Asta Borromeo Studio d’Arte n. 10 – 11 Luglio 2017 – Senago, Arte Moderna e Contemporanea

Prevista per il prossimo 11 luglio 2017 l’asta di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Borromeo Studio d’Arte. L’asta, in sessione unica, si terrà nella sede di Via Piave 3/B 20030 Senago (Milano). La TopTen di SenzaRiserva.

Sergio Dangelo, The “A” Field, tecnica mista su carta intelata, 50×70, 1960 – Lotto n. 25 – da asteborromeo.arsvalue.com
Sergio Dangelo, The “A” Field, tecnica mista su carta intelata, 50x70, 1960
Sergio Dangelo, The “A” Field, tecnica mista su carta intelata, 50×70, 1960 – Lotto n. 25 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

Surrealismo, automatismo lirico e una tratto “freddo e lirico”, nella definizione di Guido Ballo, hanno caratterizzato l’espressione artistica degli anni ’50 e ’60 di uno dei fondatori (con Enrico Baj), nel 1952, del Movimento Arte NucleareSergio Dangelo.

Un’arte di riduzione e disgregazione la sua che cerca un ‘senso’ all’azzeramento sociale, civile e artistico causato dalle vicende belliche e dal conseguente smarrimento di valori della metà del ’900.

La nuova fiducia di questi artisti, Dangelo compreso, nasce nell’analisi, nella riscoperta del sé e delle pulsioni nel contesto di un mondo guardato con ‘occhio scientifico’ e consapevolezza, mettendo nuovamente al centro l’uomo comune, qualunque uomo alle prese col ‘costruire’, col ‘lasciare un segno’.

Dangelo nel 1957 firma a Milano il Manifesto Contro lo Stile. Vi si legge: “[…] Noi ammettiamo come ultime possibili forme di stilizzazione le ‘proposizioni monocrome’ di Yves Klein (1956-1957): dopo di ciò non resta che la tabula rasa o i rotoli di tappezzeria di Capogrossi. Tappezzieri o pittori: bisogna scegliere. Pittori di una visione sempre nuova e irripetibile, per i quali la tela è ogni volta la scena mutevole di una imprevedibile ‘commedia dell’arte’.

Noi affermiamo l’irripetibilità dell’opera d’arte: e che l’essenza della stessa si ponga come ‘presenza modificante’ in un mondo che non necessita più di rappresentazioni celebrative ma di presenze”.

Una presenza che all’inizio degli anni ’60 assurge sovente in Dangelo ad un calligrafismo segnico e vibrante che si sviluppa in spazi monocromi e coscienziali, vicini in parte ai timbri e ai ritmi bianchi di un Mark Tobey, come qui al lotto n. 25 “The ‘A’ Field”. Stima: 1.300€/1.500€.

Andrea Bisanzio, Composizione, olio e tecnica mista su tela, 90×79.5, 1963 – Lotto n. 38 – da asteborromeo.arsvalue.com
Andrea Bisanzio, Composizione, olio e tecnica mista su tela, 90x79.5, 1963
Andrea Bisanzio, Composizione, olio e tecnica mista su tela, 90×79.5, 1963 – Lotto n. 38 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

Nato a Napoli nel 1918, Andrea Bisanzio è stato un’esponente di rilievo, ancora sottovalutato, dell’astrattismo italiano.

Allievo di Carlo De Veroli, giovanissimo Bisanzio vince una borsa di studio che lo porta a studiare a Parigi. Rientrato in Italia l’artista frequenta e condivide le idee dell’ambiente culturale milanese del M.A.C. Movimento Arte Concreta.

A Napoli Bisanzio ebbe rapporti col Gruppo Sud e col Gruppo Napoletano Arte Concreta, distaccamento del M.A.C milanese, attivo fra il 1953 ed il 1957. In seguito partecipò alle iniziative degli artisti e intellettuali che ruotavano intorno alla rivista Documento Sud, nata per iniziativa degli animatori del Gruppo 58 (Mario Colucci, Guido Biasi, Lucio Del Pezzo, Bruno Di Bello, Sergio Fergola, Mario Persico, Franco Palumbo, Luca Castellano, lo stesso Bisanzio).

Alcuni di questi artisti firmarono il “Manifesto del Gruppo 58 – Movimento di pittura nucleare” dove dichiaravano la vicinanza all’arte nucleare astratta milanese, evidente in questa bellissimo lotto n. 38 “Composizione” di Bisanzio.

In quest’opera l’artista alterna una particolarissima gestualità ‘automatica’ e controllata fatta di figure ellittiche che creano uno spazio dimensionale a formazioni organiche reticolari tipiche del ‘nuclearismo’. Nulla a che vedere con la più tarda produzione, troppa vicina alle opere di Kandinsky. Stima: 900€/1.000€.

Alfredo Chigine, Composizione su fondo blu, olio su tela, 145×95, 1956 – Lotto n. 44 – da asteborromeo.arsvalue.com
Alfredo Chigine, Composizione su fondo blu, olio su tela, 145x95, 1956
Alfredo Chigine, Composizione su fondo blu, olio su tela, 145×95, 1956 – Lotto n. 44 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

Opera di grandi dimensioni, altissima qualità e importante per anno (1956) del milanese Alfredo Chigine (classe 1914) al lotto n. 44 “Composizione su fondo blu”.

Chigine si forma negli anni ’40 a Brera come scultore. Nel dopoguerra la prima personale è del 1951 alla Galleria San Fedele di Milano.

Dal 1956 al 1958 Chigine condivide lo studio in via Rossini col pittore Giordano e poi con Mario Bionda. Sempre nel 1956 espone alla Galleria del Milione e vince il VII “Premio Nazionale di Pittura del Golfo della Spezia”.

Materia, segno e colore sono i protagonisti nelle opere ‘informali’ di questo artista la cui attribuzione stessa all’informale dà la sensazione di essere quasi un’ossimoro.

Se è vero infatti che non c’è nelle opere di questi anni di Chigine una definizione di ‘figuralità’, allo stesso modo è evidente il fatto che l’artista sembra modellare, dar seguito con le mani ad una intuizione naturalistica che si sviluppa in bagliori reali, tensioni muscolari, masse concrete.

Chigine dà vita sulla tela a nascite più che a visioni, lascia correre i desideri più che i ricordi, è incline alle azioni più che ai rimorsi. Anche per questo nel dopoguerra, pur partecipando al Fronte Nuovo delle Arti e al dibattito fra astrazione e figurazione, l’artista fu una figura sui generis, dalla non precisa collocazione, e non si schierò mai apertamente con nessuna delle fazioni. Stima: 32.000€/35.000€.

Ger Lataster, Le rouge et le vert, olio su tela, 95×110, 1963 – Lotto n. 47 – da asteborromeo.arsvalue.com
Ger Lataster, Le rouge et le vert, olio su tela, 95x110, 1963
Ger Lataster, Le rouge et le vert, olio su tela, 95×110, 1963 – Lotto n. 47 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

Artista nato in Olanda nel 1920, Ger Lataster fu vicino al Gruppo COBRA alla fine degli anni ’40 e nei ’50 del secolo anche se mai vi partecipò ufficialmente.

Dopo un inizio contrassegnato da una figurazione influenzata dalla pittura fauve e da Matisse, Latester sposa in pieno la pittura di matrice espressionista astratta.

La figura perde gradualmente i suoi contorni sopraffatta dalla ‘matericità’ e dalla forza del gesto pittorico. Le composizioni si articolano per contrasti di colore e segno come in questa potentissimo “Le rouge et le vert” (lotto n. 47) del 1963.

Nel 1965-1966 fu in America dove ebbe importanti esposizioni ed ottenne un notevole successo tanto che alcune sue opere furono acquistate dal MoMA Museum of Modern e dal Guggenheim Museum di New York. Sue opere sono presenti anche presso lo Stedelijk Museum di Amsterdam. Stima: 9.000€/11.000€.

Enzo Cacciola, 28-7-1974, cemento e asbesto su tela, 50×70, 1974 – Lotto n. 83 – da asteborromeo.arsvalue.com
Enzo Cacciola, 28-7-1974, cemento e asbesto su tela, 50x70, 1974
Enzo Cacciola, 28-7-1974, cemento e asbesto su tela, 50×70, 1974 – Lotto n. 83 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

È nel giugno 1975 che Enzo Cacciola presenta alla mostra Pittura Analitica curata da Klaus Honnef e Catherine Millet le opere realizzate un paio di anni prima in cemento e asbesto. Opere che consacrano il pittore di Arenzano come uno dei protagonisti della pittura analitica italiana del dopoguerra.

In quell’anno, il 1975, Cacciola partecipa anche alla X Quadriennale di Roma con Catalogo a cura di Enrico Crispolti (La Nuova Generazione) con opere analoghe.

Con lui ci sono Marco Gastini, Giorgio Griffa, Riccardo Guarneri, Carmen Gloria Morales, Claudio Olivieri, Pino Pinelli, Claudio Verna, Gianfranco Zappettini: tutti artisti che portano avanti un’analisi sul ‘fare pittura’ attraverso una ‘risemantizzazione’ dei suoi elementi primari costitutivi: la materia, lo spazio, il colore, la luce, il segno.

In questo gruppo Cacciola si distingue per un approfondimento sull’energia della materia e sullo spazio: dalle prime “superfici integrative” dove l’artista apre alla dimensione reale, ai “cementi” (bellissimo questo, bianco, al lotto n. 83 “28-7-1974”) in cui l’ambiente viene ricreato, anche in maniera organica, e allo stesso tempo contenuto; fino ai “Multigum” di ultima produzione dove la forza stessa del mezzo sancisce la possibilità dello spazio. Stima: 10.000€/12.000€.

Rodolfo Aricò, Area-13A, acrilici su 4 tele intavolate, 171x219x5, 1973 – Lotto n. 88 – da asteborromeo.arsvalue.com
Rodolfo Aricò, Area-13A, acrilici su 4 tele intavolate, 171x219x5, 1973
Rodolfo Aricò, Area-13A, acrilici su 4 tele intavolate, 171x219x5, 1973 – Lotto n. 88 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

Nato nel 1930 a Milano Rodolfo Aricò qui frequenta il Liceo Artistico, poi l’Accademia e la Facoltà di Architettura. La prima personale è del 1959 e già nel 1964 Aricò è alla Biennale di Venezia. Nel 1968 vi parteciperà ancora con sala personale.

Spazio, simboli, oggetti, geometrie, orfismo, esistenzialismo sono le tematiche alla radice della pittura/architettura di Aricò.

“Nel ’65 – un primo oggetto (oggettivazione di due dischi l’uno passante nel centro dell’altro). Nel ’66 – l’oggettivazione è ormai completa e prima mostra con queste opere a L’Attico di Roma organizzata da Giulio Carlo Argan.

Il 1970 quando mi oriento verso un estetismo dalle compromissioni umanistiche ma senza la credibilità verticale dei miti storici. Non si trattava di ricomporre un nuovo universo di contenuti mitici, ma di oggettivare, rendere visibilmente tattili gli elementi archetipi della nostra cultura quattrocentesca.

È uno sguardo senza soggezione, ma con la panica volontà di rimpossessarsi di un paesaggio stracolmo di retorica, anche novecentesca, per restituirlo al nostro paesaggio esistenziale, fatto di risonanze, di echi (Loud = eco), di suggestioni, di radici. Mi interessava parlare dell’antica suggestione illusionistica, riconducendo il tutto alla possibilità elementare della bi-dimensione, senza perdere il carattere della presenza visionaria, appunto simulacrale” così descrive l’artista stesso quegli anni e le motivazioni di opere quali questa al lotto n. 88 “Area-13A” (dall’intervista di Sheila Concari a Rodolfo Aricò, giugno 1986, in Sheila Concari, “Aricò”, tesi di diploma, Accademia di Belle Arti di Brera, Milano, a.a. 1985-86). Stima: 33.000€/38.000€.

Christo, Valley curtain (project for Colorado), matita, pastelli, acrilici, grafite e applicazioni in tessuto su cartone riportato su tavola, 71×56, 1971 – Lotto n. 95 – da asteborromeo.arsvalue.com
Christo, Valley curtain (project for Colorado), matita, pastelli, acrilici, grafite e applicazioni in tessuto su cartone riportato su tavola, 71x56, 1971
Christo, Valley curtain (project for Colorado), matita, pastelli, acrilici, grafite e applicazioni in tessuto su cartone riportato su tavola, 71×56, 1971 – Lotto n. 95 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

Esiste un bellissimo documentario breve del 1974 di Albert e David Maysles che racconta il progetto “Valley Curtain” (lotto n. 95 “Valley curtain, project for Colorado”) di Christo e Jeanne-Claudes.

Christo è stato uno dei capostipiti della land art negli anni ’60 e ’70 con Barry Flanagan, Richard Long, Robert Smithson, Dennis Oppenheim, Walter De Maria.

Il land artist agisce sul paesaggio, spesso usando attivamente e/o passivamente gli elementi naturali, e si rende partecipe o meglio parte attiva di una performance, perlopiù temporanea, che strania il paesaggio e la percezione, che ci rende presenti al mondo e ci fa riflettere sul nostro ruolo.

“Valley Curtain” fu realizzato in 28 mesi di lavoro utilizzando nylon arancione, a partire dalla primavera del 1970, a Rifle in Colorado, e rimase allestito per sole 28 ore, a causa di un forte vento oltre i 100km/h.

“[…] La valle era immersa nel silenzio, ma vi soffiava un vento sufficiente a mandare tutto in rovina. I nodi sulle funi a pronto sganciamento stavano cedendo e il formarsi di sacche d’aria aumentava la pressione sui nodi vicini. Fatale alla cortina fu il cavo sospeso che incrociava il cavo di sostegno entrando nella tela avvolta intorno ad esso.

Fu questione di minuti prima che un enorme strappo si producesse e tutto quanto si rompesse slegandosi. Davanti agli occhi di una folla stupita di spettatori, il vento e tutto quel lavoro enorme stavano combattendo una battaglia senza speranza. Gli operai vennero a sgomberare la valle dalle macchine e dalle attrezzature mentre la parte migliore della metà sinistra della cortina, ovvero 9300 metri quadrati di tela, lambiva la valle come la lingua di un drago, dopo essersi divisa a metà […].

Era spettacolare, ma spezzava il cuore vedere tanto sforzo giungere ad un arresto improvviso e doloroso.” (da Jan Van Der Marck, “La Valley Curtain di Christo. Convalida mediante promulgazione” in Data 7/8, 1972, pp. 46/47)

Stima: 60.000€/70.000€.

Titina Maselli, Boxeurs gialli, olio su tela, 146×113, 1969 – Lotto n. 141 – da asteborromeo.arsvalue.com
Titina Maselli, Boxeurs gialli, olio su tela, 146x113, 1969
Titina Maselli, Boxeurs gialli, olio su tela, 146×113, 1969 – Lotto n. 141 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

Artista romana, figlia del critico d’arte Enrico Maselli, Titina Maselli si interessa prestissimo alla pittura che già fin dalle prime prove manifesta una forte propensione per la figurazione.

Le prime opere degli anni ’40 rivelano la passione della Maselli per le scene metropolitane e della vita contemporanea interpretate con un dinamismo di lontana ascendenza futurista e forza espressionista.

Dal 1952 al 1955 l’artista è a New York, dove approfondisce la ricerca sui paesaggi urbani. Poi in Austria e nuovamente a Roma. Dal 1970 a Parigi.

Oltre ai paesaggi e agli scorci urbani, frammentari, accesi dalle luci dei neon, imprigionati nella costrizione delle geometrie prospettiche, popolano le tele della Maselli boxeurs, ciclisti, corridori, calciatori: antonomasie di una forza vitale che l’artista mette alla prova di una condizione esistenziale in cui il contrasto è protagonista.

Velocità e staticità, coercizione e liberazione, colori freddi e caldi, curve e rette sono gli opposti che originano l’energia della sua tela, una rappresentazione simbolica della frenesia della vita moderna, del guazzabuglio di regole, rabbia, percezione e bellezza che contraddistingue lo spettacolo pop della nostra civiltà. Stima: 12.000€/15.000€.

Gastone Novelli, Circa il futuro, tecnica mista su tela, 100×80, 1958 – Lotto n. 142 – da asteborromeo.arsvalue.com
Gastone Novelli, Circa il futuro, tecnica mista su tela, 100x80, 1958
Gastone Novelli, Circa il futuro, tecnica mista su tela, 100×80, 1958 – Lotto n. 142 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

Gastone Novelli nasce a Vienna nel 1925. Giovanissimo partecipa alla Resistenza tanto da venire arrestato, imprigionato e poi condannato a morte. Liberato dagli americani nel 1944, studia Scienze politiche nel 1945 a Firenze. Nel 1948 in Brasile ha inizio la sua attività d’artista. La prima personale è a Roma nel 1950 al Teatro Sistina con presentazione di Enrico Prampolini.

Dalla metà degli anni ’50 Novelli frequenta gli artisti della Scuola romana e si avvicina in particolare alle idee e tecniche di Corrado Cagli e Achille Perilli.

In questo quinquennio nascono le opere nuove e originali di Novelli, presentate nel 1957 alla Galleria La Salita di Roma, di chiara ascendenza informale europea.

L’artista utilizza collage e materie grezze e rompe quel geometrismo concretista che aveva caratterizzato le opere degli anni precedenti. Non estranei gli sono in questo periodo movenze tipiche dell’action painting.

Importante in quest’opera (lotto n. 142 “Circa il futuro”) l’apparire di segni di graffitismo già interpretati in chiave antropologica e di riflessione su simboli originari e primordiali, simboli che saranno una costante nel linguaggio maturo dell’artista nel corso degli anni ’60 e ’70. Stima: 32.000€/35.000€.

Valerio Adami, Interno, olio su tela, 89×116, 1966 – Lotto n. 150 – da asteborromeo.arsvalue.com
Valerio Adami, Interno, olio su tela, 89x116, 1966
Valerio Adami, Interno, olio su tela, 89×116, 1966 – Lotto n. 150 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

Opera superlativa per qualità, originalità, idea, anno ed esecuzione di Valerio Adami al lotto n. 150 “Interno”.

Nelle opere di Adami, artista nato a Bologna nel 1935, c’è l’esistenzialismo della vita moderna di Francis Bacon e la tecnica pop di Roy Lichtenstein: si tratta di ironie rappresentative di una quotidianità che assurge a metafora di una condizione; che crea spessore semantico scavando a fondo su oggetti, idiosincrasie, cultura, cronaca, storia.

Perché di tante sfaccettature sono composte le opere e il mondo di Adami: un mondo fatto di linguaggio, artificio e figure retoriche; un significante di segni perfetti in cui la realtà, a un tratto raziocinante, ridipinge se stessa attraverso ‘corrispondenze’ poetiche che ne restituiscono tutta la prosaicità e insieme l’infinita, variatissima, bellezza.

Un capolavoro di dita, corpi, bocche e oggetti sanitari in un sincretismo intelligente e raffinatissimo. Opera da non perdere. Stima: 32.000€/35.000€.

Remo Bianco, 3D, tecnica mista su pannelli plastici sovrapposti, 51×42, 1960 – Lotto n. 154 – da asteborromeo.arsvalue.com
Remo Bianco, 3D, tecnica mista su pannelli plastici sovrapposti, 51x42, 1960
Remo Bianco, 3D, tecnica mista su pannelli plastici sovrapposti, 51×42, 1960 – Lotto n. 154 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

Remo Bianco inaugura l’originalissima ed innovativa serie dei “3D” (lotto n. 154) alla fine degli anni ’40. Si tratta di opere che Salvatore Quasimodo definì “cassette” nel 1954, composte dalla sovrapposizione di superfici trasparenti in vetro e/o plastica, dipinte con le tecniche più svariate: a china, con i pennarelli, a smalto etc.

E in verità queste opere sono delle cassette magiche che anticipano, oltre alle ricerche spaziali, quelle sulla percezione e sul punto di vista dell’arte cinetica.

“Le nuove esperienze di Remo Bianco, intese a ricreare in un gioco di piani nuovi aspetti della ‘pittura spaziale’, mi interessano particolarmente per il valore di certe indicazioni. Le ‘dimensioni’ assumono valori ‘reali’ al di là degli effetti scenografici: la profondità dà vita ai primordi di ricerche tridimensionali” così scrive Lucio Fontana nel presentare la prima mostra personale di Remo Bianco, dedicata interamente ai “3D”, presso la Galleria del Naviglio di Milano nel 1953.

Ma in quest’opera al lotto n. 154 c’è anche molto di più: c’è la scomposizione e la ‘liquidità’ cromatica imparata da Bianco dal maestro Filippo De Pisis, la frequentazione degli ambienti e degli artisti del movimento nucleare; c’è infine l’oggettualità e la forza neo-dada dell’Art NouveauStima: 11.000€/13.000€.

Asta Babuino – 13 Giugno 2017 – Roma, Arte Moderna e Contemporanea

La prossima Asta di Arte Moderna e Contemporanea (Dipinti, Sculture, Disegni e Grafiche) della Casa d’Aste Babuino di Roma si terrà in data 13 giugno 2017 alle ore 15.30 (lotti 1-255). La TopTen di SenzaRiserva.

Salvatore Emblema, Senza titolo, terra colorata su tela di juta, 90×110, 1968 – Lotto n. 74 – da astebabuino.it
Salvatore Emblema, Senza titolo, terra colorata su tela di juta, 90x110, 1968
Salvatore Emblema, Senza titolo, terra colorata su tela di juta, 90×110, 1968 – Lotto n. 74 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Nato a Terzigno in provincia di Napoli nel 1929 Salvatore Emblema frequenta il Liceo Artistico e l’Accademia di Belle Arti.

Emblema utilizza colori naturali della terra, le pietre e le foglie trovate alle falde del Vesuvio per realizzare le sue opere. Costretto anche da ristrettezze economiche, l’artista impiega la tela di juta, che più si confà inoltre alla visione di una pittura come rapporto sensuale, panico con la realtà.

È il 1958 quando Emblema realizza la sua prima “detessitura”. È sempre il 1958 quando Lucio Fontana esegue il primo taglio su una tela. Ma se per Fontana quel gesto è come una recisione dal reale, una proiezione nell’aldilà, per Emblema l”apertura’ del supporto è solo un modo per osservare più da vicino il mondo.

Perciò l’artista napoletano non abbandonerà mai una pittura più tradizionale che anche quando non detessuta porta il segno di un gesto puro (lotto n. 74 “Senza titolo”). Gesto memore delle esperienze dell’action painting americano, conosciuto da Emblema a New York dal 1955, e dell’esperienza suggestivamente spaziale di Rothko che affronta la terza dimensione attraverso la giustapposizione frontale e violenta del colore. Stima: 8.000€/10.000€.

Tano Festa, Sparta, acrilico, coriandoli e scotch su tela, 200×151, 1982 – Lotto n. 84 – da astebabuino.it
Tano Festa, Sparta, acrilico, coriandoli e scotch su tela, 200x151, 1982
Tano Festa, Sparta, acrilico, coriandoli e scotch su tela, 200×151, 1982 – Lotto n. 84 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Opera museale per qualità e dimensioni (200×151), della serie dei “coriandoli”, di Tano Festa al lotto n. 84 “Sparta”.

Noto per essere uno degli iniziatori della Scuola romana di Piazza del Popolo con Mario Schifano e Franco Angeli, Festa è stato forse l’artista più concettuale del gruppo e probabilmente anche il più originale.

Tano Festa negli anni ’60 trasforma l’arte pop americana in arte popolare attraverso una riflessione sull’immagine che rielabora il nostro patrimonio culturale (celebre a questo proposito la serie “Da Michelangelo”): “quello che noi facevamo era popolare, non pop. Gli americani erano pop artist perché raffiguravano oggetti di consumo veri e propri come simboli artistici da cui trarre l’ispirazione. Noi italiani siamo stati popular perché siamo riusciti, viceversa, a consumare l’arte stessa con le citazioni e le estrapolazioni, come quelle fatte da me sui frammenti michelangioleschi del Giudizio Universale”.

Gli anni ’80 però sono un periodo ancora da riscoprire dell’artista romano, decennio in cui Festa esprime forse nel modo migliore una tensione lirica che riesce a formalizzare e imprigionare non ricorrendo a simboli né ad alcuna mediazione ma rappresentando l’essenza stessa della poesia.

Perché nei “coriandoli” l’artista coglie ed eterna un attimo. Non si tratta più di guardare le nubi, di ritagliare cieli da una finestra: opere in cui si sente l’attesa o al massimo l’estatica quiete ma mai si fotografa un’esplosione. Come avviene invece qui, a “Sparta”, lotto n. 84, in un gesto colorato, verso il cielo, in un’ora che è per sempre. Stima: 15.000€/20.000€.

Franco Angeli, Ricordo d’infanzia, tecnica mista su carta intelata, 70×100, 1959 – Lotto n. 85 – da astebabuino.it
Franco Angeli, Ricordo d’infanzia, tecnica mista su carta intelata, 70x100, 1959
Franco Angeli, Ricordo d’infanzia, tecnica mista su carta intelata, 70×100, 1959 – Lotto n. 85 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Franco Angeli, altro rappresentante della Scuola di Piazza del Popolo, compie sul piano semantico la stessa operazione meta-culturale di Tano Festa. Lo fa però decontestualizzando, invece che ‘icone’ della nostra storia culturale come Festa, simboli che appartengono alla storia sociale e politica dell’Italia del dopoguerra.

Nato nel 1935 a Roma da genitori socialisti, Angeli è costretto ad una infanzia vissuta da sovversivo. Perde prestissimo i genitori; è testimone negli anni di guerra della tragica esperienza del bombardamento di San Lorenzo.

S’interessa all’arte da audodidatta a partire dal 1955. Frequenta il Bar Rosati. Conosce Mario Schifano e Tano Festa e con loro espone alla Galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis e alla Galleria La Salita.

“I miei primi quadri sono la testimonianza del contatto quotidiano con la strada. Vidi i ruderi, le lapidi, simboli antichi e moderni come l’aquila, la Svastica, la Falce e Martello, obelischi, statue, lupe romane, sprigionare l’energia sufficiente per affrontare l’avventura pittorica”.

Crea ‘simboli di simboli’ Angeli e così facendo li reinterpreta attraverso il gesto pittorico, con accostamenti tematici, soluzioni formali e tecniche che sempre si accompagnano ad un segno doloroso di storia personale (lotto n. 85 “Ricordo d’infanzia”). Stima: 6.000€/8.000€.

Roberto Crippa, Senza titolo, sughero, collage e tecnica mista su tavola, 60×77, anni ’70 – Lotto n. 112 – da astebabuino.it
Roberto Crippa, Senza titolo, sughero, collage e tecnica mista su tavola, 60x77, anni ’70
Roberto Crippa, Senza titolo, sughero, collage e tecnica mista su tavola, 60×77, anni ’70 – Lotto n. 112 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

I “sugheri” (lotto n. 112) di Roberta Crippa rappresentano l’ultima stagione artistica dell’artista di Monza che muore a Bresso il 19 marzo del 1972 in un incidente di volo acrobatico, disciplina che Crippa praticava da professionista.

Si tratta di landscape che l’artista realizza con sugheri, carte veline plastificate, colori e che ben rappresentano tutto il suo percorso artistico fino dall’adesione allo spazialismo di Lucio Fontana nel 1951.

La ricerca spaziale di Crippa infatti non arriverà mai al concettuale, al massimo al simbolico, al metaforico. La pittura dell’artista di Monza riguarda sempre la materia, la realtà, ciò che l’uomo Crippa vede e ama. C’è il volo nelle sue opere ma non si tratta di ‘volo pindarico’, piuttosto di visioni di un futurismo della velocità; c’è la soggettivazione ‘egoica’ della percezione oggettivata; il desiderio di volontà di esperienza, azione, presenza dell’uomo nel mondo. Stima: 2.000€/2.500€.

Antonio Corpora, Senza titolo, olio su tela, 50×70, 1957 – Lotto n. 116 – da astebabuino.it
Antonio Corpora, Senza titolo, olio su tela, 50x70, 1957
Antonio Corpora, Senza titolo, olio su tela, 50×70, 1957 – Lotto n. 116 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Nato a Tunisi da genitori italiani nel 1909 Antonio Corpora frequenta l’Ecole des Beaux Arts di Tunisi. Nel 1930 è a Firenze dove continua gli studi con Felice Carena. Insoddisfatto di questi insegnamenti e desideroso di aprirsi alla cultura europea nel 1931 è a Parigi. Già fra il 1934 ed il 1937 realizza opere astratte e frequenta gli ambienti ‘astrattisti’ milanesi della Galleria del Milione (Fontana, Reggiani, Soldati).

Dal 1945 Corpora è stabilmente a Roma dove promuove il gruppo neo-cubista. Nel 1948 alla Biennale di Venezia vince il ‘Premio dei Giovani’ come uno dei rappresentanti del Fronte Nuovo delle Arti. Nel 1952 è di nuovo alla Biennale veneziana con 10 opere, come per ciascuno degli artisti partecipanti al Gruppo degli Otto di Lionello Venturi, artisti che cercano una conciliazione fra arte astratta e realismo.

Luminismo e colorismo sono i cardini della pittura di Corpora della seconda metà degli anni ’50. “Nel mio astrattismo, mai ligio alle regole, da tempo è intervenuta la luce intesa come dimensione spaziale” afferma Corpora nel celebre Questionario pubblicato in T. Sauvage, Pittura italiana del dopoguerra, Milano 1957, pp. 317 – 318. E ancora: “la luce non è mai sovrapposizione, ma un volume, un corpo vibrante, e le masse scure hanno una dimensione e un peso eguale alle masse chiare”.

Come se l’artista guardasse la realtà in movimento da dietro uno schermo forato e ne cogliesse in ogni opera un istante diverso, più o meno sfocato ma sempre soggetto ad un momento di emotività (lotto n. 116 “Senza titolo”). Stima: 7.000€/9.000€.

Nikos Kessanlis, Sun, tecnica mista su cartone, 49.5×79.5, 1956 – Lotto n. 130 – da astebabuino.it
Nikos Kessanlis, Sun, tecnica mista su cartone, 49.5x79.5, 1956
Nikos Kessanlis, Sun, tecnica mista su cartone, 49.5×79.5, 1956 – Lotto n. 130 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Nikos Kessanlis nasce a Salonicco nel 1930. Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Atene.

Dal 1955 al 1959 è in Italia dove è uno dei rappresentanti dell’arte informale e dell’espressionismo astratto. Kessanlis si trasferisce in Italia nel 1955 per seguire un corso sulla pittura murale ed il restauro all’Istituto Centrale del Restauro di Roma.

A Roma nel 1957 Kessanlis tiene una personale alla Galleria L’Obelisco con opere materiche dalla forte impronta gestuale, di cui questa al lotto n. 130 “Sun” potrebbe benissimo aver fatto parte.

Nelle opere del periodo italiano l’artista greco non sembra estraneo alle coeve ricerche degli astrattisti romani del Gruppo degli Otto con soggetti che non trascendono mai del tutto il dato reale, plasmato e rielaborato con una potenza ed un dinamismo espressionista che rompe, con la vivacità dei colori della penisola ellenica, il più cupo e ‘problematico’ informale italiano del dopoguerra.

In seguito, a Parigi, fece parte del gruppo dei Nouveaux Realistes di Pierre Restany; nella seconda metà degli anni ’60 fu uno dei fondatori della Mec-Art. Alla Biennale di Venezia nel 1988. Stima: 2.500€/3.000€.

Michele Cascella, Paesaggio, olio su tela, 40×60, 1982-1984 – Lotto n. 182 – da astebabuino.it
Michele Cascella, Paesaggio, olio su tela, 40x60, 1982-1984
Michele Cascella, Paesaggio, olio su tela, 40×60, 1982-1984 – Lotto n. 182 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Esponente del paesaggismo crepuscolare italiano, Michele Cascella nasce ad Ortona nel 1892. Impara a dipingere da autodidatta, in famiglia, dove il padre Basilio ed i fratelli sono anch’essi pittori.

Fra il 1928 ed il 1942 partecipa costantemente alla Biennale Veneziana, dove nel 1948 gli viene dedicata sala personale.

Un percorso opposto a quello di ogni estetica futurista (futuristi che Cascella aveva conosciuto nel 1910 a Milano) ed ogni trionfalismo; un rifiuto esistenziale a continuare una tradizione culturale non sentita come propria potrebbe essere definita la parabola artistica di Michele Cascella. Gli artisti come i poeti crepuscolari rifiutano la modernità, si crogiolano nella malinconia, amano “le piccole cose di pessimo gusto”, la tranquillità, le semplici cose quotidiane.

La pittura di Cascella è questo: uno spleen dai toni dimessi, fra campagna, vedute e paesaggio (lotto n. 182 “Paesaggio”), che reca in sé i toni lirici del post-impressionismo e del divisionismo conosciuti a Parigi fin dal 1909. Il ritratto di un mondo perduto e fatato che ancora non ha dismesso la propria ‘modernità’. Stima: 2.800€/3.200€.

Felice Carena, Natura morta, olio su tela, 60.5×60.5, 1919 – Lotto n. 186 – da astebabuino.it
Felice Carena, Natura morta, olio su tela, 60.5x60.5, 1919
Felice Carena, Natura morta, olio su tela, 60.5×60.5, 1919 – Lotto n. 186 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Torinese, classe 1879, Felice Carena studia all’Accademia Albertina dove è allievo di Giacomo Grosso. Dal 1906 è a Roma dove partecipa alla vita artistica della capitale. Nel 1909 e nel 1912 è già alla Biennale di Venezia, presenza con la quale chiude il primo ciclo di opere di ispirazione simbolista.

Intanto l’artista guarda con interesse alle esperienze della Secessione ispirandosi in particolare alla pittura di Matisse e Cézanne.

Nelle opere di questi anni, come questa al lotto n. 186 “Natura morta”, forte è particolarmente l’influenza di Cézanne nella ricerca fauve e nel costruttivismo dei volumi realizzati con un vibrante e riuscitissimo plasticismo che preannuncia quel ‘realismo’ poetico che caratterizzerà la stagione di poco successiva.

Nel corso degli anni il segno di Carena si farà sempre più compendiario, i colori pastosi e materici ed il segno maggiormente espressionista, in particolare nell’ultimo ventennio della sua esistenza trascorso nell’amata Venezia a partire dal dopoguerra.

Dal 1924 al 1945 Felice Carena fu docente all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Stima: 5.000€/7.000€.

Fabrizio Clerici, Isola dei morti, tempera su carta intelata, 64×88 – Lotto n. 195 – da astebabuino.it
Fabrizio Clerici, Isola dei morti, tempera su carta intelata, 64x88
Fabrizio Clerici, Isola dei morti, tempera su carta intelata, 64×88 – Lotto n. 195 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Pittore e scenografo, Fabrizio Clerici nasce a Milano nel 1913. Compie gli studi a Roma dove si laurea alla Scuola Superiore di Architettura nel 1937.

Inquietudini surreali e un clima prettamente metafisico (da ricordare che Clerici fu amico di Giorgio De Chirico) abitano le opere dell’artista milanese. Opere che rappresentano spessissimo paesaggi onirici collocati in una spazialità e in un tempo indefiniti.

Poiché la memoria culturale, storica, personale, intrisa di riferimenti ed intertestualità, anima la pittura e l’arte di Fabrizio Clerici.

È verso la fine della sua lunghissima carriera artistica, esattamente fra il 1974 ed il 1985, che Clerici realizza diverse e numerose versioni dell'”Isola dei Morti” di Arnold Böcklin. La prima, bellissima, è del 1974 “Latitudine Böcklin” e rappresenta due isole: una in lontananza, come qui al lotto n. 195 “Isola dei morti” ed una replica più vicina, in medio piano, fluttuante in aria a mezza altezza, dopo aver lasciato un grosso cratere nella terra da cui si è distaccata.

L’artista rielabora dunque in queste opere il significato dell’originale accentuandone il sapore metafisico e amplificando quella sensazione che Böcklin stesso descrisse come “un’immagine onirica: essa deve produrre un tale silenzio che il bussare alla porta dovrebbe fare paura”. Stima: 3.000€/4.000€.

Fausto Pirandello, Nudo di dolente, olio su cartone, 51×72.5, 1948 – Lotto n. 201 – da astebabuino.it
Fausto Pirandello, Nudo di dolente, olio su cartone, 51x72.5, 1948
Fausto Pirandello, Nudo di dolente, olio su cartone, 51×72.5, 1948 – Lotto n. 201 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Nato a roma nel 1899 Fausto Pirandello fu il terzogenito di Luigi Pirandello. Negli anni ’20 è allievo di Felice Carena e frequenta lo scultore Arturo Martini presso Anticoli Corrado nella Valle dell’Aniene, all’epoca cittadina dalla fervente vita artistica e culturale.

Nel 1926 Pirandello partecipa alla sua prima Biennale di Venezia. Negli anni ’30 a Roma è nel gruppo della cosiddetta Scuola romana di Via Cavour con Giuseppe Capogrossi, Emanuele Cavalli e Roberto Melli, artisti di indirizzo espressionista (lotto n. 201: “Nudo di dolente”), all’interno del quale la pittura di Pirandello percorre la corrente dei ‘tonalisti’.

Nel dopoguerra l’artista partecipa al dibattito fra astrattisti e realisti. Pirandello cerca una conciliazione: “è molto sintetico e nello stesso tempo abbandonato alla natura, è astratto e concreto, e soprattutto grandioso” chiosa il critico d’arte Lionello Venturi nel 1954. Stima: 10.000€/15.000€.