Asta Poleschi n. 21 – 7/8 Novembre 2017 – Milano, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 21 della Galleria Poleschi Casa d’Aste di Milano si terrà in due sessioni nei giorni 7 (lotti 1-166) e 8 novembre (lotti 149-310), ore 18, presso la “La Posteria”, Via Sacchi 5, Milano. La TopTen di SenzaRiserva.

Giorgio Griffa, Linee orizzontali, acrilico su tela, 49.5×47, 1974 – Lotto n. 55 – da poleschicasadaste.com
Giorgio Griffa, Linee orizzontali, acrilico su tela, 49.5x47, 1974
Giorgio Griffa, Linee orizzontali, acrilico su tela, 49.5×47, 1974 – Lotto n. 55 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi Casa d’Aste n. 21

La “pittura-pittura” è la protagonista del bel lotto in asta del torinese Giorgio Griffa al lotto n. 55 “Linee orizzontali”.

Non c’è dubbio che la pittura analitica abbia un fondamento concettuale. Griffa in queste tele torna ai fondamenti, all’essenzialità della creazione artistica. Gli strumenti e i mezzi della pittura sono l’argomento stesso dell’opera: la tela grezza, le linee interrotte, il bianco.

L’artista sta di fatto rappresentando un processo nel tempo che è da una parte quello del ‘farsi’, della creazione dell’immagine; dall’altra anche quello della percezione e del fissarsi di un momento della memoria personale nel contesto del racconto di una storia universale: una linea interrotta si confonde con una linea che prosegue in uno spazio che è finito ma anche aperto all’infinito.

La prima personale di Giorgio Griffa risale al 1968, alla Galleria Martano di Torino. Da allora l’artista ha esposto in più di 150 personali in importanti gallerie in Italia ed all’estero. Al 1974 risale la partecipazione alla mostra Geplante Malerei, tenutasi alla Westfalischer Kunstverein di Münster. È stato alla Biennale di Venezia nel 1978, nel 1980 con sala personale e quest’anno, nel 2017, unico italiano con Riccardo Guarneri. Stima: 10.000€/12.000€.

Antonio Bueno, Pipe, olio su tela, 50×35, 1955 – Lotto n. 78 – da poleschicasadaste.com
Antonio Bueno, Pipe, olio su tela, 50x35, 1955
Antonio Bueno, Pipe, olio su tela, 50×35, 1955 – Lotto n. 78 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi Casa d’Aste n. 21

Piccola ma storica opera del cosiddetto ‘periodo delle pipe’ di Antonio Bueno, artista di origine spagnola e fiorentino d’adozione. Con il fratello Xavier fu fra i fondatori del movimento dei Pittori Moderni della Realtà, esperienza che ebbe vita breve, dal 1947 al 1949 (c’erano anche, con loro, Pietro Annigoni e Gregorio Sciltian).

Antonio fu pittore dalle eccellenti doti nel disegno ma anche inquieto sperimentatore. Fra il 1952 ed il 1959 circa si dedica ad una pittura di ispirazione metafisica in cui ricorrono alcuni oggetti e temi: le pipe di gesso appunto (lotto n. 78 “Pipe”) che lui ed il fratello fumavano studenti a Ginevra, e poi i gusci d’uovo, le matite ed i pennelli, l’autoritratto.

Oggetti che se da una parte comunicano una tensione verso un’altrove e quasi una sublimazione del reale, dall’altra sono carichi di uno struggimento più intimo che ha a che fare con il vissuto, la memoria, il distacco. Pipe che aggettano su fondi irreali dai colori accesi (rosso, celeste, viola) oppure ocra più tenui modulano quasi la profondità del tempo; la distanza, l’irraggiungibilità di un ricordo.

Opere presentate con successo alla Galleria La Bussola di Torino nel 1953 con presentazione di Edoardo Sanguineti e poi alla Biennale di Venezia del 1956. Stima: 10.000€/14.000€.

Antonio Marasco, Danze di luci, tecnica mista su cartoncino, 23×17, 1931 – Lotto n. 87 – da poleschicasadaste.com
Antonio Marasco, Danze di luci, tecnica mista su cartoncino, 23x17, 1931
Antonio Marasco, Danze di luci, tecnica mista su cartoncino, 23×17, 1931 – Lotto n. 87 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi Casa d’Aste n. 21

Nato in provincia di Catanzaro nel 1896, Antonio Marasco ha partecipato a pieno all’esperienza della pittura futurista negli anni ’10 del secolo scorso. Frequentata l’Accademia a Firenze, Marasco incontra nel 1914 a Berlino Filippo Tommaso Marinetti che lo porta con se in Russia. Qui fa la conoscenza dei grandi costruttivisti. Tornato in Italia incontra Umberto Boccioni, poi in seguito Giacomo Balla; con questi frequenta le serate futuriste.

Nel 1921 l’artista partecipa all'”Esposizione Internazionale Futurista” a Berlino. Nel 1926 è per la prima volta alla Biennale di Venezia nella sala dei futuristi italiani, dove torna ancora nel 1928, nel 1930 e nel 1932.

Nel 1931, anno di esecuzione della piccola opera in asta al lotto n. 87 “Danze di luci” Marasco espone anche alla Quadriennale di Roma ed alla Galleria Botto di Firenze dove Marinetti, durante la presentazione del Catalogo, lo definisce “uno dei maggiori artisti del futurismo”.

I primi anni ’30 Sono gli anni migliori della pittura di Marasco, quando, come scrive A. Leonardi in Intervista con A. M., in “AL2. Mensile di arte, cultura, attualità” (dicembre 1968 – gennaio 1969, pp. 7-9), nella sua produzione si avverte un “predominio della pittura assoluta sulle istanze intellettive scientifico-positiviste” ed il dinamismo plastico di matrice Boccioniana prende forma attraverso una originale geometrizzazione giocata su sovrapposizioni, corrispondenze sintetiche e trasparenze di piani che rappresentano il dato reale. Stima: 5.000€/7.000€.

Bruno Cassinari, Annunciazione, olio su tela, 90×90, 1963 – Lotto n. 229 – da poleschicasadaste.com
Bruno Cassinari, Annunciazione, olio su tela, 90x90, 1963
Bruno Cassinari, Annunciazione, olio su tela, 90×90, 1963 – Lotto n. 229 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi Casa d’Aste n. 21

“La mia pittura non potrà mai essere ‘astratta’, nel senso che non potrà mai essere staccata dalla realtà delle sensazioni, né avulsa dalla gioia e dalla presenza delle cose […]. Mi sforzo di tradurre sempre più chiaramente il loro peso in ‘ritmo’, il loro calore in ‘luce'” ha affermato Bruno Cassinari in merito alla sua arte (in Lionello Venturi, Cassinari, in “Commentari”, IV (1955), 4, p. 310).

La parabola artistica dell’artista piacentino, classe 1912, si è svolta nel segno dell’adesione al Gruppo milanese raccoltosi intorno alla Rivista Corrente (1939) caratterizzata dalle istanze sociali d’intervento sul reale di matrice picassiana (fra gli altri c’erano anche Emilio Vedova, Renato Birolli, Renato Guttuso, Ennio Morlotti, Ernesto Treccani, Giuseppe Migneco).

Ben presto però Cassinari proseguirà il suo percorso in autonomia nel segno del colore e della forza espressiva. Insieme ad alcuni componenti del Gruppo, in particolare  Morlotti, Vedova e Guttuso, più che la bandiera dell’antinovecentismo Cassinari sbandiererà sempre quella dell’impegno morale e civile, e di più in lui sarà evidente l’interesse per l’umano, finanche per l’introspezione.

Gli anni ’60 sono il periodo della piena maturità artistica di Cassinari. L’artista ha già partecipato più volte alla Biennale di Venezia e ad importanti esposizioni personali e collettive di pittura e scultura in tutto il mondo. La sua pennellata si fa più liquida e mistica; affronta anche temi sacri che riporta ad una dimensione terrena, quasi intima, come in questa bellissima “Annunciazione” al lotto n. 229, come nelle bellissime vetrate realizzate per la Chiesa dell’Annunciata a Sant’Agata de’ Goti in Campania nel 1977 e per la Basilica di San Domenico a Siena nel 1982. Stima: 16.000€/20.000€.

Roberto Crippa, Spirale, olio su tela, 50×70, 1950 – Lotto n. 234 – da poleschicasadaste.com
Roberto Crippa, Spirale, olio su tela, 50x70, 1950
Roberto Crippa, Spirale, olio su tela, 50×70, 1950 – Lotto n. 234 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi Casa d’Aste n. 21

Bellissima spirale di uno dei padri dello spazialismo italiano con Lucio Fontana, Roberto Crippa, al lotto n. 234.

Si tratta di uno dei cicli più belli e datati con questo soggetto: ciclo in cui le spirali, non accompagnate da altri elementi accessori, si stagliano nere su campo bianco (altra bellissima versione quella delle spirali bianche su fondo nero). La particolarità di questo lotto inoltre sta nel fatto che Crippa ‘unisce’ le due versioni iconografiche realizzate in diversi cicli: le spirali vengono tracciate ricorrenti su se stesse in maniera densa, in modo centripeto; alcune però fuoriescono dalla campitura della tela a suggerire uno spazio ‘altro’ in modo centrifugo.

Uscito nel 1947 dall’Accademia di Brera Crippa espone già nel 1948 alla Biennale di Venezia. Il 1950 è l’anno della sua adesione ‘ufficiale’ allo Spazialismo: firma il terzo Manifesto “Proposta di un regolamento” (stilata in alcuni punti) ed è presente alla mostra collettiva “Arte spaziale” alla Galleria Casanova di Trieste.

“[…] 8. L’Artista Spaziale non impone più allo spettatore un tema figurativo, ma lo pone nella condizione di crearselo da sé, attraverso la sua fantasia e le emozioni che riceve.

9. Nell’umanità è in formazione una nuova coscienza, tanto che non occorre più rappresentare un uomo, una casa, o la natura, ma creare con la propria fantasia le sensazioni spaziali […]” (da Proposta di un regolamento, 2 aprile 1950, firmata da Lucio Fontana, Milena Milani, Giampiero Giani, Beniamino Joppolo, Roberto Crippa, Carlo Cardazzo). Stima: 14.000€/18.000€.

Achille Perilli, Solo segno, tecnica mista su tela, 35×50, 1958 – Lotto n. 244 – da poleschicasadaste.com
Achille Perilli, Solo segno, tecnica mista su tela, 35x50, 1958
Achille Perilli, Solo segno, tecnica mista su tela, 35×50, 1958 – Lotto n. 244 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi Casa d’Aste n. 21

Parlare della pittura del romano Achille Perilli, tra i protagonisti di Forma 1, negli anni ’50 significa raccontare l’evolversi di una parola astratta che lo porterà, nella seconda metà degli anni ’60, alla scoperta dell’irrazionale geometrico.

Questa bellissima opera in asta al lotto n. 244 “Solo segno” può infatti essere contestualizzata nell’ambito di un ciclo pittorico di passaggio i cui riferimenti evidenti sono verso le esperienze dell’astrazione lirica. Gestualità da action painter che Perilli sviluppa su fondi torbidi e popolati di bagliori che ricordano il mondo dell’immaginazione e dell’inconscio di Paul Klee, artista amatissimo.

Per quanto riguarda il lotto in asta si può notare come questa sia opera dove non è ancora presente il tipico bilanciamento geometrico, ispirato da Mondrian, che farà da contrappunto al gesto tachista e allo sviluppo narrativo attraverso l’articolazione dello spazio in maniera iconica, per scene, degli anni successivi.

“[…] alla fine degli anni Quaranta compio un fondamentale viaggio a Monaco con Dorazio e Guerrini: studiamo a fondo Blaue Reiter ed espressionisti, ma soprattutto abbiamo la folgorazione di Klee e Kandinsky, che sono incontri cruciali rispettivamente per me e per Dorazio” ricorda Perilli relativamente alle ricerche di quegli anni. Nel 1958 l’artista partecipa alla Biennale di Venezia. Stima: 15.000€/20.000€.

Enrico Baj, Personaggio con baffi e medaglia, polimaterico su tela, 46×55, 1964 – Lotto n. 257 – da poleschicasadaste.com
Enrico Baj, Personaggio con baffi e medaglia, polimaterico su tela, 46x55, 1964
Enrico Baj, Personaggio con baffi e medaglia, polimaterico su tela, 46×55, 1964 – Lotto n. 257 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi Casa d’Aste n. 21

Nato a Milano nel 1924, Enrico Baj fu avviato agli studi di medicina, abbandonati prestissimo, per passare alla Facoltà di Giurisprudenza ed alla frequentazione dell’Accademia di Brera.

Al 1951 risale la sua prima personale alla Galleria San Fedele di Milano dove presenta opere informali. In quell’anno ha inizio l’esperienza del movimento nucleare, fondato con Sergio Dangelo, alla ricerca di un rinnovamento pittorico che partendo dalla tabula rasa dell’informale si riappropri della realtà, anche scientificamente, nel segno di un misticismo e di un elitarismo che reclama all’artista tutta la potenza dell’atto artistico, a prescindere da ogni stile.

Nel 1957 Baj firmerà il Manifesto “Contro lo Stile”, a rimarcare la distanza e la contrapposizione verso qualsiasi “ismo” che assimili l’espressione artistica ad una maniera.

“Noi ammettiamo come ultime possibili forme di stilizzazioni le ‘proposizioni monocrome’ di Yves Klein (1956-1957): dopo di ciò non resta che la tabula rasa o i rotoli di tappezzeria di Capogrossi. Tappezzieri o pittori: bisogna scegliere […] Noi affermiamo l’irripetibilità dell’opera d’arte”.

Da queste esperienze nascono, negli anni successivi, opere come questa in asta al lotto n. 257 “Personaggio con baffi e medaglia”: Baj usa quella “tappezzeria” in modo ironico e dissimulatorio quasi in un pirandelliano “avvertimento del contrario” che è il contributo più acuto e raffinato dell’artista milanese. Opera importante del 1964. Stima: 30.000€/40.000€.

Xavier Bueno, Ragazza con le braccia alzate, olio su tela, 40×50, 1966 – Lotto n. 265 – da poleschicasadaste.com
Xavier Bueno, Ragazza con le braccia alzate, olio su tela, 40x50, 1966
Xavier Bueno, Ragazza con le braccia alzate, olio su tela, 40×50, 1966 – Lotto n. 265 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi Casa d’Aste n. 21

Xavier Bueno è stato uno dei protagonisti del realismo sociale italiano, lui di origine spagnola ma fiorentino d’adozione come il fratello Antonio.

Alla fine degli anni ’40 i due fratelli con Pietro Annigoni e Gregorio Sciltian dettero vita al Gruppo dei Pittori Moderni della Realtà.

Dopo la fine di quell’esperienza, negli anni ’50 Xavier si concede alcuni sperimentalismi pur nell’ambito di una fedele appartenenza alla figurazione. Intanto collabora con la Galleria milanese La Colonna attorno alla quale ruotano gli artisti neorealisti. Viaggia in Brasile dove rimane colpito dalla povertà e dalla sofferenza, soprattutto quella colta negli sguardi dei bambini, che inizia a dipingere.

Negli anni ’50 Xavier entra a far parte del Gruppo di “Nuova Corrente” aderendo a tematiche più filosofiche, esistenziali e poetiche.

“Nella dimensione emotiva della sua ispirazione, la presenza di una permanente inquietudine genera una sorta di attesa, di stupefatta invocazione, da cui i personaggi e gli oggetti si trovano avvolti come da un involucro di impalpabile solitudine […]” ha scritto magistralmente Mario De Micheli in L’arte sotto le dittature, Universale Economica Feltrinelli, 2000, p. 182.

Bellissimo e pieno di pathos questo grido al lotto n. 265 “Ragazza con le braccia alzate” del 1966. Stima: 14.000€/18.000€.

Franco Bemporad, Superficie sensoriale, tecnica mista su tela, 70×100, 1960 – Lotto n. 270 – da poleschicasadaste.com
Franco Bemporad, Superficie sensoriale, tecnica mista su tela, 70x100, 1960
Franco Bemporad, Superficie sensoriale, tecnica mista su tela, 70×100, 1960 – Lotto n. 270 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi Casa d’Aste n. 21

Franco Bemporad nasce a Firenze nel 1926 da una ricca famiglia di industriali nel settore tessile. Avviato a gli studi di medicina ben presto li interrompe per dedicarsi al cinema ed alla sceneggiatura.

Negli anni ’50 è a Roma dove entra in contatto con gli artisti del Gruppo Nucleare. Nel 1957 a Milano espone con questi alla Galleria San Fedele.

Il 1960 è l’anno della prima personale alla Galleria del Milione con presentazione di Franco Russoli.

A proposito delle opere di Bemporad di questi anni, come questa in asta al lotto n. 270 “Superficie sensoriale”, scrive Giulio Carlo Argan nel 1961: “il tema, già proposto da Capogrossi, della ripetibilità e della variazione ugualmente infinita del segno. L’aspetto nuovo della sua ricerca, spiegabile con la precedente esperienza della pittura di materia, è la ‘oggettività’ del segno, privato d’ogni implicazione simbolica, valido soltanto nella testualità della propria evidenza fenomenica”.

E ancora Carlo Belloli in Franco Bemporad, Liberi repertori cromatici decodificabili, Struktura, Milano 1980: “il segno di questo silenzioso pittore non è archetipo grafico, come in Capogrossi impronta di sintesi formali del preesistente extraplastico. Il segno-segnale di Bemporad è contrappunto lineare, dal punto alla traccia rettangolare come segmento della stesura cromatica veicolata dall’apertura del pennello. Tracce quindi più che segni grafoplastici, semiosi ripetitiva. Così con punti e segmenti di linee rette, la pittura di Franco Bemporad ha saputo affrontare il più che trentennale dibattito sul lirismo cromo-costruttivo”. Stima: 12.000€/15.000€.

Remo Bianco, Collage, stoffa e olio su carta riportata su masonite, 99×75, 1955 – Lotto n. 273 – da poleschicasadaste.com
Remo Bianco, Collage, stoffa e olio su carta riportata su masonite, 99x75, 1955
Remo Bianco, Collage, stoffa e olio su carta riportata su masonite, 99×75, 1955 – Lotto n. 273 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi Casa d’Aste n. 21

Milanese, allievo di Filippo De Pisis, Remo Bianco frequenta l’Accademia di Brera negli anni ’40. Le prime opere del decennio, figurative, sono improntate ad un espressionismo di matrice esistenziale.

Alla metà del secolo però le sue opere sono già del tutto informali e risentono di un gusto per la materia derivante dai contatti con il movimento nucleare fondato nel 1951 da Enrico Baj e Sergio Dangelo a Milano.

Intanto l’artista intrattiene rapporti con il gruppo dello spazialismo lombardo di Lucio Fontana ed espone alla Galleria del Naviglio di Carlo Cardazzo. La prima personale risale al 1952.

È in questo contesto che Bianco, agli inizi degli anni ’50, realizza i “3D”: opere su più piani in vetro, plastica e materiali traslucidi dipinti che giocano su effetti di profondità, compenetrazione e prospettiva.

L’opera in asta al lotto n. 273 “Collage” è da un lato debitrice alle opere tridimensionali per l’idea della sovrapposizione di strati sulla tela; dall’altra rappresenta il battesimo di un’altro ciclo della sua produzione che poi lo porterà a realizzare i celebri “Tableaux doré”.

Nel 1955 infatti Bianco viaggia negli Stati Uniti, conosce Jackson Pollock e rimane affascinato dalle ricerche dell’espressionismo astratto. Impara la tecnica del dripping e la gestualità tipica del soggettivismo americano, come evidente nell’opera in asta, ma allo stesso tempo coniuga quelle ‘innovazioni’ in modo originale nella riduzione di quell’espressione in parti di un collage che l’artista scompone e poi ricompone in ‘tessere’.

In questo modo Bianco aggiunge uno strato ulteriore di concettualità al puro gesto libertario, con un’azione che sembra suggerire metaforicamente il guazzabuglio dell’animo e l’esigenza umana di sistemica razionalizzazione, e che rimanda a concetti quali la complessità dell’esperienza, il gioco combinatorio della memoria. L’arte improntale del periodo successivo ne sarà la diretta conseguenza. Opera storica. Stima: 8.000€/10.000€.