Asta Pananti n. 124-II – 12 Luglio 2017 – Firenze, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 124-II di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Pananti di Firenze si terrà il giorno 12 luglio 2017 in tornata unica alle ore 17.00. La TopTen di SenzaRiserva.

Domenico Purificato, Senza titolo, olio su tela, 80.5×54 – Lotto n. 293 – da pananti.com
Domenico Purificato, Senza titolo, olio su tela, 80.5x54
Domenico Purificato, Senza titolo, olio su tela, 80.5×54 – Lotto n. 293 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 124-II

Domenico Purificato nasce a Fondi, Latina nel 1915. Critico d’arte, scenografo, saggista, autore per il teatro e la televisione, Purificato fu protagonista del neorealismo nel clima culturale della capitale del dopoguerra.

Le sue tele sono abitate da gente comune e da scene della vita popolare quotidiana.

L’artista partecipa attivamente e idealmente alla Scuola Romana con artisti quali Scipione (Gino Bonichi), Mario Mafai, Corrado Cagli e Renato Guttuso da cui è assai influenzato per la pennellata carica d’energia (Scipione e Cagli) e la tavolozza (Mafai).

La pittura di Purificato vive di emotività e partecipazione nella resa espressiva dei soggetti e si caratterizza per un lirismo intimista e introspettivo ben riuscito in quest’opera al lotto n. 293 “Senza titolo”. Opera collocabile dopo gli anni ’60 quando Purificato si dedica ad una pittura di matrice narrativa di stampo ottocentesco con motivi mitici e fiabeschi in cui ricorrono popolani e paesaggi con animali, contadini e nature morte.

L’artista ha partecipato a numerose edizioni della Quadriennale di Roma e della Biennale di Venezia. Stima: 4.500€/5.500€.

Ottone Rosai, Uomo seduto, carboncino su carta, 176×109, 1935 – Lotto n. 306 – da pananti.com
Ottone Rosai, Uomo seduto, carboncino su carta, 176x109, 1935
Ottone Rosai, Uomo seduto, carboncino su carta, 176×109, 1935 – Lotto n. 306 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 124-II

Il 1935, anno di esecuzione del bel cartoncino in asta al lotto n. 306 “Uomo seduto”, fu un anno importante per Ottone Rosai. In quell’anno fu infatti conferito l’incarico al pittore toscano di dipingere due grandi affreschi per la sala bar dell’appena inaugurata stazione di Firenze Santa Maria Novella.

Restano molti disegni preparatori a carboncino di questi due grandi dipinti, che, come per il lotto in asta, mettono in luce la sapiente capacità di semplificazione delle forme e l’abile uso del chiaroscuro trecentesco di Rosai.

Nato a Firenze nel 1895, Rosai debutta come pittore futurista già nel 1913. Ma è fra il 1919 ed il 1922 che l’artista definisce una originalissima pittura che unisce figurazione e metafisica, realismo popolano ad armonie compositive di ispirazione quattrocentesca.

Nel 1928 Rosai partecipa alla XVI Biennale di Venezia e nel 1929 alla seconda mostra di Novecento Italiano. Nel 1932 è invitato nuovamente alla Biennale e nel 1935 è presente con cinque dipinti alla Quadriennale romana.

È in opere come questa in asta, di un Rosai ancora giovane e appena uscito dall’esperienza attiva come militante fascista, che si svela la vera anima dell’artista fiorentino. Si tratta di ritratti di uomini pacifici e rassegnati, figure anti-eroiche ed anti-dannunziane per definizione che sembrano fluttuare nel limbo di una sconsolata attesa che il mondo risponda alla loro costante, muta, frequentazione. Stima: 4.000€/6.000€.

Xavier Bueno, Maternità, olio su tela, 73×60 – Lotto n. 322 – da pananti.com
Xavier Bueno, Maternità, olio su tela, 73x60
Xavier Bueno, Maternità, olio su tela, 73×60 – Lotto n. 322 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 124-II

Opera bellissima di Xavier Bueno al lotto n. 322 “Maternità”.

Un’infanzia al seguito del padre giornalista, corrispondente da Berlino al momento della sua nascita il 16 gennaio del 1915 in Spagna, quella di Xavier Bueno e del fratello Antonio.

Entrambi frequentatori negli anni ’30 dell’Accademia di Belle Arti di Ginevra, i due fratelli saranno prima e Parigi e poi a Firenze dal 1940 dove, insieme a Pietro Annigoni e Gregorio Sciltian, daranno origine all’esperienza dei “Pittori Moderni della Realtà”, che fu attiva solamente fra il 1946 e il 1949.

La loro era una pittura moderna fatta con strumenti antichi e nutrita da un’abilità tecnica di cui tutti e quattro gli artisti erano naturalmente dotati. La critica stroncò fortemente le mostre del Gruppo fraintendendone però le soluzioni originali, quali per esempio l’intento poverista e la figurazione ‘oggettiva’ emotivamente connotata e interpretativa.

Negli anni ’60 Xavier, dopo una breve esperienza all’interno del Gruppo di Nuova Corrente (Pietro Tredici, Manfredi Lombardi, Piero Midollini, Giuliano Pini), conduce la propria ricerca in totale isolamento.

Convinto che “le aquile hanno fatto il nido. Spento il grido, soffocata la protesta, le avanguardie si sono infilate la vestaglia del conformismo, le pantofole dell’ufficialità” (dall’articolo Rottura o alienazione in “Nuova Corrente”, 1960), l’impegno sociale e neorealista assume sempre più toni esistenziali ma non abbandona mai la figurazione.

Anche la sua pittura ne risente. Il colore tende a sparire, insieme agli sfondi e alle ambientazioni; le figure in primo piano si caricano di connotazioni metafisiche, i grigi si fanno bituminosi e materici, i tratti diventano graffi e le forme sempre più sintetiche tanto che la sua arte è veramente l’espressione della ricerca di quell'”immagine di un sentimento universale” che Xavier vagheggiava nel “Manifesto dei Pittori Moderni della Realtà”. Stima: 15.000€/20.000€.

Concetto Pozzati, Il volto, tecnica mista su carta, 70×105, 1973 – Lotto n. 344 – da pananti.com
Concetto Pozzati, Il volto, tecnica mista su carta, 70x105, 1973
Concetto Pozzati, Il volto, tecnica mista su carta, 70×105, 1973 – Lotto n. 344 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 124-II

Nato in provincia di Padova nel 1935, Concetto Pozzati esordisce come grafico pubblicitario. Dopo un inizio materico-informale in pittura negli anni ’50, la sua arte si orienta presto verso una pop art interpretata in chiave concettuale, che fa uso di immagini tratte dai mass media, intertestualità e citazioni dalla storia dell’arte, accostate e strutturate, anche geometricamente, in modo da creare associazioni di senso, spesso ironiche.

La memoria, la libertà, la percezione, il rapporto fra antico e moderno sono i temi che tornano continuamente nel calderone della pittura di Pozzati che custodisce sempre più livelli di significato e si svolge su più piani: quello della scrittura, della figura, del colore, tutti dipanati con diversa granularità in un procedimento analitico sempre al confine col gioco.

“Memoria, ri-memoria, storia, ri-storia. Sono i quadri che ti guardano e che hanno gli occhi, oltre una loro oralità, anche dietro la nuca. Sono loro che si confrontano, si scelgono o si isolano individuando però il perché di quell’occhio sempre spalancato” ha scritto l’artista (da Concetto Pozzati. La pittura come inventario, Cambi editore, Settembre 2011).

La prima partecipazione di Pozzati alla Biennale risale al 1964; seguiranno quelle del 1972, 1982, 2007 e del 2009. Fino al 1973, anno in cui esegue l’opera al lotto n. 344 “Il volto”, l’artista è stato direttore dell’Accademia di Belle Arti di Urbino (in seguito lo sarà anche a Firenze, Venezia e Bologna). Stima: 2.500€/3.500€.

Tano Festa, Senza titolo, acrilici su tela, 60×120, 1976 – Lotto n. 406 – da pananti.com
Tano Festa, Senza titolo, acrilici su tela, 60x120, 1976
Tano Festa, Senza titolo, acrilici su tela, 60×120, 1976 – Lotto n. 406 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 124-II

Tano Festa affronta, al lotto n. 406 “Senza titolo”, il tema del grande affresco “Peccato originale e cacciata dal Paradiso terrestre” che Michelangelo Buonarroti dipinse nel 1510 sulla volta della Cappella Sistina, a Roma.

L’artista della Scuola di Piazza del Popolo in particolare mutua dal dipinto  il tronco d’albero secco che spunta dalle pietre che fanno da sfondo alla scena del peccato originale, dove il serpente in forma semi-umana porge il frutto proibito ad Eva mente Adamo si allunga per afferrare un altro frutto.

La tecnica usata da Festa è quella del ricalco su proiezione da diapositiva. Tale tecnica consente all’artista di seguire il tracciato di elementi che Festa decontestualizza dall’opera originaria fino a capovolgerli, come in questo caso, semplicemente invertendo il verso della proiezione.

Festa crea in quest’opera uno spazio ‘altro’ attraverso un’operazione anaforica che prende a pretesto un simbolo (il tronco) per compiere una operazione subliminale rispetto alla percezione di una memoria. In questo modo crea uno scenario immaginario che in qualche modo è lo spazio della nostra coscienza.

Scrive Achille Bonito Oliva che “Festa sa bene come sia impossibile superare di slancio la distanza e come la storia non sia un impaccio ma piuttosto l’esito di un tracciato e di un percorso capace di armare il procedimento creativo con strumenti di dialogo. La fotografia e la conquista bidimensionale dello spazio pittorico diventano strumenti di consapevolezza e di uso che fondano un linguaggio differente.

Gli echi della Cappella Sistina si smorzano felicemente sugli schermi pittorici di Festa che ravvivano l’impiego di un’iconografia classica mediante la pratica della citazione. L’artista non vuole emulare nella tecnica gli antichi maestri, Michelangelo, Van Eyck o Ingres. Egli ne riconosce la distanza e ne amplifica il distacco attraverso l’iscrizione iconografica nei fotogrammi della sua pittura (da A. Bonito Oliva, “Il tallone di Achille. Sull’arte contemporanea”, Feltrinelli, Roma 1988)”. Stima: 17.000€/25.000€.

Riccardo Licata, Composizione, olio su tela, 50.5×70.5, 1958 – Lotto n. 408 – da pananti.com
Riccardo Licata, Composizione, olio su tela, 50.5x70.5, 1958
Riccardo Licata, Composizione, olio su tela, 50.5×70.5, 1958 – Lotto n. 408 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 124-II

Un bel Riccardo Licata materico e datato al lotto n. 408 “Composizione” del 1958.

Nato a Torino il 20 dicembre del 1929 Riccardo Licata studia a Venezia, all’Accademia di Belle Arti, fra il 1947 ed il 1955. Nel 1957 ottiene una borsa di studio dal governo francese per sperimentare nuove tecniche di incisione a colori. A Parigi vi lavora in collaborazione con Friedlaender, Hayter e Goetz. Nello stesso anno è assistente di Gino Severini all’Ecole d’Art Italienne de Paris.

Licata ha già partecipato nel 1952 alla sua prima Biennale di Venezia con un grande mosaico, disciplina in cui fu maestro, quando nel corso degli anni ’50 formalizza quel linguaggio astratto segnico che ne contraddistinguerà la maturità artistica negli anni ’70.

Un linguaggio che, come ha affermato lo stesso maestro, deve molto alla partitura musicale e che sprigiona un lirismo controllato ma spontaneo, che conserva il contatto con l’organizzazione architettonica, sempre importante nelle composizioni di Licata.

Ricerca sullo spazio e sulle geometrie particolarmente evidente negli anni ’50, con opere dove i segni sono appena accennati, come nella composizione in asta; la stesura del colore e della materia è quasi musiva, e i blocchi di colore cercano, attraverso il contrasto, di trovare una collocazione, di organizzare di nuovo un senso. Stima: 1.500€/2.500€.

Vinicio Berti, Scontro cosmico, olio su faesite, 90×130, 1959 – Lotto n. 414 – da pananti.com
Vinicio Berti, Scontro cosmico, olio su faesite, 90x130, 1959
Vinicio Berti, Scontro cosmico, olio su faesite, 90×130, 1959 – Lotto n. 414 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 124-II

Grande e importante opera di Vinicio Berti, teorico dell’astrattismo classico fiorentino, al lotto n. 414 “Scontro cosmico”.

Dopo lo scioglimento del Gruppo nel 1950 dopo una collettiva alla Galleria Vigna Nuova, Berti continua negli anni ’50 e lungo tutto il suo percorso artistico quella ricerca astratta sviluppata in senso politico e costruttivista sostenuta fin dall’interno del movimento “Arte d’Oggi” di cui fu un animatore con Gualtiero Nativi, Silvano Bozzolini, Bruno Brunetti, Alvaro Monnini e lo scultore Lardera.

Lontano da ogni visione nostalgica, romantica e idealista in senso ottocentesco dell’arte, Berti non poteva che rifiutare l’informale che pure segna il modo di fare pittura dell’artista fiorentino negli anni ’50.

Berti sembra lottare con la materia, articolarla in masse a cui dà connotazione attraverso prima i colori puri: il nero, il rosso, il blu, il giallo; poi tracciando direzioni, frecce, diagonali; quindi inserendo sigle, allusioni al reale e ai simboli del potere. E negli anni ’50 lo fa probabilmente con una potenza ed una ‘azione’ pittorica innovativa che più troverà negli anni a venire. Stima: 2.500€/3.000€.

Giulio Turcato, Collage, tecnica mista su tela, 70×100, anni ’70 – Lotto n. 418 – da pananti.com
Giulio Turcato, Collage, tecnica mista su tela, 70x100, anni ’70
Giulio Turcato, Collage, tecnica mista su tela, 70×100, anni ’70 – Lotto n. 418 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 124-II

Affioramenti, reperti, lacerti, bagliori, isole, macchie, colature, velature, pastiglie, bruciature segnano le tele monocrome di Giulio Turcato (Mantova, 1912), fra i maggiori esponenti dell’arte astratta italiana del dopoguerra.

Nel 1952 Turcato fa parte del Gruppo degli Otto manifestando la convinzione di una conciliazione fra astrazione e figurazione nel contesto di una soggettività imprescindibile alla sua visione artistica.

Convinzione che Turcato manterrà nel corso di tutta la produzione artistica dalle “Superfici lunari” alle “Orme”, fino agli “Arcipelaghi” (lotto n. 418 “Collage”); produzione che negli anni come ha ben scritto Francesco Moschini in “Costruire” (n. 102/103, 1977) è un “continuo interrogarsi sui più cogenti temi del Moderno quali il corpo, la ragione, la memoria, la storia, il tempo e lo spazio. Il tutto riproposto in una sorta di viaggio alla luce di situazioni spaziali e temporali sempre rimesse in discussione sino a conferire all’intero itinerario artistico […] una connotazione da arabesco continuo […].

[Turcato] tende ad accreditare una ragione che si rappresenta irregolare ed asimmetrica ed attraverso la quale contrappone ad un caos indistinto il primato dell’intelligenza. E proprio sotto il segno dell’arabesco, anche se non certo dal punto di vista formale, sembra snodarsi la sua più recente produzione artistica quasi ad evidenziarne, nella sua negazione di qualsiasi strutturazione labirintica, la sua predilezione per una sorta di negazione indefinita di qualsiasi struttura chiusa”.  Stima: 6.000€/8.000€.

Renato Mambor, Senza titolo, olio su carta, 70×100, 1966 – Lotto n. 424 – da pananti.com
Renato Mambor, Senza titolo, olio su carta, 70x100, 1966
Renato Mambor, Senza titolo, olio su carta, 70×100, 1966 – Lotto n. 424 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 124-II

La pittura di Renato Mambor nasce alla fine degli anni ’50 e nei ’60 come esigenza di ‘risignificazione’ sulle ceneri dell’informale.

I compagni di viaggio dell’artista romano in quegli anni sono Tano Festa e Mario Schifano. Nel 1959 Mambor condivide l’appartamento con Festa e conosce Francesco Lo Savio. Insieme frequentano l’ambiente milanese che ruota attorno a Enrico Castellani.

Frequentazioni che sottendono una comune ricerca di rioggettivazione e autoreferenzialità dell’opera d’arte che tende ad una ‘anespressività’ autoriale che lascia spazio creativo allo spettatore. È quest’ultimo che viene invitato da Mambor a partecipare ad una ‘non profondità’, a lasciarsi sorprendere dai significati da scoprire piuttosto che da ritrovare nell’opera.

Un uomo anziano ed il nipote vengono presentati da Mambor di schiena, in primo piano, mentre il bimbo indica al nonno un tavolo inutilizzato con tre sedie inclinate il cui schienale poggia sul piano (lotto n. 424 “Senza titolo”). Il significato resta sospeso, ma una cosa è chiara: lo spettatore è la sedia mancante di un dialogo ancora tutto da scrivere e che carica lui stesso di una responsabilità.

Da ricordare che fra il 1966 ed il 1970 Mambor dà vita al ciclo delle “Azioni fotografate” che affronta attraverso la riproduzione di gesti semplici e quotidiani il tema dello sconfinamento fra arte e vita. Stima: 13.000€/20.000€.

Mario Schifano, Senza titolo, smalto su tela e perspex, 95×104 – Lotto n. 425 – da pananti.com
Mario Schifano, Senza titolo, smalto su tela e perspex, 95x104
Mario Schifano, Senza titolo, smalto su tela e perspex, 95×104 – Lotto n. 425 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 124-II

Bellissima e particolare opera di un’altro degli artisti della Scuola di Piazza del Popolo, Mario Schifano, al lotto n. 425 “Senza titolo”.

La particolarità del lotto in asta è dovuta soprattutto all’utilizzo di quattro lastre di perspex (dal latino perspicio “vedo attraverso”) colorate che contengono e fanno da filtro con effetti cangianti sulle quattro sezioni di un quadrato quasi perfetto.

L’albero è uno dei grandi temi della pittura dell’artista romano che ha sempre avuto un approccio dicotomico al ‘sentire’ la vita. Da una lato in Schifano c’è la passione per la tecnologia, la televisione, l’artificio dell’immagine, i mezzi di comunicazione di massa, lo stereotipo prodotto dalla possibilità della riproducibilità data dalle potenzialità del mezzo. Dall’altro c’è in lui il richiamo della natura, delle cose autentiche, della linfa che scorre nelle vene della terra (i “paesaggi anemici”, i “campi di pane”, il sole, gli “orti botanici”, gli “acerbi”, i “pesci”).

Ed è questa dicotomia che l’artista rappresenta al meglio in quest’opera: tentativo di imprigionare un simbolo, di proteggerlo con un materiale infrangibile, di poterlo osservare al meglio da un lato mentre dall’altro la consapevolezza di non poter mai arrivare al noumeno se non per visioni parziali, attraverso filtri e contraffazioni, consustanziali alle ‘costruzioni’ umane e al nostro corpo stesso. Stima: 17.000€/20.000€.

Asta Pananti n. 123 – 27 Maggio 2017 – Firenze, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 123 di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Pananti di Firenze si terrà il giorno 27 maggio 2017 alle ore 16.00. La TopTen di SenzaRiserva.

Xavier Bueno, Ragazzo di periferia, olio su tela, 70×50, 1957 – Lotto n. 84 – da pananti.com
Xavier Bueno, Ragazzo di periferia, olio su tela, 70x50, 1957
Xavier Bueno, Ragazzo di periferia, olio su tela, 70×50, 1957 – Lotto n. 84 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 123

La pittura cupa e materica del pittore spagnolo Xavier Bueno è protagonista al lotto n. 84 “Ragazzo di periferia”, del 1957. Nato a Vera de Badisoa nel 1915 Xavier frequenta l’Accademia di Belle Arti a Ginevra dove già mostra il suo interesse per il reale preferendo alle avanguardie di moda una pittura ispirata al classicismo di Goya e Velasquez. Del 1937 è la prima personale a Ginevra. Nel 1940 si trasferisce col fratello Antonio a Firenze, che rimarrà sua patria di elezione fino alla morte.

Nel dopoguerra l’artista amplifica l’interesse per le tematiche sociali. Con il fratello Antonio, Gregorio Sciltian e Pietro Annigoni fonda il Gruppo dei Pittori Moderni della Realtà.

Scrivono nel Manifesto (un opuscolo distribuito alla prima mostra del Gruppo tenutasi a Milano, presso la Galleria de ‘L’Illustrazione Italiana’, nel novembre del 1947): “Noi rinneghiamo tutta la pittura contemporanea dal postimpressionismo a oggi, considerandola l’espressione dell’epoca del falso progresso e il riflesso della pericolosa minaccia che incombe sull’umanità.

Noi riaffermiamo invece quei valori spirituali e più precisamente morali senza i quali fare opera di pittura diventa il più sterile degli esercizi. Noi vogliamo una pittura morale nella sua più intima essenza, nel suo stile stesso, una pittura che in uno dei momenti più cupi della storia umana sia impregnata di quella fede nell’uomo e nei suoi destini, che fece la grandezza dell’arte nei tempi passati

Noi ricreiamo l’arte dell’illusione della realtà, eterno e antichissimo seme delle arti figurative.

Noi non ci prestiamo ad alcun ritorno, noi continuiamo semplicemente a svolgere la missione della vera pittura. Immagine di un sentimento universale, noi vogliamo una pittura capita da molti e non da pochi “raffinati”. […]

Di fronte a un nuovo accademismo o passatismo, fatti di avanzi di formule cubiste e di sensualità impressionista standardizzata, noi abbiamo esposto una pittura che, incurante di mode e di teorie estetiche, cerca di esprimere i nostri sentimenti attraverso quel linguaggio che ognuno di noi, a seconda del proprio temperamento, ha ritrovato guardando direttamente la realtà”.

E il linguaggio di Xavier, pur dopo lo scioglimento del Gruppo nel 1949 e l’evoluzione stilistica degli anni a venire, non tradirà mai questi concetti. Stima: 15.000€/20.000€.

Giuseppe Migneco, Operai in fabbrica, olio su tela, 90×70, 1953 – Lotto n. 97 – da pananti.com
Giuseppe Migneco, Operai in fabbrica, olio su tela, 90x70, 1953
Giuseppe Migneco, Operai in fabbrica, olio su tela, 90×70, 1953 – Lotto n. 97 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 123

Nato a Messina nel 1903 Giuseppe Migneco compie gli studi di Medicina a Milano dove si trasferisce dal 1931. Intanto coltiva la passione per la pittura e frequenta artisti quali Aligi Sassu, Raffaele De Grada, Renato Birolli.

Nel 1937 è fra i fondatori del movimento artistico e culturale che ruota attorno alla rivista Corrente. La rivista porta avanti un acceso dibattito critico sulla cultura, non solo artistica, e sulle avanguardie nazionali ed internazionali.

Dopo la guerra Migneco è a pieno titolo fra gli esponenti di punta del realismo sociale, con una pittura figurativa di grande plasticismo, dai colori accesi e dai forti chiaroscuri.

L’artista siciliano fu definito “intagliatore di legno che scolpisce col pennello” per la linearità e la potenza del tratto con cui eseguiva le figure: contadini, pescatori, operai, sportivi. Bellissime le pieghe della giacca dell’operaio in primo piano al lotto n. 97 “Operai in fabbrica”, intento ad accendersi una sigaretta. Stima: 10.000€/15.000€.

Massimo Campigli, Bozzetto, tecnica mista su cartone, 64×140, 1938 – Lotto n. 106 – da pananti.com
Massimo Campigli, Bozzetto, tecnica mista su cartone, 64x140, 1938
Massimo Campigli, Bozzetto, tecnica mista su cartone, 64×140, 1938 – Lotto n. 106 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 123

Di origine berlinese, Massimo Campigli vive dapprima a Firenze con la nonna materna e la madre, poi dal 1907 a Milano. Arruolato, fu prigioniero in Germania nel 1916 e successivamente deportato in Ungheria. Riuscito a fuggire, si rifugiò in Russia. Rientrato in Italia alla fine della guerra lavora come giornalista presso il Corriere della Sera che lo sposta come inviato a Parigi dal 1919.

Nel 1926 a Milano Campigli espone alla Prima mostra di Novecento Italiano nel clima del ritorno all’ordine post-bellico. Il movimento si caratterizza per il recupero di quei valori classici di armonia ed equilibrio per i quali fu anche definito “neoclassicismo semplificato”. A Parigi l’artista fa parte del Groupe des sept con Giorgio De Chirico, Filippo De Pisis, Renato Paresce, Alberto Savinio, Mario Tozzi e Gino Severini.

Nel 1928 Campigli visita il Museo etrusco di Villa Giulia a Roma rimanendo affascinato da quelle forme e quelle stilizzazioni della figura che l’artista farà sue in seguito riuscendo a ‘codificare’ un linguaggio espressivo originale ed essenziale fin quasi al simbolismo figurativo.

Fra il 1937 ed il 1940 gli fu commissionato un affresco di trecento metri quadri nell’atrio di Palazzo Liviano a Padova che raffigurasse ‘l’archeologia’. Scrive l’artista nel 1940: “ho preferito trattare l’archeologia come fonte di conoscenze storiche, artistiche e di pensiero politico. Il mio affresco rappresenta infatti una idealizzazione del sottosuolo d’Italia, materiato di cose antiche, opere d’arte monumenti e anche di combattenti accatastati. Gli archeologi scavano trovano oggetti e libri, nell’affresco del Liviano io rinuncio ad ogni partito preso formale polemico e ciò perché mi rendo conto della funzione sociale della pittura monumentale”.

Al lotto n. 106 un “Bozzetto” preparatorio di questo bellissimo affresco. Il bozzetto rappresenta una delle scene del registro superiore dell’atrio:  una schiera di uomini in abiti contemporanei che osserva in alto il lavoro di tre operai che erigono una colonna istoriata (mancante la parte in alto).  Stima: 60.000€/70.000€.

Giorgio De Chirico, Battaglia equestre, olio su tela, 64×46.5 – Lotto n. 109 – da pananti.com
Giorgio De Chirico, Battaglia equestre, olio su tela, 64x46.5
Giorgio De Chirico, Battaglia equestre, olio su tela, 64×46.5 – Lotto n. 109 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 123

Una bella scena di “Battaglia equestre” del grandissimo Giorgio De Chirico, padre della pittura metafisica, al lotto n. 109.

Il periodo dei capolavori metafisici dell’artista di Volos, città greca dove nacque, si può far risalire al decennio 1909-1919, con un ‘perfezionamento’ in senso surreale, architettonico e magico, dovute alle influenze parigine e a quelle dell’amico Carlo Carrà, che lo estende fino al 1925.

Tuttavia De Chirico non verrà mai meno ai “valori plastici” eredità di una formazione ed un talento per il quale eccelleva nel disegno. I “cavalli” in particolare rappresentano un soggetto assai ripetuto e che lega indissolubilmente l’artista alla pittura antica. Renoir, Gericault, Rubens, Velasquez sono gli artisti da cui De Chirico riprende e rielabora nell’eseguire questo tipo di opere dagli anni ’30 in poi.

“Nella pittura antica i due elementi della materia pittorica [la materia fisica e la materia metafisica] si sono completati e si sono sviluppati nel corso dei secoli, per arrivare alla perfezione ottenuta da Rubens, da Tiziano, da Velázquez ed altri maestri” scrive nell’articolo Discorso sulla materia pittorica pubblicato sul “Corriere Padano” del 5 maggio 1942.

Basti confrontare un’opera quale il “Bozzetto de’ La Battaglia di Anghiari” del 1603 di Rubens (Museo del Louvre, Parigi), copia eseguita a matita su carta del celebre dipinto di Leonardo da Vinci, per capire di cosa stiamo parlando. Stima: 150.000€/200.000€.

Carlo Maria Mariani, Quadro mutilato, olio su tela, 43×32.5, 2003 – Lotto n. 112 – da pananti.com
Carlo Maria Mariani, Quadro mutilato, olio su tela, 43x32.5, 2003
Carlo Maria Mariani, Quadro mutilato, olio su tela, 43×32.5, 2003 – Lotto n. 112 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 123

Carlo Maria Mariani si forma all’Accademia di Belle Arti di Roma. Risiede a New York dal 1993. Esordisce con le prime opere nel 1973 con creazioni figurative formalmente perfette che rimandano ai canoni classici.

Mariani è stato collocato nell’ambito della pittura colta e dell’anacronismo da alcuni critici alla fine degli anni ’70 ed all’inizio degli ’80 (anni in cui si cominciarono ad avvertire i primi segni di stanchezza nelle avanguardie).

La pittura di Mariani infatti rimanda a quella rinascimentale e barocca, al neoclassicismo, al manierismo. Si tratta però anche di pittura concettuale che l’artista sviluppa a partire da una folgorazione, come racconta, nel momento in cui si riconosce anche “storico dell’arte”.

Mariani combina immagini classiche e soggetti tratti da epoche diverse, da Picasso, Magritte, Calder, Brancusi, Beyus ideando scenari surreali e metafisici che riflettono, con un retrogusto ironico, sulla vita e sull’arte stessa.

L’artista, oltre a importanti e numerosissime mostre nazionali ed internazionali è stato alla Biennale di Venezia nel 1982, nel 1984 e nel 1990. Stima: 13.000€/15.000€.

Piero Gilardi, Oro e pietre, poliuretano espanso su tavola, 100×100, 1998 – Lotto n. 161 bis – da pananti.com
Piero Gilardi, Oro e pietre, poliuretano espanso su tavola, 100x100, 1998
Piero Gilardi, Oro e pietre, poliuretano espanso su tavola, 100×100, 1998 – Lotto n. 161 bis – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 123

Un bel “tappeto natura” di Piero Gilardi in poliuretano espanso al lotto n. 161 bis “Oro e pietre”. Bello perché minimale, seppur di grandi dimensioni, ben bilanciato nella composizione e non sovraccarico come in altre prove.

Portare l’arte nella realtà e allo stesso tempo portare la realtà nell’arte è il concetto che potrebbe riassumere la ricerca dell’artista torinese, formatosi alla scuola provocatoria degli amici Aldo Mondino e Michelangelo Pistoletto. Se il primo lo fa con i cioccolatini e l’altro con le superfici specchianti e quindi l’ambiente e la figura umana, Gilardi ci riesce oggettivando la mimesi stessa, staccandola dalla pareti, usando la tridimensionalità e rimuovendo quel filtro autoriale che distingue il prodotto dal produttore.

La corporeità e l’esperienza sensoriale sono protagoniste delle opere di Piero Gilardi, vere e proprie esperienze di riflessione, ambienti didattici di educazione al rispetto, isole per respirare, attraverso la tecnologia e l’arte, la nostra vera natura. Stima: 7.000€/8.000€.

Piero Pizzi Cannella, Piccolo vaso a becco d’uccello, olio su tela, 80×40, 1994-1995 – Lotto n. 180 – da pananti.com
Piero Pizzi Cannella, Piccolo vaso a becco d’uccello, olio su tela, 80x40, 1994-1995
Piero Pizzi Cannella, Piccolo vaso a becco d’uccello, olio su tela, 80×40, 1994-1995 – Lotto n. 180 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 123

Piero Pizzi Cannella è un artista concettuale romano formatosi inizialmente nell’ambito della cultura anacronista e poi animatore della Nuova Scuola Romana detta anche Scuola di San Lorenzo con Bruno Ceccobelli, Nunzio Di Stefano, Giuseppe Gallo e Gianni Dessì (1984).

La pittura di Pizzi Cannella ruota attorno ad oggetti simbolici ed evocativi: anfore, indumenti, mobili che l’artista usa come strumenti rituali che rimandano all’uomo ed al suo essere nel mondo, terreno ed ultraterreno.

Il grande assente dalle opere di Pizzi Cannella è l’uomo, di cui appunto si descrive l’essere perennemente altrove, l’essere stato, la speranza di un ritorno.

Al lotto n. 180 “Piccolo vaso a becco d’uccello” un’opera dal sapore “magico primario” ma più intellettualistica e simbolica; quasi un omaggio al mondo egizio, con un vaso che assomiglia a un sarcofago e la stilizzazione sacrale di un grande re uccello.

Un’arte di sapore ‘archeologico’, tant’è che nel 2001 il Museo Archeologico di Aosta ha esposto una selezione di sue opere su carta: Carte 1980-2001. Stima: 14.000€/15.000€.

Luciano Ventrone, È avventato dice la prudenza, olio su tela, 70×60, 2006 – Lotto n. 180 – da pananti.com
Luciano Ventrone, È avventato dice la prudenza, olio su tela, 70x60, 2006
Luciano Ventrone, È avventato dice la prudenza, olio su tela, 70×60, 2006 – Lotto n. 180 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 123

Luciano Ventrone è un pittore iperrealista romano. Nato nel 1942, frequenta la Facoltà di Architettura fino al 1968 quando decide di dedicarsi interamente all’arte.

Vittorio Sgarbi (Il Giornale, 15 marzo 2010) ha definito Ventrone “il pittore dell’iperbole”, questo perché l’artista romano non solo riproduce la realtà ma la amplifica come succede per esempio con le altissime risoluzioni degli schermi televisivi di ultima generazione che in qualche modo sorprendono l’occhio attraverso la loro dichiarata ‘artificiosità’.

Solo che in questo caso a restituire un vero più vero del vero, il vero che vorremmo, non è la tecnologia ma l’artista Ventrone padrone assoluto dei rapporti, delle armonie di colore, degli effetti di luce. E la sua realtà è più o meno sfacciata a seconda del piano cinematografico, del taglio che l’artista sceglie di dare alla scena. In questo caso un taglio pudico nella nudità, limpido e puro come un limone (lotto n. 180 “È avventato dice la prudenza”). Stima: 18.000€/25.000€.

Emilio Scanavino, Dall’alto, olio su tela, 60×60, 1975 – Lotto n. 200 – da pananti.com
Emilio Scanavino, Dall’alto, olio su tela, 60x60, 1975
Emilio Scanavino, Dall’alto, olio su tela, 60×60, 1975 – Lotto n. 200 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 123

La raffinatezza del ligure Emilio Scanavino contrassegna l’opera al lotto n. 200 “Dall’alto”. Scanavino è stato uno dei pochi grandissimi artisti del dopoguerra italiano, capace in modo assai precoce di superare la sterilità dell’informale attraverso l’elaborazione di un linguaggio personale e critico.

Critico perché si potrebbe affermare che i segni, geometrici o tachisti, calligrafici o figurali che l’artista utilizza durante tutta la sua storia artistica sono una specie di ‘bisturi’ per incidere, di ‘pinza’ per afferrare quella matassa di energia e sofferenza che è alla base di una visione nichilista ed esistenziale della parabola umana.

Scanavino compie, attraverso il segno (nodi, grovigli, geometrie) tentativi di razionalizzazione del reale più o meno riusciti, che non sono si badi bene opere più o meno riuscite, ma testimonianze di una soggettività inquieta e problematica che guarda la realtà oltre il fenomeno: talvolta intuita, altre sfuggita, raramente, ed è il caso dell’opera in asta, catturata. Stima: 15.000€/18.000€.

Mario Schifano, Senza titolo, smalto e acrilico su tela, 200×150 – Lotto n. 180 – da pananti.com
Mario Schifano, Senza titolo, smalto e acrilico su tela, 200x150
Mario Schifano, Senza titolo, smalto e acrilico su tela, 200×150 – Lotto n. 180 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 123

Opera bellissima di Mario Schifano, il fuoriclasse della nostra scuola pop italiana sono i gigli d’acqua al lotto n. 180 “Senza titolo”. Opera di grandissime dimensioni (200×150) che vanta come pedigree il certificato di autenticità della sola Fondazione Schifano ma che reca su di sé i tratti forti, i colori accesi, la matericità di uno Schifano ispirato.

Sicuramente il grande pittore della Scuola di Piazza del Popolo dipinge l’opera nel corso degli anni ’80, anni in cui Schifano ritrova un nuovo fervore creativo e forse la vena più istintiva e caratteriale della sua storia artistica.

Non a caso gli anni ’80 sono contraddistinti dalla cosiddetta “fine delle avanguardie” nel segno di un “ritorno alla pittura”,che nel caso di Schifano però non è scelta pensata e impegnata ma necessità personale di un uomo che la realtà l’aveva incarcerata in una visione ma che adesso finalmente se ne riappropria aldilà della razionalizzazione comunicativa.

Se negli anni ’70 Schifano dipinge i paesaggi anemici e le vedute interrotte è perché l’artista si limita, magari ironicamente e/o in maniera sofferta, a riprodurre pittoricamente la cultura pop passata dal mezzo televisivo. Negli anni ’80 invece Schifano ridipinge la realtà o dipinge la realtà sul supporto fotografico, obliterando le stampe televisive, le tele emulsionate. Fa questo, e si vede, con una grandissima gioia espressiva. Opera che tutti vorrebbero nella propria collezione. Stima: 30.000€/50.000€.