare qualsiasi previa concezione del fare arte o meglio rifondarla partendo da ciò che ne costituisce la premessa, il supporto e l’esecuzione. Pittura non come scenario performativo o campo d’espressione ma coincidenza di intenzione, atto e materia.

La sintesi si fa quando si fa l’opera che accade nella più completa naturalità prendendo vita dal suo farsi.

Nel ciclo degli “Omaggi a Giacometti” inoltre l’artista sembra affrontare, specialmente nel dittico, il tema dell’inaccessibilità dei significati, dell’incomunicabilità che c’è nell’assenza esistenziale di ogni possibilità di relazione. Stima: 15.000€/20.000€.

Gottardo Ortelli, Trame, acrilico su tela, 95x95, 1973
Gottardo Ortelli, Trame, acrilico su tela, 95×95, 1973 – Lotto n. 181 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 35

Gottardo Ortelli nasce a Viggiù nel 1938. Frequenta l’Accademia di Brera a Milano diventando poi assistente di Domenico Cantatore e dedicandosi all’insegnamento in varie cattedre di pittura (Foggia, Firenze, Brera).

Spazio e colore sono le due costanti della ricerca di Ortelli che nei primi anni ’70 è la più originale, prettamente di natura analitica. Linee interrotte, parallele, puntinate, di diverso spessore caratterizzano i cicli di questi anni, di cui fa parte l’opera al lotto n. 181 “Trame”.

Otticamente sembra quasi un grattage alla Deluigi l’opera in asta. La bidimensionalità è superata dalla variazione del tratto sul fondo nero, dalla simbologia centrale a croce che pare aprire a dimensioni altre e ad altri piani, dai lembi delle trame non regolari ma quasi ondeggianti. Stima: 7.000€/8.000€.