I segni di Sanfilippo e Scanavino e le sculture di Melotti e Mitoraj da Il Ponte (Asta n. 424)

L’Asta di Arte Moderna e Contemporanea (n. 424) della Casa d’Aste Il Ponte di Milano si terrà in data 12 (lotti 1-109) e 13 (lotti 110-260) giugno nella sede di Palazzo Crivelli, via Pontaccio 12. Si segnalano due bellissime ed importanti opere segniche, rispettivamente di Antonio Sanfilippo (lotto n. 47) ed Emilio Scanavino (lotto n. 57), e le sculture di Fausto Melotti (lotto n. 107) e dell’artista polacco Igor Mitoraj (lotto n. 109). La TopTen di SenzaRiserva.

Mario Tozzi, Bouilloir et pommes, olio su tela, 53×41, 1920 – Lotto n. 11 – da ponteonline.com
Mario Tozzi, Bouilloir et pommes, olio su tela, 53x41, 1920
Mario Tozzi, Bouilloir et pommes, olio su tela, 53×41, 1920 – Lotto n. 11 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 424

Erano Renato Paresce, Massimo Campigli, Filippo De Pisis, Alberto Savinio, Gino Severini, Giorgio De Chirico, Mario Tozzi.

Erano un gruppo di italiani a Parigi conosciuti come Les Italiens de Paris, artisti aperti alle ricerche avanguardistiche d’oltralpe e allo stesso tempo ‘difensori’ di quei “valori plastici” e di quella purezza formale, eredità culturale dei primitivi e del Rinascimento italiano.

Scriverà Tozzi stesso nel 1929: “Da una nuova condizione di spirito sono nate la Pittura Metafisica, i Valori Plastici, de Chirico, Carrà e, più tardi, il movimento di Novecento che può essere considerato come un loro corollario.

Con la Pittura Metafisica e i Valori Plastici l’arte italiana ritorna alla grande tradizione, ma questo ritorno si arricchisce della libertà acquisita durante l’esperienza futurista con uno spirito altamente dinamico e moderno.

I maestri più puri del Rinascimento e dei periodi precedenti, da Giotto a Paolo Uccello a Masaccio, sono loro serviti da guida. Questa è un’epoca molto nobile e aristocratica della nostra arte che conosce un grande successo. Le opere create nel corso di questi anni fortunati da un Carrà, un de Chirico, un Soffici, un Morandi e un Martini sono quelle che contano nella nostra storia.

[Rispetto alla Metafisica e a Valori Plastici] Novecento, che ha avuto il suo pieno sviluppo a Milano, è di un maggiore tradizionalismo: delle opere degli antichi maestri riprende l’aspetto esteriore e visivo, più che la sostanza intima. Questo perché i lavori degli artisti di questo gruppo qualche volta sanno di museo ed è un po’ assente lo spirito creativo ed eminentemente poetico di Valori Plastici” (da M. Tozzi, Avant-propos, in Exposition Art Italien Moderne, catalogo della mostra, Parigi, Editions Galerie Bonaparte, 30 novembre-20 dicembre, Parigi, 1929, p. 7).

La natura morta in asta al lotto n. 7 “Bouilloir et pommes”, realizzata da Tozzi solo un anno dopo il suo trasferimento a Parigi, è esemplare di quella ricerca di plasticismo poetico che va oltre l’accademismo di maniera e celebrativo che sarà il Novecento della Sarfatti.

Tozzi in quest’opera è iperrealista, cèzanniano, decorativo, liberty; stravolge la prospettiva per mostrarci gli oggetti sul tavolo come dall’alto, irraggiungibili, perfetti, metafore di una condizione ontologica della realtà aldilà della loro stessa presenza. Stima: 10.000€/15.000€.

Ennio Morlotti, Abefoyle (Scotland), olio su tela, 87×76, 1960 – Lotto n. 36 – da ponteonline.com
Ennio Morlotti, Abefoyle (Scotland), olio su tela, 87x76, 1960
Ennio Morlotti, Abefoyle (Scotland), olio su tela, 87×76, 1960 – Lotto n. 36 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 424

Il 1960 è un anno fondamentale nell’elaborazione espressiva del linguaggio pittorico di Ennio Morlotti, anno di solito riferito dalla critica all’incontro con il paesaggio ligure ed i suoi colori accesi che porta l’artista a una maggiore oggettivazione della composizione. Oggettivazione di cui ancora non c’è traccia nell’opera in asta al lotto n. 36 “Abefoyle (Scotland)”, anch’essa del 1960.

Anzi, l’opera in asta è l’espressione conseguente dell’operare di Morlotti in tutto il decennio precedente: un indulgere su un naturalismo vegetale che scava la materia, con forza, voluttà, con una sorta di voluptas dolendi che per l’artista lombardo è sempre sintesi di opposti, principio distruttivo e insieme anticamera di una rinascita, informe carico di tensione verso ‘la forma’.

Nato a Lecco nel 1919, Morlotti frequenta l’Accademia di Belle Arti di Brera. Alla fine degli anni ’30 risalgono le sue prime opere. Prima nel Gruppo di Corrente, poi, nel primo dopoguerra, in quello del Fronte Nuovo delle Arti, Morlotti resterà sempre al confine fra figurazione e astrazione.

Partecipò infatti nella Biennale del 1952 al Gruppo degli Otto di Lionello Venturi (Antonio Corpora, Emilio Vedova, Renato Birolli, Afro Basaldella, Renato Birolli, Giuseppe Santomaso, Mattia Moreni, Ennio Morlotti). Il critico li presentò con il celebre testo: “essi non sono e non vogliono essere degli astrattisti; essi non sono e non vogliono essere dei realisti; si propongono di uscire da questa antinomia […] se nel loro arabesco l’immagine di una barca o di un qualsiasi altro oggetto della realtà può essere inclusa, non si privano dell’arricchimento che quell’oggetto può dare alla loro espressione. Se essi sentono il piacere di una materia preziosa, di un accordo lirico di colore, di un effetto di tono, non vi rinunziano. Non sono dei puritani in arte, come gli astrattisti: accettano l’ispirazione da qualsiasi occasione e non si sognano di negarla”.

In seguito Morlotti aderì al Gruppo degli “ultimi naturalisti”, sostenuti dal critico Francesco Arcangeli nel celebre testo omonimo uscito sul n. 59 della rivista Paragone nel 1954.

Di questi artisti: Pompilio Mandelli, Ennio Morlotti, Sergio Romiti, Mattia Moreni, Vasco Bendini, Sergio Vacchi e la loro rappresentazione della natura dirà Giorgio Morandi: “è una natura vista dall’occhio della gallina”. Stima: 10.000€/15.000€.

Antonio Sanfilippo, Senza muoversi, olio su tela, 97×130, 1954 – Lotto n. 47 – da ponteonline.com
Antonio Sanfilippo, Senza muoversi, olio su tela, 97x130, 1954
Antonio Sanfilippo, Senza muoversi, olio su tela, 97×130, 1954 – Lotto n. 47 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 424

Antonio Sanfilippo, trapanese, classe 1923, è stato uno dei protagonisti, nel dopoguerra, del rinnovamento del linguaggio artistico italiano in senso astratto, partecipando all’esperienza del gruppo romano Forma 1.

Probabilmente, all’interno del gruppo, Sanfilippo fu il più attento alle innovazioni segniche e formali europee.

Del 1951 la sua prima personale alla Libreria romana Age d’Or, con presentazione di Corrado Cagli. Negli stessi anni allaccia rapporti con il M.A.C. Movimento Arte Concreta ed il Gruppo Origine di Mario Ballocco.

Dal 1952 Sanfilippo inizia una ricerca sul segno e l’immagine che lo avvicina agli ambienti spaziali e informali della Galleria del Naviglio e della Galleria del Cavallino di Carlo Cardazzo.

Nel primo quinquennio degli anni ’50 si precisa la ricerca astratta di Sanfilippo in un primo tentativo di svilupparsi in vero e proprio linguaggio segnico. L’artista abbandona le geometrie conferendo alla superficie un andamento più gestuale; allo stesso tempo, attraverso tocchi larghi del pennello, condotti per linee parallele e incidenti, di diverso colore, cerca un’organizzazione formale e allo stesso tempo spaziale.

La bellissima opera in asta al lotto n. 47 “Senza muoversi” rappresenta appunto questa tensione ad una architettura, alla costruzione di un art autre (nella definizione di Michel Tapié) che desse una ragion d’essere alle pulsioni espressive individuali e canalizzasse quell’aspirazione poetica verso una razionalismo di contenimento, a un movimento non sterile, ma che, come un ingranaggio, avviene “senza muoversi”. Stima: 25.000€/35.000€.

Emilio Scanavino, Il trionfo della morte, olio su tela, 200×300, 1961 – Lotto n. 57 – da ponteonline.com
Emilio Scanavino, Il trionfo della morte, olio su tela, 200x300, 1961
Emilio Scanavino, Il trionfo della morte, olio su tela, 200×300, 1961 – Lotto n. 57 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 424

Opera monumentale e datata quella del maestro dell’arte segnica italiana ed internazionale, Emilio Scanavino, al lotto n. 57 “Il trionfo della morte”.

Dopo un inizio figurativo all’insegna del postcubismo alla fine degli anni ’40, è all’inizio degli anni ’50 che il linguaggio espressivo di Scanavino si inserisce nell’ambito di un informale spaziale che nel corso del decennio attenuerà sempre più il rimando figurale. L’artista lo ‘canalizzerà’, senza tuttavia mai abbandonarlo, in un simbolismo segnico personale dai risvolti surreali e simbolici.

I primi grovigli, i nodi che caratterizzano l’arte di Scanavino compaiono per la prima volta intorno al 1954. La composizione, ad ogni modo, fino almeno alla metà degli anni ’50, manterrà una connotazione informale sempre molto accentuata, come evidente nella bellissima opera in asta che racchiude tutti gli stilemi espressivi di Scanavino: l’organizzazione geometrica della tela, scandita come un trittico in sezioni, il dinamismo espressivo gestuale e tachista, la forza informale, lo spazialismo delle velature e delle sfumature materiche.

Poiché Scanavino rappresenta sempre; descrive un mondo simbolico ma reale; cerca di squarciare il velo; aspira a una composizione del conflitto: la morte trionfa al centro come un animale, un insetto assetato, un ragno che si penzola; arriva travolgendo a sinistra, trascinando con sé nel sangue un’umanità costretta negli argini di un fiume in piena. A destra isolato c’è il groviglio della coscienza, l’incomprensibilità di una condizione universale.

Alla fine degli anni ’50 Scanavino si lega ai mercanti Carlo Cardazzo e Peppino Palazzoli della Galleria Blu di Milano. Nel 1961, anno di esecuzione dell’opera in asta, viaggia a New York ed espone a Parigi alla Galerie Charpentiere ed alla Galerie Internazionale d’Art Contemporain. Sempre nel 1961 partecipa alla mostra dedicata ai giovani pittori italiani al Museo di Arte Contemporanea di Kamakura in Giappone. Stima: 70.000€/100.000€.

Irma Blank, Abecedarium 17-8-90, olio su tela, 250×106, 1990 – Lotto n. 93 – da ponteonline.com
Irma Blank, Abecedarium 17-8-90, olio su tela, 250x106, 1990
Irma Blank, Abecedarium 17-8-90, olio su tela, 250×106, 1990 – Lotto n. 93 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 424

Irma Blank nasce a Celle in Germani nel 1934. Prestissimo si trasferisce in Italia. Negli anni ’60 conduce le prime ricerche nel solco delle sperimentazioni concettuali e minimali, nonché esistenziali. Verso la fine del decennio l’artista arriva a ideare un linguaggio scritturale e segnico dal forte impatto emotivo.

Il mio ambito di ricerca è la lingua, la scrittura, la parola e il verbo, metto l’accento sul fare. Cosa faccio di questa scrittura? la riduco a segno, ritorno alla Ur-form, alla forma primaria, al primo impulso, al segno prelinguistico; da un lato rispetto la tradizione, l’andamento orizzontale della scrittura dell’occidente, l’ordine dell’impaginazione e dall’altro lato correggo, modifico, elimino […].

Se da un lato eliminare il significato convenzionale è il tema centrale della mia ricerca, dall’altro riduco, semplifico il processo esecutivo. Nelle Eigenschriften e nelle Trascrizioni mimavo il gesto scritturale, partendo dall’ieri, attraversando l’oggi e indicando il domani, il gesto scritturale è il legame tra i tempi, il filo, il filo della vita.

Poi man mano riduco; il segno scritturale diventa pura estensione, tensione fra inizio e fine. Comunicazione è tensione. È lo sguardo che guida l’analisi, captare qualcosa d’imprecisabile dentro il più profondo dell’io; registrare la tensione, il viaggio virtuale fra ‘l’io e il tu’ e il rapporto con e fra gli altri, la dinamica della comunicazione nel mondo” (da Irma Blank, Elogio del nulla, intervista di Nicola Trezzi, apparsa su “Flash Art” n. 319, Dicembre 2014 – Gennaio – Febbraio 2015). Stima: 30.000€/50.000€.

Carol Rama, Senza titolo, occhi tassidermia, colla e inchiostro su carta, 44.5×32.5, 1966 – Lotto n. 104 – da ponteonline.com
Carol Rama, Senza titolo, occhi tassidermia, colla e inchiostro su carta, 44.5x32.5, 1966
Carol Rama, Senza titolo, occhi tassidermia, colla e inchiostro su carta, 44.5×32.5, 1966 – Lotto n. 104 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 424

L’amico e poeta Edoardo Sanguineti definì le composizioni di sapore informale degli anni ’60, quale questa al lotto n. 104 “Senza titolo”, dell’artista torinese Carol Rama, con il termine “bricolage“, riferendosi all’uso di pratiche di accumulazione nelle società primitive quale strumento di conoscenza. Il termine era tratto da un libro di Lévi Strauss, tradotto in Italia nel 1964: Il pensiero selvaggio.

Nata a Torino nel 1918, Carol Rama inizia a dipingere da autodidatta, incoraggiata da Felice Casorati. Artista sfrontata e originalissima, fra gli anni ’30 e ’40 realizza un ciclo di acquarelli che mostrano già un linguaggio maturo e che affronta senza ipocrisie e paure i temi del corpo, della sessualità, del piacere, della malattia.

Il risultato immediato fu che la sua prima mostra, organizzata nel 1945, fu subito chiusa e che queste sue opere si poterono ammirare pubblicamente soltanto negli anni ’70, in una nuova mostra alla Galleria Martano.

Fra la fine degli anni ’40 e l’inizio dei ’50 Carol Rama partecipa all’esperienza del M.A.C. Movimento Arte Concreta. Sarà con opere astratte alle Biennali di Venezia del 1948 e del 1950.

Ma certo il concretismo astratto e ideale non potevano esaurire la tensione creativa di un’artista inquieta e carnale. Nei suoi personalissimi bricolage tuttavia, l’artista torinese crea di fatto una propria universale spazialità astratta e anzi, attarverso gli oggetti reali, priva le opere della sterilità cui sono soggette le forme mentali.

“le lingue esposte lunghe (esperte), e i cazzi / contundenti (a tensione, a contenzione): / (i corpi, insomma): e i lacci, e i ganci (e i pazzi): / le lame (e le parrucche) e la frizione / (frigida) delle ruote, con i mazzi / delle rotelle, delle braccia: (e azione / di carrozzine, carrozzelle), e i razzi / dei riccioli (amputati): (e correzione) / (corruzione) di teste (e primavere / testicolari) di gambe: i macelli / (le macellaie), i coltelli, e le vere / scarpe: i pesci esibiti (e reti, e anelli) / i mezzi pezzi (imputati): e le fiere / i mercati: (fioriscono i capelli)” dei disegni della Rama, per dirla con Sanguineti, lasciano il posto agli oggetti reali: biglie, siringhe, cannule vaginali, chicchi di riso, pelo, unghioni, capelli, occhi di vetro, chiodi, pellicce di animali, fili di ferro raccontano una realtà vissuta e sofferta, inserendosi in composizioni misurate, lucide, crudeli, che squarciano il velo, scoprendo la pelle, prestandoti degli occhi aperti con cui poter guardare (lotto n. 104 “Senza titolo”). Stima: 14.000€/16.000€.

Fausto Melotti, Spirale, scultura in ottone, 192 cm, 1971 – Lotto n. 107 – da ponteonline.com
Fausto Melotti, Spirale, scultura in ottone, 192 cm, 1971
Fausto Melotti, Spirale, scultura in ottone, 192 cm, 1971 – Lotto n. 107 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 424

Armonia, equilibrio, musica sono le basi della ricerca artistica di Fausto Melotti (Rovereto, 1901 – Milano, 1986). Dopo la laurea in ingegneria elettrotecnica al Politecnico di Milano negli anni ’20, Melotti si avvicina agli ambienti artistici milanesi, prima al futurismo, poi allo spazialismo ed all’architettura razionalista del Gruppo 7.

Negli stessi anni Melotti collabora con gli astrattisti di Carlo Belli. È in questo milieu che hanno origine le ‘macchine fantastiche e inutili’ di Melotti, quale questa al lotto n. 107 “spirale”.

Nell’ambiente di Depero e Giacomo Balla, nelle idee non sopite di una “ricostruzione futurista dell’universo”,  una ricostruzione “allegra” e musicale che consenta di trovare “degli equivalenti astratti di tutte le forme e di tutti gli elementi dell’universo” nascono i contrappunti, i pesi in equilibrio, le chiusure di Melotti: universi fragili e perfetti, microcosmi in cui “l’arte [diviene] stato d’animo angelico, geometrico. [Poiché] essa si rivolge all’intelletto, non ai sensi. […] Non la modellazione ha importanza ma la modulazione. […] I fondamenti dell’armonia e del contrappunto plastici si trovano nella geometria” come ha scritto l’artista.

Mondi fantastici e leggeri, tanto che Italo Calvino ha dichiarato di essersi ispirato alle sculture di Melotti nel raccontarci le sue “città invisibili”. Stima: 150.000€/250.000€.

Mario Negri, Tutta una vita insieme, scultura in bronzo, 113x70x60, 1976 – Lotto n. 108 – da ponteonline.com
Irma Blank, Abecedarium 17-8-90, olio su tela, 250x106, 1990
Mario Negri, Tutta una vita insieme, scultura in bronzo, 113x70x60, 1976 – Lotto n. 108 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 424

Mario Negri è uno scultore originario della Valtellina, dove nasce nel 1916. Studia all’Accademia di Belle Arti di Brera. Durante la guerra viene fatto prigioniero dai tedeschi ed internato.

Alla fine della guerra, nel 1946, decide di dedicarsi appieno alla scultura e inizia a lavorare e fare pratica nelle fonderie milanesi.

Nel 1952 ottiene la menzione d’onore e la medaglia alla IX Triennale di Milano. Del 1957 è la prima personale alla Galleria del Milione di Milano e nel 1958 gli viene dedicata una sala personale alla Biennale di Venezia.

Non ci sono parole migliori di quelle dell’autore stesso per descrivere questa sua bella scultura al lotto n. 108 “Tutta una vita insieme”: “[…] Sia ben chiaro che quando dico finito intendo ‘fatto’ e non rifinito. Ma come posso se i miei ‘personaggi’ (se così mi si consente di chiamarli) io li ho visti sempre nella fantasia, nelle letture o nella strada sempre e solo per un attimo e se, per ovvia conseguenza, il modo di renderli si adegua sempre in me, io credo, a questa fuggevole impressione?

La loro dimensione non può essere, quindi, che allusiva. Può darsi che così facendo io romanticamente non mi sappia sottrarre all’incanto fatale delle cose che so che non rivedrò mai più sotto quell’aspetto e in quel particolare momento.

Perché da me stesso io mi costringo a desiderare che le mie sculture non siano ‘statue’ ma solo ineffabili ‘presenze’? Perché ho bisogno quasi per dar loro quel peso che non hanno, di legarle a questa condizione stabile di ‘sculture’ cercando di far loro una base che sia anche scultura? Queste basi dunque non sono che un’introduzione, un’àncora per trattenere ciò che, per tendenza, vorrebbe smaterializzarsi” (da De Micheli, Mario, Scultura italiana del dopoguerra, Milano, Schwarz Editore 1958, pp. 155-156, 256-258 e 295; poi in AA.VV., Storia della scultura, X. La scultura del Novecento, saggio introduttivo di Mario De Micheli, Milano, Fratelli Fabbri Editori, 1966). Stima: 30.000€/50.000€.

Igor Mitoraj, Orizzonte, scultura in gesso, 104x112x83, 1984 – Lotto n. 109 – da ponteonline.com
Igor Mitoraj, Orizzonte, scultura in gesso, 104x112x83, 1984
Igor Mitoraj, Orizzonte, scultura in gesso, 104x112x83, 1984 – Lotto n. 109 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 424

Lo scultore polacco Igor Mitoraj è nato ad Oederan, in Sassonia, nel 1944. Studia all’Accademia di Belle Arti di Cracovia. Nel 1968 si trasferisce a Parigi. Viaggia a lungo in Messico, restando affascinato dalle culture latino-americane. Nel 1974 in una mostra alla Galleria La Hune, le sue opere scultoree ricevono l’apprezzamento del pubblico.

Alla fine degli anni ’70 è in Italia, a Carrara. Dal 1983 apre uno studio a Pietrasanta. È morto nel 2014 a Parigi.

Mitoraj lavora su opere di grandi dimensioni in gesso (lotto n. 109 “Orizzonte”), terracotta e bronzo. Il suo modello principale è certamente la statuaria classica che tuttavia l’artista interpreta in chiave postmoderna, non solo attraverso l’ostentazione di quelle ‘ferite’ da cui si potrebbe dire originano le opere stesse, ma anche per la loro collocazione ambientale.

Basti pensare alla scultura “Il grande Toscano” in Piazza del Carmine a Milano oppure all'”Icaro caduto” davanti al Tempio della Concordia ad Agrigento: opere simboliche certo ma anche perfettamente calibrate dal punto di vista architettonico, percettivo, formale, ambientale. Stima: 30.000€/50.000€.

Edoardo Giordano, Senza titolo, olio su tela, 100×60, 1954 – Lotto n. 425 – da ponteonline.com
Edoardo Giordano, Senza titolo, olio su tela, 100x60, 1954
Edoardo Giordano, Senza titolo, olio su tela, 100×60, 1954 – Lotto n. 425 – Immagine da ponteonline.com – Asta Il Ponte n. 424

Edoardo Giordano, nato a Napoli nel 1904, fu soprannominato Buchicco per la sua precoce passione per i libri (Buch in tedesco, libro). Si diplomò all’Accademia di Belle Arti locale nel 1927.

Negli anni ’30 Giordano partecipa alle Biennali di Venezia del 1934 e del 1936 con una pittura figurativa di stampo secessionista, influenzata dall’insegnamento di Felice Casorati e nell’ambito del realismo magico.

Nel dopoguerra Il Buchiccio divenne punto di riferimento per la giovane avanguardia degli artisti napoletani. Giordano infatti allacciò contatti con il M.A.C. Movimento Arte Concreta milanese iniziando un percorso astratto che lo condusse a realizzare opere quali questa al lotto n. 425 “Senza titolo” del 1954.

All’inizio degli anni ’50 l’artista si era trasferito a Milano e aveva dato vita ad un sodalizio con l’artista Andrea Bisanzio. Le opere di questo periodo, come questa in asta, mostrano un concretismo dalla forte caratterizzazione lirica, di ascendenza kandiskiana; dalle forme spezzate e in alcuni tratti optical che introducono nella seriosità dei costrutti razionali una giocosità ed una sfrontatezza tipicamente meridionale.

Nel biennio seguente, prima di cedere all’informale, nella pittura di Giordano il ‘musivismo’ cromatico delle forme astratte tenderà ancor più a farsi cangiante ed ad articolarsi su direttrici spaziali, approfondendo uno squilibrio percettivo di tipo quasi cinetico. Stima: 2.000€/2.500€.